Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

The Tenant of Wildfell Hall

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.2
(219)

Language:English | Number of Pages: 384 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , French , Catalan , Swedish

Isbn-10: 0140620435 | Isbn-13: 9780140620436 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , Others , eBook , Leather Bound

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

Do you like The Tenant of Wildfell Hall ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
This volume completes the acclaimed Clarendon Edition of the Novels of the Brontes. "The Tenant of Wildfell Hall", Anne Bronte's second (and last) novel, was published in June 1848, less than a year before her death. It is the sombre account of the breakdown of a marriage in the face of alcoholism and infidelity. Writing with a power not usually associated with the youngest of the Bronte sisters, Anne portrays the decline of an aristocratic husband whose drunken excesses and domestic violence force his loving wife into a reluctant rebellion.
Sorting by
  • 5

    “La signora di Wildfell Hall”. Il grido di rivolta di una donna per tutte le donne

    http://www.ottoetrenta.it/cultura-e-spettacolo/la-signora-di-wildfell-hall-il-grido-di-rivolta-di-una-donna-per-tutte-le-donne/

    Quando nasciamo siamo ‘femmine’, lo gridano ai vicini, ai parenti, agli ...continue

    http://www.ottoetrenta.it/cultura-e-spettacolo/la-signora-di-wildfell-hall-il-grido-di-rivolta-di-una-donna-per-tutte-le-donne/

    Quando nasciamo siamo ‘femmine’, lo gridano ai vicini, ai parenti, agli amici. È femmina. Cresciamo e diventiamo donne, quindi mogli e madri. E poi basta. Immagino che sia questa la riflessione alla quale dev’esser giunta Anne Brontë guardando la propria vita, le quattro sorelle più grandi e il fratello scapestrato. Un’esistenza difficile, con un destino già tracciato da altre prima di lei, dalla tradizione asfissiante per una mente creativa e viva come la sua. Una donna poco meno che trentenne che per scrivere usava uno pseudonimo maschile e che, in tutta franchezza, conosceva il femminismo più a fondo di quanto possiamo saperne noi, giovani e meno giovani donne di un’epoca in cui abbiamo fatto conquiste per le quali non abbiamo neanche combattuto e sulle quali ancora barattiamo. Lo conosceva più a fondo, questo femminismo, questo orgoglio di essere donna, di appartenere a una metà del genere umano per nulla inferiore, sebbene costantemente schiacciata e sopita dalla bramosia maschile di prevaricare, si avere per sé la fetta migliore del creato. E sapeva bene di avere un valore diverso dall’ancestrale maternità al punto da non accettare l’oscurità impostale dagli uomini, ma affidando proprio a un uomo, un essere fittizio, il proprio grido d’indipendenza. Fu così che nel 1848 mise nelle mani indexdi Acton Bell, il proprio io senza gonnella, la sua personale fiammella di rivolta e questi, senza esitare, diede alle stampe uno dei più profondi e avanguardistici romanzi sulla condizione femminile, ossia La signora di Wildfell Hall (The tenant of Wildfell Hall).
    Con questo romanzo, da poco riproposto in Italia da Neri Pozza, Anne Brontë, la sorella meno conosciuta dell’irrequieto trio letterario, ha puntato il dito contro l’ingiusta sottomissione della donna, considerata oggetto o addirittura merce di scambio priva di sentimenti e passioni. La vicenda si apre con un mistero che avvolge questa nuova affittuaria, chiusa come uno scrigno e, allo stesso modo, protettrice estrema di un segreto amaro. Parola dopo parola, scoperta dopo scoperta, la Brontë ha allestito un romanzo crudele e tagliente, denso di risvolti che sconvolgono e, per certi versi, scandalizzano; in questo libro ci si conosce tutti, ma in fondo nessuno sa chi è la persona che ha al fianco perché “si può guardare nel cuore di una persona attraverso i suoi occhi e si può arrivare a conoscere l’altezza, la larghezza e la profondità dell’anima di un altro in una sola ora, mentre non ti basterebbe una vita per scoprirle se la persona non fosse disposta a rivelarle o se tu non avessi la sensibilità necessaria a comprenderle”.

    Quest’autrice relegata in secondo piano, surclassata da uno pseudonimo che la dice lunga sulle proprie prigioni sociali, non usa mezzi termini, ma al contrario pizzica con estrema precisione le corde del lettore costringendolo a non perdere di vista la strada maestra che lo condurrà alla soluzione del mistero. Nessuna pietà viene mostrata per la cattiveria, per le menzogne e per i tradimenti. I peccatori, che sono tali non nei confronti di Dio bensì nei confronti dei loro simili, pagano per il dolore che hanno inflitto. La malvagità è smascherata e fatta a brandelli, ma il processo non è immediato, in quanto necessita della metabolizzazione, della consapevolezza dell’errore. E nel mezzo si fa largo il solco tracciato dalle gioie e dalle sofferenze della vita, ci sono le donne che combattono per non farsi seppellire vive in un mondo costruito dagli uomini per gli uomini. “A chi è dato meno, meno è richiesto; ma a tutti è richiesto di sforzarsi al massimo”.

    Le donne che Anne Brontë tratteggia in questo romanzo non sono coraggiose e neppure intelligenti; esse si limitano ad alimentare quella naturale inclinazione a resistere alle intemperie affrontando il dolore armate sono di fiducia in sé stesse. Chissà se, a questo punto, La signora di Wildfell Hall potrà essere considerato alla stregua di un antesignano manifesto del femminismo. Magari sì, ma prima di tutto è un grido di rivolta che ci sospinge verso il futuro ricordando che “la possibilità di morire c’è sempre; ed è sempre bene vivere tenendola presente”.

    Buona Giornata internazionale delle Donne!

    Daniela Lucia

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Ho voluto gustarmelo pian piano in quanto è stato un libro molto desiderato e questa edizione è stata proprio manna dal cielo!
    Anne si dimostra una scrittrice di valore che non ha nulla da invidiare a ...continue

    Ho voluto gustarmelo pian piano in quanto è stato un libro molto desiderato e questa edizione è stata proprio manna dal cielo!
    Anne si dimostra una scrittrice di valore che non ha nulla da invidiare alle sorelle. Giudicarla solo per Agnes Grey sarebbe come giudicare Charlotte solo per Il Professore (ricordando che cmq Agnes Grey è molto meglio).
    La trama per i tempi è decisamente coraggiosa anche se in Helen ci sono molti principi religiosi della piccola Bronte mentre nel marito molto, moltissimo del fratello Branwell. Certo è che ogni personaggio ha la sua controparte: Markam è un bonaccione a volte eccessivamente naif che non mi ha convinto per nulla, Helen moltissime volte si comporta in modo perfetto ma a volte è davvero eccessivamente rigida. Oltretutto la decisione di curare il marito pare un po' una vendetta. E che pensare di Arthur senior? All'inizio affascinante, quando parla degli amici vien voglia di chiudergli la bocca con uno straccio, quando sta con gli amici è un beone della peggio specie. Però, non so perchè, alla fine non sono riuscita ad odiarlo. Sarà che in un modo o nell'altro Anne è riuscita ad infarcire il personaggio dell'amore che cmq provava per il fratello. Al termine della sua vita non si può che provare pena per Arthur e vederlo come un'animale in gabbia. Anche con la prima amante non sono riuscita a prendermela: era solo alla ricerca di una vita emozionante. Stupitissima dalla Helen finale che usa il pretesto della rosa per fare lei la proposta di matrimonio. Consigliatissimo il period drama BBC.

    said on 

  • 3

    Ancora una volta (dopo Nord e Sud) ho avuto la conferma che gli adattamenti BBC sono molto meglio di questi romanzi minori delle autrici inglesi. E se sono minori non è un caso, questa volta.

    Parliamo ...continue

    Ancora una volta (dopo Nord e Sud) ho avuto la conferma che gli adattamenti BBC sono molto meglio di questi romanzi minori delle autrici inglesi. E se sono minori non è un caso, questa volta.

    Parliamo di queste lettere falsissime, in cui Gilbert Markham è capace di scrivere paro paro un dialogo come se se lo ricordasse perfettamente vent'anni dopo. Parliamo di questo diario in cui ci sono pagine che l'eroina scrive praticamente mentre le sta bruciando la casa. Parliamo di un romanzo di cinquecento pagine, da cui se ne potevano tranquillamente frondare duecentocinquanta senza alcun nocumento per il lettore (anzi.)

    Il narratore principale, Gilbert Markham, è un presuntuoso arrogante, sempre convinto di avere ragione, sempre superbo nei confronti di Lawrence che nella sua paranoia ce l'ha con lui. Helen, santa e beatificata, anche lei talmente piena di sé che fa diventare simpatico, al confronto, uno screanzato ubriacone. Almeno in Huntington c'è qualcosa di simile alla sincerità: ma Helen si è talmente messa sul piedistallo della ragione che risulta tediosa e insopportabile. L'amore tra Gilbert e Helen non si avverte mai (almeno io non l'ho avvertito): è scritto, sì, ma non è mai diventato reale ai miei occhi. Nessuna passione tra i personaggi.

    Salvo la descrizione da zitella di Jane Wilson e il consiglio di Helen a Esther di non sposarsi senza amore. Per il resto, trascurabile. (Se non come tentativo di Anne di fare il verso a Jane Eyre.)

    said on 

  • 5

    Con La signora di Wildfell hall ho decisamente rivalutato Anne Brontë, che con questo libro è riuscita a conquistarmi quasi quanto le opere delle altre due sorelle.
    La signora di Wldfell Hall non è al ...continue

    Con La signora di Wildfell hall ho decisamente rivalutato Anne Brontë, che con questo libro è riuscita a conquistarmi quasi quanto le opere delle altre due sorelle.
    La signora di Wldfell Hall non è altro che Helen Graham, una donna che si trasferisce con il figlio, Arthur, e la fedele governante nella tenuta di Widlfell Hall. Il suo improvviso arrivo in una casa disabitata da tempo porta scompiglio nel vicinato e alimenta i pettegolezzi. Su di lei aleggia un alone di mistero e i vicini non fanno altro che giudicarla negativamente perché non si è ancora fatta vedere in chiesa, perché resta molto sulle sue e perché sembra che preferisca passare il tempo con il figlio, risultando essere una madre eccessivamente apprensiva, invece che spettegolare con le altre famiglie della zona. L'unico vicino che sembra non credere troppo alle dicerie dei vicini è Gilbert Markham, un giovane gentiluomo che inizialmente prova una certa antipatia per la signora, perché sembra quasi che lo guardi con un’aria di superiorità e perché non cade ai suoi piedi come tutte le altre giovani donne della zona. Ma presto Gilbert riuscirà a fare breccia prima nel cuore del piccolo Arthur e solo successivamente di Helen, dopo che entrambi avranno fatto cadere i loro pregiudizi. Sarà poi la stessa Helen a spiegare a Gilbert cosa c'è dietro la sua improvvisa venuta a Wildfell hall e dietro la sua reticenza, attraverso un diario che ha tenuto fin da giovanissima.

    Helen è una donna che ha sempre seguito ciò che le diceva il cuore e la mente. Gli "errori" che ha compiuto li ha sempre ripagati sulla proprio pelle senza mai lamentarsi. Non è nemmeno giusto parlare di errori, perché lei ha sempre seguito il proprio istinto, pagandone le conseguenze. La sua unica colpa è stata solo questa e la fiducia eccessiva nel prossimo e nelle possibilità di redenzione. Quello che mi colpisce di lei è la sua integrità morale, il suo essere andata avanti nonostante tutto. Si è accollata delle scelte e le conseguenze di queste scelte, pagando un caro prezzo per colpa del suo sesso. Ho ammirato il suo coraggio e la sua forza. Non scordiamo che siamo in epoca Vittoriana e quello che ha fatto lei oggigiorno molte donne non hanno il coraggio di farlo. Penso che la storia di Helen mi abbia fatto soffrire forse più di Jane Eyre o Cime Tempestose, ma quello che ho imparato da questi libri è che non si deve perdere mai la speranza.
    Vorrei poter dire di più, ma potrei rovinare l’alone di mistero che si cela in questo romanzo e nella sua protagonista.

    said on 

  • 3

    E' un buon libro ma un pò troppo "allungato" (non ho nulla con la lunghezza, se serve) e un tantino eccedente nel melodramma. L'essenza, che non è male, di questa figura femminile irreprensibile e cer ...continue

    E' un buon libro ma un pò troppo "allungato" (non ho nulla con la lunghezza, se serve) e un tantino eccedente nel melodramma. L'essenza, che non è male, di questa figura femminile irreprensibile e certamente interessante (una rettitudine e un'onestà tali che non possono non evocare passioni di vario tipo, soprattutto la solita dose di malignità, negatività, diffidenza, invidia.....), poteva essere resa con un testo lungo la metà, e lo stesso pienamente sufficiente. E' anche un pò freddina la scrittura, direi, nonostante le passioni in gioco.

    said on 

  • 4

    Le sorelle Bronte non finiscono mai di sorprendere...

    Si può guardare nel cuore di una persona attraverso i suoi occhi e si può arrivare a conoscere l'altezza, la larghezza e la profondità dell'anima di un altro in una sola ora, mentre non ti basterebbe ...continue

    Si può guardare nel cuore di una persona attraverso i suoi occhi e si può arrivare a conoscere l'altezza, la larghezza e la profondità dell'anima di un altro in una sola ora, mentre non ti basterebbe una vita per scoprirle se la persona non fosse disposta a rivelarle o se tu non avessi la sensibilità necessaria a comprenderle

    Meravigliosa e sorprendente lettura invernale con quel tocco di cupo mistero tipico dei romanzi delle Bronte. In questo il mistero ruota intorno alla figura di Helen Graham, una giovane vedova che vive con il figlioletto e la domestica in alcune delle stanze di un tetro e imponente edificio: Wildfell Hall naturalmente. Ben presto, il suo arrivo e i suoi atteggiamenti catturano l'attenzione dei suoi vicini, in particolar modo del giovane Gilbert che piano piano se ne innamora. Tuttavia, la giovane Helen sembra nascondere qualcosa nel suo passato non troppo passato, qualcosa che la rende sfuggente, schiva e apparentemente fredda come il marmo. E intanto i pettegolezzi intorno a lei cominciano a circolare: circola la voce che in realtà sia ancora sposata e che il legame che la unisce al suo proprietario di casa sia un legame ben più intimo. Solo pettegolezzi alimentati da un circolo di donne un po' invidiose, con a capo la giovane Eliza (corteggiata inizialmente dal nostro Gilbert) o è la pura verità? Gilbert e noi lettori scopriamo la verità leggendo un diario che la giovane Helen ha redatto 5-6 anni prima del suo arrivo a Wildfell Hall. Una verità amara, brutale, di una giovane innamorata che scopre che il marito non è così perfetto come si aspettava: amante del vizio, del bere e delle donne e che trasforma la loro casa in un covo di libertini e viziosi. Fin che spinta da una indipendenza e da un coraggio che accomuna Helen alle donne di oggi e andando contro i suoi stessi principi cristiani e etici, col figlio e la domestica abbandona quel luogo di perdizione per poter vivere tranquillamente solo con la sua arte. Ed è così che la conosce Gilbert ed è di quella donna che continua ad essere innamorato anche dopo anni, anche dopo altre vicissitudini che l'hanno portata ad allontanarsi da Wildfell Hall. Ma sperando in Dio, tutto può arrivare al lieto fine... anche se potrebbe non essere facile.

    said on 

  • 5

    She's a Brontë!

    Inutile negarlo: chiunque abbia letto i tre lavori "portanti" delle sorelle Brontë è sempre stato portato ad etichettare Emily o Charlotte (a seconda dei gusti) come la sorella geniale e a vedere la ...continue

    Inutile negarlo: chiunque abbia letto i tre lavori "portanti" delle sorelle Brontë è sempre stato portato ad etichettare Emily o Charlotte (a seconda dei gusti) come la sorella geniale e a vedere la povera Anne come bravina, ma niente di che.
    Confesso! La pensavo così anche io XD. Ho trovato"Agnes Gray" carino ma imparagonabile ai tumultuosi intrecci che mi hanno avvinta in "Cime tempestose" (il mio preferito...come dicevo,i gusti! XD) e "Jane Eyre". Sono perciò triplamente contenta di aver avuto la possibilità di leggere un altro lavoro di Anne,lavoro in cui dimostra tutta la propria bravura: storia avvincente,vittoriana fino al midollo per i messaggi di pietà e per l'eleganza e la (oserei dire) "gentilezza" con cui le vicende vengono trattate; eppure straordinariamente moderno soprattutto per quanto concerne la figura della protagonista,Helen, bellissimo personaggio femminile forte e delicato. C'é da dire che anche gli altri personaggi sono tratteggiati vividamente e le descrizioni sono impeccabili. Sulla trama non scrivo nulla semplicemente perché in essa risiede gran parte della bellezza del libro...anzi, se potete vi consiglio di non leggere nemmeno la quarta di copertina ma di entrare nel libro così,pian piano, e di lasciarvi conquistare dalla storia della signora in nero.
    Per me il capolavoro di Anne è questo: 5 stelle,assolutamente! :)

    said on 

  • 4

    Bello

    E' una lettura intima, introspettiva, coinvolgente e gentile che affonda le sue radici nel dramma dell'innamoramento perfetto dopo essere passati tra le fiamme di un amore che brucia e travolge tutt ...continue

    E' una lettura intima, introspettiva, coinvolgente e gentile che affonda le sue radici nel dramma dell'innamoramento perfetto dopo essere passati tra le fiamme di un amore che brucia e travolge tutto. Brava la Bronte, è un capolavoro :)

    said on 

  • 5

    Romanzo stupendo che racconta la storia di Helen, una donna forte, di carattere, che osa sfidare le convenzioni, confidando nel suo stesso senso di onestà e ricordando sempre quanto è dovuto al nostro ...continue

    Romanzo stupendo che racconta la storia di Helen, una donna forte, di carattere, che osa sfidare le convenzioni, confidando nel suo stesso senso di onestà e ricordando sempre quanto è dovuto al nostro Creatore (io non sono religiosa, ma a mio avviso è molto interessante leggere di quanto la fede sia importante per Helen, che comunque la vive in modo dialettico e non passivo, come del resto la stessa autrice - per questo aspetto ringrazio tantissimo le note della mia edizione). La sua stabilità e il suo buon senso spiccano nel mezzo delle sue sventure, che denunciano quanta poca indipendenza avesse una donna all'epoca - quanto la sua felicità e il suo benessere dovessero dipendere dal marito, per quanto magari decisamente inferiore, e prima ancora dal padre (dai genitori in generale) che potevano a tutti gli effetti obbligarla a un matrimonio non voluto.

    La forma epistolare si adatta bene a questa storia: il protagonista maschile, Gilbert, si risolve a contraccambiare una confidenza del cognato raccontandogli degli eventi molto significativi del suo passato in una serie di lettere, che vengono poi interrotte dal diario della protagonista femminile, Helen. Ammetto di non essermi particolarmente appassionata al protagonista maschile che, pur essendo migliore del marito di Helen, continua ad essere decisamente imperfetto (e l'affermazione della zia di Helen di auspicare per lei una vita da 'single' felice ha moltissimo senso) e tutta l'ultima parte mi ha convinta un po' meno, soprattutto perché abbiamo solo la versione di Gilbert, invece io avrei voluto sapere qualcosa anche delle reazioni di Helen.

    Posso comunque dire di averlo amato moltissimo (come prima di questo Agnes Grey): i libri di Anne mi sembrano nettamente superiori a quelli delle sorelle, e anche scritti con uno stile che trovo più apprezzabile per un lettore moderno. Peccato che non abbia scritto altro, e anche che questo romanzo dopo un iniziale successo (e grande scalpore, infatti fu anche molto contestato per le tematiche forti) fu un po' dimenticato anche grazie all'opposizione della sorella Charlotte la quale (c'è chi dice per invidia, ma non penso) non permise la ristampa dopo la morte dell'autrice. D'altronde non è un segreto che Charlotte non avesse una buona opinione di questo romanzo, forse perché troppo azzardato, forse perché nella descrizione del marito di Helen l'autrice utilizza molto materiale fornito dal fratello Branwell.

    In generale il romanzo per l'epoca era particolarmente forte: la visione religiosa di Anne/Helen non è particolarmente ortodossa; inoltre, le scelte di Helen per l'epoca non erano solo scandalose ma anche illegali (la donna non aveva nulla di sua proprietà e non poteva fare nulla senza il permesso del marito: era, a tutti gli effetti, una proprietà - ed eventuali maltrattamenti non costituivano una giustificazione). La parte sconcertante è che, leggi a parte, e pur considerando che la maggioranza delle donne al giorno d'oggi hanno conquistato un alto grado di indipendenza (effettiva, e non solo sulla carta), questa storia rimane attuale: purtroppo ci sono ancora oggi persone che trovano molto difficile lasciare un marito abusivo per problemi economici, o legati al benessere dei figli.

    said on