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Tre sorelle

Di

Editore: Einaudi

4.0
(182)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 95 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8806064789 | Isbn-13: 9788806064785 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: G. Guerrieri

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    7.5/10

    Difficile dare una valutazione perché è una sceneggiatura e non un romanzo perciò, evidentemente,non posso valutare lo stile allo stesso modo. Probabilmente visto rappresentato sarebbe anche ...continua

    Difficile dare una valutazione perché è una sceneggiatura e non un romanzo perciò, evidentemente,non posso valutare lo stile allo stesso modo. Probabilmente visto rappresentato sarebbe anche migliore, ma ho cercato di dargli un voto onesto rispetto alle impressioni che mi ha dato. All'inizio, nelle prime 15 pagine, ero abbastanza scoraggiata e lo trovavo noioso. In realtà tocca tematiche interessanti sulle quali, purtroppo, mi trovo già a riflettere da tempo. Nota negativa, anche se i punti di vista dei personaggi sono definiti non c'è un approfondimento di nessuno di essi e perciò lo trovo molto buono potenzialmente ma superficiale nell'argomentazione. Anche se non l'ho esperito personalmente consiglio più la visione in teatro che la lettura del presente libretto!

    ha scritto il 

  • 4

    Ho fatto fatica a leggerlo da solo, ma rileggendolo con la mia compagnia teatrale sto cominciando a vederlo in maniera diversa. è una discesa verso la disperazione e la distruzione onirica e ...continua

    Ho fatto fatica a leggerlo da solo, ma rileggendolo con la mia compagnia teatrale sto cominciando a vederlo in maniera diversa. è una discesa verso la disperazione e la distruzione onirica e morale. Sarà complicato saperlo rappresentare bene sul palcoscenico

    ha scritto il 

  • 4

    Il lavoro nobilita i nobili

    Storia breve e deprimente, principalmente perché ci parla della fatica del lavoro e del nonsense della vita:

    1) “Lavorare bisogna, lavorare. Per questo siamo tristi e guardiamo alla vita con ...continua

    Storia breve e deprimente, principalmente perché ci parla della fatica del lavoro e del nonsense della vita:

    1) “Lavorare bisogna, lavorare. Per questo siamo tristi e guardiamo alla vita con tanta tetraggine, perché non sappiamo cosa sia il lavoro. Siamo nate in una famiglia che disprezzava il lavoro… “

    Oh che scoperta per questi nobili in disfacimento:

    sono impiegata al municipio e odio, disprezzo tutto ciò che mi danno da fare… Ho già ventiquattro anni, lavoro da tanto tempo, mi si é inaridita la mente, sono dimagrita, imbruttita, invecchiata e niente, niente, nessuna soddisfazione, e il tempo passa e mi sembra di andar sempre piů lontano dalla vita vera e bella, verso chissà quale precipizio. Sono disperata, disperata! E come faccio ad essere ancora viva, come ho fatto a non suicidarmi non lo capisco proprio…

    Che dovrei dire io, impiegata sfigata, costretta dalla Fornero a lavorare fino a settanta anni?

    La storia rende bene l’idea del periodo di transizione e di disfacimento della nobiltà russa, ma descrive anche magnificamente l'inutile attesa di qualche evento che magicamente darà un nuovo corso alla propria esistenza, l’incapacità di realizzare un vero cambiamento, seppure agognato, e la vacuità della vita.

    L’epilogo è tristissimo e principale motivo di depressione:

    Il tempo passerà e noi scompariremo per sempre, ci dimenticheranno, dimenticheranno i nostri volti, le nostre voci e quante eravamo (…) tra poco anche noi sapremo perché siamo al mondo, perché soffriamo… Ah, saperlo, saperlo!

    e mi trovo di nuovo a citare un "poeta" contemporaneo:

    noi corriamo sempre in una direzione, ma quale sia e che senso abbia chi lo sa"

    Vediamo chi è il primo a indovinare chi è!

    ha scritto il 

  • 5

    Čechov ha un modo sensazionale di scrivere. Quando vuole scrivere una tragedia, ci riesce veramente. Posso solo immaginare sulle scene la rassegnazione di Irina, la minuscola e fragile eco di ...continua

    Čechov ha un modo sensazionale di scrivere. Quando vuole scrivere una tragedia, ci riesce veramente. Posso solo immaginare sulle scene la rassegnazione di Irina, la minuscola e fragile eco di speranza di Ol'ga, la tristezza nel cuore di Maša. In questo dramma non succede niente. Si inizia così, si finisce così. L'azione è lacerata da squarci di confessioni amorose, da confessioni di peccati, da catastrofi (un incendio) e da una pistola che fa fuoco. Ma tutto sembra immobile, polveroso, tutto fermo e statico come un vecchio inverno sovietico. Paradossalmente, però, c'è nell'aria qualche cambiamento; c'è un avvenire per Irina, che partirà, e per Maša ed Ol'ga ci saranno delle speranze. Forse tutti andranno via, forse tutti fuggiranno e ciascuno riuscirà a sistemare il proprio dramma interiore e a dare un senso alla propria vita. Chissà cos'aveva in mente Čechov per queste sue commoventi e psicotiche creature...

    ha scritto il 

  • 3

    Questo dramma è l’antenato borghese e domestico del deserto dei tartari; è un monumento alla vita che si sfarina in un’attesa protratta all’infinito, fino alla vecchiaia, fino allo ...continua

    Questo dramma è l’antenato borghese e domestico del deserto dei tartari; è un monumento alla vita che si sfarina in un’attesa protratta all’infinito, fino alla vecchiaia, fino allo sfaldamento dei corpi e della volontà, fino all’autoinganno. L’evento decisivo e illuminante dell’esistenza – il trasferimento dalla provincia alla rutilante Mosca della gioventù –, seppur rimandato a una data indefinita, sembra sempre imminente, centellinato in conversazioni particolareggiate e interminabili; e intanto le occupazioni quotidiane, il fardello della famiglia, i lavori che consentono di tirare avanti, la cerchia delle conoscenze, i possibili amori sono sviliti senza riguardo, quasi con maleducazione saccente, perché solo transitori: insignificanti briciole, in confronto alla pienezza della vita che senza dubbio sboccerà prosperosa e prospera congiuntamente al trasloco. Basterebbe osare un pochino per fare davvero le valigie, spiccare il volo tanto agognato, atterrare per i viali della città dei desideri e iniziare finalmente a vivere; invece il progetto resta perennemente un discorso aereo, frustrato da irrealizzabili condizioni ideali che lo spostano sempre un po’ più in là nel tempo perché nessuna delle tre sorelle è disposta ad assumersi la responsabilità del taglio netto da una vita che pure tutte sembrano detestare. Più semplice addossare la colpa con premuroso rancore al fratello, un tempo giovane di belle speranze, ormai ingrigito e rassegnato al suo ruolo di mediocre, facile capro espiatorio. Quotidianamente tutte inneggiano a Mosca come una preghiera rituale, da anni. Neppure il terribile incendio che devasta il vicinato, tuttavia, fornisce il segnale decisivo. Si sogna la grandezza, paralizzati dalla grettezza (che prima non c’era).

    ha scritto il 

  • 0

    Ol'ga Nostro padre è morto esattamente un anno fa. Faceva freddo allora, nevicava. Io credevo che non ce l'avrei fatta a reggere, tu giacevi svenuta, come morta. Ma un anno è passato, e ce ne ...continua

    Ol'ga Nostro padre è morto esattamente un anno fa. Faceva freddo allora, nevicava. Io credevo che non ce l'avrei fatta a reggere, tu giacevi svenuta, come morta. Ma un anno è passato, e ce ne ricordiamo senza pena, tu ti vesti già di bianco, il tuo viso risplende. (L'orologio batte le dodici). Anche allora battevano le ore.

    In quanto a me e Čechov, dopo esserci aspettati lungamente, ci vedremo il 15 di questo mese (L)

    ha scritto il 

  • 0

    “Si saprà un giorno, il perché di tutto questo; il perchè di tante sofferenze...non ci saranno più misteri, un giorno, ma intanto, bisogna vivere…”

    Ma è vita quella delle “Tre ...continua

    “Si saprà un giorno, il perché di tutto questo; il perchè di tante sofferenze...non ci saranno più misteri, un giorno, ma intanto, bisogna vivere…”

    Ma è vita quella delle “Tre sorelle” di Cechov? Piuttosto un alternarsi di frustrazione, delusione e rimpianto per una vita affettiva che non funziona o è addirittura inesistente, per un lavoro che non gratifica, per essere costrette a vivere in una città di provincia, piuttosto che a Mosca, e, non meno importante, per l’assistere al progressivo declino di un fratello nei riguardi del quale si nutrivano grandi aspettative. Che tristezza e che rabbia!!!

    ha scritto il 

  • 0

    Tra due o trecento anni la vita continuerà a scorrere come fa oggi. Non c’è tanta filosofia da fare. Le tre sorelle faranno una vita grama, per il tempo che rimane. E Tuzenbach è un coglione. ...continua

    Tra due o trecento anni la vita continuerà a scorrere come fa oggi. Non c’è tanta filosofia da fare. Le tre sorelle faranno una vita grama, per il tempo che rimane. E Tuzenbach è un coglione. Si dice che Cechov rimase sconvolto quando gli attori piangevano e si disperavano per la tristezza del testo. Lui aveva scritto una cosa divertente. Bè, io sono dell’idea degli attori. Questa roba è di una tristezza infinita. Rassegnazione camuffata da fiducia nel futuro.

    ha scritto il 

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