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Trattato teologico-politico

Testo latino a fronte

Di

Editore: Bompiani

4.2
(89)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 766 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845290972 | Isbn-13: 9788845290978 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Paperback

Genere: Philosophy , Political , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un cardine del pensiero libero.

    Avevo preso in mano una delle più celebri opere di Bento Spinoza sèinto dal celebre romanzo di irvin Yalom a lui dedicato: ne è valsa la pena, ma non certo per le ragioni che mi avevano spito ad apri ...continua

    Avevo preso in mano una delle più celebri opere di Bento Spinoza sèinto dal celebre romanzo di irvin Yalom a lui dedicato: ne è valsa la pena, ma non certo per le ragioni che mi avevano spito ad aprire il Trattato teologico-politico alla prima pagina.

    E' un'opera di importanza monumentale per la storia della nostra civiltà, scritta alla metà del Seicento quando le guerre di religione stavano raggiungendo il loro sanguinoso culmine al punto da rischiare di schiacciare l' Europa intera tra la barbarie islamica e la tentazione della Tirannia che già con Hobbes aveva mostrato il suo oscuro volto.

    Ma nonostante parli di un mondo lontano, fatto di lotta tra potere religioso e politico, di guerre che oggi sembran insensate, di speculazioni filosofiche e scientifiche su basi annichilite da tempo, questo non è un libro vecchio. La sfida del rapporto sempre più difficile con il mondo arabo e con l' Islam, il risorgere di tentazioni autoritarie e razziste (che si alimentano nelle menti di persone inette ed ignoranti che cercano giustificazione al loro fallimento come uomini), fanno risorgere problemi vecchi come il mondo.

    Ed è piacevole pensare che l'opera di un piccolo studioso solo, perseguitato e disprezzato sia uno dei cardini su cui costruire ancora oggi il pensiero di una convivenza civile: senza nessuna forma di vita sentimentale, scacciato e perseguitato con ignominia dalla comunità ebraica di cui faceva parte (proprio a causa della libertà del suo pensiero), reso ormai quasi cieco dopo una piccola vita di provincia chiuso in una stanza dove alternava studio e lavoro di tornitore di lenti, Bento è l'antitesi dell'uoo di successo. Ma è anche il pensatore che forse più di tutti ha concesso all'Europa la possibilità di pensare libero, senza vincoli di obbedienza di tipo religioso.

    Il trattato teologico-politico ha la caratteristica di non affrontare i due temi del titolo in modo congiunto con una trattazione comune, ma li affronta separatamente in due parti distinte che hanno come scopo da una parte la dimostrazione dell'indipendenza della scienza e della filosofia dal radicalismo religioso, dall'altra la teorizzazione (per la prima volta al mondo) della democrazia come sistema politico e della liceità per lo stato di ogni tipo di opinione politica.

    Secondo me per un lettore del ventunesimo secolo alle prese con i problemi del proprio tempo, non è molto importante se le tesi del grande studioso ebreo (supportate da una conoscenza delle sacre scritture e del panorama culturale del suo tempo impressionanti) siano più o meno fondate: ciò che colpisce il lettore attento è anche ciò che rende il libro sorprendentemente moderno, ed è la sensibilità dimostrata nei confronti dello spirito religioso congiunto all'ansia di conoscere; il coraggio di porre la pace tra gli uomini al primo posto in un mondo insanguinato da fazioni accecate dall'odio; la conoscenza e l'amore per la natura umana quasi incredibili in un uomo tanto solo e disprezzato.

    Da cristiano ho sempre avuto una grande sfiducia per i virtuosismi teologali, che sempre nella storia hanno dimostrato di avere come scopo solo l' inquadramento se non l'asservimento dei fedeli: è stato per me un grande insegnamento vedere come proprio un ebreo deista abbia compreso a fondo la natura semplice ma allo stesso tempo invincibile del Cristo Crocifisso; vedere come parta nella lettura del suo messaggio dalla sua nascita misera e dal discorso della montagna, e non da dissertazioni di tanti padri della chiesa che non potrebbero essere più simili a quei farisei ed a quei maestri della legge verso i quali il Cristo stesso si era mostrato tanto insofferente.

    La separazione del mondo filosofico-scientifico (nel seicento le due discipline erano molto più compenetrate di oggi) da quello religioso è fatta assegnando alle prime il mondo della conoscenza, al secondo il mondo dell'obbedienza. E' un colpo di genio degno di chi lo ha concepito. Come il mondo scientifico non può procedere se non per idee chiare e distinte (Cartesio docet), senza lasciare spazio a considerazioni etico morali che non ha i mezzi per esporre, così il mondo religioso deve rivolgere la sua attenzione al piegare ad una obbedienza non violenta e volontaria lo spirito animalesco e bellicoso degli uomini, aprendo quella via al contratto sociale tra uomini saggi che è la sola strada per la felicità.

    Scienza come conoscenza, fede come obbedienza. Si intravedono le potenzialità ed i rischi anche per il mondo di oggi. Una scienza libera di perseguire la comprensione dell'universo senza vincoli di natura diversa è molto più in grado di consegnarci strumenti per vivere sempre meglio, ma NON si deve permettere di ricercare in se stessa la soluzione o peggio la giustificazione dei problemi morali che conoscenze sempre nuove sollevano (eutanasia, fecondazione eterologa, sperimentazioni con cavie umane); la religione da un lato è lo strumento più importante per condurre lo spirito di per sè violento sulla strada di un codice etico solido e tale da poter costruire una società pacifica, MA GUAI se l'obbedienza che ha il potere di insegnare trascenda da un puro comandamento di pace diventando strumento di sottomissione incondizionata a mille e mille vincoli e prescrizioni, quando non (che è molto peggio), di odio religioso e fanatico per ogni diverso.

    La conseguenza di una lettura cosi chiara del rapporto tra scienza, religione e politica non può che essere la teorizzazione su basi solide della tolleranza religiosa (la libertà di professare qualunque fede religiosa che non trascenda dal comandamento dell'amore) e della tolleranza politica (la libertà di enunciare impunemente le proprie idee finchè le idee stesse, per il semplice fatto di essere espresse, non mettano in pericolo la convivenza civile).

    Una comprensione cosi viva e profonda del Cristo e del sentimento religioso, unita ad uno strumento di analisi cosi moderno della possibile convivenza tra culture diverse, rendono questo libro, al di la di idee e concezioni obiettivamente ed ovviamente datate, un'opera preziosissima e che sarebbe importante leggere.

    PS: una nota negativa per le note dell'edizione NUE: non sono per nulla all'altezza del grande Bento. Un simile paradigma di libertà e di tolleranza meriterebbe un commento un po' meno tronfio ed ampolloso, probabilmente scritto da uno di quei tromboni a matita rosso-blu di cui la nostra scuola della metà del novecento era piena.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro che rappresenta il fiorire delle luci della libertà nell'età moderna in quanto ebbe un peso enorme storicamente parlando, un inno alla libertà di pensare e di fare ciò che si desidera che ha ben ...continua

    Libro che rappresenta il fiorire delle luci della libertà nell'età moderna in quanto ebbe un peso enorme storicamente parlando, un inno alla libertà di pensare e di fare ciò che si desidera che ha ben pochi eguali nella storia, tutti dovremmo essere riconoscenti a Spinoza se viviamo in una seppur limitata libertà.

    ha scritto il 

  • 0

    conosco uno che anni fa andava a vedere in stazione
    partire di sera l'intercity per trieste o forse il

    romulus non ricordo (se era il romulus). comunque era una cosa
    abbastanza comica, per noi. lo gua ...continua

    conosco uno che anni fa andava a vedere in stazione
    partire di sera l'intercity per trieste o forse il

    romulus non ricordo (se era il romulus). comunque era una cosa
    abbastanza comica, per noi. lo guardava partire perché

    sognava trieste e per tutti noi era un coglione e basta.
    l'altra sera, giovedì, ero in stazione e aspettavo il treno da

    milano in ritardo. me ne stavo nella stazione ovest, erano le 20.oo, neanche tardi ma non c'era nessuno - giustamente pioveva

    e stavo sul marciapiede del binario e me ne andavo in fondo in fondo e non c'ero stato mai a un certo punto c'è una specie di

    casa dei ferrovieri forse quasi casa cantoniera come c'è
    in un testo di montale ma era buio e avevo un po' di paura

    allora ritorno indietro il treno da milano era in ritardo
    ma ne partiva un altro, sempre da lì era l'intercity mi pare

    per trieste e mi ha messo una malinconia incredibile
    è toccato a me, giovedì sera alle 20.oo, fare la parte

    del coglione ma non c'era nessuno lì, sul marciapiede,
    a cui dire che cos'è via ghega, piazza oberdan, via venezian,

    il signor kruml, via istria, stare sull'autobus per il centro
    e sbagliare fermata e alzare la mano per dire sono stato io

    (io e tullio, di mestre), cercare la scritta su un muro di
    anni prima "natale ga roto le bale" e non trovarla più.

    Ma rimane sempre vera.
    natale ga roto le bale.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura impegnativa, ma estremamente attuale (benché in altri contesti). Per Spinoza l'Antico Testamento appartiene alla storia e ha una storia; una storia legata alle vicende e alla mentalità del pop ...continua

    Lettura impegnativa, ma estremamente attuale (benché in altri contesti). Per Spinoza l'Antico Testamento appartiene alla storia e ha una storia; una storia legata alle vicende e alla mentalità del popolo ebraico. Spinoza rende le Sacre Scritture un qualcosa di meramente umano magnificando l'opera massima di Dio, cioè l'uomo, in contrasto con i teologi che spacciano per parola di Dio le loro invenzioni e non badano ad altro che a costringere gli altri, col pretesto della religione, a essere del loro parere.

    ha scritto il