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The house of mirth

Di

Editore: Giunti Editore

4.0
(358)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 318 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8809020960 | Isbn-13: 9788809020962 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    Ogni romanzo di Edith Wharton è un duro colpo all'ottimismo di chi legge. La prosa acuta, il sarcasmo pungente, la trama ben congegnata sono sovrastati da una sorta di ineluttabilità della condizione umana e della donna soprattutto, che rendono la lettura non molto leggera. Ma il romanzo comunque ...continua

    Ogni romanzo di Edith Wharton è un duro colpo all'ottimismo di chi legge. La prosa acuta, il sarcasmo pungente, la trama ben congegnata sono sovrastati da una sorta di ineluttabilità della condizione umana e della donna soprattutto, che rendono la lettura non molto leggera. Ma il romanzo comunque è bello, ti lascia della giusta rabbia addosso.

    ha scritto il 

  • 2

    Finalmente sono riuscita a finire questo libro: ho fatto davvero fatica perché è molto prolisso e questo dilungarsi distoglie dalla storia, costituita da pochi elementi importanti! Peccato!!

    ha scritto il 

  • 3

    la gioia cercata

    bella, raffinata, educata, gentile, vuole fare una bella vita ed invece , nonostante tutto, non accetta compromessi e quindi soffre. Una lettura datata, una scrittura antica, a volte noiosa, forse l'edizione economica ha contribuito , la protagonista si fa amare i libro meno

    ha scritto il 

  • 4

    Lily Bart è una stupenda creatura letteraria così perfettamente innocente e ammantata di candore quanto maliziosa e calcolatrice. E' il prodotto artificiale di un entourage dedito al piacere e all'inattività, una casta di aristocratici fannulloni e narcisisti attaccati ad un vuoto bon ton dai con ...continua

    Lily Bart è una stupenda creatura letteraria così perfettamente innocente e ammantata di candore quanto maliziosa e calcolatrice. E' il prodotto artificiale di un entourage dedito al piacere e all'inattività, una casta di aristocratici fannulloni e narcisisti attaccati ad un vuoto bon ton dai confini mutevoli e ad un'etica dell'adulazione che respinge ogni forma d'intimità, ma Lily pur conoscendo perfettamente i meccanismi di quel mondo, anzi plasmata dall'educazione materna al solo scopo di fornire il perfetto ornamento di grazia e bellezza ai salotti più sfarzosi, non ha le armi emotive per nuotare in quelle acque. E' Selden a "vedere" la vera Lily prima ancora che vi riesca lei che pure finisce per sabotare ogni singola occasione accuratamente studiata per "sistemarsi", preferendo, in modo del tutto inconsapevole, non tradire quell'idea di se stessa che gli arriva attraverso gli occhi di lui. E' la storia di un fiore reciso a colpi di fioretto narrata con eleganza e felicità austeniana nei dettagli ambientali che immortalano spietatamente il jet set newyorchese di inizio secolo e nell'accuratezza psicologica che sa cogliere ogni respiro e movente senza dissimulare la brutalità e la vacuità di un gruppo sociale privo di etica sentimentale e inutilmente vanesio. Pure nel rigore di una scrittura raffinata il romanzo tradisce una forte passionalità, si respira un'affezione particolare della Warthon per questa piccola donna travolta dall'opportunismo altrui e tradita dal suo stesso cuore a cui troppo tardi riesce a concedere di amare. Bello da spezzare il cuore.

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo undici anni di balli e ore piccole, trascorsi ad apparire e intrattenere senza nessun’altra dote che la propria sfolgorante bellezza e un naturale talento per la conversazione, per Lily Bart è giunto il momento di sistemarsi, trovando in un “bel matrimonio” con un ricco partito dell’aristocr ...continua

    Dopo undici anni di balli e ore piccole, trascorsi ad apparire e intrattenere senza nessun’altra dote che la propria sfolgorante bellezza e un naturale talento per la conversazione, per Lily Bart è giunto il momento di sistemarsi, trovando in un “bel matrimonio” con un ricco partito dell’aristocrazia newyorchese il coronamento di uno stile di vita e, soprattutto, dell’educazione ricevuta e tornando a quel lusso e quella ricchezza un tempo posseduti e poi persi a causa della rovina finanziaria del padre. Da satellite che brilla di luce riflessa, Lily vuole diventare stella luminosa e stabile del firmamento della high-society di New York.

    Ma anche sembrando un’arrampicatrice sociale, Lily non riesce a liberarsi completamente dai propri scrupoli morali né ad ignorare la voce del cuore e, soprattutto, dell’amore per il brillante avvocato Lawrence Selden, che impersona la coscienza sentimentale ed etica di Lily e che, come lei, è protagonista di quello che oggi definiremmo jet-set, pur essendo, come Lily, una sorta d’infiltrato.

    La continua tensione tra ragione e sentimento, tra il riconoscimento delle regole del gioco, delle convenzioni e delle leggi non scritte che governano il mondo in cui Lily vuole entrare ed il rifiuto dei compromessi e delle ipocrisie che ne rappresentano il lato oscuro, unito ad una perniciosa combinazione di ambiguità e leggerezza di comportamenti, pongono Lily su un piano sempre più inclinato, che la condurrà a scivolare inesorabilmente verso una progressiva e definitiva emarginazione sociale, fino al dramma finale, profondamente amaro ma non inatteso.

    La Casa della Gioia è un capolavoro assoluto, con il quale Edith Wharton dipinge spietatamente la ricca società newyorchese di inizio ‘900, di cui faceva parte, attraverso una scrittura sontuosa, una eccezionale capacità di descrizione di ambienti, situazioni, personaggi, luoghi e sentimenti e variando impercettibilmente ma continuamente il registro del libro, fino a raggiungere i vertici assoluti di qualità letteraria e intensità drammatica rappresentati delle conversazioni finali di Lily con Selden, inadeguato e ambiguamente pavido destinatario dell’amore di Lily, e con Rosedale, ricchissimo banchiere ebreo mosso dall’analogo obiettivo della promozione sociale, ma dotato di profonda umanità e a sua volta sinceramente innamorato di Lily.

    Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare, disse qualcuno. Ma Lily non è stata dura abbastanza. Né abbastanza spregiudicata, schiantandosi come un kamikaze sentimentale sulle mura dorate dell’alta società e lasciandoci sgomenti e impotenti di fronte al suo fallimento irreversibile e definitivo.

    ha scritto il 

  • 4

    Povera Miss Lily! No non se lo meritava. Un poco superficiale, ma forse per colpa della gioventù. Affascinata dal bel mondo, e chi non lo sarebbe? Ma così no! Edith riscrivi il finale! Libro molto bello e in realtà intenso .

    ha scritto il 

  • 4

    Orgoglio e sentimento.

    Una Wharton che non ha ancora trovato la sua cifra stilistica, una storia e una scrittura che comunque, anche se ancora imbrigliate da sovrastrutture manieristiche, fanno de La Casa della gioia una lettura intensa e appassionante; soprattutto nella seconda metà del romanzo, quando la stori ...continua

    Una Wharton che non ha ancora trovato la sua cifra stilistica, una storia e una scrittura che comunque, anche se ancora imbrigliate da sovrastrutture manieristiche, fanno de La Casa della gioia una lettura intensa e appassionante; soprattutto nella seconda metà del romanzo, quando la storia di Lily Bart, giovane benestante caduta in disgrazia alla morte della madre, in età da marito ma a un passo dall'essere considerata zitella a tutti gli effetti, si scontra con tutti i limiti del suo progetto di realizzare un matrimonio capace di restituirla al suo ambiente (il milieu), e alle sue molte esigenze materiali, e con le ipocrisie e le maldicenze della alta società newyochese di fine ottocento (l'haute) dalla quale vorrebbe essere accettata. Ho la sensazione che Edith Wharton, in questa prima fase del suo percorso di romanziera, abbia strizzato parecchio l'occhio ai grandi romanzi inglesi dell'Ottocento e fatto tesoro del loro insegnamento, ma che abbia faticato a staccarsene nella scrittura di quest'opera. Non ancora implacabile come in "Ethan Frome" o spietata come in "L'età dell'innocenza", pur drammatica e in un crescendo di pathos che aumenta con l'aumentare dell'indecisione che pone la protagonista in un pericoloso bilico fra l'amore per Sedon e il matrimonio di interesse con Rosedale, la storia di Lily Barth riassume nel personaggio molte delle caratteristiche delle eroine austeniane, senza possedere però il dono della leggerezza e dell'ironia che caratterizzano le storie del Thackeray di "Falò delle vanità“, prima, o di Jane Austen, poi. Penso che l'opera di Edith Wharton acquisti spessore e profondità man mano che lo stesso registro di scrittura dell'autrice abbandoni questo tentativo di 'fare commedia' sulla società newyorchese e sulle sorti della protagonista (e attraverso di essa della condizione femminile dell'epoca) per attestarsi sul dramma vero e proprio. È proprio quando Lily Bart inizia la sua discesa inesorabile, infatti, e quando non c'è più niente da sorridere, che La Casa della gioia tocca le più alte vette del romanzo. Tre stelle a Edith Wharton sarebbero state giustificate dalle altre sue opere citate, ma qui su aNobii non sarebbero state comprese. Quindi quattro, perché leggere Edith Wharton, anche se non al massimo (ma insisto, questa è un'opinione del tutto personale) è sempre un piacere e un privilegio che non bisognerebbe mai negarsi.

    ha scritto il 

  • 4

    NY elites at the beginning of XX century - a field study

    I love the way Wharton describes NY high society. She pins down the conventions and unwritten rules with the precision of the ethnographer

    ha scritto il 

  • 4

    l'inesorabile caduta di lily bart, bellissima protagonista della mondanità newyorkese, combattuta tra le convenzioni sociali e il desiderio (forse inconscio) di mantenere la propria integrità senza scendere a compromessi. lily ha la possibilità di ottenere il massimo per una donna dei suoi tempi: ...continua

    l'inesorabile caduta di lily bart, bellissima protagonista della mondanità newyorkese, combattuta tra le convenzioni sociali e il desiderio (forse inconscio) di mantenere la propria integrità senza scendere a compromessi. lily ha la possibilità di ottenere il massimo per una donna dei suoi tempi: un buon matrimonio, soldi da spendere, una posizione sociale nella haute- eppure sembra impegnarsi per distruggere qualsiasi speranza di una vita serena, creando inconsapevolmente o quasi (anche per una bislacca forma di etica) una rete di equivoci e maldicenze che la porteranno all'isolamento, alla povertà e alla desolazione estrema. edith wharton disegna un ritratto impietoso dell'alta società americana tra 800 e 900- mostrandone il cinismo, la meschinità, il conformismo spietato a cui è lecito sacrificare la correttezza e i sentimenti e facendo sorgere la domanda: "quanto è cambiato davvero per le donne?". magistrale.

    ha scritto il 

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