The Tenant of Wildfell Hall

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Publisher: Penguin Books Ltd

4.1
(288)

Language: English | Number of Pages: 384 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , French , Catalan , Swedish

Isbn-10: 0140620435 | Isbn-13: 9780140620436 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , Others , eBook , Leather Bound

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
This volume completes the acclaimed Clarendon Edition of the Novels of the Brontes. "The Tenant of Wildfell Hall", Anne Bronte's second (and last) novel, was published in June 1848, less than a year before her death. It is the sombre account of the breakdown of a marriage in the face of alcoholism and infidelity. Writing with a power not usually associated with the youngest of the Bronte sisters, Anne portrays the decline of an aristocratic husband whose drunken excesses and domestic violence force his loving wife into a reluctant rebellion.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Una lettura a lungo attesa

    Avete presente quei libri che aspettate di leggere da tutta una vita e che quando, poi, arriva il momento di prenderli finalmente in mano, sfogliarli e iniziare a leggerli, vi sembrano ancora più bell ...continue

    Avete presente quei libri che aspettate di leggere da tutta una vita e che quando, poi, arriva il momento di prenderli finalmente in mano, sfogliarli e iniziare a leggerli, vi sembrano ancora più belli di quanto immaginavate? Ecco, questo per me è stato “The Tenant of Wildfell Hall” della meno conosciuta e apprezzata delle tre sorelle Bronte, Anne.
    Fino al 1997 era disponibile anche in Italia col titolo (troppo harmony, a mio modesto parere) “Il segreto della signora in nero”, salvo poi finire fuori catalogo e risultare introvabile per più di quindici anni. Fino a quando la casa editrice Neri Pozza non ha avuto recentemente la bellissima idea di ripubblicarlo, col titolo più vicino all’originale, “La signora di Wildfell Hall”.
    Avendo studiato e amato la storia e le opere delle sorelle Bronte, già conoscevo la trama del secondo ed ultimo romanzo della minore delle tre sorelle, quindi lo svolgimento della storia non è stata una sorpresa per me, ma non per questo ho apprezzato di meno lo stile e le varie vicende che compongono la trama di questo romanzo.
    Impostato come romanzo epistolare, tramite le lettere del protagonista Gilbert Markham al suo amico e cognato A. J. Halford, il primo narra dell’arrivo della misteriosa signora Helen Graham, vedova con un figlio piccolo, Arthur, nel vecchio maniero di Wildfell Hall. Subito, la giovane e piacente vedova attira l’attenzione di tutto il vicinato, formato da persone annoiate che non trovano niente di meglio da fare che spettegolare e malignare e molti trovano un divertimento ideale in Helen, dal comportamento schivo e misterioso, che si mantiene autonomamente vendendo i quadri dipinti da lei stessa, e che non vuole assolutamente che suo figlio beva alcolici (sebbene all’epoca fosse uso dare piccole quantità di alcol ai bambini).
    Ma, dopo un iniziale e breve rapporto teso e difficile, Gilbert si lascia conquistare dalla vivacità del piccolo Arthur e dal carattere della giovane Helen, finendo per innamorarsi di quest’ultima e venendo alla fine ricambiato. Ma ben presto, tra le varie malignità messe in giro dai membri della comunità e gli avvenimenti della sua vita passata che Helen si ostina a mantenere segreti, i rapporti iniziano a farsi tesi, e Gilbert finisce per dubitare della condotta della donna.
    Alla fine, Helen decide di consegnare a Gilbert il suo diario per dimostrargli la sua buona fede, permettendo solo a lui di conoscere il suo passato e il perché della sua presenza lì, a Wildfell Hall, con suo figlio.
    È qui che nella narrazione epistolare di Gilbert si inserisce il blocco più ampio del romanzo, ovvero il diario di Helen Graham, al secolo Helen Lawrence che, giovanissima e innamorata, scelse di sposare Arthur Huntingdon, giovane tanto affascinante quanto fatuo e dedito ad ogni tipo di vizio, sicura di poterlo redimere con il suo amore e la sua fede in Dio. Purtroppo, Helen finirà per pentirsi amaramente della sua scelta.
    Qui mi fermo per non togliere ad altri il piacere della lettura.
    Conosciuta principalmente per il suo primo romanzo “Agnes Grey”, oscurata dalla fama delle due sorelle maggiori, Charlotte ed Emily, e dai loro romanzi più emozionanti, “Jane Eyre” e “Cime tempestose”, Anne merita un uguale riconoscimento, almeno per questo suo ultimo romanzo, che non ha nulla da invidiare a quelli delle sorelle. Forse distante da loro per la totale assenza dell’elemento romantico e gotico che li caratterizza, “La signora di Wildfell Hall” si pone su un piano più realistico e, visti molti temi trattati, compreso l’uso di un linguaggio forte, risulta anche un romanzo rivoluzionario, soprattutto per la sua matrice protofemminista.
    E, guardando molti tragici fatti di cronaca che riempiono i giornali e i notiziari televisivi, riguardanti violenze e abusi domestici e femminicidio, è anche un romanzo moderno ed attuale. Quindi, visto nell’epoca in cui è stato scritto, è un romanzo che ha precorso i tempi, e quindi finito a forza nell’oblio perché non compreso dalla critica che lo condannò per il linguaggio e per i temi trattati, e neanche da Charlotte, la quale, alla morte delle sorelle minori, curò le successive edizioni dei loro romanzi, decidendo di omettere il secondo e ultimo romanzo di Anne, forse per invidia come molti sussurrano, oppure per proteggere la memoria della sorella più piccola da critiche future, e anche perché nella crudele, triste e tragica figura di Arthur Huntingdon era troppo evidente l’immagine di Branwell Bronte, il loro fratello alcolizzato, morto di delirium tremens poco prima delle sorelle.
    Non c’è nulla da obbiettare a questo romanzo, ben strutturato e ben scritto. Forse potrebbe risultare un po’ pesante per le varie disquisizioni su Dio; pur essendo quella più predisposta ad uscire fuori dall’ambiente domestico (a tutt’oggi, Anne è l’unica a non essere sepolta nella tomba di famiglia dei Bronte), Anne rimaneva comunque quella con la maggior predisposizione spirituale.
    Al di là di questo dettaglio e della mole del romanzo (590 pagine), è un romanzo che consiglio a tutti, alle donne che sanno cosa vuol dire fare grandi sacrifici nella vita, ma soprattutto agli uomini che troppe volte danno per scontato l’amorevole e preziosa presenza femminile che li accompagna per la maggior parte della loro esistenza.

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  • 4

    È l'ultimo romanzo delle sorelle Brontë che mi restava. Perché ho atteso tanto? Mi era piaciuto (anche se non da impazzire) Agnes Grey, ma dopo aver letto le riserve di Charlotte, le frasi con cui sco ...continue

    È l'ultimo romanzo delle sorelle Brontë che mi restava. Perché ho atteso tanto? Mi era piaciuto (anche se non da impazzire) Agnes Grey, ma dopo aver letto le riserve di Charlotte, le frasi con cui sconsigliava la pubblicazione di questo romanzo, ho esitato prima di intraprenderne la lettura: non mi resta più così tanto tempo per leggere tutti i libri che vorrei, e non me la sento più di rischiare.
    Invece, 'The Tenant of Wildfell Hall' mi è piaciuto molto; e adesso credo di aver capito perché Charlotte dichiarava con tanta decisione che Anne qui "parlava di cose ... di cui non sapeva nulla". Il dissoluto marito della protagonista, Arthur Huntington, somiglia come una goccia d'acqua al loro amato fratello Branwell, e non c'è da stupirsi né che l'autrice fosse in grado di disegnarlo con inaspettata competenza, né che la sua 'promotrice editoriale' potesse sentirsene turbata.
    Tutto il resto (la passionalità, la religiosità, l'impulsività dei protagonisti; il ricorso alla narrazione di secondo grado e, occasionalmente, allo stile epistolare) è fortemente, splendidamente Brontiano. Io preferisco in genere lo stile distaccato, ironico, intellettualmente superiore della Austen o anche della Edgeworth, ma questo non mi ha impedito di riconoscere la grande qualità di quest'opera.

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  • 4

    Romanzo appena tradotto di Anne Brönte: sicuramente una bella trama e una scrittura solida e matura. Ho particolarmente apprezzato la parte centrale, narrata sotto forma di diario.

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  • 4

    Un bell'affresco della "gentry"

    Approfittando di un'offerta di amazon ho acquistato questo romanzo di Anne Bronte che non conoscevo. Sono rimasta piacevolmente colpita dal talento narrativo della più giovane delle Bronte che non è d ...continue

    Approfittando di un'offerta di amazon ho acquistato questo romanzo di Anne Bronte che non conoscevo. Sono rimasta piacevolmente colpita dal talento narrativo della più giovane delle Bronte che non è da meno delle sorelle. Forse eccede con alcuni passaggi un po' troppo stucchevoli e moraleggianti per il gusto contemporaneo, ma perfettamente comprensibili se calati nel contesto storico in cui l'autrice viveva. Brava la Bronte a restituirci un affresco della piccola nobiltà di campagna inglese, i pettegolezzi, i sospetti, le ipocrisie, i vizi. Interessante la narrazione dal punto di vista maschile e femminile.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Dura la vita delle donne, durissima quella delle scrittrici*, impossibile quella delle suddette nell'800 se avevano qualcosa da dire che non fosse un romanzo gotico (*le eleneferrante o le 50sfumature ...continue

    Dura la vita delle donne, durissima quella delle scrittrici*, impossibile quella delle suddette nell'800 se avevano qualcosa da dire che non fosse un romanzo gotico (*le eleneferrante o le 50sfumature son sempre esistite) o edificanti storielle ad uso delle giovin pulzelle.
    Anne Bronte ci prova a darci la sua visione del mondo, parecchio in anticipo sui tempi, e sul ruolo della donna. Ruolo che relegava la donna a figura gregaria, definita solo dal matrimonio (pure essere "figlia di" non era una garanzia).
    Il tentativo di AB risente di alcuni vizi di forma: la struttura del romanzo (che cerca di andare incontro ai gusti dell'epoca - epistolare e diaristica, narrata in prima persona) alla fin fine è improbabile e in alcuni punti indigesta; l'evoluzione del protagonista è del tutto lasciata all'immaginazione del lettore (al contrario di Helen che vien, seguita in ogni piega dell'anima).
    Nella prima parte, Gilbert giovanotto di belle speranze e piccolo patrimonio vive come un principino servito dalla madre e dalla sorella Rose (cosa che quest'ultima non cessa mai di fargli notare, a lui tutto e dovuto e lei tutto gli deve, in quanto femmina). Il paesotto dove vive Gilbert viene risvegliato dall'arrivo di Helen, una misteriosa sconosciuta, presunta vedova con figlioletto, che evita accuratamente la compagnia del vicinato pettegolo e impiccione (la meravigliosa descrizione di Eliza e Jane fa pensare alle sorelle di cenerentola; non solo AB è un tantinello più perfida della divina Jane ma là dove Jane disegna un tratto ironico, AB affonda il pennino sino a distillarne sangue).
    Per Helen le convenzioni sociali sono un basto a cui non può sottrarsi e così si trova invischiata non solo nel gossip, ma nel crescente interesse che Gilbert le dimostra. Non sembri strano che il farfallino si interessi a Helen, è probabilmente l'unico essere pensante nel giro di miglia lui compreso. Infatti, essendo uno stupidotto per di più innamorato travisa tutto e mena due fendenti all'incolpevole amico Lawrence per gelosia. A questo punto il registro narrativo piroetta su se stesso e si cambia l'orizzonte, dando la parola ai diari di Helen. Orrore, in senso letterale e umano. La prima parte è harmony storico puro, la giovinpulzella cerca un'anima bella che la sposi e realizzi la sua vita. Ovviamente – nonostante i saggi consigli della zia – sceglie il peggio delinquente fatuo vanesio e dedito alla bottiglia con notevole costanza, tale Arthur Huntington. Veniamo così trascinati (con un verismo degno di Zola nel descrivere l'abbruttimento del bere e il libertinismo delle classi nobili inglese) nella discesa agli inferi della povera Helena (la cui virtù sfiora l'odioso virtuosismo e solo l'abilità di AB ci evita di trovarla oltremodo odiosa, e parteggiare per suo marito). La società nobiliare inglese è sopravvissuta per pura fortuna vista la quantità di alcool che si è tracannata (abitudine inculcata ai bambini e passato alle colonie americane).
    Helen da credulona giovinetta passa ad essere una consapevole giovane donna sempre più determinata a mollare il bruto per il bene del figlioletto, infatti non vuole lasciarlo esposto a un tale orribile esempio di padre alcolista, violento, blasfemo ma soprattutto puttaniere. Un centinaio di pagine di descrizione del martirio e del conforto celeste potevano esserci risparmiate, ma i resoconti degli stravizi dei compagni/e di libertinaggio sono notevoli (l'inferno dantesco insegna che il peccato fa più share dei paradisiaci paesaggi).
    Alla fine la fuga si concretizza, la storia si ricongiunge e poi – dopo la giusta quota di di misunderstanding – si arriva a un happy end invero un po' stucchevole e insoddisfacente, dopo le tante prese di posizione a favore dell'autodeterminazione femminile.

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  • 4

    Romanzo gradevole. Tematiche non scontate: c'è una certa emancipazione femminile moderata da una religiosità intensa e un po' troppo presente. Nell'insieme piacevole anche se non eccezionale

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  • 4

    Collins si conferma il maestro indiscusso di romanzo melodrammatico e noir. La complessità dei caratteri di personaggi, le descrizioni, la capacità di creare suspense e tenere incollati i lettori alle ...continue

    Collins si conferma il maestro indiscusso di romanzo melodrammatico e noir. La complessità dei caratteri di personaggi, le descrizioni, la capacità di creare suspense e tenere incollati i lettori alle pagine sono segni del suo talento intramontabile. Senza parlare della sua capacità di creare e descrivere le sfumature psicologici e i brillanti duelli di astuzia tra i protagonisti del romanzo.

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  • 4

    Il tema è molto moderno: una giovane donna che ha il coraggio di lasciare il marito dedito a qualsiasi tipo di vizio. Immagino che sia stato uno shock da leggere, per i contemporanei. Il problema è ch ...continue

    Il tema è molto moderno: una giovane donna che ha il coraggio di lasciare il marito dedito a qualsiasi tipo di vizio. Immagino che sia stato uno shock da leggere, per i contemporanei. Il problema è che la protagonista non fa coinvolgere (io ho spesso parteggiato per il marito), chiusa nella sua virtù, rettitudine e nel "sono brava solo io". Non ha difetti, non si lascia andare, ed è molto noiosa.
    Pagine e pagine di donne piene di buone qualità, che cercando di redimere uomini dediti al peccato rendono la lettura molto noiosa, a tratti, e poco stimolante. Perfino l'amante, a un certo punto, dice: "Eh, moglie, io lo amo di più. Da quanto sta come me vedi come è morigerato?". Seriously? Ma andate a divertirvi!
    Non capisco nemmeno come a lei piaccia il giovane Gilbert, permaloso e molto infantile, dopo tutte quelle che ha passato. Lo trovo fuori personaggio.
    Anna Bronte per me si conferma una scrittrice molto brava, che però manca di passione, purtroppo. Lo penso di questo romanzo e di Agnes Grey. Protagoniste troppo perfette e poco approfondite, troppo bisognose di dimostrare che loro fanno tutto giusto e gli altri no. Si finisce con il preferire gli altri pieni di difetti e fallaci.

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