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The Tenants

By Bernard Malamud

(11)

| Paperback | 9780374521028

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Book Description

With a new introduction by Aleksandar Hemon

In The Tenants (1971), Bernard Malamud brought his unerring sense of modern urban life to bear on the conflict between blacks and Jews then inflaming his native Brooklyn. The sole tenant Continue

With a new introduction by Aleksandar Hemon

In The Tenants (1971), Bernard Malamud brought his unerring sense of modern urban life to bear on the conflict between blacks and Jews then inflaming his native Brooklyn. The sole tenant in a rundown tenement, Henry Lesser is struggling to finish a novel, but his solitary pursuit of the sublime grows complicated when Willie Spearmint, a black writer ambivalent toward Jews, moves into the building. Henry and Willie are artistic rivals and unwilling neighbors, and their uneasy peace is disturbed by the presence of Willie's white girlfriend Irene and the landlord Levenspiel's attempts to evict both men and demolish the building. This novel's conflict, current then, is perennial now; it reveals the slippery nature of the human condition, and the human capacity for violence and undoing.

47 Reviews

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    In una sit-com americana il protagonista ospita i genitori a casa. Il protagonista è di origini ebraiche e va a vedere Shindler's List al cinema. Il protagonista non passa del tempo da solo con la sua fidanzata da parecchio e quando sono al cinema se ...(continue)

    In una sit-com americana il protagonista ospita i genitori a casa. Il protagonista è di origini ebraiche e va a vedere Shindler's List al cinema. Il protagonista non passa del tempo da solo con la sua fidanzata da parecchio e quando sono al cinema se ne fregano del film e si accartocciano con passione. I genitori lo vengono a sapere e vanno su tutte le furie. Spesso quando vado a fare la spesa, raramente, faccio una lista di cose che dovrei comprare ma quasi sempre capita che scordo qualcosa. È un mondo di tentazioni in cui attenersi alla lista non credo sia divertente, la lista non può garantire l'esistenza, se scrivo latte nella lista non deve essere scontato che il latte sarà nel mio frigo. Tutto questo me l'ha raccontato l'amico che si è costruito la ragazza, Silvia. A te succederà spesso coi pop corn, immagino, ha detto lui, e io ho annuito. Io stavo leggendo ma mentre mi raccontava lo guardavo con interesse e sospetto
    http://popcornpopcornpop.tumblr.com/post/90550628200
    Che cosa mi stai dicendo?, gli ho chiesto. Ma niente sai stiamo organizzando per il trasferimento a Parigi e ci sono molte cose da comprare e Silvia su questa faccenda delle liste è un'enorme rottura di cazzi. Mi immagino, gli ho detto, quando vi trasferite? Ancora non lo sappiamo, io vorrei aspettare che sia tutto sistemato, vorrei anche trovarmi un lavoro prima, Silvia invece vorrebbe trasferirsi entro un paio di settimane, ha trovato un appartamento bellissimo vicino al Moulin Rouge, nella zona porno, e non vuole lasciarselo scappare. Come va per il resto?, vedo che hai un nuovo aggeggio sul braccio. Sì, mi fa lui, questo è per capire quando il massaggio che le faccio le sta piacendo. Le piacciono i massaggi?, chiedo io. Lascia stare, mi fa lui, è una questione di estrema delicatezza. Ma in sostanza che fa questo pannello?, chiedo io. Mi dice se sto troppo tempo sullo stesso punto, a lei non piace quando sto troppo spesso sullo stesso punto e il plug in è programmato in modo tale che attraverso un semplice calcolo mi dice quando devo cambiare. Ma perché?, dico io. Perché Silvia dice che io quando la massaggio mi distraggo troppo facilmente. In realtà ho delle idee per questo plug in, le ho dette a Silvia e lei dice che sono idee brillanti. Vedrò di svilupparle appena mi sono sistemato a Parigi. Ma ci sentiamo quando parti sì?, non è che sparisci?, chiedo io. Tranquillo, mi fa lui.

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    (skate) said on Jun 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il romanzo parte bene ma poi si avvita su se stesso: impossibile resistere alla tentazione di sovrapporre il protagonista Lesser, in crisi creativa e incapace di mettere un finale al romanzo "sull'amore" che sta scrivendo da dieci anni con lo stesso ...(continue)

    Il romanzo parte bene ma poi si avvita su se stesso: impossibile resistere alla tentazione di sovrapporre il protagonista Lesser, in crisi creativa e incapace di mettere un finale al romanzo "sull'amore" che sta scrivendo da dieci anni con lo stesso Malamud, che risolve il problema con un epilogo grottesco e improbabile.

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    Kiko said on Apr 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Libro curioso, non del tutto riuscito direi, ma da non buttar via. Mi ha subito creato quella fastidiosa sensazione che mi danno i libri in cui sin da subito si vede che i protagonisti sono destinati a sprofondare sempre più. Non che io cerchi il “li ...(continue)

    Libro curioso, non del tutto riuscito direi, ma da non buttar via. Mi ha subito creato quella fastidiosa sensazione che mi danno i libri in cui sin da subito si vede che i protagonisti sono destinati a sprofondare sempre più. Non che io cerchi il “lieto fine” , ma mi irrita un po’ quando tutto si svolge su un piano inclinato già segnato dal destino.

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    Celeste said on Nov 23, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    meraviglia pura. oltre che lettura obbligatoria per chiunque aspiri a diventare scrittore o anche solo a lavorare nell'editoria.

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    ex-lettrice said on Nov 22, 2013 | Add your feedback

  • 11 people find this helpful

    dallo stato gassoso a quello solido

    Più enigmatico de "Il commesso". Forse anche più sperimentale e sofferto, laddove non si intravede nulla della gioia narrativa che nell'altro romanzo traspariva da un linguaggio luminoso, semplice.
    "Gli inquilinil" narra la storia di Lesser, uno scr ...(continue)

    Più enigmatico de "Il commesso". Forse anche più sperimentale e sofferto, laddove non si intravede nulla della gioia narrativa che nell'altro romanzo traspariva da un linguaggio luminoso, semplice.
    "Gli inquilinil" narra la storia di Lesser, uno scrittore ebreo trapiantato dedito alla stesura del finale del Suo libro, che sta portando avanti da dieci anni. Lesser abita in un condominio fatiscente, prossimo alla demolizione, occupato occasionalmente da vandali e mentecatti in compagnia di blatte e topi. Solo nel suo appartamento, Lesser mantiene stagna ed immobile la sua quotidianità, e da li non si muove perché solo li, dice, potrà concludere il suo romanzo. Un giorno, dall'appartamento accanto, avverte il rumore stolido e martellante di una macchina per scrivere: nel condomino cadente si é rintanato anche Will, scrittore di colore. Anche lui ha scelto un appartamento abbandonato per provare a mettere insieme, battuta dopo battuta, un romanzo o un racconto, una poesia o una canzone, qualsiasi cosa che sia scrittura. Tra i due si innesca una relazione pericolosa, fatta di amicizia ambigua e. rivalità in cui andrà di mezzo, con effetti devastanti, anche una donna.
    Tralasciano la questione razziale cui si accenna nella breve introduzione, e tralasciando anche le trasversali riflessioni sul ruolo e lavoro dello scrittore che lampeggiano allarmanti nei serrati dialoghi tra Lesser e Will, ho avuto la netta sensazione che anche in questo libro Malamud rifletta sulla difficoltà di realizzazione delle cose. Ci riflette anzi forse in modo ancora più nudo che altrove, coprendosi a malapena con una struttura narrativa ridotta all'osso e priva di comfort, ed evidenziando con ambienti freddi e rapporti mai dominati da autentico calore umano il passaggio macchinoso dal mondo delle idee al mondo tangibile e definitivo dei fatti.
    Dallo stato gassoso a quello solido.
    La difficoltà di Lesser a finire il libro; la sua maniacale attenzione all'appartamento dove abita, anzi quasi, si rifugia; l'ambiente emotivo che lo circonda ch deve rimanere stagno per permettergli di scrivere; la ricerca paralizzante della frase perfetta e poi i numerosi tentativi di Will, che non approdano mai a niente, e ancora il rapporto tra i due, fatto di paragoni, di controllo del lavoro dell'altro; la competizione in cui entrambi sprofondano per sfuggire la fatica solitaria della creazione: tutto diviene più importante della creazione stessa. E tutto parla tristemente della paura insita nella creazione: é questo il frammento di melodia da cui germina la musica.
    Addirittura il padrone di casa che si presenta periodicamente, ostinato ma mai scortese per esortare gentilmente Lesser a liberargli il condominio per lasciarlo andare avanti, per permettergli di progredire, mi ha ricordato il suono nauseante di una sveglia al mattino, una sveglia che viene continuamente posticipata ed a cui si volgono le spalle, avviluppandosi sempre più nella coperta opponendo le elusive spalle curve della posizione fetale, ostinata nel suo rifiutarsi di crescere, erigersi, affrontare il mondo e la realtà.
    Ecco allora in fondo,ancora più in fondo di questo si parla qui, della negazione della crescita, una crescita che forse riguarda lo scrittore, forse l'individuo, forse la società tutta., decrepita e fatiscente e colpevolmente incapace di crollare e di rinascere delle sue ceneri.
    Questo accade agli alberi,quando autunno troppo mite impedisce alle fogli di cadere: esse rimangono tenaci ai rami, le gemme sono un po' più piccole, per loro non c'e spazio, e a primavera la chioma crescerà meno folta e ancor screziata
    Questo accade anche al cuore che non lascia morire un amore e che in fretta lo rimpiazza con affetti arrugginiti già in partenza.
    Bisogna finire, prima di cominciare, è per finire ci vuol tempo.
    Ma il tempo, ai giorni nostri , non va più di moda.

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    Lo spirito delle scale (una persona da poco) said on Nov 12, 2013 | 6 feedbacks

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    «Vincerò quel cazzo di premio Nobel. Mi daranno un milione di bigliettoni in contanti»

    Dice l'inquilino abusivo, il nero Willie Spearmint, nome d'arte (e perdonategli la modestia) Bill Spear.
    «Dopo di me, Willie. Io lavoro dall’età della pietra e domani è un giorno in più» gli replica l'altro inquilino – quello "regolare" ma con lo sf ...(continue)

    Dice l'inquilino abusivo, il nero Willie Spearmint, nome d'arte (e perdonategli la modestia) Bill Spear.
    «Dopo di me, Willie. Io lavoro dall’età della pietra e domani è un giorno in più» gli replica l'altro inquilino – quello "regolare" ma con lo sfratto già in tasca – l’ebreo Harry Lesser. In un grande palazzo newyorkese, in procinto di essere demolito e perciò disabitato e in completa rovina, vivono (vivono scrivendo un libro e il libro, vivendo, li scrive) due scrittori: uno già pubblicato, ma in crisi d'ispirazione, l'altro alla disperata ricerca di un editore, ma con la testa brulicante di idee. Mentre infatti l'ebreo faticosamente trascina da anni la stesura dell'ultimo capitolo di un libro sull'amore, nella vana attesa di un'idea che possa concluderlo degnamente, il suo collega nero non riesce a smettere di battere i tasti della sua antiquata e pesante macchina da scrivere, riempiendo pagine su pagine di una specie di biografia molto amara (la sua?).
    Sono gustosissimi i dialoghi fra i due inquilini, diversi in tutto tranne che nella assoluta esigenza di scrivere. E' una questione di vita o di morte. Più che un romanzo sembra una sceneggiatura o, a tratti, un copione teatrale. Par di vederli i due "scrittori impossibili"!
    Questo libro sfiora, ma non raggiunge secondo me, la grandezza de "Il commesso".

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    Daisy (in perpetuo volo) said on Nov 7, 2013 | Add your feedback

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