Tolstoy or Dostoevsky?

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Publisher: Faber and Faber

4.2
(75)

Language: English | Number of Pages: 369 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0571058760 | Isbn-13: 9780571058761 | Publish date: 

Also available as: Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature

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Book Description
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  • 0

    Tolstoj o Dostoevskij? Và a dà via i ciapp!

    dopo aver letto una recensione qui su anobii, mi sono ricordato di averlo letto e quindi l'ho inserito. Tolstoj o Dostoevskij?- Ma perchè? ho sempre l'idea invece che non ci sia una grande differenza ...continue

    dopo aver letto una recensione qui su anobii, mi sono ricordato di averlo letto e quindi l'ho inserito. Tolstoj o Dostoevskij?- Ma perchè? ho sempre l'idea invece che non ci sia una grande differenza tra loro (certo, i tic non sono gli stessi, le malattie sono differenti, sia chiaro), ma poi alla fine sono epici? nessuno dei due. epica non significa parlare di guerra. l'epica è nel modo di sentire le cose e gli accadimenti. Melodrammatici? entrambi. Dosto forse più drammatico e drammaturgo (beh, io se penso a D. mi vengono in mente solo i dialoghi, vi ricordate quello tra Raskolnikov e Porfirij Petrovič?), Tolstoj più narrativo. E come diceva Fina in un commento a una recensione, se leggete i diari di Tolstoj persino le inquietudini sono le stesse. Insomma contrapporli a me sembra una grande stupidaggine in cui forse è cascato un critico di grande levatura come Steiner (ammesso che io abbia gli strumenti per capire ciò che voleva dirmi Steiner. No, non ce li ho).
    ps. Mi viene in mente però che io non ricordo le conclusioni di questo saggio. mi ha stordito di parole e non ricordo una mazza. fu così che per Steiner non si può contrapporli! datemi lumi

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  • 5

    Non voglio smettere di tremare.

    Steiner non fa nulla perché non si capisca da che parte sta: dalla parte di Dostoevskij, perché Dostoevskij a differenza di Tolstoj non farebbe mai a meno di Dio, neppure se la migliore soluzione per ...continue

    Steiner non fa nulla perché non si capisca da che parte sta: dalla parte di Dostoevskij, perché Dostoevskij a differenza di Tolstoj non farebbe mai a meno di Dio, neppure se la migliore soluzione per l’uomo fosse farne a meno, ipotesi che Dostoevskij non può fare sua, perché se per Tolstoj l’uomo è di questa terra quanto di Dio, per Dostoevskij l’uomo è di molte altre terre e di molti altri cieli sebbene tutti in Cristo. Tolstoj, nelle parole di Steiner, è un superuomo buono, buono quanto vuole lui, ma un superuomo finirà giocoforza a non combinare niente di buono, è proprio la superuominità a seminare grane.

    Steiner comincia da Tolstoj, anzi comincia con l’unica frase sensata che qualsiasi critico letterario dovrebbe tenere ben a mente, per quanto possa apparire un’ovvietà, ma le ovvietà sono le prime a morire se non le si sa tenere vive come un fuoco da campo giorno su giorno: “La critica letteraria dovrebbe scaturire da un debito di amore.”, e sul finale di pagina ricorda un altro piccolo fondamentale chiarimento: “A differenza sia del recensore che dello storico della letteratura, il critico dovrebbe occuparsi di capolavori. Il suo primo compito è quello di distinguere non tra il buono e il cattivo, ma tra il buono e l’ottimo.”

    Leggi Steiner, gli vuoi lentamente bene, lo ammiri, e ti viene voglia di aver letto e di leggere tutto quello che ha letto lui, proprio per poterne parlare con lui, e infatti prima di leggere questo saggio di Steiner non erano mica tante le mie intenzioni di leggere più Shakespeare o di andarmi a leggere Omero in una bella traduzione, intenzioni che invece adesso ho, e impellenti. In estrema sintesi: Tolstoj è di campagna e Dostoevskij è di città, Tolstoj sta a Omero come Dostoevskij sta a Shakespeare, per Steiner che cita, assieme a Balzac e Proust, il tal Jules Romains: chi è costui? E Synge, chi è Synge? E Restif de la Bretonne? Walter Savage Landon?

    Leggi Steiner che parla con amore cioè con intelligenza e partecipazione dei romanzi di Tolstoj il Regolatore e di Dostoevskij lo Sregolato e vuoi leggere gli altri che ne hanno parlato, gli altri critici o altrettanto scrittori, io prendo note su note, non vorrei mai dirgli addio, amare significa voler parlare del proprio amore, mi snervano i testi mai tradotti, la penso come la Woolf a cui venne il dubbio se ‘scrivere di qualche romanzo diverso dai loro non sia una perdita di tempo’, ma non mi appassiona molto l’interrogativo di Steiner sul come mai i grandi romanzieri siano stati russi e casomai americani ma non più europei. La risposta di Steiner è che l’Europa è rimasta senza Dio e s’è data tutta alla tecnica, alla sfida della composizione, a Flaubert, al risultato eccellente, perdendo con l’idea di Dio l’idea di umanità, del suo pathos che da solo regge trama e forma. Sarà che l’America e la Russia non hanno patito la Chiesa Cristiana che ha istillato nell’Europa il disgusto verso di essa troppo presto diventato il disgusto verso la dimensione spirituale dell’uomo tutta.

    Steiner ha scritto il saggio quando esistevano ancora delle repubbliche sovietiche e osservava: “Le case editrici sovietiche stampano letteralmente milioni di copie dei romanzi di Tolstoj, ma hanno pubblicato ‘I demoni’ solo recentemente e tra grandi resistenze.” Ora nelle sedicenti repubbliche democratiche di tutto il mondo, o per lo meno in Italia, vengono stampate con lo stesso zelo sia Tolstoj che Dostoevskij: mi s’è imborghesito Dostoevskij o è il turbocapitalismo a aver capito che per far venire nausea di qualcosa non c’è miglior modo dell’offrirla in lungo e in largo, in una imbarazzante e sconfortante e demotivante assenza di agone o di necessità di sotterfugio? Che per uccidere il desiderio non c’è che da azzerare lo sforzo che occorre per appagarselo?

    Tornando a Tolstoj - che come Dostoevskij se scrive tanto non è perché non sa scrivere poco: le loro sono esigenze di libertà, quindi di spazio espressivo: Tolstoj, per Steiner che ne ricava un ottimo profilo, ha una “straordinaria resistenza nervosa”, ma Steiner scampa anche dall’equivoco che vuole Dostoevskij deboluccio e malaticcio rispetto a quel portento di salute fisica e mentale che è il Conte Tolstoj, ricordando che: “In realtà Dostoevskij era dotato di una forza e di una resistenza eccezionali, di una straordinaria capacità di recupero e di una robustezza addirittura animalesca.(…) Era un uomo che viveva in condizioni di incandescenza.”

    Il saggio è uno spostarsi tra le opere dei due giganti mettendone in risalto le spregiudicate eccezionalità, è un piacere, un confronto di gran respiro tra i romanzi di queste due genialità e i loro due modi opposti e complementari di essere uomini e di essere scrittori.

    Suggestiva non so dire quanto la lettura che fa Steiner della leggenda del grande inquisitore di Dostoevskij ne “I fratelli Karamazov”, come fosse il dialogo - mai avvento in vita, pare - alla lontana nello spazio e nel tempo, tra Tolstoj – che è il grande inquisitore – e Dostoevskij, che non è Cristo ma il narratore che ha saputo indovinare chi sarebbe diventato il grande Tolstoj sul finire della sua vita. E queste di Steiner sono pagine da non anticipare ulteriormente: c’è quel pensiero-in-più che da all’opera di Steiner un valore letterario in sé.

    Eppure leggendoli a me non basta l’idea di un Tolstoj rivale di Dio di contro a un Dostoevskij che non ne è il servo quanto un angelo tremendo e sotterraneo: quello che distingue i due grandi scrittori non è la loro posizione verso Dio, per quanto intesa diversamente: in Tolstoj implica un continuo processo di autoeducazione e automiglioramento intellettuale, una faticata autoilluminazione; in Dostoevskij è uno sprofondamento sempre più abissale e sensistico, mistico, un abbandono all’oscurità divina.

    Diversa è la loro posizione verso la questione del male: per Tolstoj il male è un nemico da scacciare, da estirpare, da condannare: il male è l’errore emendabile, il male non ha ragione di essere. Dostoevskij invece al male lascia diritto di cittadinanza nella storia umana, non lo capisce, non lo spiega, non lo giustifica ma lo accetta, gli riconosce un ruolo e dunque un significato. Nel mastodontico cosmo di Tolstoj non c’è spazio per il male e fare la volontà di Dio per Tolstoj significa ottenere la sua sparizione graduale. Per Tolstoj esiste un uomo perfetto che ha annientato il male dentro e fuori di sé Nello sconfinato caos di Dostoevskij Dio non è un volontà da applicare ma una potenza di indiscriminato, folle amore, rispetto al quale, come scrive nei suoi abbozzi de ‘L’idiota’: “I demoni hanno fede, ma tremano.”

    Se sono dostoevskiano è perché, a differenza di Tolstoj, non credo il male si possa vincere, non perché il male sia invincibile ma poiché prefissarsi di vincere il male significa prenderne il posto. Con Dostoevskij credo che il male sia il prezzo da pagare perché la libertà possa divampare sempre e ovunque, imprevedibilmente. L’unico modo che c’è per essere sicuri di voler fare la cosa giusta è sapere di poter commettere in qualsiasi momento la cosa sbagliata.

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  • 5

    NON SOLO DOSTOEVSKIJ vs TOLSTOJ

    Magari esagero, ma questo saggio individua nei due giganti russi i prototipi, o forse meglio le massime espressioni, dei due possibili modi di fare letteratura, vale a dire dei due possibili modi di p ...continue

    Magari esagero, ma questo saggio individua nei due giganti russi i prototipi, o forse meglio le massime espressioni, dei due possibili modi di fare letteratura, vale a dire dei due possibili modi di porsi dell'essere umano di fronte al mondo: l'uomo è "nella storia del mondo", oppure è solo di fronte allo "stupore del mondo"? L'esperienza dell'uomo è un'epica o una tragedia? Tutto nasce da qui, e in effetti è molto difficile che uno si possa sentire in sintonia con entrambi gli autori: la "o" del titolo è pienamente azzeccata!

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  • 5

    Steiner ha il dono di condurti nel mare magnum della letteratura di ogni tempo come se ci fossero delle autostrade. Maneggia autori, temi, testi come un prestidigitatore. Qui i due giganti della lette ...continue

    Steiner ha il dono di condurti nel mare magnum della letteratura di ogni tempo come se ci fossero delle autostrade. Maneggia autori, temi, testi come un prestidigitatore. Qui i due giganti della letteratura messi a confronto in una sorta di duello da cui un vincitore esce senza troppi nascondimenti. E, paradossalmente, è il più debole.

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  • 5

    Per chi ama Tolstoj e Dostoevskij (e magari, segretamente o meno, parteggia per uno dei due) questo libro è quello che un parco giochi è per un bambino che ha voglia di giocare. Wow.

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  • 4

    Tolstoj e Dostoevskij

    L’ho preso per il titolo: Tolstoj o Dostoevskij.
    Quella “o” in libreria fu per me irresistibile, e sono sicuro che sembrerà irresistibile a quanti adorano Tolstoj “e” Dostoevskij.

    Le tesi estetica è i ...continue

    L’ho preso per il titolo: Tolstoj o Dostoevskij.
    Quella “o” in libreria fu per me irresistibile, e sono sicuro che sembrerà irresistibile a quanti adorano Tolstoj “e” Dostoevskij.

    Le tesi estetica è interessante, intelligente e ben documentata e spiegata: Tolstoj è uno scrittore “omerico”, Dostoevskij un artista “drammatico”; entrambi sono accomunati dal fatto di essere pensatori profondamente religiosi; entrambi sono grandi a dismisura e ad un livello incomparabile rispetto agli scrittori europei del loro tempo; ed entrambi sono grandi proprio perché profondamente religiosi.

    Ma la tesi finale sulla differenza di pensiero tra i due (quella ”o” del titolo appunto) è posta ad un livello di nettezza tale che finisce forse per essere falsa: Tolstoj sarebbe uno scrittore e pensatore religioso e cristiano che però in ultima analisi è infinitamente meno cristiano di Dostoevskij, persino quasi un uomo privo di fede se si paragona il suo approccio razionale e sociale rispetto all’innamoramento perduto e incondizionato di Dostoevskij per Cristo.
    Tolstoj sarebbe una sorta di Grande Inquisitore che rinnega Cristo per realizzare le idee di Cristo.
    Tolstoj avrebbe in sé già tutto intero i germi del nichilismo sperimentale del bolscevismo che bussava già alle porte della storia e che Dostoevkij aveva profeticamente avvistato, annunciato e condannato.

    E’ vero che Tolstoj fu un convertito “razionale” e Dostoevskij un convertito mistico. E’ vero che Tolstoj segue una prospettiva morale universale che comprende Cristo ma anche Confucio, Buddha, e che in fondo sembrò apparentemente indifferente alla domanda se Cristo fosse Dio o un uomo come gli altri, ed è vero che invece Dostoevskij guardò solo a Cristo e lo guardò solo come l’Emanuele.

    Ma mi pare che Steiner, lasciandosi affascinare troppo da quella "o” del titolo, si lasci sfuggire il punto fondamentale: che entrambi gli scrittori vissero ed operarono orientandosi in modi diversi verso una medesima sorgente di luce, e che tutti e due la giudicarono grande, talmente grande da metterla al centro della loro opera. Mi pare che Steiner non indaghi a sufficienza che cosa sia quel pensiero e sentimento religioso che accomuna questi due grandi, e che li confronti l’un l’altro in modo tutto sommato astratto, quasi prescindendo da quella luce che li riguardò entrambi.
    La “o” del titolo c’è nella misura di una “e” che Steiner forse si perde un po’ troppo per strada.
    Comunque un libro interessante per chi è stato folgorato da Tolstoj "e" Dostoevskij.

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  • 4

    Ho apprezzato molto i primi capitoli in cui Steiner esplicita il senso e l'obiettivo che secondo lui deve avere la critica letteraria.
    Mi piace sempre quando chi esamina, valuta, interpreta un testo ...continue

    Ho apprezzato molto i primi capitoli in cui Steiner esplicita il senso e l'obiettivo che secondo lui deve avere la critica letteraria.
    Mi piace sempre quando chi esamina, valuta, interpreta un testo dichiara il proprio metodo di lavoro ed i suoi parametri di riferimento.

    Ho apprezzato molto anche le pagine in cui Steiner parla dell'analogia che secondo lui esiste tra "il secolo d'oro" della letteratura americana e "il secolo d'oro" della letteratura russa e delle differenze tra queste due letterature e quella dell'Europa negli stessi anni.

    Effettivamente sono pagine che mi hanno fatto riconsiderare l'insieme del panorama letterario russo (più in generale slavo), americano (più in particolare statunitense) ed europeo dell' '800 da un'angolazione che non avevo mai considerato.

    Per quanto mi riguarda, tutte le opere di Steiner (per me, il suo capolavoro assoluto rimane "Babele"), mi arricchiscono e mi danno sempre qualcosa.

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  • 5

    Straordinario saggio di critica letteraria su Tolstoj e Dostoevskij, la dicotomia dello spirito e della letteratura russa.
    Avvincente come un romanzo e documentato come un grande saggio critico, da le ...continue

    Straordinario saggio di critica letteraria su Tolstoj e Dostoevskij, la dicotomia dello spirito e della letteratura russa.
    Avvincente come un romanzo e documentato come un grande saggio critico, da leggere per comprendere megli lo spirito della letteratura russa e di un popolo

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