To the Lighthouse

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Publisher: Wordsworth Editions Ltd

3.9
(3837)

Language: English | Number of Pages: 176 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Portuguese , Chi traditional , French , German , Italian , Spanish , Catalan , Swedish , Chi simplified , Farsi

Isbn-10: 1853260916 | Isbn-13: 9781853260919 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: School & Library Binding , Audio CD , Hardcover , Audio Cassette , Unbound , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
With an Introduction and Notes by Dr Nicola Bradbury, University of ReadingTo the Lighthouse is the most autobiographical of Virginia Woolf's novels. It is based on her own early experiences, and while it touches on childhood and children's perceptions and desires, it is at its most trenchant when exploring adult relationships, marriage and the changing class-structure in the period spanning the Great War.
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  • 3

    Leggere i romanzi della Woolf è sempre stato uno scoglio per me, così poco abituata alla prorompenza e alla non linearità del flusso di coscienza che li caratterizza. In "Gita al faro" si alternano pi ...continue

    Leggere i romanzi della Woolf è sempre stato uno scoglio per me, così poco abituata alla prorompenza e alla non linearità del flusso di coscienza che li caratterizza. In "Gita al faro" si alternano più pensieri, al ritmo delle onde che circondano l'isola su cui troneggia il faro, l'unico oggetto imperturbabile ed immutabile nel tempo. Quest'ultima concezione è molto sentita dalla Woolf, tanto che le dedica una parte, la seconda, nel libro: l'inesorabile scorrere del tempo viene tratteggiato con raffinatezza e semplicità, sempre portatore di cambiamenti. L'epicentro è rappresentato dalla presenza della signora Ramsay, evocante la madre della scrittrice, che fa da collante a tutti i personaggi che le ruotano intorno.

    "Il faro vetusto emergeva remoto ed austero nel mezzo; e sulla destra, a perdita d'occhio, sfumavano, ricadendo in molli pieghe profonde, le verdi dune di sabbia ricoperte d'erba che, fluttuando, pareva sempre fossero in fuga verso un qualche paesaggio lunare disabitato."

    said on 

  • 3

    Io non amo i gelati, però più di una volta, vedendo qualcuno uscire da una gelateria col cono in mano e l'aria assolutamente felice, ho commesso l'errore di comprarmelo anch'io, solo per riscoprire pu ...continue

    Io non amo i gelati, però più di una volta, vedendo qualcuno uscire da una gelateria col cono in mano e l'aria assolutamente felice, ho commesso l'errore di comprarmelo anch'io, solo per riscoprire puntualmente che quella roba dolciastra e troppo fredda non fa per me.
    Ecco, ringrazio il GdL che mi ha convinto a entrare in gelateria e a terminare il cono, ma Virginia Woolf decisamente non fa per me. Razionalmente, intellettualmente, capisco ciò che il libro significa e vuol comunicare; mi rendo conto che è scritto bene e solidamente, armoniosamente costruito; ho conosciuto personalmente, per esperienza di vita o tramite letture, diverse delle situazioni presentate nel libro; riconosco che in rapporto agli anni in cui è stato scritto è un testo quasi rivoluzionario. Ma da qui ad amarlo, ce ne corre, e fra me e Virginia l'amore non è nato.

    said on 

  • 4

    Non mi resta che l'Ulisse!

    Carissima Virginia
    Ho finalmente finito, dopo più di quarantasei anni, il suo romanzo. Quello più noto. Uso il termine di romanzo, a lei tanto insopportabile, senza paura di un suo eventuale rivolgime ...continue

    Carissima Virginia
    Ho finalmente finito, dopo più di quarantasei anni, il suo romanzo. Quello più noto. Uso il termine di romanzo, a lei tanto insopportabile, senza paura di un suo eventuale rivolgimento nella tomba. Come lei, infatti, credo che il rimarcarlo mi liberi finalmente dalla mia ossessione reverenziale per lei. Ora so che cattivo lavoro hanno fatto tutti i suoi esegeti, precludendo alle Lily Priscoe sparse nel mondo di “embedded” dentro i suoi fantasmi per farli propri. Con tutti i sensi di colpa annessi e connessi. Certo anche lei però … con tutte quelle sibilline frasi sulle parole,l’essere, la vita, l’arte.
    Per la prima volta, davanti a una grande opera (che sia o meno nelle mie corde non mi autorizza a spolliciare verso), non sono andata a cercare le opinioni altrui. L’ho presa in parola:- Non volevo dire niente col Faro. Già: lei non “disse” ma usò le parole come simbolo del su“sentire”, unico modo per andare oltre le cose che la realtà offre a buon prezzo come fosse cibo da strada.
    E il mio sentire di sessantenne, di fronte al suo romanzo, è ora talmente diverso da quello della diciottenne proletaria arrivata nelle scuole alte dei borghesi, come tanti in quei tempi. Allora non volevo che la sua scrittura fosse un gioiello racchiuso in uno scrigno, la cui vista era stata preclusa a i bifolchi come me e di cui ora era imperativo goderne.
    La prima lettura fu come la presa del Palazzo d’Inverno il cui imperativo, invece, era: rompere i brindoli dei lampadari. E lei – capii subito chi si celava sotto le sembianze di Lilly, l’isterica pittrice della domenica – divenne la scassa cazzi eterna, sebbene il suo “Orlando”, “Una stanza tutta per sé” e ancora di più le sue critiche letterarie mi affascinavano.
    Ora non mi sono lasciata impressionare dal garbuglio della sua rappresentazione. Le perdono l’ avere affidato solo al “Tempo Passa” (breve seconda parte del pur breve romanzo) la simbologia della distruzione della Grande Guerra, a cui lei stessa aveva assistito: quella casa abbandonata sull’isola a forma di foglia di fronte al faro cambia connotati, incurante dell’esistenza umana ( che fa il paio con vita, per lei) dando asilo a uccelli, semi di sicomori e robetta così. Le devo riconoscere il dono della “visionarietà” : quella casa stregata lei la “sente” in tutti i suoi particolari che manco i fratelli Grimm.
    Glielo perdono perché comincio a guardare la mia vita : di eroico o di altruistico nisba pure io! La vita, l’esistere, direbbe lei, sta nell’ombra, in quel cuore di tenebra che non è il buio ma un luogo diversamente illuminato in cui si coglie il senso della routine.
    Le difese contro di lei sono cadute definitivamente a pag. 182: “ Risalirono tutti insieme dalla spiaggia, con lei [la signora Ramsay] che camminava dietro insieme a William Bankes, e Minta davanti a loro con un buco nelle calze. Come risaltava quel piccolo buco nel calcagno rosato in faccia a loro! Come lo deplorava William Bankes…Per lui significava l’annientamento della femminilità, lo sporco, il disordine…”
    Anche lei aveva sperimentato l’orrore che suscitavano i naturali buchi negli indumenti nei benpensanti, cinquant’anni prima di me bambina!
    Allora non è mia fantasia che la sua signora Ramsey e consorte siano sputati i miei! Quante gite al “faro” lui ci fece andare di traverso! Pareva che avesse dalla sua Nettuno e tutti gli spiriti della pioggia. Quante tazze fece volare dalla finestra! E mia madre, dopo un fugace rifugio nell’ombra del silenzio, risorgeva a nuova vita; come la signora Ramsey rischiava di morire per il troppo dare. Mi perdoni – ben sapendo che ormai le è indifferente – la mia lettura banale del suo monumento: la sua non è altro che la storia di una famiglia disfunzionale (direbbero oggi), tenuta su da una donna perfettamente consapevole che di figli ne aveva nove e non solo gli otto partoriti. Le donne di una volta che dovevano la loro bellezza proprio all’aureola dell’inutile sacrificio! La scrittura le permise di liberarsi di tutta quella zavorra. Fortunata mortale.
    La sua affezionatissima
    P.S. Mi scuso con quelli che aborrono la retorica di raccontare di sé (la narrazione, per definizione, non è mai la fotografia di ciò che è reale … anche questa poi …)

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  • 4

    Avevo provato due volte a leggere questo libro (la prima 4 o 5 anni fa, credo!) e non c'ero mai riuscita: a differenza dei saggi, vibranti e appassionati, i romanzi di Virginia Woolf sono piuttosto os ...continue

    Avevo provato due volte a leggere questo libro (la prima 4 o 5 anni fa, credo!) e non c'ero mai riuscita: a differenza dei saggi, vibranti e appassionati, i romanzi di Virginia Woolf sono piuttosto ostici perché, com'è noto, la trama (se così si può chiamare) non si dispiega in modo classico e lineare ma si desume dai sentimenti dei personaggi mediante la tecnica del flusso di coscienza.
    Il segreto per apprezzarli dunque è abbandonare ogni preconcetto circa il modo in cui dovrebbe essere scritto un romanzo, e lasciarsi trasportare dal flusso narrativo inarrestabile dell'autrice...una volta fatto questo credo sia impossibile non amarli! *_*
    Gita al faro è diviso in 3 parti: la prima si dispiega tutta nell'arco di una sola, ordinaria giornata della famiglia Ramsey (in cui si rispecchia la famiglia dell'autrice) e dei loro ospiti in una casa sul mare. La signora Ramsey, figura quasi mitica che sembra dominare tutti, promette al figlio una gita al faro per l'indomani, gita che l'inclemenza del clima la renderà impossibile. La seconda, breve parte è un poetico interludio mentre la terza, che si svolge molti anni dopo, porta a conclusione gli eventi della prima anche se ormai tutto, nelle vite dei protagonisti, è molto cambiato.
    Difficile spiegare le sensazioni che mi ha suscitato un libro così particolare, fatto più di sensazioni che di avvenimenti, ma vi consiglio davvero di non fermarvi al primo scoglio e provare a raggiungere il faro... non ve ne pentirete! ^^

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  • 4

    Il tempo interiore della signora Ramsay

    La famiglia Ramsay, in vacanza con alcuni ospiti in una delle isole Ebridi, organizza una gita al faro che per il maltempo viene continuamente rimandata. Intanto, a causa della guerra, per diverse sta ...continue

    La famiglia Ramsay, in vacanza con alcuni ospiti in una delle isole Ebridi, organizza una gita al faro che per il maltempo viene continuamente rimandata. Intanto, a causa della guerra, per diverse stagioni quella villeggiatura non si ripete. Soltanto dopo molti anni di assenza i membri superstiti della famiglia ritornano alla loro casa sul mare e si realizza finalmente la gita al faro. Dal giardino che affaccia sulla baia di Skye, la pittrice Lily Briscoe vede passare la barca dei Ramsay e dà un ultimo tocco di pennello ad un quadro che aveva cominciato dieci anni prima. Tutto assume, così, un significato quando ogni cosa si compie: questo è il senso delle ultime pagine del romanzo che chiudono la vicenda iniziata quando era ancora viva la signora Ramsay, vera protagonista del libro. Il compimento del quadro, parallelo a quello della gita, affianca e fonde il significato della realtà con quello dell’opera d’arte. Ancora una volta Virginia Woolf realizza una rappresentazione esemplare di quello che viene chiamato tempo interiore: un fluire della coscienza che, indipendente dal tempo cronologico e dai fenomeni, accosta, sovrappone e intreccia sensazioni, frammenti d’esperienza, ricordi del passato e intuizioni sul presente, in un movimento imprevedibile e sempre cangiante. Con un linguaggio netto e poetico ritrae, in un lampo rapidissimo, la realtà così come si rispecchia nella mente dei suoi personaggi, passando di continuo dall'uno all'altro, dalle loro più lievi emozioni, al fluire senza fine del tempo fino ai piccoli fatti che raccolgono in sé il senso di una vita intera. Una volta entrati nella narrazione, apparentemente poco scorrevole, una sequenza di passaggi dal mondo esterno all’universo interiore ci inducono a osservare cose, memorie, impressioni da punti di vista totalmente differenti e simultanei, come le onde che viste dalla cima della scogliera sembrano simmetriche, così al nuotatore che vi si trova immerso appaiono divise da abissi profondi e creste spumose.

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  • 0

    kindle; gdl; TO THE LIGHTHOUSE, 1927

    1° settimana. 27 giugno
    Dal cap.1 al cap. 10 compreso

    2° settimana. 4 luglio
    Dal cap. 11 al cap. 19, che chiude la prima parte del romanzo ("La finestra")

    3° settimana. 11 luglio
    Tutta la seconda ...continue

    1° settimana. 27 giugno
    Dal cap.1 al cap. 10 compreso

    2° settimana. 4 luglio
    Dal cap. 11 al cap. 19, che chiude la prima parte del romanzo ("La finestra")

    3° settimana. 11 luglio
    Tutta la seconda parte del romanzo ("Il tempo passa", dieci brevissimi capitoli) e i capitoli 1, 2, 3 e 4 della parte successiva ("Il faro")

    4° settimana. 18 luglio
    Dal 5° capitolo alla fine

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  • 5

    "Ho avuto la mia visione"

    "Gita al faro" è un viaggio attraverso lo spazio, il tempo e l'interiorità. E' un romanzo che parla di una famiglia, di un filosofo che ha sempre bisogno di conferme, di una pittrice che fatica a conc ...continue

    "Gita al faro" è un viaggio attraverso lo spazio, il tempo e l'interiorità. E' un romanzo che parla di una famiglia, di un filosofo che ha sempre bisogno di conferme, di una pittrice che fatica a concludere il suo quadro, di una casa di vacanza che col tempo cade in rovina, di un faro che tutto scruta e tutto illumina. Centrali sono i pensieri dei personaggi che, come un flusso continuo, si rincorrono attraverso le pagine approfondendo l'antinomia uomo/donna, padre/figlio, luce/tenebra. Per gli amanti della Woolf è una lettura imprescindibile, e per chi ancora non la conosce, un buonissimo punto di partenza.

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