To

By

Publisher: Zysk i S-ka

4.4
(8678)

Language: Polski | Number of Pages: 1214 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Spanish , Italian , German , Chi traditional , Swedish , Russian , Dutch , Turkish , Portuguese , Croatian , Czech

Isbn-10: 8371502532 | Isbn-13: 9788371502538 | Publish date: 

Translator: Robert Lipski

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

Do you like To ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Derry to małe miasto w stanie Maine - nawiedzone miasto - w którym pewnego razu grupa dzieci spotkała TO. Większość z nich miała szczęście, uszła z życiem i wyjechała z Derry. Po dwudziestu latach TO znowu daje o sobie znać, a ci, którzy przeżyli, zostają wezwani do powrotu w rodzinne strony. Zapomniane strachy z dzieciństwa powracają.
Sorting by
  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Metodo narrativo meraviglioso come sempre (King non delude mai) ma gli ultimi capitoli mi hanno lasciata davvero perplessa. In tutto il libro si è accennato al primo incontro nelle fogne con It nel lo ...continue

    Metodo narrativo meraviglioso come sempre (King non delude mai) ma gli ultimi capitoli mi hanno lasciata davvero perplessa. In tutto il libro si è accennato al primo incontro nelle fogne con It nel lontano 1958 e per tutto il libro ho atteso di sapere cos'era successo... lo si scopre solo negli ultimi capitoli... ma non me ne faccio una ragione! Come può quell'incontro essere finito in un'orgia tra dodicenni?! Ma cos'è??? E come può l'immortale It farsi uccidere da un gruppetto di trentenni disarmati che lo prendono per la lingua???

    said on 

  • 0

    Stanno stretti sotto ai letti sette spettri a denti stretti

    Quasi per caso, mi sono trovata immersa in IT nel contesto perfetto per lasciarmi suggestionare a dovere: un albergo in riva al mare, ricoperto da minacciose nuvole grige, che crede ancora di vivere i ...continue

    Quasi per caso, mi sono trovata immersa in IT nel contesto perfetto per lasciarmi suggestionare a dovere: un albergo in riva al mare, ricoperto da minacciose nuvole grige, che crede ancora di vivere i fulgenti anni ottanta, conditi da insalata russa e primi piatti flambè. Letteralmente un salto nel tempo, in quegli anni nei quali divoravo King e mi lasciavo trasportare senza nessun condizionamento in qualunque dimensione altra. Il problema è che oggi “altra” sono io e ritrovarmi in una storia come questa, mi ha suscitato tutta una serie di considerazioni che naturalmente non sarebbero state le stesse se lo avessi letto nell’estate dei sedici anni, allontanando il mio sguardo. Forse non sarebbero le stesse nemmeno per lo stesso King... La trama palleggia principalmente su due periodi precisi l’uno, il passato, è l’anno tra il 57 e il 58, nella provincia dell’America perbenista, l’altro, il presente, è nel 1985, nel moderno edonismo dell’era reganiana, ma sempre a Derry, nel Maine. Quello che più colpisce è lo spaccato sociale che riesce a disegnare perfettamente il Re per entrambi i due periodi, che si stagliano come due mondi completamente separati, ma identificabili con precisione. Sentire raccontare un viaggio in Concorde conduce ad uno status che nel 58 sarebbe stato fantascienza e che paradossalmente lo è anche oggi, perché non è più possibile viaggiare a quelle velocità, ma che esprime in un batter d’occhi la velocità e la modernità che cavalcavano gli anni Ottanta. Purtroppo, ieri e oggi, si rincorrono l’indifferenza, la paura, l’omofobia, il razzismo, le violenze domestiche… non c’è solo It ad animarle, ma anche gli uomini, gli adulti, quelli che It non vedono, ma che ad un tempo evidentemente li anima. Mi sono chiesta se King abbia voluto in un certo senso trovare il modo di esorcizzare il male, concentrandolo in un unico elemento, un qualcosa di preciso contro cui lottare, o abbia voluto dare un’arma alla fantasia, all’innocenza, all’amicizia, che era in tutto il gruppo di Bill Tartaglia, per eliminare dalla Terra tutto quello che c’è di negativo e dare una speranza all’umanità. Forse anche le mie sono semplicemente fantasie e tutto è stato pensato come un enorme ottovolante di momenti horror, drammatici e ironici, per puro ed unico divertimento, intrattenimento.
    Anche identificare il male con un luogo ha un che di salvifico. Solo tornando a Derry ci si può ricollegare al passato e ai propri ricordi, solo tornando al male, ma per continuare ad andare avanti, dimenticare è l’unica possibilità… non è quello che cerchiamo di fare tutti, seppellire il male? A King perdono ogni eccesso e ogni mostruosità, meno una: le sue scene di sesso (specie tra ragazzini). Esagerato su più fronti, anche nel creare filoni che si intrecciano e allentano e allungano il passo, nei quali è maestro, è un grande narratore, ma credo che il fantasma più grosso con cui abbia a che fare sia quello nella sua mente e mi piacerebbe tanto sapere come è nato il suo odio per i clown (che mi hanno sempre fatto tanta tristezza...ora un po’ meno :D).
    Lo vuoi un palloncino? I palloncini volano e anche tu volerai...qui sotto!

    [Non mi sono lasciata suggestionare? No, se non fosse che quando nel cuore della notte mi alzavo a far pipì (maledetti consommé!), senza accendere le luci mi chiedevo: e se dovesse spuntare It dal lavandino? Siamo seri… non sono a Derry!]

    said on 

  • 5

    La coralità dell'esistenza

    Non avevo mai letto King avendolo sempre derubricato a "letteratura commerciale", quindi la mia sorpresa è stata ancora più grande nel trovarmi davanti a un capolavoro assoluto.
    "It" è, prima che un l ...continue

    Non avevo mai letto King avendolo sempre derubricato a "letteratura commerciale", quindi la mia sorpresa è stata ancora più grande nel trovarmi davanti a un capolavoro assoluto.
    "It" è, prima che un libro dell'orrore, un panorama di esistenze, pensieri, luoghi. Nelle sue mille e più pagine scorrono i vissuti e le azioni dei protagonisti, prendendo per mano i nostri stessi pensieri e tirandoli letteralmente con loro nei cunicoli di Derry, in un ritmo narrativo che fa mancare il respiro.
    Niente da aggiungere, un capolavoro.

    said on 

  • 2

    IT

    “ Negli incubi possiamo permetterci
    Di vedere le cose peggiori”

    Opera cult di Sthepen King IT, pubblicato nel 1986, è stato scritto a Bangor nel periodo compreso tra la fine del 1981 e quella del 19 ...continue

    “ Negli incubi possiamo permetterci
    Di vedere le cose peggiori”

    Opera cult di Sthepen King IT, pubblicato nel 1986, è stato scritto a Bangor nel periodo compreso tra la fine del 1981 e quella del 1985. La trama, ricchissima di personaggi, è tutta imperniata sulla storia della città immaginaria di Derry nel Maine, sull’oscuro enigma che pesa sulla città stessa e incombe su tutti i suoi abitanti e su un gruppo di ragazzini, amici per la pelle, che faranno di tutto per scoprirlo e sconfiggere l’orribile mistero che si rivelerà ai loro occhi. Il libro si svolge su due piani temporali : uno compreso tra il 1957-58, l’altro tra il 1985-86. Nel primo periodo conosciamo tutti i protagonisti ancora nel pieno dell’infanzia. Conosceremo la storia di tutti loro: Bill, detto Bill Tartaglia per la sua balbuzie, è quello che all’inizio subirà la perdita più grave con l’uccisione del fratellino da parte di un’entità oscura annidatasi nei tombini della città dopo una tremenda alluvione. Bill da adulto diventerà un affermato scrittore di horror; Ben è il più grasso della scuola, da sempre innamorato della bella compagna Beverly, sarà da grande un eccellente architetto; Beverly è l’unica ragazza del gruppo, con un padre violento e alcolizzato e un amore per Bill che pare esistere da sempre; Richie è il “buffone del gruppo” e grazie alla sua lingua sciolta diventerà un disc jockey e un protagonista di talk show; Eddie è il gracilino, il malatino del gruppo, soverchiato da una madre possessiva e fagocitante, soffre di una forma d’asma di origini psicosomatiche e da grande farà fortuna con una ditta di trasporti in limousine a Manhattan; Stan, di origine ebraiche, è profondo conoscitore di specie volatili, un vero e proprio ornitologo in miniatura che da adulto sarà un commercialista di successo ad Atalanta; infine Mike, l’unico ragazzo di colore del gruppo, vittima prescelta del bullo della città Henry Bowers. I sette ragazzi costituiscono un team molto unito e la loro amicizia sarà cementata dalle esperienze vissute insieme che li porteranno a scontrarsi con It, la “Cosa”, l’ignoto, che riescono, pur essendo ancora ragazzi, a respingere ma non a sconfiggere del tutto. It è il Male Assoluto, il mutaforme per eccellenza, colui che conosce le paure di ognuno trasformandosi in incubo, in visioni malvagie che possono avere l’aspetto innocente di un clown per tramutarsi in orribili mostri: uccelli giganti, licantropi, ragni enormi, sanguisughe assetate di sangue, mummie, morti viventi che ti inseguono perdendo i brandelli del loro corpo decomposto, fotografie animate, vagabondi lebbrosi. It è il Male antico, eterno, giunto dalle stelle del cielo prima della notte dei tempi, che divora le sue vittime facendole prima morire di paura, perché la paura cede il sale alla carne ed esse sono più saporite. In eterna contrapposizione con la saggezza e la benevolenza della grande Tartaruga e dell’Altro, una figura misteriosa assimilabile a Dio, l’essere creatore e onnipotente.
    It dopo 27 anni ritorna a Derry e quel gruppo di ragazzi coraggiosi che conoscono tutto il male e l’orrore di cui è capace, legati da un antico patto di sangue, da una promessa solenne, ritornano da adulti nella loro città, questa volta determinati a sconfiggerlo per sempre a costo della loro stessa vita. Ce la faranno? E chi tra loro sopravviverà e chi si immolerà per salvare i propri amici?
    Un’idea decisamente ottima, quella di King, un’idea che inizia nell’horror e termina nel fantastico e che farà da trampolino di lancio ai suoi successivi scritti dove si ritroveranno alcuni dei personaggi di questo libro. Un’idea sulla quale sono stati scritti fiumi d’inchiostro, che raccoglie l’insieme dei temi più cari all’autore (e sono queste le pagine migliori del libro) come il mondo dell’infanzia che lascia esperienze incancellabili nella memoria, come l’amicizia e l’amore, le uniche forme atte a sconfiggere il male e ancora i temi del razzismo, del bullismo, dell’omofobia, della violenza domestica. Un librone di oltre 1000 pagine che avrebbe potuto essere anche più breve, meno prolisso e ripetitivo, meno monotono (mi dispiace per gli appassionati ma io l’ho trovato noioso e in alcuni punti ridicolo). Le digressioni sono eccessive anche se certe storie raccontate e inerenti ai protagonisti sono interessanti. Un finale deludente, che travalica completamente nel genere fantasy, con incongruenze abbastanza palesi, è la ciliegina sulla torta che mi ha fatto ricordare perché, da anni, avevo ormai abbandonato questo autore. Mi preparo: è ora di aprire l’ombrello per ripararmi dalla pioggia dei dissensi che riceverò dagli affezionati e appassionati lettori di King ma, come ripeto sempre, questo è solo ed esclusivamente il mio personale parere.

    P.S. Chi di voi riconosce “l’odore di animali spappolati in mezzo ad una autostrada a mezzanotte?” Questo è l’alito di IT. E io ho trovato la frase davvero ridicola.

    said on 

  • 5

    Il piacere della lettura (e il piacere della paura)

    A quegli snob, pseudo intellettuali, che considerano il genere horror (così come la fantascienza) sempre e comunque di serie B, consiglio la lettura di IT.
    Scoprirete che nessuno scrittore contemporan ...continue

    A quegli snob, pseudo intellettuali, che considerano il genere horror (così come la fantascienza) sempre e comunque di serie B, consiglio la lettura di IT.
    Scoprirete che nessuno scrittore contemporaneo sa raccontare i ragazzini come Stephen King, scoprirete il piacere della paura, e scoprirete che ... non potete più smettere di leggere!

    said on 

  • 5

    King deve molto a Ray Bradbury. Ne è ben consapevole e non lo nasconde. Lo ribadisce nelle interviste, lo cita spesso direttamente nei suoi romanzi (In "It" è citato il racconto "Il barattolo", gioiel ...continue

    King deve molto a Ray Bradbury. Ne è ben consapevole e non lo nasconde. Lo ribadisce nelle interviste, lo cita spesso direttamente nei suoi romanzi (In "It" è citato il racconto "Il barattolo", gioiello metalinguistico di Bradbury, summa e atto d'amore della narrativa di genere) ma soprattutto lo si riconosce nello stile e nei temi.

    La cittadina americana idealizzata, topica, allegorica; di fantasia ma geograficamente collocata in un contesto ben conosciuto dall’autore. Cittadina modello di provincia immaginaria nel bene: la nostalgia dell’infanzia, il dirompente immaginario dei ragazzi alimentato dai fumetti e dal cinema, l’amicizia, il diventare grandi, la nostalgia. E nel male: la miseria umana, il razzismo, l’omofobia, la violenza domestica, il bullismo.

    Questo c’è in Bradbury (“L’estate incantata”, “Addio all’estate” e millemila racconti) e questo, con l’evidente scarto temporale, c’è in King.

    Derry, nel Maine, in “It” vive, pulsa. La grafomania di King restituisce in un fiume in piena di dettagli e dialoghi un paese, la sua storia e i suoi abitanti. Delinea una geografia fisica e umana varia e credibile, suggerisce un periodo storico con le sue tensioni sociali.

    Derry è marcia, malvagia e abitata da una creatura in grado di prendere le sembianze delle paure dei più piccoli, uccidendoli e aiutando anche gli adulti, quando non sono abbastanza violenti ed assassini per conto loro. Derry però ha in alcuni dei suoi piccoli abitanti gli anticorpi al male. Lo scalcagnato gruppo della Banda dei Perdenti affronterà il male da piccoli e, una seconda volta, da adulti.

    Ho apprezzato questo romanzo solo alla seconda lettura (devo ringraziare una perniciosa malattia infettiva che mi ha costretto a letto per settimane dandomi il tempo per rileggerlo in relativamente pochi giorni). La prima lettura era stata inficiata dall’ansia di conoscere lo svolgimento della trama e dalla foga di scalare le milleduecentoepassa pagine il più in fretta possibile.

    Insomma It è un grandissimo (in tutti i sensi) romanzo, lungo e scritto fitto, che va letto piano piano.

    Ah, visto che siamo abbondantemente scivolati nel campo del soggettivo, aggiungo che fa una gran paura.

    said on 

  • 5

    IT

    State comodi giovani che avete deciso di leggere questo libro. Capirete che niente è finzione, perché quando uscirete di casa, andando per via, coricandovi,alzandovi,la vostra vita non sarà più la ste ...continue

    State comodi giovani che avete deciso di leggere questo libro. Capirete che niente è finzione, perché quando uscirete di casa, andando per via, coricandovi,alzandovi,la vostra vita non sarà più la stessa,vedrete un mondo che non vi appartiene, un mondo di palloncini e avrete paura delle fogne e incomincerete a parlare con il vostro lavandino, con lo specchio e la vostra immagine vi farà paura..... ma quando avrete finito di leggere e chiuderete il libro direte:" è stato solo frutto della mia immaginazione, e la mia mente mi ha giocato un bello scherzo" o se no direte : " io sento ancora la mia tartaruga che mi parlava quando ero bambino"...... E io leggendolo ho capito le paure che non mi hanno mai abbandonata da bambina.... Amo la mia parte da fanciullo.

    said on 

Sorting by
Sorting by