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Tortilla Flat

By John Steinbeck

(12)

| Paperback | 9780140187403

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Book Description

116 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    momentaneamnete abbandonato...adoro Steinbeck, ma questo libro non mi ha preso (ovviamente non capisco il perché, viste le numerose recensioni positive!)

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    Clara Firrincieli said on Jun 30, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Elio Vittorini è talmente egomaniaco e autoreferenziale da far parlare in dialetto toscano i personaggi di Steinbeck.
    Ma vaffanculo.

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    uy<mfhjm ♠ said on Jun 24, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    3,5

    La ricchezza fa la felicità? E cosa si deve intendere per "ricchezza"?
    Steinbeck fornisce la sua interpretazione delle cose mostrando una insospettata vena comico-farsesca. Come egli abbia fatto assumere la dimensione del Mito alla grama condizione d ...(continue)

    La ricchezza fa la felicità? E cosa si deve intendere per "ricchezza"?
    Steinbeck fornisce la sua interpretazione delle cose mostrando una insospettata vena comico-farsesca. Come egli abbia fatto assumere la dimensione del Mito alla grama condizione degli ultimi, dei diseredati, è un piccolo prodigio.

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    Moreno C. said on Jun 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Certo che leggere Steinbeck è una vera scoperta. Questo libro potrebbe essere di J.Amado, ricorda lo stile narrativo suo e anche la storia fa pensare alle storie di Bahia. Non ci si annoia mai, cambia ogni momento stile e registro. Bello!

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    Petek said on May 31, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Da Steinbeck si dovrebbe sempre pretendere di più, anche quando si è davanti a un capolavoro. È la maledizione che colpisce tutti i grandi scrittori il cui nome e la cui fama li precede ancor prima che il lettore affronti la prima pagina di un suo l ...(continue)

    Da Steinbeck si dovrebbe sempre pretendere di più, anche quando si è davanti a un capolavoro. È la maledizione che colpisce tutti i grandi scrittori il cui nome e la cui fama li precede ancor prima che il lettore affronti la prima pagina di un suo libro. In questo caso però io mi aspettavo molto molto di più, e non so dire se questa cosa sia legata alla maledizione di cui sopra o se Pian della Tortilla sia davvero fragile come romanzo, oppure che sia io a non essere proprio ben disposto nei confronti di quest’ultimo. Fatto sta che la lettura non mi è piaciuta affatto. La prosa è troppo sbrigativa, tagliata con l’accetta e anche l’ambientazione che l’autore crea è troppo confusionaria nella sua collocazione (sembra di essere da qualche altra parte in qualche altro tempo rispetto a quello indicato nel libro). I personaggi sono troppo schematizzati e tutti quanti paiono arrendersi alla malattia di giustificare le proprie azioni piegando la realtà o il loro pensiero a quanto più gli torna comodo (un aspetto che potrebbe anche essere buono ma che declinato a tutti i personaggi pare un po’ troppo forzato, quasi come se quest’ultimi fossero tanti piccoli cloni recuperati da una stessa matrice). Restano alcune cose buone quando Steinbeck si discosta dalla trama principale e non incentra tutto quanto sul vino, vino e solo vino, abbandonandosi a brevi digressioni che tratteggiano storie accessorie a quella principale.
    Poi molto probabilmente sono io che sono finito in un circolo vizioso dal quale non riesco più a uscire e che mi impedisce di vedere un libro bello per quel che è, ovvero bello. È forse questo il vero motivo per cui gli ultimi romanzi che ho letto mi hanno sempre lasciato un po’ di amaro in bocca. E la cosa è davvero incredibile visto che la collana che dovrebbe raggruppare alcuni premi Nobel del ‘900. Speriamo che sia sul serio così, perché per ora di tutti quelli che ho letto si salva solo il recente (di lettura) Foto di gruppo con signora.

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    Edward S. Portman said on May 6, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Nella parte alta di Monterey, tra foreste di pini e strade non asfaltate in cui non arriva neanche la corrente elettrica, si abbarbica il quartiere di Pian della Tortilla. Ad abitarci sono i paisanos, discendenti dei conquistadores spagnoli e miscugl ...(continue)

    Nella parte alta di Monterey, tra foreste di pini e strade non asfaltate in cui non arriva neanche la corrente elettrica, si abbarbica il quartiere di Pian della Tortilla. Ad abitarci sono i paisanos, discendenti dei conquistadores spagnoli e miscuglio di razze diverse ormai radicate nel bagaglio genetico, parte integrante di un territorio travagliato e conteso nei secoli.

    Danny e gli amici di Danny abitano in una piccola casa di legno cadente ricevuta in eredità, abbellita da una rosa rampicante di Castiglia in bella mostra sul portico, e conducono una vita alla giornata: si svegliano con il sole già alto, si godono il sole, scorrazzano per la città a caccia di qualcosa da rubare e puntualmente si ubriacano. Si direbbe una gran vita, fatta però di tanta miseria, di notti passate all'addiaccio, di affetti praticamente inesistenti e di tante, tante illusioni. Come quella di trovare un tesoro nascosto nel fitto della foresta durante la notte di Sant'Andrea, sebbene l'unico attaccamento ai soldi sia finalizzato a comprare galloni di vino e non a dare una svolta alla propria vita. Si direbbero illusioni di un quotidiano fatto di nulla, in cui la proprietà diventa un fardello e solo la ribellione da ogni conformismo sembra regalare un brivido alla vita. Fino alla ribellione più estrema e, forse, necessaria.

    Un piccolo spaccato di vita che Steinbeck descrive con apparente leggerezza ma che contiene tutta la vacuità dell'essere umano ma anche la bellezza di qualcosa di piccolo, fragile come un pensiero o un dialogo con un dio sconosciuto.

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    Evey said on Apr 11, 2014 | 2 feedbacks

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