Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

The Tenant of Wildfell Hall

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.1
(246)

Language:English | Number of Pages: 384 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , French , Catalan , Swedish

Isbn-10: 0140620435 | Isbn-13: 9780140620436 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , Others , eBook , Leather Bound

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

Do you like The Tenant of Wildfell Hall ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
This volume completes the acclaimed Clarendon Edition of the Novels of the Brontes. "The Tenant of Wildfell Hall", Anne Bronte's second (and last) novel, was published in June 1848, less than a year before her death. It is the sombre account of the breakdown of a marriage in the face of alcoholism and infidelity. Writing with a power not usually associated with the youngest of the Bronte sisters, Anne portrays the decline of an aristocratic husband whose drunken excesses and domestic violence force his loving wife into a reluctant rebellion.
Sorting by
  • 4

    Collins si conferma il maestro indiscusso di romanzo melodrammatico e noir. La complessità dei caratteri di personaggi, le descrizioni, la capacità di creare suspense e tenere incollati i lettori alle ...continue

    Collins si conferma il maestro indiscusso di romanzo melodrammatico e noir. La complessità dei caratteri di personaggi, le descrizioni, la capacità di creare suspense e tenere incollati i lettori alle pagine sono segni del suo talento intramontabile. Senza parlare della sua capacità di creare e descrivere le sfumature psicologici e i brillanti duelli di astuzia tra i protagonisti del romanzo.

    said on 

  • 4

    Il tema è molto moderno: una giovane donna che ha il coraggio di lasciare il marito dedito a qualsiasi tipo di vizio. Immagino che sia stato uno shock da leggere, per i contemporanei. Il problema è ch ...continue

    Il tema è molto moderno: una giovane donna che ha il coraggio di lasciare il marito dedito a qualsiasi tipo di vizio. Immagino che sia stato uno shock da leggere, per i contemporanei. Il problema è che la protagonista non fa coinvolgere (io ho spesso parteggiato per il marito), chiusa nella sua virtù, rettitudine e nel "sono brava solo io". Non ha difetti, non si lascia andare, ed è molto noiosa.
    Pagine e pagine di donne piene di buone qualità, che cercando di redimere uomini dediti al peccato rendono la lettura molto noiosa, a tratti, e poco stimolante. Perfino l'amante, a un certo punto, dice: "Eh, moglie, io lo amo di più. Da quanto sta come me vedi come è morigerato?". Seriously? Ma andate a divertirvi!
    Non capisco nemmeno come a lei piaccia il giovane Gilbert, permaloso e molto infantile, dopo tutte quelle che ha passato. Lo trovo fuori personaggio.
    Anna Bronte per me si conferma una scrittrice molto brava, che però manca di passione, purtroppo. Lo penso di questo romanzo e di Agnes Grey. Protagoniste troppo perfette e poco approfondite, troppo bisognose di dimostrare che loro fanno tutto giusto e gli altri no. Si finisce con il preferire gli altri pieni di difetti e fallaci.

    said on 

  • 4

    Appena finito di leggere, devo dire che le Bronte non si smentiscono mai. Mi è piaciuto come Anne sia riuscita a fondere le due voci narranti all'interno del romanzo, e come sia stata in grado di dipi ...continue

    Appena finito di leggere, devo dire che le Bronte non si smentiscono mai. Mi è piaciuto come Anne sia riuscita a fondere le due voci narranti all'interno del romanzo, e come sia stata in grado di dipingere la figura di Arthur Hundington, con tutti i suoi vizi e i suoi difetti senza mostrare clemenza per lui.
    Ma devo essere sincera, Helen non è riuscita a catturare la mia totale simpatia, nonostante quello che ha passato, in certi momenti mi è risultata davvero antipatica, troppo rigida e ferma su certi argomenti, e anche la sua continua insistenza religiosa a volte l'ho trovata esasperante. Certo per quello che ha dovuto affrontare è stata sicuramente una donna forte e senza i suoi credo, magari, non sarebbe riuscita ad affrontare tutto.

    said on 

  • 3

    Mezza delusione

    Mai avrei pensato di dare solo 3 stelle a questo romanzo! :(
    L'ho desiderato a lungo, da quando ancora in italiano aveva l'orribile titolo "Il segreto della signora in nero" ed era introvabile xD Quan ...continue

    Mai avrei pensato di dare solo 3 stelle a questo romanzo! :(
    L'ho desiderato a lungo, da quando ancora in italiano aveva l'orribile titolo "Il segreto della signora in nero" ed era introvabile xD Quando poi finalmente la Neri Pozza ci ha regalato questa nuova, bella edizione ho atteso per mesi il momento propizio per iniziarlo e gustarlo al meglio...e invece che delusione! :( Di Anne Bronte ho nettamente preferito l'apparentemente più modesto Agnes Grey...
    Eppure, i presupposti per un bel romanzone brontiano c'erano tutti: una donna misteriosa che arriva con il figlio in un piccolo villaggio dove è ovviamente guardata con sospetto, la sempre romantica atmosfera dell'Inghilterra ottocentesca, un'eroina che pareva promettere bene...Ma niente, nonostante l'alternarsi di forma epistolare scritta dal punto di vista maschile e diario femminile (che dovrebbe dare brio e movimento al tutto), il romanzo resta piatto e monotono dall'inizio alla fine. Se la tematica poteva essere sconvolgente nel 1800 (al punto da far dire alla certo non puritana Charlotte Bronte che questo libro non dovesse essere letto da nessuna fanciulla xD) non lo è più oggi, anche se ho apprezzato la modernità di alcuni pensieri e atteggiamenti: le eroine di Anne, chissà perché, sembrano ragazze di oggi ben più di quelle delle sue sorelle (la pia illusione che un irredimibile delinquente cambierà atteggiamento per amore non vi ricorda qualcosa?? xD) Molto bella anche la forte fede di Anne che traspare in tutto il libro e ho avuto modo di sperimentare anche leggendo le sue poesie. Pensare poi che le scene di ubriachezza e degrado siano modellate su quelle realmente vissute da Anne con il fratello Branwell mette un po' di tristezza...lei mi è sempre sembrata la più delicata e sensibile delle tre sorelle :(
    Consigliato a chi delle Sorelle leggerebbe anche la proverbiale lista della spesa, ma non a chi cerca trame accattivanti e movimentate!

    said on 

  • 3

    Concordo pienamente con la recensione di Elin. Perfettamente in linea col mio pensiero.Non occorre aggiungere una virgola. Ma una stellina in più io la metto.

    said on 

  • 4

    Piacevolmente sorpresa

    da questo libro di Anne Bronte! A confronto Agnes Grey è un piccolo racconto mentre questa è una vera e propria opera che dimostra una maturità e una poetica ben definite, oltre che coraggio, forza e ...continue

    da questo libro di Anne Bronte! A confronto Agnes Grey è un piccolo racconto mentre questa è una vera e propria opera che dimostra una maturità e una poetica ben definite, oltre che coraggio, forza e insospettabile conoscenza dei sottili meccanismi della realtà coniugale. Nella prefazione dell'autore una dichiarazione di fedeltà al vero e un auspicio alla parità dei sessi.

    said on 

  • 2

    Deludente.

    Se alcuni romanzi travalicano la barriera del tempo e malgrado il mutare dei costumi mantengono inalterato il proprio fascino, mentre altri si perdono nell'oblio lasciando dietro sé ben poca traccia, ...continue

    Se alcuni romanzi travalicano la barriera del tempo e malgrado il mutare dei costumi mantengono inalterato il proprio fascino, mentre altri si perdono nell'oblio lasciando dietro sé ben poca traccia, una ragione dovrà pur esserci.
    È questa l'inevitabile riflessione che mi ha accompagnato durante la lettura di The Tenant of Wildfell Hall: un'opera coraggiosa, realistica ed educativa - o che almeno, tale avrebbe dovuto essere nelle intenzioni originarie - in cui, malgrado le eccellenti premesse, a farla da padroni sono gli ambiziosi propositi moralizzanti dell'autrice, e l'indecisione di una penna che, seppur apprezzabile, pare spesso intimorita dall'idea di osare troppo.
    Al centro della storia vi è la figura di una misteriosa e introversa vedova, Helen Graham, che appena stabilitasi nell'antica dimora di Wildfell Hall col figlioletto, desta la curiosità e le maldicenze della gente del luogo, suscitando nel contempo l'ammirazione di un giovane possidente di belle speranze, Gilbert Markham. Quest'ultimo, conquistati la fiducia e l'affetto di Helen, avrà modo, grazie alle pagine di un diario che lei stessa gli consegnerà, di conoscerne nei dettagli l'oscuro passato: leggerà così delle sue esperienze in società, delle fatali nozze con un uomo attraente ma dissoluto, fino al progressivo ed irreversibile deterioramento della sua infelice vita coniugale.

    All'epoca della pubblicazione, Charlotte Brontë, forse mossa anche dall'ansia di difendere la reputazione della sorella, espresse grande disappunto circa la scelta del soggetto trattato, e per quanto mi dispiaccia ammetterlo, trovo francamente difficile darle torto: non certo per la presunta sconvenienza dell'argomento, che di per sé anzi sarebbe motivo di grande interesse, bensì per la palese difficoltà della giovane scrittrice ad affrontare tali tematiche in modo efficace e convincente.
    Anne, per intenderci, non ha la stoffa di una George Eliot, che in Middlemarch seppe analizzare con singolare acutezza la realtà del matrimonio in ogni sua sfaccettatura; la vastità di pensiero di quest'ultima, e la sua sorprendente capacità di sondare le profondità dell'animo umano, nella Brontë sono pressoché assenti: sempre in bilico tra la fedeltà ai classici stereotipi vittoriani, e quell'impulso all'anticonformismo a cui, come d'abitudine, ella rifiuta di abbandonarsi completamente, Anne delinea i suoi personaggi senza infondere in loro autentica linfa vitale, come se tra lei e questi ultimi permanesse sempre un'insormontabile barriera, rendendoli ben lontani sia dal servire allo scopo didascalico prefisso, che dal conquistare le sincere simpatie del lettore.
    Benché ispirato ad esperienze di vita vissuta, il romanzo manca inoltre di naturalezza, e risente sensibilmente della prospettiva miope della sua autrice risultando piatto nel tono, inutilmente melodrammatico, e non di rado tedioso.
    Anne ci parla di grandi sofferenze, affronta argomenti difficili e toccanti, e racconta lo sbocciare di presunte storie d'amore in cui il lettore dovrebbe teoricamente trovare ristoro dai tormenti patiti dai protagonisti, eppure, di tutto ciò, sotto ai nostri occhi ben poco sembra concretizzarsi: sappiamo che questi grandi sentimenti esistono, o per meglio dire lo intuiamo, perché così ci viene detto, ma nei fatti è difficile averne la reale percezione.

    Anche sul piano tecnico The Tenant of Wildfell Hall risente non poco delle incaute scelte della scrittrice che, optando per una struttura narrativa a metà tra la forma epistolare e quella diaristica, finisce con l'essere poco convincente in entrambe le tipologie.
    La storia, articolata come una lunga missiva indirizzata dal protagonista a suo cognato, viene appunto narrata in prima persona da Gilbert, per poi cedere il testimone, nella parte dedicata al diario, al racconto di Helen. Il problema è che la differenza tra le due voci narranti è praticamente impercettibile.
    Anne, ancor più di Charlotte in The Professor, appare incapace di calarsi verosimilmente nei panni di un uomo: la sua voce è forzata, la caratterizzazione affidata essenzialmente a stereotipi, gli scivoloni inevitabili (quale gentleman nella sua corrispondenza con un altro uomo menzionerebbe i propri continui rossori di fronte a ricordi vagamente imbarazzanti?!), e il risultato, va da sé, lascia alquanto perplessi. Inoltre mi domando: è davvero credibile che una donna col passato di Helen e con la sua esperienza degli uomini (su cui, per inciso, le generalizzazioni di Anne si sprecano) finisca per innamorarsi proprio di qualcuno come il caro Gilbert? Superficiale, volubile, pieno di sé, autoindulgente, immaturo ed incoerente, a volte realmente patetico, nonché - ma questa è una valutazione del tutto personale - oltremodo antipatico.
    Non va meglio neppure con la protagonista femminile che, dopo una prima apparizione assai promettente, in cui - forse nell'unico frangente davvero incisivo del romanzo - si fa portavoce dello sdegno per il discutibile modello educativo dell'epoca (modello sul quale ci sarebbe ancora tanto da dire), riesce a far rimpiangere amaramente la genuina autenticità di Agnes Grey, caratteristica in lei del tutto assente.
    Sebbene la prima parte del romanzo sia alquanto scorrevole, man mano che ci si addentra nella lettura, è evidente come la "missione" didattica di Anne prenda il sopravvento su ogni altro aspetto dell'opera; purtroppo, però, se la trama passa via via in secondo piano rispetto all'esigenza della scrittrice di lanciare un monito alle giovani donne del suo tempo, anche quest'ultimo intento risulta, a conti fatti, disatteso.
    Infatti, se davvero l'obiettivo era quello di attaccare il modello educativo vittoriano, responsabile dell'incapacità di molte ragazze di scegliere consapevolmente il proprio destino, sarebbe stato certo più saggio raccontare una storia diretta a sostenere questa tesi. Invece la protagonista del romanzo non commette i propri fatali errori a causa dell'educazione ricevuta, o dell'ignoranza in cui molti esponenti della buona società si riproponevano di allevare le proprie figlie: ella sbaglia essenzialmente per ostinazione, per presunzione, per superficialità, e per la ridicola ambizione di dedicare la propria vita a salvare l'anima di un irredimibile peccatore.
    Tutto l'interesse che Helen suscita nel lettore durante i primi capitoli, sfuma interamente nel lungo flashback su cui si regge il suo racconto: dapprima la vediamo come una ragazza frivola e di scarso acume, in seguito assistiamo alla sua progressiva trasformazione in un perfetto emblema di santità cristiana tutta dovere e abnegazione: tanto irreprensibile quanto inverosimile.
    La ferrea volontà di restare fedele ai propri principi, che in Jane Eyre si traduceva in un toccante ed ammirevole senso morale, in Helen assume invece i tratti di uno sterile ed irritante moralismo di facciata, un'ostinazione quasi fanatica a osservare il proprio dovere (e qui non mi riferisco alla risoluta fedeltà ad un coniuge indegno - di per sé senz'altro lodevole - bensì al fatto di accogliere in casa senza battere ciglio l'amante del proprio consorte!), al punto tale da proibirsi perfino di essere onesta con se stessa se farlo significa concedersi di pensar male del prossimo, fosse anche un marito vizioso, fedifrago e bugiardo.
    E proprio quest'ultimo, Arthur Huntingdon, risulta il personaggio più convincente: quello meglio delineato, nonché - paradossalmente - il solo a mostrare un minimo di onestà intellettuale, perché davvero è impossibile non condividere i suoi dubbi circa il valore di un pentimento dettato non dalla coscienza ma solo ed esclusivamente dal timore delle conseguenze delle proprie azioni.

    Quando, terminata la lunga rievocazione degli eventi passati, Anne Brontë torna finalmente all'intreccio originario, ecco che, con un colpo da maestro (si fa per dire!) degno dei peggiori autori di serie televisive moderne, ella introduce all'improvviso una serie di nuove banalissime complicazioni, scevre di ogni utilità narrativa, e finalizzate soltanto ad allungare di un altro centinaio di pagine un romanzo già di per sé eccessivamente dilatato.

    Avevo tanto sentito parlare di The Tenant of Wildfell Hall come di un'opera d'ispirazione femminista, ma in tutta onestà trovo alquanto fuorviante tale interpretazione: perché nei fatti il romanzo tradisce piuttosto una prospettiva di segno chiaramente opposto in cui la donna, tornando ancora una volta all'incrollabile mito dell'angelo del focolare, è chiamata - lei sola - a sopportare, perdonare, sacrificarsi, espiare, e arrivare fin quasi al martirio per il bene dell'uomo, in nome di un sentimento religioso che, di per sé degno del massimo rispetto, nelle parole di Anne scivola non di rado nel grottesco: chi mai, mi domando, ascriverebbe alla pura carità cristiana l'atteggiamento di una donna che, nel confortare un moribondo, non smette di ricordargli l'imminente avvento della morte e la necessità di pentirsi onde evitare i tormenti dell'inferno?! E chi, ancora, discutendo l'opportunità di un matrimonio, giudicherebbe realistico un disinvolto botta e risposta tra zia e nipote a colpi di versetti biblici?!

    Le potenzialità c'erano tutte, così che accostandomi a questo romanzo, avevo realmente creduto di poter rivalutare Anne Brontë; ebbene, una rivalutazione in effetti c'è stata, ma non della scrittrice (a cui comunque, umanamente, vanno tutte le mie simpatie), bensì della sua opera prima: quell'Agnes Grey che, a suo tempo - forse fin troppo influenzata dal confronto con le sorelle - giudicai lento e distaccato, e che ora invece, concordando ancora una volta con Charlotte, ritengo di gran lunga superiore a questo ambizioso - ma scarsamente riuscito - secondo lavoro.
    Se dovessi riassumere, con una similitudine, la sensazione suscitata in me da The Tenant of Wildfell Hall, potrei dire che è stato come trovarsi di fronte ad un abito di stoffa pregiata, tagliato e cucito da un sarto scrupolosamente dedito al proprio lavoro, ma ahimè alquanto mediocre. Peccato.

    said on 

  • 5

    un libro con doppio narratore

    e' un libro stilisticamente molto ben fatto e scritto...un po' lento nel mezzo ma con un finale molto appassionante. Molto bello, meno romantico di Jane Eyre ma comunque tiene alto il nome delle Bront ...continue

    e' un libro stilisticamente molto ben fatto e scritto...un po' lento nel mezzo ma con un finale molto appassionante. Molto bello, meno romantico di Jane Eyre ma comunque tiene alto il nome delle Bronte

    said on 

  • 2

    Due narratori distinti, due diverse forme letterarie (romanzo epistolare e diario), eppure un unico sguardo prospettico: ed è proprio questo il difetto più grande del romanzo, l’appiattimento di una s ...continue

    Due narratori distinti, due diverse forme letterarie (romanzo epistolare e diario), eppure un unico sguardo prospettico: ed è proprio questo il difetto più grande del romanzo, l’appiattimento di una scrittura che si ripete monotona e banale pagina dopo pagina.
    Se ci si aspetta di trovare la forza e l’impeto delle grandi eroine brontiane, che vivono ed amano “a nervi scoperti”, non si può che rimanere estremamente delusi.
    Helen, il nome della protagonista, non ha uno spirito che tracima da sé per confluire in qualche modo in chi legge. È difficile anche tentare di immedesimarsi in lei che, dall’alto del suo piedistallo morale, dà lezioni di perdono che sanno tanto di fanatismo religioso, misto ad un’insopportabile ipocrisia. La si potrebbe credere moderna e coraggiosa perché sfida le consuetudini sociali e si mette in gioco, ma è semplicemente una facciata che non regge di fronte alla sua ottusità ed alla completa refrattarietà ad ogni tipo di evoluzione.
    Quanto ai personaggi maschili, il fascino tenebroso di Mr Rochester e perfino la follia omicida di Heathcliff sono un miraggio lontano, nonché fonte di rimpianto. Superficiali ed infantili nel loro quotidiano, i personaggi de "La signora di Wildfell Hall" oltrepassano abbondantemente il limite del ridicolo quando si infiammano per una presunta offesa subita o per una passione scaturita chissà come dal nulla.
    Ambiziosi e nobili dovevano essere gli scopi educativi che Anne aveva intenzione di raggiungere con la stesura di questo romanzo, ma la verità è che ogni sua pretesa ha finito col fare i conti con l’ingenuità e l’orizzonte limitato di una scrittrice probabilmente immatura.

    said on 

  • 3

    Aspettavo da anni (tanti anni!) di potermi tuffare tra le righe di questo romanzo della sorellina più piccola tra le Brontë - quella che, forse per tenerezza, mi ha sempre ispirato più simpatia rispet ...continue

    Aspettavo da anni (tanti anni!) di potermi tuffare tra le righe di questo romanzo della sorellina più piccola tra le Brontë - quella che, forse per tenerezza, mi ha sempre ispirato più simpatia rispetto alle più conosciute e amate Charlotte ed Emily (che, comunque, amo altrettanto). Che dire? "La signora di Wildfell Hall", sotto certi aspetti può definirsi un ottimo romanzo, moderno, forte e scritto veramente bene. Le vicende della protagonista vengono presentate per mezzo di due principali punti di vista, con precisione e linearità. L'unica pecca, a mio avviso, è la parte centrale: davvero troppo lunga. Le pagine del diario di Helen - la protagonista, la misteriosa "signora in nero" (come veniva identificata nella prima traduzione italiana di "The tenant of Wildfell Hall") - sembrano accartocciarsi su loro stesse e, in alcuni punti, le parole scorrono con lentezza. Non che ci sia noia - assolutamente; avrei suggerito volentieri degli sfoltimenti.
    A parte ciò, "La signora di Wildfell Hall" è una vera chicca letteraria che saprà certamente catturare gli appassionati della letteratura inglese!

    said on 

Sorting by