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The Tenants

By

Publisher: Farrar, Straus and Giroux

3.7
(175)

Language:English | Number of Pages: 248 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , German , Spanish

Isbn-10: 0374521026 | Isbn-13: 9780374521028 | Publish date: 

Preface Aleksandar Hemon

Also available as: Hardcover , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
With a new introduction by Aleksandar Hemon

In The Tenants (1971), Bernard Malamud brought his unerring sense of modern urban life to bear on the conflict between blacks and Jews then inflaming his native Brooklyn. The sole tenant in a rundown tenement, Henry Lesser is struggling to finish a novel, but his solitary pursuit of the sublime grows complicated when Willie Spearmint, a black writer ambivalent toward Jews, moves into the building. Henry and Willie are artistic rivals and unwilling neighbors, and their uneasy peace is disturbed by the presence of Willie's white girlfriend Irene and the landlord Levenspiel's attempts to evict both men and demolish the building. This novel's conflict, current then, is perennial now; it reveals the slippery nature of the human condition, and the human capacity for violence and undoing.
Sorting by
  • 3

    Negritudine

    In una New York esangue, perduta in una notte siderale e di cui si intuiscono le ombre fragili dell'abbandono e le incombenti rovine, due sole lucine filtrano dagli infissi sconnessi di un palazzo in demolizione.
    Potrebbero essere il segno di una residua e tenace speranza di vita e invece s ...continue

    In una New York esangue, perduta in una notte siderale e di cui si intuiscono le ombre fragili dell'abbandono e le incombenti rovine, due sole lucine filtrano dagli infissi sconnessi di un palazzo in demolizione.
    Potrebbero essere il segno di una residua e tenace speranza di vita e invece sono il riverbero bianco di una brace ardente che sotto una soffice cenere cova il seme di un perenne odio razziale e della sua irriducibile forza.
    Per ampi passi si gode di una scrittura smagliante che apre squarci ustionanti sulla natura dell'uomo e sui suoi profondi torrenti di lava, ma a tratti la storia, che ha una sua pregevole originalità, si accartoccia su stessa e si stenta ad uscirne.
    Si scovano però pagine di nitida bellezza.

    said on 

  • 4

    In una sit-com americana il protagonista ospita i genitori a casa. Il protagonista è di origini ebraiche e va a vedere Shindler's List al cinema. Il protagonista non passa del tempo da solo con la sua fidanzata da parecchio e quando sono al cinema se ne fregano del film e si accartocciano con pas ...continue

    In una sit-com americana il protagonista ospita i genitori a casa. Il protagonista è di origini ebraiche e va a vedere Shindler's List al cinema. Il protagonista non passa del tempo da solo con la sua fidanzata da parecchio e quando sono al cinema se ne fregano del film e si accartocciano con passione. I genitori lo vengono a sapere e vanno su tutte le furie. Spesso quando vado a fare la spesa, raramente, faccio una lista di cose che dovrei comprare ma quasi sempre capita che scordo qualcosa. È un mondo di tentazioni in cui attenersi alla lista non credo sia divertente, la lista non può garantire l'esistenza, se scrivo latte nella lista non deve essere scontato che il latte sarà nel mio frigo. Tutto questo me l'ha raccontato l'amico che si è costruito la ragazza, Silvia. A te succederà spesso coi pop corn, immagino, ha detto lui, e io ho annuito. Io stavo leggendo ma mentre mi raccontava lo guardavo con interesse e sospetto
    http://popcornpopcornpop.tumblr.com/post/90550628200
    Che cosa mi stai dicendo?, gli ho chiesto. Ma niente sai stiamo organizzando per il trasferimento a Parigi e ci sono molte cose da comprare e Silvia su questa faccenda delle liste è un'enorme rottura di cazzi. Mi immagino, gli ho detto, quando vi trasferite? Ancora non lo sappiamo, io vorrei aspettare che sia tutto sistemato, vorrei anche trovarmi un lavoro prima, Silvia invece vorrebbe trasferirsi entro un paio di settimane, ha trovato un appartamento bellissimo vicino al Moulin Rouge, nella zona porno, e non vuole lasciarselo scappare. Come va per il resto?, vedo che hai un nuovo aggeggio sul braccio. Sì, mi fa lui, questo è per capire quando il massaggio che le faccio le sta piacendo. Le piacciono i massaggi?, chiedo io. Lascia stare, mi fa lui, è una questione di estrema delicatezza. Ma in sostanza che fa questo pannello?, chiedo io. Mi dice se sto troppo tempo sullo stesso punto, a lei non piace quando sto troppo sullo stesso punto e il plug in è programmato in modo tale che attraverso un semplice calcolo mi dice quando devo cambiare. Ma perché?, dico io. Perché Silvia dice che io quando la massaggio mi distraggo troppo facilmente. In realtà ho delle idee per questo plug in, le ho dette a Silvia e lei dice che sono idee brillanti. Vedrò di svilupparle appena mi sono sistemato a Parigi. Ma ci sentiamo quando parti sì?, non è che sparisci?, chiedo io. Tranquillo, mi fa lui, e io ho cominciato a ridere.

    said on 

  • 2

    Il romanzo parte bene ma poi si avvita su se stesso: impossibile resistere alla tentazione di sovrapporre il protagonista Lesser, in crisi creativa e incapace di mettere un finale al romanzo "sull'amore" che sta scrivendo da dieci anni con lo stesso Malamud, che risolve il problema con un epilogo ...continue

    Il romanzo parte bene ma poi si avvita su se stesso: impossibile resistere alla tentazione di sovrapporre il protagonista Lesser, in crisi creativa e incapace di mettere un finale al romanzo "sull'amore" che sta scrivendo da dieci anni con lo stesso Malamud, che risolve il problema con un epilogo grottesco e improbabile.

    said on 

  • 3

    Libro curioso, non del tutto riuscito direi, ma da non buttar via. Mi ha subito creato quella fastidiosa sensazione che mi danno i libri in cui sin da subito si vede che i protagonisti sono destinati a sprofondare sempre più. Non che io cerchi il “lieto fine” , ma mi irrita un po’ quando tutto si ...continue

    Libro curioso, non del tutto riuscito direi, ma da non buttar via. Mi ha subito creato quella fastidiosa sensazione che mi danno i libri in cui sin da subito si vede che i protagonisti sono destinati a sprofondare sempre più. Non che io cerchi il “lieto fine” , ma mi irrita un po’ quando tutto si svolge su un piano inclinato già segnato dal destino.

    said on 

  • 4

    dallo stato gassoso a quello solido

    Più enigmatico de "Il commesso". Forse anche più sperimentale e sofferto, laddove non si intravede nulla della gioia narrativa che nell'altro romanzo traspariva da un linguaggio luminoso, semplice.
    "Gli inquilinil" narra la storia di Lesser, uno scrittore ebreo trapiantato dedito alla stesu ...continue

    Più enigmatico de "Il commesso". Forse anche più sperimentale e sofferto, laddove non si intravede nulla della gioia narrativa che nell'altro romanzo traspariva da un linguaggio luminoso, semplice.
    "Gli inquilinil" narra la storia di Lesser, uno scrittore ebreo trapiantato dedito alla stesura del finale del Suo libro, che sta portando avanti da dieci anni. Lesser abita in un condominio fatiscente, prossimo alla demolizione, occupato occasionalmente da vandali e mentecatti in compagnia di blatte e topi. Solo nel suo appartamento, Lesser mantiene stagna ed immobile la sua quotidianità, e da li non si muove perché solo li, dice, potrà concludere il suo romanzo. Un giorno, dall'appartamento accanto, avverte il rumore stolido e martellante di una macchina per scrivere: nel condomino cadente si é rintanato anche Will, scrittore di colore. Anche lui ha scelto un appartamento abbandonato per provare a mettere insieme, battuta dopo battuta, un romanzo o un racconto, una poesia o una canzone, qualsiasi cosa che sia scrittura. Tra i due si innesca una relazione pericolosa, fatta di amicizia ambigua e. rivalità in cui andrà di mezzo, con effetti devastanti, anche una donna.
    Tralasciano la questione razziale cui si accenna nella breve introduzione, e tralasciando anche le trasversali riflessioni sul ruolo e lavoro dello scrittore che lampeggiano allarmanti nei serrati dialoghi tra Lesser e Will, ho avuto la netta sensazione che anche in questo libro Malamud rifletta sulla difficoltà di realizzazione delle cose. Ci riflette anzi forse in modo ancora più nudo che altrove, coprendosi a malapena con una struttura narrativa ridotta all'osso e priva di comfort, ed evidenziando con ambienti freddi e rapporti mai dominati da autentico calore umano il passaggio macchinoso dal mondo delle idee al mondo tangibile e definitivo dei fatti.
    Dallo stato gassoso a quello solido.
    La difficoltà di Lesser a finire il libro; la sua maniacale attenzione all'appartamento dove abita, anzi quasi, si rifugia; l'ambiente emotivo che lo circonda ch deve rimanere stagno per permettergli di scrivere; la ricerca paralizzante della frase perfetta e poi i numerosi tentativi di Will, che non approdano mai a niente, e ancora il rapporto tra i due, fatto di paragoni, di controllo del lavoro dell'altro; la competizione in cui entrambi sprofondano per sfuggire la fatica solitaria della creazione: tutto diviene più importante della creazione stessa. E tutto parla tristemente della paura insita nella creazione: é questo il frammento di melodia da cui germina la musica.
    Addirittura il padrone di casa che si presenta periodicamente, ostinato ma mai scortese per esortare gentilmente Lesser a liberargli il condominio per lasciarlo andare avanti, per permettergli di progredire, mi ha ricordato il suono nauseante di una sveglia al mattino, una sveglia che viene continuamente posticipata ed a cui si volgono le spalle, avviluppandosi sempre più nella coperta opponendo le elusive spalle curve della posizione fetale, ostinata nel suo rifiutarsi di crescere, erigersi, affrontare il mondo e la realtà.
    Ecco allora in fondo,ancora più in fondo di questo si parla qui, della negazione della crescita, una crescita che forse riguarda lo scrittore, forse l'individuo, forse la società tutta., decrepita e fatiscente e colpevolmente incapace di crollare e di rinascere delle sue ceneri.
    Questo accade agli alberi,quando autunno troppo mite impedisce alle fogli di cadere: esse rimangono tenaci ai rami, le gemme sono un po' più piccole, per loro non c'e spazio, e a primavera la chioma crescerà meno folta e ancor screziata
    Questo accade anche al cuore che non lascia morire un amore e che in fretta lo rimpiazza con affetti arrugginiti già in partenza.
    Bisogna finire, prima di cominciare, è per finire ci vuol tempo.
    Ma il tempo, ai giorni nostri , non va più di moda.

    said on 

  • 4

    «Vincerò quel cazzo di premio Nobel. Mi daranno un milione di bigliettoni in contanti»

    Dice l'inquilino abusivo, il nero Willie Spearmint, nome d'arte (e perdonategli la modestia) Bill Spear.
    «Dopo di me, Willie. Io lavoro dall’età della pietra e domani è un giorno in più» gli replica l'altro inquilino – quello "regolare" ma con lo sfratto già in tasca – l’ebreo Harry Lesser. ...continue

    Dice l'inquilino abusivo, il nero Willie Spearmint, nome d'arte (e perdonategli la modestia) Bill Spear.
    «Dopo di me, Willie. Io lavoro dall’età della pietra e domani è un giorno in più» gli replica l'altro inquilino – quello "regolare" ma con lo sfratto già in tasca – l’ebreo Harry Lesser. In un grande palazzo newyorkese, in procinto di essere demolito e perciò disabitato e in completa rovina, vivono (vivono scrivendo un libro e il libro, vivendo, li scrive) due scrittori: uno già pubblicato, ma in crisi d'ispirazione, l'altro alla disperata ricerca di un editore, ma con la testa brulicante di idee. Mentre infatti l'ebreo faticosamente trascina da anni la stesura dell'ultimo capitolo di un libro sull'amore, nella vana attesa di un'idea che possa concluderlo degnamente, il suo collega nero non riesce a smettere di battere i tasti della sua antiquata e pesante macchina da scrivere, riempiendo pagine su pagine di una specie di biografia molto amara (la sua?).
    Sono gustosissimi i dialoghi fra i due inquilini, diversi in tutto tranne che nella assoluta esigenza di scrivere. E' una questione di vita o di morte. Più che un romanzo sembra una sceneggiatura o, a tratti, un copione teatrale. Par di vederli i due "scrittori impossibili"!
    Questo libro sfiora, ma non raggiunge secondo me, la grandezza de "Il commesso".

    said on 

  • 4

    Publicado en http://lecturaylocura.com/los-inquilinos/


    Ya hablé de Bernard Malamud en esta reseña de otra novela suya. En este caso, y gracias a la misma editorial podemos gozar nuevamente de otra muestra de su buen hacer; la sencillez argumental de la novela “Los inquilinos” esconde sin e ...continue

    Publicado en http://lecturaylocura.com/los-inquilinos/

    Ya hablé de Bernard Malamud en esta reseña de otra novela suya. En este caso, y gracias a la misma editorial podemos gozar nuevamente de otra muestra de su buen hacer; la sencillez argumental de la novela “Los inquilinos” esconde sin embargo una complejidad de forma y fondo con una serie de ideas que subyacen desde el principio y que vertebran el texto que nos ofreció el escritor en las apenas doscientas páginas de las que consta.

    De entre estas ideas, me gustaría poner énfasis en los siguientes temas:

    -El evidente, aunque no menos importante, conflicto racial; latente a lo largo de todo el texto. En este caso el protagonista Harry Lesser es judío y Willie Spearmint es negro, representan facciones alejadas de “la mayoría” y que se resisten a ser desahuciados, que luchan contra una sociedad, encarnada en el casero Levenspiel, que les quiere echar de donde viven. Willie ejemplifica en primera persona esto:

    “¡Oh, qué imbécil hipócrita soy de pedir a un judío blanco que me aconseje cómo debo expresar mi alma negra! Solo con leerlo estropeas lo que escribo”

    -Si no fuera porque sé que estaba leyendo a Malamud, en algunos momentos, por tratar la supremacía negra, nuevas formas literarias que la reflejen, etc… habría pensado que era Leroi Jones más conocido Amiri Baraka (1934) el que estaba haciéndolo. Baraka siempre ha tenido mucha controversia, sólo tenemos que observar el ensayo que escribió en 1965 (antes de la publicación de “Los inquilinos”):

    “Most American white men are trained to be fags. For this reason it is no wonder their faces are weak and blank. …The average ofay [white person] thinks of the black man as potentially raping every white lady in sight. Which is true, in the sense that the black man should want to rob the white man of everything he has. But for most whites the guilt of the robbery is the guilt of rape. That is, they know in their deepest hearts that they should be robbed, and the white woman understands that only in the rape sequence is she likely to get cleanly, viciously popped”

    Este polémico escritor, ensayista y poeta, seguidor de Malcolm X, buscaba la supremacía negra sobre la blanca y para ellos lo tenía que ser igualmente en el arte, y más concretamente en la literatura, buscando su identidad, lo característico de la raza en forma y fondo; podemos ver en los siguientes textos cómo Malamud plantea en estos términos el personaje de Willie:

    “Willie ríe, grita y baila en su celda. Pide papel y lápiz, se lo dan, y se sienta a la mesa. Escribe cuál es el verdadero espanto de la vida. Escribe llorando. “Lloro por mi maldita madre y por todos los negros sobre los que escribo, incluido yo mismo.” Ama las palabras que traza en el papel; de ellas nace la gente negra. Ama la manera de ser de esa gente, sus voces y su ingenio. Willie se exalta cuando escribe, este es el más dulce de los placeres. [...] Juro a mí mismo que seré el mejor escritor, el mejor escritor soul”

    “Ningún blanco hijo de mala madre puede ponerse en mi lugar. Estamos hablando de un libro negro que tú no entiendes para nada. La narrativa blanca no es como la narrativa negra. No puede serlo [...] Yo escribo literatura soul sobre la gente negra que grita que aún somos esclavos en este jodido país y que no estamos dispuestos a seguir siéndolo. ¿Cómo puedes entenderlo, Lesser, si tus sesos son blancos?”

    Y para ello es capaz incluso, de realizar un ejercicio de estilo literario donde plantea nuevas formas que intentan adaptarse a la forma de escribir que debería ser llamada narrativa negra, los experimentos se suceden a lo largo de la novela; pongo el más evidente, la poesía:

    “El blanco no tiene esplendor,

    no hay luz para el blanco;

    el negro resplandece de verdad,

    tiene luz dentro.

    Te quiero.

    Mujer Negra.

    Tócame

    por amor,

    hazme

    TODO NEGRO”

    -Una vez dejadas de lado estas discusiones también podemos observar las reflexiones del autor con respecto al proceso de creación literaria, más limpio en el caso del judío, más caótico en el caso del de color, pero en este caso igual de inefectivos ambos ya que no consiguen acabar sus libros, el caso de Lesser es muy ilustrativo:

    “Lesser es un hombre de costumbres, de orden, de trabajo constante y disciplinado. La costumbre y el orden llenan las páginas una a una. La inspiración es costumbre, orden; las ideas nacen, se formulan, se forman. Está decidido a terminar su libro donde lo empezó, donde creó su historia, donde todavía vive.”

    -No me gustaría terminar sin otro paralelismo que podría ser el eje de fondo; y tiene que ver con Melville y la obsesión del capitán Ahab con “Moby Dick”, aquí extrapolada a la de Harry con la creación de su libro (que podría llevarse igualmente a Willie), que supedita su vida, su búsqueda, evidente, del Amor, que le completará y le hará disfrutar de su vida.

    “Falta algo esencial que me costará tiempo encontrar. Pero estoy ya cerca, lo siento en la sangre. Estoy avanzando por un misterio hacia la revelación. Con eso quiero decir que lo que me preocupa está en los confines de la conciencia. Mía y del libro. [...] Si no escribo eta novela exactamente tal como debo, si, Dios no lo quiera, tengo que forzarla o falsearla, entonces esos nueve años y medio serán inútiles y yo también lo seré. Después de esa locura ¿qué otra cosa podría esperar de mí mismo?”

    Está contraposición constante de dos personajes que guardan algo tan importante en común se agudiza en un final cargado de violencia, crudo, extremo, sin solución ante el que Levenspiel sólo puede pedir:

    “Piedad, vosotros dos, por amor de Dios, llora Levenspiel. Hab Rachmones, os lo suplico. Tened piedad de mí. Piedad piedad…”

    Una gran novela, con muchas capas que quitar para disfrutar en todo momento, con muchos textos dentro de otros, amarga y dolorosa; al mismo tiempo inspiradora y reflexiva.

    said on