Thus Spake Zarathustra

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Publisher: Dover

4.2
(4398)

Language: English | Number of Pages: 270 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , German , French , Italian , Korean , Portuguese , Japanese , Swedish , Dutch , Farsi , Romanian , Polish , Greek , Catalan , Turkish , Chi simplified , Croatian , Russian

Isbn-10: 0486406636 | Isbn-13: 9780486406633 | Publish date: 

Translator: Thomas Common

Also available as: Hardcover , Audio CD , Unbound , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Book Description
A 19th-century literary masterpiece, tremendously influential in the arts and in philosophy, uses the Persian religious leader Zarathustra to voice the author's views, including the introduction of the controversial doctrine of the Übermensch, or "superman," a term later perverted by Nazi propagandists. A passionate, quasi-biblical style is employed to inspire readers.
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  • 3

    ...e così scrisse Nietzsche!

    Approcciandosi a questo celebre libro del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, la prima domanda che ci si dovrebbe porre, per capire davvero ciò che si andrà a leggere, riguarda il nome del profeta. ...continue

    Approcciandosi a questo celebre libro del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, la prima domanda che ci si dovrebbe porre, per capire davvero ciò che si andrà a leggere, riguarda il nome del profeta. Perché Zarathustra e non Mosé, Gesù o Maometto? Bene, il creatore della prima religione monoteista è stato scelto, appunto, perché primo. Secondo Nietzsche, egli sarebbe colpevole di avere introdotto nel mondo, prima di tutti gli altri, la concezione metafisica della contrapposizione tra bene e male. Un peccato originale che ha influenzato la storia del pensiero occidentale cristiano-giudaico (e greco) e che, sostanzialmente, viene contestato in questo libro. La scelta simbolica di far proclamare la morte di Dio proprio da chi il Dio unico, con ricompense e inferni annessi, lo ha inventato è sicuramente forte.
    Ma se dio non c'è, gli uomini allora devono rivalutare i propri valori e le proprie azioni al di là del dualismo di bene e male. Soprattutto, non essendoci un mondo metafisico, l'agire umano non può che essere legato alla terra, l'unica realtà che ci è nota. Di conseguenza, tutti i valori mutuati dal pensiero cristiano non sono più validi, poiché contrastano con la natura dell'uomo, opprimendolo di inutili pesi. L'umanità superiore di Nietzsche deve rendersi essa stessa creatrice di se stessa e perseguire il proprio piacere, accettando con forza l'avversità insuperabile e allontanando da sé tutte le sofferenze non necessarie. Nel fare questo, secondo lo Zarathustra nitzschiano, si può trovare significato alla nostra esperienza di vita, nonostante la non esistenza della divinità.

    Tutto questo, poi, avviene in un tempo che è circolare e che si ripete e si ripete, di volta in volta, perfettamente. Tutto è già esistito e tutto quello che avviene oggi esisterà nuovamente. E' il famoso concetto di "eterno ritorno" di Nietzsche. A seconda di come la si pensa, può essere un incubo in cui non vi è posto per nulla di nuovo, o un'esaltazione dell'umanità, che vede ripetuta perpetuamente ogni storia e ogni singola scelta. In questa cornice, con questa qualità, ognuno di noi è dio: immutabile e eterno.

    Questo è ciò di cui Zarathustra/Nietzsche ci parla in questo libro. E benché non mi seduca al punto da dargli ragione, devo ammettere che si tratta, comunque, di affascinanti idee e di una originale (per l'epoca in cui è stato scritto) concezione del mondo. Personalmente, credo che il bene e il male, anche se dio non esistesse, siano esattamente come sono sempre stati teorizzati... soprattutto quando si parla di compassione, cosa che Nietzsche critica duramente. Bisogna darsi una misura che va oltre noi stessi, per il semplice fatto che l'uomo è una creatura raziocinante che sbaglia. L'uomo non è un fenomeno naturale come tutti gli altri. Almeno sul pianeta terra. E questa differenza fondamentale, col resto della creazione a noi nota, va preservata. E a me sembra che Nietzsche la metta in pericolo, quando commette l'errore di creare categorie diverse di uomini e donne, presumendo di sapere cosa accada nella testa e nel cuore di tutti. L'uomo e la realtà sono più complessi di facili nomenclature: parlare di "plebe" è e rimane un errore, secondo me.

    Detto questo, il libro benché interessante, non si presta ad un'agile e piacevole lettura. O meglio, si alternano parti bellissime a parti più oscure e contorte, dove l'autore si complica e ci complica la vita, senza reale bisogno di farlo. E' un libro pieno di bellissime immagini poetiche e suggestioni (e idee) da un lato. Mentre dall'altro lato, soprattutto nella seconda parte, è un pesantissimo florilegio di manifestazioni di sdegno e disprezzo. Troppo per me! Una volta che hai fatto capire cosa (e chi) non ti piace, se continui per pagine e pagine diventi noioso... Fortunatamente, si ritorna ad una maggiore chiarezza di espressione nel finale e la lettura ne beneficia. Si esce da questa esperienza con un buon ricordo del libro appena letto e con nuove e interessanti idee a cui pensare.

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  • 5

    «Cresce il deserto: guai a colui che nasconde deserti!». Il deserto, dunque: che non presenta segno di vita e di attività umana. E come si fa a desertificarsi? Chi può essere considerato un deserto? I ...continue

    «Cresce il deserto: guai a colui che nasconde deserti!». Il deserto, dunque: che non presenta segno di vita e di attività umana. E come si fa a desertificarsi? Chi può essere considerato un deserto? In definitiva, cosa significa deserto e che valore ha? La maggior parte delle persone non comprende, perché non riesce a penetrare l’apparenza delle cose e delle parole. Questi individui sono essi stessi deserti, perché non hanno innaffiato la propria vita, l’hanno lasciata essiccare al sole cocente della modernità, della borghesia e del nulla intellettuale. Hanno aderito al patto implicito tra la mondanità e la propria individualità: non hanno saputo trovar altra soluzione se non quella di accettare il contratto, chinando la testa allo stato, alla famiglia, all’amore, a Dio, alla morte, a se stessi e agli altri. Dialogare con essi equivale a non parlare: non ci si può attendere alcun tipo di pensiero autonomo, in loro ogni cosa è artefatta, stereotipata, mutuata di poco dal sentire comune. E allora catalogano i sentimenti e le persone, credono di vivere allineati a idee e ideali, inesistenti per definizione. Queste persone sono sempre alla moda, nel senso che tentano di adeguarsi variabilmente nel tempo ai modi di vivere. Ma non hanno altro tempo se non quello che è stato concesso loro. Poi vi sono alcune persone che capiscono le cose e le parole, ma non riescono ad analizzarle perché il più delle volte difettano della cultura necessaria ad imbrigliare tale comprensione. Questi sono deserti inconsapevoli: spesso finiscono ai margini della società e non riescono a penetrarne il senso estremo. Più spesso diventano artisti. Agognano, in cuor loro, di uscire il prima possibile dalla vita, di smetterla di chinare il capo, di accettare la comune vivibilità; purtroppo non riescono a trovare risposte soddisfacenti al perché e al come, tanto da incamminarsi su strade che la civiltà stessa reputa deprecabili, estreme, criminali, fatiscenti. La società civile sa che quei sentieri portano al suo disfacimento e dunque risponde bandendoli; essa preferisce l’accettazione supina delle regole, l’abbassamento della coscienza umana alla più totale fedeltà. Ma una parte di questi individui si dedica all’arte, sperando che essa possa guarire il male che li affligge e, anche se nel lungo periodo la cura non sortisce gli effetti sperati, è questa élite a regalarci le cose migliori dell’umanità. Infine v’è la sparuta minoranza di coloro che comprendono le cose e le parole così a fondo da desertificarsi consapevolmente. Questi sono i più puri, quelli che hanno inteso quale fregatura vi sia dietro l’esistenza umana. A forza di scavare nel fondo delle cose hanno raggiunto l’argilla, sono arrivati all’infertile - al deserto, appunto. In essi non c’è più traccia di emozione alcuna, non c’è passione od ambizione, non hanno rispetto o amore, semplicemente hanno cancellato qualsiasi concetto dalla propria coscienza. Sono liberi. I più temerari di essi individuano in questa nuova ed assoluta libertà una nuova religione, dunque nuove catene, nuovi riti e liturgie, preghiere e confessioni, insomma un nuovo dio cui sottostare. La ricerca del senso non ha mai fine: giunti all’apice della verità scoprono che ce n’è sempre un’altra, più alta e accecante, perniciosa quanto doverosa. Sanno che questa ricerca non avrà mai fine e la maggior parte di questi esseri impazzisce per troppa verità. «Ma nel deserto più solitario accade la seconda metamorfosi: lo spirito divien leone che vuol conquistar la libertà ed esser signore nella sua solitudine». L'evangelo e la bibbia nietzschiane - "Umano, troppo umano" e "Così parlò Zarathustra" - rappresentano il tentativo di redimere questo deserto, proprio perché siamo tutti deserti, qualunque sia la nostra capacità di intendere il mondo. Sia che lo accettiamo nella sua banale rotondità, sia che lo addestriamo diventando superuomini, esso vincerà comunque, rivelandoci puntualmente la nostra inadeguatezza di fronte allo specchio. Non serve dunque lottare, men che meno comprendere, e non è poi così necessario vincere. Ad esser sinceri, non vale la pena vivere.

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  • 5

    Come da postilla al titolo: un libro per tutti e per nessuno. libro difficile, di cui sicuramente avrò tralasciato o colto erroneamente qualche passaggio proprio perchè enigmatico, ma meraviglioso: ne ...continue

    Come da postilla al titolo: un libro per tutti e per nessuno. libro difficile, di cui sicuramente avrò tralasciato o colto erroneamente qualche passaggio proprio perchè enigmatico, ma meraviglioso: nel bene e nel male, se oggi sono la persona che sono, lo devo in gran parte a questo libro

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  • 4

    Dove non si può amare, bisogna passare oltre.

    A proposito di questa sua opera, Nietzsche disse di aver fatto all’umanità il più grande regalo che le sia mai stato donato. La frase non ha una via di mezzo: si condivide, o si respinge.
    Pensate che ...continue

    A proposito di questa sua opera, Nietzsche disse di aver fatto all’umanità il più grande regalo che le sia mai stato donato. La frase non ha una via di mezzo: si condivide, o si respinge.
    Pensate che l’idea di questo capolavoro balenò all’autore alla fine dell’800 in Svizzera e prese forma in un paio d’anni, ispirato in maniera forte da “La gaia scienza”.
    Zarathuštra, il nome principale che appare nel libro, è conosciuto nella storia come un profeta e un mistico vissuto tra l’undicesimo e il settimo secolo a.C. e in Persia è stato il fondatore dello Zoroastrismo, una filosofia/religione che ai tempi divenne la più diffusa in Asia (in particolar modo quella centrale).
    Nel volume, Zarathuštra, confinato volontariamente in cima a una montagna, comprende di aver erroneamente interpretato la vita e decide di scendere tra gli uomini, nel mercato, per predicare al mondo una nuova dottrina (detta “del superuomo”) che li sprona a liberarsi delle aspirazioni ordinarie e li incita al superamento di sé. Nell’opera si presenta continuamente l’idea della morte di Dio che, secondo la filosofia di Nietzsche, è ciò che segnerà una maggiore e libera espressione del superuomo, che diverrà fine a se stesso. Questo superuomo baserà il proprio credo sull’amore per l’esistenza, sulla fiducia nella propria persona, sul coraggio e sulla forza.
    Un modo per disgregare le dottrine del Cristianesimo, ritenuto dall’autore semplice “platonismo per il popolo”. Anche per questo motivo, oltre al titolo puro e crudo di un’altra sua opera, Nietzsche è stato in seguito definito “l’anticristo”.
    In un suo successivo libro, l’autore ripercorre e rielabora quanto scritto in “Così parlò Zarathuštra”, rendendo più chiari e convenzionali i concetti ivi contenuti: il titolo dell’opera è “Al di là del bene e del male”.

    Sono consapevole delle difficoltà incontrate dal lettore mentre si appresta a studiare Nietzsche, ma sono altresì convinto che le opere di questo enigmatico filosofo possano aiutarci a scandagliare l’universo umano in maniera mirata e lucida, senza le corde alle quali ci legano le religioni.
    Non si può dire di leggere Nietzsche: esso si studia.

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  • 4

    Costringi molti a mutar avviso sul tuo conto e questo te lo faranno pagar caro. Passasti vicino a loro e tuttavia tirasti dritto: è cosa che non ti perdoneranno mai.

    Chi sono io per commentare un libro di Nietsche? Dico solo che a me è piaciuto. L'ho trovato più una somma di aforismi che un romanzo/un ragionamento unico e dico anche che l'insieme sembra scaturito ...continue

    Chi sono io per commentare un libro di Nietsche? Dico solo che a me è piaciuto. L'ho trovato più una somma di aforismi che un romanzo/un ragionamento unico e dico anche che l'insieme sembra scaturito da una persona che abbia delle difficoltà a livello di social skills (ma questo lo penso di tutti i filosofi e anzi, proprio perchè erano abbastanza isolati, pensavano molto e poi scrivevano quello che pensavano). Ho particolarmente apprezzato le riflessioni sui "buoni", sugli "altruisti", sui "generosi", sul migliorarsi (che non può passare altro che dal peggiorarsi o dalla morte di sé per rigenerarsi). Un libro che andrebbe lasciato lì e poi aperto ogni tanto a caso, su qualche frase sottolineata e rifletterci su.

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  • 3

    Il cuore della terra é d'oro

    Corrente di pensiero, aneddoti, poesie ed un sottile filo di trama ad unire il tutto, Zarathustra va ad impattare sul tuo io profondo. Magari non sempre ci riesce, alcune parti sono talmente astratte ...continue

    Corrente di pensiero, aneddoti, poesie ed un sottile filo di trama ad unire il tutto, Zarathustra va ad impattare sul tuo io profondo. Magari non sempre ci riesce, alcune parti sono talmente astratte e perse fra le sue stesse parole da non risultare assimilabili ma non importa, il libro va preso cosi: non va studiato, va letto con la coscienza che si verrà sbattuti su una corrente di sensazioni che sicuramente qualcosa ti lascerà dentro. Cosi parlò Zarathustra non ti cambierà la vita ma magari qualche spunto di riflessione salterà fuori. La quarta e ultima parte é speciale: "una cosa é più necessaria dell'altra". Un buon libro per concentrarsi, non cercatene però un senso: Zarathustra si contraddice, prima odia e poi ama, c'è l'ha con tutti e poi é in pace col mondo, insulta ed umilia e poi si congratula. Un pazzo verrebbe da dire, sempre alla ricerca di risposte che trova dentro di se nella piena solitudine. Affascinante

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  • 5

    Va letto con il rispetto dovuto ad un libro scritto mettendo a repentaglio una vita.
    Uno sforzo poetico e creativo generoso, coraggioso, assoluto.
    Un dono.
    Scrivere una recensione è impossibile. Legge ...continue

    Va letto con il rispetto dovuto ad un libro scritto mettendo a repentaglio una vita.
    Uno sforzo poetico e creativo generoso, coraggioso, assoluto.
    Un dono.
    Scrivere una recensione è impossibile. Leggetelo e basta con il cuore aperto, come il cuore aperto è straziato lo ha scritto, anche mentre rideva.

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  • 3

    Certamente non è un libro che si legge con facilità, e se lo si fa per la scuola forse risulta ancora più pesante. Però è molto interessante notare come molte citazioni che circolano sui social siano ...continue

    Certamente non è un libro che si legge con facilità, e se lo si fa per la scuola forse risulta ancora più pesante. Però è molto interessante notare come molte citazioni che circolano sui social siano di Nietzsche e magari proprio di Zarathustra il filosofo protagonista sempre alla ricerca di se stesso e del Super uomo che istruisce la gente e poi decide di fare l'eremita. Ci sta bene da solo, in compagnia dei suoi animali, tanto che si dovrà aspettare la fine del libro perchè si decida a tornare nella sua città.
    All'inizio della lettura ho avuto come l'impressione di leggere il Vangelo secondo un ateo, soprattutto nel modo di esprimersi e di parlare alle persone, e questo mi ha fatto anche un po' ridere, così come tanti altri piccoli particolari. Il mio consiglio per chi decide di intraprendere questa avventura è quello di non avere fretta, di leggere poche pagine alla volta per goderselo di più e per evitare di annoiarsi o di stancarsi.

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  • 3

    Lettura piuttosto complicata, in certi passaggi è difficile cogliere appieno le metafore dello scrittore o seguire il filo del suo discorso ricco di arabeschi. Tuttavia, quando meno te l'aspetti, ecco ...continue

    Lettura piuttosto complicata, in certi passaggi è difficile cogliere appieno le metafore dello scrittore o seguire il filo del suo discorso ricco di arabeschi. Tuttavia, quando meno te l'aspetti, ecco apparire delle meravigliose perle: immagini poetiche, spunti di riflessione, ironia pungente.

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