Ti amo

Filosofia come dichiarazione d'amore

Di

Editore: UTET

3.8
(5)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 144 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8851144540 | Isbn-13: 9788851144548 | Data di pubblicazione: 

Genere: Filosofia

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Descrizione del libro
Spesso pensiamo di vivere nell’epoca della fine del mondo, quella in cui valori, idee e sogni collettivi sono ridotti in cenere. Quella in cui al rischio dell’incontro con l’Altro si preferisce il più semplice e immediato interesse personale. Lo stesso accade a un sentimento pericoloso e travolgente come l’amore: nonostante sia continuamente rappresentato e celebrato, oggi diventa sempre più un piacere individuale, che non cerca lo scambio, addomesticato. Riusciremo a reinventare l’amore e a salvarlo? Per farlo, è necessario restituirgli il ruolo che gli compete: un ruolo senza compromessi, filosofico ed esistenziale. Con Ti amo Simone Regazzoni costruisce un profilo del sentimento amoroso, esaminandone gioie e tristezze, slanci e limiti, ma soprattutto interrogandosi sul suo destino. Mescolando scrittura saggistica e dichiarazioni d’amore che provengono dalla letteratura e dal cinema, dalla musica e dalla propria biografia, l’autore dà vita a un libro a metà fra saggio filosofico e memoir: tra passioni senza misura, avventure, lacrime e veri atti di coraggio, un libro per riscoprire tutta la complessità dell’unico sentimento capace di farci provare la forma più intensa dell’esistere.
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    Non è una decostruzione quella portata avanti da Simone Regazzoni nel suo ultimo Ti amo, non è nemmeno una nuova e diversa raccolta di frammenti di un altro discorso amoroso. Dell'amore non ci può ess ...continua

    Non è una decostruzione quella portata avanti da Simone Regazzoni nel suo ultimo Ti amo, non è nemmeno una nuova e diversa raccolta di frammenti di un altro discorso amoroso. Dell'amore non ci può essere né sapere né discorso: l'amore è il reale che non può essere preso nelle trame tessute con la parola o la scrittura, è una nudità fragile che la parola più bella, rivestendola, offenderebbe. L'amore resta sempre e solo da fare - con disciplina e senza ritegno alcuno.
    La sfida allora cui risponde Regazzoni è quella di portare la filosofia al limite, perché l'unica possibilità che si ha con quell'impossibile che è l'amore non è quella di dirne la verità, ma di farla: fare la verità dell'amore facendo l'amore con le parole, nella forma di una lunga dichiarazione d'amore. Quindi non discorso ma solo struggimento, di sé e delle parole - scioglimento senza alibi alcuno, esaurimento oltre ogni misura, consunzione senza speranza.
    E in questa filosofia fatta nella forma di una struggente dichiarazione d'amore, l'amore emerge come evento che ci trascende e ci chiede di essere alla sua altezza con la forza di un sì; che ci chiede di abbandonare il nostro io - la sicurezza della nostra esistenza, del nostro potere, del nostro essere - e di perdere tutto, anche il mondo, per esporci all'Altro, senza sapere e senza vedere. Ai margini della notte - che appartiene agli amanti - l'amore ci chiede di resistere - come il dono, come il perdono - alla logica del calcolo per esporci incondizionatamente a esso; ci chiede di non addomesticarne la forza notturna perdendolo e rendendolo calcolato piacere, studiato conforto, di non volerne fare una nostra iniziativa ma di lasciarlo e vederlo venire.
    Lasciarlo e vederlo venire come quel miracolo che è e che irrompe e rompe l'orizzonte del possibile, delle nostre possibilità, del nostro potere, come quel miracolo che non dipende da noi e dal nostro volere ma che ci accade. Come quell'evento che segna l'inizio di una vita nova, di un'altra origine del mondo - un mondo, una dimensione di esistenza, al di là della semplice vita, l'apertura di un mondo e il ritrarsi di una terra che è un prodigio che sconvolge l'ordinario corso delle cose.
    Questo evento, questo miracolo, questo prodigio che è l'amore ci chiede di essere degni di ciò che avviene, di essere all'altezza della sua forza smisurata, di rispondere con un sì al suo venire: sì all'avventura, sì all'origine del mondo e della nuova vita. L'amore - selvatico, furioso, indomito, impetuoso, deflagrante, altero, crudele - ci chiede cuore e coraggio, forza e ferocia; l'amore che ferisce, che non può lasciarci indenni, sani e salvi, ci chiede thymos: ci chiede di essere fieri, valorosi, animosi, impavidi.
    Siamo all'altezza di tutto ciò? Di questo eroismo in amore? Di questo coraggio come capacità di dire sì a ciò che accade, di essere all'altezza degli incontri - cuasuali e vuoti di ragione - che ci arrivano, anche a rischio di soffrire e far soffrire? Abbiamo la forza di avventurarci, di accogliere l'evento amoroso?
    Evento amoroso che ci chiede la forza dell'irrevocabile "per sempre", di un punto di eternità, di una macchia di eccezione, di un passato che non passa nello scorrere finito del tempo; che ci chiede di avere tutto, senza resto ma senza possesso, nel dire sì all'eternità di un "ora".

    ha scritto il 

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    Non è una decostruzione quella portata avanti da Simone Regazzoni nel suo ultimo Ti amo, non è nemmeno una nuova e diversa raccolta di frammenti di un altro discorso amoroso. Dell'amore non ci può ess ...continua

    Non è una decostruzione quella portata avanti da Simone Regazzoni nel suo ultimo Ti amo, non è nemmeno una nuova e diversa raccolta di frammenti di un altro discorso amoroso. Dell'amore non ci può essere né sapere né discorso: l'amore è il reale che non può essere preso nelle trame tessute con la parola o la scrittura, è una nudità fragile che la parola più bella, rivestendola, offenderebbe. L'amore resta sempre e solo da fare - con disciplina e senza ritegno alcuno.
    La sfida allora cui risponde Regazzoni è quella di portare la filosofia al limite, perché l'unica possibilità che si ha con quell'impossibile che è l'amore non è quella di dirne la verità, ma di farla: fare la verità dell'amore facendo l'amore con le parole, nella forma di una lunga dichiarazione d'amore. Quindi non discorso ma solo struggimento, di sé e delle parole - scioglimento senza alibi alcuno, esaurimento oltre ogni misura, consunzione senza speranza.
    E in questa filosofia fatta nella forma di una struggente dichiarazione d'amore, l'amore emerge come evento che ci trascende e ci chiede di essere alla sua altezza con la forza di un sì; che ci chiede di abbandonare il nostro io - la sicurezza della nostra esistenza, del nostro potere, del nostro essere - e di perdere tutto, anche il mondo, per esporci all'Altro, senza sapere e senza vedere. Ai margini della notte - che appartiene agli amanti - l'amore ci chiede di resistere - come il dono, come il perdono - alla logica del calcolo per esporci incondizionatamente a esso; ci chiede di non addomesticarne la forza notturna perdendolo e rendendolo calcolato piacere, studiato conforto, di non volerne fare una nostra iniziativa ma di lasciarlo e vederlo venire.
    Lasciarlo e vederlo venire come quel miracolo che è e che irrompe e rompe l'orizzonte del possibile, delle nostre possibilità, del nostro potere, come quel miracolo che non dipende da noi e dal nostro volere ma che ci accade. Come quell'evento che segna l'inizio di una vita nova, di un'altra origine del mondo - un mondo, una dimensione di esistenza, al di là della semplice vita, l'apertura di un mondo e il ritrarsi di una terra che è un prodigio che sconvolge l'ordinario corso delle cose.
    Questo evento, questo miracolo, questo prodigio che è l'amore ci chiede di essere degni di ciò che avviene, di essere all'altezza della sua forza smisurata, di rispondere con un sì al suo venire: sì all'avventura, sì all'origine del mondo e della nuova vita. L'amore - selvatico, furioso, indomito, impetuoso, deflagrante, altero, crudele - ci chiede cuore e coraggio, forza e ferocia; l'amore che ferisce, che non può lasciarci indenni, sani e salvi, ci chiede thymos: ci chiede di essere fieri, valorosi, animosi, impavidi.
    Siamo all'altezza di tutto ciò? Di questo eroismo in amore? Di questo coraggio come capacità di dire sì a ciò che accade, di essere all'altezza degli incontri - cuasuali e vuoti di ragione - che ci arrivano, anche a rischio di soffrire e far soffrire? Abbiamo la forza di avventurarci, di accogliere l'evento amoroso?
    Evento amoroso che ci chiede la forza dell'irrevocabile "per sempre", di un punto di eternità, di una macchia di eccezione, di un passato che non passa nello scorrere finito del tempo; che ci chiede di avere tutto, senza resto ma senza possesso, nel dire sì all'eternità di un "ora".

    ha scritto il 

  • 4

    "Una lunga dichiarazione d'amore, la più lunga che sia mai stata scritta"
    Può esistere una filosofia dell'amore? Per il filosofo Regazzoni no. Laddove c'è amore il logos tace. Anche Socrate, nel Simpo ...continua

    "Una lunga dichiarazione d'amore, la più lunga che sia mai stata scritta"
    Può esistere una filosofia dell'amore? Per il filosofo Regazzoni no. Laddove c'è amore il logos tace. Anche Socrate, nel Simposio di Platone, per parlare d'amore è costretto a prendere le parole in prestito da Diotima, prende in prestito un altro linguaggio che è misterico.
    Ma anche se non se ne può parlare lo si può indicare.
    E in questa lunga dichiarazione d'amore, che in quanto dichiarazione rimanda all'Altro, rimanda all'Uno che si è quando si dice "Ti amo", all'Uno, non alla metà, l'amore viene indicato attraverso musiche, filosofi e silenzi.
    Il silenzio del ricevente la dichiarazione è presente in ogni pagina, in ogni spazio tra le frasi, quasi ad indicare quel "io sono: la mancanza che ho di te" (p.133).
    "L'amore chiede linguaggio, parole, dichiarazioni che devono essere ripetute; chiede di saper inventare una temporalità altra che resista a quella della quotidianità; chiede la forza dell'irrevocabile "per sempre": un punto di eternità, un passato che non passa nello scorrere finito del tempo; ma soprattutto ci chiede di abbandonare l'Io: il porto sicuro della nostra esistenza, il nostro potere, il nostro essere. Perduto tutto, anche il mondo, per esporci all'Altro: senza sapere, senza vedere, ai margini della notte." (p.17) Per questo l'amore ha bisogno di coraggio.
    Ma gli amori finisco, si potrebbe obiettare. No, i rapporti finiscono. Il tempo di quel "Ti amo" resta, per sempre, in un tempo che è suo, è l'irrevocabile: "un punto d'eccezione nello scorrere del tempo" (p.126)
    Because the night belongs to lovers

    ha scritto il