Trilobiti

Di

Editore: ISBN

3.9
(681)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8876381597 | Isbn-13: 9788876381591 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ivan Tassi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Criminalità , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Breece D’J Pancake muore suicida nel 1979 a 26 anni. Quattro anni dopo, in America esce la sua unica raccolta di racconti, la reazione è unanime. Non si tratta soltanto di un caso letterario, ma di un autore nato classico. Dodici straordinari racconti, spietati, precisi e delicati. Esseri umani, animali e paesaggi della regione depressa dei monti Appalachi in cui Pancake era nato e cresciuto, si trasformano tra le sue mani in vite esemplari, vere per tutti, in tutti i tempi. La sua figura, a metà strada tra un eroe esistenzialista e Kurt Cobain, è soprattutto, quella di un grande scrittore.
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  • 3

    Alcuni racconti meritano cinque stelle: precisi e spietati. Se l'autore avesse avuto più tempo probabilmente l'intera raccolta sarebbe stata da massimo dei voti. Così lascia in bocca l'amaro della sco ...continua

    Alcuni racconti meritano cinque stelle: precisi e spietati. Se l'autore avesse avuto più tempo probabilmente l'intera raccolta sarebbe stata da massimo dei voti. Così lascia in bocca l'amaro della sconfitta senza l'incanto dell'esattezza.

    ha scritto il 

  • 5

    secondo me ci sono frasi che valgono un libro, eccone due, e siano solo alle prime 2 pagine
    "C’è voluto più di un milione di anni per fare questa piccola collina liscia e ho cercato dappertutto trilob ...continua

    secondo me ci sono frasi che valgono un libro, eccone due, e siano solo alle prime 2 pagine
    "C’è voluto più di un milione di anni per fare questa piccola collina liscia e ho cercato dappertutto trilobiti. Penso a com’è sempre stata lì e a come ci starà sempre, almeno per tutto il tempo che importerà qualcosa."
    "Vedo una toppa di cemento sulla strada. Ha la forma della Florida e mi ricordo che cosa avevo scritto nell’annuario di Ginny: «Vivremo di manghi e d’amore». E lei prese e partì senza di me, due anni è stata laggiù senza di me. Mi manda cartoline con tizi che lottano con gli alligatori e fenicotteri in primo piano. Non mi fa mai domande. Mi sento un idiota per aver scritto quella roba ed entro nel caffè."

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Promessa mancata (e animali torturati)

    Credo che il grosso della fama di Pancake derivi dalla fine tragica, precoce e inspiegabile (per inciso: convertito al cattolicesimo, con tutto l'ardore e la coerenza ai limiti del masochismo dei neof ...continua

    Credo che il grosso della fama di Pancake derivi dalla fine tragica, precoce e inspiegabile (per inciso: convertito al cattolicesimo, con tutto l'ardore e la coerenza ai limiti del masochismo dei neofiti, non si sarebbe mai suicidato: fu un banale incidente il suo). Una fama postuma che deriva unicamente dalle grandi promesse, mancate. E allora, caso unico nella storia della narrativa, se veramente a tale storia si può consegnarlo, è giudicato più per quel che avrebbe potuto dare che non per quanto, pochissimo e con un che di casuale, ha dato.
    Gli si è voluto costruire addosso un monumento letterario che la sua tomba non ha le basi per sostenere a lungo. E' nostalgia la nostra, amarezza, non ammirazione letteraria oggettiva. La morte tragica di un giovane scrittore destinato alla fama, è già letteratura.

    Ma si può definire un artista per quel che poteva fare e non ha potuto?
    Si tende a ingigantire un po' tutto di lui, del pochissimo che se ne sa: persino le foto sono rarissime. E' come pigliare uno dei suoi amati trilobiti e con quella pietruzza cesellata, giudicare un'intera era geologica ... della quale nulla sappiamo veramente.
    Io i raccontini li ho letti: si è voluto associarlo a quel vero genio del racconto minimalista, che ha inaugurato un genere, Carver. Non esageriamo! Sa scrivere, ma non esageriamo!
    Bellini, carini, a volte lirici, ma più che il minimalismo ci vedo la semplificazione.

    ATTENZIONE: è un dato disturbante e se vi disturba non leggetelo. In ogni racconto ci sono pagine di crude e crudeli scene di caccia . Che magari fosse solo questo: è una vera sevizia per gli animali. Talora non è nemmeno caccia: è uccisione e basta. Tartarughe sulle quali si monta sopra il carapace schiacciando e poi decapitandole; cervi squartati a sangue freddo, scartando via a calci il feto che si muove (donne abortiste: pensateci!) nella membrana risvegliato dallo sgozzamento della madre e fegato di cervo affettato e addentato crudo; galli che si lasciano massacrare; cani randagi che porelli gli si spara in mezzo agli occhi di notte, e con indifferenza, perché si ha una cagna femmina in casa e quelli annusano l'amore.... INSOMMA: DA RIVOLTARE LE BUDELLA pure a me che animalista non sono, adoro la carne, ma odio la crudeltà sugli animali e la mancanza di sacralità quando li si uccide per potersene nutrire: stanno dando la loro vita perché tu te ne nutra: allora fallo con rispetto e ringrazia! Non procurare sofferenza inutile.

    ha scritto il 

  • 2

    La storia della letteratura purtroppo è costellata da infinite storie di bravissimi scrittori che hanno deciso di togliersi la vita in giovane età, quando ancora il proprio potenziale non si era potut ...continua

    La storia della letteratura purtroppo è costellata da infinite storie di bravissimi scrittori che hanno deciso di togliersi la vita in giovane età, quando ancora il proprio potenziale non si era potuto esprimere appieno. Tra la miriade di autori che ci hanno lasciato e che avevano lasciato intravedere il proprio talento è facile che qualcuno non venga valorizzato nel modo opportuno o che altri invece vengano esaltati in modo eccessivo. Breece D'J Pancake è l’esempio di come spesso la verità sta in mezzo e non agli estremi. Il giovane americano non è poi molto famoso (almeno qui in Italia) ma forse un motivo c’è. Non voglio dire che il suo non fosse un talento cristallino e che magari con il passare del tempo non avrebbe potuto scrivere un capolavoro che staremo ancora qui a celebrare, solo che per i racconti proposti in Trilobiti questo suo genio non viene fuori in modo così eclatante da far gridare al miracolo. La sua scrittura è sì peculiare e allo stesso tempo molto “normale”, così come i temi trattati nei vari racconti, ma quello che più di ogni altra cosa viene fuori dalla raccolta riportata in italiano da Minimum Fax è un certo “piattuome” a livello di atmosfere, sia paesaggistiche che di emozionalità. Magari gli episodi qui riportati sono i migliori della produzione di Breece D'J Pancake e in quelli scartati, dove la qualità poteva essere minore, si poteva vedere un tentativo di evoluzione verso un altro tipo di sfumature, ma alla fine il colore che si viene a creare in tutti i racconti è sempre lo stesso e il ventaglio non si apre mai a nuove svolte. Ripeto: potrebbe essere dovuto semplicemente alla scelta dei racconti da includere, ma guardando solo questi episodi si può certo dire che Breece D'J Pancake era un buon scrittore, ma si può anche benissimo dire che il meglio della sua produzione poteva venire più avanti. Un più avanti che purtroppo non potrà mai esserci.

    ha scritto il 

  • 5

    Figli di un'America minore

    Dodici racconti ambientati in un’America minore, statica, desolata.
    Scopro che i trilobiti sono fossili essiccati al sole. Come i personaggi di questi dodici racconti, uomini e donne della working cla ...continua

    Dodici racconti ambientati in un’America minore, statica, desolata.
    Scopro che i trilobiti sono fossili essiccati al sole. Come i personaggi di questi dodici racconti, uomini e donne della working class americana, che si muovono in una zona depressa dei monti Appalachi.
    Minatori, commesse, allevatori, cameriere, operai, cacciatori, tutti alle prese con una vita senza sorprese e senza entusiasmi. Come i trilobiti, anche questi uomini e queste donne sono privi di un futuro auspicabile che li strappi al destino certo di una vita immobile.
    I personaggi si muovono, negli interni fumosi dei caffè, nelle fabbriche, nelle miniere. Gli esterni sono stazioni abbandonate, terminal di autobus, ma anche foreste e strade di campagna.
    Ogni storia prende le mosse da una vicenda personale per poi sfociare immancabilmente in sentimenti "universali".
    Pancake è uno scrittore che non consola. In “Trilobiti” nessuno sfugge al destino di una vita senza senso, a nessuno è lasciata una via di uscita.
    Ha detto Kurt Vonnegut: «Su Breece D’J Pancake ti do la mia parola d’onore che si tratta semplicemente del più grande scrittore, dello scrittore più sincero che io abbia mai letto».

    ha scritto il 

  • 2

    Non posso certamente dichiararmi appassionata di letteratura americana, proprio no. Ma pur non essendo "nel giro", aspettavo con un certo entusiasmo l'uscita di questa raccolta, perchè la pubblicazion ...continua

    Non posso certamente dichiararmi appassionata di letteratura americana, proprio no. Ma pur non essendo "nel giro", aspettavo con un certo entusiasmo l'uscita di questa raccolta, perchè la pubblicazione di questo autore mai tradotto in italiano, giovane suicida, talento folgorante, nome assurdo, aveva assunto i connotati di un evento editoriale.

    Ero preparata ad uno stile scarno, ad uno spirito "Old America" e ad una rappresentazione delle comunità rurali meno toccate dalla politica, dagli eventi mondiali, sotto certo aspetti più burbere, più incolte.
    Però questi racconti sono TROPPO. C'è troppa disperazione, troppa violenza, troppi sentimenti repressi. Asfittiche le atmosfere, senza voce i protagonisti, vicoli ciechi, assenze e vuoti in ogni dove.
    Non mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 5

    Con trilobiti D'J Pancake ci porta nell'America meno conosciuta, l'America lontana dalle luci led, dagli itinerari dei turisti e delle guide turistiche; l'America che si lascia sedurre dai populismi, ...continua

    Con trilobiti D'J Pancake ci porta nell'America meno conosciuta, l'America lontana dalle luci led, dagli itinerari dei turisti e delle guide turistiche; l'America che si lascia sedurre dai populismi, da sedicenti presidenti coi capelli ossigenati; l'America che ha perso la speranza, che non vede prospettive. La gente che abita le pianure e i paesini descritti da Pancake non sa cosa sia un'orizzonte di vita, una prospettiva, un sogno, un'ambizione.
    I personaggi diPancake sanno che l'oggi è uguale a ieri e che sarà uguale a domani e che l'unica disciplina di vita è la violenza e l'indifferenza.
    Nella sinossi i racconti di questo libro vengono definiti 'folgoranti', definizione suggestiva e accattivante ma che io cambierei in 'fulminanti' perché innanzi a certe storie non si può che rimanere fulminati (e impotenti).
    L'autore si è tolto la vita, forse come tanti suoi personaggi anche lui non riusciva a vedere l'orizzonte.

    ha scritto il 

  • 3

    49.17.12

    Trilobiti:
    collegavo la parola ad un qualche concetto moderno postumo e invece i trilobiti non hanno niente a che fare con la modernità
    Classe di Artropodi che popolarono i mari durante l'Era paleozoi ...continua

    Trilobiti:
    collegavo la parola ad un qualche concetto moderno postumo e invece i trilobiti non hanno niente a che fare con la modernità
    Classe di Artropodi che popolarono i mari durante l'Era paleozoica; presentavano un tronco coperto da un carapace, percorso da due solchi longitudinali delimitanti una zona mediana, e due lobi laterali.
    La mia idea forse nasceva dal vedere in copertina due teste di cervo che sbucavano dai finestrini di una macchina grigia.
    I trilobiti sono presenti nel primo racconto insieme alla rievocazione del padre defunto, non nel secondo, duro come un osso di bistecca. In mezzo alla prosa rude mi è piaciuta, per contrasto, questa immagine:
    Tra le nubi e le colline spuntò il sole, abbastanza in fretta perché se ne potesse seguire la traccia, facendo brillare la neve sui rami.
    Lo erano già i primi due, lo è a maggior ragione il terzo e lo saranno quelli a seguire: racconti molto americani. L'America rurale delle fattorie, delle miniere, dei boschi dove alcool e solitudine circolano spesso a braccetto. L'alcool porta le risse, con le risse arrivano i guai e i guai sono solidali fra loro. Ho apprezzato i racconti fino a quello intitolato “Ora e ancora” poi il mio interesse è scemato. Ho notato cambi di scena tanto bruschi da farmi perdere il senso di ciò che stavo leggendo, frammentarietà, e soprattutto mi sono accorto di non avere empatia con nessuno dei personaggi. La fauna ha un ruolo preciso in questo libro, gli animali di Pankake sono migliori dei suoi uomini, quanto alle donne, sono in minoranza ed interpreti secondarie.
    Nell'introduzione si raccontano la storia di questo scrittore scomparso prematuramente e gli entusiasmi suscitati nei suoi colleghi
    -Joyce Carol Oates lo paragona a Hemingway, per Kurt Vonnegut è «il più grande scrittore che abbia mai letto», è l’autore preferito di Tom Waits, per J.T. Leroy è «la mia Bibbia... leggo Pancake ogni giorno».
    Io ho letto i 49 racconti di Hemingway. A voler esser magnanimi solo un paio dei 12 di Pancake potrebbero esservi ricondotti. Il tratto comune è la subalternità femminile, nemmeno in Hem, che ricordi, una donna è protagonista o “io narrante”. Avevo venti anni meno, ma i 49 mi fecero un effetto assai diverso rispetto a questi 12.
    Nella mia carriera di lettore solo i 17 “Di cosa parliamo quando parliamo d'amore” hanno avuto un effetto paragonabile a quello dei 49.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro bellissimo e amaro dove i protagonisti sono parte di quella fetta di popolazione americana che raramente ha voce. Lontani dai riflettori hollywoodiani ma anche dagli scontri culturali e socia ...continua

    Un libro bellissimo e amaro dove i protagonisti sono parte di quella fetta di popolazione americana che raramente ha voce. Lontani dai riflettori hollywoodiani ma anche dagli scontri culturali e sociali che tanto appassionano i media, sono uomini e donne senza speranza di una vita migliore, chiusi in situazioni soffocati e senza futuro. L'atmosfera cupa e rarefatta, ricorda molto quella di louisiana, lo splendido film di Minervini.
    Il senso di angoscia che il libro porta con sé, fatica a lasciarti anche dopo averlo chiuso.

    ha scritto il 

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