To the Lighthouse

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Publisher: Wordsworth Editions Ltd

3.8
(3911)

Language: English | Number of Pages: 176 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Portuguese , Chi traditional , French , German , Italian , Spanish , Catalan , Swedish , Chi simplified , Farsi

Isbn-10: 1853260916 | Isbn-13: 9781853260919 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: School & Library Binding , Audio CD , Hardcover , Audio Cassette , Unbound , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
With an Introduction and Notes by Dr Nicola Bradbury, University of ReadingTo the Lighthouse is the most autobiographical of Virginia Woolf's novels. It is based on her own early experiences, and while it touches on childhood and children's perceptions and desires, it is at its most trenchant when exploring adult relationships, marriage and the changing class-structure in the period spanning the Great War.
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  • 2

    Ho fatto una fatica enorme a finirlo..!! Non avvezza a questo tipo di narrazione, questo "flusso di coscienza" che si protrae per tutto il libro non è riuscito ad entusiasmarmi..

    said on 

  • 3

    Alla fine al faro ci si va

    Dalle prima pagine, in cui la signora Ramsey promette al figlio di mantenere la promessa di una gita al faro, sembra che la trama prevederà questa gita, tempo permettendo e che nei pressi del faro qua ...continue

    Dalle prima pagine, in cui la signora Ramsey promette al figlio di mantenere la promessa di una gita al faro, sembra che la trama prevederà questa gita, tempo permettendo e che nei pressi del faro qualcosa accadrà.
    Invece, l'intero libro non ha una vera e propria trama e diventa un pretesto per i personaggi per riflettere sulla propria esistenza, quella degli altri personaggi, i vecchi amori, l'assenza.
    Scritto magistralmente, risulta di piacevole lettura, pur indugiando nei periodi medio lunghi, resi tali dall'uso frequente di testo fra parentesi, che lascia un po' in sospeso l'accesso complessivo ai concetti.
    Un'ottima prova, in ogni caso.

    said on 

  • 4

    "Gita al faro" è un romanzo introspettivo, dalla trama quasi inesistente, molto complesso. Leggerlo è un'esperienza unica, un viaggio immaginario nelle menti della famiglia Ramsey e dei suoi ospiti.
    V ...continue

    "Gita al faro" è un romanzo introspettivo, dalla trama quasi inesistente, molto complesso. Leggerlo è un'esperienza unica, un viaggio immaginario nelle menti della famiglia Ramsey e dei suoi ospiti.
    Virginia Woolf crea dei personaggi reali, in cui bontà e malvagità convivono per mostrare almeno alcuni tra i più grandi difetti della natura umana, quali la vanità, il maschilismo, l'egoismo e così via.
    Il rapporto tra coniugi non è mai semplice e il rapporto con i figli non è da meno, la famiglia Ramsey ne è un chiaro esempio. Tra loro la comunicazione è spesso difficile, talvolta, invece, il silenzio e gli sguardi valgono più di mille parole.
    Il tempo scorre in maniera dilatata, un'intera parte del romanzo è dedicata alla descrizione della casa in cui l'alternanza tra giorno e notte è l'unico elemento che muta in un'assenza che fa da protagonista. Strategia che l'autrice maneggia ad hoc e con assoluta maestria in cui il lettore riesce ad immagazzinare e a processare tutta la fitta rete di sensazioni dei personaggi. In questo momento succedono un sacco di cose (paradossalmente la Woolf informa il lettore ad esempio della morte di alcuni personaggi senza però fornire spiegazioni) che portano l'opera verso la sua conclusione, ovvero la tanto attesa gita al faro che, tuttavia, assumerà un carattere quasi doloroso.
    Superato lo shock iniziale e la fatica con la quale seguivo i repentini cambiamenti di personaggi, ho veramente vissuto un'esperienza che accresce.

    said on 

  • 4

    Virginia Woolf

    Virginia Woolf

    è stata una scrittrice grandissima unica ed originale. Tuttavia chi ha uno stile molto caratterizzato di solito tende a ripetersi nei romanzi. Il clima è quindi quello tipico di Virgini ...continue

    Virginia Woolf

    è stata una scrittrice grandissima unica ed originale. Tuttavia chi ha uno stile molto caratterizzato di solito tende a ripetersi nei romanzi. Il clima è quindi quello tipico di Virginia dove i dialoghi interiori soverchiano di gran lunga i dialoghi con il mondo esterno. La storia personale della scrittrice d'altronde spiega il perchè, più che una scelta stilistica penso sia uno specchio della realtà che si trovasse a vivere.

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  • 5

    Impossibile formulare per me un giudizio razionale subito dopo aver letto questo testo. La Wolf ti parla soprattutto all’anima, allo spirito, alle tue sensazione, non permette alla tua razionalità di ...continue

    Impossibile formulare per me un giudizio razionale subito dopo aver letto questo testo. La Wolf ti parla soprattutto all’anima, allo spirito, alle tue sensazione, non permette alla tua razionalità di avvicinarsi al suo scritto. Ci arriverai dopo, quando hai smaltito e compreso bene quel che hai letto. Innanzitutto le sue descrizioni che sono finalizzate alla presentazione delle anime; lei può descrivere anche fisicamente i personaggi ma quello che ti rimane nella testa sono i loro pensieri, o spesso i pensieri che gli altri hanno su questi stessi. Protagonista assoluta è la signora Ramsay, la sua bellezza, l’aura che emana e a cui tutti soggiacciono. Di lei segui i monologhi interiori , le battute, i gesti ma il suo animo, il suo segreto, rimangono un mistero. Lei è una moglie sensibile e discreta, una madre attenta e affettuosa, un’ospite seducente e generosa, una presenza per tutti quasi indispensabile. E’ lei che dà un senso alla giornata di tutti , che fa stare ognuno a proprio agio e che lo fa sentire unico ed importante. Poi ci sono gli altri : il marito, amato e apprezzato ma un debole, poi gli ospiti, e tra questi ultimi Lily, la pittrice, l’unica che cerca di guardare il tutto con gli occhi della razionalità. Ma un pittore è essenzialmente un artista e Lily (sotto i cui panni si nasconde forse la stessa Virginia) riesce a vedere e a provare quello che gli altri né vedono né provano. E poi quel “ flusso di coscienza” che si manifesta nella Wolf come un “unicum” del pensiero e dello scritto, come di chi riesce ad andarsi a perdere in mille pensieri, senza però perdere di vista l’idea fissa, cui ella ritorna al momento opportuno. Ed il tempo sembra dilatarsi all’infinito e poi restringersi nello spazio e nell’attimo del momento. Fondamentale è poi proprio quel tempo che rapisce tutto , la vita, il ricordo forse. Stupende sono le pagine dedicate alla corrosione del tempo sulla casa. Ma è proprio il ricordo che non vuole sparire, quella mancanza che è così “ossimoricamente” presente. Quando un luogo è impregnato dei ricordi di chi vi ha vissuto intensamente, quel luogo trasmette dei segnali, quei segnali legati proprio alla presenza più importante. Non importa se il tempo lo ha distrutto , sgualcito, ingiallito, impolverato. Lo spirito che è passato in quelle stanze, in quel giardino, su quegli scogli , davanti a quella finestra è sempre presente. E’ questo quello che Lily è riuscita a comprendere e che le ha permesso di finire il quadro????

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    l romanzo ha inizio con la descrizione di una ‘famosa finestra’ che si rivela subito un tramite tra ciò che si trova per un certo lasso di tempo al di qua e ciò che vive in un tempo più lungo al di là ...continue

    l romanzo ha inizio con la descrizione di una ‘famosa finestra’ che si rivela subito un tramite tra ciò che si trova per un certo lasso di tempo al di qua e ciò che vive in un tempo più lungo al di là tanto che coloro che si accostano a questa ‘luce’ su uno spazio più o meno aperto, attraverso uno delimitato, hanno una visione certamente più ampia rispetto a chi la osserva dal di fuori, riuscendo ad oltrepassarla solo se ci si pone ad una certa distanza e ad una data altezza, vista l’esiguità del ‘vano luce’. Da questa posizione privilegiata si può vedere ed osservare una luce intensa, di altro tipo, quella dell’altrettanto famoso ‘faro’, un simbolo di vita per gli abitanti del posto, desiderio irraggiungibile per James, il più piccolo dei figli dei Ramsey, visto l’ostinato e netto rifiuto del severissimo padre che si oppone alla superflua concessione fattagli dalla madre.
    Proprio questo è lo ‘spazio/tempo’ messo a disposizione del lettore affinché possa seguire le vicende della numerosa famiglia Ramsay, dieci in tutto, il cui onere ricade totalmente sulle spalle della dolce Signora Ramsey che deve trovare sempre uno spiraglio per essere ed apparire la figura più importante per il marito e per i figli, sempre in grado di riconoscere il giusto merito al padrone di casa e di mediare tra lui ed i ragazzi. E non basta, lei è una donna che vuole occuparsi di tutto ciò che ruota intorno a loro, cercando di ovviare a quello che lei considera le incongruità della vita, da una parte i poveri e dall’altra i ricchi, da una parte i semplici dall’altra i grandi, senza trascurare i nobili, una classe che gode di un privilegio particolare nei suoi pensieri. In più l’elegante e fascinosa Signora conosce alla perfezione anche l’arte di sedurre, in senso lato, non solo il marito ma anche gli ospiti, è lei sempre al centro degli interessi altrui, pur rimanendo discretamente da parte nella sua dedizione a tutti.
    Il Signor Ramsay, invece, seppure dotato della forza necessaria ad un marito e ad un padre che si rispetti, non sa offrire a nessuno l’amore e la dedizione richiesta dai figli che non comprendono spesso la sua ostinazione al rifiuto, un’arma, la sua, per mettere tutti in riga ed evitare inutili richieste e sollecitazioni, egli ha il compito preciso di garantire una vita decente e la protezione necessaria per una crescita serena. E la moglie lo rispetta proprio per questo, e non esita, anzi, ad alleggerirgli il peso della famiglia nascondendogli “i piccoli problemi quotidiani”, anche se spesso il peso è eccessivo per lei che è costretta a costruirsi delle difese per non soccombere, ma per conservare l’energia vitale. Però il rude Signor Ramsay, anche se troppo dedito a se stesso, dimostra di provare una sorta di estasi solo a guardare e ad ammirare la moglie da lontano, quasi per non intralciare i suoi pensieri oppure, se lei è seduta vicino a lui, solo in apparenza egli è distante, magari immerso nella lettura, perché l’intesa è talmente forte da non aver bisogno né di parole né di gesti, la percezione passa come un’onda dall’uno all’altra senza ostacoli di sorta, merito soprattutto della sensibilità di lei più che della disponibilità di lui a recepire.
    Un ruolo particolare è ricoperto da Lily, una giovane ospite che tratteggia in un eterno dipinto la visione e la percezione che lei ha della Signora bella ed elegante, della Madre premurosa e attenta, della Moglie fedele e discreta, della Donna dalle mille risorse che offre a tutti doni necessari per lei, quasi scontati per gli altri. Così, quando viene meno questa figura di riferimento, questo faro che funge da fulcro e da tramite, se da una parte scorgiamo una scontata mancanza di coesione nella famiglia, dall’altra assistiamo alla rovina di quella casa in cui tutti, familiari, amici e conoscenti trovavano un rifugio sereno. È il momento e il luogo in cui Lily ci riporta al passato con il suo quadro infinito che continua ad essere fermo nel tempo, lei sa perfettamente che la sua incompletezza è data dalla mancata percezione del legame tra realtà e ricordo, ma non sa come colmare questo divario, riuscirà, però, a completarlo solo quando potrà dare un senso a ciò che sente e alla luce della sua memoria: “Le era sembrata una cosa sicura, pensare a lei. Fantasma, aria, niente, una cosa con cui giocare facilmente e in modo innocuo a ogni ora del giorno e della notte...”..

    È, questo, il romanzo in cui il così detto 'flusso di coscienza' si manifesta al meglio, lasciarsi andare a riflessioni senza subire interruzioni o deviazioni asseconda l'idea che si può entrare ed uscire dalla propria coscienza con leggerezza, inseguendo il pensiero del momento senza perdere di vista, però, l'idea guida, magari sovrapponendo istanti distinti ma legati da un laccio invisibile. Ed in questo V.W è maestra, con lei anche il tempo assume un ruolo preciso, in quanto può giungere a dilatarsi a dismisura, per cui tutto ciò che accade in un attimo può sembrare eterno e viceversa, così le variabili messe in gioco spingono chi legge a prendere atto di ciò che si va rappresentando come se si fosse presenti all'azione, ma con un occhio rivolto al passato e l’altro al futuro.

    “E così quello era il Faro, era quello? No, anche l’altro era il Faro. Perché niente era semplicemente una cosa.”

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  • 3

    Leggere i romanzi della Woolf è sempre stato uno scoglio per me, così poco abituata alla prorompenza e alla non linearità del flusso di coscienza che li caratterizza. In "Gita al faro" si alternano pi ...continue

    Leggere i romanzi della Woolf è sempre stato uno scoglio per me, così poco abituata alla prorompenza e alla non linearità del flusso di coscienza che li caratterizza. In "Gita al faro" si alternano più pensieri, al ritmo delle onde che circondano l'isola su cui troneggia il faro, l'unico oggetto imperturbabile ed immutabile nel tempo. Quest'ultima concezione è molto sentita dalla Woolf, tanto che le dedica una parte, la seconda, nel libro: l'inesorabile scorrere del tempo viene tratteggiato con raffinatezza e semplicità, sempre portatore di cambiamenti. L'epicentro è rappresentato dalla presenza della signora Ramsay, evocante la madre della scrittrice, che fa da collante a tutti i personaggi che le ruotano intorno.

    "Il faro vetusto emergeva remoto ed austero nel mezzo; e sulla destra, a perdita d'occhio, sfumavano, ricadendo in molli pieghe profonde, le verdi dune di sabbia ricoperte d'erba che, fluttuando, pareva sempre fossero in fuga verso un qualche paesaggio lunare disabitato."

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  • 3

    Io non amo i gelati, però più di una volta, vedendo qualcuno uscire da una gelateria col cono in mano e l'aria assolutamente felice, ho commesso l'errore di comprarmelo anch'io, solo per riscoprire pu ...continue

    Io non amo i gelati, però più di una volta, vedendo qualcuno uscire da una gelateria col cono in mano e l'aria assolutamente felice, ho commesso l'errore di comprarmelo anch'io, solo per riscoprire puntualmente che quella roba dolciastra e troppo fredda non fa per me.
    Ecco, ringrazio il GdL che mi ha convinto a entrare in gelateria e a terminare il cono, ma Virginia Woolf decisamente non fa per me. Razionalmente, intellettualmente, capisco ciò che il libro significa e vuol comunicare; mi rendo conto che è scritto bene e solidamente, armoniosamente costruito; ho conosciuto personalmente, per esperienza di vita o tramite letture, diverse delle situazioni presentate nel libro; riconosco che in rapporto agli anni in cui è stato scritto è un testo quasi rivoluzionario. Ma da qui ad amarlo, ce ne corre, e fra me e Virginia l'amore non è nato.

    said on 

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