Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Tragedie

Di

Editore: Orsa Maggiore

4.3
(303)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 330 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8823902878 | Isbn-13: 9788823902879 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Cofanetto , Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Rilegato in pelle

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , History

Ti piace Tragedie?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    La Tragedia greca è la tragedia greca...

    Amo la letteratura greca ed in particolar modo la tragedia. L'attualità della tragedia, dei temi e delle figure che ci mostra, la regia quasi cinematografica di Eschilo sono imperdibili.
    Certo, mi piacerebbe poterle anche vedere nelle sedi classiche, ma purtroppo è sempre meno frequente...< ...continua

    Amo la letteratura greca ed in particolar modo la tragedia. L'attualità della tragedia, dei temi e delle figure che ci mostra, la regia quasi cinematografica di Eschilo sono imperdibili.
    Certo, mi piacerebbe poterle anche vedere nelle sedi classiche, ma purtroppo è sempre meno frequente...

    ha scritto il 

  • 5

    "Spensi all'uomo la vista della morte. [...] Seminai la speranza, che non vede." (Prometeo incatenato)

    Una delle letture preferite del mio "periodo classico", tra liceo e università. Sebbene il teatro drammatico greco raggiunga il suo apice con Euripide, le opere di Eschilo conservano un fascino particolare e una forza espressiva di prim'ordine con i loro personaggi che, a dispetto di un fato addi ...continua

    Una delle letture preferite del mio "periodo classico", tra liceo e università. Sebbene il teatro drammatico greco raggiunga il suo apice con Euripide, le opere di Eschilo conservano un fascino particolare e una forza espressiva di prim'ordine con i loro personaggi che, a dispetto di un fato addirittura al di sopra degli dei, compiono scelte consapevoli nel bene o nel male.
    Peccato siano sopravvissute soltanto sette tragedie.
    Tra esse quelle che preferisco sono "Prometeo incatenato" e la trilogia dell'Orestea. Splendido il personaggio di Clitemnestra: la scena in cui lei si scopre il seno prima di morire per mano del figlio è una di quelle che restano impresse.

    ha scritto il 

  • 4

    Cassandra!

    Il primo dei tre grandi tragici del V secolo.
    Eppure, le mie quattro stelle vanno al personaggio di Cassandra (per altro quasi del tutto marginale) contenuto nella prima tragedia dell'Orestea: Agamennone.
    E' interessante analizzare il punto di vista di una società del tempo, lo scritt ...continua

    Il primo dei tre grandi tragici del V secolo.
    Eppure, le mie quattro stelle vanno al personaggio di Cassandra (per altro quasi del tutto marginale) contenuto nella prima tragedia dell'Orestea: Agamennone.
    E' interessante analizzare il punto di vista di una società del tempo, lo scrittore mantiene sempre il suo elevamento rispetto alla massa, secondo me anche qui si può vedere il ruolo dell'autore come guida per l'umanità.
    Dopotutto: "lasciami ammalare di questo male, a volte è meglio essere intelligenti ma sembrare sciocchi".
    Molto belle..ma pathos smosso solo in alcuni e fugaci momenti.

    ha scritto il 

  • 4

    Lette finora "I persiani", "I Sette contro Tebe" e "Le supplici". Amo il senso di religiosità da un lato rassicurante e dall'altro minaccioso che pervade la drammaturgia di Eschilo. La sua potenza evocativa (tanto sensibile ne "I persiani") è rilevante.

    ha scritto il 

  • 5

    Edizione pessima, stampata male su una carta terribile. Ma si salva per la bellezza di Eschilo nella splendida traduzione in versi di Felice Bellotti che riesce a rendere a pieno l'onkos eschileo in tutta la sua pompa.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho letto il Prometeo incatenato e tutta l'Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi) in questa bellissima edizione. Stupendo.
    Di quello che ho studiato al liceo mi sono rimaste ben poche cose (di quello che ho studiato, perchè quello che ho vissuto è ancora tutto lì), ma devo dire che Eschilo ...continua

    Ho letto il Prometeo incatenato e tutta l'Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi) in questa bellissima edizione. Stupendo.
    Di quello che ho studiato al liceo mi sono rimaste ben poche cose (di quello che ho studiato, perchè quello che ho vissuto è ancora tutto lì), ma devo dire che Eschilo è fra queste poche. Mi ricordavo ed ho ritrovato intatta la potenza della scrittura, l'epica (a proposito mi sono immerso in Eschilo istintivamente dopo avere letto
    Sebald ed ho scoperto proprio nella grandezza immagini e della lingua una affinità che secondo me è la guida di quello stesso
    istinto). Ho scoperto la libertà espressiva, il riuscire a concretizzare concetti per loro natura talmente vasti da risultare quasi ovvi (la divinità, la morte, la vita, i legami di sangue,
    la giustizia) in immagini assolute. E dicendo questo penso ad esempio al tappeto rosso steso per ordine di Clitemnestra
    davanti alla reggia degli Argivi, un tappeto rosso che è la raffigurazione della vendetta ordita, orchestrata, ed eseguita da questa grandiosa regina che altro fine non ha se non soddisfare la propria sete di sangue. Penso alla figura di Prometeo, incatenato sulla rupe, fisso e rigido nella sua punizione mentre giù in basso la ragazza-vacca Io freme e pulsa di una vita che non sa controllare, condannata a viaggiare e viaggiare fino alla fine del mondo, condannata a vivere in una raffigurazione gigantesca ed incredibile del divario incolmabile e ineluttabile che separa la mortalità dall'immortalità, l'impurità umana dalla perfezione divina,
    la stasi dal movimento, la morte senza vita dalla vita accettata e piena e generante in cui anche la morte (la morte che proprio Prometeo fa accettare agli uomini) è un valore.
    E sempre parlando di libertà espressiva che dire di tutta la lunghissima prima parte delle Coefore (una tragedia questa che si nutre di una sola azione, alla faccia della frenesia contemporanea) durante la quale sembra di assistere ad un rito, una malia, un sortilegio cantilenante messo in atto per resuscitare lo spirito del padre, Agamennone, che però non risuscita perchè è tempo che sia il figlio Oreste ad agire, a compiere il destino, a ergersi a protagonista e a divenire Storia e protagonista della storia (ed intendo proprio della tragedia, perchè è lui che ora controlla
    il Logos, la ragione, è lui che sa cosa fare, che sa convincere gli altri, sa eventualmente anche ingannarli per raggiungere il proprio scopo).
    Strano, parlando di Eschilo e meditandoci sopra ogni mia parola sembra caricarsi di più senso di quello che comunemente ha. E aggiungo che più in generale leggere Eschilo mi fa sempre lo stesso effetto che mi fa leggere Shakespeare oppure Sofocle, perchè grazie alle arcane geometrie delle loro tragedie mi sembra a tratti di riuscire ad entrare in contatto con qualcosa di profondissimo, oppure di altissimo, immensamente grande e lontano, con la terra e con il cielo, con la Necessità che regola ogni cosa. Certo c'è sempre qualcosa che sfugge come sabbia fra le mani, ma vivere questo genere di comprensione anche solo per qualche istante è qualcosa di grandioso.

    ha scritto il