The tragedy of king Lear

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Publisher: Cambridge University Press

4.2
(2193)

Language: English | Number of Pages: 335 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , German , Italian , Chi traditional , Catalan , Dutch , Portuguese , Galego , French

Isbn-10: 0521337291 | Isbn-13: 9780521337298 | Publish date: 

Series Editor: Brian Gibbons , A. R. Braunmuller

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , Others , Audio CD , School & Library Binding , Library Binding , Mass Market Paperback , Softcover and Stapled , Unbound , Leather Bound , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Foreign Language Study

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Book Description
This is the first fully annotated, critical edition of King Lear to appear for forty years. It includes a comprehensive account of Shakespeare's sources and the literary, political, and folkloric influences at work in the play, a detailed reading of the action, and a substantial stage history of major productions. Jay Halio is concerned to clarify, for those approaching the play for the first time, the vexed question of its textual history. Unlike previous editions, his does not present a conflation of the Quarto and the Folio. Accepting that we have two versions of equal authority, the one derived from Shakespeare's rough drafts, the other from a manuscript used in the playhouses during the seventeenth century, Professor Halio chooses the Folio as the text for this edition. He explains the differences between the two versions and alerts the reader to the rival claims of the Quarto by means of a sampling of parallel passages in the introduction and by an appendix which contains annotated passages unique to the Quarto.
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    "O Lear, Lear, Lear! Bussa alla porta che ha fatto entrare la tua follia, e uscire il tuo senno prezioso" (Atto I,4)
    "Questa tempesta che ho nella mente toglie ai miei sensi ogni altro dolore che non ...continue

    "O Lear, Lear, Lear! Bussa alla porta che ha fatto entrare la tua follia, e uscire il tuo senno prezioso" (Atto I,4)
    "Questa tempesta che ho nella mente toglie ai miei sensi ogni altro dolore che non sia quello che mi batte dentro." (Atto III,4)
    "È la piaga dei nostri tempi, quando i pazzi guidano i ciechi" (Atto IV,1)

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  • 0

    Se Scuotilancee l’ha chiamato all’incirca Re Pugiardo significa che la verità non può dirla nessuna e che ciascuno non può raccontare che la sua.

    C’è su Facebook un gruppo dedicato agli estimatori dell’opera letteraria di Aldo Busi. Uno degli amministratori della pagina riporta una mail inviatagli da una sua amica che chiede a cosa si avvicini, ...continue

    C’è su Facebook un gruppo dedicato agli estimatori dell’opera letteraria di Aldo Busi. Uno degli amministratori della pagina riporta una mail inviatagli da una sua amica che chiede a cosa si avvicini, la perizia linguistica di Aldo Busi, se non a quella di Shakespeare nel Re Lear. Io il Re Lear non lo avevo letto, perciò per farmene una idea ho cercato cosa c’è online e ho incontrato lui, Goffredo Raponi. Di Shakespeare, e di Aldo Busi, si dovrebbe dire così tanto che si finisce per non dirne niente e lasciar dire agli altri, i quali altri però poi dicono sempre le stesse cose già dette ma pazienza, e una cosa la voglio dire su Goffredo Raponi: per quel che ne ho capito cercandone il nome in Rete Raponi non è un traduttore-per-mestiere; ha lavorato come giornalista per alcuni organi statali, quindi più un uomo da rassegne stampe, e una volta in pensione si è messo a tradurre tutto Shakespeare, mettendoci venticinque anni, a gratis, tra le alzatine di spalle e le snaricciate degli Addetti-ai-lavori. Le traduzioni di Raponi, dunque, non sono ‘professionali’, però le tengono in considerazione pure in Polonia, e al San Ferdinando di Napoli, almeno nel 2008, le hanno pure mandate in scena. Shakespeare è bellissimo, King Lear (o “Sventato colui che è grato”) è un’ordalia di caratteri inconfondibili e a Goffredo Riponi va tutta la mia gratitudine, sebbene io non sappia cosa possa farsene, ora, siccome è morto da qualche anno. L’amica dell’amministratore della pagina, ho saputo poi, regge e rilegge Shakespeare in lingua originale, quindi è corretto dire che lei legge Shakespeare e io Shakespeare nella maniera di Goffredo Raponi.

    Qui la traduzione:
    http://www.liberliber.it/mediateca/libri/s/shakespeare/re_lear/pdf/re_lea_p.pdf

    CORNOVAGLIA - Costui dev’essere di quei compari
    che avendo avuto da qualcuno lodi
    per la loro brutale sfrontatezza,
    affettano una bolsa villania
    assumendo forzati atteggiamenti
    del tutto estranei alla lor natura.
    Non sa adulare, lui! Anima schietta,
    non dice che l’onesta verità!
    Se il prossimo la beve, tanto meglio;
    se no, lui schietto è stato e schietto resta.
    Conosco questa risma di furfanti
    che dietro l’ostentata lor schiettezza
    celano più scaltrezza e oscuri fini
    di venti smidollati cortigiani
    usi a curvar la schiena tutto il giorno
    ed a profondersi in salamelecchi
    nel modo più impeccabile e garbato.

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    “Non è vuoto di cuore chi usa sobrie parole non rimbombanti per l’interno vuoto”.
    “L’amore non è amore se corrotto da considerazioni estranee alla sua pura essenza”.
    “Meglio sarebbe per me essere pazz ...continue

    “Non è vuoto di cuore chi usa sobrie parole non rimbombanti per l’interno vuoto”.
    “L’amore non è amore se corrotto da considerazioni estranee alla sua pura essenza”.
    “Meglio sarebbe per me essere pazzo chè allora il mio pensiero andrebbe sciolto da ogni angoscia: le mie angosce, in quel falso immaginare, perderebbero coscienza di sé”.

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  • 5

    Ho affrontato questo testo con un po’ di timore. Shakespeare non sempre mi piace e temevo gli aspetti di carneficina che a volte caratterizzano le sue tragedie. Mi sono trovata davanti ad un testo bel ...continue

    Ho affrontato questo testo con un po’ di timore. Shakespeare non sempre mi piace e temevo gli aspetti di carneficina che a volte caratterizzano le sue tragedie. Mi sono trovata davanti ad un testo bellissimo con al centro il potere e gli intrighi per ottenerlo o conservarlo, ma anche aspetti di grandissima umanità.

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    the worst is not
    So long as we can say ‘This is the worst.’

    Non si è toccato il fondo
    Finché si riesce a dire: “Questo è il peggio”.

    La genialità di Shakespeare consiste in fondo nel prenderne un con ...continue

    the worst is not
    So long as we can say ‘This is the worst.’

    Non si è toccato il fondo
    Finché si riesce a dire: “Questo è il peggio”.

    La genialità di Shakespeare consiste in fondo nel prenderne un concetto semplice e usarlo come pietra angolare per la costruzione di un capolavoro.
    Non ho mai avuto modo di vedere rappresentato Re Lear e ho compensato a questa mancanza leggendo il testo. Mi attirava più che la storia di questo personaggio che, come altre creazioni shakespeariane è diventato emblematico e proverbiale.
    Non so davvero come sia la resa scenica – peraltro il curatore del volume riporta tutte le difficoltà storiche che hanno accompagnato registi e attori alle prese con questa tragedia – se già soltanto la lettura silenziosa ha grande presa.
    Il concetto semplice si dilata, diventano cinque atti, divisi in scene, riducibili a un insieme di frasi a una a una memorabili, piene di rimandi - qualche nota sulla traduzione è indispensabile per capire i trucchi del drammaturgo nel suo spaziare dal linguaggio teologico e filosofico a quello grezzo dei pub.
    E, se una trama sola non basta, se ne aggiungono altre, e si trovano vicende che, prese singolarmente, meriterebbero ciascuna una lunga riflessione: il Fool che riesce a dire cose sagge e il saggio Edgar costretto a fingersi matto. Le remore morali di Albany che non diventa Macbeth nel seguire fino in fondo sua moglie. Una lunga guerra che uccide gli uomini e distrugge le famiglie dei governanti al termine della quale si invoca con urgenza il ripristino dell’ordine precedente.
    E poi la costruzione stessa della tragedia, dell’uomo in balia di eventi più grandi di lui, alla ricerca di un’identità smarrita, tanto che nelle dissimulazioni ci si può perdere, e dei ruoli assegnati da altri si finisce schiavi.
    Il tutto a partire da una concetto semplice, quasi banale come le parole di Edgar che chiudono la tragedia. E sono banali ma dopo tutto quanto successo suonano rassicuranti.

    Il concetto semplice, ma non tiratemi strali perché chioso Shakespeare a partire da un musicista rock che, a modo suo, aveva il senso del tragico.
    Kurt Cobain, in una sua canzone sull’amicizia diceva: Don’t tell me what I want to hear, unico segno richiesto all’amico per testimoniare l’affetto.
    Lear e Gloucester hanno voluto sentire quello che volevano sentirsi dire. È stata la loro tragedia.
    E non solo la loro.

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    «Così vivremo e pregheremo e canteremo e ci racconteremo antiche storie, e rideremo delle farfalle dorate.»

    Il dono letterario che ci fa Shakespeare è senza precedenti.
    La lettura del "Re Lear" è un p ...continue

    «Così vivremo e pregheremo e canteremo e ci racconteremo antiche storie, e rideremo delle farfalle dorate.»

    Il dono letterario che ci fa Shakespeare è senza precedenti.
    La lettura del "Re Lear" è un percorso difficile, è una discesa nelle profondità più complesse dell'animo umano.
    Non ci troviamo di fronte al "grande dubbio Amletico", non ci sono le tormentate esitazione del Macbeth, la caduta del sovrano è proprio lì davanti ai nostri occhi, immediatamente, nell'Atto I.
    Lear cede alla sua vanità di padre assecondando la bramosia di potere delle due figlie maggiori a discapito della virtuosa Cordelia.
    Inizia così il suo percorso di espiazione, tra lampi, folate di gelido vento e calvalcate nella notte.
    Il sovrano a causa della sua "cecità" è incapace di vedere il "vero", rappresentato dalla figura emblematica del Fool, la sua stessa coscienza.
    Parallela è la condizione dell'altro personaggio del dramma, il Conte di Glouchester, che soggiogato dalle infime perfidie del figlio illeggittimo Edmund (un perfetto Iago), contro l'altro figlio Edgar, ritroverà pace e senno, paradossalmente, perdendo la vista.
    Tutto ciò che lascia questa grandiosa opera è declino, il crollo di tutto.
    Eppure non tutto è andato perso.

    «...Sopporterò l'afflizione finché essa non gridi: "basta, basta!" e muoia.»
    —— Conte di Glouchester

    Siamo arrivati all'abisso di questo percorso e siamo rinati più consapevoli dei nostri limiti.

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