The Tenant of Wildfell Hall

(Bronte Sisters Collection)

By

Publisher: Charnwood

4.0
(337)

Language: English | Number of Pages: 799 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , French , Catalan , Swedish

Isbn-10: 0708989519 | Isbn-13: 9780708989517 | Publish date:  | Edition Largeprint

Also available as: Paperback , Audio CD , Audio Cassette , Others , eBook , Leather Bound

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 4

    Un'opera figlia del suo tempo, ma con spunti ancora attuali.

    Un carattere schivo, mite, e una forte religiosità: è in questi termini che viene solitamente ricordata Anne, la più giovane delle sorelle Brontë, spesso messa in secondo piano rispetto alle più volit ...continue

    Un carattere schivo, mite, e una forte religiosità: è in questi termini che viene solitamente ricordata Anne, la più giovane delle sorelle Brontë, spesso messa in secondo piano rispetto alle più volitive Charlotte e Emily, tanto da essere definita un loro "pallido esempio".

    Due i suoi romanzi, Agnes Grey del 1847 e The Tenant of Wildfell Hall del 1848.

    Se il primo ha spesso risentito del confronto con il più celebre Jane Eyre di Charlotte, il secondo brilla maggiormente di luce propria grazie a diversi pregi sia per nella struttura del racconto sia per alcuni contenuti.

    La signora di Wildfell Hall si apre come romanzo epistolare, raccolta della corrispondenza tra il maturo Gilbert Markham e il suo giovane cognato.
    L'uomo rievoca l'incontro con Helen Graham, misteriosa e schiva vedova, stabilitasi da un giorno all'altro a Wildfell Hall. La donna è molto restia a parlare di sé, come se avesse qualcosa da nascondere, e questo, insieme alla sua indubbia bellezza, facilita la diffusione di chiacchiere nel pettegolo vicinato.
    Con molta difficoltà e pazienza, Gilbert riesce pian piano a conquistare la fiducia di Helen, ma tutto è messo in discussione quando alcune maldicenze sembrano trovare un certo fondamento.
    L'idea di interrompere i rapporti con l'appena acquisito amico a causa di un malinteso, spinge Helen a consegnarli il suo diario, in modo che Gilbert possa conoscere attraverso le sue parole più sincere la verità sul suo passato.
    Inizia così il vero cuore del romanzo, il memoriale di Helen, la parte più viva e che fornisce ancora oggi attuali spunti di riflessione.
    Quello di Helen è il racconto di un matrimonio infelice, e non vengono taciuti né episodi di bagordi in preda ai fumi dell'alcol né amare riflessioni sulla condizione delle donne e delle mogli, molto spesso poco più di una merce di scambio, soggette al volere della famiglia o del marito.
    Sebbene alimentata da profonda carità cristiana e disposta ad accettare qualsiasi prova, non importa quanto dura, in questa esistenza terrena nella prospettiva della futura ricompensa nell'altra, Helen non è una donna che china sempre il capo. Forte della sua tempra morale e supportata da un'incrollabile fede nei propri principi, capisce quando è il momento di dire basta, e decide di riappropriarsi della sua vita, pronta a badare a se stessa e a suo figlio, contando solo sulle sue forze e sulle proprie capacità per guadagnarsi da vivere con un lavoro.
    È soprattuto in questo che si può rintracciare la modernità di un personaggio come Helen, comunque non privo di difetti: è per ostinazione che si sposa, illudendosi di poter "salvare" da se stesso l'uomo di cui si è invaghita, e nel suo rigore morale c'è anche un certo bigottismo, e un fervore talvolta eccessivo.
    Helen rimane una figlia del suo tempo, ma parallelamente si fa portavoce di alcune istanze proto-femministe, ovviamente da contestualizzare; impossibile non sentire una certa rabbia nella parole della Brontë in quello che può essere visto come un appello per una maggiore emancipazione femminile.
    Non sorprende quindi che l'opera sia stata tacciata in epoca vittoriana di essere fin troppo esplicita nel suo mettere in scena le possibili miserie quotidiane della vita matrimoniale, usualmente dipinta come approdo felice dopo le tante peregrinazioni della tipica eroina dei romanzi contemporanei; la stessa Charlotte non ha condiviso questa scelta di Anne, probabilmente perché nel ritratto dell'alcolizzato Arthur Huntington non era difficile rintracciare l'infelice Branwell Brontë.
    Nonostante le critiche, Anne è sempre rimasta ferma nelle proprie convinzioni e scelte da come artista, tanto da scrivere nella prefazione alla seconda edizione di La signora di Wildfell Hall:

    “When we have to do with vice and vicious characters, I maintain it is better to depict them as they really are than as they would wish to appear. To represent a bad thing in its least offensive light, is doubtless the most agreeable course for a writer of fiction to pursue; but is it the most honest, or the safest? Is it better to reveal the snares and pitfalls of life to the young and thoughtless traveller, or to cover them with branches and flowers? O Reader! if there were less of this delicate concealment of facts–this whispering ‘Peace, peace’, when there is no peace,there would be less of sin and misery to the young of both sexes who are left to wring their bitter knowledge from experience.”

    In conclusione, The Tenant of Wildfell Hall è un'opera da riscoprire sia per riconoscere il giusto tributo ad un'autrice spesso messa in ombra dal talento delle più acclamate sorelle sia per l'attualità di alcuni temi.

    said on 

  • 3

    Ci ho messo un po' a decidere la mia opinione su questo romanzo, perché, mentre lo leggevo, è oscillata pericolosamente tra i due estremi «Oddio che brutto!» e «Geniale!» (donde il voto che è un po' ...continue

    Ci ho messo un po' a decidere la mia opinione su questo romanzo, perché, mentre lo leggevo, è oscillata pericolosamente tra i due estremi «Oddio che brutto!» e «Geniale!» (donde il voto che è un po' una media delle due reazioni).
    Non ho mai capito perché Anne Bronte sia considerata "inferiore" alle altre due sorelle (tant'è che io non credo di averla mai studiata): ha delle trovate stilistiche piuttosto singolari che, invece, non ho trovato nei romanzi delle sorelle (almeno in quelli che ho letto). Se c'è una cosa che ho apprezzato tantissimo in questo romanzo, è stato l'utilizzo di diversi piani narrativi e il modo in cui li ha inseriti: all'inizio sembra, un semplice romanzo epistolare; poi, all'interno delle lettere, vengono copiati interi passi del diario privato della seconda narratrice; infine, si ritorna alle lettere del primo narratore, nelle quali Gilbert inserisce alcuni passi delle lettere di Helen, la protagonista femminile.
    Tuttavia, se, da un punto di vista stilistico, non posso che elogiare l'autrice, non riesco ad essere così positiva per quanto riguarda i personaggi. Che, lo ammetto, non mi sono piaciuti per niente. Certo, è comprensibile che personaggi come Helen e suo marito mi siano lontani, sia per idee sia per comportamenti; tuttavia, non è tanto questo ad avermi disturbato (amo i romanzi di questo periodo e li accetto sempre i personaggi come figli del loro tempo), quanto la stupidità intrinseca di Helen: come fai, per esempio, a metterti a scrivere un diario nella stessa stanza dove c'è tuo marito? Va bene che pensava dormisse, ma sta parlando male di lui, sta confidando alle sue pagine il metodo che utilizzerà per scappare, dovrebbe stare molto più attenta. D'accordo, è un espediente narrativo, ma a me non è piaciuto.
    Ciò che però davvero non sono riuscita a sopportare è la quasi ossessione che la donna ha per gli insegnamenti religiosi: Helen mi ha ricordato tanto la Lucia di manzoniana memoria (e infatti non sopporto neanche lei), elevandosi ad un livello superiore: non è possibile che ogni sua pagina, ogni sua battuta sia infarcita non soltanto di buonismo e filosofia cristiana, ma di intere citazioni tratte dalla Bibbia. Helen è il tipico personaggio che perdonerebbe anche il prropio assassino e che ha assoluta fiducia in quello che Dio ha in serbo per lei - nonostante, c'è da dirlo, ogni tanto prenda l'iniziativa, più per salvare suo figlio che per se stessa.
    Per concludere se, oggettivamente, lo trovo un romanzo ben fatto e ben strutturato, dall'altro , proprio a causa della protagonista, non sono riuscita a gustarmelo fino in fondo (un po' come è accaduto con Agnes Gray): evidentemente il pensiero di Anne Bronte proprio non fa per me.

    said on 

  • 3

    davvero bello....

    .... mi piacciono molto i libri della "sorellina" Broente, mi spiace solo che non sia vissuta abbastanza a lungo per poter dar fondo al suo talento!

    said on 

  • 4

    Mite e sottomessa a chi?

    [Mi piace leggere rimanendo nel mio tempo: da un libro cerco di trarre vantaggio, consiglio, beneficio, oltre che piacere, restando ancorata alla mia realtà e alla mia interiorità, senza eccedere nel ...continue

    [Mi piace leggere rimanendo nel mio tempo: da un libro cerco di trarre vantaggio, consiglio, beneficio, oltre che piacere, restando ancorata alla mia realtà e alla mia interiorità, senza eccedere nella storicizzazione dell'opera, perché non sono una critica letteraria né una studiosa, ma solo una lettrice media e da lettrice media voglio assaporare parole e sentimenti che altri scrissero e provarono, al di là delle critiche, delle storicizzazioni, appunto, e delle comparazioni . Ovviamente, il contesto storico in cui l'opera che leggo fu creata e il legame con le opere coeve hanno una grande importanza, tanto da farmi sempre documentare ed informare, ma non sono tutto e non condizionano troppo la mia lettura. La letteratura, quando è grande letteratura, va ben oltre il suo tempo e oltre i limiti geografici imposti dalle sue origini, perché essa è una fonte inesauribile di umanità e passaggio di valori e di idee da una generazione all'altra. E anche di condivisione].

    La lettura de "La signora di Wildfell Hall" è stata per me un'immersione nella Storia delle donne, come se il tempo, dalla creazione del romanzo ad oggi, non fosse trascorso.Nonostante l'ingiusta e scorretta considerazione che Charlotte formulò ai danni del romanzo e al di là del buio e del semi-oblio che per anni ed anni lo ha avvolto, ho trovato quest'opera rivoluzionaria nel suo genere e molto coraggiosa. Anne Bronte racconta le vicende di Helen e di come la sua vita matrimoniale sia diventata un vero inferno; di come da giovanissima si sia innamorata dell'uomo sbagliato e di come sia divenuta vittima di un aguzzino spietato e violento. Niente di nuovo sotto il sole. L'A. non risparmia il lettore dei dettagli e non stende veli pietosi sulle ingiurie che Helen subisce: amanti del marito portate in casa e sbornie sguaiate, ospiti di pessimo livello e avances sessuali spudorate e forse anche altre violenze di cui Anne non parla, perché sarebbe troppo perfino per lei, ma che noi, donne di un'altra epoca, possiamo intuire.
    La violenza fisica e psicologica sulla donna, una sconcezza fin troppo antica che opprime e devasta le donne di ogni luogo e di ogni tempo, viene raccontata da una ragazza morta nubile a 29 anni, che sua sorella maggiore ci descrive come mite e sottomessa. Mite e sottomessa? In fondo Anne fu, delle Bronte, quella che soggiornò più a lungo fuori casa per lavorare, quella a cui erano fortemente a cuore indipendenza ed autonomia, quella che scelse di morire lontano da Haworth, probabilmente quella che soffrì di più le angherie e le umiliazioni nel suo ruolo di istitutrice e quella che, morendo senza un lamento, ebbe parole di consolazione per sua sorella Charlotte. Più che mite, Anne fu forte e tutt'altro che semplice; quest'opera lo dimostra, per la tematica che tratta, antica come il mondo e presentata al mondo con coraggio, ma anche per certe considerazioni e profondissime riflessioni che solo una donna che ha sofferto o che ha partecipato all'altrui sofferenza poteva formulare. E non è importante capire a chi può essersi ispirata, perché basta guardarsi intorno: purtroppo c'è sempre una sorella o un'amica o una conoscente o una vicina di casa che subisce e che vive nel terrore. E questo è vero ora come era vero allora. Perché imputare ad Anne un'incongruenza nella scelta del soggetto? In fondo la violenza sulle donne è una questione antica che riguarda tutte noi, anche quando non siamo interessate in prima persona.
    Ovviamente Helen è una tosta: pura e sincera, ma forte e solida come una quercia, disposta a subire, ma anche pronta a fuggire per salvare sé e suo figlio. Mi piace. Mi piace meno quando ci rifila i suoi pistolotti sull'amore di Dio e sul pentimento, ma la spiritualità e la forza religiosa fanno parte del personaggio e costituiscono la sua unica arma di difesa. In fondo non esistevano ancora, per la violenza di genere, assistenti sociali e centri anti-violenza.
    Un gran bel romanzo, davvero, tramandatoci con coraggio e speranza, come in una bottiglia nell'oceano del tempo.

    said on 

  • 4

    La signora di Wildfell Hall è la storia di Helen Graham, donna dal passato e presente misteriosi che arriva a disturbare la quieta routine di un piccolo villaggio e la vita del giovane Gilbert, signor ...continue

    La signora di Wildfell Hall è la storia di Helen Graham, donna dal passato e presente misteriosi che arriva a disturbare la quieta routine di un piccolo villaggio e la vita del giovane Gilbert, signorotto servito e riverito dalla madre e dalla sorella. L'ambientazione è quella tipica del romanzo dell'epoca, un villaggio di poche anime, con un pastore che si erige a monumento morale e ragazze nubili alla ricerca di un marito, o future zitelle che ne hanno da dire su tutti.
    Devo essere sincera che la struttura particolare dell'opera non mi è dispiaciuta affatto: si tratta di un romanzo epistolare e il punto di vista centrale è affidato alla penna di Gilbert quasi interamente, eccetto una parte centrale che svela il passato di Helen attraverso le parole scritte nel suo diario; confesso però che la Bronte forse non è riuscita a calarsi pienamente nei panni di Gilbert, le sue parole e il suo amore sono troppo espliciti, troppo palesi e colui che ad inizio romanzo viene descritto come un amante delle donne, a fine libro sembra essere invece tutto l'opposto.

    Helen Graham, la vera protagonista, è una donna che, a dispetto della sua epoca, scegliere di abbandonare il marito e scappare con il figlio dopo la rivelazione di un matrimonio sbagliato e accecato da una fugace passione giovanile. Non è una protagonista del tutto amabile, dopo il suo passato è assai rigida nelle sue idee e molto guardinga, potrebbe anche risultare fredda e i suoi comportamenti spesso lasciano un po' l'amaro in bocca. Mi è piaciuto però il cambiamento da ragazzina innamorata dell'amore, che va contro l'opinione della zia, credulona e annebbiata da un bell'aspetto a donna forte e consapevole, che prende coscienza del fatto di dover partire per il bene suo ma soprattutto del figlio, nonostante le convenzioni del suo tempo.
    Il marito Huntington si rivela essere della peggior specie, un personaggio odioso con i suoi vizi incontrollabili e la sua faccia tosta: un personaggio che davvero mi ha irritata da subito, il suo atteggiamento verso la moglie è inconcepibile, e nelle ultime pagine del diario di Helen si comporta davvero con bassezza. Un uomo (se così si può chiamare) vile e per nulla rispettoso, i suoi tentativi di circuire il figlio e metterlo contro la madre risaltano la sua pessima condotta, per non parlare poi delle attenzioni palesi che rivolge alle altre donne, davanti ad amici e moglie, arrivando addirittura a portarsi a casa stabilmente le amanti.
    Gilbert invece, nonostante abbia modo con le proprie parole di essere caratterizzato al meglio, è forse il personaggio che meno spicca nella storia: il suo cambiamento da ipotetico playboy a incessante corteggiatore non convince del tutto, l'amore che lega poi i due personaggi fa nascere qualche dubbio per la poca naturalezza nel suo svolgimento, si accennano solo piccoli episodi tra i due, qualche incontro fugace e sempre in compagnia del figlio di lei. Dopo che Gilbert saprà l'intera storia i suoi sentimenti saranno ancora più incontrollati e travolgenti, Helen diventa quasi un'ossessione e, dopo la sua partenza, il fatto di non poterle più parlare renderà l'uomo leggermente esasperato ed esagerato. La loro storia d'amore, spesso, risulta eccessivamente spinta e manipolata dall'autrice.

    Nonostante però l'eccessiva melodrammaticità e l'ultima parte che ho trovato inutilmente allungata e in cui l'attenzione ha un momento di calo, la storia generale mi è piaciuta molto, soprattutto la parte che riguarda il passato di Helen. E' vero che il romanzo è impregnato da una pressante vena moralista, i buoni vincono e i cattivi, a meno di una redenzione, perdono, ma come non comprendere Anne dopo le vicende che videro protagonista il fratello Branwell!
    Non è un romanzo perfetto, senza dubbio, ci sono aspetti che potevano esser migliorati e Anne non aveva il grande talento di Charlotte ma personalmente credo che valga la pena ricordare anche la sorella minore delle Bronte; ritengo La signora di Wildfell Hall leggermente superiore ad Agnes Grey, apprezzato comunque a suo tempo per la propria semplicità, per lo svolgimento della trama e non posso dire di non apprezzare quest'autrice o il suo stile.

    said on 

  • 3

    Solo bianco o nero - il grigio non esiste.

    Il testo si snoda su due differenti piani narrativi. Uno è composto dalle lettere che Gilbert Markham scrive ad un suo amico per raccontargli la storia del suo incontro con l’affascinante, misteriosa ...continue

    Il testo si snoda su due differenti piani narrativi. Uno è composto dalle lettere che Gilbert Markham scrive ad un suo amico per raccontargli la storia del suo incontro con l’affascinante, misteriosa e severa vedova, Helen Graham. L’altro è rappresentato dal diario scritto dalla stessa Helen durante l’incontro e il matrimonio con il marito, e che lei stessa consegna a Gilbert per scagionarsi dalle maldicenze di paese.
    La parte del diario avrebbe potuto essere accorciata senza togliere nulla alla piacevolezza della lettura che comunque risulta abbastanza scorrevole. I due piani poi si fondono nella parte finale.

    Questo libro non mi è dispiaciuto nonostante lo stile un po’ esagerato, personaggi per la maggior parte bidimensionali ( o buonissimi o cattivissimi, mai una via di mezzo), alcune situazioni o dialoghi al limite della telenovela, ed un bel po’ di melodramma. Inoltre i continui riferimenti a Dio hanno reso talvolta la lettura un po’ pesante. Queste caratteristiche che personalmente non amo in un romanzo vengono compensate abbondantemente da un interessante e moderno quadro sulla condizione della donna fuori e dentro al matrimonio e sull’educazione degli uomini e delle donne nella società del tempo.

    Helen non risulta una protagonista memorabile, né un personaggio che attira tutte le simpatie , a causa della sua rigidità, il suo zelo morale, e la sua predisposizione a criticare i vizi altrui, dando consigli che poi lei stessa non segue. A differenza di molte donne dell’epoca non viene obbligata a sposarsi, ma decide autonomamente di farlo, attratta dal "bad boy" Arthur Huntingdon e animata dal fine di redimerlo e di insegnarli con l’esempio ad abbandonare le sue abitudini. Lui si rivela dopo il matrimonio un uomo manipolatore, crudele e dedito al vizio dell’alcool. La tradisce pure più volte, portandosi le amanti a casa. Per liberare il figlio dall’esempio paterno che aveva già preso a seguire decide di scappare con un atto di coraggio e si nasconde sotto falso nome a Wildfell Hall, mantenendosi con i guadagni dei suoi quadri.

    Qui conosce i vari abitanti del paese, tra cui proprio quel Gilbert Markham, che dopo varie vicissitudini, finirà per sposare, anche se la loro storia d'amore non è approfondita e risulta poco credibile e convincente. Non mi è piaciuto il personaggio di Gilbert, perché pur essendo un gran lavoratore, moderato nel bere e rispettoso dei tempi di Helen, secondo me è anche troppo viziato, permaloso e infantile per capire una donna come Helen e il suo passato. La scena in cui picchia il suo amico Lawrence, che poi si scopre essere il fratello di Helen, perchè lo crede il suo amante, e poi lo lascia lì ferito nella pioggia, è piuttosto strana e inquietante e sembra sottindendere una impulsività non troppo rassicurante.
    Mi è piaciuto molto il dialogo tra Helen e Mrs Markham sull’educazione dei ragazzi e delle ragazze, l’ho trovato molto moderno e avanti rispetto a i tempi in cui è stato scritto.
    Ho trovato inoltre molto realistica la descrizione dei vizi del marito e dei suoi amici e mi immagino lo scalpore che avrà suscitato il libro alla sua uscita.

    Da questo libro si delinea un quadro molto duro, deprimente e non ottimistico del genere umano e del rapporto uomo e donna e neanche molti dei personaggi secondari si salvano. Ci sono madri che, ansiose di sistemare le figlie soprattutto se prive di consistente dote (perché al primogenito piace spendere e spandere), le obbligano ad accettare una unione sgradita, perché oramai si è sparsa la notizia, chissà cosa potrebbe dire la gente (quello che succede a Milicent Hargrave), oppure ci sono gentiluomini, che dediti ad ogni forma di vizio, vogliono una donna che non rompa loro le scatole e che gli assecondi in tutto e per tutto (vedi Ralph Hattersley).
    Ci sono donne manipolatrici e scaltre (come Annabella Wilmot) che si devono mostrare diversamente per accalappiare lo sciocco di turno per poi mostrare la loro vera natura solo dopo al matrimonio.
    Oppure uomini che per non caldeggiare un duello per vendicare l’onore ferito (come Lord Lowborough), passano per dei pusillanimi, perché l’uomo di carattere vendica nel sangue i torti subiti.
    Per non parlare del viscido Walter Hargrave, che continua a fare avance alla protagonista che è sposata, per di più con un suo amico, in un modo insistente da stalker.

    Insomma si capisce che sia gli uomini che le donne sono ingabbiati in un’educazione di un certo tipo che vuole che entrambi rivestano dei ruoli ben precisi nella vita e nel matrimonio, e che questo schema qui è ferocemente criticato.
    Alla fine i buoni vengono tutti premiati e i cattivi ( tranne quelli che si redimono) tutti puniti secondo una logica di tipo manicheo, con una conclusione un po’ troppo semplicistica viste le premesse, e troppo irreale vista la complessità del mondo che non permette una distinzione netta tra bianco o nero.
    Tre stelline e mezzo.

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  • 4

    Cara Anne,

    già me l'aspettavo (perché sei una Brontë), ma dopo quattro anni ti ho rivalutato. Il nostro incontro con Agnes Grey mi aveva lasciato indifferente (e un po' delusa), ma, dopo essermi informata, sapev ...continue

    già me l'aspettavo (perché sei una Brontë), ma dopo quattro anni ti ho rivalutato. Il nostro incontro con Agnes Grey mi aveva lasciato indifferente (e un po' delusa), ma, dopo essermi informata, sapevo che con La signora di Wildfell Hall avremmo legato di più. E infatti.
    Se posso permettermi, solo due appunti:
    - E BASTA CO' TUTTO 'STO PURITANESIMO! Le tue protagoniste hanno sempre questi atteggiamenti severi e integerrimi che, a volte, mi urtano (Agnes in particolare, Helen di meno perché mi è piaciuta molto di più come personaggio). Tutta questa religione sempre nel mezzo di ogni discorso mi ha fatto un po' roteare gli occhi, perché mi dava l'impressione di sfociare quasi nel fanatismo;
    - Escludendo pochi e brevi momenti, sei stata un po' troppo parziale: hai riservato ai personaggi che ti stavano simpatici - i "buoni" - tutte le belle descrizioni e le parole gentili per farli piacere pure a noi e ai "cattivi", invece, tutte le peggiori infamie, che, per carità, erano veramente odiosi e meschini, ma alcune volte secondo il mio modesto parere ti sei fatta un po' prendere la mano per farci apprezzare, in contrapposizione, ancor di più i protagonisti < spoiler>(per citarne uno, a esempio, io non ho trovato Walter Hargrave così estremamente condannabile come te)< /spoiler>.
    Per il resto, però, il libro mi è piaciuto molto; l'ho trovato scorrevole, non noioso e, nei momenti in cui potevo leggere, mi ha tenuto incollata alle pagine con un bello stile. Va inoltre lodato per essere stato un romanzo sorprendentemente moderno per l'epoca, coi temi < spoiler>dell'alcolismo, della donna-indipendente che si auto-mantiene lavorando, del matrimonio fallito, della separazione, della maternità sopra ogni cosa, della pietà< /spoiler>.
    Decido, per tutto ciò, di dare 4* piene senza nessun meno. Brava, Nanette.

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  • 5

    La sorella oscurata

    La definisco così Anne Brontë, "oscurata", perchè, quando si nomina il leggendario trio di sorelle scrittrici Ottocentesche che ancora oggi catturano l'attenzione di così tanti lettori e critici, ella ...continue

    La definisco così Anne Brontë, "oscurata", perchè, quando si nomina il leggendario trio di sorelle scrittrici Ottocentesche che ancora oggi catturano l'attenzione di così tanti lettori e critici, ella è sempre l'ultima ad essere ricordata o citata per il suo contributo letterario.

    Il romanzo - essendo lei morta, i diritti passarono alla sorella Charlotte che decise di non farlo ripubblicare una seconda volta, non si sa se a beneficio di se stessa o per proteggere la memoria della sorella minore - è scritto in forma epistolare, con una voce maschile narrante, quella di Gilbert Markham al cognato, suo destinatario, nell'intento di farlo partecipe delle vicende che l'hanno portato a conoscere sua sorella Helen. In realtà la protagonista è proprio quest'ultima, che ha la sfortuna di contrarre un matrimonio infelice.
    Non intendo spoilerarne la trama ma vorrei soffermarmi su alcuni temi trattati.

    Stilisticamente inappuntabile e originale, la scrittura rispecchia appieno l'animo e i cambiamenti "subiti" dai personaggi nel corso della vicenda (narrata sì in forma epistolare ma anche come diario). Pur vivendo la medesima epoca, Anne dimostra di essere molto più all'avanguardia delle sorelle: contrariamente a Charlotte e ad Emily, la sua Helen all'inizio si dimostra una donna che vorrebbe essere l'angelo che guida e "salva" il marito dalle numerose tentazioni terrene, dai suoi peccati, ma diversamente da Jane Eyre - per fare un esempio - si rende amaramente conto di non poterlo fare. Sicuramente, non può essere definita "romantica" in senso stretto. Ispirata dalla e alla realtà, la scrittrice introduce sin quasi da subito i temi dell'alcolismo, del matrimonio infelice e del tradimento, del vizio fine a se stesso, del confronto di genere che permette all'uomo di essere considerato superiore (per certi versi, soprattutto i più "comodi") alla donna che non è comunque esente da critiche, ponendosi all'avanguardia sulla parità dei sessi, nel bene e nel male, come il lettore attento avrà modo di capire. Helen è una donna che si affida ai principi cristiani e che è disposta a tutto, anche ad abbandonare il tetto coniugale, trasgredendo la legge, nella speranza di poter veder crescere suo figlio all'insegna dei buoni principi. Rispetto agli altri romanzi vittoriani, Anne fa una scelta ben precisa, prediligendo la realtà senza sacrificare i sogni e i desideri della protagonista che cercherà, nonostante le dure prove e i patimenti subiti, la felicità. Cosa non da poco: fosse stata una donna con meno carattere e più fragile, si sarebbe spezzata alle prime intemperie ma la sua Helen è straordinaria nella sua ordinarietà. Ricca di talento per la pittura, cerca di farne un mezzo di sostentamento. Questo si pone in forte antitesi con la morale dell'epoca: "donna e lavoro" (ricordiamo che Anne era un'insegnate e decide di vivere lontano da casa ad un certo punto della sua vita, esclusivamente con i suoi mezzi), così come "separazione/abbandono del marito ed indipendenza della moglie", non vanno a braccetto nell'Inghilterra del tempo. Chi lo leggerà oggi, avrà sicuramente la sensazione di sentirlo molto più vicino alla sua di realtà piuttosto che a quella del lettore dell'epoca. Anticipatrice degli eventi che saranno poi ad appannaggio del Novecento, non si può non rimanere stupefatti del suo lavoro e della sua attenta analisi del periodo storico che Anne si trova a vivere.

    In sintesi, questo capolavoro, moderno e attuale, non solo per i temi trattati ma anche per il modo in cui vengono proposti, non potrà non colpire chiunque gli si dovesse avvicinare. Cattura l'attenzione come una calamita. Per me, 5 stelle più che meritate.

    [..] le più grandi distinzioni terrene e discrepanze di rango, nascita e fortuna sono polvere sul piatto della bilancia in paragone all’unione di pensieri e sentimenti affini, e di cuori e anime che si amano davvero e vanno d’accordo.

    said on 

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