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Torino è casa mia

Di

Editore: Laterza

3.8
(1033)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 163 | Formato: Altri

Isbn-10: 8842088579 | Isbn-13: 9788842088578 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Humor , Non-fiction , Travel

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Descrizione del libro
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  • 0

    Torino è casa mia, di Giuseppe Culicchia

    http://www.meloleggo.it/recensione-torino-e-casa-mia-di-giuseppe-culicchia_718/


    Come me lo sono potuta perdere, questo piccolo gioiello alla sua prima edizione, nel 2005? E che giustificazioni posso addurre per il 2006? Vogliamo invece parlare del 2007? E magari è meglio se vi risparmio tu ...continua

    http://www.meloleggo.it/recensione-torino-e-casa-mia-di-giuseppe-culicchia_718/

    Come me lo sono potuta perdere, questo piccolo gioiello alla sua prima edizione, nel 2005? E che giustificazioni posso addurre per il 2006? Vogliamo invece parlare del 2007? E magari è meglio se vi risparmio tutta la conta fino a quest’anno, ne?

    Il “ne” è la chiave della questione, perché io sono torinese e Torino e casa mia (Editori Laterza), questa piccola guida del capoluogo, della magnifica Augusta Taurinorum, me l’ero vergognosamente persa.

    A colmare la mia lacuna ci ha provvidenzialmente pensato un’amica che in un magico pomeriggio di maggio, dopo una scampagnata per Superga – Cremagliera inclusa – ha tirato questo piccolo rettangolino di carta meglio conosciuto come libro e se ne è... [continua a leggere su www.MeLoLeggo.it]

    ha scritto il 

  • 4

    divertente ma puntuale rappresentazione di una città che non è altro che l'insieme di chi l'ha popolata nei secoli conferendole le sue carattestiche e nel contempo venendone caratterizzato a propria volta.
    Fra i tanti, manca solo un personaggio che, a mio avviso, non avrebbe dovuto essere dimenti ...continua

    divertente ma puntuale rappresentazione di una città che non è altro che l'insieme di chi l'ha popolata nei secoli conferendole le sue carattestiche e nel contempo venendone caratterizzato a propria volta. Fra i tanti, manca solo un personaggio che, a mio avviso, non avrebbe dovuto essere dimenticato: l'ambulante marocchino che, da almeno una ventina d'anni,in Via Po o davanti al Cinema Massimo o Lux, sorridendo ti approccia: "cerea madamin.."

    ha scritto il 

  • 3

    Torino ormai è un po' anche casa mia: da un anno la frequento spesso, ne vivo il contesto universitario, ne giro il centro, ne assaggio i sapori. Ed è una casa nella quale sto bene, bella da vedere e comoda da abitare, almeno per chi ci arriva sbrogliandosi dal caos romano. Ora non so, in queste ...continua

    Torino ormai è un po' anche casa mia: da un anno la frequento spesso, ne vivo il contesto universitario, ne giro il centro, ne assaggio i sapori. Ed è una casa nella quale sto bene, bella da vedere e comoda da abitare, almeno per chi ci arriva sbrogliandosi dal caos romano. Ora non so, in queste pagine di Culicchia - scritte, bisogna dirlo, in gran parte prima delle Olimpiadi invernali del 2006 - ritrovo solo in parte ciò che di questa città rende piacevole e sereno il soggiorno. Come spesso accade, gli abitanti di un luogo sono in genere i suoi peggiori detrattori. E qui, nonostante il riconoscimento di tanti elementi positivi, resta un fondo di amaro, una critica sempre pronta a scattare rispetto a ciò che ti circonda da una vita. Fenomeno che conosco bene attraverso i miei amici genovesi che, della città che più amo in assoluto in Italia, sanno solo notare i difetti. O, anche, in me, che Roma non la amo per niente. Chissà, forse queste guide letterarie dovrebbero essere affidate non a scrittori residenti ma a scrittori 'turisti' o viaggiatori, capaci di posare su un luogo uno sguardo ancora innocente e benevolo.

    ha scritto il 

  • 4

    Guida decisamente sui generis a Torino, è consigliato a chi vive o ha vissuto almeno per un po' in quella città, dati i numerosi riferimenti a dettagli che un non residente coglie meno, se non perde addirittura. Soprattutto, però, è consigliato a chi, per un motivo o per l'altro, Torino ...continua

    Guida decisamente sui generis a Torino, è consigliato a chi vive o ha vissuto almeno per un po' in quella città, dati i numerosi riferimenti a dettagli che un non residente coglie meno, se non perde addirittura. Soprattutto, però, è consigliato a chi, per un motivo o per l'altro, Torino l'ha nel cuore...

    ha scritto il 

  • 3

    Una guida di Torino carina, divertente e coinvolgente. E che racconta questa città magica soprattutto a chi la abita. Vale la pena di sfogliare questo libro e magari di studiarsi un po' la cartina all'inizio. Già solo quella, vale la pena!

    ha scritto il 

  • 4

    Torino secondo Culicchia, una guida alla città dei record. Una divertente passeggiata per Torino tra malinconici ricordi, qualche critica al presente e un occhio verso il futuro.


    A conferma della mutazione di Torino negli ultimi anni ci sono i cambiamenti avvenuti proprio nell'arco di temp ...continua

    Torino secondo Culicchia, una guida alla città dei record. Una divertente passeggiata per Torino tra malinconici ricordi, qualche critica al presente e un occhio verso il futuro.

    A conferma della mutazione di Torino negli ultimi anni ci sono i cambiamenti avvenuti proprio nell'arco di tempo tra l'uscita di questo libro e oggi.

    Piacevole lettura!

    ha scritto il 

  • 3

    Viaggi italiani - 20 gen 13

    Un nuovo libro dedicato allo spostamento (nello spazio, nella mente). Mi si ricollega idealmente al primo libro che, ben prima delle trame, lessi di questa benemerita collana. Trattavasi di una descrizione, accorata e partecipata, di una zona del quartiere San Giovanni in Roma (“Senza verso” di E ...continua

    Un nuovo libro dedicato allo spostamento (nello spazio, nella mente). Mi si ricollega idealmente al primo libro che, ben prima delle trame, lessi di questa benemerita collana. Trattavasi di una descrizione, accorata e partecipata, di una zona del quartiere San Giovanni in Roma (“Senza verso” di Emanuele Trevi). E a chi a Roma vuole bene, ed anche a San Giovanni, è consigliata la lettura. Qui il discorso si allarga, e di molto. Si passa da poche strade di quartiere ad un’intera città. Ed allora dedichiamolo a chi Torino ama, e di Torino sa. Certo meglio di me, che ne ho visti brandelli nel corso degli anni, senza mai dedicarmici troppo. Rimanendo tuttavia curioso su cosa fosse e come fosse. L’autore, che penso sincero amante della città, e ben disposto anche a sottolinearne i limiti (cosa che sa fare bene solo chi veramente ama), ci prende allora per mano e ce la fa visitare, questa città che lui tratta, appunto, come fosse la sua casa. Aiutati da una per me preziosa cartina inserita in seconda di copertina, possiamo allora fare il giro di questa casa, anzi, viste le dimensioni, di questo villino di stile antico e di sapore moderno. Casa colta in un momento di passaggio, che questo libro si colloca a cavallo delle Olimpiadi invernali del 2006, che per Torino e i torinesi sono stati un evento epocale. Si entra da un ingresso, non dico trionfale, ma certo aulico, come può essere la Stazione di Porta Nuova. E poi si fa il giro della casa. Si attraversa via Roma (il corridoio). Si entra a Piazza San Carlo (il salotto, cui mi ricordo pasticcini e creme inglesi da far invidia a chi ne sa). Ci si colloca degnamente nel Quadrilatero romano (la sala da pranzo), aspettando che arrivi qualcosa da Porta Palazzo (la cucina). Mestamente, attraversando Palazzo Nuovo (lo studio), si arriva a quel conglomerato di case veramente brutte, le Vallette (la camera da letto, infatti). Certo, uno dei punti alti è il Balon (il ripostiglio, dove c’è di tutto, anche se come tutti i mercati all’aperto sempre più invaso da etnie altre). Chissà se prima o poi si riusciranno a ripulire i Murazzi del Po (il bagno)? E lo chiede un romano che aspetta da troppi anni che sia ripulito il Tevere! Per gli amanti del verde e delle piante non ci si può non affacciare al Parco del Valentino (il terrazzo). Prima di fare un salto in via Barbaroux (la cantina), e scendere a Piazza Castello (il garage), ossessionato dal rumore e dal fumo delle auto. Io, da timido artigiano, vi ho solo descritto i contorni della casa di Culicchia, che lui invece vi ci porta per mano. Scoprendo pezzi, illustrando mura, locali ed azioni. Gentile anfitrione, rinvangante fasti di una città discreta, anche se “sostenuta”. Mescolando in bella grafia luoghi ed azioni. E dandoci anche quel senso del passaggio tra la città industriale della Fabbrica Italiana Automobili Torino e l’attuale città di non so cosa (io spero di arti, lettere e cinematografia). Ironizzando sul fatto che i torinesi si sentono sempre primi in (quasi) tutto (anche se la prima squadra di calcio è “l’altra” come dice da tifoso torinista). Peccato si scordi tra i tanti primati, di sottolineare che a Torino si installò il primo teatro wagneriano d’Italia, il Teatro Regio. Tra uno zabaione e l’altro, ricordando città che non dormono mai (o non dormono più), mi ha anche fatto fare un salto nella memoria, paragonando le attuali aperture di negozi per lunghi (e notturni) orari a quelli parigini. Facendomi fare questo bagno proustiano a cercare di notte sigarette al Drugstore Publicis di Saint-Gérmain! Purtroppo ora scomparso, e rimasto solo nelle memorie mie e sue… Scritto come detto in periodo pre-olimpico, l’autore ha giustamente voluto fare un commento ed alcuni aggiustamenti post. Lamentando la mancanza di respiro prospettico nelle pur lodevoli realizzazioni architettoniche. E dandomi l’idea che questi libri itineranti abbiano bisogno, di tanto in tanto, di una risciacquatura nel moderno, così da farli evolvere in sintonia con il luogo narrato. Peccato che la revisione poteva anche permettere di correggere qualche errore di pensiero o di battitura. Far tornare a Merlin la Legge di cui a pagina 128 sulla chiusura delle case, invece di lasciarla ad una non nota Merlini. O rivedere, a pagina 43, la discesa in un bagno turco, che dicesi hammam e non hamman. C’è sempre da migliorare, allora. Ma nel complesso, ho gradito Culicchia e la sua Torino. E chissà che non si riesca a tornarci per salutare i pochi amici lontani ivi rimasti?

    ha scritto il 

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