Tre camere a Manhattan

I grandi romanzi, 12

Di

Editore: RCS - Corriere della Sera

3.8
(2127)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Svedese

Isbn-10: A000033786 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Laura Frausin Guarino ; Contributi: Giulio Nascimbeni

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
Si era alzato di scatto, esasperato, alle tre di notte, e si era rivestito così in fretta che per poco non usciva in pantofole, senza cravatta, con il bavero del soprabito rialzato, come quelli che portano fuori il cane la sera tardi o di buon mattino. Poi, nell'attraversare il cortile di quella casa che, dopo due mesi, non riusciva ancora a considerare una vera casa, si era accorto, alzando meccanicamente la testa, di aver lasciato la luce accesa, ma non aveva avuto la forza di risalire.A che punto era la situzione, lassù, da J.K.C.? Chissà se Winnie stava già vomitando... Probabile. Con il solito accompagnamento di gemiti, dapprima soffocati, poi sempre più forti, che finivano in un'interminabile crisi di pianto...
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  • 3

    Libro che mi ispirava tanto, soprattutto per capire come Simenon avrebbe rappresentato Manhattan, visto che sia nel titolo che guardando la copertina, l’isola di New York dovrebbe essere uno dei prota ...continua

    Libro che mi ispirava tanto, soprattutto per capire come Simenon avrebbe rappresentato Manhattan, visto che sia nel titolo che guardando la copertina, l’isola di New York dovrebbe essere uno dei protagonisti della storia. Il Simenon belga riesce a mescolare ambiente e personalità, i paesaggi con i canali, la nebbia, l’umidità, il crepuscolo nordico imperante sono un tutt’uno con le storie, le condizioni ambientali amplificano le personalità e i sentimenti dei personaggi, trasferendo al lettore sensazioni particolari. Manhattan è un’altra cosa, più caotica, illuminata, piena di umanità. Mi chiedevo come si sarebbe comportato Simenon con questa “materia”, come avrebbe trasferito queste condizioni nelle personalità dei personaggi. Ebbene, non cambia poi molto rispetto ai romanzi “europei”, Manhattan appare solo nella parte iniziale, quando due perfetti sconosciuti iniziano a passeggiare per le sue strade, tra la Quinta e Broadway, intorno a Washington Square, nei locali del Village dove si può bere un whiskey ed ascoltare musica dai Jukebox. Poi più nulla. È un romanzo dove traspare l’ansia e l’angoscia della perdita, dell’abbandono, del vuoto, del rimanere soli in una di quelle tre stanze del titolo (e Manhattan è sparita). Il libro è un meccanismo perfetto, come nella tradizione di Simenon, però. Però non mi ha convinto la dinamica dell’incontro tra i due personaggi. Davvero vi accompagnereste ad un perfetto sconosciuto a passeggiare di notte? Il dubbio è forte. E poi i personaggi, che man mano che si svolge la storia hanno iniziato a diventarmi insopportabili, soprattutto il personaggio maschile.
    È vero che Simenon “riesce ad indagare la psicologia amorosa” e che “ci regala due mirabili ritratti del Maschio e della Femmina in Amore” come scritto in quarta di copertina, ma è il “verismo” narrativo che non quadra con l’indagine psicologica. Di solito i personaggi di Simenon li amo, questi due mi stanno antipatici. Per carità, alla fine si rivela una grande storia d’amore. Però scricchiola.

    ha scritto il 

  • 3

    Simenon scrisse Tre camere a Manhattan in sei giorni, la storia origina nel periodo in cui visse a New York quando conobbe quella che sarebbe stata la sua seconda moglie, da lì la velocità di compo ...continua

    Simenon scrisse Tre camere a Manhattan in sei giorni, la storia origina nel periodo in cui visse a New York quando conobbe quella che sarebbe stata la sua seconda moglie, da lì la velocità di composizione che è assolutamente sorprendente, una storia che ancora più di tante altre lo scrittore aveva già scritta, bella e pronta nella testa.

    Francois e Kay, un attore simil depresso sul viale del tramonto, una donna navigata e in cerca di compagnia tacchi alti, pelliccia che scivola maliziosa scoprendo le belle spalle, si incontrano in maniera fortuita in un locale a ora tarda a New York, due solitudini intollerabili che si aggrappano e si rispecchiano l’una nell’altra, ma l’unione di due solitudini cosa produce, forse solo una solitudine più grande, o forse una grazia insperata.

    Alla lunga, quella marcia silenziosa nella notte andava assumendo l'andatura solenne di una marcia nuziale, e se ne rendevano conto tutti e due, tanto che si stringevano di più l'uno all'altro, non come due amanti ma come due esseri che dopo aver vagato a lungo nella solitudine avessero finalmente ottenuto la grazia insperata

    Due amanti in cammino che di notte percorrono e ripercorrono in maniera instancabile e quasi ossessiva le strade buie e silenziose di una New York addormentata (anche se New York si dice non dorma mai), parlano, sfiorano marciapiedi, e ancora parlano soprattutto lei, si fermano in sordidi bar a bere il bicchiere della staffa che invece diventa solo uno dei tanti che la lunga notte riserva ancora, e poi ancora parlano, finalmente si fermano in un hotel di terza categoria e fanno l’amore con furore risvegliandosi al mattino come vergini.
    E cominciano a fare coppia.

    Simenon mette in luce come su lastra di radiografia le idiosincrasie di un amore: la gelosia del presente (motivata) ma anche la gelosia del passato (sempre immotivata), grazie o a dispetto di quel passato oggi si è ciò che si è, il passato è la storia individuale che ci sostanzia, Simenon mette in luce il sospetto, l’insicurezza, le contraddizioni, la lontananza fisica che mette alla prova la consistenza di un amore, distanza che al tempo non poteva essere colmata da un messaggio in tempo reale, come oggi.

    Il titolo è di quelli d’effetto Tre camere a Manhattan, ma il noir non mantiene la promessa perché è un Simenon un po’ trascinato che non mi ha convinto pienamente, anzi direi un po’ annoiato.
    Più grigio dei soliti Simenon.
    Per tutta la lettura quella sensazione spiacevole di amalgama di volute di fumo e whisky torbato che mi hanno fatto sentire come ebbra e gassata dalle troppe sigarette di Kay e Combe accese e spente spente e accese, dai bicchieri di scotch ingollati come acqua fresca, un senso di vertigine e di perdita di equilibrio, che sfuoca e annebbia la visione .

    Una mia personale impressione finale che Simenon parrebbe, dico parrebbe, confermare: se, mentre state baciando una donna, vi accorgete che lei non chiude gli occhi potete essere certi che quella donna non vi ama.

    Aspettava, con un sorriso molto vago sulle labbra, e lei lo colse, quel sorriso, e probabilmente lo capì, perché gli si avvicinò e lo baciò, per la prima volta in tutta la giornata, non più con l'avida sensualità della notte precedente, non più con un ardore che sembrava nascere dalla disperazione, ma molto dolcemente, protendendo a poco a poco le labbra verso le sue, esitando un attimo prima di toccarle, e premendole poi con grande tenerezza.
    Lui chiuse gli occhi, e quando li riaprì vide che lei aveva chiuso i suoi e gliene fu grato

    ha scritto il 

  • 3

    Un uomo e una donna, due anime sole a cui la vita sembra aver tolto tutto si incontrano e riniziano ad assaporare la vita attraversando tutte le fasi del sentimento: l'attrazione, la passione, la bram ...continua

    Un uomo e una donna, due anime sole a cui la vita sembra aver tolto tutto si incontrano e riniziano ad assaporare la vita attraversando tutte le fasi del sentimento: l'attrazione, la passione, la brama del possesso, la dipendenza, la consapevolezza e la serenità dell' "arrivo". Piacevole, ben confezionato, mi ha colpito ma non rapito. L'ho trovato un po' teatrale, artefatto nei gesti e nelle parole dei protagonisti.

    ha scritto il 

  • 3

    Adesso non mi sembra più una partenza, sai, ma un arrivo

    Kay e Francois, due solitudini cariche di fallimenti che si incontrano, così per caso in un bar. Si aggrappano uno all'altro sia metaforicamente che fisicamente. Lui non si fida, la vuole, non la vuol ...continua

    Kay e Francois, due solitudini cariche di fallimenti che si incontrano, così per caso in un bar. Si aggrappano uno all'altro sia metaforicamente che fisicamente. Lui non si fida, la vuole, non la vuole, le crede... si, no forse. Una notte che porta ad una sorta di dipendenza e un amore che nasce sulle ceneri di due vite. Per quanto Simenon sia bravo ad esaminare ogni sfaccettatura dell'animo umano e renda i suoi personaggi vivi e vividi, in questo romanzo qualcosa non ha funzionato, non so cosa, probabilmente perché l'idea di stare con qualcuno per non sentirsi soli o che l'amore per qualcuno sia nato dalla paura della solitudine e sia stato in qualche modo "forzato" mi fa venire la pelle d'oca (in negativo), l'amore è un'altra cosa ma immagino che la profonda solitudine possa far fare passi falsi che magari si pensa siano giusti. Ho letto di meglio scritto da Simenon.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Avrei dato due stelle perché è stato per me veramente pesante leggerlo. Non lo rifarei, per l'angoscia e l'impotenza che mi ha trasmesso. Ma per lo stesso motivo devo mettere la terza, perché la capac ...continua

    Avrei dato due stelle perché è stato per me veramente pesante leggerlo. Non lo rifarei, per l'angoscia e l'impotenza che mi ha trasmesso. Ma per lo stesso motivo devo mettere la terza, perché la capacità di Simenon di descrivere l'abisso della gelosia e dell'assenza di equilibrio, la perfezione della scrittura, non possono essere ignorate per una sensazione personale.
    Per fortuna il libro è breve e il finale consolatorio (e inaspettato). Anche se non sono certa che quei due riescano a trovare pace a lungo...

    ha scritto il 

  • 5

    Finalmente conosco Simenon uomo! Con "Pedigree" mi si è aperto uno spiraglio sulla sua famiglia, ho capito a grandi linee come poteva essere sua madre e il rapporto col padre, ma qui le ossessioni di ...continua

    Finalmente conosco Simenon uomo! Con "Pedigree" mi si è aperto uno spiraglio sulla sua famiglia, ho capito a grandi linee come poteva essere sua madre e il rapporto col padre, ma qui le ossessioni di Simenon escono in tutta la loro potenza e inizio a vedere realmente l'autore di Maigret.
    Che S. fosse un ossessivo si poteva dedurre da tanti indizi, due su tutti: scrivere quasi un romanzo al giorno, cambiare donne con la stessa facilità con cui si cambiano i calzini.

    Questa è la storia di un ossessione di due persone sole. Non è un amore, sono due solitudini che si incontrano, sono due dipendenti dall'alcol che si trovano, sono due ossessivi che dialogano tramite le loro debolezze. E pensano di capirsi in un batter d'occhio solo osservando i movimenti, dal detto-non-detto, dalle sensazioni, dai brividi, dalla lettura del pensiero altrui. Ma l'amore non è tanto più grande tanto più è tribolato, strillato, pianto e sofferto.
    L'incontro di due debolezze e di due mancanze invece sì.

    ha scritto il 

  • 4

    Con la sua solita scrittura, fatta di poche e precise parole, Simenon "dipinge" un romanzo meraviglioso. Nessuno, come lui, riesce a rendere i personaggi attraverso la scena: colori, odori, ambienti s ...continua

    Con la sua solita scrittura, fatta di poche e precise parole, Simenon "dipinge" un romanzo meraviglioso. Nessuno, come lui, riesce a rendere i personaggi attraverso la scena: colori, odori, ambienti sono non solo funzionali alla storia, ma proprio fondamentali a rendere gli stati psicologici dei personaggi.< br>
    Il romanzo è del 1946 e, dati i tempi, certamente destabilizzante: l'amore tra due persone, fondamentalmente sole, nasce dall'attazione fisica (peraltro inspiegabile dalla descrizione dei personaggi), passa attraverso una "torbida" passione, sfocia in quelle che sono le insicurezze e le contraddizioni in cui si è combattuti quando si è travolti da un amore e alla fine si rivela un sentimento molto forte, profondo e salvifico. Come sempre, leggo Simenon e sono lì dentro alla storia.

    ha scritto il 

  • 0

    Storia d'amore e di incontri

    Simenon è poesia, e anche stavolta non si smentisce. La storia parte in modo anomalo, in una stanza qualsiasi, di un posto qualsiasi, solo casualmente ce la inserisce a New Jork, ma potrebbe essere d ...continua

    Simenon è poesia, e anche stavolta non si smentisce. La storia parte in modo anomalo, in una stanza qualsiasi, di un posto qualsiasi, solo casualmente ce la inserisce a New Jork, ma potrebbe essere dovunque. Il protagonista vive da solo, delle sue cose, abitudini dettate dallo scandire della vita degli altri. Poi scatta la ribellione, forse inconscia, forse no. Il bisogno di far parte del mondo. Si esce....lasciando addirittura la luce accesa, ma non si torna indietro a spegnerla. Si segue un'urgenza....e il libro ci condurrà verso la vita, che non è mai perfetta, giusta, razionale....ma è sanguigna e poetica. Anzi come dicono i protagonisti è un ritorno più che una partenza...

    ha scritto il 

  • 3

    Perplessa...

    Solitamente adoro Simenon, ma questo libro mi ha lasciata un pò perplessa. Il libro è scritto molto bene con delle parti molto intense, ma io Combe proprio non l'ho capito, il suo modo di comportarsi ...continua

    Solitamente adoro Simenon, ma questo libro mi ha lasciata un pò perplessa. Il libro è scritto molto bene con delle parti molto intense, ma io Combe proprio non l'ho capito, il suo modo di comportarsi mi ha sconcertata e Kay mi è rimasta antipatica fin dall'inizio. Probabilmente non l'ho capito.

    ha scritto il 

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