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Theresa Raquin

By Emile Zola

(10)

| Paperback | 9781434647153

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Book Description

172 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Ma quanto è moderno Zola?!
    Non me lo aspettavo di certo.

    Si legge in un baleno.

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    CaRoL said on Jul 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un Madame Bovary che mi è piaciuto

    Buona trama.
    Se vi piacciono i romanzi dove le descrizioni la fanno da padrone, questo è il romanzo che fa per voi.
    Se non ne siete entusiasti (come me), vale comunque la pena leggerlo. Non sono descrizioni fini a se stesse (anche se i dialoghi nel r ...(continue)

    Buona trama.
    Se vi piacciono i romanzi dove le descrizioni la fanno da padrone, questo è il romanzo che fa per voi.
    Se non ne siete entusiasti (come me), vale comunque la pena leggerlo. Non sono descrizioni fini a se stesse (anche se i dialoghi nel romanzo occuperanno il 10% delle pagine), ma anzi permettono di capire perfettamente gli stati d'animo dei (pochi) personaggi con grande facilità.

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    Andrea Mercatelli said on Jul 1, 2014 | Add your feedback

  • 17 people find this helpful

    E’ da cinque stelle solamente la scena finale, con una tragica e maestosa Madame Raquin che si erge su Thérèse e Laurent come un angelo vendicatore o come un Cristo sul trono pronto a dividere i peccatori dai salvati. Nel romanzo però non ci sono pec ...(continue)

    E’ da cinque stelle solamente la scena finale, con una tragica e maestosa Madame Raquin che si erge su Thérèse e Laurent come un angelo vendicatore o come un Cristo sul trono pronto a dividere i peccatori dai salvati. Nel romanzo però non ci sono peccatori e angeli, buoni e cattivi, ci sono soltanto, come dice Zola, “bestie umane e niente più”, Thérèse, Laurent e Camille. Non solo la descrizione delle loro pulsioni più profonde e del loro animo amorale è cruda e spoglia di qualsiasi abbellimento, ma anche la realtà che li circonda è descritta con forme cupe e putride, che capisco abbiano sconvolto i lettori dell’epoca: Zola non ha remore nel parlare delle brutalità e delle perversioni umane, nel descrivere scene raccapriccianti come la putrefazione dei morti o l’immonda esposizione al pubblico dei corpi nella Morgue,nel gettare in faccia al lettore la nuda realtà, fatta di incubi, ossessioni, allucinazioni di soggetti marchiati dal male con cicatrici che non rimargineranno mai. Un grandioso affresco impressionista del male, con pennellate di nero e di rosso su uno sfondo grigio come il passaggio del Pont- Neuf in cui si trovano l’oscura merceria e l’appartamento sovrastante in cui si svolgono le esistenze dei protagonisti.

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    sandra said on Jul 1, 2014 | 11 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Tenere vicino alla portata di tutti; ovvero: “Di fronte alla letteratura siamo tutti dei bambini alle prese con il lupo e con il cacciatore”.

    Ho sei nipoti, cinque nipoti e un nipote; mi sembrano una immensità. A una delle mie nipoti hanno impartito come assegno estivo di leggere, da una lista di titoli, un romanzo dell’Ottocento francese, uno di quello inglese e un terzo dell’Ottocento Ru ...(continue)

    Ho sei nipoti, cinque nipoti e un nipote; mi sembrano una immensità. A una delle mie nipoti hanno impartito come assegno estivo di leggere, da una lista di titoli, un romanzo dell’Ottocento francese, uno di quello inglese e un terzo dell’Ottocento Russo. Quanto basta a renderle detestabile la letteratura per il resto della sua vita.

    Per la francese le consiglio “Leggi Thérèse Raquin, è il più corto”. Glielo scrivo rispettando gli accenti del titolo e dell’autore, e ne approfitto per sottolinearle come sulla sua lista siano stati scritti male i cognomi della Eliot e della Brontë. Ormai non c’è da fidarsi dei pedanti neanche per la precisione.

    Siccome quel che vale per la letteratura – meno è moralistica più ha qualche possibilità di essere letteratura – per me non vale per gli zii, specie se si tratta di uno che ha sposato una loro zia e quindi di uno sconosciuto in fase di prova perenne, e siccome a me la parola “zio” ha sempre fatto ribrezzo (sarà che i miei di zii sono tutti vecchiotti e noiosi alle lacrime) (a me fa fatica pure l’accettare di aver sposato chicchessia, “zia” di qualcun altro per di più!) ho deciso che già che c’ero l’avrei letto anche io, il romanzo di Zola, per fare un’analisi di massima degli impatti, così se i genitori di mia nipote, rispettivamente fratello e cognata della zia che ho sposato, avessero preso a accusarmi di qualcosa, avrei potuto avere qualche giustificazione in serbo.

    Il romanzo è bellissimo, e quando l’ho concluso sono stato alle prese con il dilemma: è adatto a una ragazza di quattordici anni? Una domanda del genere è il segnale più evidente che, a trentuno anni, ti avvii per bene, vale a dire per male, a diventare vecchiotto e noioso alle lacrime anche tu. È che io ho una visione romantica degli adolescenti, mi dico che a quattordici anni ne hanno viste e fatte e sapute il doppio di quelle che ho visto e fatto e saputo io che ne ho più del doppio, perché anche io, che non sono stato nemmeno uno da riformatorio, quando ero un adolescente ne avevo viste e fatte e sapute il doppio di quelle che avevano visto, fatto e saputo quelli che avevano anche il quadruplo dei miei anni, figurarsi se solo il doppio. Però mi ricordo pure che a quindici anni ho conosciuto persone che ne avevano trenta ma tanto vale ne avessero sette e mezzo, per quante poche ne avevano viste o fatte e saputo, o comunque per quante poche ne avessero capite, e a diciotto anni ne conosciuto
    un altro di diciotto anni il quale a otto anni ne aveva combinate più di me, e che continua a averne combinate più di me, a otto anni, anche adesso che io ne ho trentuno.

    Devo decidere: che idea mi sono fatto di mia nipote? È una che se legge di un adulterio che sfocia nell’omicidio e che solo nel duplice suicidio recupera una parvenza di lieto fine potrebbe poi costare un botto ai suoi genitori in psicologo, in detective privati per rintracciarla quando scappa di casa e in donazioni anonime versate alle comunità di recupero alle quali dovranno
    indirizzarla quando avrà deciso di iniziare la disintossicazione? No; purtroppo. Allora “Thérèse Raquin” è il romanzo che fa per lei. Magari cambia per tempo, mentre è ancora adolescente, e non dovrà affrontare la sua prima crisi esistenziale quando di anni ne avrà già trenta o quaranta e dovrà vedersela, oltre che con se stessa, anche con un primo marito e un primo paio di figli, magari legittimi ambedue.

    Il romanzo di Zola è bellissimo e io non me la bevo la storia del clinico naturalismo scientifico, la sua è tutta invenzione narrative geniale, e se per una donna nevrastenica ha dovuto pensare a una che per metà è figlia di un’algerina e se per un uomo di panza è dovuto ricorrere a un contadino inurbato, per pagare il debito alla verosimiglianza, sia pure, tanto i veri mostri di questa storia non sono loro, ma la pletora di parigini pidocchiosi che spassano il tempo nella botteguccia del Pont Neuf incapaci di capire che attorno a loro si sta scatenando una tragedia superiore al vincere o perdere una partita a domino.

    La passione smodata, la violenza ottusa, l’odio implacabile, il romanzo è un dilatarsi dei nervi fino alla loro rottura, e la bellezza orribile, crudelissima e implacabile della morgue aperta a qualsiasi pubblico… Non so se sarà un bene o un male, per mia nipote, leggere il romanzo, e questo attesta la qualità del romanzo.

    Di certamente positivo c’è che i compiti estivi toccati a mia nipote hanno dato a me la piacevole occasione di leggere il romanzo che, essendo un romanzo davvero, è innocuo e letale a quindici come a trenta come a centocinquant’anni.

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    Coda said on Jun 24, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Credo che non esista commento migliore a questo romanzo (il primo che leggo di Zola) della prefazione che l'autore stesso ha inserito in occasione della seconda edizione della sua opera. Sconvolto e amareggiato non tanto dal fatto che il romanzo aves ...(continue)

    Credo che non esista commento migliore a questo romanzo (il primo che leggo di Zola) della prefazione che l'autore stesso ha inserito in occasione della seconda edizione della sua opera. Sconvolto e amareggiato non tanto dal fatto che il romanzo avesse destato critiche, ma che non fosse proprio stato compreso rispetto a quelli che erano i suoi intenti, Zola si trova a costretto a esplicitare ciò che sperava risultasse palese dall'opera stessa:

    "Il mio scopo è stato essenzialmente scientifico. Quando ho creato i miei due personaggi, Teresa e Lorenzo, ho voluto porre e risolvere determinati problemi: così ho cercato di spiegare lo strano connubio a cui da luogo l’incontro di due temperamenti diversi, e ho messo in rilievo i profondi turbamenti di una natura sanguigna a contatto con una natura nervosa. Si legga il romanzo con attenzione, e si vedrà che ogni capitolo è lo studio di uno strano caso di fisiologia. In una parola, non mi sono proposto che questo: dato un uomo vigoroso e una donna insoddisfatta, cercare in loro la bestia, non veder altro che la bestia, inserire entrambi in un dramma violento, e annotare scrupolosamente le sensazioni e gli atti di questi due esseri. In definitiva, ho fatto su due corpi vivi il lavoro di analisi che i chirurghi fanno sui cadaveri."

    Pur non amando particolarmente il realismo in letteratura, non posso dire di non aver apprezzato questo libro e l'ho apprezzato soprattutto nella seconda parte, ovvero dall'omicidio di Camillo in poi. Vero che le descrizioni sono spesso ripetitive, ma non si può dire altrettanto delle reazioni dei due personaggi: dallo shock immediato che segue il delitto, alla soddisfazione per essere riusciti nell'intento, poi l'allontanamento fra i due amanti, il "ritorno" - che non ha nulla a che vedere con la passione, ma sembra piuttosto l'inevitabile decorso di una malattia -, l'impossibilità (nonostante i ripetuti tentativi) di riaccendere un desiderio che in realtà non c'è mai stato (se non quello di soddisfare i propri egoismi) e infine il "rimorso" di Teresa (sono le pagine secondo me più belle, più dure) e il drammatico fatale epilogo.
    Il "sangue" di lui, i "nervi" di lei: queste espressioni ricorrono spesso e smorzano qualsiasi tentativo di leggere nella relazione fra Lorenzo e Teresa una qualche forma di vero amore... è qui che secondo me Zola si mostra davvero rivoluzionario. Devo però ammettere che, se l'analisi dei caratteri dei due protagonisti domina incontrastata, i pochi personaggi che fanno da cornice alla storia sono fondamentali per completare il fosco quadro ritratto dall'autore: Zola sembra quasi volerci suggerire che, sì, Lorenzo e Teresa saranno pure degli esseri spregevoli e "privi di anima" (come lui stesso li ha definiti) ma in realtà l'egoismo governa tutte le relazioni umane e regna sovrano. Persino la Raquin, per la quale non si può alla fine non provare un po' di pietà (e questo nonostante le prime pagine non ce la rendano certo simpatica) non sfugge a questa crudele regola, che sembra non trovare alcuna eccezione.

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    newlife said on Jun 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Amore criminale

    Una Parigi insolita e allucinata, accoglie la storia di Thérèse Raquin. Nel susseguirsi di scenari angusti si svolge con magistrale ricchezza rappresentativa la vicenda di un amore dal tono sinistro. Un noir crudele quanto affascinante che ...(continue)

    Una Parigi insolita e allucinata, accoglie la storia di Thérèse Raquin. Nel susseguirsi di scenari angusti si svolge con magistrale ricchezza rappresentativa la vicenda di un amore dal tono sinistro. Un noir crudele quanto affascinante che dissolve la sua materia nel solo spazio di una tetra dimora adibita a bottega: qui si consuma il dramma domestico tra una coppia di sposi. La giovane Thérèse, dopo aver sposato l'inetto cugino Camille, s'innamora del rude Laurent e insieme decidono di sbarazzarsi del marito facendolo annegare nelle acque della Senna. Quando il vile delitto tramuta in un letale rimorso, la vita degli amanti si trasforma in un incubo animato da visioni e odio reciproco. La presenza spettrale della vittima cresce tra i due assassini, li divide e li rende nemici, si fa spazio addirittura nel loro letto, prende forma fino all’insostenibile sensazione che un abbraccio tra i due comprenda anche il corpo rigonfio del cadavere. Incalzante e suggestivo, “Thérèse Raquin” è uno di quei romanzi capaci di trasmettere il brivido senza strepiti attraverso la dinamica del plagio psicologico, di tutti gli orrendi malesseri che affliggono i protagonisti, bestie travestite da esseri umani e nient’altro. All’ultima pagina spetta il colpo di scena, poiché lì è racchiusa l’occasione che chiarisce il senso complessivo della vicenda. Il senso di colpa e una serie di incessanti accuse reciproche lasceranno precipitare i personaggi nel vuoto senza fine di un tragico epilogo. Per chi vive nella segregazione dell’anima e nella trappola del tormento, a volte, anche la morte può rappresentare un'àncora di salvataggio, l’uscita di sicurezza dall’orrore e la liberazione da un ego che perseguita.

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    Martin Eden said on Jun 22, 2014 | Add your feedback

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