Those Who Leave and Those Who Stay

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Publisher: Europa Editions

3.9
(2145)

Language: English | Number of Pages: 400 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Portuguese , Spanish

Isbn-10: 160945233X | Isbn-13: 9781609452339 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Un buon romanzo, un bel romanzo in effetti, ma forse l'autrice a questo punto non aveva più niente da dire e avrebbe dovuto interrompersi al secondo volume (non ho ancora letto il quarto, speriamo che ...continue

    Un buon romanzo, un bel romanzo in effetti, ma forse l'autrice a questo punto non aveva più niente da dire e avrebbe dovuto interrompersi al secondo volume (non ho ancora letto il quarto, speriamo che lì le cose siano diverse). È scritto bene, fin troppo bene, talmente bene che le frasi sembrano tirate fuori dagli esempi di un manuale di linguistica, e poi è freddo, gelido, l'autrice non scava nell'anima, nei cuori, non fa altro che buttare dentro, capitolo dopo capitolo, episodi, avventure, colpi di scena, soltanto per scuotere il lettore e fargli dire: «Ammazza quanto è brava 'sta Ferrante!». Ma non è così, sembra una raccolta di racconti, ogni capitolo racconta una avventura... ma la psicologia dove sta, la descrizione dei moti interiori di 'sti benedetti personaggi dove è finita? Cosa succede nella mente di 'sta povera creatura che tanto ha fatto per studiare e laurearsi e che adesso si vede chiusa in casa a preparare sformati e stirare mutande? Cosa succede a Enzo che sta con una donna che non gliela dà ma che dorme con lui? Io avrei preferito leggere cento colpi di scena in meno e avere un ritorno sensistico assai più importante per un testo che ambisce ad avere un posto nella letteratura italiana contemporanea – a questo punto mi leggo un Harmony, tanto...

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  • 2

    Pensavo fosse l'ultimo ma....

    Pensavo fosse l'ultimo ho scoperto grazie ad un commento qui su anobii che ne manca uno. Lì per lì avevo deciso di non leggerlo, ora forse, non so, chissà. Dio benedica le biblioteche. Vedremo.
    Ma qua ...continue

    Pensavo fosse l'ultimo ho scoperto grazie ad un commento qui su anobii che ne manca uno. Lì per lì avevo deciso di non leggerlo, ora forse, non so, chissà. Dio benedica le biblioteche. Vedremo.
    Ma quanto è odioso Nino?

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  • 2

    Scrivere la recensione per questo terzo volume mi rimane difficile perché dovrei ripetere cose già dette nelle precedenti recensioni.
    Riassumo così: «Le vicende sono molto raccontate. Il problema è ch ...continue

    Scrivere la recensione per questo terzo volume mi rimane difficile perché dovrei ripetere cose già dette nelle precedenti recensioni.
    Riassumo così: «Le vicende sono molto raccontate. Il problema è che non si riesce a sentire cosa i personaggi provano. Sembrano soltanto una serie di cose fatte, dette e non dette, senza che l'autrice riesca a trasmettere i sentimenti dei personaggi».
    E tutto questo è riportato anche in questo terzo volume - e penso anche nel quarto. I personaggi sono verosimili da una parte ed inverosimili da un'altra, ma perché poco approfonditi. Certe volte ho trovato delle vicissitudini forzate, che, se fossero state approfondite, sarebbero state capite meglio. Ma già come libro lo trovo pesante così, quindi forse è meglio che non abbia approfondito situazioni che ne avevano bisogno.

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  • 5

    Ho già scritto abbastanza sui primi due libri e confermo ogni cosa.
    Per il genere che è, un romanzo, la Ferrante è una delle migliori degli ultimi tempi scarni.

    said on 

  • 3

    La storia biografica prosegue ma...

    ho trovato un po' meno spontaneo questo terzo volume della saga di queste due amiche.
    La scrittura è sempre piacevole e scorrevole, ma è il contenuto che a volte pecca di scarsa profondità. Gli eventi ...continue

    ho trovato un po' meno spontaneo questo terzo volume della saga di queste due amiche.
    La scrittura è sempre piacevole e scorrevole, ma è il contenuto che a volte pecca di scarsa profondità. Gli eventi degli anni '70 scivolano via, occupazioni delle università, ferimenti e uccisioni sono liquidati in una mezza pagina. Senza pretendere analisi politiche, storiche o sociologiche i fatti sono accennati anche con poca partecipazione.
    Un volume più "intellettuale" dei precedenti, vicende raccontate con maggior distacco. Vale comunque la pena di leggerlo per vedere come va a finire.
    In realtà le stelle dovrebbero essere 2,5 anziché tre, ma la mezza non è prevista.

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  • 3

    Veramente noiose le pagine sulla politica e sugli scontri. Il finale mi ha deluso, la scelta di Lenù non è molto in linea con ciò che è stato il suo percorso fino ad ora e mi aspettavo decisamente tut ...continue

    Veramente noiose le pagine sulla politica e sugli scontri. Il finale mi ha deluso, la scelta di Lenù non è molto in linea con ciò che è stato il suo percorso fino ad ora e mi aspettavo decisamente tutt'altro da lei.

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  • 4

    Imperdibile

    Rispetto ai primi due capitoli, la storia si apre molto sui temi della politica e sui contrasti e le somiglianze tra città diverse, in particolare Napoli e Firenze. Ma Lila e Lenù rimangono le protago ...continue

    Rispetto ai primi due capitoli, la storia si apre molto sui temi della politica e sui contrasti e le somiglianze tra città diverse, in particolare Napoli e Firenze. Ma Lila e Lenù rimangono le protagoniste di una vita piena: lavoro, amicizia, matrimonio, figli e soprattutto famiglia. Il tutto legato magistralmente dallo stile narrativo di Elena Ferrante che rende la lettura scorrevole, anche nelle parti più descrittive, e mai noiosa.

    said on 

  • 3

    Inferiore ai primi due

    In questa terza puntata del volume Elena fa i conti con il successo e le critiche scatenate dalla pubblicazione del suo libro. Si stabilisce in pianta stabile a Firenze, mantenendo però intatti i suoi ...continue

    In questa terza puntata del volume Elena fa i conti con il successo e le critiche scatenate dalla pubblicazione del suo libro. Si stabilisce in pianta stabile a Firenze, mantenendo però intatti i suoi rapporti con il rione (e va da sé, con Lila), si sposa e affronta l'esperienza dolce-amara della maternità.
    Non ho amato particolarmente l'ambientazione negli anni '70, l'epoca del terrorismo antifascista e delle rivendicazioni e lotte del movimento operaio, a cui è dedicato ampio spazio nel libro attraverso le esperienze dei vari personaggi, sia nuovi che già conosciuti nei precedenti volumi, come Pasquale e Nadia.
    La scrittura della Ferrante è sempre piacevole da leggere, cattura e rimane impressa. La storia però, giunta al terzo volume, comincia a risultare un po' monotona: le protagoniste sono ormai adulte, non più soggette allo sviluppo caratteriale e personale dei primi due volumi, e anche il rapporto tra le due è sempre ugualmente contrastato, non si evolve, ma nemmeno si guasta. Le dinamiche dei precedenti volumi si ripropongono anche in questo in sintesi, col risultato che la storia comincia a stufare. Manca l’introduzione di qualche significativo elemento di novità che tenga alta l’attenzione del lettore a mio parere, che invece crolla verticalmente a ogni pagina. È un vero peccato, perché tanto avevo apprezzato i primi due quanto invece ho faticato a finire questo, e non credo leggerò l’ultimo, sebbene sia molto ben recensito.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama di questo libro e forse pure di quello che segue

    Una cosa è certa: i romanzi di questa signora, la cui identità forse nel frattempo è stata svelata (e a me verrebbe da chiedere agli autori della straordinaria inchiesta: quindi?), dicevo che i romanz ...continue

    Una cosa è certa: i romanzi di questa signora, la cui identità forse nel frattempo è stata svelata (e a me verrebbe da chiedere agli autori della straordinaria inchiesta: quindi?), dicevo che i romanzi di questa signora provocano. Sentimenti nel mio caso assai contrastanti e che si alternano durante la lettura, talvolta si “prevedono”, siedono uno di fronte all’altro bellicosi come a dirsi: hai visto? Avevo ragione io.
    Con questo sono arrivato al terzo di quattro e fino a 50 pagine dalla fine ero pronto a incoronarlo come il migliore dei tre, fosse solo per il modo in cui l’autrice attinge a quel periodo storico per me di grande richiamo che va più o meno dal ’68 al ’77 e che molti, anche quelli che non c’erano, ricordano o conoscono come gli anni dei grandi fermenti culturali e sociali e poi anche di altro tipo. A parte un piccolo e perdonabile refuso (Prima Linea nel 1974 non esisteva) ho molto apprezzato il farsi della scrittura romanzo storico e raccontare quegli anni straordinari e tragici attraverso le vite dei protagonisti della narrazione, con atteggiamento all’apparenza neutrale ma che del tutto neutrale non è (per fortuna). Molto meglio alcune pagine di questo libro di tante altre concepite esclusivamente sul tema.
    Poi però a un certo punto accade che la storia, fino ad allora aperta e fluida, pur nella sostanziale assenza di colori vivaci, inizi a tingersi di un grigio pesante come la nebbia di una volta, di quel grigio che tutto avvolge e tende a trascinare con sé, finché quasi senza preavviso e proprio quando speravo ne fosse uscito per sempre, ricompare sulla scena lui, Nino, il tombeur de femmes, il personaggio più insopportabile di tutta la schiera, colui che, come ci racconta l’autrice stessa, ha figli sparsi un po’ ovunque e tutti tranne uno rigorosamente abbandonati al loro destino di orfani con padre vivente, visto che riesce sempre, dopo lo spasso, a svignarsela in tempo e senza mostrare il benché minimo segno di rimorso.
    Da quel momento in poi l’esito sembra predirsi e materializzarsi come da metafora del piano inclinato, con corollari degni dei peggiori stereotipi sulle cornu-coppie (il marito tradito, in questo caso, impunemente pure mazziato perché la colpa è sua, soltanto sua, se lei è finita nelle braccia dell’altro), e di inarrivabile mestizia laddove la donna da sempre innamorata può finalmente spiccare il volo – in tutti i sensi – con la mano intrecciata a quella del grande seduttore di cui sopra, non prima di aver abbandonato con l’inganno le figlie di pochi anni alla vicina di casa.
    Ecco, io quell’immagine non riesco a togliermela dalla testa, nonostante il rifugio della finzione letteraria e nonostante, con un’espediente di classe, l’autrice citi poco meno che letteralmente le parole di Simon De Beauvior che parlava di come un sorriso, del quale era disperatamente alla ricerca, le sembrasse in certi frangenti più importante delle bombe atomiche che iniziavano a cadere sancendo la fine di un certo modo d’intendere l’umanità. Ma i figli sono molto più importanti persino delle bombe atomiche, no?
    M’immagino la protagonista finalmente in volo con il suo amante sui cieli dell’euforia e non riesco a capire come possa fare una donna a viverla, quest’euforia che non è solo eccitazione carnale, avendo lasciato dietro di sé le macerie del suo matrimonio ma soprattutto due bambine di tre e sei anni dalla vicina di casa. Soprattutto non riesco a tollerare, in special modo alla finzione letteraria, che quest’immagine sia posta alla fine del libro, come a farne destino ineluttabile e suggello (tragico, nonostante le immagini di orgasmo psico-fisico dei protagonisti in volo) ultimo alla storia.
    Cioè: migliaia di pagine per arrivare qui?
    Vuoi mettere con Anna Karenina e persino Emma Bovary?
    Che non è finita, si sa (la storia), c’è un quarto volume nel quale – mi potrei giocare cose preziose – si scoprirà presto che lei aspetta un figlio da lui che però nel frattempo si sarà già dileguato, il tempo di ri-allenare il pistolino alla novità di turno e via di corsa, alla ricerca della prossima preda. Profezia facile, tanto più che a farla non sono solo io ma soprattutto l’amica geniale (e vediamo di giustificarlo un po’, questo titolo).

    said on 

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