The Woman in White

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Publisher: Pearson Education (Penguin Readers, Level 6)

4.1
(1230)

Language: English | Number of Pages: 95 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , German , French , Spanish , Italian , Catalan , Chi simplified , Portuguese , Dutch

Isbn-10: 140588276X | Isbn-13: 9781405882767 | Publish date: 

Anne Collins

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Library Binding , Audio CD , Softcover and Stapled , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Romance

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Book Description
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  • 4

    Il mistero veste in bianco

    Fino a qualche tempo fa non sapevo chi fosse Wilkie Collins. Complice la ristampa (finalmente!) di alcuni suoi romanzi, ho avuto la possibilità di fare la conoscenza quest’autore dell’epoca vittoriana ...continue

    Fino a qualche tempo fa non sapevo chi fosse Wilkie Collins. Complice la ristampa (finalmente!) di alcuni suoi romanzi, ho avuto la possibilità di fare la conoscenza quest’autore dell’epoca vittoriana molto famoso in patria, ma che qui in Italia come altri suoi colleghi contemporanei (infatti, non è l’unico ad aver subito questa situazione) è stato bistrattato e non considerato per molto tempo, nonostante sia ritenuto da molti il padre del genere poliziesco.
    Amo tantissimo leggere i romanzi ambientati nell’epoca vittoriana, quindi non potevo farmi sfuggire la possibilità di leggere le opere di un altro scrittore di quell’epoca. Ho voluto fare la conoscenza di Collins iniziando da alcuni suoi racconti e romanzi brevi, per capire se il genere fosse adatto alle mie corde poiché il genere poliziesco e giallo non sono proprio il mio forte; il suo stile, invece, si è rivelato molto piacevole, interessante e coinvolgente perché non è solo un giallo allo stato puro ma al suo interno amalgama vari generi.
    La donna in bianco è il suo primo romanzo lungo che ho letto. Fu pubblicato a puntate sulla rivista “All the Year Round”, diretta dall’amico e mentore Charles Dickens, tra il 1859 e il 1860 e registrò fin da subito un successo strepitoso scatenando una vera e propria mania: la tiratura della rivista s’impennò, ad ogni nuova uscita le edicole erano prese d’assalto, era oggetto di discussioni in ogni strada e salotto inglese; furono creati profumi, abiti, cappelli, balli, composizioni, ispirati e dedicati alla misteriosa figura vestita di bianco che dona il titolo all’opera.
    Il romanzo si apre in una giornata calda e afosa nella città di Londra; qui vive Walter Hartright, giovane insegnante di disegno, che ha appena ottenuto un incarico presso i Fairlie, facoltosa famiglia del Cumberland, contea nel nord dell’Inghilterra, come maestro di disegno delle due nipoti di Mr Fairlie. In procinto di partire per iniziare il nuovo impiego, Walter va a salutare la madre e la sorella che vivono a Hampstead, un villaggio appena fuori della capitale. Durante il ritorno in città, in una buia serata, Walter s’imbatte in una figura completamente vestita di bianco che spunta all’improvviso sulla strada deserta; è una giovane donna impaurita, strana e misteriosa, ansiosa di arrivare a Londra. Walter allarmato per il suo stato d’animo l’aiuta e l’accompagna per un pezzo di strada; durante il tragitto scopre alcuni particolari della giovane, tra cui una vecchia conoscenza con la famiglia presso cui il giovane dovrà lavorare. Dopo aver fatto salire la ragazza su una carrozza che la conduca in città, Water scorge due uomini che la stavano inseguendo perché era appena fuggita da un manicomio.
    Due giorni dopo Walter arriva a Limeridge House, la tenuta dei Fairlie, dove incontra i membri della famiglia. La prima allieva è Marian Halcombe, figlia del primo matrimonio della signora Fairlie, che lo accoglie subito con grande familiarità e con cui stringe subito amicizia; poi conosce l’altra allieva, Laura Fairlie, timida e bell’ereditiera, completamente diversa dalla sorellastra. Walter s’innamora a prima vista di quest’ultima non sapendo però che è già stata promessa in sposa al baronetto Sir Percival Glyde. A malincuore Walter deve rinunciare all’amore e al suo lavoro, decidendo di andarsene da quella casa, ma durante una notte di luna piena nota un’inspiegabile e strana somiglianza tra Laura e la giovane donna vestita di bianco apparsagli sulla strada di Londra.
    Sconcertato da questa ambigua rassomiglianza tra le due ragazze, Water rivela a Marian questo strano fatto, e con il suo aiuto inizia ad indagare…

    Ho deciso di conoscere e approfondire la conoscenza di quest’autore inglese partendo da questo romanzo, poiché la protagonista porta il mio stesso nome; mai scelta fu così felice. Sapevo che The woman in white è uno dei romanzi meglio riusciti e forse il più famoso di Wilkie Collins; rientra tra i cosiddetti “romanzi d’appendice”, in pratica quei romanzi che erano pubblicati sulle riviste a cadenza settimanale o mensile, e possiede naturalmente tutti i difetti di questo genere: una trama un po’ allungata e la presenza di ripetizioni o prolissità per aumentare le vendite della rivista, ma che in questo caso vengono facilmente dimenticati tanto si è presi dalla vicenda.
    La donna in bianco è un romanzo che ha resistito molto bene al passare del tempo, complice una trama sempre appassionante che avvolge e coinvolge il lettore per tutta la lettura, anche grazie al fatto che la vicenda sia raccontata tramite memoriali e testimonianze dei vari personaggi che ne hanno preso parte, utilizzando diversi registri narrativi non solo in base alla classe sociale ma anche al carattere di ognuno di loro; quest’espediente narrativo ci permette di seguire, passo dopo passo, le vicende raccontate e avere un quadro completo della storia, rendendo più affascinante il mistero che la circonda.
    Questo romanzo prende spunto proprio da un fatto accaduto allo scrittore inglese in una notte d’estate mentre passeggia con il fratello e un amico in un parco di Londra; all’improvviso sentono le urla di una ragazza che sta scappando da una villa lì vicino: una giovane di bell’aspetto completamente vestita di bianco. Raggiunta dallo scrittore e dai suoi amici, ella gli rivela che sta scappando da un uomo che l’ha imprigionata e la sottoponeva ad esperimenti di “magnetismo”.
    Wilkie Collins è una penna sublime che dimostra di possedere straordinarie capacità narrative e abilità nella gestione della macchina narrativa, districandosi con notevole disinvoltura tra vari generi letterari. Nel libro non vi è presente solo il mistero della donna in bianco ma anche la lotta tra bene e male, il tema del “doppio”, intrighi, enigmi, sparizioni, sentimenti, suspence, apparizioni, colpi di scena inaspettati e sorprendenti.
    La donna in bianco, dalla struttura narrativa originale, appassiona e affascina il lettore permettendogli di seguire agevolmente e piacevolmente le vicende narrate. L’autore cura in maniera perfetta e precisa, con grande ricchezza di particolari, la descrizione e la rappresentazione vivida e dettagliata delle strade notturne e deserte della città Londra, della tenuta dei Fairlie e della sinistra dimora di sir Percivale, rendendo l’atmosfera e le ambientazioni molto reali tanto da farci sembrare all’interno di un quadro (d’altronde era figlio di un famoso paesaggista e ritrattista); inoltre ci regala un piacevole affresco della società vittoriana poiché tratta vari argomenti, quali: la condizione della donna impossibilitata ad essere padrona di se stessa e dei suoi averi, i rapporti tra i due sessi, la prevalenza delle convenzioni sociali sui sentimenti, le differenze sociali e i loro contrasti.
    Grazie all’uso della narrazione in prima persona da parte d’ogni personaggio (o quasi) del libro, lo scrittore inglese ci regala e dà vita ad un caleidoscopio variegato di personaggi caratterizzati divinamente, tutti ben delineati fin nei minimi particolari sia nell’aspetto fisico sia nella loro psicologia, nei loro pregi e nei loro difetti, ognuno con la propria personalità e con un carattere ben definito, che riescono inevitabilmente a conquistare il lettore. I personaggi sono forti, carismatici, eroici ed opportunisti; i cattivi in particolare riescono ad ammaliare il lettore come nessun altro.
    Tutti i personaggi sono credibili sia i protagonisti sia i personaggi secondari o anche solo le comparse, tanto da essere sicuramente uno dei punti forti del libro. Forse Collins non era bravo quanto Dickens nel creare personaggi immortali, ma in questo romanzo ne sono presenti due che su tutti gli altri riescono ad affascinare e coinvolgere il lettore in maniera talmente vivida che ci pare di averli davanti ai nostri occhi: Marian Halcombe e il conte Fosco, due caratteri entrati sicuramente fra le figure immortali della letteratura.
    Sin dalle primissime pagine incontriamo Walter Hartright, il giovane e modesto insegnate di disegno che s’innamora della sua alunna Laura; è un giovane coraggioso, intelligente, romantico, galante, fedele, devoto, integerrimo, timido ma allo stesso tempo risoluto, che per amore si trasforma in un detective determinato a scoprire la verità e a risolvere l’inganno compiuto nei confronti di Lady Glyde. Walter è un personaggio che mi è piaciuto molto grazie al suo buon cuore e alla sua integrità, e di cui sentivo la mancanza quando non era presente sulla scena.
    Altro personaggio che ho amato fin da subito è Marian Halcombe, anzi forse lei è la figura che mi è piaciuta più di tutti gli altri. Fin dal primo incontro traspare la sua forza d’animo ed è inevitabile non parteggiare per lei. È una ragazza forte, coraggiosa, indipendente, giudiziosa, sensibile, franca, spontanea, sicura di sé, appassionata, risoluta e audace; rappresenta uno dei primi esempi di donna forte che tenta di ribellarsi alle convenzioni sociali dell’era vittoriana. Decisamente bruttina e povera (lei stessa si descrive così nella sua prima apparizione), dall’intelligenza acuta e sagace, è leale alla sorella verso cui prova un affetto sconfinato; quando la situazione diventa intricata e critica prende la situazione in mano e non risparmierà nessuno sforzo per difenderla mostrando così il suo carattere forte e determinato, e la capacità di saper tenere testa a qualsiasi uomo, con cui interagisce quasi al loro stesso livello. Una donna fortissima in un’epoca in cui le donne dovevano essere anime sensibili e angeli del focolare; una straordinaria figura femminile, fatta di dolcezza e coraggio, incredibilmente moderna, che per me è la vera forza motrice del romanzo.
    Contrapposta a lei in tutto e per tutto troviamo sua sorella Laura, tipico personaggio femminile vittoriano, ricca ereditiera, bella e remissiva, angelica e debole, buona e timida, delicata e fragile, sensibile e impressionabile, pronta a svenire alla prima occasione; dai modi gentili e delicati, ingenua ma non troppo, è segretamente innamorata del suo insegnante di disegno ma per rispettare la parola data al padre sul letto di morte, decide di sacrificarsi e sposare sir Percival Glyde; la bionda ereditiera rappresenta la classica fanciulla vittoriana costretta ad obbedire prima la volere del padre poi a quello del marito. La sua somiglianza con Anne Catherick sarà inevitabilmente il suo tendine d’Achille.
    Anne Catherick è la donna vestita di bianco che dona il titolo al libro. Figura solitaria, misteriosa, elusiva ed evanescente che appare sempre vestita di bianco per ricordo della sua benefattrice; Anne è una ragazza sfortunata, confusa, triste, malinconica e debole di mente, si attira l’odio e l’accanimento di sir Percival che anni prima l’ha fatta rinchiudere in manicomio poiché conosce un arcano che potrebbe rovinarlo. Si ritroverà vittima di un complotto perché è la custode di un segreto troppo grande per lei.
    Nella sua prima apparizione sir Percival Glyde sembra un uomo cortese e signorile ma man mano che la vicenda prosegue si rivela un essere brutale, meschino e cinico. Odioso sin dall’inizio, il promesso sposo di Laura è un uomo che cela molti segreti; perfido, lunatico, avido, patetico, impulsivo, subdolo ed egoista, Collins ci fa credere che sia lui il vero cattivo del romanzo ma non è così. Sir Percival complotta alle spalle della moglie, per ottenerne l’eredità, e per riuscire nel suo piano ha condotto con sé dalla luna di miele in Italia un suo amico: il conte Fosco.
    Il conte Fosco è insieme a Marian il personaggio meglio riuscito del romanzo. È un personaggio incredibile e tratteggiato splendidamente, con la caratterizzazione più complessa; anche se appare verso la metà del romanzo è una figura che lo occuperà sino alla fine. D’origine italiana, è un uomo rispettoso dell’etichetta e delle buone maniere, elegante e dall’intelligenza sopraffina sfrutta ogni situazione a proprio vantaggio, capace di tramare le peggior cose sempre con garbo e gentilezza; enigmatico, malvagio, mellifluo, vanaglorioso, cinico, pieno di sicumera, calcolatore, spietato, un geniale manipolatore senza scrupoli, capace di tenerezze inaspettate soprattutto nei confronti dei suoi animali che tratta come se fossero i suoi figli; dotato di una notevole parlantina è un perfetto concentrato di freddezza e cattiveria, ambiguo, affascinante e divertente allo stesso tempo, non ha però fatti i conti con Marian, l’unica in grado di tenerle testa e farlo soccombere. È lui l’architetto principale di tutto l’intrigo e a mio modesto parere è uno dei cattivi più riusciti della letteratura.
    Il machiavellico conte Fosco è coadiuvato dalla servile e fedele moglie, l’inquietante contessa che pare essere un fantoccio nelle mani del marito. È un vero peccato non aver saputo qualcosa di più su questo personaggio.
    Altre due figure secondarie degna di rilevanza sono: mr Fairlie, zio di Laura, uomo indolente, odioso ed esilarante allo stesso tempo, affetto da numerose fissazioni, è un egoista misantropo e ipocondriaco che con la scusa di essere debole e sensibile è restio a farsi carico delle proprie responsabilità; l’altra è il professore Pesca, anche lui italiano, basso di statura, ingenuo, generoso, eccentrico, goffo e un po’ confusionario, ma pieno di risorse; è fuggito dall’Italia per qualche ragione politica non meglio precisata, è un fervente ammiratore della civiltà inglese e fa di tutto per sembrare un inglese egli stesso; nei ritratti di questo due personaggi si può sentire l’influenza di Dickens.

    The woman in white (questo il titolo originale), è un romanzo dalla trama intricata, complessa e ben orchestrata, dal contenuto completo e avvincente, intenso e ben scritto; un libro in cui la penna dello scrittore inglese, grazie ad un linguaggio fresco e ad un prosa fluida ed elegante, riesce a tenere viva la curiosità e a trascinare il lettore al suo interno fin dalle primissime pagine. Sono rimasta molto sorpresa dalla sua leggibilità, perché le sue poco più di 500 pagine, almeno in questa edizione, sono volate via che una meraviglia mentre seguivo la vicenda che sta attorno allo scambio tra due donne somiglianti tra loro. Un giallo anzi un mistery con una buona dose di humor e sentimento che non guasta mai, dai dialoghi accattivanti e vividi, dal ritmo serrato e incalzante; una storia dall’ingranaggio perfetto, ricchissima di colpi di scena, raccontata in modo superbo, dove si è invogliati quasi inconsapevolmente a proseguire la lettura per scoprire la verità, in cui si vive ogni mistero e colpo di scena in prima persona; l'indagine è accurata, nulla rimane senza spiegazione, la verità arriva al lettore poco alla volta, pezzo dopo pezzo.

    William M. Thackeray affermò che questo romanzo “è uno di quei pochi libri che si fanno leggere dall’alba al tramonto”… come dargli torto; penso che se lo avessi letto nell’Ottocento, quando fu pubblicato a puntate, sarei impazzita dalla curiosità nell’attesa di leggere il capitolo successivo.

    4,5*

    Avevo già svoltato meccanicamente per quest’ultima direzione quando mi fermai di botto, sentendomi gelare il sangue nelle vene. Qualcuno mi aveva posato una mano sulla spalla… con un tocco leggero e improvviso.
    Davanti a me, in mezzo alla larga strada maestra – e come fosse balzata su dalla terra o scesa dal cielo – c’era una donna vestita di bianco dalla testa ai piedi.

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  • 4

    Un bellissimo romanzo , avvincente e coinvolgente.Scritto a metà dell'ottocento ma sembra non avere età. Certo ci può far sorridere oggi un certo modo di considerare la donna e tutto quello che ne con ...continue

    Un bellissimo romanzo , avvincente e coinvolgente.Scritto a metà dell'ottocento ma sembra non avere età. Certo ci può far sorridere oggi un certo modo di considerare la donna e tutto quello che ne consegue e che costruisce di conseguenza il romanzo. Ma il suo fascino è indiscutibile come è indiscutibile la capacità narrativa dell'autore.

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  • 3

    Dal romanzo a puntate ad oggi.

    Apparso per la prima volta sulla scena letteraria inglese a partire dal 1859, La donna in bianco è uno dei più noti e apprezzati romanzi di William Wilkie Collins. Il testo fu studiato per apparire a ...continue

    Apparso per la prima volta sulla scena letteraria inglese a partire dal 1859, La donna in bianco è uno dei più noti e apprezzati romanzi di William Wilkie Collins. Il testo fu studiato per apparire a puntate sulla rivista dell’amico Charles Dickens “All the Year Round” - come da tipica usanza dell’epoca - e ottenne una trionfale accoglienza da parte del pubblico di lettori che rimasero letteralmente stregati dagli intrecci misteriosi e dai personaggi ambivalenti che si muovono tra le pagine.

    La struttura della narrazione prevede la presenza di differenti narratori e testimonianze che si intersecano al fine di costituire la trama generale di questo mystery tenue. Ciascuno dei personaggi, anche quelli minori, trova la propria voce, la propria occasione di raccontare le vicissitudini da un punto di vista differente rispetto a quello di tutti gli altri. Questo stratagemma, congeniale per la pubblicazione a puntate, consente a noi lettori di ricevere, al termine della vicenda generale, un’idea circolare e completa di quanto accaduto: ogni punto oscuro viene, infine, illuminato e spiegato; viene dato un senso ai più piccoli dettagli, alle parole nascoste nei diari, alle allusioni confessate nelle lettere.

    La vicenda principale ruota attorno all’inspiegabile somiglianza tra due donne - Laura e Anne - i cui Destini sono opposti e contrari: tale caratteristica consentirà ad alcuni dei villain del romanzo di agire seguendo i loro scopi gretti, gettando nell’infelicità e nella miseria chi, al contrario avrebbe desiderato la realizzazione delle proprie aspettative artistiche e romantiche. Le investigazioni, i viaggi e i rischiosi tête-à-tête del protagonista cercheranno di sciogliere le matasse delle macchinazioni nemiche, per riportare la serenità e la giustizia nelle mani dei buoni.

    Una lettura con momenti di viva curiosità e istanti di ferrea staticità, che mi sento di consigliare anche per il suo valore letterario e la maestria di un autore del calibro di Wilkie Collins, che riesce a tessere una trama intricata e lunghissima senza mai perdere il filo conduttore principale, creando delle connessioni tenaci e costanti, durature.

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  • 3

    3,5

    Come i lettori che dal 26 novembre 1859 al 25 agosto 1860 seguirono ammaliati le vicende de “La donna in bianco” uscite a puntate sulla rivista “All the Year Round” dell’amico e collega di Wilkie Coll ...continue

    Come i lettori che dal 26 novembre 1859 al 25 agosto 1860 seguirono ammaliati le vicende de “La donna in bianco” uscite a puntate sulla rivista “All the Year Round” dell’amico e collega di Wilkie Collins, Charles Dickens, altrettanto fanno i lettori di oggi.
    Il segreto del fascino narrativo lo svelò lo scrittore stesso: “Make’em laugh, make’em cry, make’em wait” (falli ridere, falli piangere, falli attendere).
    E questo romanzone dalla scrittura seducente, un po’ giallo, un po’ gotico e un po’ melodrammatico cattura il lettore, lo imprigiona nei luoghi, nel reticolo degli accadimenti, lo tiene sospeso nell’attesa di “ascoltare” le testimonianze dei personaggi. E a mano a mano emergono fatti e complotti, si svelano buoni e cattivi, si contrappongono bene e male, senza sfumature, senza mezzi toni.
    Su tutti si leva lui, l’ambiguo e diabolico conte Fosco. Lui che chiederà e ci chiederà: “Cos’altro siamo (chiedo) se non fantocci in un teatrino da fiera?”

    Epperò una domanda la pongo anch’io a chi ha già letto il romanzo. Forse qualcosa m’è sfuggito, ma come può Walter aver sposato l’amata se in quel momento ella era priva della sua identità?
    Eh?

    P.S. Il refuso è quella cosa... (scriveva Rodari)
    Metto sempre in conto di scorgere qualche refuso, non trovarne è una rarità. Alcuni, però, pesano più di altri. Per esempio questo.
    Terzo libro.
    A Marian appare in sogno Walter col quale ha un dialogo.
    […]“La pestilenza che uccide gli altri non mi ucciderà”[…]
    […] “Le frecce che colpiscono gli altri non mi colpiranno” […]
    […] “Il mare che travolge gli altri non mi travolgerà” […]
    […] “La pestilenza che consuma, la feccia che colpisce, il Mare che inghiotte…”[…]

    E così, la freccia diventa feccia.
    (Ciò, nulla toglie alla bellezza del testo. E chissà, magari nelle prossime edizioni il refuso svanirà)

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  • 5

    'In one moment, every drop of blood in my body was brought to a stop ...'

    'In one moment, every drop of blood in my body was brought to a stop... There, as if it had that moment sprung out of the earth, stood the figure of a solitary Woman, dressed from head to foot in whit ...continue

    'In one moment, every drop of blood in my body was brought to a stop... There, as if it had that moment sprung out of the earth, stood the figure of a solitary Woman, dressed from head to foot in white'.
    The woman in white is Anne Catherick who has escaped from a mad-house,
    The first immense conception starts here, and subsequently brings to such amazing results.
    Anne Catherick, is hidden in the neighborhood and she is in communication with Lady Glyde, Sir Pecival's wife. She keeps a secret, which would be the certain ruin of Percival.
    Sir Percival has told Conte Fosco that he is a lost man, unless his wife is silenced, and unless Anne Catherick is found.
    In the summer of eighteen hundred and fifty Ottavio, Baldassarre Conte Fosco arrives in England, charged with a delicate political mission from abroad.
    He arranges to pass the preliminary period of repose, in the superb mansion of Sir Percival Glyde.
    The bond of friendship which unites Percival and Fosco is strengthened, on that occasion, by a touching similarity in the pecuniary position on his side and on Fosco's side. They both want money. Immense necessity! Universal want!
    Fosco and his wife are received at the mansion by the "magnificent creature who is inscribed on my heart as "Marian," who is known in the colder atmosphere of society as "Miss Halcombe." ,writes Conte Fosco on his witness.
    Miss Marian Halcombe is the step sister of Laura Farlie married Glyde.
    Conte Fosco's witness is one of the many we read in the novel, together with observations, legal notes and pages of diary.
    We know the story form different point of views and for this reason it is not easy to establish the truth.
    Conte Fosco only knows Anne Catherick by description, as presenting an extraordinary personal resemblance to Lady Glyde. They are two separate identities, they are to change names, places, and destinies, the one with the other.
    'You don't remember a fine spring day at Limmeridge,' Anne Catherick says to Laura 'and your mother walking down the path that led to the school, with a little girl on each side of her? I have had nothing else to think of since, and I remember it. You were one of the little girls, and I was the other. Pretty, clever Miss Fairlie, and poor dazed Anne Catherick were nearer to each other then than they are now!'"
    "What reminded you of that, Laura?" asks Marian .
    "She reminded me. While I was looking at her, while she was very close to me, it came over my mind suddenly that we were like each other! Her face was pale and thin and weary but the sight of it startled me, as if it had been the sight of my own face in the glass after a long illness.
    'You have not got your mother's face,' Anne says, 'or your mother's heart. Your mother's face was dark, and your mother's heart, Miss Fairlie, was the heart of an angel.'
    Why do you call me Miss Fairlie?' 'Because I love the name of Fairlie and hate the name of Glyde,' she breaks out violently. I had seen nothing like madness in her before this, but I fancied I saw it now in her eyes. 'I only thought you might not know I was married,' I said, 'I am here because you are married. I am here to make atonement to you, before I meet your mother in the world beyond the grave.'
    The identity of Lady Glyde as a living person is a proved fact to Miss Halcombe and Mr. Hartright, her sketch teacher and the man she loved reciprocated.
    There is her aunt's testimony to prove that she came to Count Fosco's house, that she felt ill, and that she died. There is the testimony of the medical certificate to prove the death, and to show that it took place under natural circumstances. There is the fact of the funeral at Limmeridge, and there is the assertion of the inscription on the tomb. What evidence has Mr. Hartright to support the declaration on his side that the person who died and was buried was not Lady Glyde?
    Miss Halcombe goes to a certain private Asylum, and there sees a certain female patient. It is known that a woman named Anne Catherick, and bearing an extraordinary personal resemblance to Lady Glyde, escaped from the Asylum; it is known that the gentleman who brings her back warns Mr. Fairlie that it is part of her insanity to be bent on personating his dead niece; and it is known that she does repeatedly declare herself in the Asylum (where no one believed her) to be Lady Glyde. These are all facts.
    What has Mr. Hartright to set against them?.
    Does Miss Halcombe assert her supposed sister's identity to the owner of the Asylum, and take legal means for rescuing her? No, she secretly bribes a nurse to let her escape. When the patient has been released in this doubtful manner, and is taken to Mr. Fairlie, does he recognize her? Is he staggered for one instant in his belief of his niece's death? No. Do the servants recognize her? No. Is she kept in the neighborhood to assert her own identity, and to stand the test of further proceedings? No, she is privately taken to London. In the meantime Mr. Hartright has recognized her also, but he is not a relative he is not even an old friend of the family. The servants contradict him, and Mr. Fairlie contradicts Miss Halcombe, and the supposed Lady Glyde contradicts herself. She declares she passed the night in London at a certain house.
    Mr. Hartright's own evidence shows that she has never been near that house, and his own admission is that her condition of mind prevents him from producing her anywhere to submit to investigation, and to speak for herself.
    So where are Mr. Hartright's proofs?"
    "But is it not possible," Mr. Hartright urged, "by dint of patience and exertion, to discover additional evidence? Miss Halcombe and I have a few hundred pounds"
    Questions of identity, where instances of personal resemblance are concerned, are, in themselves, the hardest of all questions to settle.
    But Mr. Hartright is determined to believe that there is a case.
    If he can show a discrepancy between the date of the doctor's certificate and the date of Lady Glyde's journey to London, the matter will wear a totally different aspect.
    In all probability, the only persons in existence who knows the date are Sir Percival and the Count.
    "There shall be no money motive, "no idea of personal advantage in the service I mean to render to Lady Glyde. Mr. Hartright says. "She has been cast out as a stranger from the house in which she was borna lie which records her death has been written on her mother's tomb and there are two men, alive and unpunished, who are responsible for it. That house shall open again to receive her in the presence of every soul who followed the false funeral to the grave that lie shall be publicly erased from the tombstone by the authority of the head of the family, and those two men shall answer for their crime to me, though the justice that sits in tribunals is powerless to pursue them. I have given my life to that purpose, and, alone as I stand, if God spares me, I will accomplish it." concludes Mr. Hartright.

    said on 

  • 5

    Sapevo che La donna in bianco fosse uno dei migliori di Collins, ma non mi aspettavo certo di trovarmi di fronte ad un romanzo vittoriano puro e cristallino, perfetto e geniale. Nonostante la mole di ...continue

    Sapevo che La donna in bianco fosse uno dei migliori di Collins, ma non mi aspettavo certo di trovarmi di fronte ad un romanzo vittoriano puro e cristallino, perfetto e geniale. Nonostante la mole di pagine l'ho letto di volata, da non riuscire a staccarmi dalle pagine. La struttura narrativa è sicuramente quanto di più originale potesse esserci all'epoca e tutto fila e si incastra perfettamente, pubblicato a puntate settimanali ho immaginato l'ansia del pubblico nell'attesa di conoscere gli sviluppi.
    I personaggi protagonisti sono perfettamente in linea con gli standard di un romanzo vittoriano, ma Marian e il Conte Fosco sono i personaggi "giganti" sia come spessore psicologico, che come ruolo, il Bene e il Male che si fronteggiano, protagonisti indimenticabili.

    said on 

  • 0

    Grande

    Non c’era bisogno di prove:l a vera grande narrativa non ha età. Tuttavia questo romanzo ne è conferma. È anche la riprova che tutti gli -ismi inventati per la letteratura non significano poi molto. F ...continue

    Non c’era bisogno di prove:l a vera grande narrativa non ha età. Tuttavia questo romanzo ne è conferma. È anche la riprova che tutti gli -ismi inventati per la letteratura non significano poi molto. Forse è vero che in letteratura non esiste nulla che sia davvero nuovo, dopo la Bibbia, Omero e Shakespeare? Vero o no, io ci credo, e me la rido dei funambolismi fini a se stessi.
    Certo questo romanzo, affidato a una serie di personaggi che si passano il testimone e raccontano ciascuno i fatti di cui stato protagonista, potrebbe essere un esempio brillante di postmoderno, ed è invece un romanzo d'appendice, scritto nel 1859 da Wilkie Collins, considerato il creatore del giallo moderno.
    La vicenda appassiona, è ricca fino all’ultimo di colpi e cambi di scena, ci regala – soprattutto - alcuni personaggi memorabili, tra cui l’impavida Marion (così incredibilmente moderna e sagace) e il cattivo che più cattivo non si può, tuttavia umano nel suo quasi insospettabile punto debole. Insospettabile perché cela un sentimento, il rispetto, raro non soltanto ai tempi in cui si svolge la narrazione. Raccomandatissimo, e speriamo che non sia di ostacolo il fatto che è lungo: quante saghe lo sono, del resto?

    said on 

  • 3

    La donna in bianco

    William Makepeace Thackeray, a proposito di questo romanzo, disse: “uno dei pochi libri da essere letti dall'alba al tramonto". Probabilmente aveva ragione…
    Si tratta a tutti gli effetti di un solido ...continue

    William Makepeace Thackeray, a proposito di questo romanzo, disse: “uno dei pochi libri da essere letti dall'alba al tramonto". Probabilmente aveva ragione…
    Si tratta a tutti gli effetti di un solido “mistery” classico, pieno di colpi di scena, incentrato sullo scambio di persona tra due affascinanti donne: la nobile Laura e la pazza Anne Catherick.
    “La donna in bianco” rientra sicuramente nel novero dei cosiddetti “romanzi d'appendice”: i classici feuilleton che venivano pubblicati a puntate sui principali quotidiani e venivano considerati dai puristi della letteratura come una sorta di “sottogenere romanzesco”.
    La trama è ben congegnata: un perfetto meccanismo ad orologeria in cui ogni singola tessera trova prima o poi la giusta posizione all’interno del puzzle.
    L'eroina Marian è un grande personaggio: forte, tenace, irreprensibile, un’immagine di donna che lascia il segno e per cui non si può smettere di fare il tifo, neppure per un istante. Dall’altra parte della barricata – il lato del “male” – rimane nella memoria il personaggio del Conte Fosco, mellifluo quanto disgustoso stratega del male che è l’architetto principale di tutto l’intrigo.
    La storia è raccontata attraverso diversi e variegati punti di vista, in un alternarsi di testimonianze dei vari protagonisti, che a turno illustrano le vicende in cui si articola la trama. Personaggi eroici e perfidi opportunisti si alternano tra le pagine di questa storia, affascinante ed avvincente, da cui è impossibile staccarsi.
    Probabilmente – se si vuole trovare un difetto a tutti i costi – la prima parte è un po’ troppo lenta e compassata rispetto alla sezione conclusiva, concitata e adrenalinica, capace di regalare più di un brivido al lettore che ne rimane letteralmente soggiogato.
    Ma si tratta di un’imperfezione davvero trascurabile, specialmente se vista nel contesto di un romanzo intenso e ben scritto, capace di regalare un’intera gamma di esperienze: dall’intrigo amoroso all’inquietante mistero, passando attraverso le brume suggestive dell’Inghilterra Vittoriana.

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  • 5

    Come fare a recensire questo piccolo capolavoro senza non rendergli giustizia? Ci provo . È uno dei romanzi più belli che abbia letto, il classico romanzo con atmosfere vittoriane e gotiche dell'800 c ...continue

    Come fare a recensire questo piccolo capolavoro senza non rendergli giustizia? Ci provo . È uno dei romanzi più belli che abbia letto, il classico romanzo con atmosfere vittoriane e gotiche dell'800 che amo. Prendete una giornata di freddo e pioggia e cominciate la lettura di questo gioiello della letteratura e non vorrete più staccarvene dalle sue pagine. Nonostante siano passati quasi 200 anni dalla sua pubblicazione il linguaggio è assolutamente attuale anche perché è un feullinton cioè scritto come romanzo a puntate sulla rivista di Dickens. In questo romanzo c'è un po di tutto: mistero, intrighi, vendetta e amore e tutto questo mi ha rapito dalla prima all'ultima pagina. Ovviamente la mia avventura con Collins non finisce qui.👍👍👍👍👍

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