Traditori di tutti

Di

Editore: Garzanti

4.0
(988)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Olandese

Isbn-10: A000102512 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 5

    Fa un po' impressione vedere come già nel 1966 Milano fosse dura, trafficata, crudele come oggi; fa impressione a noi che rimpiangiamo i " bei tempi andati" ( la famosa laudatio temporis acti dei lati ...continua

    Fa un po' impressione vedere come già nel 1966 Milano fosse dura, trafficata, crudele come oggi; fa impressione a noi che rimpiangiamo i " bei tempi andati" ( la famosa laudatio temporis acti dei latini).
    Duca Lamberti è il solito, irreprensibile flagellatore di criminali, disposto a sacrificare carriera, famiglia e amore in nome dell'onestà intellettuale.
    Bellissimo libro, a volte crudo ma con una sua poesia.

    ha scritto il 

  • 4

    Ritroviamo Duca Lamberti...

    ...che cerca di sbarcare il lunario in qualche modo, ha ancora sua sorella e sua nipote e anche Livia che abbiamo incontrato nel romanzo precedente. Viene contattato per una strana operazione, si inso ...continua

    ...che cerca di sbarcare il lunario in qualche modo, ha ancora sua sorella e sua nipote e anche Livia che abbiamo incontrato nel romanzo precedente. Viene contattato per una strana operazione, si insospettisce, avverte i suoi amici della questura e si ritrova travolto da una nuova indagine e sarà proprio questa a farlo diventare un vero poliziotto. La Milano di Scerbanenco è una città buia, violenta, inquieta e inquietante. La storia che viene raccontata ha le sue origini nella guerra di liberazione e gli eventi si scatenano in maniera quasi casuale.

    ha scritto il 

  • 4

    … e lui parlava triste, malinconico, definitivo ... amaro …

    La mafia al Nord? N’existe pas!
    Seconda avventura del dottor Duca Lamberti, medico radiato dall’albo e incarcerato per aver esercitato l’eutanasia su una vecchia signora malata di cancro. Un Duke semp ...continua

    La mafia al Nord? N’existe pas!
    Seconda avventura del dottor Duca Lamberti, medico radiato dall’albo e incarcerato per aver esercitato l’eutanasia su una vecchia signora malata di cancro. Un Duke sempre più vicino alla sua dimensione ‘poliziesca’, che era stata di suo padre …
    Correva l’anno 1966 … «Sono bande organizzate militarmente, armate, con elementi decisi assolutamente a tutto, con tutta una serie di basi di attacco o di nascondiglio, dislocate un po’ da per tutto. Noi abbiamo trovato per caso la Binaschina, ma quante ce ne saranno di basi come quella dentro i confini della provincia di Milano e anche fuori, ma sempre intorno a questa grossa torta così dolce che è Milano? È qui a Milano che ci sono i soldi ed è qui che vengono a prenderli, con ogni mezzo, anche col mitra».
    ‘Scerba’ al Duca gli fa adoperare il rasoio di Occam, gli fa trascrivere l’Abiura di Galileo Galilei e gli fa fare riflessioni sulla valenza di una … scarpata in faccia nel … perseguimento della giustizia.
    I Re Niliu cantavano “la ‘Ndrangheta non c’è, è un’invenzioooone, per togliere turisti alla regiooooone …”
    a bobo … http://www.youtube.com/watch?v=pP-9GFMTFKg

    ha scritto il 

  • 3

    Morale della favola

    Lettura a distanza ravvicinata dal primo Scerbanenco e subito una stelletta di meno (diciamo una pallina?).

    Il Duca Lamberti è sempre lui, quello di Venere Privata, e meno male. Milano è ormai quella ...continua

    Lettura a distanza ravvicinata dal primo Scerbanenco e subito una stelletta di meno (diciamo una pallina?).

    Il Duca Lamberti è sempre lui, quello di Venere Privata, e meno male. Milano è ormai quella di “Milano spara Palermo risponde” o suppergiù, che piacerà tanto a Quentin Tarantino ma a me sta sulle circonvoluzioni cerebrali peggio di un attacco d’emicrania.
    Diventa poliziotto ma è stato un medico radiato dall’albo per eutanasia, un delitto che non è un delitto perché ci sono delitti e delitti. Di questo è convinto Scerbanenco e per questo arma istituzionalmente la mano dell’ex dottore: per dire che dei tre delitti, che sembrano uguali, uno non lo è. Si ci sono i due morti, c’è la mano che ne ha procurato la morte e pure premeditata; c’è pure la pena ma per Lamberti delitto non è. Ci sono due tipi di condanne: una penale e una morale. Quale conta di più?
    Perché diventa sbirro? Per paura di se stesso, per quell’impulso che ognuno di noi ha dentro: quello di farci giustizia da noi.
    Scerbanenco mi ha contagiato il suo moralismo?

    P.S. (13 gen 2015)
    Dimenticavo, eppure era la cosa più notevole del libro: ...eccheccazzo, è la terza volta che correggo. Non si capisce niente se non ci metto il pezzo di pag. 198:- Il pomeriggio del 30 dicembre 1941, a Milano un inverno dolcissimo...pur in pieno inverno c'era il sole e gli alberi non avevano perduto tutte le foglie, più che dicembre sembrava metà ottobre".
    Vi dice niente? Vi viene il voltastomaco pensando come si sbrodolano addosso e ci rompono i cabasisi con i cambiamenti climatici? Hanno mai sentito parlare di concause? Per milioni di anni i vulcani eruttarono e le foreste bruciarono e dopo milioni di anni arrivò l'era glaciale.
    La natura non sa perchè lo fa ma lo fa.
    Noi gli facciamo il solletico...a volte il solletico insistito può fare andare fuori di testa e magari un assaggino ce lo da pure ora, sta povera natura. Un assaggino, un colpo di codino dell'elefante sulla formica che insiste a titillargli gli attributi, non la catastrofe millennaria.
    Il problema delle polveri sottili riguarda più la nostra salute, chè siamo venuti al mondo quando il patatrac era agli sgoccioli:-)). Dobbiamo curare la natura per curare noi! Lo diceva pure il grande Giacomo nella Ginestra. Siamo noi e per noi che dobbiamo stringerci in social catena.Ciò che deve accadere, però, accadrà tra milioni di anni e senza atturrare ipocritamente di cosa stiamo lasciando ai nostri figli. Mica rimproveriamo alla generazione precedente come ci abbia rovinato la II guerra mondiale: li accusiamo solo (si fa per dire) di quello che hanno fatto ai loro (nostri simili). Tutta una svergognata manfrina!
    Scusate, ma sarete in pochi a leggere questo sermone.

    ha scritto il 

  • 4

    «È difficile uccidere due persone contemporaneamente, ma lei fermò l'auto al punto esatto, studiato più volte, quasi al centimetro, anche di notte, riconoscibile per il curioso, gotico e eiffeliano po ...continua

    «È difficile uccidere due persone contemporaneamente, ma lei fermò l'auto al punto esatto, studiato più volte, quasi al centimetro, anche di notte, riconoscibile per il curioso, gotico e eiffeliano ponticello in ferro che scavalcava il canale e disse, fermando appunto l'auto nel centimetro quadrato voluto come una freccia si ferma quando centra nel centro del bersaglio: “Scendo a fumare una sigaretta, non mi piace fumare in macchina,” lo disse ai due seduti dietro, che erano i due che doveva uccidere, e scese senza attendere risposta, anche se quelli, gentilmente, intorpiditi dal grosso pranzo e anche dall'età, rocamente dissero sì, che scendesse pure, e liberi dalla sua presenza si disposero quasi a dormire meglio, vecchiotti e grassotti com'erano, tutti e due in impermeabile bianco, lei con la sciarpa di lana intorno al collo, di un colore avana fegatoso, simile a quello del collo, che la rendeva così più grassa, il viso che richiamava una grossa rana, e un tempo, invece, milioni di anni prima, non era ancora finita la guerra, la seconda guerra mondiale, era stata molto bella – così diceva, e lei, adesso, stava per ucciderla, insieme col suo compagno – qualcuno, ufficialmente, la chiamava Adele Terrini e a Buccinasco, invece, alla Ca' Tarino, dove era nata e dove sapevano molte cose di lei, la chiamavano Adele La Troia, e suo papà, invece, che era americano e fesso, l'aveva chiamata Adele La Speranza».
    Potete buttare fuori il fiato. Espirare, come dice il personal trainer in palestra. Vi siete accorti che per quasi una cartella di testo non c'è un punto fermo, che il discorso fila a forza di virgole che scandiscono il tempo della marcia funebre, interrotte soltanto da una modesta parentetica? Benvenuti nel secondo episodio della saga di Luca Lamberti, apparso nel 1966 a pochi mesi di distanza da “Venere privata”. Scerbanenco avrebbe voluto intitolarlo “Americano e fesso”, lo scrisse a Oreste del Buono e tutti e due convennero che sì, era senz'altro più efficace e che no, non si poteva proprio.
    In “Traditori di tutti” le esitazioni del seminale “Venere privata” sono scomparse. C'è un ritmo teso, feroce, sincopato. Ci sono macellai arricchiti, gigolò che se la tirano da playboy, proto-olgettine che vanno dal medico per farsi ricostruire l'imene, valigette che girano, turpi traffici e ristoranti più campagnoli del mulino bianco ai bordi della metropoli, con qualche camera per digerire in compagnia e qualche ripostiglio dove imbucare la merce che scotta. C'è una malavita ributtante e feroce, sadica e senza freni. E c'è un duplice omicidio, all'inizio di tutto, che mette tutti contro tutti perché ognuno accusa i concorrenti del delitto (l'assassina, che sino alla fine del romanzo non ha nome né volto, è del tutto estranea al paesaggio criminale, agisce per vendicare vecchi torti e confessa spontaneamente perché è come suo padre). Traffici e antiche efferatezze, che rimandano agli anni atroci di Salò e alla banalità del male in salsa italica, i traffichini senza legge morale e umanità, i nazifascistini di tutti i giorni pronti a tradire chiunque.
    Siamo negli anni '60 e Scerbanenco registra già la possibile metastasi di Milano. «Duca finì il pietoso panino, bevette la sua bottiglina di birra, scosse il capo: “C'è qualcuno che non ha ancora capito che Milano è una grande città,” disse a Mascaranti, “non hanno ancora capito il cambio di dimensioni, qualcuno continua a parlare di Milano come se finisse a Porta Venezia o come se la gente non facesse altro che mangiare panettoni o pan meino. Se uno dice Marsiglia, Chicago, Parigi, quelle sì che sono metropoli, con tanti delinquenti dentro, ma Milano no, a qualche stupido non dà la sensazione della grande città, cercano ancora quello che chiamano il colore locale, la brasera, la pesa, e magari il gamba de legn... È qui a Milano che ci sono i soldi ed è qui che vengono a prenderli, con ogni mezzo, anche col mitra”».
    Un requiem per il vecchio delitto decorativo all'inglese, per il cruciverba con il morto, e un furente, implacabile manifesto del noir. Non è più un gioco, è il Male, bellezza!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    dea della purità di cuore

    Scerbanenco ha questo modo sottile ed insieme crudo di scoprire la società, i sentimenti, le debolezze e le virtù che vede negli uomini senza edlcorarle e senza giudicarle. Presentando personaggi pien ...continua

    Scerbanenco ha questo modo sottile ed insieme crudo di scoprire la società, i sentimenti, le debolezze e le virtù che vede negli uomini senza edlcorarle e senza giudicarle. Presentando personaggi pieni, reali e carichi di un'umanità che li rende familiari, riconoscibili.
    La massima espressione di questa sua innata sensibilità l'ha espressa qui, dove gli animi si scontrano sul tema più complesso e più istintivo: quello della giustizia.
    Un finale che è scontro tra codardia e ideale, ragione e stupidità.
    "Dea della vendetta, della purità di cuore o di coscienza, dea che era venuta a confessare la sua colpa per avere, si dice così?, il meritato castigo."
    Dopo aver letto le ultime pagine rimane poco da dire, Scerbanenco non si può esprimere appieno, solo stimare.

    ha scritto il 

  • 4

    "Quando venne la televisione, il primo a metterla fu il mio fidanzato, il macellaio...."

    Un giallo che non conosce tempo.
    Giustizia e pace.
    Personaggi di ieri, neri come quelli di oggi.
    Un passato, ancora recente, che affascina.
    Incalzante, crudele, con un filo di malinconia.
    Uno stile di ...continua

    Un giallo che non conosce tempo.
    Giustizia e pace.
    Personaggi di ieri, neri come quelli di oggi.
    Un passato, ancora recente, che affascina.
    Incalzante, crudele, con un filo di malinconia.
    Uno stile di scrittura che scorre fluido, veloce e tocca le corde dell'anima.
    Chapeau!

    ha scritto il 

  • 4

    Nero nero.

    Credo che Scerbanenco, con la quadrilogia di Duca Lamberti, sia lo scrittore più noir che mi sia capitato tra le mani.
    (Per ora: prima o poi mi deciderò a leggere Léo Malet.)
    Perché non sono solo le s ...continua

    Credo che Scerbanenco, con la quadrilogia di Duca Lamberti, sia lo scrittore più noir che mi sia capitato tra le mani.
    (Per ora: prima o poi mi deciderò a leggere Léo Malet.)
    Perché non sono solo le storie ad essere noir: è noir perfino Duca Lamberti, così tormentato, violento e umano allo stesso tempo, né eroe né antieroe; è noir da smuovere le budella.

    ha scritto il 

  • 4

    Ancora una volta consiglio di leggere le gesta del quasi-commissario Luca Lamberti.

    Milano, 1966. Un’auto finisce nell’Alzaia Naviglio Pavese spinta da una misteriosa ragazza. All’interno ci sono due anziani semi-ubriachi: Adele Turrini e Turiddu Stompani. Sul caso inizia ad indagare ...continua

    Milano, 1966. Un’auto finisce nell’Alzaia Naviglio Pavese spinta da una misteriosa ragazza. All’interno ci sono due anziani semi-ubriachi: Adele Turrini e Turiddu Stompani. Sul caso inizia ad indagare Duca Lamberti, benché non sia ancora assoldato tra le fila della polizia. Il suo coinvolgimento nella vicenda avviene per vie indirette. Qualche giorno dopo il fattaccio un damerino lo va a trovare a casa sua – presentandosi come amico di Stompani, un ex galeotto che Lamberti ha conosciuto proprio in carcere – e gli chiede di eseguire un intervento clandestino di ricostruzione dell’imene su una ragazza che sta per sposarsi e che vuole presentarsi all’appuntamento della prima notte di nozze con una credibile parvenza di illibatezza.
    Lamberti, che è un medico ormai radiato dall’ordine, accetta perché capisce che dietro c’è qualcosa di losco. Seppur disgustato dalla situazione, effettua quanto gli è stato chiesto – dopo essersi consultato con Càrrua – perché vuole vederci chiaro. Per di più, dopo l’intervento, anche la ragazza viene spinta nello stesso fiume in compagnia del suo amante (lo stesso tizio che aveva chiesto l’intervento di chirurgia). I primi sospetti cadono sull’uomo che la giovane di lì a poco avrebbe dovuto sposare: un macellaio di Ca’ Tarino (zona periferica tra Milano e Pavia). Le indagini partono ufficialmente da qui. Anche perché questo tipo di assassinio è il terzo eseguito nello stesso modo. Il primo avvenne qualche anno prima proprio per mano di Stompani.

    Lo stile di Scerbanenco è quello di sempre: asciutto, semplice, diretto e parecchio affascinante. In questo secondo volume della saga Duca Lamberti non è ancora entrato nella polizia, ma già si occupa di delitti e malavita. Dopo aver già risolto un caso quasi per caso (il primo romanzo “Venere privata”, in cui aiuta un giovane a superare i suoi traumi e i suoi problemi con l’alcool) inizia davvero a pensare di mettersi a fare l’ispettore, occupandosi questa volta di “gente brutta” che gestisce traffici internazionali. Un afflato moralista soffia forte su tutta l’opera: dai pensieri di Lamberti viene fuori infatti un profondo disgusto per le persone che incontra sul suo percorso, eccezion fatta per sua sorella, la sua piccola nipote, Livia Ussaro, il suo mentore Càrrua e l’impulsivo Mascaranti (il suo fidato braccio destro).

    ha scritto il 

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