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Tre giorni e un bambino

Di

Editore: Einaudi (L'arcipelago, 22)

3.6
(96)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 90 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806165771 | Isbn-13: 9788806165772 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alessandro Guetta

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Uno studente fuori corso si trova a ospitare a casa sua, per tre giorni, il figlio della donna di cui è stato a lungo innamorato. La sua vita viene scombussolata in modo tragicomico: da un lato il giovane riversa sul bambino manifestazioni affettive esagerate, dall'altro sente, brutalmente, di volerne la morte. Il racconto è già stato pubblicato nella raccolta "Tutti i racconti".
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  • 5

    quando un libro mi colpisce così in profondità come questo breve racconto di Yehoshua, il mio più grande desiderio e piacere è condividerlo; non solo con gli amici intimi ma anche con le persone che trovo interessanti, per raccogliere punti di vista e chiavi di lettura diversi. Il mio "Tre giorni ...continua

    quando un libro mi colpisce così in profondità come questo breve racconto di Yehoshua, il mio più grande desiderio e piacere è condividerlo; non solo con gli amici intimi ma anche con le persone che trovo interessanti, per raccogliere punti di vista e chiavi di lettura diversi. Il mio "Tre giorni e un bambino" sta girando ormai da molti mesi, in genere conquista chi lo legge, a volte disturba un pò, specie le "madri", ma riesce sempre a riscaldare il cuore e a diventare un ricordo dolce e garbato. Mi inizia a mancare un pò...

    ha scritto il 

  • 3

    persa nell'insonnia ho ripescato questo libro di Yeoshua, e dopo dieci pagine ho ricordato perchè l'avevo rimosso. L'atteggiamento del protagonista nei confronti del bimbo è crudele, ogni passaggio mi dà noia, urta la mia sensibilità. ma questa volta, complice l'insonnia, l'ho finito. Dicono il m ...continua

    persa nell'insonnia ho ripescato questo libro di Yeoshua, e dopo dieci pagine ho ricordato perchè l'avevo rimosso. L'atteggiamento del protagonista nei confronti del bimbo è crudele, ogni passaggio mi dà noia, urta la mia sensibilità. ma questa volta, complice l'insonnia, l'ho finito. Dicono il miglior racconto di Yeoshua, ma io nn sono d'accordo..

    ha scritto il 

  • 4

    Lettere da Gerusalemme

    L'ho letto anni fa, non so quanti. Questo libro è sparito dalle librerie, ed è un pò un un peccato, perché Gerusalemme io la continuo ad immaginare come se ne parla in questo libro. Un posto anche pauroso, come lo può vedere un bambino o un uomo che si ritrova con un bambino che non è suo. E' poi ...continua

    L'ho letto anni fa, non so quanti. Questo libro è sparito dalle librerie, ed è un pò un un peccato, perché Gerusalemme io la continuo ad immaginare come se ne parla in questo libro. Un posto anche pauroso, come lo può vedere un bambino o un uomo che si ritrova con un bambino che non è suo. E' poi metafora. Altri libri dell'autore cominciati e mai finiti, questo mi ricorda tante cose, che pure ho quasi dimenticato. Se lo incontri in libreria o all'usato compralo, perché si sta estinguendo, ne è consapevole lui, il libro, in primis. E ritrovarlo nella libreria, uguale, tutta una gerusalemme polverosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Abraham Yehoshua scrisse Tre giorni e un bambino nel 1965. Fa parte di quel periodo della sua vita che costituisce, per stessa ammissione dell’autore, un lungo periodo di apprendistato sull’arte del racconto, prima di dedicarsi, dopo il compimento dei quarant’anni, alla scrittura dei romanzi che ...continua

    Abraham Yehoshua scrisse Tre giorni e un bambino nel 1965. Fa parte di quel periodo della sua vita che costituisce, per stessa ammissione dell’autore, un lungo periodo di apprendistato sull’arte del racconto, prima di dedicarsi, dopo il compimento dei quarant’anni, alla scrittura dei romanzi che l’hanno reso uno degli scrittori più acclamati al mondo. Ma, al di là delle categorie, Tre giorni e un bambino è uno dei vertici dell’intera produzione di Yehoshua. Ho sempre sostenuto che tra le qualità migliori dello scrittore israeliano c’è quella di saper descrivere i movimenti minori dei personaggi, lo scorrere delle loro giornate, il loro affaccendarsi in una routine quotidiana che magari non ha nulla di eccezionale. Eppure, nel descrivere queste vite che girano al minimo, riesce sorprendentemente (e come nessun altro al mondo) a dilatare la prospettiva, fino a simbolizzare significati e temi di rilevanza storica, politica, religiosa e culturale. Sono i giorni di passaggio dall’estate all’autunno, e in una Gerusalemme ancora infuocata dalla calura, Ze’ev, un giovane laureando in matematica, si impegna a tenere con sé il figlio della sua ex, Haya. Il piccolo Yali, tre anni, assomiglia come una goccia d’acqua a sua madre, e questa somiglianza ridesta in Ze’ev antichi sentimenti di amore per la donna perduta. Tuttavia, nel suo atteggiamento verso il bambino, c’è una sorta di inspiegabile ostilità, un’avversione che lo spinge ad immaginarne addirittura la morte o ad avere l’impulso di abbandonarlo ai suoi giochi pericolosi e alla febbre che ben presto lo contagia. In questo Yehoshua ancora ventinovenne c’è già tutta l’intensità, la forza poetica e morale, l’eccellenza del grande maestro che conosciamo oggi. In un’intervista rilasciata nel 2010, parlando dei personaggi che animano le sue storie, ha dichiarato: “Andrebbero rispettati come gli esseri umani. Mai ridotti a finzione. Nei miei libri non ce ne sono mai di radicalmente aberranti o incompatibili con me. Non c’è un solo personaggio che io non accetterei di far accomodare nel mio salotto”. In questa affermazione c’è tutta la distanza che separa Yehoshua da una parte rilevante di scrittori contemporanei. Una dichiarazione d’intenti, a quanto pare, mai tradita, neppure nella più remota giovinezza.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi ricorda un po' il film di Kitano (L'estate di Kikujiro) questo racconto di Yeoshua édito negli Arcipelaghi Einaudi. Questo scrittore mi è sempre sembrato prolisso e nel racconto trova la giusta misura. Un giovane fugge dal proprio Kibbutz nella Galilea perché la donna di cui è innamorato, semb ...continua

    Mi ricorda un po' il film di Kitano (L'estate di Kikujiro) questo racconto di Yeoshua édito negli Arcipelaghi Einaudi. Questo scrittore mi è sempre sembrato prolisso e nel racconto trova la giusta misura. Un giovane fugge dal proprio Kibbutz nella Galilea perché la donna di cui è innamorato, sembra non vederlo affatto e ben presto si lega ad un altro. Anni dopo, oramai stabilitosi a Gerusalemme, riceve una telefonata dal marito di lei, che gli chiede di ospitare il loro bambino di tre anni perché i genitori dovranno sostenere degli esami universitari

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un uomo e il figlio della donna amata, da cui è stato abbandonato, vivono insieme per 3 giorni, da soli, senza conoscersi.
    La vicinanza del bambino riporta alla mente del protagonista i tratti e la storia dell'amore perso, l'iniziale affetto/amore per il bimbo a tratti si trasforma in rancore e o ...continua

    Un uomo e il figlio della donna amata, da cui è stato abbandonato, vivono insieme per 3 giorni, da soli, senza conoscersi. La vicinanza del bambino riporta alla mente del protagonista i tratti e la storia dell'amore perso, l'iniziale affetto/amore per il bimbo a tratti si trasforma in rancore e odio, fino a un disinteresse che potrebbe essere fatale per il piccino. Quasi una volontà di uccidere, attraverso il figlio, il vecchio amore per poter finalmente rinascere in nuova veste.

    ha scritto il 

  • 3

    è una storia in qualche modo simile a "ad un cerbiatto somiglia il mio amore", di grossman. ma questo è stato scritto molti anni prima. centrato su un amore finito, anche qui non perduto del tutto, ma trasformato in sofferta amicizia. con un bambino di mezzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Quasi una formazione

    Le frasi sono brevi, incisive e di una misura che incanta. A tratti punteggiate da un’insolita poeticità. Diverte un certo cinismo di fondo che qualcuno, forse, potrebbe trovare fastidioso.
    Ho pensato ai "romanzi di formazione". "Tre giorni e un bambino" non appartiene appieno a tale filone, ...continua

    Le frasi sono brevi, incisive e di una misura che incanta. A tratti punteggiate da un’insolita poeticità. Diverte un certo cinismo di fondo che qualcuno, forse, potrebbe trovare fastidioso.
    Ho pensato ai "romanzi di formazione". "Tre giorni e un bambino" non appartiene appieno a tale filone, ma la convivenza di Ze’ev con un bambino molto piccolo rappresenta un momento di crescita per un giovane uomo che si mette alla prova e si trova a far parte, solo per tre giorni e forse in maniera un po’ goffa, del mondo degli adulti.

    ha scritto il 

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