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There are no children here

the story of two boys growing up in the other America

By

Publisher: Nan A. Talese

4.6
(5)

Language:English | Number of Pages: 324 | Format: Others

Isbn-10: 0385265263 | Isbn-13: 9780385265263 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Library Binding

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Book Description
(In later years, Lajoe, unable to turn anyone away, became like a second mother
to Ivan, Paul's son by the other woman.) At the time, though, ...
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  • 5

    Mi dilungo un po' su questo bellissimo libro

    Non sarò breve.
    Per una volta.
    Ma ne vale la pena.

    Lettura molto, ma molto, ma molto interessante.

    Kotlowitz è un giornalista/scrittore americano che vive a Chicago e in questo libro racconta la storia reale di due bambini neri (due fratelli rispettivamente di 7 e 10 anni ...continue

    Non sarò breve.
    Per una volta.
    Ma ne vale la pena.

    Lettura molto, ma molto, ma molto interessante.

    Kotlowitz è un giornalista/scrittore americano che vive a Chicago e in questo libro racconta la storia reale di due bambini neri (due fratelli rispettivamente di 7 e 10 anni all'inizio del racconto) che vivono nella famosa South Side di Chicago, uno dei quartieri più violenti e ghettizzati delle metropoli americane, dove spadroneggiano le gang, il traffico di droga, le armi e dove la violenza e la morte sono all'ordine del giorno (letteralmente).

    Il libro mi aveva incuriosito immediatamente appena l'avevo addocchiato perché a me è successo di capitarci "per sbaglio" in quella zona, quando - turista un po' tonta e sicuramente inconsapevole - l'ho attraversata in autobus per andare a vedere una delle meravigliose ville di Frank Lloyd Wright di cui Chicago (e dintorni) è piena.

    Quella (lunghissima) mezz'ora scarsa di percorso in autobus mi aveva non solo spaventata a morte [soprattutto dopo che l'autista del pullman (nero anche lui come tutti i passeggeri) mi aveva chiamata e si era accertato che stessi vicino a lui e che non scendessi per sbaglio durante il tragitto, ma soltanto alla (mia) (tranquilla) destinazione], ma ha segnato la mia memoria in modo indelebile.

    Era spaventoso il degrado, lo sfacelo, il totale abbandono non solo delle strade (spesso non asfaltate) e degli edifici (ruderi più che case), ma anche e soprattutto degli esseri umani che le popolavano.

    Sdraiati (vivi? morti?) sul ciglio dei marcapiedi (chiamiamoli così), ubriachi/drogati e visibilmente armati di fronte ai bar (chiamiamoli così), affacciati a finestre rotte, questi uomini erano geograficamente vicinissimi ma allo stesso tempo a migliaia di ideali chilometri di distanza da un "normale" quartiere residenziale della città.

    La sera stessa ho visto per caso ad un telegiornale un servizio che raccontava la cronaca di un (ennesimo) omicidio plurimo avvenuto nel tardo pomeriggio proprio dove io ero passata poche ore prima.

    E' tutto questo quello che mi aveva "violentata mentalmente" all'epoca.

    Scene non dissimili si possono vedere o immaginare in paesi "poveri", paesi di quello che noi chiamiamo Terzo Mondo. Ma lì "te lo aspetti" (non che questo sollevi la mente o lo spirito).

    In una città americana, ricca e scintillante, il contrasto è spaventoso.

    Tornando al libro, ecco che lo scrittore mi sta riportando a quella mia brevissima ed intensissima esperienza, ma fa anche molto di più e lo fa molto bene.

    Lui ci ha vissuto davvero in quella zona, con quei ragazzi, con quelle famiglie. E ci porta dentro alle loro case, dentro alla loro vita e ce la descrive, ci fa partecipare, capire (per quanto possibile) e riflettere.

    E' un libro da leggere lentamente.

    Ed è talmente ben scritto e coinvolgente che mi "chiama" ogni volta che ne intravedo la copertina.

    Lo consiglio caldissimamente a chi è interessato a questi temi.

    said on