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The Wind in the Willows

By Kenneth Grahame

(3)

| Hardcover | 9780603560361

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Book Description

The escapades of four animal friends who live along a river in the English
countryside--Toad, Mole, Rat, and Badger.

71 Reviews

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    Nulla di paragonabile a brambly hedge di jill barkley o a the complete tales di beatrix Potter ...

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    Infra-ordinaire said on Sep 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Carina la storia. Brutta la traduzione.

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    Dani said on Jul 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Continuo il mio recupero tardivo di letteratura per l'infanzia. Non conoscevo The Wind of Willow, ma pare che in Inghilterra non ci sia bambino che non sappia chi sono il signor Rospo, Talpa, Topo e Tasso.
    Sinceramente, anche se lo avessi letto da pi ...(continue)

    Continuo il mio recupero tardivo di letteratura per l'infanzia. Non conoscevo The Wind of Willow, ma pare che in Inghilterra non ci sia bambino che non sappia chi sono il signor Rospo, Talpa, Topo e Tasso.
    Sinceramente, anche se lo avessi letto da piccola non mi sarebbe piaciuto comunque. L'idea degli animali antropomorfi è deliziosa, ma la storia in sé non mi ha appassionata. Paragonarlo ad Alice o Pinocchio è un'eresia.

    La traduzione di Fenoglio ha reso ancora più difficile la lettura, mi chiedo come un bambino potrebbe mai leggere un libro del genere con termini così antichi. Ed è vero che anche il libro Cuore ha termini obsoleti, ma questo è molto peggio.

    Non mi sono affezionata a nessuno degli animali, ma la boria e la vanità del Rospo mi hanno strappato qualche sorriso.

    Alla fine è il contrasto tra il Nuovo, il Viaggio e l'Ignoto e la tranquilla vita quotidiana.

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    RobyGranger (scambio cartacei) said on Jun 8, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Classico inglese della letteratura per ragazzi (poco noto da noi, almeno in confronto all’Alice di Carroll), Il vento nei salici è l’elogio, forse ingenuo eppure mai pedante, dei valori profondi di una vita semplice e modesta contrappos ...(continue)

    Classico inglese della letteratura per ragazzi (poco noto da noi, almeno in confronto all’Alice di Carroll), Il vento nei salici è l’elogio, forse ingenuo eppure mai pedante, dei valori profondi di una vita semplice e modesta contrapposti alla superficialità, all’ambizione e all’egoismo, qualità impersonate dal vanitoso ed irresponsabile Rospo, perennemente alle prese con la sua irrefrenabile passione per le automobili. Allo stesso modo si contrappongono il piccolo mondo (la tana, il fiume, il bosco) ed il Grande Mondo, quello oltre la linea delle colline, che al tempo stesso seduce e sgomenta, invita e respinge.

    Il libro è in fondo un invito all’accettazione di se stessi e dei propri orizzonti, per quanto angusti possano essere, perché sono illusi coloro che, come dice Proust, si mettono in viaggio per vedere con i loro occhi una città desiderata e s’immaginano che si possa gustare nella realtà il fascino di un sogno. In fondo Kenneth Grahame, il Segretario della Banca d’Inghilterra che amava perdersi nei mondi fantastici delle sue favole, fa ben poco per nascondere il suo amore per il piccolo universo bucolico della campagna inglese, la sua home sweet home.

    Forse in quest’allegoria Beppe Fenoglio ci ritrovava il suo piccolo mondo langhigiano: la sua traduzione sarebbe già motivo sufficiente per leggere questa fiaba, che lo scrittore di Alba rende in un italiano meraviglioso, tanto ricercato quanto ostentatamente classico (nel senso di “toscano”), un linguaggio arcaico e desueto ma cesellato nei minimi dettagli in una sfida costante con l’inglese di Grahame.

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    Calibano said on Jan 1, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Splendido adattamento illustrato del romanzo di Kenneth Grahame! Spesso le graphic novel tratte da storie già esistenti non eccellono: a volte son semplici copie insipide, altre volte stravolgono a tal punto la storia originaria che fanno storcere il ...(continue)

    Splendido adattamento illustrato del romanzo di Kenneth Grahame! Spesso le graphic novel tratte da storie già esistenti non eccellono: a volte son semplici copie insipide, altre volte stravolgono a tal punto la storia originaria che fanno storcere il naso (per non dir peggio). Invece Michel Plessix non prende nessuna di queste due strade, ma, anzi, abbandona la terra per spiccare il volo! La sua opera non è altro se non un'esaltazione del romanzo, e un grande omaggio ai suoi protagonisti. Ho letto Il vento nei salici di Grahame anni fa, ma se non l'avessi fatto avrei sicuramente avuto il serio dubbio che la storia fosse nata con questo volume per l'armonia con cui dialoghi, racconto e illustrazioni si legano fra loro. Son sicura che l'autore, ai tempi in cui scriveva le avventure di Talpa e del folle Rospo, avesse in mente esattamente quei colori, esattamente quei paesaggi, ed esattamente quei visi buffi per i suoi personaggi!
    Insomma, un adattamento che non è un adattamento, ma molto, molto di più.

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    Laefe said on Nov 22, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Leggendo e rileggendo questo libro, ho sempre avuto l’impressione che esso sia composto di tanti piccoli quadri quanti sono i suoi capitoli. Nella versione sensibilmente compendiata e sapientemente illustrata da Inga Moore questi quadretti divengono ...(continue)

    Leggendo e rileggendo questo libro, ho sempre avuto l’impressione che esso sia composto di tanti piccoli quadri quanti sono i suoi capitoli. Nella versione sensibilmente compendiata e sapientemente illustrata da Inga Moore questi quadretti divengono perfino vere e proprie scene dipinte. Ognuna di esse è dedicata a determinati personaggi: l’amabile Talpa, il fedele amico Topo, il brillante Tasso e lo scapestrato Rospo. A ognuna di esse è dedicato un particolare tema: il desiderio di avventure, la nostalgia di casa, la conoscenza di un nuovo amico, l’esperienza di un’estasi religiosa. Ognuna di esse può essere letta coma racconto a sé stante o, meglio ancora, come il tassello di un mosaico più ampio che dona loro un determinato filo conduttore e che consente loro di intrecciarsi a vicenda, in vista del comune lieto fine. Il filo rosso che unisce le storie del Topo e della Talpa, personaggi di rado separati l’uno dall’altra, è il mutare della Natura secondo il ritmo scandito dalle varie stagioni. La stretta comunione con il mondo naturale è ciò che fa agire i due personaggi; li spinge a cercare nuove avventure, oppure li attrae olfattivamente verso la casa da lungo tempo abbandonata:

    “Noialtri, che da tempo abbiamo smarrito il più sottile dei sensi fisici, non disponiamo di termini adatti a definire le intercomunicazioni di un animale col suo ambiente, i suoi mezzi di vita o altro, e abbiamo il solo termine ‘fiuto’, ad esempio, per definire tutta la scala di delicati fremiti che vibrano nel naso di un animale, giorno e notte, scotendolo, avvisandolo, incitandolo, respingendolo. Fu appunto uno di questi misteriosi richiami dal vuoto che raggiunse la Talpa nella tenebra, rimescolandola col suo familiarissimo richiamo, anche se ella non poteva chiaramente ricordarlo. S’arrestò netta, col naso che fiutava qua e là nello sforzo di ricaptare il tenue filamento, la corrente telegrafica, che così forte l’aveva impressionata. Un istante, e l’ebbe ricaptato; e con esso stavolta ci fu anche la piena reminiscenza. La casa! Ecco quel che significavano quei carezzevoli appelli, quei tocchi leggeri dati nell’aria, quelle manine invisibili che si tendevano e ritiravano a un tempo!”.

    Il filo rosso che unisce le storie dedicate allo scapestrato, ma simpaticissimo, Rospo è una serie di rocambolesche avventure generate ogni volta da un capriccio o da una nuova mania: le gite sui carrozzoni zingareschi, il canottaggio, le automobili. Questa serie di avventure non è di certo senza senso, poiché porterà il Rospo, novello Ulisse, a dover scordare i propri capricci e a riconquistare la propria dimora insediata dai Proci. A questo scopo, indispensabile e prezioso sarà l’aiuto degli amici fidati.

    Anche ad una prima lettura, è chiaro che si tratta di un libro, meglio, di una favola che celebra le piccole cose della vita in quanto esse sole sono capaci di donare felicità e pieno appagamento all’esistenza di ciascuno. Pensiamo, tanto per fare qualche esempio, alla conoscenza di un nuovo amico che con tanta premura ci ospita nella propria casa in riva al fiume; immaginiamo le tante avventure e disavventure che si possono vivere mentre si impara a vogare; figuriamoci quanto sia divertente comporre rime sulle “anitrelle” che sguazzano nel fiume…
    Ogni lettore sarà sicuramente in grado, attraverso la lettura personale, di scoprire quelle piccole realtà domestiche che danno un piacevole tepore alla sua giornata. Quando ho accennato ai due fili narrativi che uniscono una storia all’altra per arrivare ad un comune lieto fine, tramite lievi agganci e suture, ho accennato anche al ruolo della Natura, con la “N” maiuscola, poiché si tratta di un vero e proprio personaggio e non di un semplice sfondo. E’ come un animale vivo, silenzioso e spoglio d’inverno, ciarliero e fiorente nelle stagioni belle della primavera e dell’estate, malinconico e pieno di arrivederci in autunno quando gli animali si preparano a migrare in paesi più caldi. Grazie alle sue mille vesti è la natura a suscitare altrettante emozioni e a spingerci al gioco e all’avventura:

    “La primavera spaziava nell’aria lassù e nella terra sotto e tutt’intorno, penetrando anche la sua casina senza luce e spazio del suo spirito di divino scontento e desiderio. Nulla di strano, quindi, se tutto d’un subito gettò il pennello sull’impiantito, sbottò – Stufa sono! – e – Basta così! – e anche – All’inferno la ripulitura di primavera! – e uscì decisamente di casa senza manco indugiarsi a infilar la giacchetta. Qualcosa di lassù la chiamava imperiosamente, e imboccò il ripido e angusto budello che nel suo caso corrispondeva a alla ben ghiaiata via carrozzabile in possesso degli animali le cui residenze erano più prossime al sole e all’aria”.

    Forse, tra tutti, il capitolo più insolito è il settimo, “Il pifferaro alle soglie dell’alba”, che attraverso le sue immagini auree e perfette vuole parlarci di ciò che potremmo definire come il senso religioso che alberga nel cuore di ogni uomo. Mentre siamo impegnati in tutt’altre faccende, magari urgenti come quelle del Topo e della Talpa impegnati a ricercare il figlioletto smarrito dell’amica Lontra, sentiamo una musica lieve quanto un sussurro, ma talmente bella e struggente da essere forte come un richiamo rivolto proprio al cuore di ciascuno di noi:

    “Il Topo, a poppa, ché la Talpa vogava, si rizzò a sedere e tese l’orecchio con ardente intensità. La Talpa, che con piane battute manteneva la barca in movimento mentre investigava la proda, lo fissò con curiosità. – Finito! – sospirò il Topo, piombando a sedere. – Così bello e strano e nuovo. Dacché fu così presto finito, avrei preferito non intenderlo. Chè ha destato in me un desiderio che è pena, e nulla sembra più degno che riudire quel suono e udirlo per l’eternità. No! Ancora! – gridò, più fiso che mai. Ammaliato, tacque per molto, incantato. – Ora si scosta e io lo perdo – deplorò d’un tratto. – Oh, Talpa! Come è bello! Il cicalare giocondo, il tenue, netto, felice richiamo del flauto lontano! Io non ho sognato mai simile musica, e il richiamo in essa è anche più forte di quanto sia dolce la musica! Rema, Talpa, rema! Ché la musica e il richiamo devon’essere per noi–“.

    La visione augusta e luminosa cui la dolce musica ci conduce è tale da ispirare in chi la contempla pace ultraterrena e timore reverenziale. Quando la visione scompare, ci si risveglia come da un sogno e la pace e il timore che prima albergavano nel cuore, lasciano il posto a un mesto sentimento di nostalgia del divino, che pian piano sfuma in dimenticanza.

    Al termine di queste esperienze e di molte altre ancora, c’è un luogo che, seppur inizialmente abbandonato nel bel mezzo della ripulitura di primavera, non ci volge le spalle con rancore quando vi facciamo ritorno. Esso è la nostra casa; sia essa abitata da altre persone, o solo da noi; sia essa la casa ereditata dalla famiglia, o quella che abbiamo costruito noi soli, non ha importanza. Al nostro ritorno il focolare, i piatti e i bicchieri, le stanze tutte, le coperte del letto sono sempre pronti a mostrarci il loro caloroso bentornato:

    “Anche la Talpa affaticata fu lieta di assopirsi quanto tosto, e presto declinò la testa sul guanciale, con gran gioia e contento. Ma prima di chiudere gli occhi li lasciò errare per la sua vecchia stanza, svagata nel riverbero del fuoco che celiava o riposava su cose familiari e amiche che erano inconsciamente a lungo parte di lei e ora la riaccoglievano con un sorriso, senza rancore. Si trovava ora quell’esatto stato mentale in cui l’avveduto Topo aveva lavorato tutto cheto a piombarla. Constatò che tutto fosse semplice e piano, e anche angusto; ma, e nitidamente, constatò anche quanto tutto significava per lei, e lo speciale valore di un simile ancoraggio in una vita. Non pensò affatto a abbandonare la sua nuova vita e i suoi splendidi orizzonti, a volger le spalle al sole e all’aria e a quel che le offrivano per riinsinuarsi in casa e starvi rintanata; il mondo superiore era troppo forte, l’esigeva ancora, anche laggiù, e constatò di dover ritornare alla più vasta scena. Ma confortava pensare di avere questo cui tornare, questo porticino tutto suo, queste cosucce così liete di rivederla e su cui poteva sempre contare, anche per un semplice bentornato”.

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    Stranger In Moscow said on Sep 14, 2013 | Add your feedback

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