Tokyo night

Di

Editore: lulu.com

3.6
(40)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 218 | Formato: Paperback

Isbn-13: 9781447695790 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura , Rosa , Viaggi

Ti piace Tokyo night?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Un viaggio nella notte di Tokyo vista attraverso le stazioni principali della metro, ognuna delle quali racchiude in sé un frammento di vita passata.Keiko, stilista alla soglia dei trent’anni, fa rivivere i ricordi della madre attraverso le proprie creazioni, ispirate ai suoi dipinti.I vividi flashback di un ragazzo insolito e affascinante, in lotta continua per trovare una sua identità, accompagnano la vita quotidiana della protagonista, che riesce in questo modo a superare il suo abbandono.Nei luoghi e nei momenti più impensabili, un misterioso ambasciatore italiano appare e scompare come un fantasma.Infine, un ragazzo normale ma allo stesso tempo unico, che segnerà le sorti di ogni esistenza intorno a sé, fino a prevalere fra tutti.Una generazione di giovani disincantati, persa nel presente incerto, che vive di ricordi mentre cerca la sua strada nel mondo.Il dolore per la perdita delle persone care, la loro lontananza o la loro assenza, rimane sempre in sottofondo durante tutto il racconto.I rapporti umani che si intrecciano nei quartieri più frequentati della città scorrono via lentamente, fragili come petali di ciliegio nella stagione della fioritura.
Ordina per
  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Difficile giudicare questo libro perché alcuni elementi mi sono piaciuti molto e altri invece non sono proprio riuscita ad apprezzarli.
    Partiamo dai lati positivi: la parte migliore è l'ambientazione, ...continua

    Difficile giudicare questo libro perché alcuni elementi mi sono piaciuti molto e altri invece non sono proprio riuscita ad apprezzarli.
    Partiamo dai lati positivi: la parte migliore è l'ambientazione, la descrizione del Giappone e le caratteristiche dei vari luoghi. Leggendo si ha l'impressione di vedere i posti descritti.
    La scrittura è agile e scorrevole, piacevole da leggere.
    Passiamo ai lati negativi:
    - l'editing del testo non è stato sufficiente a eliminare sviste ed errori, leggendo ne ho incontrati un po' troppi
    - so che ultimamente va di moda nei romanzi rosa, ma proprio non riesco ad apprezzare le descrizioni dettagliate dell'abbigliamento di ogni personaggio con tanto di marche e firme. Se proprio si vuole far capire che un personaggio è vestito in un certo modo, ok, ma allora non ci si dovrebbe limitare all'elenco dei capi indossati. Piuttosto sarebbe meglio descrivere il vestito e se si vuol dire la marca, farlo cadere nel discorso o in qualche pensiero degli altri personaggi. E comunque la descrizione dell'abbigliamento ogni volta che un personaggio arriva in scena è un po' pesante.
    Alcune cose sono un po' irreali: per esempio quando la protagonista fa la pasta al sugo, brucia un po' il sugo, ok, ma poi a ogni boccone i due erano colti da brontolii allo stomaco e subito dopo il pasto lui viene colto da dolori lancinanti e corre in bagno a vomitare per mezzora... O__O Che cavolo c'era in quella pasta? Se bruci il sugo magari non viene buona, ma per una reazione così come minimo deve esserci l'arsenico dentro (lei però non vomita, quindi cosa è successo?)
    - Salti temporali non troppo chiari, a volte si fatica a capire immediatamente in che punto della storia si è
    Lati neutri: ovvero elementi che io non ho apprezzato particolarmente, ma che ad altri possono piacere.
    - Il Giappone descritto è un po' troppo "per occidentali", nel senso che i protagonisti vedono solo film molto famosi anche in Italia, vanno a feste tradizionali IDENTICHE a quelle che si vedono negli anime, vanno all'acquario che si vede in decine di film e anime (anche in Sailor Moon), vengono citate storie e tradizioni piuttosto famose anche qui, etc
    Avrei preferito vedere o intuire qualche nato "nascosto" del Giappone, scoprire qualcosa che non sapevo già.
    -Non riesco a capire la protagonista: è evidente che il suo vero amore è Masayuki, che è lui quello con cui sta bene, la sua anima gemella. Capisco anche che lei non abbia coraggio di stravolgere la sua vita per lui, ma mi sembra strano che poi si innamori di uno come Michele che a me sembra uno snob pretenzioso. Uno che se ne esce con una frase come "Provengo da una nazione che affonda le sue radici nel mondo antico, greco e latino, in cui sono fiorite la filosofia e la letteratura, nella culla della cultura... non potrei mai leggere il frutto di un popolo che ha a malapena cento anni di storia alle spalle." lo avrei catalogato come spocchioso e mandato a quel paese a tempo record. La protagonista invece si sente in colpa per non essere colta come lui e si scusa O_o;;;
    E ho trovato di cattivo gusto che lei dica che ha smesso di pensare a Masayuki proprio nel momento in cui Michele tira fuori il solitario da un carato.

    ha scritto il 

  • 3

    3 stelline e mezza

    «Shibuya, tsugi wa Shibuya desu.»

    “Shibuya, la prossima fermata è Shibuya”, prepariamoci a scendere dalla metro per iniziare questo affascinante e brillante giro turistico di Tokyo ...continua

    3 stelline e mezza

    «Shibuya, tsugi wa Shibuya desu.»

    “Shibuya, la prossima fermata è Shibuya”, prepariamoci a scendere dalla metro per iniziare questo affascinante e brillante giro turistico di Tokyo – e del Giappone – mano nella mano con una guida d’eccezione: innamorata, entusiasta, capace di apprezzare l’anima duplice e le contraddizioni di questo meraviglioso Paese, traendo piacere dalla realtà frenetica e competitiva della città come da quella lenta e profondamente tradizionale dei templi e delle aree rurali.

    In Tokyo Night la storia – il romanzo – si piega alla città e non il contrario: ogni capitolo è legato a una fermata della linea della metropolitana di Tokyo, e l’autrice ce ne descrive l’atmosfera che si respira, la particolarità di ogni quartiere (la dinamica Shibuya, la lussuosa Ginza, la colorata ed eccentrica Harajuku…) e racconta un evento della sua vita ad esso legato. La narrazione non segue il filo cronologico e – soprattutto all’inizio – risulta a volte confusa, mentre la città emerge chiara, nitida, al punto che quasi se ne avvertono gli odori e i sapori, si visualizzano le strade, gli svincoli, i parchi.

    In nessun altro posto al mondo ci si sente vivi e vitali come a Tokyo, la capitale del futuro prossimo e remoto.

    I continui salti nei diversi periodi del passato e del presente della protagonista Keiko, così come quel vago senso di under statement presente nei brani che raccontano gli eventi più intensi e dolorosi, ricordano molto lo stile di Yoshimoto Banana. Sarebbero stati necessari però maggior equilibrio e chiarezza nell’esposizione per rendere gli uni e l’altro più efficaci, perché capita più volte che vengano anticipati gli esiti delle storie prima ancora che esse inizino (ad esempio, si scopre che la relazione con Masayuki è finita da mesi nella pagina successiva a quella in cui Keiko ne racconta i primi cauti passi) o che compaiano brani all’apparenza privi di valore per l’economia della narrazione, che sembrano importanti solo per l’autrice – forse ricordi reali.

    Infatti c’è così tanto dell’anima dell’autrice – o di quella che ha creato per la sua protagonista – nel romanzo, che sembra di leggerne il diario. Non per lo stile narrativo (che anzi è dichiaratamente rivolto agli ospiti del suo tour), ma per i testi delle canzoni, le poesie, i disegni che lo impreziosiscono – che ricordano quei foglietti, fotografie, biglietti dei concerti e del cinema, che da adolescenti si appiccicano sul diario – e per le numerosissime citazioni di manga e anime, di romanzi contemporanei e classici della letteratura giapponese, di cantanti e artisti, di marchi famosi e catene di negozi, che parlano di Chiara – o, ancora, di Keiko –, dei suoi gusti e delle sue esperienza quanto e più dei suoi racconti diretti.

    Guardavo gli alberi, i fiori, gli animali, gli insetti, i gesti casuali delle persone, le nuvole, i raggi del sole, i sassi, i fili d’erba, la quotidianità del mondo che rimaneva immobile mentre tutto il mio universo personale implodeva veloce e inesorabile come la morte.

    Per far sì che le due anime, quella dell’autrice e quella della sua protagonista, coincidano senza incappare in contraddizioni tra lo spirito occidentale dell’una e quello orientale dell’altra, Chiara Gallese dipinge Keiko come una giapponese col cuore di un gaijin (il termine, in un certo qual modo dispregiativo, con cui i giapponesi indicano gli stranieri), così che oltre all’amore spassionato per il Giappone, traspare dal romanzo anche una strana magnetica nostalgia per l’Europa e per l’Italia in particolare. Nostalgia che guida la protagonista in un ideale percorso di “ritorno a casa” dell’autrice: il suo primo amore è infatti un giapponese come lei, il secondo è un giapponese con l’aspetto di un gaijin (una sorta di suo alter ego maschile, ma speculare) e il terzo, quello della vita, è un italiano.

    Ho letto e recensito il libro sapendo che l’autrice si sta cimentando in un lavoro di rivisitazione e rifinitura, sul cui esito conto moltissimo, perché la base è già molto buona grazie all’originalità della struttura, alla ricchezza degli “inserti” e delle riflessioni sociali e sull’animo umano, alla capacità di teletrasportare quasi fisicamente il lettore accanto alla protagonista a Tokyo. Ma i margini di miglioramento sono diversi e quindi spero di poter leggere presto la nuova versione di questo esordio così promettente e, certamente, la prossima opera dell’autrice.

    Recensione anche su Diario di Pensieri Persi:
    http://www.diariodipensieripersi.com/2013/04/tokyo-night-di-chiara-gallese.html

    ha scritto il 

  • 4

    Kawaii

    La versione Kindle di Amazon riporta come autrice Akiko Yoshimoto, forse in un tentativo di aumentare la curiosità del compratore verso questo testo esordiente. In realtà si capisce che qualcosa non v ...continua

    La versione Kindle di Amazon riporta come autrice Akiko Yoshimoto, forse in un tentativo di aumentare la curiosità del compratore verso questo testo esordiente. In realtà si capisce che qualcosa non va quando si paragonano le descrizioni del modo di vestire degli italiani e dei giapponesi; semplicemente, nel primo caso c'è una passione e una autorevolezza che nel secondo manca. Si intuisce che l'autrice ha provato sulla propria pelle gli abbinamenti che descrive, mentre nel caso del Giappone è un pò troppo didascalica.
    Al di là di questa divagazione, lo stile narrativo è kawaii, termine rubato dal testo che significa "carino". Sembra un pò di leggere Banana Yoshimoto, sia nel modus scrivendi che nel tipo storia. All'inizio ho temuto che questo confronto, dal momento che ho letto anche gli scontrini della spesa della Yoshimoto, mi creasse aspettative che sarebbero state inevitabilmente deluse. Invece le pagine riescono a mantenere quella leggerezza narrativa tipica di Banana, senza che la storia ne risenta, diventando anch'essa "leggera".
    Le note sono quasi tante quanto il testo, il che è fantastico in una storia zeppa di termini stranieri, e ancor di più sul Kindle, dove basta cliccare sul numero di nota e si viene portati automaticamente alla nota desiderata. PECCATO CHE la grandezza dei numeri di nota sia di un pixel e mezzo, per cui ci vuole un manipolatore nanometrico per cliccarli. E neanche si ingrandiscono ingrandendo il carattere. Per me questa è una pecca gravissima perchè inficia una delle caratteristiche più interessanti dell'ebook, e interrompe il ritmo di lettura, tanto che ad un certo punto ho smesso di leggerle, archiviando mentalmente tutti i termini culinari alla voce generica "cibo".

    ha scritto il 

  • 4

    3 stelline e mezzo. Un romanzo malinconico, un viaggio lungo tra passato e presente, ricordi che si alternano, cambiamenti, errori, rimpianti, promesse. Forse molti troveranno la narrazione lenta, ma ...continua

    3 stelline e mezzo. Un romanzo malinconico, un viaggio lungo tra passato e presente, ricordi che si alternano, cambiamenti, errori, rimpianti, promesse. Forse molti troveranno la narrazione lenta, ma è un bel romanzo che offre scorci di vita da un mondo lontano e affascinante.

    ha scritto il 

  • 3

    Uno sguardo appassionato sul Giappone

    Senza dubbio una bella penna quella di Chiara Gallese, capace di evocare immagini vivide del "suo" amato Giappone anche nella mente di chi non ha ancora avuto la fortuna di visitarlo. A leggere le sue ...continua

    Senza dubbio una bella penna quella di Chiara Gallese, capace di evocare immagini vivide del "suo" amato Giappone anche nella mente di chi non ha ancora avuto la fortuna di visitarlo. A leggere le sue descrizioni pare proprio di stare lì, vederne forme e colori, sentirne i suoni e gli odori, la voce della gente, assaggiarne i cibi. La suggestione è immediata e potente. La stessa idea di dedicare ogni capitolo ad una stazione della metropolitana di Tokyo, raccontando degli eventi che in qualche modo sono ricollegati a quel luogo, è un elemento di notevole originalità e sicuramente una scelta vincente nel far sentire il lettore un po' parte di questi luoghi lontani. Questa particolare struttura del romanzo, insieme all'inserimento del passaggio di una canzone all'inizio di ogni capitolo e le numerose note disseminate lungo il testo sono sicuramente il frutto da tanta ricerca e allo stesso tempo prova di un'opera accuratamente progettata, qualcosa che difficilmente si trova in un autore esordiente che allo stesso tempo sia indipendente.
    Posso, quindi, perfettamente comprendere come gli amanti (o almeno curiosi) del Giappone possano reagire con entusiasmo alla sua lettura. D'altra parte chi invece vi si accosta principalmente per leggere una nuova storia potrebbe rimanerne perplesso, nonostante l'autrice si premuri di specificare lo spirito del suo romanzo nella sua descrizione e nella postfazione.
    La storia in sé, infatti, passa completamente in secondo piano rispetto all'amore per il Giappone e questa mancanza di equilibrio purtroppo si nota. Non vi è infatti la stessa cura quasi maniacale per i particolari. Il personaggio di Keiko, per quanto parli in prima persona, risulta abbastanza semplice, privo nel modo in cui si comporta di quei contrasti che essa stessa afferma di possedere. È comunque ben caratterizzata nella sua semplicità, ma purtroppo risulta non sempre interessante agli occhi del lettore. Sappiamo cosa le è successo, che lavoro fa, i posti che ha visitato, ma è difficile riuscire ad individuare in essa quel qualcosa di "speciale", che ci aspettiamo di trovare nella protagonista di un romanzo.
    I personaggi maschili, che le girano intorno, sarebbero potenzialmente ben più interessanti (a parte il suo primo fidanzato giapponese, che è una figura evanescente appena accennata), ma a tratti risultano stereotipati e semplificati: il giapponese dall'aspetto caucasico tormentato e diviso fra due mondi e l'italiano praticamente perfetto per mettere su famiglia. Basta soltanto questa definizione a far capire come andrà a finire la storia.
    Keiko ci parla di loro, ma non riesco a vedere in lei il forte sentimento che prova per loro: non ce lo mostra. Le scene più drammatiche vengono anticipate, ma poi saltate a pie' pari, quasi non fossero importanti.
    Tutto questo è un peccato, perché i potenziali per tirare fuori una storia avvincente c'erano tutti: sembra quasi che l'autrice abbia avuto paura di rischiare.
    La scelta stilistica di mescolare gli avvenimenti seguendo questo ordine "geografico" invece che quello cronologico mi è piaciuta molto. Peccato che così facendo ogni capitolo tenda ad acquisire una denotazione molto episodica, senza un qualche evento sospeso alla fine di esso, che costringa il lettore ad andare avanti per vedere cosa succede dopo.
    L'insieme di queste osservazioni mi fa pensare che nel dare estrema importanza alle ambientazioni si sia trascurato gran parte del resto. Ciò si vede anche da piccoli errori concettuali, come, per fare qualche esempio, le farfalle dei faggi, che in realtà sono quelle delle betulle (che hanno le cortecce bianche); i polipi invece dei polpi (a meno che non si riferisse a qualche specie di celenterato commestibile come le attinie, invece che ai famosi molluschi con otto braccia dotate di ventose); le cicale che friniscono anche di notte (lo fanno solo di giorno nelle ore più calde e di notte ci si sentono i grilli). Tutti piccoli dettagli che possono disturbare, in quanto ci voleva davvero poco per evitarli, se fosse stato dato ad essi metà dell'importanza dei mille dettagli giapponesi con tanto di nota esplicativa.
    Poi ovviamente ci sono una serie errori legati alla mancanza di un correttore di bozze: refusi (anche se non tantissimi a dire la verità), qualche imprecisione minore di carattere ortografico e sintattico, una certa mancanza di coerenza nell'uso di diverse forme ortografiche (corrette) lungo l'intero scritto (es. obiettivo e obbiettivo), infine la tendenza ad un eccessivo uso degli accapi, che spezzano anche visivamente la lettura, sebbene questa venga man mano diminuendo con l'andare avanti del testo.
    Infine una cosa che non mi è piaciuta tanto è la scelta di inserire una critica alla società italiana in confronto a quella giapponese. Mi è sembrato di per sé un argomento un po' troppo complesso perché potesse essere affrontato in un testo del genere (poiché non essenziale per la trama) e, infatti, risulta troppo semplicistico. Se Keiko fosse una persona reale o se a scrivere le sue storie fosse stata un'autrice giapponese, l'avrei considerata un po' troppo superficiale nelle sue critiche, perché ignorante su come esattamente stanno le cose nel mio paese. Il fatto che invece si tratti di una scrittrice italiana mi lascia a dir poco perplessa, se non altro perché, seppure ci trovassimo di fronte alla pura finzione e quindi le sue parole non dovessero rispecchiare il suo pensiero reale, si trattebbe di una scelta da parte sua parecchio rischiosa, in quanto potrebbe far storcere il naso al lettore italiano amante del suo paese (e parliamo di tanta gente) e spingerlo ad un giudizio negativo sia nei suoi confronti (se l'autore non percepisce la finzione) che in quelli del modo di pensare giapponese, cosa del tutto controproducente in un testo che vuole invece essere una dichiarazione d'amore nei confronti del Giappone.
    La scelta di dare tre stelle a questo romanzo è quindi frutto di tutte queste riflessioni. Resta comunque il fatto che ci troviamo di fronte a una buona scrittrice, che forse manca soltanto un po' di esperienza nel confronto diretto con il pubblico della narrativa, cosa più che normale trattandosi della prima opera pubblicata.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    RICORDI

    Finalmente riesco a leggere questo libro scritto dalla mia vicina Akikorossella.

    Essendo una fanatica del Giappone non potevo non leggerlo!

    Il libro mi ha trasportato a Tokyo e vedevo anche io quello ...continua

    Finalmente riesco a leggere questo libro scritto dalla mia vicina Akikorossella.

    Essendo una fanatica del Giappone non potevo non leggerlo!

    Il libro mi ha trasportato a Tokyo e vedevo anche io quello che vedeva Keiko, la nostra protagonista, che ad ogni fermata della metro ricorda un pezzo della sua vita.

    All'inizio l'ho trovato un pò spiazzante..nel senso che facevo fatica a riallacciare i salti temporali e le storie..ma poi..letto in un soffio!

    Descrizione della città fantastica, le paure e le gioie di keiko piano piano sono diventate le mie..ho pianto quando è andata a trovare il suo bimbo! e come mi piaceva Masayuki! e poi c'è un pò d'italia: l'incontro tra i due paesi,le differenze culturali messe in evidenza e mi è puaciuto si.

    Solo che alcune volte ho trovato le situazioni o i giudizi un pò stereotipati, è anche vero che non è un libro di filosofia, ma solo assaggi di culture e di vite diverse di paesi diversi.

    Ho trovato carino iniziare ogni capitolo con un pezzo di una canzone come colonna sonora del momento (alcune me le sono segnate per recuperarle XD)

    In conclusione libro scorrevole e piacevole, immerso in una tokyo colorata e piena di sorprese e di ricordi che ce la fanno scoprire sotto un altro aspetto.

    ha scritto il 

  • 5

    Prosa scorrevole e grande padronanza della lingua e della sintassi italiana, notevole conoscenza dell'ambiente e della cultura giapponese, storia piacevole e ben raccontata. Un gioiellino, soprattutto ...continua

    Prosa scorrevole e grande padronanza della lingua e della sintassi italiana, notevole conoscenza dell'ambiente e della cultura giapponese, storia piacevole e ben raccontata. Un gioiellino, soprattutto se si pensa che è un'autrice alla sua prima prova.
    Brava, ce ne vorrebbero.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Tokyo è casa mia

    Questo romanzo è una storia d'amore. Non l'amore di Keiko per il crudele compagno di università Daisuke, non quello per l'affascinante "giappoccidentale" Masayuki, nè quello per il rassicurante avvoca ...continua

    Questo romanzo è una storia d'amore. Non l'amore di Keiko per il crudele compagno di università Daisuke, non quello per l'affascinante "giappoccidentale" Masayuki, nè quello per il rassicurante avvocato italiano Michele. Questa è la storia d'amore tra Keiko e Tokyo, una città fisica che si fa luogo dell'anima, porto di ambienti topici, ferite curate, scivoloni e risalite. Fino all'addio finale, che amo pensare sia solo un arrivederci, non quindi un sistema per tagliare i ponti col passato, ma un modo per pensare lucidamente il proprio paese tramite il distacco, in vista di una futura consapevole riconciliazione. La linea del tempo è sfilacciata, modernisticamente discontinua: le fermate della metropolitana di Tokyo scandiscono capitoli cronologicamente mescolati, che mostrano un certo numero di giornate della protagonista, ritratta in giro per determinati luoghi della città (corredati da interessanti note esplicative). L'autrice, pur rifuggendo la linearità, attua una poetica del "dettaglio luminoso", per cui ognuna di queste giornate è un tassello fondamentale per la costruzione di un continuum narrativo che, prodigiosamente, è agevole e avvincente da seguire. I personaggi, pur ben caratterizzati, rimangono volutamente umbratili (protagonista compresa), dipinti con pochi tratti che costituiscono bozzetti "isolati", lasciandoli di fatto avvolti nel mistero. Personalmente ho provato grande interesse per le riflessioni "esistenziali" sul Giappone, sul forte innervamento sociale patriarcale che vigeva fino a pochi decenni fa e che ad oggi si è repentinamente convertito in un sistema liquido e fluttuante, in cui imperano l'individualismo e, inevitabilmente, la solitudine (tema d'elezione del mio amato Murakami). Molto divertente il fatto che l'autrice abbia creato una protagonista che è dichiaratamente "occidentale dentro", e quindi espansiva, affettuosa ed entusiasta; questa sua caratteristica, oltre a rendere più interessante il confronto con l'Italia, dà anche modo di "mascherare" alcune inevitabili velleità occidentali che possono essere sfuggite (e che io ovviamente, da inesperta, non avrei comunque modo di identificare!) Un plauso alla figura dell'ambasciatore Rossi, che ho adorato. In definitiva un romanzo che più che una parabola di vita è un viaggio dell'anima, molto sentito e altamente istruttivo sotto il profilo culturale di conoscenza del Giappone. Parlando non da tecnica, ma da lettrice emotiva, ammetto che avrei apprezzato una maggiore centralità dell'interazione tra personaggi e in generale maggiore approfondimento del lato "narrativo", anche se ciò avrebbe inevitabilmente inficiato sullo scopo del libro, che trova nelle sue scelte di rappresentazione la sua automatica giustificazione ( e dopotutto permane l'impressione che il fascino dell'ambasciatore stia nel suo essere una figura di contorno). Quattro stelle piene, assolutamente meritate.

    ha scritto il 

  • 4

    Tokyo Night, edito nel 2010 tramite ilmiolibro.it, è il primo romanzo pubblicato da Chiara Gallese, anche se non il primo scritto dall'autrice.
    Attraverso venti capitoli, l'autore è catapultato in ven ...continua

    Tokyo Night, edito nel 2010 tramite ilmiolibro.it, è il primo romanzo pubblicato da Chiara Gallese, anche se non il primo scritto dall'autrice.
    Attraverso venti capitoli, l'autore è catapultato in venti stazioni della metropolitana della capitale Giapponese e viene letteralmente risucchiato nella cultura Nipponica, seguendo passo passo la protagonista Keiko, “gaijin” giapponese suis generis fortemente occidentalizzata, nel suo passaggio dalla vita di ragazza alla vita di adulta, dalle delusioni all'amore, dal lavoro alla passione.
    Venti stazioni della metropolitana, legate in qualche modo alla vita di tutti i giorni della protagonista, ad episodi del suo passato e del suo presente.
    L'autrice osa immedesimandosi nel pensiero di una donna con un bagaglio culturale ed un vissuto sociale totalmente diverso dall'ordinario, ed il suo osare si dimostra un buon successo, anche se personalmente non amando particolarmente la cultura Nipponica, ho trovato qualche difficoltà sia nel far scorrere la prosa sia nell'immedesimarmi e lasciarmi coinvolgere dalla trama.
    Tokyo Night sarà sicuramente più apprezzato dai Nippofili, ma ora passiamo all'intervista con l'autrice per curiosare ancora un po' nella sua passione e nella sua opera.

    per leggere l'intervista: http://www.pensorosa.it/libri/nuove-voci-letterarie-tokyo-night.html

    ha scritto il 

Ordina per