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The Sunne in Splendour

A Novel of Richard III

By

Publisher: St. Martin's Griffin

4.8
(20)

Language:English | Number of Pages: 944 | Format: Paperback

Isbn-10: 031237593X | Isbn-13: 9780312375935 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook , Others

Category: Fiction & Literature , History

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Book Description
"The reader is left with the haunting sensation that perhaps the good a man does can live after him -- especially in the hands of a dedicated historian." SAN DIEGO UNION. In this stirring historical novel, Sharon Kay Penman redeems Richard III from his villainous role in history as the hulking, evil hunchback. This dazzling recreation of his life is filled with the sights and sounds of battle, and the passions of the highborn. Most of all, it brings to life a gifted man whose greatest sin was that he held principles too firmly for the times in which he lived, and loved too deeply to survive love's loss.
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  • 5

    Unico.

    Novecentotrenta pagine in inglese andate via senza alcuna fatica. Non leggevo un libro così bello e toccante da molto, troppo tempo.
    La narrazione copre un lungo arco temporale, dal settembre 1459 fino a dopo il 22 Agosto 1485 (seguendo brevemente le vicende post-Bosworth di alcuni dei pers ...continue

    Novecentotrenta pagine in inglese andate via senza alcuna fatica. Non leggevo un libro così bello e toccante da molto, troppo tempo.
    La narrazione copre un lungo arco temporale, dal settembre 1459 fino a dopo il 22 Agosto 1485 (seguendo brevemente le vicende post-Bosworth di alcuni dei personaggi principali) e dipinge un ritratto accurato, struggente e magnifico di Richard duca di Gloucester, di re Richard III - di Dickon - che mi ha coinvolta e commossa profondamente.
    Avevo dapprima scritto una recensione tre volte più lunga di questa che ho deciso di pubblicare, ma c'era dentro troppo di ciò che è molto meglio sia la Penman a svelare a chi vorrà leggere quest'opera.
    Mi limito a dire che Richard ha ricevuto in sorte tanto destino per un solo uomo che non era nato per regnare, segnato dai lutti fin da bambino, asceso al trono nelle circostanze più controverse, morto in battaglia ventisei difficili mesi dopo, ad appena 32 anni. Davvero tanto da sostenere. Eppure, malgrado le lacrime che, confesso, mi hanno accompagnata nella lettura, non mi sento di dire che The Sunne sia un libro tragico.
    È bellissimo, semplicemente. E anche qualora l'autrice avesse fornito - come i suoi detrattori sostengono - una versione troppo apologetica di questo re, varrà a controbilanciarne l'infamante caricatura postuma di coloro che lo avversarono, che mi consolo a bollare con una frase tratta da una delle ultime pagine di questo stesso libro: "Richard cannot be hurt now by Tudor's lies."

    said on 

  • 5

    Erano anni che non leggevo un libro così. Storicamente accurato, avventuroso, romantico, toccante, una pietra miliare. L'unico che potrei accostargli, per accuratezza e senso, è Le Memorie di Adriano della Yourcenaur.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    'My friends do call me Dickon,' he said.

    Un romanzo storico coi fiocchi. Queste sono state le parole che mi hanno accompagnata durante tutta la lettura, dalla prima all’ultima pagina. Un commento un po’ azzardato all’inizio, forse, che ha però avuto solo conferme man mano che la lettura andava avanti. Uno dei tanti pregi è sicuramente i ...continue

    Un romanzo storico coi fiocchi. Queste sono state le parole che mi hanno accompagnata durante tutta la lettura, dalla prima all’ultima pagina. Un commento un po’ azzardato all’inizio, forse, che ha però avuto solo conferme man mano che la lettura andava avanti. Uno dei tanti pregi è sicuramente il fatto che la storia, quella con la S maiuscola, non fa da semplice sfondo e non viene usata come pretesto per muovere come burattini i personaggi, ma le viene dato il ruolo che merita: quello di protagonista. Le pagine pullulano di descrizioni di battaglie e di fatti, anche quelli minori, e ci si immerge alla perfezione nel clima che regnava nell’Inghilterra devastata dalla War of the Roses. Altro punto a favore, è il fatto che non ci si focalizzi solo ed esclusivamente sulla vita di Richard dall’infanzia fino alla morte e non si seguano solo i suoi pensieri, ma che ci sia spazio anche per gli altri personaggi. La storia prende una piega molto più interessante grazie a questi cambi di prospettiva e ci dà anche una visione più ampia di ciò che succede intorno a Richard. Molto buona anche la caratterizzazione dei personaggi maschili (peccato per le donne, di cui emerge un solo aspetto del loro carattere, o sono positive o sono negative, niente vie di mezzo) e la descrizione dei legami che li uniscono (toccanti e stupendi quello tra Richard e Edward e quello tra Anne e Richard). Mi era stato fatto notare che, solitamente, nei romanzi storici i personaggi possano risultare un po’ piatti. Per fortuna non è così in The Sunne: indizi sui vari caratteri vengono seminati già dalle prime pagine (vedi, ad esempio, George e Richard), ma i personaggi crescono e/o si rivelano pian piano nel corso della storia. Non c’è nulla di scontato, anzi.
    Per quanto riguarda le quattro parti in cui è diviso il libro, la prima è senza dubbio la migliore, forse perché è la più ricca di eventi (andiamo dal 1459 al 1471). Ognuno si verifica a sua tempo, non si susseguono a ritmo troppo serrato, a differenza dell’ultima parte, che invece va dal 1483 al 1492, ma forse questa è un’impressione solo mia, ormai troppo coinvolta emotivamente dalle vicende. E infatti, il coinvolgimento è stato enorme nelle ultime due parti. Nell’ultima, poi, neanche a parlarne: la morte del piccolo Ned, di Anne, la disperazione e i tormenti di Richard, la bellissima scena in cui si trova solo a Westminster Abbey tra le tombe dei suoi predecessori… Forse il ritratto di Richard che ci dà la Penman è troppo positivo (anche se Ricardian, lo vedo come un uomo dei suoi tempi e non uno stinco di santo), ma è comunque molto più verosimile di tanti altri che si possono incontrare in romanzi del genere.
    In short, data la perfetta combinazione di vari elementi che ho cercato di riportare in maniera un po’ confusa in questo commento, The Sunne diventa sicuramente uno dei miei libri preferiti. In pochi sono riusciti a catturarmi come questo.

    said on 

  • 5

    Although an avid supporter of Richard III, this book nevertheless is intriguing, entertaining and full of background knowledge of the period.The most magnetic aspect of this book is Sharon Penman's ability to remind us that pictures in history books were real people who laughed, cried, and suffer ...continue

    Although an avid supporter of Richard III, this book nevertheless is intriguing, entertaining and full of background knowledge of the period.The most magnetic aspect of this book is Sharon Penman's ability to remind us that pictures in history books were real people who laughed, cried, and suffered. I read this purely for entertainment, but it's surprising how much knowledge you pick up without even noticing!

    said on 

  • 5

    Ho amato moltissimo questo libro.
    Racconta la Guerra delle due rose, dalla fine del regno di Enrico VI fino alla fine di quello di Riccardo III.
    E proprio Riccardo, o meglio Dickon come viene chiamato per lo più dagli altri personaggi, ne è il protagonista, insieme al fratello Edoardo ...continue

    Ho amato moltissimo questo libro.
    Racconta la Guerra delle due rose, dalla fine del regno di Enrico VI fino alla fine di quello di Riccardo III.
    E proprio Riccardo, o meglio Dickon come viene chiamato per lo più dagli altri personaggi, ne è il protagonista, insieme al fratello Edoardo IV, Ned.
    Sharon Penman si è proposta di rendere un'immagine di Riccardo diversa da quella alla quale siamo abituati, di un uomo assetato di potere, cattivo, deforme, infanticida.
    Il Richard di The sunne in splendour è un ragazzo, e poi un uomo, con un forte senso della famiglia, dell'onore, del dovere, e del peccato, che sente il peso della corona e delle scelte che ha compiuto per arrivare ad essere re.
    Un personaggio ombroso, di poche parole, non facilissimo da decifrare; l'opposto del fratello Ned, solare, aperto, che non mostra le sue indecisioni.
    In questo libro ci sono talmente tante cose che è difficile riassumerle: è un romanzo storico, che si preoccupa di essere sempre preciso nelle date, nei luoghi, negli avvenimenti, nei protagonisti (c'è un solo personaggio inventato e non è tra i principali); è la storia di una famiglia, gli York, della loro lotta per il trono e delle conseguenze del potere; è un romanzo d'azione; è un romanzo d'amore quando racconta, con grandissima delicatezza e forza allo stesso tempo, il legame tra Richard e la cugina e in seguito moglie, Anne Neville; è la storia di un rapporto bellissimo tra due fratelli che, diversissimi, si amano e si aiutano a vicenda per tutta la vita.
    C'è il respiro della storia, in questo libro, l'impressione che ho avuta leggendola è quella di stare proprio lì, nell'Inghilterra del '400, a testimoniare quegli avvenimenti storici, le battaglie, i tradimenti, le esecuzioni, dai Lancaster fino ai Tudor.
    Trovo che la Penman sia una scrittrice molto brava, che è capace di delineare perfettamente i suoi personaggi, anche quelli marginali, che escono da poche righe e poche parole vividi, vivi come i protagonisti. Non si può fare a meno di provare per loro non soltanto interesse, ma affetto, apprensione, pietà, disapprovazione; e anche se si sa benissimo che prima o poi dovranno morire, non fosse altro perché sono realmente esistiti, le pagine si sfogliano con trepidazione. Aveva ragione chi diceva che la Storia è il miglior romanzo. Verso la fine sul racconto cala una sensazione di tristezza, di inevitabilità, la fine dei Plantageneti e l'ascesa dei Tudor non è solo un momento nella lunga storia di un Paese, ma diventa la fine per quelle persone che avevi seguito per 900 pagine e alle quali ti eri affezionata, per le quali avevi tifato e ti eri persino commossa.
    Poi, ci sono i difetti della Penman, che, dalla lettura di due suoi libri, mi paiono più o meno sempre gli stessi: usa certe espressioni troppo spesso, e ci sono alcune scene non così fondamentali che vengono messe lì tanto per.
    Ma sono difetti perdonabilissimi, in un libro molto lungo che non ha nessun cedimento nella narrazione.

    said on 

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