Touching the Void

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Publisher: Vintage

4.3
(392)

Language: English | Number of Pages: 176 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Spanish , Italian , Japanese , French , Czech , Polish , Dutch

Isbn-10: 0099771012 | Isbn-13: 9780099771012 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Audio CD , Library Binding , Others

Category: Biography , Fiction & Literature , Sports, Outdoors & Adventure

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Book Description
The book behind the BAFTA award-winning film. Winner of the NCR Award for non-fiction and the Boardman Tasker award. Touching the Void is the heart-stopping account of Joe Simpson's terrifying adventure in the Peruvian Andes. He and his climbing partner, Simon, reached the the summit of the remote Siula Grande in June 1995. A few days later, Simon staggered into Base Camp, exhausted and frost-bitten, with news that that Joe was dead. What happened to Joe, and how the pair dealt with the psychological traumas that resulted when Simon was forced into the appalling decision to cut the rope, makes not only an epic of survival but a compelling testament of friendship.
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  • 4

    Toccando il vuoto

    1985, Perù. Joe Simpson (l’autore del libro) e Simon Yates, due alpinisti britannici, affrontano la scalata alla cima andina della Siula Grande (6.536 metri).
    L’ascesa non comporta grandi problemi, ma ...continue

    1985, Perù. Joe Simpson (l’autore del libro) e Simon Yates, due alpinisti britannici, affrontano la scalata alla cima andina della Siula Grande (6.536 metri).
    L’ascesa non comporta grandi problemi, ma durante la discesa Joe cade e si frattura un ginocchio. A quelle altezze un alpinista con una frattura del genere è praticamente un uomo morto. Ma i due non si danno per vinti: Simon lega Joe alla corda e lo fa scivolare lungo il pendio per tutta la durata della corda (una cinquantina di metri), aspetta che Joe si metta in sicurezza, scende a raggiungerlo, ricomincia a calarlo, ecc... A un certo punto, però, la pendenza si fa troppo ripida e Joe finisce in un crepaccio restando sospeso nel vuoto, assolutamente impotente. Simon cerca di resistere con tutte le sue forze, ma il peso di Joe lo sta trascinando giù con lui. Simon a quel punto deve prendere una decisione terribile: per salvare almeno se stesso è costretto a tagliare la corda che li lega.
    Da questo momento in poi il racconto si sdoppia: da una parte, la discesa di Simon che, oltre che dalle difficoltà tecniche e climatiche è resa ancor più ardua dai sensi di colpa e dal rimorso per aver abbandonato l’amico (da lui creduto morto); dall’altra il racconto di Joe, che invece non è morto nella caduta, e deve affrontare da solo e gravemente ferito la discesa fino al campo base, unica possibilità di salvezza.
    Il dramma dei due uomini è raccontato alternando i punti di vista, le paure, lo sconforto, la tenacia, i rimorsi, il silenzio, il dolore (tanto dolore, tantissimo), il coraggio. La discesa al Campo Base è il viaggio di ritorno da un inferno di ghiaccio, un inferno fatto di piccoli passi, di solitudine, dolore e sacrificio. Come se, anche dopo il taglio, quella corda (il terzo protagonista della storia) li tenesse ancora “legati”.
    Il titolo originale, "Touching the void" (toccando il vuoto). è molto più bello ed evocativo di quello in traduzione. Ne è anche stato tratto un film, che purtroppo non ho visto. Lo cercherò

    http://youtu.be/t65VrYZ2U9s
    http://youtu.be/YJ5kTibIKFw

    said on 

  • 5

    pura poesia

    il film mi era piaciuto un sacco... una sorta di documentario in cui i due protagonisti (più l'amico rimasto al campo base), ripercorrono tutti i momenti di quella maledetta tragedia.
    il libro è, ovvi ...continue

    il film mi era piaciuto un sacco... una sorta di documentario in cui i due protagonisti (più l'amico rimasto al campo base), ripercorrono tutti i momenti di quella maledetta tragedia.
    il libro è, ovviamente, qualcosa di strepitoso.

    Joe ha 21 anni e Simon 25. sono alpinisti esperti. dopo aver scalato molte cime europee, decidono di scalare una montagna andina mai scalata prima.
    le Ande però non sono "prevedibili" come e Alpi e i due se ne accorgeranno presto.
    avvicinamenti per studiare il punto migliore per salire, improvvise bufere di neve che riprogettano tutto l'ambiente disorientando gli scalatori
    i due prevedono di arrivare in cima e di tornare al campo in 4, massimo 5 giorni...
    in cima ci arrivano, stremati ma ci arrivano..
    durante la discesa, Joe cade e si frattura un ginocchio.
    se fino a questo momento il libro è stato bello per a determinazione dei due... da questo momento in poi diventa bellissimo, pur nella sua tragedia.
    un alpinista con una gamba fratturata è, in quei luoghi, "un uomo morto".. ma i due non parlano del da farsi, non decidono assieme cosa fare... fanno e basta.
    Simon lega Joe e lo lascia scivolare lungo il pendio per tutta la lunghezza della corda, circa 50 mt.. quando la corda finisce, Joe si mette in sicurezza e aspetta che l'amico scenda e ricominci a calarlo..
    ma la pendenza dopo un po' si fa improvvisa e Joe capisce che sta finendo in un burrone...
    Joe rimane sospeso nel vuoto e non può comunicare con Simon.. Simon è su che aspetta il segnale di Joe e non capisce cosa stia succedendo.. rimane con i talloni piantati nella neve fino all'arrivo della solita tempesta di neve... il peso di Joe lo sta tirando giù e dopo oltre un'ora fermo in quella posizione, decide di mettersi in salvo e taglia la corda che lo lega all'amico.

    la lotta per la sopravvivenza, il senso di colpa, la paura dell'abbandono, la frustrazione, il dolore fisico, la gioia, la rabbia... da qui alla fine sono solo emozioni. di tutti i tipi.

    un libro meraviglioso

    said on 

  • 5

    Adrenalinico

    E' un libro che mi ha trasmesso, tensione, tenerezza, sconforto, allegria, tenacia, sopravvivenza, adrenalina, in poche parole, per chi è amante della montagna, assolutamente da leggere!

    said on 

  • 3

    Certo se uno sa già come va a finire...

    Sulla carica emotiva nulla da dire. Su quanto sia incredibile questa vicenda nulla da dire, Se però uno sa già come andrà a finire (ed è chiaro che uno lo sa già) trovo che il libro perda automaticame ...continue

    Sulla carica emotiva nulla da dire. Su quanto sia incredibile questa vicenda nulla da dire, Se però uno sa già come andrà a finire (ed è chiaro che uno lo sa già) trovo che il libro perda automaticamente molta ma molta della sua carica. Una stellina se ne va tutta anche se rimane una pagina davvero epica della grande avventura in montagna, una pagina che vale comunque la pena di leggere.

    said on 

  • 4

    La storia di un terribile incidente in montagna accaduto a Joe Simpson e al suo compagno di cordata Simon all'età di 25 anni da cui lui è uscito vivo per miracolo. Il libro è avvincente e ti lascia co ...continue

    La storia di un terribile incidente in montagna accaduto a Joe Simpson e al suo compagno di cordata Simon all'età di 25 anni da cui lui è uscito vivo per miracolo. Il libro è avvincente e ti lascia col fiato sospeso fino all'ultimo. Bella la descrizione anche degli aspetti psicologici della storia, in cui il suo compagno taglia la corda che li lega per salvarsi la vita e poi rimane attanagliato dal rimorso. Un libro molto maschile, in cui i sentimenti ci sono ma nessuno ha il coraggio di esprimerli se non in situazioni estreme. Se fosse successo a due donne (posto che esistano donne scriteriate come quei due lì) la storia e il racconto sarebbero stati completamente diversi.

    said on 

  • 5

    Straordinario thriller vero di montagna

    Nel 1985 due alpinisti inglesi, Joe Simpson e Simon Yates, scalano l’inviolata parete W del Siula Grande, 6344 metri di ghiaccio e roccia, nelle Ande peruviane. In due giorni risalgono strette cornici ...continue

    Nel 1985 due alpinisti inglesi, Joe Simpson e Simon Yates, scalano l’inviolata parete W del Siula Grande, 6344 metri di ghiaccio e roccia, nelle Ande peruviane. In due giorni risalgono strette cornici rocciose coperte di neve fino alla vetta. Decidono di ridiscendere dalla più nota parete N, ma qui avviene il dramma: Joe cade e si rompe una gamba. Una sentenza di morte, in montagna. Simon, a rischio della propria vita, lo cala x innumerevoli tiri di corda, mille metri di dislivello. Nell’ultimo, però, Joe rimane sospeso, impossibilitato a raggiungere la parete e a dare al compagno l’opportunità di recuperare la corda. Dopo un’ora, la scelta disperata ma razionale: Simon recide la corda x non morire anche lui. Joe precipita in un crepaccio, ma non muore, e inizia la sua battaglia x la sopravvivenza: abilità tecnica, istinto, rabbia, rassegnazione, allucinazioni. Il racconto prosegue a due voci: quella di Simon, che torna al campo oppresso dal senso di colpa, e quella di Joe, che fa vivere, in ogni momento, il dolore straziante alla gamba ferita, il progredire strisciando, un metro dopo l’altro, verso il campo e la salvezza. Simpson è uno scrittore di montagna con una peculiarità unica: a differenza degli altri, racconta gli errori, i dubbi, l’egoismo, la paura. L’alpinismo è uno sport per solitari, anche se praticato in gruppo, in cui ognuno affida la propria vita ad altri, e nello stesso tempo desidera essere il primo, il migliore. E’ uno sport estremo, e specialmente quando è la morte ad avere l’ultima parola, si creano insanabili attriti. Da Messner, a Bonatti, a Moro, a Krakauer, gli scalatori hanno riempito pagine di polemiche roventi, accusando i compagni di superficialità, incapacità, cinismo. Altri sono colpevoli, loro non sbagliano. Yates condanna Simpson alla morte ma Joe lo assolve, e non x generosità, ma perché lui avrebbe fatto lo stesso. Scritto da un autore non professionista è il miglior libro di montagna che abbia mai letto.

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  • 5

    Veramente bello.

    No, non è amicizia. Per lo meno, io non la intendo così: se vado in cordata con qualcuno e poi questo decide che è meglio sbarazzarsi di me perché solo così uno dei due potrà sopravvivere altrimenti è ...continue

    No, non è amicizia. Per lo meno, io non la intendo così: se vado in cordata con qualcuno e poi questo decide che è meglio sbarazzarsi di me perché solo così uno dei due potrà sopravvivere altrimenti è morte certa per tutti e due, sarà, ma se è un mio “amico” mi aspetto più compassione, nel senso latino della parola, non solo un calcolo. Mi aspetterei anche che tra le sue riflessioni personali ci fossero più dubbi sulla sua azione sia prima di prendere questa decisione che dopo averla compiuta non un cercare di riprendere il cammino per scacciare dei “vani pensieri”.
    Nè mi capacito altrimenti che una persona così profonda come Joe Simpson possa definire amico uno come Simon Yates e che possa averlo sinceramente ringraziato. Di cosa, quando egli stesso (Joe) ha visto negli occhi del cosiddetto amico (Simon) la sensazione che egli (Joe) fosse un peso e un pericolo per la loro sopravvivenza e non è uscita dalle labbra di Simon una parola, un abbraccio, un incoraggiamento per questa loro discesa pazzesca ma anzi lo sbatacchiava giù nel nome del: “Dobbiamo fare in fretta, prima che cali la notte/che arrivi la tempesta” e poi, immancabilmente, mai una parola di conforto del tipo: “Scusa se devo agire così, so che ti faccio un sacco di male, ma credimi, è per il nostro bene”. No, quindi Yates non mi ha convinta per niente. Un vigliacco. E non si può essere amici di un vile. Soprattutto quando hai dei pensieri così belli come quelli di Joe, che è riuscito a scrivere un libro meraviglioso che racconta una storia ai limiti dell’incredibile e che mi ha inchiodata in una macchina per due ore di fila, al freddo, sotto un’acqua scrosciante ma da cui non ne sono uscita fino a quando non avevo finito il libro - tra le lacrime.

    said on