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Therese Raquin

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Editeur: Gallimard

4.0
(1751)

Language:Français | Number of pages: 344 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , Spanish , Portuguese , German , Swedish , Dutch

Isbn-10: 2070418006 | Isbn-13: 9782070418008 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others , Mass Market Paperback

Category: Crime , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Description du livre
One of Zola's most famous realistic novels, Therese Raquin is a clinically observed, sinister tale of adultry and murder among the lower classes in nineteenth-century Parisian society. Zola's shocking tale dispassionately dissects the motivations of his characters--mere "human beasts", who
kill in order to satisfy their lust--and stands as a key manifesto of the French Naturalist movement, of which the author was the founding father.
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  • 4

    Si scrive adulterio ma si legge omicidio.

    Se non fosse per queste dannatissime introduzioni, i classici potrebbero essere amati come meritano.

    Lo ammetto: adoro i libri classici. Ma odio profondamente l'idea dell'Introduzione. La vedo sempre ...continuer

    Se non fosse per queste dannatissime introduzioni, i classici potrebbero essere amati come meritano.

    Lo ammetto: adoro i libri classici. Ma odio profondamente l'idea dell'Introduzione. La vedo sempre come una specie di legge tirannica che il lettore si deve sorbire. Questo crea "un clima" di pesantezza, che poi leggendo lo splendido romanzo di Zola non v'è. Leggetela all'inizio, alla fine o al centro del libro, questa Introduzione è infinita e pesante. Se avete l'animo del ribelle, cosa che a me manca con le letture, non fatevi del male come me: saltatela senza troppi complimenti.

    Il romanzo, in ogni caso, l'ho trovato estremamente all'altezza della sua fama. Mi è piaciuto. Anche la scrittura è scorrevole, la storia, pur conoscendone a grandi linea la trama, non mi ha annoiata ma catturata.

    dit le 

  • 5

    Grande esempio di naturalismo

    La penna di Zola dipinge con grande maestria la storia tragica di Teresa e Lorenzo. Amore, odio, rimorso si mischiano insieme in una vicenda che sfocia nel giallo.
    Grande esempio della corrente del na ...continuer

    La penna di Zola dipinge con grande maestria la storia tragica di Teresa e Lorenzo. Amore, odio, rimorso si mischiano insieme in una vicenda che sfocia nel giallo.
    Grande esempio della corrente del naturalismo che coinvolge ed emoziona.

    dit le 

  • 5

    La Thérèse di Zola: quando a fallire è la critica

    Quando Thérèse Raquin apparve nel 1867, a dispetto del discreto successo di pubblico, la critica non tardò a gridare allo scandalo: immorale, dicevano; osceno.
    Lo stesso Louis Ulbach parlò, in un arti ...continuer

    Quando Thérèse Raquin apparve nel 1867, a dispetto del discreto successo di pubblico, la critica non tardò a gridare allo scandalo: immorale, dicevano; osceno.
    Lo stesso Louis Ulbach parlò, in un articolo pubblicato su Le Figaro, di “littérature putride”, a voler sottolineare l’atmosfera obbrobriosa e lussuriosa del romanzo, giudicato da menti moraliste, circondato da mera ipocrisia, la stessa che Zola combatté durante la sua carriera di giornalista e romanziere, attraverso articoli tanto assennati quanto mordaci.
    Lo scalpore che suscitò la sua Thérèse costrinse l’autore a scriverne una prefazione l’anno successivo, dove, ancora una volta, diede sfogo al suo risentimento compiaciuto e pungente:

    “Non mi lamento affatto di questa accoglienza; al contrario, sono felice di constatare che i miei colleghi hanno i nervi sensibili come le fanciulle”.

    È così che Zola, all’epoca ventisettenne, si sente costretto a dover illustrare la sua opera, soffermandosi sui principi della scrittura naturalista, analoga al metodo scientifico, e paragonandola al lavoro di dissezione che un chirurgo opera su un cadavere: è una scrittura che mostra la realtà in modo oggettivo, privo di sentimentalismi e idee personali; una scrittura analitica, scientifica; uno studio fisiologico che dimostra le conseguenze dell’ambiente sociale e delle patologie psichiche umane.
    Nel romanzo, Zola analizza l’unione tra un temperamento nervoso e uno sanguigno: la giovane Raquin e Laurent, il suo amante.
    Thérèse cresce in un ambiente chiuso e soffocante con la zia, docile merciaia e madre di Camille, ragazzo esile e malaticcio, estraneo alla virilità e infantilmente egoista.
    Dopo aver sposato il cugino, la giovane, carica di ardori repressi, si rassegna con rancore e insofferenza a una vita scialba e monotona nella merceria della zia, nel tetro passaggio parigino del Pont-Neuf, popolato da botteghe squallide e buie.
    Tutto cambia con l’arrivo di Laurent, aitante impiegato e sedicente pittore, nonché amico d’infanzia di Camille.
    La passione è immediata: nasce violenta, carica di inibizioni che mettono a nudo la vera natura dei giovani: opposti e complementari, lascivi e calcolatori, i due arrivano a uccidere il marito della donna simulando un incidente in barca, sicuri di una vita insieme.
    Le conseguenze dell’omicidio non tardano ad arrivare: il senso di colpa sfocia in allucinazioni macabre e inquietanti, il fantasma dell’annegato toglie il sonno e li trascina in un abisso ineluttabile, in una tragica insania che sconvolge e addolora.
    Thérèse Raquin è un’esperienza traumatica e raccapricciante, narrata con maestria; mette a dura prova la calma del lettore, provocando i suoi nervi e l’oggettività della lettura grazie a una penna accorta e impeccabile.
    È però uno studio, un’analisi accurata e attuale di ciò che ci circonda, e che spinge a rimuovere pregiudizi e idee perverse durante la lettura.
    Accuse, queste, a cui Zola rispose franco, sardonico. Divertito.

    “Ci vuole l’ostinata cecità di certa critica per costringere un romanziere a fare una prefazione. Poiché, per amor di chiarezza, ho commesso l’errore di scriverne una, invoco il perdono delle persone intelligenti che non hanno bisogno, per vederci chiaro, che gli si accenda una lanterna in pieno giorno”.

    dit le 

  • 4

    Il romanzo è ottimo, c'è molta introspezione, in realtà non lo considererei realista. Un mix di Poe e Dostoevsky. E forse Sofocle.

    dit le 

  • 3

    Analisi della follia umana

    Thérèse Raquin narra la storia di un tradimento che sfocia nella follia più pura; il tutto è raccontato in modo sublime dall’autore italo-francese.
    La vicenda si svolge a Parigi sul passage del Pont – ...continuer

    Thérèse Raquin narra la storia di un tradimento che sfocia nella follia più pura; il tutto è raccontato in modo sublime dall’autore italo-francese.
    La vicenda si svolge a Parigi sul passage del Pont – Neuf, in una piccola merceria umida e male illuminata e nell’appartamento sovrastante, abitato dalla famiglia Raquin.
    Thérèse è stata affidata da piccola a sua zia, la signora Raquin, già madre di Camille, un bambino gracile e malaticcio, curato amorevolmente e ossessivamente dalla madre.
    Thérèse, fin da piccola, è costretta a vivere una vita non sua e soffocare i suoi istinti; convive con la malattia del cugino e gioisce dei pochi momenti di libertà vissuti di nascosto.
    Un bel giorno la signora Raquin decide di far sposare i suoi pupilli e trasferirsi a Parigi, in una piccola merceria acquistata di recente.
    Nella capitale, Camille trova un impiego nell’ufficio della ferrovia e qui stringe amicizia con Laurent, giovane ragazzo proveniente dal piccolo paese che hanno lasciato poco tempo prima. Laurent è invitato a casa Raquin e qui incontra la moglie dell’amico: Thérèse.
    Fra quest’ultimi due nasce un’intensa passione, una relazione carnale mossa puramente dal desiderio. I due, durante un incontro passionale pianificano l'omicidio per sbarazzarsi dell’inutile marito di Thérèse. Tutto sembra andare per il verso giusto, ma la paura e il rimorso entrano in gioco…

    Thérèse Raquin è un romanzo molto brutale e crudele, ma la bellezza che possiede sta nel raccontare (anche se a volte è stato proprio pesante e ripetitivo) i comportamenti e le azioni dei due amanti dopo aver commesso l’omicidio.
    I personaggi del romanzo non hanno né coscienza né moralità, non conoscono né l’amore né il rimorso, sono succubi delle loro passioni, delle loro pulsioni e dei loro istinti. Personaggi folli, grotteschi, nevrotici, sanguigni, carnali, ottusi e incapaci di provare sensi di colpa; se piangono lo fanno solo per calcolo o rabbia.
    Una storia di nervi e sangue, così la descrive l’autore.

    Questo è stato il primo romanzo di Zola che abbia mai letto; prima di scrivere qualcosa ho dovuto metabolizzare, digerire e rimuginare su quella moltitudine di sensazioni che mi ha trasmesso il libro, perché la vita è fatta anche di marciume e brutture come quelle presenti nel romanzo.
    Ciò che più mi ha colpito di questo romanzo è, soprattutto, la capacità descrittiva di Zola, che grazie all’uso magistrale delle parole riesce ad evocare delle scene davanti agli occhi del lettore, come se fossero delle fotografie. L’autore si rivela un abile maestro nel cogliere ogni dettaglio, anche quello più tetro e irritante, scava nel profondo della vicenda e dell’animo umano facendone un’analisi meticolosa e molto cruda.
    Un libro che mi ha trasmesso un forte senso di soffocamento, fatto sentire il puzzo di muffa della merceria penetrarmi le narici e l’umidità entrarmi nelle ossa.
    Per chi soffre di claustrofobia è davvero molto duro leggere questo romanzo, perché si svolge tutto all’interno di una piccola stamberga buia, con pochissimi personaggi e trasmette un forte senso di soffocamento. Non solo la descrizione dei loro istinti più primitivi e del loro animo marcio è cruda e spoglia ma anche la realtà che gli circonda è descritta in maniera cupa e putrefatta (basta pensare a com’è descritto il passaggio del Pont – Neuf) come se fosse un quadro con pennellate di colore rosso e nero.

    Zola compie un affresco grandioso dell’animo umano, ci mostre le sue componenti più bestiali e bieche; non ha esitazioni nel narrare le brutalità e perversioni umane, nel descriver alcune scene molto raccapriccianti tanto da farmi chiudere il libro; di sbattere in faccia al lettore una realtà fatta d’incubi, ossessioni, allucinazioni o cicatrici che non si rimarginano.

    Terrificante, grottesco, crudele, questo è un libro che passa dalla passione alla paura, dalla nevrosi alla pura follia analizzata con occhio lucido e preciso.

    Laurent si rese conto di aver guardato troppo Camille all'obitorio. L'immagine del cadavere si era incisa profondamente nella sua memoria. Ora la sua mano, senza che lui ne fosse consapevole, tracciava perennemente le linee di quel viso atroce il cui ricordo lo seguiva ovunque.

    dit le 

  • 1

    Primo libro letto di questo autore. Non mi e' piaciuto molto, troppo psicologico e a tratti lento. Una storia morbosa che mette a nudo la debolezza umana in cui personaggi, anche quelli minori, sembra ...continuer

    Primo libro letto di questo autore. Non mi e' piaciuto molto, troppo psicologico e a tratti lento. Una storia morbosa che mette a nudo la debolezza umana in cui personaggi, anche quelli minori, sembrano guidati da un'egoismo e da una determinazione che li porta a far prevalere la propria volonta' senza la minima considerazione dei sentimenti altrui.

    dit le 

  • 5

    Amore criminale

    Un'insolita Parigi, lontana dagli schemi dello splendore romantico, accoglie la storia di Thérèse Raquin. Nel susseguirsi di scene anguste si svolge con magistrale ricchezza rappresentativa la vicenda ...continuer

    Un'insolita Parigi, lontana dagli schemi dello splendore romantico, accoglie la storia di Thérèse Raquin. Nel susseguirsi di scene anguste si svolge con magistrale ricchezza rappresentativa la vicenda di un adulterio dal risvolto sinistro. Un noir ambientato nello spazio di una tetra abitazione adibita a negozio, il posto in cui si consuma il dramma domestico di due coniugi. La giovane Thérèse, dopo aver sposato l'inetto cugino Camille, s'innamora del rude Laurent insieme al quale decide di sbarazzarsi del marito facendolo annegare nelle acque della Senna. Quando il delitto lascia spazio al rimorso, la vita degli amanti si trasforma in un incubo animato da visioni e da odio reciproco. La presenza spettrale della vittima cresce tra i due assassini, li divide e li rende nemici, facendosi spazio addirittura nel loro letto fino all’insostenibile sensazione che un abbraccio tra i due possa comprendere anche il corpo rigonfio del cadavere. Incalzante e suggestivo, “Thérèse Raquin” è un romanzo sull'inquietudine e la dinamica del plagio psicologico, di tutti gli orrendi malesseri che affliggono i protagonisti, bestie travestite da esseri umani e nient’altro. Alle ultime pagine spetta il colpo di scena, poiché lì è racchiusa l’occasione che chiarisce il senso complessivo della vicenda. Il senso di colpa e una serie di incessanti accuse coinvolgeranno i protagonisti in un gioco al massacro ed un tragico epilogo.

    dit le 

  • 4

    A metà strada tra Delitto e castigo e Il cuore rivelatore ci sta l'intrico sentimentale di Thérèse e Laurent. Parte bene: discesa a volo di voyeur nell'umido anfratto dove questi meschini si crogiolan ...continuer

    A metà strada tra Delitto e castigo e Il cuore rivelatore ci sta l'intrico sentimentale di Thérèse e Laurent. Parte bene: discesa a volo di voyeur nell'umido anfratto dove questi meschini si crogiolano, tra tedio e nullafacenza, ma con non troppa ansia a riguardo. Eccezion fatta per lei, la sposa, cugina, dal sangue latino per cui bramosa di baci, abbracci e, ovviamente, qualcosa di più. Sposa però non troppo soddisfatta. Camille, a conti fatti, si dimostra niente più che un frigido asettico (discendenze finniche?), un bambinetto a cui la mamma ha stretto troppo la testa al seno, asfissiando quel poco di mascolinità che avrebbe potuto esalare.
    Il quadro è quindi composto. Basta poco, una leggera spintarella, e la valanga s'innesca: la passione, il desiderio che penetra sottopelle, l'idea e il delitto, la disfatta a conti fatti con il cadavere (non così morto, evidentemente), nevrastenie, scenate, pianti, urla, botte, e scomparsa finale in grande stile.
    Sì, va tutto bene, ma mi chiedo: è seria cosa, per uno che si professa naturalista, questo parossismo finale, così eccessivo e Hugoiano? Forse no.

    dit le 

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