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Tractatus logico-philosophicus

Quaderni 1914-1916

Di

Editore: Einaudi

4.4
(331)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 255 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Portoghese , Chi semplificata , Spagnolo , Olandese , Danese , Catalano

Isbn-10: A000005545 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati

Genere: Non-fiction , Philosophy , Science & Nature

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Descrizione del libro
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  • 2

    io non ho capito perche' nei telefilm i personaggi prima ti raccontano le loro tragedie, e poi ti dicono " ma non voglio parlare di queste cose". cazzo lo hai gia' fatto, imbecille. e poi ogni volta c ...continua

    io non ho capito perche' nei telefilm i personaggi prima ti raccontano le loro tragedie, e poi ti dicono " ma non voglio parlare di queste cose". cazzo lo hai gia' fatto, imbecille. e poi ogni volta che noto questa storia mi viene in mente inevitabile un pensiero, che chi ha scritto e girato questa roba quello che sta veramente facendo e' dare dell'imbecille a me o a chiunque stia guardando. non e' un bel modo di comportarsi dico io. l'ho detto alla mia ragazza e lei che mi dice? "beh ma tu sei imbecille", e ha detto sei un'ottava sopra. che cagna.

    ha scritto il 

  • 4

    Mostra e racconta

    A “I bambini, che giocavano nel viale, si scansarono per far passare un motorino.”
    B “I bambini che giocavano nel viale si scansarono per far passare un motorino.”

    Alcuni professionisti — filosofi, tr ...continua

    A “I bambini, che giocavano nel viale, si scansarono per far passare un motorino.”
    B “I bambini che giocavano nel viale si scansarono per far passare un motorino.”

    Alcuni professionisti — filosofi, traduttori, filosofi che traducono testi di altri filosofi — sembrano non accorgersi che fra le due proposizioni c’è una differenza di significato enorme. La prima indica che ci sono dei bambini nel viale, punto. La seconda sottintende la presenza di altri bambini, i quali non stanno giocando nel viale (se anche loro stiano giocando non è dato saperlo, ma parrebbe di sì) e perciò non sono costretti a scansarsi per far passare un motorino.

    “Wovon man nicht sprechen kann, darüber muss man schweigen.”

    A “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.”
    B “Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.”
    C “Su ciò, di cui non si può dire, si deve tacere.”
    D “Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere.”

    A giudicare dall’originale, le versioni B e D dovrebbero essere quelle corrette, da intendersi così: a questo punto, cioè da qui in poi, non si dovrà più dire nulla, perché la natura di certe cose, anche tenendo conto che tali cose esistono innegabilmente, non può essere espressa a parole.
    Le versioni A, presente nella mia copia del Tractatus, e C sono fuorvianti. Esistono, credo, solo in italiano. Inserire un inciso, oltre a rendere quasi pleonastico ciò che è contenuto in esso, vuol dire attribuire un significato diverso alla proposizione, ossia che gli altri dovranno tacere riguardo a quelle cose di cui W. ha appena finito di parlare. Dato però che W. non sembra riferirsi a ciò che era stato detto in precedenza, l’aggiunta di una seconda virgola appare ingiustificata.
    D’altro canto, nell’ultima parte del Tractatus spunta il Mistico. Stando alle testimonianze dei suoi conoscenti, il filosofo parlava e parlava di cose delle quali non si poteva dir nulla, mentre loro, purtroppo, erano sempre costretti a mostrarle e basta. Il che era faticoso e umiliante. Una volta F. R. Leavis, recatosi con il filosofo in un pub di Cambridge, indossò un parruccone barocco, gonfiò le gote, strabuzzò gli occhi e divenne un pensiero finito di Dio, ma W. gli urlò rabbioso che non era quello il modo corretto di mostrare l’etica di Spinoza, e che al massimo, a voler essere buoni, stava mostrando un’estensione. Alcuni avventori intervennero in difesa di Leavis e W. ribatté che il limite del loro linguaggio era la porta del pub.
    Anche Russell si lamentava del suo comportamento: perché dice che non se ne può parlare, se lui stesso ne parla?
    Tenendo conto di questo, la presenza dell’inciso nella traduzione italiana sembrerebbe giustificata: c’è il caso che W. abbia effettivamente scordato di mettere una virgola, nell’ultima proposizione. Visto che a volte, per afferrare il senso di certe sue frasi, bisogna prenderle a martellate, non ne sarei sorpreso. Può darsi che tra i suoi pensieri e la sua prosa ci fosse un piccolo scarto, in termini di chiarezza… ma togliamo pure il ‘può darsi’.
    Capendo poco o nulla di tedesco, non posso essere certo che il senso della proposizione originale sia proiettato verso quel bianco che sta sotto le ultime parole oppure riferito a ciò che sta scritto sopra. Eppure, la virgola è una sola. Avrei preferito una freccia. Un’ottima cosa sarebbe se i traduttori conoscessero la funzione delle subordinate e mettessero le virgole solo quando è il caso di metterle. Temo però che per alcuni di loro metterle o non metterle sia lo stesso. Di, certo nel 1964 piazzarle a casaccio era, una prassi normale.
    E se invece non si fosse trattato di un refuso, o di un retaggio dei tempi? Consapevole che la proposizione 7 era irrimediabilmente ambigua, Amedeo G. Conte, il filosofo che per secondo tradusse il Tractatus in italiano, optò per l’inciso.
    D’accordo. In quel caso, però, la scelta editoriale avrebbe dovuto essere specificata, da qualche parte.
    E magari lo è. Forse nell’introduzione di Amedeo G. Conte. Che è la più sconclusionata di tutti i tempi.

    ha scritto il 

  • 3

    Silenzio, parla Wittgenstein

    Wittgenstein non sarà mai mio. Per quanto mi sforzi, mi sbatta per penetrare l’eleganza schematica del suo pensiero, non riesco a farlo mio, ad amarlo, a capirlo nel senso profondo del termine; forse ...continua

    Wittgenstein non sarà mai mio. Per quanto mi sforzi, mi sbatta per penetrare l’eleganza schematica del suo pensiero, non riesco a farlo mio, ad amarlo, a capirlo nel senso profondo del termine; forse perché si assimila al massimo solo ciò che in realtà si ama. È la seconda volta che leggo il Tractatus e ancora non mi va giù che il geniale Wittgenstein mi dica che c’è un limite, una barriera liscia, altissima e senza appigli, oltre la quale il linguaggio non può andare. La celebre massima, usata spesso a sproposito e con grande sicumera, tutto ciò che può essere detto si può dire chiaramente; e su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere, a me suona come un piccolo insulto alle potenzialità dell’uomo, alla sua capacità di speculazione e conoscenza. Non si può neanche ridurre il pensiero wittgensteiniano a questa singola affermazione, che tra l’altro arriva in conclusione a una lunga sfilza di ordinatissime asserzioni gerarchicamente (o compulsivamente) organizzate. No, Wittgenstein era quello e molto altro. Però rimane quel tarlo, quell’invito matematico all’inazione, alla non-parola per non cadere nel nonsenso. Sono d’accordo con il filosofo americano Michael Lynch che, con un pizzico di ironia, si disse sollevato dal fatto che Wittgenstein arrivò dopo e non prima del grande John Locke, perché: “la visione che Locke ebbe sull’esistenza dei diritti umani, per esempio, non era intesa a lasciare il mondo com’era.” Beccati questa, Ludwig. Il Tractatus risulterebbe ben poco comprensibile (sebbene alcune parti siano ancora un mistero) senza l’introduzione esplicativa dell’amico Russell che, appunto da bravo compare, cerca di mettere ordine qua e là nel pensiero di Wittgenstein, di aggiungere qualche virgola e rischiarare un poco l’ermetismo dell’autore. Fa specialmente piacere leggere le legittime perplessità, sempre garbatissime e col cappello in mano, che Russell esprime sul senso finale del Tractatus: "Wittgenstein, nonostante tutto, riesce a dire molte cose intorno a ciò che non può essere detto, suggerendo così al lettore scettico che forse vi possa essere una qualche scappatoia, attraverso una gerarchia di linguaggi o per qualche altra via.” Io sono il lettore scettico, lo ammetto, e penso che la scappatoia ci sia; mi rimane solo un dubbio: a cosa è servito tutto questo, caro Wittgenstein?

    ha scritto il 

  • 0

    Non ho le capacità di coglierne il senso generale, il messaggio tutto, ma l'ho letto anche se sorvolando su alcune parti matematiche per me inaccessibili già nella lettura. Il linguaggio è il confine ...continua

    Non ho le capacità di coglierne il senso generale, il messaggio tutto, ma l'ho letto anche se sorvolando su alcune parti matematiche per me inaccessibili già nella lettura. Il linguaggio è il confine del mondo e il mio mondo matematico è molto piccolo.
    Interessante il metodo rigoroso e sintetico di esporre il suo pensiero sotto forma di enunciati numerati: sette sono gli enunciati più alti di cui solo il settimo non ha sottoenunciati ed è il famoso:
    7. Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere
    infatti lui espone enunciali logici esprimibili seppur difficilmente, ma in modo il più possibile veritiero. Il resto quello che riguarda l'etica è da mostrare con i fatti, o al più descrivendone minutamente i fatti, non lo si può scrivere, spiegare, motivare... Così mi pare di aver colto e ne sono stata soddisfatta.

    Qualche altra proposizione:
    4.112 Lo scopo della filosofia è il rischiaramento logico dei pensieri.
    6.234 La matematica è un metodo della logica
    6.4311 la morte non è evento della vita. La morte non si vive

    ha scritto il 

  • 0

    I write the comment aim to share my own view and seek for discussion on it since I don't think I throughly understand it. The following terms need to be clarified beforehand, and also the relationship ...continua

    I write the comment aim to share my own view and seek for discussion on it since I don't think I throughly understand it. The following terms need to be clarified beforehand, and also the relationship between them,
    (atomic)fact
    thing
    world
    picture
    sense
    state of affairs
    proposition
    function
    I know what they means in daily life, but I also would like to have the exact meaning in this book, since they are the basic 'building blocks' of the theory, thus it is essential.
    Also it is adviced to have some knowledge on Frege and Russell's ideas on this topic, since the book mentioned them.

    PS: The writing style of Tractatus should be promoted as a way to clearly express idea.
    PS2: "Sense" should be originated from German word "Sinn". It is less likely related to perception.

    ha scritto il 

  • 4

    di quello che ho scritto ed inoltre di quello che non ho scritto

    "Forse Le sarà di aiuto se Le scrivo un paio di parole sul mio libro: dalla lettura di questo, infatti, Lei - e questa è la mia esatta opinione - non ne tirerà fuori un granché. Difatti Lei non lo cap ...continua

    "Forse Le sarà di aiuto se Le scrivo un paio di parole sul mio libro: dalla lettura di questo, infatti, Lei - e questa è la mia esatta opinione - non ne tirerà fuori un granché. Difatti Lei non lo capirà; l'argomento le apparirà del tutto estraneo. In realtà, però, esso non le è estraneo, poiché il senso del libro è un senso etico. Una volta volevo includere nella prefazione una proposizione, che ora di fatto lì non c'è, ma che io ora scriverò per Lei, poiché essa sarà forse per Lei una chiave per capire il libro. In effetti, io volevo scrivere che il mio lavoro consiste in due parti: di quello che ho scritto ed inoltre di quello che non ho scritto. E proprio questa seconda parte è quella più importante. Ad opera del mio libro l'etico viene delimitato, per così dire, dall'interno; e sono convinto che l'etico è da delimitare rigorosamente solo in questo modo."

    (da una lettera di Wittgenstein a Ludwig von Ficker, ottobre 1919)

    ha scritto il