The Tempest

Arden Shakespeare

By

Publisher: Arden

4.1
(3014)

Language: English | Number of Pages: 366 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , German , Italian , French , Japanese , Spanish , Catalan , Czech

Isbn-10: 1903436087 | Isbn-13: 9781903436080 | Publish date:  | Edition 3

Curator: Alden T. Vaughan , Virginia Mason Vaughan

Also available as: Mass Market Paperback , Library Binding , Audio Cassette , Hardcover , Others , Audio CD , Softcover and Stapled , School & Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , Foreign Language Study , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
This joyous play, the last comedy of Shakespeare's career, sums up his stagecraft with a display of seemingly effortless skill. Prospero, exiled Duke of Milan, living on an enchanted island, has the opportunity to punish and forgive his enemies when he raises a tempest that drives them ashore--as well as to forestall a rebellion, to arrange the meeting of his daughter, Miranda, with an eminently suitable young prince, and, more important, to relinquish his magic powers in recognition of his advancing age. Richly filled with music and magic, romance and comedy, the play's theme of love and reconciliation offers a splendid feast for the senses and the heart.
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  • 5

    Quant'è bella giovinezza

    Sull'onda dell'operazione nostalgia inaugurata con il buon Chaucer ho riesumato la prima commedia di Shakespeare che lessi da ragazzo, la tempesta, con il piccolo Caliban che mi assomiglia così tanto. ...continue

    Sull'onda dell'operazione nostalgia inaugurata con il buon Chaucer ho riesumato la prima commedia di Shakespeare che lessi da ragazzo, la tempesta, con il piccolo Caliban che mi assomiglia così tanto. Certo che, a leggere questi giganti, viene davvero da dare ragione ad harold Bloom quando dice che, letti Dante e Shakespeare, si può pure chiudere bottega. Ma io essendo un nostalgico narrow minded non conto, e dunque non esprimo giudizi. Anche per questo, piuttosto che recensire i libri che leggo, ho pensato d'ora in avanti di riportare qualche episodio curioso del mio passato legato alla lettura, o che in qualche modo questa mi faccia riaffiorare alla mente. Anzi, se mi garba potrei aprire un gruppo del tipo "mi ritorni in mente..."
    Cominciamo proprio con Shakespeare allora: quarto liceo scientifico, la illuminata prof di inglese propone una collaborazione con quella di italiano, per cui ci ritroviamo a fare delle lezioni comuni con le due, ricercando parallelismi e analogie tra le due letterature. Ora succede che la professoressa di italiano, beh diciamo che l'inglese non è il suo forte ecco, così ogni volta che deve citare il nostro biascica una cosa del tipo "scespia", provocando nella sua collega vampate di calore che manco fosse un giovanotto in primavera. Non potendo ovviamente intervenire direttamente nella correzione della pronuncia, sfoga però tutta la sua repressa indignazione accentuando invece, quando tocca a lei, la pronuncia più corretta. Figurarsi, in un nano secondo noi ragazzi capiamo l'antifona e di lì in avanti, finite le lezioni comuni e fino alla maturità, storpieremo a tale punto il nome da farci correggere non solo dalla prof di inglese ma persino dalla prof di italiano, ovviamente accusando a vicenda le due di averci insegnato la pronuncia scorretta.
    Quant'è bella giovinezza!

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  • 3

    Il titolo, La Tempesta, appare quasi ironico, se si considera che effettivamente non succede assolutamente nulla, ogni evento, più o meno caricato, si risolve in un nulla di fatto, sgonfiato ancor pri ...continue

    Il titolo, La Tempesta, appare quasi ironico, se si considera che effettivamente non succede assolutamente nulla, ogni evento, più o meno caricato, si risolve in un nulla di fatto, sgonfiato ancor prima di accadere. Il titolo promette tempesta, in realtà otteniamo quiete. In realtà, la tempesta é ciò a cui sta rinunciando Prospero, che, non a caso, al termine della storia promette mare tranquillo e una traversata veloce. Ecco, La Tempesta é una storia profondamente funebre. É la storia di un uomo, Prospero, che armonizza la propria vita, la pacifica, in attesa di ritirarsi e morire. E per farlo é necessario:
    1 riprendersi ciò che é proprio, il ducato, ma non violentemente, bensì con l'inganno. É questa la grossa differenza di Prospero rispetto ad altri personaggi Shakespeariani tragici: comprendere che la vendetta deve essere ragionata e fredda, non emozionale o sanguinaria. Insomma, immaginiamo un Otello al posto di Prospero, il passo dalla commedia alla tragedia sarebbe stato fatto in mezza scena netta. Ecco, quindi, che il quinto atto in un anti-climax sorprendente fa concludere tutti i mezzi piani di vendetta (sia di Prospero che di Caliban) a tarallucci e vino. La sensazione, poi, non é nemmeno tanto di perdono, quanto si giustizia ristabilita. L'ordine che torna. Ma, in fondo, sarebbe sbagliato parlare di ordine perché svierebbe dal profondo nichilismo di quest'opera (ci torniamo alla fine, sul significato del sogno)

    2 Prospero ha due figli proprio come ha due nature. O, meglio, ne ha una umana, una mostruosa (ma comunque umana), e una sapienzale, magica. Ogni natura ha il suo figlio, ovviamente. Miranda, Caliban e Ariel. Ora, di Ariel e Miranda liberarsi é facile. Ariel-sapienza magica é una rinuncia propria, totalmente interna Prospero, così come rompere la bacchetta e gettare via il libro. Miranda, la parte amorevole, la si da in sposa, assicurandole anche un futuro. Il problema é Caliban. La parte buia e malvagia. L'odio che abbiamo dentro di noi. Odio che, tra l'altro, é anche amore (non corrisposto, o meglio, il desiderio di essere amati che, per definizione, sarà sempre non corrisposto). Questa parte, così bistrattata e violenta, può essere quietata soltanto accettandola, riconoscendola come propria (frase meravigliosa di Prospero verso Caliban: this thing of darkness I acknowledge mine). Ma perché Prospero si spoglia di tutti queste parti di sé? perché sta dicendo addio alla tempesta a favore della quiete. Si prepara a morire (di nuovo, verso la fine, quasi di sfuggita, immagina la sua vita futura a Milano dove ogni tre pensieri, uno sarà dedicato alla tomba)

    3 Ma, nella commedia, ci sta una tempesta. Letteralmente. Solo che non é una vera tempesta, é un inganno di Prospero. Un letterale deus ex machina per far accadere la sua vendetta. Prospero, d'altronde, opera come regista-attore di questa storia. Orchestrando le varie azioni, indicando le reazioni che dovranno avere i personaggi, usando perfino trucchi sonori e visivi. Spesso scompare e pare quasi di assistere a commedie parallele. Ecco la vena nichilista che dicevamo. La realtà, come dice Prospero stesso, é un sogno, lui é il regista-attore del proprio sogno, e presto si sveglierà/morirà, per questo chiede al pubblico di applaudire almeno dando un vago senso alle sue azioni. Un senso estetico. Ecco, che però tirando il ballo il pubblico, non solo, facendo un paragone fra sé e loro, il dubbio per chi guarda é lanciato: é anche la nostra vita un sogno da cui presto dovremo svegliarci? Probabile, la differenza é che Prospero sapeva di essere in un sogno e ne era il regista.

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  • 3

    Una delle opere maggiormente simboliche che ci ha regalato Shakespeare.
    Mitica, sognante e piena di immagini; un'opera che ti porta altrove. Non per niente fonte di ispirazione di molti artisti. Qui l ...continue

    Una delle opere maggiormente simboliche che ci ha regalato Shakespeare.
    Mitica, sognante e piena di immagini; un'opera che ti porta altrove. Non per niente fonte di ispirazione di molti artisti. Qui la bellezza risiede nella capacità tutta teatrale di dare una forma vitale alle parole; io leggo ... e le parole si staccano dalla carta, per librarsi in volo, finalmente libere.

    Le tematiche sono tante quanto le possibili interpretazioni/visioni di lettura. Leggete e cercate le vostre risposte. O meglio ancora, le vostre domande.

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  • 4

    Forse il primo precursore letterario del colonialismo britannico: Prospero il colonizzatore, Calibano il colonizzato. Certo, "La Tempesta" è molto di più, come dimostrano molte critiche, ma sarebbe sb ...continue

    Forse il primo precursore letterario del colonialismo britannico: Prospero il colonizzatore, Calibano il colonizzato. Certo, "La Tempesta" è molto di più, come dimostrano molte critiche, ma sarebbe sbagliato escludere che sia anche questo.

    CALIBAN:
    "Ti amavo, allora, e ti mostravo i pregi
    dell'isola, le fonti di acqua dolce
    e le pozze salate, i luoghi aridi o fertili:
    mi maledico per averlo fatto!
    (...)
    Io, che prima
    ero re di me stesso, sono ora confinato
    in questa dura roccia e sono escluso
    da ogni altro luogo.
    (...)
    Mi hai insegnato a parlare; e il mio solo vantaggio
    è che ora ho imparato a maledire".
    (atto I, scena 2)

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  • 0

    Perché sono vile.
    Perché non oso offrirti
    Ciò che desidero dare,
    E ancora meno prendere
    Quello che, se mi manca,
    Mi farà morire.
    Ma è inutile:
    Più cerca di nascondersi
    E più mostra quanto è grande.
    Vi ...continue

    Perché sono vile.
    Perché non oso offrirti
    Ciò che desidero dare,
    E ancora meno prendere
    Quello che, se mi manca,
    Mi farà morire.
    Ma è inutile:
    Più cerca di nascondersi
    E più mostra quanto è grande.
    Via di qui, timida astuzia!
    Suggeriscimi tu,
    Semplice e chiara innocenza.
    Io sono tua moglie, se vuoi sposarmi.
    Se non vuoi, morirò tua vergine.
    Puoi rifiutarmi
    Di esserti compagna
    Ma, tu lo voglia o no,
    Sarò la tua schiava.

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  • 4

    Leggete, e in inglese!

    Ultima opera teatrale scritta interamente da Shakespeare, questa commedia ricalca il gusto dell'epoca. C'è il masque con l'apparizione di antiche divinità greche, c'è l'ambientazione nell'isola sperdu ...continue

    Ultima opera teatrale scritta interamente da Shakespeare, questa commedia ricalca il gusto dell'epoca. C'è il masque con l'apparizione di antiche divinità greche, c'è l'ambientazione nell'isola sperduta, c'è il materiale autobiografico di un autore che stava vedendo la figlia minore data in sposa. Mille le interpretazioni, dalle conseguenze del colonialismo all'esaltazione della castità. Forse un numero esagerato di temi trattati. Prospero è un personaggio a tutto tondo, è un dio in questa isola dimenticata da tutti, perché riesce a controllare entrambe le facce dell'umano: il basso istinto animalesco (Caliban) e lo spirito (Ariel). Da leggere o da vedere rappresentata, meglio in versione inglese originale.

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  • 5

    Al di là delle tante interpretazioni che sono state date dell’opera, forse l'isola rappresenta solamente ciò che è, o, magari , la condizione di isolamento di un uomo ( o di uno scrittore, un autore ...continue

    Al di là delle tante interpretazioni che sono state date dell’opera, forse l'isola rappresenta solamente ciò che è, o, magari , la condizione di isolamento di un uomo ( o di uno scrittore, un autore ) che sta lontano dai più per non farsi schiacciare come un sasso e fa, del proprio pensiero il proprio esclusivo mondo, popolato solo dalle presenze che egli ammette, convoca e che fa muovere come crede grazie alla propria immaginazione, ( o alla propria arte , nel caso di un autore ) ( la bacchetta e Ariel ). Un palcoscenico dove muove personaggi, prospetta azioni, le ripercorre a proprio piacimento e continua a farlo, finché non sente in sé o all'esterno il limite, un limite ( «… Non ho più, a darmi manforte, i miei spiriti alleati e obbedienti; né artifici e incantamenti » ).

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