The Tenant of Wildfell Hall

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.0
(316)

Language: English | Number of Pages: 384 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , French , Catalan , Swedish

Isbn-10: 0140620435 | Isbn-13: 9780140620436 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , Others , eBook , Leather Bound

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

Do you like The Tenant of Wildfell Hall ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
This volume completes the acclaimed Clarendon Edition of the Novels of the Brontes. "The Tenant of Wildfell Hall", Anne Bronte's second (and last) novel, was published in June 1848, less than a year before her death. It is the sombre account of the breakdown of a marriage in the face of alcoholism and infidelity. Writing with a power not usually associated with the youngest of the Bronte sisters, Anne portrays the decline of an aristocratic husband whose drunken excesses and domestic violence force his loving wife into a reluctant rebellion.
Sorting by
  • 4

    La signora di Wildfell Hall è la storia di Helen Graham, donna dal passato e presente misteriosi che arriva a disturbare la quieta routine di un piccolo villaggio e la vita del giovane Gilbert, signor ...continue

    La signora di Wildfell Hall è la storia di Helen Graham, donna dal passato e presente misteriosi che arriva a disturbare la quieta routine di un piccolo villaggio e la vita del giovane Gilbert, signorotto servito e riverito dalla madre e dalla sorella. L'ambientazione è quella tipica del romanzo dell'epoca, un villaggio di poche anime, con un pastore che si erige a monumento morale e ragazze nubili alla ricerca di un marito, o future zitelle che ne hanno da dire su tutti.
    Devo essere sincera che la struttura particolare dell'opera non mi è dispiaciuta affatto: si tratta di un romanzo epistolare e il punto di vista centrale è affidato alla penna di Gilbert quasi interamente, eccetto una parte centrale che svela il passato di Helen attraverso le parole scritte nel suo diario; confesso però che la Bronte forse non è riuscita a calarsi pienamente nei panni di Gilbert, le sue parole e il suo amore sono troppo espliciti, troppo palesi e colui che ad inizio romanzo viene descritto come un amante delle donne, a fine libro sembra essere invece tutto l'opposto.

    Helen Graham, la vera protagonista, è una donna che, a dispetto della sua epoca, scegliere di abbandonare il marito e scappare con il figlio dopo la rivelazione di un matrimonio sbagliato e accecato da una fugace passione giovanile. Non è una protagonista del tutto amabile, dopo il suo passato è assai rigida nelle sue idee e molto guardinga, potrebbe anche risultare fredda e i suoi comportamenti spesso lasciano un po' l'amaro in bocca. Mi è piaciuto però il cambiamento da ragazzina innamorata dell'amore, che va contro l'opinione della zia, credulona e annebbiata da un bell'aspetto a donna forte e consapevole, che prende coscienza del fatto di dover partire per il bene suo ma soprattutto del figlio, nonostante le convenzioni del suo tempo.
    Il marito Huntington si rivela essere della peggior specie, un personaggio odioso con i suoi vizi incontrollabili e la sua faccia tosta: un personaggio che davvero mi ha irritata da subito, il suo atteggiamento verso la moglie è inconcepibile, e nelle ultime pagine del diario di Helen si comporta davvero con bassezza. Un uomo (se così si può chiamare) vile e per nulla rispettoso, i suoi tentativi di circuire il figlio e metterlo contro la madre risaltano la sua pessima condotta, per non parlare poi delle attenzioni palesi che rivolge alle altre donne, davanti ad amici e moglie, arrivando addirittura a portarsi a casa stabilmente le amanti.
    Gilbert invece, nonostante abbia modo con le proprie parole di essere caratterizzato al meglio, è forse il personaggio che meno spicca nella storia: il suo cambiamento da ipotetico playboy a incessante corteggiatore non convince del tutto, l'amore che lega poi i due personaggi fa nascere qualche dubbio per la poca naturalezza nel suo svolgimento, si accennano solo piccoli episodi tra i due, qualche incontro fugace e sempre in compagnia del figlio di lei. Dopo che Gilbert saprà l'intera storia i suoi sentimenti saranno ancora più incontrollati e travolgenti, Helen diventa quasi un'ossessione e, dopo la sua partenza, il fatto di non poterle più parlare renderà l'uomo leggermente esasperato ed esagerato. La loro storia d'amore, spesso, risulta eccessivamente spinta e manipolata dall'autrice.

    Nonostante però l'eccessiva melodrammaticità e l'ultima parte che ho trovato inutilmente allungata e in cui l'attenzione ha un momento di calo, la storia generale mi è piaciuta molto, soprattutto la parte che riguarda il passato di Helen. E' vero che il romanzo è impregnato da una pressante vena moralista, i buoni vincono e i cattivi, a meno di una redenzione, perdono, ma come non comprendere Anne dopo le vicende che videro protagonista il fratello Branwell!
    Non è un romanzo perfetto, senza dubbio, ci sono aspetti che potevano esser migliorati e Anne non aveva il grande talento di Charlotte ma personalmente credo che valga la pena ricordare anche la sorella minore delle Bronte; ritengo La signora di Wildfell Hall leggermente superiore ad Agnes Grey, apprezzato comunque a suo tempo per la propria semplicità, per lo svolgimento della trama e non posso dire di non apprezzare quest'autrice o il suo stile.

    said on 

  • 3

    Solo bianco o nero - il grigio non esiste.

    Il testo si snoda su due differenti piani narrativi. Uno è composto dalle lettere che Gilbert Markham scrive ad un suo amico per raccontargli la storia del suo incontro con l’affascinante, misteriosa ...continue

    Il testo si snoda su due differenti piani narrativi. Uno è composto dalle lettere che Gilbert Markham scrive ad un suo amico per raccontargli la storia del suo incontro con l’affascinante, misteriosa e severa vedova, Helen Graham. L’altro è rappresentato dal diario scritto dalla stessa Helen durante l’incontro e il matrimonio con il marito, e che lei stessa consegna a Gilbert per scagionarsi dalle maldicenze di paese.
    La parte del diario avrebbe potuto essere accorciata senza togliere nulla alla piacevolezza della lettura che comunque risulta abbastanza scorrevole. I due piani poi si fondono nella parte finale.

    Questo libro non mi è dispiaciuto nonostante lo stile un po’ esagerato, personaggi per la maggior parte bidimensionali ( o buonissimi o cattivissimi, mai una via di mezzo), alcune situazioni o dialoghi al limite della telenovela, ed un bel po’ di melodramma. Inoltre i continui riferimenti a Dio hanno reso talvolta la lettura un po’ pesante. Queste caratteristiche che personalmente non amo in un romanzo vengono compensate abbondantemente da un interessante e moderno quadro sulla condizione della donna fuori e dentro al matrimonio e sull’educazione degli uomini e delle donne nella società del tempo.

    Helen non risulta una protagonista memorabile, né un personaggio che attira tutte le simpatie , a causa della sua rigidità, il suo zelo morale, e la sua predisposizione a criticare i vizi altrui, dando consigli che poi lei stessa non segue. A differenza di molte donne dell’epoca non viene obbligata a sposarsi, ma decide autonomamente di farlo, attratta dal "bad boy" Arthur Huntingdon e animata dal fine di redimerlo e di insegnarli con l’esempio ad abbandonare le sue abitudini. Lui si rivela dopo il matrimonio un uomo manipolatore, crudele e dedito al vizio dell’alcool. La tradisce pure più volte, portandosi le amanti a casa. Per liberare il figlio dall’esempio paterno che aveva già preso a seguire decide di scappare con un atto di coraggio e si nasconde sotto falso nome a Wildfell Hall, mantenendosi con i guadagni dei suoi quadri.

    Qui conosce i vari abitanti del paese, tra cui proprio quel Gilbert Markham, che dopo varie vicissitudini, finirà per sposare, anche se la loro storia d'amore non è approfondita e risulta poco credibile e convincente. Non mi è piaciuto il personaggio di Gilbert, perché pur essendo un gran lavoratore, moderato nel bere e rispettoso dei tempi di Helen, secondo me è anche troppo viziato, permaloso e infantile per capire una donna come Helen e il suo passato. La scena in cui picchia il suo amico Lawrence, che poi si scopre essere il fratello di Helen, perchè lo crede il suo amante, e poi lo lascia lì ferito nella pioggia, è piuttosto strana e inquietante e sembra sottindendere una impulsività non troppo rassicurante.
    Mi è piaciuto molto il dialogo tra Helen e Mrs Markham sull’educazione dei ragazzi e delle ragazze, l’ho trovato molto moderno e avanti rispetto a i tempi in cui è stato scritto.
    Ho trovato inoltre molto realistica la descrizione dei vizi del marito e dei suoi amici e mi immagino lo scalpore che avrà suscitato il libro alla sua uscita.

    Da questo libro si delinea un quadro molto duro, deprimente e non ottimistico del genere umano e del rapporto uomo e donna e neanche molti dei personaggi secondari si salvano. Ci sono madri che, ansiose di sistemare le figlie soprattutto se prive di consistente dote (perché al primogenito piace spendere e spandere), le obbligano ad accettare una unione sgradita, perché oramai si è sparsa la notizia, chissà cosa potrebbe dire la gente (quello che succede a Milicent Hargrave), oppure ci sono gentiluomini, che dediti ad ogni forma di vizio, vogliono una donna che non rompa loro le scatole e che gli assecondi in tutto e per tutto (vedi Ralph Hattersley).
    Ci sono donne manipolatrici e scaltre (come Annabella Wilmot) che si devono mostrare diversamente per accalappiare lo sciocco di turno per poi mostrare la loro vera natura solo dopo al matrimonio.
    Oppure uomini che per non caldeggiare un duello per vendicare l’onore ferito (come Lord Lowborough), passano per dei pusillanimi, perché l’uomo di carattere vendica nel sangue i torti subiti.
    Per non parlare del viscido Walter Hargrave, che continua a fare avance alla protagonista che è sposata, per di più con un suo amico, in un modo insistente da stalker.

    Insomma si capisce che sia gli uomini che le donne sono ingabbiati in un’educazione di un certo tipo che vuole che entrambi rivestano dei ruoli ben precisi nella vita e nel matrimonio, e che questo schema qui è ferocemente criticato.
    Alla fine i buoni vengono tutti premiati e i cattivi ( tranne quelli che si redimono) tutti puniti secondo una logica di tipo manicheo, con una conclusione un po’ troppo semplicistica viste le premesse, e troppo irreale vista la complessità del mondo che non permette una distinzione netta tra bianco o nero.
    Tre stelline e mezzo.

    said on 

  • 4

    Cara Anne,

    già me l'aspettavo (perché sei una Brontë), ma dopo quattro anni ti ho rivalutato. Il nostro incontro con Agnes Grey mi aveva lasciato indifferente (e un po' delusa), ma, dopo essermi informata, sapev ...continue

    già me l'aspettavo (perché sei una Brontë), ma dopo quattro anni ti ho rivalutato. Il nostro incontro con Agnes Grey mi aveva lasciato indifferente (e un po' delusa), ma, dopo essermi informata, sapevo che con La signora di Wildfell Hall avremmo legato di più. E infatti.
    Se posso permettermi, solo due appunti:
    - E BASTA CO' TUTTO 'STO PURITANESIMO! Le tue protagoniste hanno sempre questi atteggiamenti severi e integerrimi che, a volte, mi urtano (Agnes in particolare, Helen di meno perché mi è piaciuta molto di più come personaggio). Tutta questa religione sempre nel mezzo di ogni discorso mi ha fatto un po' roteare gli occhi, perché mi dava l'impressione di sfociare quasi nel fanatismo;
    - Escludendo pochi e brevi momenti, sei stata un po' troppo parziale: hai riservato ai personaggi che ti stavano simpatici - i "buoni" - tutte le belle descrizioni e le parole gentili per farli piacere pure a noi e ai "cattivi", invece, tutte le peggiori infamie, che, per carità, erano veramente odiosi e meschini, ma alcune volte secondo il mio modesto parere ti sei fatta un po' prendere la mano per farci apprezzare, in contrapposizione, ancor di più i protagonisti < spoiler>(per citarne uno, a esempio, io non ho trovato Walter Hargrave così estremamente condannabile come te)< /spoiler>.
    Per il resto, però, il libro mi è piaciuto molto; l'ho trovato scorrevole, non noioso e, nei momenti in cui potevo leggere, mi ha tenuto incollata alle pagine con un bello stile. Va inoltre lodato per essere stato un romanzo sorprendentemente moderno per l'epoca, coi temi < spoiler>dell'alcolismo, della donna-indipendente che si auto-mantiene lavorando, del matrimonio fallito, della separazione, della maternità sopra ogni cosa, della pietà< /spoiler>.
    Decido, per tutto ciò, di dare 4* piene senza nessun meno. Brava, Nanette.

    said on 

  • 5

    La sorella oscurata

    La definisco così Anne Brontë, "oscurata", perchè, quando si nomina il leggendario trio di sorelle scrittrici Ottocentesche che ancora oggi catturano l'attenzione di così tanti lettori e critici, ella ...continue

    La definisco così Anne Brontë, "oscurata", perchè, quando si nomina il leggendario trio di sorelle scrittrici Ottocentesche che ancora oggi catturano l'attenzione di così tanti lettori e critici, ella è sempre l'ultima ad essere ricordata o citata per il suo contributo letterario.

    Il romanzo - essendo lei morta, i diritti passarono alla sorella Charlotte che decise di non farlo ripubblicare una seconda volta, non si sa se a beneficio di se stessa o per proteggere la memoria della sorella minore - è scritto in forma epistolare, con una voce maschile narrante, quella di Gilbert Markham al cognato, suo destinatario, nell'intento di farlo partecipe delle vicende che l'hanno portato a conoscere sua sorella Helen. In realtà la protagonista è proprio quest'ultima, che ha la sfortuna di contrarre un matrimonio infelice.
    Non intendo spoilerarne la trama ma vorrei soffermarmi su alcuni temi trattati.

    Stilisticamente inappuntabile e originale, la scrittura rispecchia appieno l'animo e i cambiamenti "subiti" dai personaggi nel corso della vicenda (narrata sì in forma epistolare ma anche come diario). Pur vivendo la medesima epoca, Anne dimostra di essere molto più all'avanguardia delle sorelle: contrariamente a Charlotte e ad Emily, la sua Helen all'inizio si dimostra una donna che vorrebbe essere l'angelo che guida e "salva" il marito dalle numerose tentazioni terrene, dai suoi peccati, ma diversamente da Jane Eyre - per fare un esempio - si rende amaramente conto di non poterlo fare. Sicuramente, non può essere definita "romantica" in senso stretto. Ispirata dalla e alla realtà, la scrittrice introduce sin quasi da subito i temi dell'alcolismo, del matrimonio infelice e del tradimento, del vizio fine a se stesso, del confronto di genere che permette all'uomo di essere considerato superiore (per certi versi, soprattutto i più "comodi") alla donna che non è comunque esente da critiche, ponendosi all'avanguardia sulla parità dei sessi, nel bene e nel male, come il lettore attento avrà modo di capire. Helen è una donna che si affida ai principi cristiani e che è disposta a tutto, anche ad abbandonare il tetto coniugale, trasgredendo la legge, nella speranza di poter veder crescere suo figlio all'insegna dei buoni principi. Rispetto agli altri romanzi vittoriani, Anne fa una scelta ben precisa, prediligendo la realtà senza sacrificare i sogni e i desideri della protagonista che cercherà, nonostante le dure prove e i patimenti subiti, la felicità. Cosa non da poco: fosse stata una donna con meno carattere e più fragile, si sarebbe spezzata alle prime intemperie ma la sua Helen è straordinaria nella sua ordinarietà. Ricca di talento per la pittura, cerca di farne un mezzo di sostentamento. Questo si pone in forte antitesi con la morale dell'epoca: "donna e lavoro" (ricordiamo che Anne era un'insegnate e decide di vivere lontano da casa ad un certo punto della sua vita, esclusivamente con i suoi mezzi), così come "separazione/abbandono del marito ed indipendenza della moglie", non vanno a braccetto nell'Inghilterra del tempo. Chi lo leggerà oggi, avrà sicuramente la sensazione di sentirlo molto più vicino alla sua di realtà piuttosto che a quella del lettore dell'epoca. Anticipatrice degli eventi che saranno poi ad appannaggio del Novecento, non si può non rimanere stupefatti del suo lavoro e della sua attenta analisi del periodo storico che Anne si trova a vivere.

    In sintesi, questo capolavoro, moderno e attuale, non solo per i temi trattati ma anche per il modo in cui vengono proposti, non potrà non colpire chiunque gli si dovesse avvicinare. Cattura l'attenzione come una calamita. Per me, 5 stelle più che meritate.

    [..] le più grandi distinzioni terrene e discrepanze di rango, nascita e fortuna sono polvere sul piatto della bilancia in paragone all’unione di pensieri e sentimenti affini, e di cuori e anime che si amano davvero e vanno d’accordo.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    0

    ebook or PDF

    In considerazione del fatto che è pressochè introvabile qualche anima pietosa potrebbe fornirmelo in formato elettronico.
    Vi ringrazio anticipatamente
    R

    said on 

  • 3

    una lettura interessante perchè ci presenta una donna coraggiosa che anticipa il femminismo in modo sorprendente per i tempi. ho trovato i personaggi però un po' stereotipati e la protagonista irrepre ...continue

    una lettura interessante perchè ci presenta una donna coraggiosa che anticipa il femminismo in modo sorprendente per i tempi. ho trovato i personaggi però un po' stereotipati e la protagonista irreprensibile in modo insopportabile, pertanto poco credibile.

    said on 

  • 3

    Una lettura che avevo riservato per l'estate perché era da tanto che volevo leggere questo libro e volevo dedicargli le giuste attenzioni. Purtroppo, forse a causa, appunto, delle troppe aspettative, ...continue

    Una lettura che avevo riservato per l'estate perché era da tanto che volevo leggere questo libro e volevo dedicargli le giuste attenzioni. Purtroppo, forse a causa, appunto, delle troppe aspettative, questo libro mi ha un po' deluso. Anne non regge il paragone con Charlotte purtroppo.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Una lettura a lungo attesa

    Avete presente quei libri che aspettate di leggere da tutta una vita e che quando, poi, arriva il momento di prenderli finalmente in mano, sfogliarli e iniziare a leggerli, vi sembrano ancora più bell ...continue

    Avete presente quei libri che aspettate di leggere da tutta una vita e che quando, poi, arriva il momento di prenderli finalmente in mano, sfogliarli e iniziare a leggerli, vi sembrano ancora più belli di quanto immaginavate? Ecco, questo per me è stato “The Tenant of Wildfell Hall” della meno conosciuta e apprezzata delle tre sorelle Bronte, Anne.
    Fino al 1997 era disponibile anche in Italia col titolo (troppo harmony, a mio modesto parere) “Il segreto della signora in nero”, salvo poi finire fuori catalogo e risultare introvabile per più di quindici anni. Fino a quando la casa editrice Neri Pozza non ha avuto recentemente la bellissima idea di ripubblicarlo, col titolo più vicino all’originale, “La signora di Wildfell Hall”.
    Avendo studiato e amato la storia e le opere delle sorelle Bronte, già conoscevo la trama del secondo ed ultimo romanzo della minore delle tre sorelle, quindi lo svolgimento della storia non è stata una sorpresa per me, ma non per questo ho apprezzato di meno lo stile e le varie vicende che compongono la trama di questo romanzo.
    Impostato come romanzo epistolare, tramite le lettere del protagonista Gilbert Markham al suo amico e cognato A. J. Halford, il primo narra dell’arrivo della misteriosa signora Helen Graham, vedova con un figlio piccolo, Arthur, nel vecchio maniero di Wildfell Hall. Subito, la giovane e piacente vedova attira l’attenzione di tutto il vicinato, formato da persone annoiate che non trovano niente di meglio da fare che spettegolare e malignare e molti trovano un divertimento ideale in Helen, dal comportamento schivo e misterioso, che si mantiene autonomamente vendendo i quadri dipinti da lei stessa, e che non vuole assolutamente che suo figlio beva alcolici (sebbene all’epoca fosse uso dare piccole quantità di alcol ai bambini).
    Ma, dopo un iniziale e breve rapporto teso e difficile, Gilbert si lascia conquistare dalla vivacità del piccolo Arthur e dal carattere della giovane Helen, finendo per innamorarsi di quest’ultima e venendo alla fine ricambiato. Ma ben presto, tra le varie malignità messe in giro dai membri della comunità e gli avvenimenti della sua vita passata che Helen si ostina a mantenere segreti, i rapporti iniziano a farsi tesi, e Gilbert finisce per dubitare della condotta della donna.
    Alla fine, Helen decide di consegnare a Gilbert il suo diario per dimostrargli la sua buona fede, permettendo solo a lui di conoscere il suo passato e il perché della sua presenza lì, a Wildfell Hall, con suo figlio.
    È qui che nella narrazione epistolare di Gilbert si inserisce il blocco più ampio del romanzo, ovvero il diario di Helen Graham, al secolo Helen Lawrence che, giovanissima e innamorata, scelse di sposare Arthur Huntingdon, giovane tanto affascinante quanto fatuo e dedito ad ogni tipo di vizio, sicura di poterlo redimere con il suo amore e la sua fede in Dio. Purtroppo, Helen finirà per pentirsi amaramente della sua scelta.
    Qui mi fermo per non togliere ad altri il piacere della lettura.
    Conosciuta principalmente per il suo primo romanzo “Agnes Grey”, oscurata dalla fama delle due sorelle maggiori, Charlotte ed Emily, e dai loro romanzi più emozionanti, “Jane Eyre” e “Cime tempestose”, Anne merita un uguale riconoscimento, almeno per questo suo ultimo romanzo, che non ha nulla da invidiare a quelli delle sorelle. Forse distante da loro per la totale assenza dell’elemento romantico e gotico che li caratterizza, “La signora di Wildfell Hall” si pone su un piano più realistico e, visti molti temi trattati, compreso l’uso di un linguaggio forte, risulta anche un romanzo rivoluzionario, soprattutto per la sua matrice protofemminista.
    E, guardando molti tragici fatti di cronaca che riempiono i giornali e i notiziari televisivi, riguardanti violenze e abusi domestici e femminicidio, è anche un romanzo moderno ed attuale. Quindi, visto nell’epoca in cui è stato scritto, è un romanzo che ha precorso i tempi, e quindi finito a forza nell’oblio perché non compreso dalla critica che lo condannò per il linguaggio e per i temi trattati, e neanche da Charlotte, la quale, alla morte delle sorelle minori, curò le successive edizioni dei loro romanzi, decidendo di omettere il secondo e ultimo romanzo di Anne, forse per invidia come molti sussurrano, oppure per proteggere la memoria della sorella più piccola da critiche future, e anche perché nella crudele, triste e tragica figura di Arthur Huntingdon era troppo evidente l’immagine di Branwell Bronte, il loro fratello alcolizzato, morto di delirium tremens poco prima delle sorelle.
    Non c’è nulla da obbiettare a questo romanzo, ben strutturato e ben scritto. Forse potrebbe risultare un po’ pesante per le varie disquisizioni su Dio; pur essendo quella più predisposta ad uscire fuori dall’ambiente domestico (a tutt’oggi, Anne è l’unica a non essere sepolta nella tomba di famiglia dei Bronte), Anne rimaneva comunque quella con la maggior predisposizione spirituale.
    Al di là di questo dettaglio e della mole del romanzo (590 pagine), è un romanzo che consiglio a tutti, alle donne che sanno cosa vuol dire fare grandi sacrifici nella vita, ma soprattutto agli uomini che troppe volte danno per scontato l’amorevole e preziosa presenza femminile che li accompagna per la maggior parte della loro esistenza.

    said on 

  • 4

    È l'ultimo romanzo delle sorelle Brontë che mi restava. Perché ho atteso tanto? Mi era piaciuto (anche se non da impazzire) Agnes Grey, ma dopo aver letto le riserve di Charlotte, le frasi con cui sco ...continue

    È l'ultimo romanzo delle sorelle Brontë che mi restava. Perché ho atteso tanto? Mi era piaciuto (anche se non da impazzire) Agnes Grey, ma dopo aver letto le riserve di Charlotte, le frasi con cui sconsigliava la pubblicazione di questo romanzo, ho esitato prima di intraprenderne la lettura: non mi resta più così tanto tempo per leggere tutti i libri che vorrei, e non me la sento più di rischiare.
    Invece, 'The Tenant of Wildfell Hall' mi è piaciuto molto; e adesso credo di aver capito perché Charlotte dichiarava con tanta decisione che Anne qui "parlava di cose ... di cui non sapeva nulla". Il dissoluto marito della protagonista, Arthur Huntington, somiglia come una goccia d'acqua al loro amato fratello Branwell, e non c'è da stupirsi né che l'autrice fosse in grado di disegnarlo con inaspettata competenza, né che la sua 'promotrice editoriale' potesse sentirsene turbata.
    Tutto il resto (la passionalità, la religiosità, l'impulsività dei protagonisti; il ricorso alla narrazione di secondo grado e, occasionalmente, allo stile epistolare) è fortemente, splendidamente Brontiano. Io preferisco in genere lo stile distaccato, ironico, intellettualmente superiore della Austen o anche della Edgeworth, ma questo non mi ha impedito di riconoscere la grande qualità di quest'opera.

    said on 

Sorting by