The Whisperer

By

Publisher: Little, Brown Book Group

4.0
(5275)

Language: English | Number of Pages: 416 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , Dutch , German , French , Portuguese , Danish , Chi traditional

Isbn-10: 0349123438 | Isbn-13: 9780349123431 | Publish date: 

Also available as: eBook , Hardcover , Others

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
Six buried arms. Six missing girls. A team led by Captain Roche and internationally renowned criminologist Goran Gavila are on the trail of a serial killer whose ferocity seems to have no limits. And he seems to be taunting them, leading them to discover each small corpse in turn; but the clues on the bodies point to several different killers. Roche and Gavila bring in Mila Vasquez, a specialist in cases involving children, and Mila discovers that the real killer is one who has never lifted a finger against the girls - but merely psychologically instructs others to do his work: a 'subliminal killer' - the hardest to catch...
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  • 4

    Il diavolo sussurra ... la simmetria nel male

    Thriller scritto da autore italiano ma con stile americano.
    Una storia cruda, complicata, macabra in alcuni punti.
    Ben scritta, con eleganza, molto scorrevole, ti prende dall'inizio la smania di conti ...continue

    Thriller scritto da autore italiano ma con stile americano.
    Una storia cruda, complicata, macabra in alcuni punti.
    Ben scritta, con eleganza, molto scorrevole, ti prende dall'inizio la smania di continuare per scoprire, sapere ma nonostante i continui indizi, la storia si fa sempre più complessa, diventa snervante perchè cresce ansia e angoscia; ma devi continuare, non puoi più smettere !
    Avvertenza : premunirsi di tempo ne ruba parecchio.

    "E bisogna far attenzione agli illusionisti : il male a volte ci inganna assumendo la forma più semplice delle cose."

    "Li chiamiamo "mostri" perchè li sentiamo lontano da noi, perchè li vogliamo "diversi"!.

    Dello stesso autore ho apprezzato "La donna dei fiori di carta", molto raffinato.
    Non sembra neppure lo stesso autore.

    said on 

  • 4

    La prima parola che userei per descrivere questo romanzo è spiazzante. Perché molte volte in tanti hanno provato ad affrontare un tema così delicato e particolare come i serial killer e la loro psiche ...continue

    La prima parola che userei per descrivere questo romanzo è spiazzante. Perché molte volte in tanti hanno provato ad affrontare un tema così delicato e particolare come i serial killer e la loro psiche ma mai a questo livello secondo me. Innanzitutto ogni volta che nel libro crediamo di essere vicini alla soluzione del caso, ci ritroviamo invece ad un bivio, con più domande che risposte. I personaggi sono caratterizzati in maniera eccellente, con tutte le loro pecche e difetti. Qui non troverete l'eroe perfetto. Anzi. Per questo romanzo, se posso, userei una frase di King che calza a pennello con tutta la storia: il ka è una ruota. Tutto è collegato, non c'è un particolare che venga tralasciato o che non venga chiarito. Anche per questo sono rimasta piacevolmente colpita. A questo punto non vedo l'ora di leggere altri suoi libri. Assolutamente consigliato.

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  • 3

    non ascoltarlo!

    Scrittura scorrevole ma raffinata. Tanti colpi di scena che alla fine non sono più riuscita a tirare le fila di tutto. Tre stellette perchè l'autore è italiano ma non è il mio genere.

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  • 2

    Un serial-thriller fra tanti. Trascurabile.

    Eccolo qua. L'ennesimo serial-thriller, un romanzo-clone che potrebbe essere di uno scrittore occidentale qualunque in un paese occidentale qualsiasi. Un testo senza un'identità linguistica, una stori ...continue

    Eccolo qua. L'ennesimo serial-thriller, un romanzo-clone che potrebbe essere di uno scrittore occidentale qualunque in un paese occidentale qualsiasi. Un testo senza un'identità linguistica, una storia senza appartenenza culturale. Scritto abbastanza bene, personaggi abbastanza curati, scrittura abbastanza scorrevole, trama abbastanza scontata. Si può leggere, in mancanza d'altro.

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  • 3

    letto un annetto fa... forse avevo aspettative mooolto alte, visto il tanto parlarne, e quindi sono rimasta un po delusa... ho trovato la teama a tratti scontata a tratti forzata... nel complesso cari ...continue

    letto un annetto fa... forse avevo aspettative mooolto alte, visto il tanto parlarne, e quindi sono rimasta un po delusa... ho trovato la teama a tratti scontata a tratti forzata... nel complesso carino da leggere ma nulla di più, mentre mi è piaciuto di più la ragazza nella nebbia

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  • 1

    Uno dei libri peggio scritti che abbia mai letto

    Cerco di riassumere per punti la sciatteria complessiva di questo pessimo narratore.

    Problema 1: l'impostazione narrativa.

    Di base Carrisi racconta usando il narratore onnisciente in terza persona, ...continue

    Cerco di riassumere per punti la sciatteria complessiva di questo pessimo narratore.

    Problema 1: l'impostazione narrativa.

    Di base Carrisi racconta usando il narratore onnisciente in terza persona, ma poi varia il punto di vista a volte finisce col coincidere con un personaggio, a volte con l'altro e spesso non si capisce bene se certi commenti sono da attribuire al narratore o a uno dei personaggi (e non è chiaro quale). Faccio degli esempi:

    A un certo punto 5 personaggi forzano una serratura ed entrano in un posto. Carrisi scrive:
    "La prima impressione fu di un luogo disabitato".
    Impressione di chi? Il narratore è onnisciente, spesso si sofferma a spiegare la rava e la fava di certi personaggi, cose che il lettore non potrebbe sapere altrimenti, ma in questo caso invece di dirci semplicemente "il luogo era disabitato", ci parla di un'impressione, che però non attribuisce (è di tutti e 5 i personaggi? boh).

    Altro esempio:
    "L'omino prese posto in piedi accanto a Roche. Aveva con sé una cartelletta che aprì subito anche se non ebbe mai bisogno di leggerne il contenuto, perché lo conosceva a memoria. Probabilmente, tenere qui fogli davanti gli dava sicurezza."
    Quel "probabilmente" crea dei problemi. Come prima, se la scena è raccontata dal narratore onnisciente, il probabilmente non ci deve andare. Se la scena è vista dal punto di vista di Mila (come sembra, leggendo una frase dopo) allora lei non può sapere che lui conosca il contenuto a memoria. Insomma, c'è un' incoerenza di punto di vista tra la prima frase e la seconda. E questi sono solo due esempi, ma è costante in tutto il libro. Per dire, sempre legato all'esempio, nel paragrafo subito DOPO l'omino dice una cosa e Carrisi scrive "Il riferimento era a lei, Mila ne era più che sicura" (quindi il punto di vista sembra quello di Mila). Però invece nella frase subito PRIMA scrive: "Si chiamava Leonard Vross, ma tutti da sempre si rivolgevano a lui chiamandolo Chang" (narratore onnisciente, non può essere Mila perché lei lo vede per la prima volta)... Non è mai chiaro con gli occhi di chi stai seguendo la scena, e il focus cambia continuamente, da una frase all'altra.

    Problema 2: pigrizia narrativa.

    Questa è una costante della scrittura sciatta. Dire, come sopra, "un luogo disabitato", non significa molto, un bravo scrittore ti MOSTRA a parole un luogo disabitato (es. "nella stanza c'erano ragnatele sul soffitto e uno spesso strato di polvere per terra") invece di RACCONTARLO (tecnica chiamata "show, don't tell").

    Per non parlare di certe cose che vengono solo DETTE, ma mai messe in pratica. Mila ripete spesso a se stessa di non essere in grado di provare empatia a seguito del suo trauma. Peccato che per tutto il libro non faccia altro che preoccuparsi per tutti, arriva pure a capire e giustificare Sarah che la tratta male per via del divorzio, e addirittura ammette di provare pena e compassione per il suo rapitore quando lo vede alla sbarra. Quindi la questione dell'empatia è buttata lì, per dare un particolare originale al personaggio, ma non è mai effettivamente usata a livello narrativo.

    Problema 3: similitudini sballate

    Carrisi fa un uso alquanto strano delle similitudini, più che altro perché le usa per dare effetto invece che per chiarire un concetto. A parte che questo è complicato dal fatto che non capisci mai se l'analogia la propone il narratore o uno dei personaggi, per via del Problema 1, alcune sono proprio totalmente assurde.

    "La grande falena lo portava, muovendosi nella notte. Vibrando le sua ali polverose schivava l'agguato delle montagne, quiete come giganti addormentati spalla a spalla. Sopra di loro un cielo di velluto"
    Questo è l'incipit. Sembra suggestivo, ma è un concentrato di castronerie imbarazzante racchiuso in un solo paragrafo:
    1) Nella frase dopo si scopre che la "falena" è in realtà un elicottero! Come si fa paragonare le ali di una falena al rotore di un elicottero?
    2) Le montagne fanno "gli agguati" ma sono anche "quiete"!
    3) Prima la falena "lo" portava... chi? boh lo spiegherà dopo. E invece no, perché si passa immediatamente al plurale "Sopra di loro...".
    4) Chi non ha mai visto dei giganti addormentarsi spalla a spalla? Le analogie dovrebbero spiegare e semplificare, questa è solo una pretesa di lirismo da due soldi

    Problema 4: dov'è l'Editor?

    Anche i libri scritti da divinità della scrittura hanno bisogno di un editor che controlli piccole problemi, errori, imperfezioni che naturalmente possono scappare a chiunque. In questo, oltre ai problemi enormi (la casualità del punto di vista, etc.) ci sono tante piccole incongruenze che possono capitare a un autore, ma che un editor dovrebbe individuare. Ce ne sono diverse, faccio solo un esempio: ad un certo punto viene descritta una stanza con diversi personaggi, tra cui una fuma. Un paio di paragrafi dopo i personaggi annusano in giro per cercare indizi e riescono a sentire solo l'odore dei fiori freschi sulla finestra. L'autore si è dimenticato di aver messo un personaggio che fuma una sigaretta dopo l'altra nella stanza (venendo pure ripresa da un medico)!

    Problema 5: voglio fare l'americano ma non ci riesco!

    La questione dell'ambientazione generica (non viene mai detto dove sia ambientato il tutto) non è un errore in sé, però l'impressione è che sia una scelta fatta per la poca dimestichezza con gli USA. Nei gialli scritti bene, spesso l'ambientazione è importante: crea un'atmosfera particolare e contribuisce ad arricchire i personaggi. NY non è Los Angeles, o Boston o New Orleans, il Wyoming rurale, la Georgia sudista, etc... L'america è vasta e molto diversa e l'ambientazione è parte integrante di un bel giallo. In più Carrisi si lascia scappare in diverse occasioni come sia un italiano che cerca di fare l'americano:
    - Il bambino dell'orfanotrofio è appassionato di calcio ama le figurine e si diletta a commentare partite come Germania-Inghilterra dei mondiali (?!). Non suona molto come un bambino americano... Football, baseball, hockey o basket sarebbero stati più credibili
    - Gavila chiede al figlio se vuole delle "frittelle" per colazione. Ma gli americani non mangiano frittelle a colazione. "Frittella" era la traduzione di "Pancake", usata semi-ufficialmente nelle traduzioni italiane fino a una decina di anni fa. Adesso che i pancake sono noti anche qui, viene lasciato in inglese solitamente. Qui Carrisi sta semplicemente imitando dei libri americani che ha letto tradotti in italiano, senza rendersi conto che sta imitando una traduzione.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Carrisi non tradisce mai ed alla fine ci si affeziona ai suoi personaggi, alla caparbia e fragile Mila ed ai suoi fantasmi.
    Mila e la sua squadra avranno a che fare con la ricerca affannosa di Albert, ...continue

    Carrisi non tradisce mai ed alla fine ci si affeziona ai suoi personaggi, alla caparbia e fragile Mila ed ai suoi fantasmi.
    Mila e la sua squadra avranno a che fare con la ricerca affannosa di Albert, colui che uccide piccole vittime, amputando loro le braccia.
    Mai scontato, è il primo capitolo della saga del suggeritore. Per chi ha amato il libro deve leggere l'ipotesi del male, Mila 7 anni dopo...

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