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Things Fall Apart

By Chinua Achebe

(11)

| Paperback | 9780385667838

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    Sebbene collocata in uno spazio e in un’epoca precisi, la vicenda appare in realtà senza luogo e senza tempo, come accade per ogni grande romanzo. Achebe ci parla, infatti, di civiltà negate, di culture dominanti e di tradizioni annientate. Temi attu ...(continue)

    Sebbene collocata in uno spazio e in un’epoca precisi, la vicenda appare in realtà senza luogo e senza tempo, come accade per ogni grande romanzo. Achebe ci parla, infatti, di civiltà negate, di culture dominanti e di tradizioni annientate. Temi attuali nel nostro panorama politico e sociale, che i detrattori liquidano con lo stigma del relativismo. In realtà, il problema non è quello di fittizie classifiche razziali e culturali, bensì quello di potenze imperialiste il cui fine ultimo è, da sempre e oggi più che mai, quello di imporre la supremazia del proprio modello culturale, in una simbolica e fattuale conquista della Terra.

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    Daria49 said on May 24, 2014 | Add your feedback

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    Questo è Il libro della letteratura africana. Non credo che sia il più bello mai scritto, ma è il più importante, perchè per la prima volta (in Europa), l'Africa (in questo caso la valle del Niger) non è vista nè con lo sguardo oscuro ed inquieto del ...(continue)

    Questo è Il libro della letteratura africana. Non credo che sia il più bello mai scritto, ma è il più importante, perchè per la prima volta (in Europa), l'Africa (in questo caso la valle del Niger) non è vista nè con lo sguardo oscuro ed inquieto dell'avventuriero, ma neppure con quello solare e ingenuo che cerca in ogni indigeno il buon selvaggio. Qui la cultura Ibo è descritta come una struttura sociale e culturale, complessa e sfaccettata, con personaggi mossi dagli stessi desideri e aspirazioni (nonchè dalla stessa assurda complessità) dei personaggi di un qualsiasi romanzo europeo. Su tutto poi, l'uomo bianco come distruttore di un mondo evanescente, anche quando giunga con le migliori intenzioni.
    Esagerando si può spstenere che questo libro sia una sorta di Gattopardo Ibo.

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    KillDevilHill said on Nov 30, 2013 | Add your feedback

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    Con Chinua Achebe continuo il mio viaggio in Africa attraverso le letterature africane. Sì, ho usato il plurale perché in realtà non si può parlare di una sola letteratura africana come ad esempio si parla di letteratura italiana o americana. L’Afric ...(continue)

    Con Chinua Achebe continuo il mio viaggio in Africa attraverso le letterature africane. Sì, ho usato il plurale perché in realtà non si può parlare di una sola letteratura africana come ad esempio si parla di letteratura italiana o americana. L’Africa è un grande continente che è stato colonizzato dai popoli europei che hanno portato lingue, religione e cultura diverse; anche se in realtà, già prima dell’arrivo degli europei l’Africa era un immenso continente dove convivevano lingue, religioni e culture diverse.
    Chinua Acebe è nato in Nigeria nel 1930 e ha vissuto sulla sua pelle l’arrivo dei coloni, ciò che essi hanno portato, fino ad arrivare all’indipendenza nel 1960, e a soli 28 anni ha scritto il suo primo romanzo usando la lingua inglese. È a tutt’oggi considerato uno dei più importanti scrittori africani, e “Il crollo” è una delle maggiori opere letterarie sull’Africa pre-coloniale. Finalmente per la prima volta nel 1958 il mondo poteva leggere un romanzo sull’Africa dal punto di vista africano.
    La trama si riassume in modo semplice: Achebe ci racconta cosa è avvenuto alle genti nigeriane a seguito dell’arrivo dei primi missionari inglesi. L’azione si svolge nella terra degli Ibo, nel cuore della Nigeria, e il protagonista è un valoroso guerriero, Okonkwo che sin da ragazzo ha lavorato duramente per costruirsi una solida posizione economica e culturale all’interno del suo clan. Nella prima parte, Achebe spiega come si svolgeva la vita quotidiana del clan, una vita riferita soprattutto alle stagioni e alle coltivazioni di ignami. Nelle vivide descrizioni ci racconta le leggende, le superstizioni e la complessa religione degli ibo, come anche le loro particolari tradizioni e riti che anche se agli occhi di un occidentale possono sembrare “strani” o disgustosi, per loro erano ovviamente sacre e molto importanti.
    Le mamme ibo raccontano ai loro figli leggende e superstizioni, racconti su come si sono formati il mondo e gli animali, e devo dire che con il loro particolare fascino hanno appassionato anche me. Nel clan non mancano anche i riti magici e gli stregoni, come non manca la sacerdotessa che parla tramite un Oracolo che ha sempre ragione.
    La vita del guerriero Okonkwo scorre tranquilla, tra raccolti e riti, feste e lavoro. Poi, all’improvviso per errore uccide un uomo e viene bandito dal suo clan per sette anni.
    Mentre Okonkwo è lontano dal suo clan, arrivano i primi missionari inglesi e iniziano a costruire chiese, scuole, tribunali e ospedali. Ma soprattutto, iniziano a convertire le genti del posto. Trascorsi i sette anni, Okonkwo può tornare al suo villaggio nel suo clan di appartenenza, e con orrore scopre tutti i cambiamenti avvenuti a causa dei missionari. Il suo stesso figlio ora si fa chiamare Isaac ed è diventato cristiano.
    Qualcuno resiste, c’è ancora nel villaggio qualcuno che non accetta la religione imposta dai missionari e continua a praticare riti e cerimonie tipiche delle loro tradizioni. Mentre i missionari spiegano agli indigeni che stanno venerando falsi idoli e stanno adorando pietre e legname senza valore, una banda di ibo brucia una chiesa di Umofia. Il Commissario Distrettuale chiama a raccolta i sei uomini che hanno distrutto la chiesa e li imprigiona per giorni, senza mangiare e senza bere. Una volta liberati, durante un comizio ibo nel quale si discute di come liberarsi da questi missionari, ritornano i bianchi del tribunale con l’idea di porre fine all’assemblamento. Okonkwo perde la testa e colpisce un messo. Questo gesto gli vale il mandato di cattura, ma lui scappa. Qualche giorno dopo, viene ritrovato dall’amico Obierika appeso ad un albero nel suo giardino.
    Il grande potere del romanzo di Chinua Achebe sta in questa semplice osservazione: che cosa succede quando una cultura totalmente diversa tenta di insediarsi e prevalere su di un’altra? Le incomprensioni che possono nascere tra le due culture possono diventare insanabili e arrivare a risvolti drammatici (come il carcere, le punizioni, l’omicidio e il suicidio nel romanzo). “Il crollo” è questo: il cambiamento drastico e devastante di una gente abituata a vivere seguendo la natura, con tutte le superstizioni e le tradizioni di contorno. Questo è l’inizio del crollo di una civiltà che verrà conquistata, devastata e depredata dagli inglesi e che solo negli anni successivi vedrà riconoscersi la propria indipendenza.

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    Claudia (Il giro del mondo attraverso i libri) said on Nov 13, 2013 | Add your feedback

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    Africa en estat pur, fins que arriba l'home blanc i tot se'n va en orris. Una cultura, un passat, unes costums, unes creences, tot allò en què s'ha basat un poble al llarg de la seva existència, és menystingut i destruit amb l'arribada de l'home blan ...(continue)

    Africa en estat pur, fins que arriba l'home blanc i tot se'n va en orris. Una cultura, un passat, unes costums, unes creences, tot allò en què s'ha basat un poble al llarg de la seva existència, és menystingut i destruit amb l'arribada de l'home blanc a l'Africa. Cal fer una reflexió sobre l'efecte que les colonitzacions han tingut al llarg de la història.

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    Angelsillibres said on Jun 27, 2013 | Add your feedback

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    *** This comment contains spoilers! ***

    Letto per un esame di letterature post-coloniali. E' diviso in tre parti: la prima la si può definire un racconto etnografico (molto interessante la rappresentazione dei ruoli di genere nella cultura Igbo), utilissimo ed evidentemente scritto allo sc ...(continue)

    Letto per un esame di letterature post-coloniali. E' diviso in tre parti: la prima la si può definire un racconto etnografico (molto interessante la rappresentazione dei ruoli di genere nella cultura Igbo), utilissimo ed evidentemente scritto allo scopo di far calare il lettore all'interno di - e farlo abituare a - una cultura di cui gli autoctoni stessi conoscono ormai poco; la seconda è l'esilio di Okonkwo durante la quale si verificano i primi contatti tra autoctoni e "uomini bianchi"; la terza, il ritorno di Okonkwo a Umuofia e le conseguenti decine di riferimenti al "crollo" Yeatsiano del titolo.

    Un romanzo che fa conoscere, ma purtroppo anche indignare. Un importante contributo del recentemente dipartito Achebe, che ci fa dono di un racconto forse inventato, ma di sicuro pregno di usi e costumi lontani nel tempo e nello spazio e assolutamente da recuperare.

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    montselles said on May 22, 2013 | Add your feedback

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    Un libro que va de menos a más. Quizás esperaba demasiado de él pero lo cierto es que ha logrado engancharme de verdad en las últimas 60 páginas, que es donde se recoge la verdadera esencia del libro para mí. Al final, l ...(continue)

    Un libro que va de menos a más. Quizás esperaba demasiado de él pero lo cierto es que ha logrado engancharme de verdad en las últimas 60 páginas, que es donde se recoge la verdadera esencia del libro para mí. Al final, lo cierro con buen sabor de boca y, lo que es más importante, haciéndome pensar, que es lo que me gusta de los libros.

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    Picaberu said on Mar 21, 2013 | Add your feedback

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