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Thomas Jay

Di

Editore: Fazi (Le strade)

3.9
(138)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 291 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8864112219 | Isbn-13: 9788864112213 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Thomas Jay è uno scrittore di culto. Dal chiuso di una cella racconta la sua incredibile storia ad Ailie, una studentessa impegnata in una tesi sulla sua opera. Dopo un'infanzia povera ma fantasiosa, accanto a una nonna rivoluzionaria e a una zia amorevole, Thomas Jay viene spedito in America. A dodici anni entra per la prima volta in riformatorio; trova il modo di scappare e si rifugia nella lavanderia di Max. Maestro silenzioso e discreto, Max accende nel ragazzo l'amore per la letteratura ma soprattutto lo incoraggia a scrivere. Anche il critico Samuel Atkins crede in lui e fa pubblicare il suo romanzo In the Dim, in the Light, destinato a diventare una pietra miliare della narrativa contemporanea. Carattere inquieto e ribelle, Thomas Jay trascorre l'intera giovinezza fuggendo da un riformatorio all'altro per approdare infine al carcere, quello vero, e all'ergastolo. Si salverà dalla disintegrazione fisica e morale soltanto grazie al proprio talento, alla forza di un grido poetico che valica le mura della prigione. "Chi lo incontra firma un contratto con l'eternità", dice il professor Atkins ad Ailie per metterla in guardia dal suo scrittore preferito. Ma Ailie si è innamorata di Thomas Jay prima ancora di conoscerlo e vuole raccogliere i suoi ricordi e l'ultimo, estremo desiderio d'amore.
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  • 5

    Romanzo potente e doloroso. La vasta gamma di sensazioni che provoca nel lettore ne fanno una lettura molto coinvolgente e stimolante.
    La storia, non cronologica, del protagonista, figura di ergastolano cinico, complesso e inquieto è un pretesto per sondare l'animo umano in tutti i suoi risvolti ...continua

    Romanzo potente e doloroso. La vasta gamma di sensazioni che provoca nel lettore ne fanno una lettura molto coinvolgente e stimolante. La storia, non cronologica, del protagonista, figura di ergastolano cinico, complesso e inquieto è un pretesto per sondare l'animo umano in tutti i suoi risvolti fatti di luci e di ombre, di ricerca, di ricordi, di costruzioni e di cadute. Stile sobrio, elegante, perfetto, un piacere da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro veramente ben scritto,drammatico e spietato,una storia che narra dell'inferno del carcere e che ci sprofonda fino all' inverosimile. Non c'è riscatto,non c'è redenzione solo un gran senso di vuoto che ti accompagna fino all'ultima pagina...

    ha scritto il 

  • 4

    Chi è Thomas Jay?
    Il romanzo ripercorre la sua storia sin da quando Thomas Jay ancora non esisteva, c’era solo un bambino spensierato cresciuto dalla nonna anarchica e dall’amorevole Lillina.
    Alla morte della nonna, gli assistenti sociali decidono di mandarlo negli Stati Uniti da quella madre ch ...continua

    Chi è Thomas Jay? Il romanzo ripercorre la sua storia sin da quando Thomas Jay ancora non esisteva, c’era solo un bambino spensierato cresciuto dalla nonna anarchica e dall’amorevole Lillina. Alla morte della nonna, gli assistenti sociali decidono di mandarlo negli Stati Uniti da quella madre che non l’ha mai voluto. E da lì il passo è breve per finire in riformatorio. Proprio qui inizia a fare i conti con la società da cui si sente rinnegato, consapevole di non avere colpa se non quella di essere stato abbandonato dai genitori. Incontrerà persone straordinarie sul suo cammino, anche se non subito si renderà conto della sua fortuna. Max, con un numero tatuato sul braccio e il passato misterioso, gli farà scoprire l’amore per la letteratura e sarà lui a chiamarlo Thomas Jay. Sam, dal temperamento focoso e tenace, diverrà il suo punto di riferimento. E poi c’è Ailie, la destinataria delle sue lettere, la Perigot dagli abiti dei colori dell’iride in un mondo grigio.

    La recensione completa sul mio blog: http://pausalibro.blogspot.it/

    ha scritto il 

  • 2

    Non subisco il fascino di finti scrittori maledetti che trascorrono tutta la vita in carcere e senza aver frequentato neanche le elementari scrivono indimenticabili capolavori.

    ha scritto il 

  • 5

    Di questo libro si potrebbero analizzare mille aspetti e dare un voto positivissimo per ognuno di essi: la scrittura fluida e senza falle, la storia vera, vissuta, piena, i caratteri dei personaggi che sono talmente vividi da diventare persone con cui ti viene voglia di interagire davvero; le rif ...continua

    Di questo libro si potrebbero analizzare mille aspetti e dare un voto positivissimo per ognuno di essi: la scrittura fluida e senza falle, la storia vera, vissuta, piena, i caratteri dei personaggi che sono talmente vividi da diventare persone con cui ti viene voglia di interagire davvero; le riflessioni, le storie nelle storie (quanto vorrei leggerli quei romanzi!), i momenti intensi. Ma il motivo che mi viene voglia di scegliere per dire quanto questo romanzo valga e' molto semplice e di cuore: quanto gli ho voluto bene a Thomas Jay!

    ha scritto il 

  • 4

    Potenza della letteratura ... e dell'amore

    Thomas Jay è lo pseudonimo di un autore di culto. Un autore che pare vivere nell’ombra e del quale nulla si sa relativamente alla sua vera identità. Thomas Jay è Stefano Lorenzini.


    Nato in Toscana e cresciuto dalla nonna e da una zia, Il piccolo Lorenzo viene mandato in America dalla madr ...continua

    Thomas Jay è lo pseudonimo di un autore di culto. Un autore che pare vivere nell’ombra e del quale nulla si sa relativamente alla sua vera identità. Thomas Jay è Stefano Lorenzini.

    Nato in Toscana e cresciuto dalla nonna e da una zia, Il piccolo Lorenzo viene mandato in America dalla madre (che non ha mai voluto saperne di quel figlio) dopo morte della nonna, quando ha 12 anni. Dall’altra parte dell’oceano, senza le sicurezze degli affetti con i quali aveva convissuto fino a quel momento e con la freddezza della madre e del suo nuovo compagno (con il quale ha avuto altri figli), il piccolo Stefano si sente perduto. Un giorno, per reagire a quello stato di cose, non trova di meglio da fare che rompere i vetri della casa materna. A causa di quel suo gesto disperato quanto inconsulto, finisce in riformatorio. È così che la vita di un ragazzino solitario e bisognoso di amore cambia per sempre. Da quel giorno non farà che evadere da varie strutture ed esservi ricondotto ogni qualvolta le forze di polizia lo riprendono. Dentro e fuori, dentro e fuori, senza un perché, senza una meta. Poi, un giorno come tanti altri, entra per ripararsi dalla pioggia all’interno di una lavanderia. Lì incontrerà Max, un anziano signore, proveniente anche lui dalla vecchia Europa che, lo accoglierà in casa senza fargli troppe domande e, visto che il ragazzo non vuole dirgli come si chiama, incomincia, per scherzo, a chiamarlo Thomas Jay. Nel piccolo appartamento di Max c’è una enorme libreria, quando la vede a Lorenzo/Thomas brillano gli occhi, gli tornano in mente le sere trascorse comodamente adagiato sulle ginocchia della nonna mentre questa gli leggeva delle storie. Immergendosi nei libri Lorenzo/Thomas trova conforto e quando Max, intuendo l’innato talento di quel ragazzino nel raccontare storie, lo incita a scrivere a sua volta, Lorenzo si trasforma definitivamente in Thomas e trova una valvola di sfogo che gli sarà di fondamentale aiuto negli anni a venire.

    Dopo la morte di Max, Thomas non ha nessuno al mondo, se si esclude un professore afroamericano, Samuel Atkins, al quale Max aveva fatto leggere i racconti di Thomas e che era rimasto impressionato dal talento letterario di quel ragazzino che non era andato oltre le elementari. Thomas finisce dentro e, travolto dalla disperazione, tenta di uccidersi. Lorenzo è perduto. Ai riformatori si sostituiscono le prigioni vere e proprie e, viste le sue intemperanze e i suoi folli gesti, gli ospedali psichiatrici. È finita. O forse no. Gli resta la scrittura. Thomas scrive romanzi allegorici nei quali cerca la salvezza, nei quali cerca delle motivazioni per tirarsi fuori da quel baratro nel quale è piombato. Scrivendo quelle storie infarcite di rifermenti religiosi, Thomas cerca di guardarsi nel profondo dell’anima e prova a trovare delle spiegazioni razionali ai suoi comportamenti che, ne è cosciente, hanno spesso rasentato l’assurdo. Comportamenti che a un certo punto gli “regaleranno” una condanna all’ergastolo, nonostante non abbia commesso gravi reati. I suoi scatti d’ira, il suo comportarsi da pazzo asociale, uniti ai suoi ripetuti tentativi di fuga lo condannarono a vivere per sempre dentro una cella, fuori dal mondo.

    Stefano Lorenzini trascorre le sue giornate in carcere mentre Thomas Jay è diventato lo scrittore preferito di moltissimi lettori, anche se questo Lorenzo ancora non lo sa (Sam Atkins, infatti, non gli ha detto di aver fatto pubblicare i suoi romanzi). Fra i tanti ammiratori, Thomas ne può contare una speciale, Ailie. Studentessa di Sam, Ailie decide di scrivere la sua tesi di laurea proprio sull’opera di quello scrittore tanto particolare. Ailie si innamora del Thomas Jay letterario e Stefano Lorenzini si innamora di quella ragazza, che ovviamente non ha mai visto, leggendone e correggendone la tesi (a insaputa della ragazza, ovviamente, la quale crede che quegli appunti siano del suo professore). Quando una grave malattia mette una data di scadenza alla vita di Sam, quest’ultimo chiede alla ragazza se se la sente di prendere il suo posto come tutore/amico/agente di Thomas Jay. Ailie, che si è appena separata dal marito, accetta. Durante un periodo nel quale Thomas è ricoverato in ospedale riesce persino ad incontrarlo di persona e a vederlo tutti i giorni. Thomas, che l’ha cercata per primo, quando se la ritrova davanti si rende conto dell’assurdità del suo gesto e cerca di metterla in fuga comportandosi da stronzo. Thomas è un maestro nel comportarsi da stronzo ma non riesce nel suo intento. Ailie piange e scappa via ma poi, il giorno seguente, eccola di nuovo entrare nella stanza, aprire le tende e mettere nel vaso posto sul comodino un mazzo di fiori. Nulla può la disperazione di Thomas contro l’amore.

    La vita di Thomas Jay è una lotta. Inizialmente sembra che il destinatario dei suoi pugni sia la società che lo ha abbandonato quando era solo un ragazzino bisognoso di affetto ma poi ci si rende conto che il vero e unico e quasi imbattibile avversario di Thomas Jay altri non è che Stefano Lorenzini. Thomas cerca nella letteratura, nella scrittura, nell’allegoria, nella filosofia e nella religione un modo per sconfiggere il sé stesso che non ha saputo fare altro che commettere stronzate, quel sé stesso che non ha saputo fare di meglio che condannarsi al carcere a vita, all’alienazione perpetua. Prova con la razionalità, con il rigore, con l’espiazione silenziosa, ma solo con l’amore, la forza più potente di tutte, riesce a ritrovare la pace interiore, solo grazie all’amore per una donna, per Ailie, Thomas Jay riuscirà ad abbracciare Stefano Lorenzini, a compenetrarlo, a tornare ad essere un solo essere. Un essere pacificato con sé stesso e con il mondo esterno, un essere che forse, un giorno, ritroverà la libertà e potrà incominciare a vivere. Almeno, questo è l’augurio che mi sento di fare a quest’uomo che attraverso le lettere spedite ad Ailie ho imparato a conoscere e che, nel corso della lettura, non mi sono mai permesso di giudicare.

    Come considerazione finale mi sento di consigliare questo romanzo a tutti coloro che si sentono affascinati dalle lotte intestine che si combattono senza esclusione di colpi nei meandri più oscuri nell’animo umano, e a tutti coloro che amano la Letteratura. Tanti sono, infatti, i riferimenti letterari con i quali l’autrice infarcisce il suo romanzo, in particolare derivati dall’opera Dostoevskijana. Potrei sbagliarmi ma ho la sensazione che come Ailie sia innamorata di Thomas Jay così Alessandra Libutti lo sia Fëdor Michailovic Dostoevskij.

    ha scritto il 

  • 5

    "Fuori possono farti quello che gli pare, ma il mondo infinito che ti porti dentro non riusciranno mai neanche a sfiorarlo."

    E' che certi libri ti spalancano il cuore, soprattutto quando sono scritti con una prosa che incanta. Ho odiato Thomas ma, in fondo, l'odio non è che l'altra faccia dell'amore. In questo libro c'è un universo intero: l'incomprensibile e tuttavia umano "bisogno di fallire", di cadere per poi rialz ...continua

    E' che certi libri ti spalancano il cuore, soprattutto quando sono scritti con una prosa che incanta. Ho odiato Thomas ma, in fondo, l'odio non è che l'altra faccia dell'amore. In questo libro c'è un universo intero: l'incomprensibile e tuttavia umano "bisogno di fallire", di cadere per poi rialzarsi, la guida spirituale di Max, il controverso sostegno di Sam, il generoso amore di Ailie. A scandire la narrazione, i libri di Thomas Jay, scritti nel buio della cella, con mezzi di fortuna. E vorresti possederli, quei libri. Leggerli e rileggerli e mandarli a memoria come fa il protagonista con Proust. Perché, come scrive Alessandra in una pagina meravigliosa:

    <<Se a un uomo togli i libri, se gli togli le parole quando sono le uniche cose che ha, cosa gli resta? Cosa può salvarlo dalle proprie ossessioni? Ma se i libri ce li hai dentro non te li può portare via nessuno. La realtà è tutta dentro di te."

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro!!!
    Ben scritto e con un'ottima caratterizzazione di tutti i personaggi, compresi quelli minori, quel che colpisce è lo stile narrativo, molto curato non solo dal punto di vista linguistico ma anche nelle descrizioni di ambienti e vicende, nelle citazioni e nei richiami a poeti e scritt ...continua

    Capolavoro!!! Ben scritto e con un'ottima caratterizzazione di tutti i personaggi, compresi quelli minori, quel che colpisce è lo stile narrativo, molto curato non solo dal punto di vista linguistico ma anche nelle descrizioni di ambienti e vicende, nelle citazioni e nei richiami a poeti e scrittori. La storia di Thomas Jay parla al cuore, di libertà e di amore, i due temi più importanti per qualsiasi uomo: la libertà negata al ragazzo a fronte di errori perdonabili che però, per motivi diversi, diventano una condanna a vita; l'amore, che cerca nelle persone che lo circondano ed il suo bisogno di sentirsi accettato e perdonato almeno dagli altri (visto che lui non riesce, invece, a perdonarsi) che lo portano quasi a sfidare chi vuole stargli vicino, per vedere quanto tempo resisterà. Una storia che parla di errori e di rinascita, di lotta per non farsi sopraffare dal destino, di un amore quasi impossibile da vivere, di arte, scacchi, poesia e letteratura... tanti ingredienti che rendono il libro unico e ricco, con pagine che sembrano trasmettere un grido di dolore ed altre che regalano pace e serenità; un libro che, in ogni capitolo, regala qualcosa di bello e toccante.

    Rinchiuso in un carcere americano, condannato all’ergastolo, Thomas Jay, alias Stefano Lorenzini, scrittore di culto italoamericano, in forma epistolare racconta la storia della propria vita ad Allie, studentessa impegnata nella stesura di una tesi sulle sue opere. Stefano era nato in Toscana. Il bambino non aveva mai conosciuto il padre e la madre era andata in America e lì si era rifatta una famiglia, quindi Stefano era stato cresciuto dalla nonna e dalla sua sorella di latte Lillina. Per queste due “forze della natura” che avevano ben poco in comune, il bambino era stato un miracolo, un dono della vita. Stefano da Lillina aveva “imparato ad amare la vita anche quando non mi era rimasta che quella”, dalla nonna “avevo ereditato lo spirito indomito e ribelle, e il gusto per i libri”. Entrambe rappresentavano una strana miscela giacché “l’una mi parlava di Gesù e l’altra di rivoluzione”. Non deve stupire che Stefano fosse cresciuto con le idee un po’ confuse. “Le libertà non vengono date. Si prendono!” amava ripetere la nonna quindi “per trent’anni avrei continuato a scavalcare i muri, anche quando i cancelli erano aperti”.Quando la nonna era mancata il ragazzino a soli undici anni era stato strappato dalle braccia di Lillina, prima spedito in orfanotrofio e subito dopo in America dalla madre. In piena contestazione giovanile, siamo nel Sessantotto, Stefano non era stato da meno e dopo un gesto violento “fracassai tutti i vetri di casa”, la madre l’aveva fatto arrestare. A dodici anni per la prima volta si aprivano per l’adolescente le porte del riformatorio. Sarebbe stato l’inizio di una lunga via crucis di dolorose esperienze fatte di continue fughe e di ritorni in carcere. Tutto in nome della giustizia. “Vivere, morire, restare, fuggire”. Solo il rapporto con Max avrebbe salvato Stefano che sarebbe diventato Thomas Jay con il suo capolavoro In the Dim, in the Light.

    ha scritto il 

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