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Tractatus logico-philosophicus

Quaderni 1914-1916

Di

Editore: Einaudi

4.4
(322)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 255 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Portoghese , Chi semplificata , Spagnolo , Olandese , Danese , Catalano

Isbn-10: A000005545 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati

Genere: Non-fiction , Philosophy , Science & Nature

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Descrizione del libro
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  • 3

    Silenzio, parla Wittgenstein

    Wittgenstein non sarà mai mio. Per quanto mi sforzi, mi sbatta per penetrare l’eleganza schematica del suo pensiero, non riesco a farlo mio, ad amarlo, a capirlo nel senso profondo del termine; forse perché si assimila al massimo solo ciò che in realtà si ama. È la seconda volta che leggo il T ...continua

    Wittgenstein non sarà mai mio. Per quanto mi sforzi, mi sbatta per penetrare l’eleganza schematica del suo pensiero, non riesco a farlo mio, ad amarlo, a capirlo nel senso profondo del termine; forse perché si assimila al massimo solo ciò che in realtà si ama. È la seconda volta che leggo il Tractatus e ancora non mi va giù che il geniale Wittgenstein mi dica che c’è un limite, una barriera liscia, altissima e senza appigli, oltre la quale il linguaggio non può andare. La celebre massima, usata spesso a sproposito e con grande sicumera, tutto ciò che può essere detto si può dire chiaramente; e su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere, a me suona come un piccolo insulto alle potenzialità dell’uomo, alla sua capacità di speculazione e conoscenza. Non si può neanche ridurre il pensiero wittgensteiniano a questa singola affermazione, che tra l’altro arriva in conclusione a una lunga sfilza di ordinatissime asserzioni gerarchicamente (o compulsivamente) organizzate. No, Wittgenstein era quello e molto altro. Però rimane quel tarlo, quell’invito matematico all’inazione, alla non-parola per non cadere nel nonsenso. Sono d’accordo con il filosofo americano Michael Lynch che, con un pizzico di ironia, si disse sollevato dal fatto che Wittgenstein arrivò dopo e non prima del grande John Locke, perché: “la visione che Locke ebbe sull’esistenza dei diritti umani, per esempio, non era intesa a lasciare il mondo com’era.” Beccati questa, Ludwig. Il Tractatus risulterebbe ben poco comprensibile (sebbene alcune parti siano ancora un mistero) senza l’introduzione esplicativa dell’amico Russell che, appunto da bravo compare, cerca di mettere ordine qua e là nel pensiero di Wittgenstein, di aggiungere qualche virgola e rischiarare un poco l’ermetismo dell’autore. Fa specialmente piacere leggere le legittime perplessità, sempre garbatissime e col cappello in mano, che Russell esprime sul senso finale del Tractatus: "Wittgenstein, nonostante tutto, riesce a dire molte cose intorno a ciò che non può essere detto, suggerendo così al lettore scettico che forse vi possa essere una qualche scappatoia, attraverso una gerarchia di linguaggi o per qualche altra via.” Io sono il lettore scettico, lo ammetto, e penso che la scappatoia ci sia; mi rimane solo un dubbio: a cosa è servito tutto questo, caro Wittgenstein?

    ha scritto il 

  • 2

    Ho chiamato Parigi, l'amico che si è costruito la ragazza, Sylvie, ma non mi ha risposto. Settimane fa mi aveva chiesto perché a tutti piace la musica, perché nessuno dice mai a me la musica non piace oppure a me della musica non importa o meglio io odio la musica, perché?, e io non ho saputo ris ...continua

    Ho chiamato Parigi, l'amico che si è costruito la ragazza, Sylvie, ma non mi ha risposto. Settimane fa mi aveva chiesto perché a tutti piace la musica, perché nessuno dice mai a me la musica non piace oppure a me della musica non importa o meglio io odio la musica, perché?, e io non ho saputo rispondere. Ne ho parlato con Glasgow e Dublino e ho fatto male perché si sono innervositi. Ho chiamato Siena, e le ho chiesto di farmi parlare con il figlio. Il figlio di Siena ora ha 15 anni, è un ragazzo sveglio, un po' saccente, adora il latte di soia e Vladimir Jankélévitch, che io non conosco e che probabilmente non conoscerò mai perché sto dimenticando come si legge. Io lo so perché a tutti piace la musica, mi dice, è facile, piace a tutti perché nessuno ti insegna ad ascoltarla e ognuno impara per cazzi propri, sono tutti maleducati a modo proprio e tutti coglioni a modo proprio sono tutti convinti di ascoltare mentre invece a malapena sentono poveri figli di puttana. Il figlio di Siena è anche un ragazzo molto volgare quando parla di musica e cinema, però solo quando parla di musica e cinema, e Siena dà parte della colpa a me. La mia conversazione è dolce quando parlo di musica, dico io, fottiti mi risponde lei, con te la musica è tutta merda e froci e palle che fumano e morsi e cazzi in culo e culi spaccati, è perché la musica è ineffabile, ho detto allora io, fottiti tu e l'ineffabile, ha detto lei, ma che ti prende?, ho detto io, niente niente solo che c'è il vicino di casa che è da stamattina che ascolta la radio a volume altissimo e canta a squarciagola le canzoni che conosce, un incubo. Skwartʃa'gola, ho detto io, e ho avuto un brivido e non ho parlato più, ma poi il figlio di Siena mi ha chiesto perché io ascolto la musica e ho cominciato a borbottare un motivo che ho in mente da qualche giorno e mi sono grattato la proboscide sull'angolo del computer e ho detto, già sai perché, quindi perché me lo chiedi?, perché voglio scrivere un aforisma sulla musica per fare colpo su una ragazza e non me ne viene in mente nessuno, ha detto il figlio di Siena. Quindi mi stai usando?, ho detto io, certo, ha detto lui, bravo ragazzo, sono fiero di te, ho detto io. Poi se ne è andato e prima di salutarmi Siena mi ha chiesto, come va con la paranoia?, non lo so, le ho detto io, credo male, e ho sorriso ma senza averlo voluto. Ma che ti ridi?, non so se sei paranoico o sei solamente uno stronzo, ha detto Siena. Ti devo salutare devo andare ad allenarmi, ho detto io. Va bene, ha detto Siena. Ciao, ho detto io.

    ha scritto il 

  • 0

    Non ho le capacità di coglierne il senso generale, il messaggio tutto, ma l'ho letto anche se sorvolando su alcune parti matematiche per me inaccessibili già nella lettura. Il linguaggio è il confine del mondo e il mio mondo matematico è molto piccolo.
    Interessante il metodo rigoroso e sint ...continua

    Non ho le capacità di coglierne il senso generale, il messaggio tutto, ma l'ho letto anche se sorvolando su alcune parti matematiche per me inaccessibili già nella lettura. Il linguaggio è il confine del mondo e il mio mondo matematico è molto piccolo.
    Interessante il metodo rigoroso e sintetico di esporre il suo pensiero sotto forma di enunciati numerati: sette sono gli enunciati più alti di cui solo il settimo non ha sottoenunciati ed è il famoso:
    7. Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere
    infatti lui espone enunciali logici esprimibili seppur difficilmente, ma in modo il più possibile veritiero. Il resto quello che riguarda l'etica è da mostrare con i fatti, o al più descrivendone minutamente i fatti, non lo si può scrivere, spiegare, motivare... Così mi pare di aver colto e ne sono stata soddisfatta.

    Qualche altra proposizione:
    4.112 Lo scopo della filosofia è il rischiaramento logico dei pensieri.
    6.234 La matematica è un metodo della logica
    6.4311 la morte non è evento della vita. La morte non si vive

    ha scritto il 

  • 0

    I write the comment aim to share my own view and seek for discussion on it since I don't think I throughly understand it. The following terms need to be clarified beforehand, and also the relationship between them,
    (atomic)fact
    thing
    world
    picture
    sense
    state o ...continua

    I write the comment aim to share my own view and seek for discussion on it since I don't think I throughly understand it. The following terms need to be clarified beforehand, and also the relationship between them,
    (atomic)fact
    thing
    world
    picture
    sense
    state of affairs
    proposition
    function
    I know what they means in daily life, but I also would like to have the exact meaning in this book, since they are the basic 'building blocks' of the theory, thus it is essential.
    Also it is adviced to have some knowledge on Frege and Russell's ideas on this topic, since the book mentioned them.

    PS: The writing style of Tractatus should be promoted as a way to clearly express idea.
    PS2: "Sense" should be originated from German word "Sinn". It is less likely related to perception.

    ha scritto il 

  • 4

    di quello che ho scritto ed inoltre di quello che non ho scritto

    "Forse Le sarà di aiuto se Le scrivo un paio di parole sul mio libro: dalla lettura di questo, infatti, Lei - e questa è la mia esatta opinione - non ne tirerà fuori un granché. Difatti Lei non lo capirà; l'argomento le apparirà del tutto estraneo. In realtà, però, esso non le è estraneo, poiché ...continua

    "Forse Le sarà di aiuto se Le scrivo un paio di parole sul mio libro: dalla lettura di questo, infatti, Lei - e questa è la mia esatta opinione - non ne tirerà fuori un granché. Difatti Lei non lo capirà; l'argomento le apparirà del tutto estraneo. In realtà, però, esso non le è estraneo, poiché il senso del libro è un senso etico. Una volta volevo includere nella prefazione una proposizione, che ora di fatto lì non c'è, ma che io ora scriverò per Lei, poiché essa sarà forse per Lei una chiave per capire il libro. In effetti, io volevo scrivere che il mio lavoro consiste in due parti: di quello che ho scritto ed inoltre di quello che non ho scritto. E proprio questa seconda parte è quella più importante. Ad opera del mio libro l'etico viene delimitato, per così dire, dall'interno; e sono convinto che l'etico è da delimitare rigorosamente solo in questo modo."

    (da una lettera di Wittgenstein a Ludwig von Ficker, ottobre 1919)

    ha scritto il 

  • 5

    "I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo"

    “Questo libro, forse, lo comprenderà solo colui che già a sua volta abbia pensato i pensieri ivi espressi – o almeno, pensieri simili - . Esso non è, dunque, un manuale - . Conseguirebbe il suo fine se procurasse piacere ad almeno uno che lo legga comprendendolo.
    Il libro tratta i problemi ...continua

    “Questo libro, forse, lo comprenderà solo colui che già a sua volta abbia pensato i pensieri ivi espressi – o almeno, pensieri simili - . Esso non è, dunque, un manuale - . Conseguirebbe il suo fine se procurasse piacere ad almeno uno che lo legga comprendendolo.
    Il libro tratta i problemi filosofici e mostra – credo – che la formulazione di questi problemi si fonda sul fraintendimento della logica del nostro linguaggio. Tutto il senso del libro si potrebbe riassumere nelle parole: Tutto ciò che può essere detto si può dire chiaramente; e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere”
    (Ludwig Wittgenstein, prefazione al “Tractatus logico – philosophicus”)
    Dovrei tacere e rimandare gli interessati alla lettura del libro, ma siccome non ho ambizioni da critico o da esperto (che se anche le avessi dovrei trattare l’argomento Wittgenstein con somma circospezione) mi limito, di seguito, a riportare qualche impressione sulla lettura, senza addentrarmi in analisi dettagliate che non sono in grado di fare.
    Il libro ha procurato “piacere” al mio cervello, dunque il fine di cui l’autore parla nella prefazione è stato conseguito, almeno parzialmente. Non posso dire, invece, di averlo compreso. Ho intuito, probabilmente, solo ciò che avevo già pensato anch’io, ma che non sono mai riuscito a esplicitare alla maniera di Wittgenstein (bella rivelazione, eheh), autore di formazione logico – matematica, che probabilmente non aveva una “preparazione filosofica” (in senso stretto, e questa parentesi potrebbe diventare enorme se mi mettessi a riflettere su “cosa” effettivamente “è” filosofia, ma lascio ad altri il compito) all’altezza di altri giganti del pensiero, ma che era dotato di una mente geniale tale da produrre questo libro "sui generis" che si è rivelato tra i più influenti nella storia del pensiero occidentale dell’ultimo secolo.
    Con il "Tractatus logico – philosophicus", una delle poche opere edite mentre era in vita, Wittgenstein affronta il tema del rapporto tra i fatti del mondo e il linguaggio, inteso come “raffigurazione logica del mondo” stesso. La sua tesi di fondo in quest'opera è che tutto ciò che pensiamo deve poter essere formulabile linguisticamente con un linguaggio logico. L'autore stesso, tra l'altro, prenderà nettamente le distanze dalle posizioni espresse nel "Tractatus", ripensando molte delle tesi espresse nello stesso e lo farà con le "Ricerche filosofiche", peraltro edite solo dopo la sua morte.
    L’opera è strutturata in sette proposizioni, ciascuna ulteriormente specificata in sotto-proposizioni che si diramano come un albero. Si tratta di un testo a tratti molto ostico, e la difficoltà è di tipo diverso da quella che solitamente un profano della materia può trovare leggendo un testo filosofico, per esempio di Kant o di Hegel. Nel caso di Wittgenstein, a rendere ardua la lettura è da un lato la secchezza di talune proposizioni, l’apparente ed ingannevole semplicità delle definizioni, dietro le quali si “nascondono” riflessioni ben più profonde, dall’altro il continuo riferimento a nozioni di carattere logico e matematico (ivi compresi i simboli) che rendono ardua la comprensione a chi (come me) ha “colpevolmente” abbandonato quel sentiero. Per capire certi passaggi avrei dovuto quanto meno leggermi Russell e Frege, peraltro unici autori esplicitamente citati da Wittgenstein.
    La logica, dunque, come raffigurazione della realtà. Come detto sopra, il “filosofo” Wittegenstein contesterà, o meglio “supererà”, “ingloberà” il logico un paio di decenni dopo, allorché si renderà conto che la logica non può spiegare tutto, e che c’è un “sentire” diverso.
    Per i motivi di cui sopra, non sono in grado di “definire” Wittgenstein e la sua opera, per esempio prendendo posizione circa la sua influenza sui neo-positivisti del circolo di Vienna o piuttosto sui suoi aspetti più “mistici”, e onestamente non credo sia giusto catalogare un autore in un modo piuttosto che in un altro.
    Posso dire, a chiusura di queste mie impressioni senza pretese, che a onta delle difficoltà di comprensione, pure innegabili, il “Tractatus logico – philosophicus” è un’opera che senza dubbio mi accompagnerà nei miei futuri percorsi letterari – filosofici e di vita. Non fosse altro che per quella frase che lo chiude, e che faccio mia adesso, tacendo su ciò di cui non debbo parlare.

    ha scritto il