Tre camere a Manhattan

I grandi romanzi, 12

Di

Editore: RCS - Corriere della Sera

3.8
(2110)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Svedese

Isbn-10: A000033786 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Laura Frausin Guarino ; Contributi: Giulio Nascimbeni

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
Si era alzato di scatto, esasperato, alle tre di notte, e si era rivestito così in fretta che per poco non usciva in pantofole, senza cravatta, con il bavero del soprabito rialzato, come quelli che portano fuori il cane la sera tardi o di buon mattino. Poi, nell'attraversare il cortile di quella casa che, dopo due mesi, non riusciva ancora a considerare una vera casa, si era accorto, alzando meccanicamente la testa, di aver lasciato la luce accesa, ma non aveva avuto la forza di risalire.A che punto era la situzione, lassù, da J.K.C.? Chissà se Winnie stava già vomitando... Probabile. Con il solito accompagnamento di gemiti, dapprima soffocati, poi sempre più forti, che finivano in un'interminabile crisi di pianto...
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  • 3

    Un uomo e una donna, due anime sole a cui la vita sembra aver tolto tutto si incontrano e riniziano ad assaporare la vita attraversando tutte le fasi del sentimento: l'attrazione, la passione, la bram ...continua

    Un uomo e una donna, due anime sole a cui la vita sembra aver tolto tutto si incontrano e riniziano ad assaporare la vita attraversando tutte le fasi del sentimento: l'attrazione, la passione, la brama del possesso, la dipendenza, la consapevolezza e la serenità dell' "arrivo". Piacevole, ben confezionato, mi ha colpito ma non rapito. L'ho trovato un po' teatrale, artefatto nei gesti e nelle parole dei protagonisti.

    ha scritto il 

  • 3

    Adesso non mi sembra più una partenza, sai, ma un arrivo

    Kay e Francois, due solitudini cariche di fallimenti che si incontrano, così per caso in un bar. Si aggrappano uno all'altro sia metaforicamente che fisicamente. Lui non si fida, la vuole, non la vuol ...continua

    Kay e Francois, due solitudini cariche di fallimenti che si incontrano, così per caso in un bar. Si aggrappano uno all'altro sia metaforicamente che fisicamente. Lui non si fida, la vuole, non la vuole, le crede... si, no forse. Una notte che porta ad una sorta di dipendenza e un amore che nasce sulle ceneri di due vite. Per quanto Simenon sia bravo ad esaminare ogni sfaccettatura dell'animo umano e renda i suoi personaggi vivi e vividi, in questo romanzo qualcosa non ha funzionato, non so cosa, probabilmente perché l'idea di stare con qualcuno per non sentirsi soli o che l'amore per qualcuno sia nato dalla paura della solitudine e sia stato in qualche modo "forzato" mi fa venire la pelle d'oca (in negativo), l'amore è un'altra cosa ma immagino che la profonda solitudine possa far fare passi falsi che magari si pensa siano giusti. Ho letto di meglio scritto da Simenon.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Avrei dato due stelle perché è stato per me veramente pesante leggerlo. Non lo rifarei, per l'angoscia e l'impotenza che mi ha trasmesso. Ma per lo stesso motivo devo mettere la terza, perché la capac ...continua

    Avrei dato due stelle perché è stato per me veramente pesante leggerlo. Non lo rifarei, per l'angoscia e l'impotenza che mi ha trasmesso. Ma per lo stesso motivo devo mettere la terza, perché la capacità di Simenon di descrivere l'abisso della gelosia e dell'assenza di equilibrio, la perfezione della scrittura, non possono essere ignorate per una sensazione personale.
    Per fortuna il libro è breve e il finale consolatorio (e inaspettato). Anche se non sono certa che quei due riescano a trovare pace a lungo...

    ha scritto il 

  • 5

    Finalmente conosco Simenon uomo! Con "Pedigree" mi si è aperto uno spiraglio sulla sua famiglia, ho capito a grandi linee come poteva essere sua madre e il rapporto col padre, ma qui le ossessioni di ...continua

    Finalmente conosco Simenon uomo! Con "Pedigree" mi si è aperto uno spiraglio sulla sua famiglia, ho capito a grandi linee come poteva essere sua madre e il rapporto col padre, ma qui le ossessioni di Simenon escono in tutta la loro potenza e inizio a vedere realmente l'autore di Maigret.
    Che S. fosse un ossessivo si poteva dedurre da tanti indizi, due su tutti: scrivere quasi un romanzo al giorno, cambiare donne con la stessa facilità con cui si cambiano i calzini.

    Questa è la storia di un ossessione di due persone sole. Non è un amore, sono due solitudini che si incontrano, sono due dipendenti dall'alcol che si trovano, sono due ossessivi che dialogano tramite le loro debolezze. E pensano di capirsi in un batter d'occhio solo osservando i movimenti, dal detto-non-detto, dalle sensazioni, dai brividi, dalla lettura del pensiero altrui. Ma l'amore non è tanto più grande tanto più è tribolato, strillato, pianto e sofferto.
    L'incontro di due debolezze e di due mancanze invece sì.

    ha scritto il 

  • 4

    Stava filando dritto verso la massima valutazione perché non meritava di meno. Ma, arrivato al finale, ha ceduto. Non è la prima volta che lo fa. Simenon racconta storie bellissime, dipinge malinconia ...continua

    Stava filando dritto verso la massima valutazione perché non meritava di meno. Ma, arrivato al finale, ha ceduto. Non è la prima volta che lo fa. Simenon racconta storie bellissime, dipinge malinconia e solitudine in modo superbo (molti lettori ci vanno a nozze con queste cose) inserisce degli specchi nelle pagine in modo che ciascuno ci trovi se stesso, ma verso la fine dei suoi libri smette di riflettere.
    Così è ne “La casa sul canale” e ne “La Marie del porto” dove le rispettive protagoniste quando mancano poche pagine al retro copertina prendono decisioni incomprensibili, prive di coerenza. Qui è un po' diverso. In “Tre camere a Manhattan” François più che altro difetta di logica. Non ragiona: sda.
    Attenzione. Sto parlando di un romanzo che mi è piaciuto tantissimo, di quelli che mentre li leggi la sera ti dici: “ma che bello!” e la pagina dopo lo ripeti: "che bello! che bello!" finché una voce dall'altra parte del letto protesta: "zitto!, qui domani si lavora! Qui vogliamo dormire!"
    L'ambientazione, così lontana dalle nebbie europee, dai caffè nei porti, dalle chiatte che risalgono i fiumi, non fa rimpiangere nulla dei Simenon classici. La quinta strada, percorsa e attraversata mille volte, è l'omologa di certe camere di altri romanzi. Ciò che manca è un finale semplice e verosimile.
    Ecco, sembra che Simenon conduca i suoi personaggi fino al penultimo capitolo, poi si fermi e li lasci finire da Bob Dylan pensando che magari questi faccia cose sensate. Lo stesso errore che fece mio cugino quando mi insegnò ad andare in bici, Mi teneva per la sella e poi ad un trattò mi lanciò nella vita. E ancora adesso la gente mi chiede perché nelle foto di quell'epoca non abbia i denti.

    ha scritto il 

  • 4

    Con la sua solita scrittura, fatta di poche e precise parole, Simenon "dipinge" un romanzo meraviglioso. Nessuno, come lui, riesce a rendere i personaggi attraverso la scena: colori, odori, ambienti s ...continua

    Con la sua solita scrittura, fatta di poche e precise parole, Simenon "dipinge" un romanzo meraviglioso. Nessuno, come lui, riesce a rendere i personaggi attraverso la scena: colori, odori, ambienti sono non solo funzionali alla storia, ma proprio fondamentali a rendere gli stati psicologici dei personaggi.< br>
    Il romanzo è del 1946 e, dati i tempi, certamente destabilizzante: l'amore tra due persone, fondamentalmente sole, nasce dall'attazione fisica (peraltro inspiegabile dalla descrizione dei personaggi), passa attraverso una "torbida" passione, sfocia in quelle che sono le insicurezze e le contraddizioni in cui si è combattuti quando si è travolti da un amore e alla fine si rivela un sentimento molto forte, profondo e salvifico. Come sempre, leggo Simenon e sono lì dentro alla storia.

    ha scritto il 

  • 0

    Storia d'amore e di incontri

    Simenon è poesia, e anche stavolta non si smentisce. La storia parte in modo anomalo, in una stanza qualsiasi, di un posto qualsiasi, solo casualmente ce la inserisce a New Jork, ma potrebbe essere d ...continua

    Simenon è poesia, e anche stavolta non si smentisce. La storia parte in modo anomalo, in una stanza qualsiasi, di un posto qualsiasi, solo casualmente ce la inserisce a New Jork, ma potrebbe essere dovunque. Il protagonista vive da solo, delle sue cose, abitudini dettate dallo scandire della vita degli altri. Poi scatta la ribellione, forse inconscia, forse no. Il bisogno di far parte del mondo. Si esce....lasciando addirittura la luce accesa, ma non si torna indietro a spegnerla. Si segue un'urgenza....e il libro ci condurrà verso la vita, che non è mai perfetta, giusta, razionale....ma è sanguigna e poetica. Anzi come dicono i protagonisti è un ritorno più che una partenza...

    ha scritto il 

  • 3

    Perplessa...

    Solitamente adoro Simenon, ma questo libro mi ha lasciata un pò perplessa. Il libro è scritto molto bene con delle parti molto intense, ma io Combe proprio non l'ho capito, il suo modo di comportarsi ...continua

    Solitamente adoro Simenon, ma questo libro mi ha lasciata un pò perplessa. Il libro è scritto molto bene con delle parti molto intense, ma io Combe proprio non l'ho capito, il suo modo di comportarsi mi ha sconcertata e Kay mi è rimasta antipatica fin dall'inizio. Probabilmente non l'ho capito.

    ha scritto il 

  • 3

    Come dimostrare a una donna che l'amate? Portandovene a letto un'altra!

    Devo confessare il mio limite: questo libro di Simenon, Tre camere a Manhattan, non l'ho capito. E non mi appagano i luoghi comuni che girano intorno a questo romanzo che, se non sbaglio, è del 1946 e ...continua

    Devo confessare il mio limite: questo libro di Simenon, Tre camere a Manhattan, non l'ho capito. E non mi appagano i luoghi comuni che girano intorno a questo romanzo che, se non sbaglio, è del 1946 e in parte autobiografico: una storia d'amore, la storia di due solitudini, un romanzo sull'ambiguità dei rapporti amorosi e così via banalizzando.
    Ma proviamo a mettere a fuoco i personaggi. Lui, François Combe, è un attore sul viale del tramonto. La moglie lo ha lasciato per un uomo più giovane, anch'egli un attore. Ora è un uomo provato, solo, disilluso, cerca un riscatto lavorativo a New York ma con scarsa convinzione. Lei, Kay, è una donna non giovanissima, ex moglie di un diplomatico che ha abbandonato per seguire un gigolò. Ha avuto, ed ha, molti uomini; è evidentemente una donna promiscua (in un'epoca meno politically correct si direbbe che è un po' troia), anche se ora è anche lei attanagliata dal morso della solitudine.
    I due si incontrano, una notte, in un bar. Parlano, bevono e poi camminano, camminano senza sosta per le vie di New York fino a finire in un alberghetto, dove faranno l'amore come se fosse l'ultima possibilità della loro vita.
    E' qui che comincia l'amore? Difficile a dirsi. Ma lui è ossessionato dal di lei passato e dalla consapevolezza che, quella sera dell'incontro, lui o un altro sarebbero stata la stessa cosa per Kay. Ma ora lei è tutta tesa a dimostrargli che tutti quegli uomini non significavano niente per lei e lui si sforza per assorbire questo turbolento passato. Al loro nuovo incontro, dopo una breve separazione, lui si proclama "guarito" da queste ossessioni del passato: nulla conta più tranne il loro presente e il loro amore che è un sentimento nuovo di zecca. E, forse, per dimostralo a sé stesso e a Kay si porta a letto una donna senza nasconderlo all'amata, anzi, sbandierandoglielo in faccia come prova di aver superato le antiche ossessioni!
    Una volta che di sono chiariti, il loro amore può veleggiare verso lidi meravigliosi: tutto sarà possibile, persino una nuova vita. Fine.
    Non nascondo che, almeno nella parte iniziale, il romanzo ha un innegabile fascino, ma sono gli esiti finali a lasciarmi perplesso. Ma forse, come spesso ho sospettato, non capisco l'amore.

    ha scritto il 

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