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The Time of Indifference

A Novel

By

Publisher: Steerforth Italia

3.8
(5168)

Language:English | Number of Pages: 400 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , French , German

Isbn-10: 1586420054 | Isbn-13: 9781586420055 | Publish date:  | Edition 1st ed

Translator: Tami Calliope

Also available as: Others , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
IN 1929, THE FIFTH YEAR of the Fascist era and the twenty-first year of Alberto Moravia's life, the Italian literary world was stunned by the appearance of his first novel, The Time of Indifference. It was a deceptively simple story - five characters, the events of a few days, the intrigues of families and lovers.
The place is Rome. The central figure is Michele, a young man in confused but furious rebellion against the emptiness of bourgeois life. His father is dead; his mother, Mariagrazia, desperately clings to her bored lover, Leo; his sister has no hope of marriage or career and bleakly prepares to give herself to Leo as well. A frequent visitor is Leo's former lover, Lisa, ostensibly Mariagrazia's friend, a woman who feels she is in the final late bloom before age destroys beauty. She longs to make Michele her lover, but he is bored and disgusted by her pretenses, her vanity, her desperation.
All five are cast loose on the sea of modern life - obsessed with what they want, what they feel they are owed, the wrongs that have been done them, their loneliness. What Moravia destroys forever in this pitiless novel is the illusion that a world of ever-growing material comfort can ever feed the human soul.
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  • 3

    Quando si pensa al Novecento italiano, non si può fare a meno di citare Moravia con il suo capolavoro indiscusso. Leggendo "Gli Indifferenti", si tocca con mano la società borghese che si è andata con ...continue

    Quando si pensa al Novecento italiano, non si può fare a meno di citare Moravia con il suo capolavoro indiscusso. Leggendo "Gli Indifferenti", si tocca con mano la società borghese che si è andata configurando con la nascita dello Stato italiano, quella classe media la cui sussistenza si fonda sull'ipocrisia e sull'ambizione alla scalata sociale. Un mondo dove l'assenza di valori giunge all'esasperazione, è quello abitato da Michele, condannato dalla sua indifferenza. Denaro e sesso sembrano essere gli unici motori di questa tragedia che lo scrittore romano mette in scena magistralmente nel suo primo romanzo. E proprio nel momento in cui ci sembra di poter cogliere la manifestazione di una fugace luce di purezza, il grigiore della quotidianità precluderà per sempre quell'anelito. Quando il sipario si chiude, quello che resta è la più nauseante indifferenza, quasi a rivelare che il dramma del protagonista sia, in fondo, una condanna che il lettore non può rifiutarsi di condividere. {Ossian

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  • 3

    Gli Indifferenti

    La storia è ambientata negli anni della seconda guerra mondiale in Italia, protagonista del romanzo è la famiglia degli Ardengo, formata dalla madre Mariagrazia e dai due figli Carla e Michele. I prot ...continue

    La storia è ambientata negli anni della seconda guerra mondiale in Italia, protagonista del romanzo è la famiglia degli Ardengo, formata dalla madre Mariagrazia e dai due figli Carla e Michele. I protagonisti appartengono tutti all’alta borghesia, od almeno ci provano, perché si trovano in una situazione economica molto difficile. Siccome in questo brutto periodo mantenere una grandissima villa senza guadagnare un soldo è molto faticoso, subentra un personaggio secondario ma di grande importanza: Leo Merumeci; amante della signora Mariagrazia (da molto tempo vedova) che però non ama più e tutto ciò che lo lega a lei sono la grande villa, che vuole comprare favorendo la rovina della famiglia Ardengo, e sua figlia Carla, di cui si è invaghito (leggendo il libro si scoprirà sia andato spesso oltre il semplice corteggiare la povera ragazza) . La signora Mariagrazia, molto gelosa dell' uomo: essendosi accorta di questo disinteresse verso di lei, inizia a sospettare che la stia tradendo con un'altra donna, cioè Lisa; una vecchia amante di Leo se non che la "migliore amica" di Mariagrazia. Ma in realtà Lisa è innamorata follemente del suo figlio Michele, che riuscirà a conquistare secondo lei con successo.

    Il tema principale, è individuabile già nel titolo, ossia “l’Indifferenza”: che sarebbe la superficialità con cui la società borghese si pone nei confronti dei problemi dell'esistenza, dei valori più veri e profondi della vita.“Gli indifferenti” in questione sono Michele e Carla, che abbagliati dall'idea di cambiare la loro annoiante ed insoddisfacente vita non si rendono conto di quanto in realtà quest'ultima stia crollando in un baratro senza fine .Moravia mette anche in risalto la spietatezza e la falsità della classe borghese, che preferisce perdere amici pur di non faticare per aiutarsi a vicenda.

    E' un libro molto profondo che denuncia i problemi della società dell'epoca;
    l'unica pecca è che è poco scorrevole (la vicenda si svolge in pochissimi giorni) e si ferma molto a descrivere attentamente le cose. Ma consiglio a tutti di leggerlo.

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  • 5

    Unico, sensazionale, aiuta a pensare

    La storia è scioccante e dalle parole dell'autore emergono la malinconia, la disperazione per il futile e la rassegnazione ad una vita spenta.
    Un'opera cruda che mette in luce la crisi della borghesia ...continue

    La storia è scioccante e dalle parole dell'autore emergono la malinconia, la disperazione per il futile e la rassegnazione ad una vita spenta.
    Un'opera cruda che mette in luce la crisi della borghesia di inizi 900, l'unica che mostra chi è Alberto Moravia: uno scrittore malinconico, che fa delle proprie sofferenze e osservazioni romanzi studiati.
    Un tomo unico per un mare di sensazioni, per una vista a 360° di chi c'era in Italia, dei nostri nonni e dei nostri padri.
    Lo consiglio a tutti, soprattutto a chi è affascinato dall'introspezione.

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  • 3

    D'indifferenza e altri demoni

    Un romanzo sulla disillusione. La Belle Époque è al suo tramonto e la borghesia romana d'inizio secolo non può che mascherarsi per mantenere lo splendore di facciata. Fine delle certezze, fine di un'e ...continue

    Un romanzo sulla disillusione. La Belle Époque è al suo tramonto e la borghesia romana d'inizio secolo non può che mascherarsi per mantenere lo splendore di facciata. Fine delle certezze, fine di un'era, inizio di un periodo di tensione di cui il fascismo sarà solo una delle mille sfaccettature: tutto vacilla nelle righe di Moravia, nelle parole concitate dei suoi personaggi ricchi e disperati, falsi e insoddisfatti. Quante volte leggiamo: finzione, falsità, menzogna, voglia di nascondersi, di scappare, di crearsi un'immagine onirica di sé.
    Questa è la storia di una famiglia come tante, in cui la madre – rimasta vedova – è prigioniera del suo amore per un compagno benestante che non la desidera più e che le preferirebbe la compagnia della giovane figlia, se questa osasse concedersi. I due fratelli, Carla e Michele, sono vittime incapaci di reagire al loro bisogno di cambiare vita. Bloccati dalla dura realtà con cui sono costretti a scontrarsi, sperano ogni giorno di cogliere l'occasione di salvezza, di consegnarsi al cambiamento epocale, di variare abitudini, aria, compagnia, trovare soddisfazione. Sperano e non agiscono. Come nel pantano avvolgente delle sabbie mobili, vanno a fondo. Annegano nell'inerzia e nella mancanza di sentimenti. Perché l'unica sensazione che Michele riesce ancora a provare è questa: la simulazione della rabbia e dell’indignazione, il gelo della tomba nel pieno dei vent'anni.

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  • 3

    Un romanzo attuale...

    Un romanzo attuale che per i contenuti che presenta può essere presentato in qualsiasi epoca.
    Per quanto l'autore pare che lo abbia scritto in giovanissima età, evidenzia la superficialità della mente ...continue

    Un romanzo attuale che per i contenuti che presenta può essere presentato in qualsiasi epoca.
    Per quanto l'autore pare che lo abbia scritto in giovanissima età, evidenzia la superficialità della mente dei personaggi, che appaiono apatici e indifferenti di fronte alla vicende della vita, incapaci di sentimenti ed emozioni autentiche.
    Ma si può calare benissimo nella realtà del nostro quotidiano in cui la folla passa indifferente ed algida davanti al barbone morto sul marciapiede, si scosta con disgusto di fronte al povero che stende la mano per un'elemosina di pochi euro e schiva con indifferenza l'estra-comunitario che ti offre calzini o altra mercanzia e che non ha altri mezzi per sopravvivere.
    Che dire? A me a volte qualcuno mi ha confidato: "ho fame, signora comprami qualcosa" ed io ho allungato 5 euro per non essere del tutto indifferente, perchè tutto sommato io mi sento una persona di buon cuore, sono sensibile, ma questo non basta a diversificarmi dalla folla dei perbenisti che passano in fila davanti a chi è bisognoso, indifferenti e senza rimorsi.
    Una volta, secondo Moravia era la borghesia a rappresentare "Gli indifferenti" ora secondo me non c'è più differenza fra borghesi e le altre categorie di persone che si dimostrano totalmente apatici nei confronti del prossimo.
    Consiglio questa lettura a tutti per una doverosa riflessione che abbracci anche il nostro modo di vivere.
    Saluti.
    Ginseng666

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  • 4

    'Gli indifferenti', cronaca puntuale (quasi maniacale) di un'ipocrisia che qui veste i panni alto-borghesi, ma che davvero non ha colore politico o estrazione sociale. Il dramma della modernità spiega ...continue

    'Gli indifferenti', cronaca puntuale (quasi maniacale) di un'ipocrisia che qui veste i panni alto-borghesi, ma che davvero non ha colore politico o estrazione sociale. Il dramma della modernità spiegato attraverso la vita teatrale e scialba di personaggi piatti, dominati dalla noia, dalla falsità, dall'inoperosità: qui vanno in scena (e la metafora teatrale non è casuale) i veri inetti, quelli che si lasciano cadere sul fondo della propria ineguatezza, della propria inerzia. 'Cambiare': ecco il proposito imperante di quelle vittime-carnefici che animano la storia, Carla e Michele. Ma con quali mezzi? Le spire dell'indifferenza che porta con sé quell'agghiacciante vuoto di passioni, di sensazioni nella giovane vita di Michele si avvolgono attorno a lui e lo soffocano, perché, alla fine, diventa soffocante pensare di aver agito solo nel pensiero, di aver venduto madre, amante, sorella per denaro, di aver ucciso un uomo, ma solo nella propria mente. E alla fine il sipario si chiude sulla solita grande villa in rovina, sui belletti ridicoli della madre, sulle maschere, i ventagli e le feste, sulla menzogna di una felicità simulata solo se celati dietro le sottili coltri di una maschera da carnevale, perché 'la vita non cambia': in questo Carla aveva avuto ragione.
    Buona lettura.

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  • 2

    "Gli Indifferenti" più che un romanzo è un copione trascritto in forma romanzesca, che dell'impianto teatrale conserva l'incedere pesante, i personaggi tragicomici che spesso più che parlare declamano ...continue

    "Gli Indifferenti" più che un romanzo è un copione trascritto in forma romanzesca, che dell'impianto teatrale conserva l'incedere pesante, i personaggi tragicomici che spesso più che parlare declamano, la costruzione a imbuto con la Tremenda Rivelazione che incombe sulla vicenda e la noia.
    Ritmi lentissimi, intreccio tutto sommato banale, critica sociale abbastanza fuori bersaglio, personaggi meschini che non ispirano niente per un romanzo che alla fine, come da titolo, lascia davvero indifferenti.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Leggo Moravia per la prima volta, e lo faccio partendo proprio dal suo primo romanzo. Non è stata una scelta deliberata, ammetto di essermi affidata un po' al caso, di essermi buttata, ma sono content ...continue

    Leggo Moravia per la prima volta, e lo faccio partendo proprio dal suo primo romanzo. Non è stata una scelta deliberata, ammetto di essermi affidata un po' al caso, di essermi buttata, ma sono contenta che le cose siano andate così. Leggo il primo Moravia (primo in tutti i sensi) a ventidue anni, e ventidue anni aveva lui quando scrisse questo romanzo: certo la cosa non mi lascia indifferente (è un gioco di parole non voluto, lo giuro), perché i miei ventidue anni mi sembrano così piccoli, così insignificanti al confronto... ma torniamo a noi.
    Torniamo a questo dramma borghese, dove dramma mi sembra proprio il termine più adatto: leggendo questo romanzo ho avuto le stesse sensazioni che ho quando assisto ad un dramma a teatro, puntando tutta la mia attenzione su una scena con pochi ambienti fissi, sempre quelli, a malapena caratterizzati (la villa, una strada bagnata dalla pioggia costante, la casa di Lisa, la casa di Leo) e una manciata di attori pronti a tirare avanti tutto lo spettacolo da soli, senza bisogno di comparse, senza spalle. Infatti gli unici personaggi presentati da Moravia sono proprio loro, Carla e Michele, la madre (appellata quasi sempre così, raramente detta Mariagrazia, quasi fosse solo un personaggio, un ruolo), Leo e Lisa. Qualcun altro è nominato di sfuggita, ma non compare mai attivamente, mai in prima persona, non ci sono altre voci al di fuori di queste cinque. La madre, i figli, l'amante, l'amica. Ruoli che si intrecciano e si confondono. La madre che è quasi sempre appellata attraverso il suo ruolo genitoriale, ma che di materno non ha nulla, una donna fatta di capricci, gelosie e atteggiamenti infantili. L'amante, Leo , che è amante della madre ed era stato amante dell'amica e si appresta ad adoperarsi a diventare amante della figlia, senza aver provato amore per nessuna di queste figure. La figlia, Carla, disperata e non rassegnata a vivere la sua vita sempre uguale, sempre monotona, che s'è lasciata trascinare dall'esistenza per ventiquattro anni senza opporsi a nulla, abbandonata, che cerca di trovare una "nuova vita" concedendosi all'amante di sua madre, senza interesse, senza passione. E l'amica, Lisa, abbandonata dal marito, abbandonata dall'amante, che suscita le inutili gelosie della sua amica Mariagrazia e cerca di trovare affetto e calore fra le braccia di Michele, troppo giovane e indifferente per curarsi davvero di lei. E infine, c'è lui, Michele. Il personaggio forse più controverso, il più lucido e al tempo stesso il più incapace di spezzare tutta la finzione in cui la sua famiglia è avvolta. Michele è un personaggio in cui è facile specchiarsi, un uomo debole e indifferente, che affronta la sua vita covando rancori e sofferenze, senza avere però la forza di incanalarli contro gli oggetti che ha davanti. Michele sente ogni passione, razionalmente conosce perfettamente ogni emozione, ogni reazione che da lui ci si aspetterebbe, e si sforza con struggente impegno di aderirvi, di incarnarli, come un perfetto attore. Eppure non sente nulla, nulla lo riesce a colpire davvero, la vita la pensa e non è capace di viverla restando, irrimediabilmente, indifferente.
    Un romanzo crudo, freddo per certi versi, narrato con una prosa estremamente precisa ma asciutta, che nonostante tutto però permette di sentire sulla propria pelle i piccoli, immensi dolori di questi personaggi che nonostante la complessità delle loro relazioni restano sostanzialmente soli, incapaci di comunicare davvero anche solo il più piccolo sentimento, irrimediabilmente chiusi nei propri drammi, nelle proprie preoccupazioni, nelle proprie individualità. E questo muro, questa totale assenza di una qualsiasi forma di empatia in un primo momento sembra rimbalzare sul lettore, che si sente messo all'angolo, solamente spettatore. Eppure, in qualche modo, questo essere solo spettatori di emozioni paralizzate finisce col trascinare e travolgere inevitabilmente, perché forse un po' di questa indifferenza la conosciamo anche noi, la riconosciamo anche come nostra. E non sono sicura sia un processo piacevole riconoscere così bene i drammi di Carla e Michele e la madre.
    Un grande romanzo che mi ha convinta dai primi capitoli a voler leggere altro di Moravia.

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