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Tira fuori la lingua

Storie dal Tibet

Di

Editore: Feltrinelli (I Canguri)

3.5
(75)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 80 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807701995 | Isbn-13: 9788807701993 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Katia Bagnoli

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
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  • 5

    Nelle critiche viene definito come brutale. Io l'ho trovato brutalmente onesto. Dopo anni finalmente ho incontrato uno scrittore cinese dalla mentalità aperta, non un dissidente senza se e senza ma, e nemmeno uno dei tanti indottrinati fanatici figli della propaganda del partito. Tira fuori la li ...continua

    Nelle critiche viene definito come brutale. Io l'ho trovato brutalmente onesto. Dopo anni finalmente ho incontrato uno scrittore cinese dalla mentalità aperta, non un dissidente senza se e senza ma, e nemmeno uno dei tanti indottrinati fanatici figli della propaganda del partito. Tira fuori la lingua è un insieme ben riuscito di racconti che illuminano magistralmente il lettore sulla condizione dei tibetani e del Tibet nei ruggenti anni '80. Finalmente vi mostreranno entrambi i lati della medaglia, potrete essere ammaliati dal fascino dei riti, della religione e delle usanze tibetane, all'epoca ancora relativamente libere dalle nefaste influenze cinesi e occidentali, ma allo stesso tempo osservare la miseria umana dei tibetani, prostrati dall'arretratezza che il mantenimento delle tradizione, inevitabilmente, porta con se. I racconti sono tutti brevi e scorrevoli, ottimamente scritti, vi passeranno dalle mani per fissarsi nella vostra mente in maniera indelebile. E la postfazione di Ma Jian è imperdibile. Super consigliato!

    ha scritto il 

  • 3

    Tinte forti per dire cosa?

    Racconti a tinte forti, da cui si annusa perfino un Tibet che non ci si immagina...non si capisce dove inizia finisce il realismo e la denuncia e inizia la fantasia...interessante la scrittura ma non ho compreso il messaggio dell'autore...

    ha scritto il 

  • 3

    70 pagine da leggere tutto d'un fiato che raccontano il tibet visto con gli occhi di un autore (cinese) censurato in patria (il libro in cina è stato messo all'indice)... molto carino, nulla di eccitante, ma fa passare una bella serata!

    ha scritto il 

  • 4

    """
    Annuncio della messa al bando dell'opera.


    TIRA FUORI LA LINGUA è un libro volgare e osceno che diffama l'immagine dei nostri compatrioti tibetani. Ma Jian non è in grado di descrivere i grandi passi avanti compiuti dal popolo tibetano nella realizzazione di un Tibet socialista unito e ...continua

    """ Annuncio della messa al bando dell'opera.

    TIRA FUORI LA LINGUA è un libro volgare e osceno che diffama l'immagine dei nostri compatrioti tibetani. Ma Jian non è in grado di descrivere i grandi passi avanti compiuti dal popolo tibetano nella realizzazione di un Tibet socialista unito e prospero. I ritratto del Tibet che esce da quest'opera sudicia e ignobile non ha nulla a che vedere con la realtà, e altro non è che il prodotto dell'immaginazione dell'autore e del suo desiderio ossessivo di sesso e soldi... A nessuno dev'essere permesso di leggere questo libro. Tutte le copie devono essere confiscate e distrutte immediatamente."""

    Senza parole.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto spirituale e interessante. Una serie di brevi racconti che descrivono la situazione sugli altipiani del Tibet, con tutto il fascino e la crudelta' di quei luoghi, e di quelle genti.

    ha scritto il 

  • 4

    "Tira fuori la lingua", esortazione del medico al paziente, per controllare lo stato del fegato, o quello di gola e mucose boccali. (Io invece avevo pensato al Tira fuori la lingua in segno di sberleffo)
    Perché Ma Jian é un paziente a cui nessuna cura giova. Neanche la scrittura.
    Di bel ...continua

    "Tira fuori la lingua", esortazione del medico al paziente, per controllare lo stato del fegato, o quello di gola e mucose boccali. (Io invece avevo pensato al Tira fuori la lingua in segno di sberleffo)
    Perché Ma Jian é un paziente a cui nessuna cura giova. Neanche la scrittura.
    Di bello in questi racconti son rimasti solo i paesaggi montuosi tibetani.
    Gli unici, ma ancora per quanto?, a essere rimasti inalterati. .
    Sono racconti duri, crudi, come la descrizione della cerimonia della sepoltura celeste (proibita dai cinesi negli anni '60, '70 e poi ancora permessa a partire dagli anni '80).
    Ma non tanto per il depezzamento del cadavere ma per la completa perdita della sacralità e della spiritualità e quindi di senso, che un tempo, almeno credo e lo spero, accompagnava tale rito.
    Qui é come essere in macelleria. (personalmente ho trovato "immorale", indecente, il fare delle fotografie di quel momento, anche la macchina fotografica si é inceppata, pare quasi a significare il rifiuto profondo di partecipare a quella de-sacralizzazione).
    E gli uomini e le donne protagonisti di questi racconti sono fantasmi d'umanità.
    Ma Jian diventa consapevole che al Tibet gli é stata rubata l'anima, l'identità e a forza gliene stata imposta un'altra, agli antipodi e ciò ha provocato danni indicibili e forse irreversibili.
    La spiritualità tibetana é morta, morti e distrutti i monasteri, sterili e simili a stupri certi riti d'iniziazione, la preghiera mero ripetersi di formule, le bandierine fanno solo rumore al vento.
    La vita nelle montagne é fatta di miseria e promiscuità e violenza.
    Ma Jian torna in Cina. Non sta bene dopo quello che ha visto, vissuto.
    E scrive questi racconti, di getto.
    L'establishement cinese non ha gradito.
    Non ha gradito di leggere, seppur nemmeno poi così direttamente, di avere una responsabilità in tutto ciò. Di aver fatto e star facendo una distruzione sistematica, fisica e spirituale, di una nazione.

    ha scritto il 

  • 4

    tira fuori la lingua

    Un modo di raccontare che ho trovato solo negli autori cinesi. Immagini vivide, mi sembra persino di sentire l'odore del latte acido che Ma Jian nomina spesso. Se pensiamo al Tibet abbiamo più o meno tutti un'immagine stereotipata, candida, mistica. Questo libro, invece, è una piccola finestrella ...continua

    Un modo di raccontare che ho trovato solo negli autori cinesi. Immagini vivide, mi sembra persino di sentire l'odore del latte acido che Ma Jian nomina spesso. Se pensiamo al Tibet abbiamo più o meno tutti un'immagine stereotipata, candida, mistica. Questo libro, invece, è una piccola finestrella dalla quale si può intravedere un'altra verità.

    ha scritto il