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Therese Raquin

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Editeur: Gallimard

4.0
(1718)

Language:Français | Number of pages: 344 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , Spanish , Portuguese , German , Swedish , Dutch

Isbn-10: 2070418006 | Isbn-13: 9782070418008 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others , Mass Market Paperback

Category: Crime , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Description du livre
One of Zola's most famous realistic novels, Therese Raquin is a clinically observed, sinister tale of adultry and murder among the lower classes in nineteenth-century Parisian society. Zola's shocking tale dispassionately dissects the motivations of his characters--mere "human beasts", who
kill in order to satisfy their lust--and stands as a key manifesto of the French Naturalist movement, of which the author was the founding father.
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  • 4

    A metà strada tra Delitto e castigo e Il cuore rivelatore ci sta l'intrico sentimentale di Thérèse e Laurent. Parte bene: discesa a volo di voyeur nell'umido anfratto dove questi meschini si crogiolan ...continuer

    A metà strada tra Delitto e castigo e Il cuore rivelatore ci sta l'intrico sentimentale di Thérèse e Laurent. Parte bene: discesa a volo di voyeur nell'umido anfratto dove questi meschini si crogiolano, tra tedio e nullafacenza, ma con non troppa ansia a riguardo. Eccezion fatta per lei, la sposa, cugina, dal sangue latino per cui bramosa di baci, abbracci e, ovviamente, qualcosa di più. Sposa però non troppo soddisfatta. Camille, a conti fatti, si dimostra niente più che un frigido asettico (discendenze finniche?), un bambinetto a cui la mamma ha stretto troppo la testa al seno, asfissiando quel poco di mascolinità che avrebbe potuto esalare.
    Il quadro è quindi composto. Basta poco, una leggera spintarella, e la valanga s'innesca: la passione, il desiderio che penetra sottopelle, l'idea e il delitto, la disfatta a conti fatti con il cadavere (non così morto, evidentemente), nevrastenie, scenate, pianti, urla, botte, e scomparsa finale in grande stile.
    Sì, va tutto bene, ma mi chiedo: è seria cosa, per uno che si professa naturalista, questo parossismo finale, così eccessivo e Hugoiano? Forse no.

    dit le 

  • 4

    Adulterio, ossessione e morte

    Nel più classico dei temi di fine ottocento, la passione selvaggia si paga con la morte. A questo classico si ribellò poi DH Lawrence con l' Amante di Lady Chatterly e EM Forster con Maurice, dove i ' ...continuer

    Nel più classico dei temi di fine ottocento, la passione selvaggia si paga con la morte. A questo classico si ribellò poi DH Lawrence con l' Amante di Lady Chatterly e EM Forster con Maurice, dove i 'peccatori' la facevano franca e addirittura ne traevano un gran beneficio. Nel caso di Thérèse Raquin - invece- le cose fanno decisamente storte: la sua indole selvatica, il suo desiderio di libertà si scontra con l'atmosfera sessuofobica della piccola borghesia mercantile francese, che vuole il matrimonio indissolubile e i peccati lavati con la ghigliottina. Thérèse e il suo amante decidono di levare di mezzo il marito-paziente della donna ma le conseguenze per loro saranno tragiche: non solo la perdita di ogni desiderio, ma la lenta e inesorabile discesa in un inferno di ossessioni e paranoie affatto patologiche. Descrizione accurata di una sindrome mentale sviluppata a partire da e alimentata da una società ipocrita, perbenista e segretamente dissoluta in quanto in disfacimento.

    dit le 

  • 5

    Cuocete in pentola tre personaggi, una Parigi grigia e umida e una modestissima bottega. Aggiungere cattivi sentimenti q.b., rosolare nel senso di colpa, spruzzare con angoscia, legare con i nervi. ...continuer

    Cuocete in pentola tre personaggi, una Parigi grigia e umida e una modestissima bottega. Aggiungere cattivi sentimenti q.b., rosolare nel senso di colpa, spruzzare con angoscia, legare con i nervi.

    Eccovi una "Thèrése Raquin"... Come tutte le vendette, è un piatto che va servito... freddo!

    dit le 

  • 5

    Tra nervi e sangue: un capolavoro

    E' bastato leggere questa breve descrizione nella prima pagina per rimanere agganciata e catturata... se si entra in questo libro poi non se ne esce: " Nei brutti giorni d'inverno, nelle mattinate neb ...continuer

    E' bastato leggere questa breve descrizione nella prima pagina per rimanere agganciata e catturata... se si entra in questo libro poi non se ne esce: " Nei brutti giorni d'inverno, nelle mattinate nebbiose, i vetri vomitano la notte su quelle pietre umide, una notte sudicia e ignobile". Sin da qui veniamo trasportati una Parigi a tinte fosche e comprendiamo che la storia si giocherà tutta in quelle viuzze, in quella squallida botteguccia umida che richiama già una tomba... una tomba ancora vuota, scavata di fresco e l'odore di terra profonda si insinua nelle narici. Del dramma psicologico che si dipana non è la trama l'importante bensì l'incubo che ristagna. Assistiamo coinvolti agli amplessi di Teresa, la cui passionalità si intuisce dietro quel volto cinereo e immobile. All'apice scopriremo come il delitto renda questi due temperamenti, uno collerico e l'altra nervoso, schiavi di esso e di un rimorso esperito con ipocrisia, aggirato con sfrontata pusillanime vigliaccheria. Terminato il libro rimane impresso nella mente il rivolo di sangue che scende dalla cicatrice, il disgusto tremante tra i corpi di Teresa e Lorenzo, il buio polveroso e stagnante della merceria e quella donna, la Raquin, immobilizzata osservatrice dell'ultimo gesto di delirio dei "cari figlioli". ASSOLUTAMENTE STUPENDO.

    dit le 

  • 5

    AI CONFINI DEL ROMANZO GOTICO

    “Teresa Raquin”, il romanzo del 1867 di Émile Zola, fu definito dal suo stesso autore un romanzo-studio “psicologico e fisiologico”, poiché, come afferma nella prefazione alla seconda edizione, egli ...continuer

    “Teresa Raquin”, il romanzo del 1867 di Émile Zola, fu definito dal suo stesso autore un romanzo-studio “psicologico e fisiologico”, poiché, come afferma nella prefazione alla seconda edizione, egli intendeva fare uno studio della complessità caratteriale dei personaggi, verificando gli effetti dell’unione di due caratteri diversi quali Lorenzo e la giovane Teresa. Nella prefazione stessa alla seconda edizione, egli si lamenta che i suoi critici non abbiano saputo cogliere questa volontà di analisi e abbiano visto nella sua opera qualcosa ai limiti se non con la letteratura pornografica (non vi è nulla che richiami esplicitamente scene di sesso), con una certa letteratura sensazionalistica.
    Quello che mi ha colpito, invece, durante la lettura è stata la somiglianza con il romanzo gotico, sebbene nulla vi sia di paranormale e sebbene è chiaro che l’autore non avesse alcun intento di spaventare il lettore.
    Eppure quando i due amanti uccidono il marito di lei e amico di lui, Camillo, l’immagine del defunto prenderà a tormentarli sempre più. Quando Lorenzo ripetutamente visita la sala mortuaria, nel tentativo di riconoscere l’annegato, si coglie un gusto dell’horror nel descrivere i corpi deformi. Quando la vecchia madre dell’assassinato, Teresa Raquin, omonima della nipote assassina, diventa paralitica e scopre la trama del delitto, ma non può comunicarlo al mondo in quanto ormai muove solo gli occhi, la sua figura fa il paio con alcune delle immagini più inquietanti della letteratura gotica. Quando il ricordo dell’assassinato spinge fin quasi alla follia e fino alla morte i due omicidi, questo pare un fantasma o un incubo degno del più classico horror. Che dire poi del morso sul collo del pallido Camillo al suo assassino Lorenzo, che ne sarà tormentato fino alla morte, sconvolgendo i sensi persino della sua complice e amante Teresa? Non ricorda forse il morso di un vampiro?
    Del resto pare che fu in una sera del giugno 1816, nel salotto di Villa Diodati, vicino Ginevra, che Lord Byron, Mary Wollstonecraft, il futuro marito di lei Percy Shelley e la di lei sorellastra (nonché amante di Byron) Claire Clairmont, nonché il medico di Byron, Polidori si riunirono e, per gioco, inventarono il romanzo gotico.
    Nel 1867 dunque, Zola non poteva certo ignorare l’influsso di questo genere letterario che nasceva (o forse sarebbe più giusto dire che rinasceva a nuova vita e forma, dato che aveva precedenti più antichi) allora, anche se doveva ancora svilupparsi. “Il vampiro” di Mistrali è, infatti, del 1869, “Carmilla” di Le Fanu è del 1872 (dunque di poco successivi a “Teresa Raquin”) e per avere “Dracula” di Stoker dovremo attendere fino al 1897. Insomma, la letteratura gotica aveva già qualche decennio, ma ancora non aveva raggiunto la sua maturità, quindi non mi stupisce che possano esservi opere che si pongono al suo confine.
    Del resto nessun genere letterario (pura convenzione per semplificare la classificazione dei libri) ha confini precisi e molte opere possono porsi entro gli incerti limiti di più di uno di essi.
    Mi piace allora poter segnalare nientemeno che il grande Émile Zola del “Je accuse” tra i precursori del romanzo gotico, con questo testo ricco sì di analisi psicologica, denso di passione, ma anche denso di una tensione che ricorda molto da vicino quella dei suoi contemporanei che scrivevano con lo scopo di meravigliare e spaventare il lettore con storie fantastiche sulla vita e la morte.

    dit le 

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