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Ti prendo e ti porto viaBlog this item
  • 68 people find this helpful
    • Tutto sta nel titolo. Tutto inizia e finisce dalla potenza immaginifica che suscita. Quando lo inizi, è sul serio così. Ti prende e ti porta via. In un altro mondo. Che non è poi chissà quale mondo di alieni impazziti o elefanti rosa o deliri di onnipotenza mistica. Niente di questo. E' solo Ischian ... Continue

      Tutto sta nel titolo. Tutto inizia e finisce dalla potenza immaginifica che suscita. Quando lo inizi, è sul serio così. Ti prende e ti porta via. In un altro mondo. Che non è poi chissà quale mondo di alieni impazziti o elefanti rosa o deliri di onnipotenza mistica. Niente di questo. E' solo Ischiano Scalo. Un paesino che esiste solo nella mente di chi ci vive. Uno di quei paesini che ognuno di noi ha almeno incontrato una volta nella vita, ci è passato in macchina perchè aveva sbagliato strada ed è sicuro che un paese così non possa esistere. Non è neanche segnato sulle cartine! Eppure, Ischiano Scalo esiste. E non è solo un paesino. Ti sbagli. E' un microcosmo animato da personaggi di quotidiana fantascienza grottesca. C'è il ritorno a casina bella del classico figo, Graziano Biglia per la cronaca, logorato dal sesso(fatto con chiunque respiri), dalle droghe ingurgitate per moda e dalla musica dei Gipsy King, ormai alla frutta, con pancetta e capelli cotonati, che crede di aver trovato l'amore della sua vita in una di quella faccette da commessa che animano le copertine patinate dei giornaletti scandalistici e che c'ha il sogno nel cassetto. C'è il piccolo Pietro, un bambino dalla vita distrutta in partenza. E sai che non ci puoi fare proprio niente, quando hai il padre ubriacone, il fratello idiota e la madre nevrastenica, ma forse l'unica che cerca di mediare con te, di entrare nel tuo fragile mondo compromesso. Il tuo mondo. Quello con Gloria. Ma lei è bellissima e ricchissima. E tu sei povero e sfigato. E sai che sei innamorato come uno scemo, e ti sei autoconvinto che sarà sempre e solo tua amica. E poi, c'è la fauna locale, un circo di provincialotti dalle mille piccole bugie, dalle esilaranti manie che animano e vestono le due storie d'amore protagoniste con battute al fulmicotone, scene di un'apocalittica ironia, macchiette rapide e incisive. Una malinconica comicità, un riso amaro che sottintende alla cruda realtà delle cose. Quella che alla fine ti sputa in faccia e che ti guarda come dire "Non c'è proprio niente da ridere."

      Ammaniti diventa superbo narratore e magico violinista diabolico di questa melodia, forse per la sua prima volta, così dolce e riflessiva. Il romanzo di formazione del nuovo millennio. Un gran bel libro della letteratura moderna. Che quando lo finisci...Dio, se non ti scappa la lacrima....

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  • Layura said on Jun 21, 2007 | 5 feedbacks
  • 37 people find this helpful
    • *** This comment contains spoilers! ***
    • Potlatch? Kula? In ogni caso uno spreco.
    • Il romanzo comparve nella collana noir italiano di Repubblica e come tale fu acquistato.

      Non è un noir...

      Incomincia bene, un ragazzino (Pietro) e una ragazzina (Gloria) conducono la loro amicizia sui generis per le imprescindibili differenze sociali, generata in mod ... Continue

      Il romanzo comparve nella collana noir italiano di Repubblica e come tale fu acquistato.

      Non è un noir...

      Incomincia bene, un ragazzino (Pietro) e una ragazzina (Gloria) conducono la loro amicizia sui generis per le imprescindibili differenze sociali, generata in modo assai plausibile in un posto, Ischiano Scalo, poco fertile per le deviazioni probabilistiche dallo standard e i tunnel quantici.

      Pietro ha un trauma non banale per la sua età (bocciato) e il romanzo riprende con un lunghissimo flashback che ripercorre la genesi del guaio.

      I personaggi collaterali sono:

      I compagni di scuola, con i tre notorious nefarious hooligan. [Costoro esistono, ma ne becca tre dei peggiori.]

      I professori e il preside, oscillanti fra l’ameba, il travet, l’amorfo e il decisamente neuropatico. [Esistono? Certo, ma in una sola classe ne trova un carico difficile a reperirsi in un istituto intero. Vabbè.]

      La famiglia, con un padre rozzo come il bastone del pollaio, la madre con le capacità volitive di un paramecio sghembo e il fratello borderline rassegnato alla pastorizia [e te pareva]; detto fratello ha pure una morosa che farebbe rivalutare qualsiasi squinzia trovata nella provincia inglese ottocentesca.
      La ur-squinzaggine viene spiegata con orrorifiche esperienze sessuali con bestie umanoidi dei dintorni. [non ci neghiamo nulla, noi eh Amman?]

      I poliziotti, due, compaiono in un siparietto laterale. Sono così cretini, così deficienti che alle Olimpiadi dell’Idiozia arriverebbero quarto e quinto. [Fra le FFOO ci va gente simile? Màh, ma a Ischiano ci sono, sono così, ve li appioppa e ve li tenete.]
      Non paghi si sono pure riprodotti con orgoglio catozziano in teppisti assortiti, peggio che loro. [pure il dessert]

      Il siparietto contiene poi anche due plastoborghesi appena maggiorenni, tipici sperperatori del denaro paterno che vanno verso il loro hideaway d’amore su una costosa supercar (il bamba e la punk sono di certo di quelli che dicono “fare sesso” anche quando spererebbero di rivoluzionare l’inferno pur di stare praticando l’amore).
      [arriva il caffè]

      C’è una scuola, chi la mantiene? Un bidello. Infatti è marcio alcoolizzato sfatto puttaniere e pure risentito e con delle pretese. Uno che a lasciargli la religione come diversivo e pretendere che conti fino a cento sembrerebbe eccessivo.
      [...e un liquorino no? Ecco il limoncello!]

      Da Ischiano, pronao dell’ade emotiva, almeno uno se ne sarà andato vero? Infatti: Graziano Biglia.
      Voilà: se ne andò per una piccola carriera di wannabe Gipsy-King, onesto mestierante della musica con qualche dote fisica e sorriso e quelle maniere dolcemente ruffiane che ne fanno un ideale sextoy per turiste, giuoco cui si attiene scrupolosamente, felice della sua parte.

      Ora, questo tipo d’uomo esiste, in Romagna poi – come nelle altre riviere - si concentra.
      Se c’è una cosa certa è che non nutre alcuna illusione su chi è (si è fabbricato da sé, le illusioni sono state il suo sfrido) su cosa le donne desiderano da lui e sui suoi limiti.

      No. Il nostro poveruomo si prende una scuffia, un berrettone (dicasi S. o B. infatuazione potentissima e perniciosa per un’esemplare del sesso preferito, adesiva come calotta cranica o berretta legata sottogola) per una lapdancer o cubista.

      Naturalmente la cubista è ipodotata, cunnicentrica, velleitaria, bovarista e ricolma di speranze. (ma chi, le discodenser?)

      Essa compare poi dopo numerosi excursus illustranti la stupidità stratificata come marna calcarea (roccia poco incline a sopportare costruzioni) delle ragazze e donne presenti a Riccione, il loro sostanziale sbattersi per farsi sbattere e altre triviali amenità.

      Che far finta di far le sceme non sia mai balenato in mente all’Autore come una delle strategie d’uscita femminili per non dover tirar fuori scuse e ragioni in una relazione nata a termine, non pare essersi reso conto. Non è pensiero di Graziano, non sarebbe sopravvissuto un pomeriggio con idee simili.

      Con questo packaging se A. si ripresenta a Riccione lo mettono in graticola con una mela splendente in più e una carota altrove.

      Non pago di ciò, ci regala un altro personaggio. La professoressa Flora. Donna di cuori e come la carta divisa in due parti non comunicanti.

      Sa molto di una parte del mondo e nulla del resto. Quale membrana mentale possa resistere impermeabile a una enorme pressione osmotica di conoscenza parziale senza che una stilla trasudi altrove è un mistero.

      Mistero aggravato dal periodo d’ambientazione del romanzo che da tempo permetteva il libero accesso a internet.

      Nulla, la prof è un idiot savant, bianconera, dolceacida, rossoblù senza sfumature. Ms. Tuttoniente incontra Graziano reduce della consueta sciarratina con la top-stronza e da cosa nasce cosa. Nel mentre a scuola si preparano vendette.

      Termino qui - e ce ne sarebbe ancora a iosa - per non rovinare la sorpresa a chi pur preavvertito, volesse tentar l’impresa.

      Le pur notevoli vivaci pagine sull’adolescenza vengono rovinate e bruttate da un bastimento, da silos, da interi magazzini generali di stereotipi tipici della visione scrotoadolescenziale della vita: "sono tutti stronzi, mondo di merda, me tapino."

      Il problema è che non è questa l’idea di Pietro - il che lo definirebbe non così stranamente: è l’idea di Ammaniti.

      Dove si differenzia quindi il mondo tritacarne che le coscienze lucide vedono dal mondo di Ammaniti?

      A. se le cerca, se le racconta e se le cucina – tutte assieme!
      Poi le serve a noi. Tutte le volte che esercita l’ironia, tendente spesso al sarcasmo quando non al cinismo più feroce (il suo modo frequente di tentare la comicità) non fa come Houellebecq di aprire il proprio vaso di Pandora...

      Noooo! Va a prendere per il culo i guai degli altri, le famiglie degli altri, gli oggetti degli altri, le vite degli altri... Comoda!
      Un minorenne pariolino: l'ascendente culturale del romanzo è Pierpaolo degli Squallor.

      Consolati Flora, non sei disadatta, ti descrivono così.

      Colonna sonora: Fausto Papetti Sax, Opera Omnia.

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  • Procyon Lotor said on Jun 30, 2009 | 10 feedbacks
  • 29 people find this helpful
    • Un libro che ho amato così tanto da sospendere la mia vita per viverne un'altra, lì tra quelle pagine.

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  • Penny said on Jan 6, 2008 | 2 feedbacks
    • Ma dove vai, ma dove vai tanto oramai sei mia!!!

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  • Monia said on Nov 28, 2009
    • Probabilmente il migliore dei romanzi letti di Ammaniti. Scritto benissimo, come sempre, appassionante e struggente in maniera, direi, "moderna".

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  • Edax67 said on Nov 28, 2009
    • Varie storie che all'inizio sembrano tutte indipendenti ma poi la trama si tesse e si capisce che sono tutte collegate tra loro! Pietro è un ragazzino simpatico e anche la sua insegnante è un personaggio molto dolce! Ammaniti ha uno stile tutto suo che può piacere come no! Io l'ho letto volentieri m ... Continue

      Varie storie che all'inizio sembrano tutte indipendenti ma poi la trama si tesse e si capisce che sono tutte collegate tra loro! Pietro è un ragazzino simpatico e anche la sua insegnante è un personaggio molto dolce! Ammaniti ha uno stile tutto suo che può piacere come no! Io l'ho letto volentieri ma non si può definire un capolavoro!

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  • Kikka said on Nov 28, 2009

Book Description

"Ti prendo e ti porto via" è la storia senza lieto fine di Pietro, figlio “caratteriale” di genitori squallidi e sperduti, ragazzino timido e perseguitato dai compagni teppistelli, il cui destino s’incrocia e si compenetra tragicamente con quello di Graziano Biglia, playboy e frikettone fallito, destinato, per estrema coerenza al proprio personaggio caricaturale, a perdere l’ultima possibilità di redenzione, incarnata dalla professoressa Palmieri, unica ad averlo amato e accettato in tutta la sua desolante spontaneità. Storie di ordinaria periferia, d’amore asfittico e spoetizzato, d’orrore maleodorante e bestiale. La narrazione risulta ben congeniata e avvincente e l’assoluta “assenza di messaggio” al lettore non implica la superficialità dell’intreccio e non esclude l’acutezza dello studio dei caratteri.

Book Details
Libri Italiani
Rating: (4944)
4 stars
3 stars
2 stars
1 star
Paperback 452 Pages
Edition: 1
ISBN-10: 8804476796
ISBN-13: 9788804476795
Publisher: Mondadori
Pub date: Jan 01, 2000
Also available as: Hardcover
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