Trilobiti

Di

Editore: ISBN

4.0
(591)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8876381597 | Isbn-13: 9788876381591 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ivan Tassi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Criminalità , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Breece D’J Pancake muore suicida nel 1979 a 26 anni. Quattro anni dopo, in America esce la sua unica raccolta di racconti, la reazione è unanime. Non si tratta soltanto di un caso letterario, ma di un autore nato classico. Dodici straordinari racconti, spietati, precisi e delicati. Esseri umani, animali e paesaggi della regione depressa dei monti Appalachi in cui Pancake era nato e cresciuto, si trasformano tra le sue mani in vite esemplari, vere per tutti, in tutti i tempi. La sua figura, a metà strada tra un eroe esistenzialista e Kurt Cobain, è soprattutto, quella di un grande scrittore.
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  • 3

    Non amo i racconti, ma questo scrittore dimostra, con la sua opera prima, di conoscere il mestiere e di possedere talento da vendere.
    Chissà, se non fosse morto suicida lasciandoci solo un libro, fors ...continua

    Non amo i racconti, ma questo scrittore dimostra, con la sua opera prima, di conoscere il mestiere e di possedere talento da vendere.
    Chissà, se non fosse morto suicida lasciandoci solo un libro, forse lo avrei apprezzato di più nelle opere di una sua ipotetica "maturità".

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sono detto che B.D. Pancake sarebbe stato un grande scrittore nordeuropeo, se solo non fosse nato nel West Virginia. C'è così tanta desolazione nei suoi scritti, tanto senso di attaccamento alla na ...continua

    Mi sono detto che B.D. Pancake sarebbe stato un grande scrittore nordeuropeo, se solo non fosse nato nel West Virginia. C'è così tanta desolazione nei suoi scritti, tanto senso di attaccamento alla natura che lo circonda, tanto straniamento verso l'uomo e le relazioni che cerca di intessere, che Pancake, su in Islanda, avrebbe forse trovato la sua strada giusta.

    Pancake muore a 26 anni, suicida. Ci lascia 12 racconti, forse qualcosa in più nei suoi appunti. Cosa si può capire di un ragazzo che non è ancora un uomo formato leggendo solo questi 12 racconti? È facile cadere in un semplice elogio, in lodi anche sperticate - lo stesso editore mette un sottotitolo, "I dodici racconti di un grande scrittore", e una pagina intera di recensioni positive per "avvertire" il lettore su cosa ha fra le mani -, e mi dico che probabilmente Breece Pancake l'avrebbe trovata la cosa peggiore da fare per una sua raccolta di racconti. C'è bisogno di un simile avvertimento, quando basta leggere le prime due pagine di "Trilobiti" per capire il valore di questi racconti? C'è bisogno di rimarcare la triste vita del suo autore, quando ogni singola pagina di questa raccolta descrive in maniera tanto reale tutto il suo vivere e il suo pensare?

    Hemingway, Faulkner, Twain. Personalmente aggiungerei anche Carver, forse Yates, ma solo per le sensazioni suscitate. C'è una sottile linea che unisce la grande letteratura americana al modo di raccontare di Pancake, un modo che se da una parte è tipicamente americano (il West Virginia si respira in ogni pagina, Pancake non fa niente per allontanarsi dai luoghi in cui è cresciuto) dall'altro è più nordeuropeo, proprio nel momento in cui sono i grandi spazi, e la natura in generale, a reggere tutti i suoi racconti. Ogni qualvolta un personaggio compie un'azione, è verso le colline o i campi che spinge il suo sguardo. Ci si perde in mezzo a questi luoghi: Pancake sembra cercare e trovare tutte le risposte per i suoi protagonisti nella natura. Gli fa respirare la polvere, li fa immergere in campi coltivati a tabacco e grano, li spinge in boschi in cui scoiattoli e volpi non mancano, li fa approdare lungo fiumi e lungo ponti. Ed è da queste scene di contemplazione che nasce tutta la ricchezza dei racconti, una ricchezza che permette a chi ascolta di trovarsi fra le valli del West Virginia anche se il West Virginia non sa neanche come è fatto. E c'è un continuo senso di immobilità in "Trilobiti": non ci sono grandi avvenimenti, tutto quello che doveva accadere è già stato, e se qualcosa deve accadere durante il racconto allora Pancake ne allude sottilmente - ora c'è solo il protagonista e i suoi pensieri, immersi nella natura, ed è di questo che vuole raccontarci. È una ricchezza fatta di frasi brevi, semplici nella costruzione, ma mai didascalica: Pancake riesce a inserire tutti i dettagli necessari alla narrazione, ma lo fa con una tale semplicità che non te ne accorgi quasi ("Mi restano solo il letto del torrente e gli animali di pietra che colleziono. Sbatto le palpebre e respiro. Mio padre è una nuvola color kaki tra i cespugli di canne e Ginny nient'altro che un odore amaro tra i rovi di more su per il crinale"). E c'è tanta desolazione: nessuno dei protagonisti di questi racconti arriva da un passato facile, sono tutti piegati dalla fatica di una vita vissuta con grandi sacrifici. E così come sembrano essere tutti figli dello stesso passato, allo stesso modo c'è un continuo ripetersi di situazioni e personaggi fra un racconto e l'altro, come se fosse una sola grande storia quella che Pancake ci vuole raccontare. Scorrono così le vite di giovani che hanno perso uno o entrambi i genitori, di uomini che vagano alla ricerca di un senso e sperano di trovarlo nella compagnia di una ragazza occasionale, ragazzi che vengono "svezzati" alla maniera degli adulti, vecchi che sperano di trovare il proprio figlio perduto, amici che si separano in gioventù e non si riconoscono nella maturità. In ognuno dei protagonisti sembra di leggere la delusione di chi si aspettava un riconoscimento da parte della vita ma che invece vi ha trovato solo più dolore, forse quello stesso che Pancake ha trovato fin troppo presto. Ma c'è anche la voglia di costruirsi una vita, la ricerca di un futuro a propria immagine: sono diverse le storie in cui alla fine il protagonista ha davanti a sé una possibile strada da percorrere. Ma a Pancake quella strada non interessa, e così come le sue storie iniziano dopo che tutto è già accaduto, allo stesso modo si interrompono quando il più sembra ancora non essere arrivato. Rimangono solamente queste scene di transizione, una transizione che non sempre coincide con l'arrivo della maturità del protagonista, ma che è sempre il punto di svolta della sua vita.

    ***

    "Una a una, raccoglie le foglie cadute che gli stanno più vicino, le raduna intorno a sé come ha fatto con gli anni vissuti nell'inquietudine. Sentendo i bordi crespi di una foglia secca, vede attraverso la penombra i colori che chiazzano ancora la sua superficie. Tutto è così lontano, così sepolto, e lui sa che c'è voluto più del teschio di un capriolo per far cambiare il loro atteggiamento verso di lui". -p.173

    ha scritto il 

  • 4

    Ho la fortuna di avere amici e vicini che di libri, narrativa, letteratura e racconti ne masticano qualcosa. E leggere i loro riassunti e i loro giudizi spesso è per me fonte di curiosità. Soprattutto ...continua

    Ho la fortuna di avere amici e vicini che di libri, narrativa, letteratura e racconti ne masticano qualcosa. E leggere i loro riassunti e i loro giudizi spesso è per me fonte di curiosità. Soprattutto quando spuntano fuori autori sinora sconosciuti o poco considerati, la prima domanda che ti fai è: “Perché si occupa proprio di questo autore ? Cosa mai potrà significare per il mio amico, per la mia vicina questo libro ?” Aggiungici pure che tanto ti fai queste domande che, alla fine, come la famosa gattina ci lasci pure qualcosa, ecco soddisfatta la curiosità.
    Pancake nasce proprio da una di queste considerazioni e, come spesso succede, la fulminazione è immediata. Storie di perdenti mai duri ad arrendersi, di uomini e donne resi duri dalle incrostazioni della vita.
    Sono storie di disperazione, dove però questa non è mai ostentata, né viene recriminata o lamentata. Semplicemente è la disperazione quotidiana, quasi di routine, di personaggi e soggetti che non sanno, non possono, spesso non vogliono, uscire dal recinto di emarginazione che la vita ha loro riservato.
    Il fallimento di questi personaggi ha un qualcosa di predestinato, ineluttabile e che li insegue anche nei loro successi (“New York si è inghiottita Chester e poi lo ha risputato fuori perché lui pensava che la sua merda non puzzasse”).
    Su tutto ciò che risalta di viva e propria luce è la magnifica e splendida dignità di questi personaggi, pronti ad accettare le disfatte della vita, ma con una tale pulizia dell’animo da apparire persino vincenti agli occhi di chi legge.
    Chi apprezza le storie di Cormac McCarthy, chi ama John Fante, chi ancora legge e rilegge Steinbeck, si troverà a suo agio nei secchi dialoghi e negli scarni racconti di Pancake, perché è lo stesso filo che lega tutti questi autori, e le storie che si snodano alla fine conducono sempre allo stesso porto: la povera bellezza di una vita tutta rivolta alla sopravvivenza dell’essere.
    Dio benedica i miei vicini e miei amici e li ispiri sempre nelle loro intuizioni letterarie.

    ha scritto il 

  • 4

    Se dovessi dire della qualità della scrittura, di come i racconti sono costruiti, di come siano la restituzione di un frammento delle vite dei diversi protagonisti, come se improvvisamente venisse pun ...continua

    Se dovessi dire della qualità della scrittura, di come i racconti sono costruiti, di come siano la restituzione di un frammento delle vite dei diversi protagonisti, come se improvvisamente venisse puntato un occhio di bue su qualcuno e se ne dovesse raccontare il momento, l'istante, direi che sono dei racconti perfetti. Il mio problema è che non sono riusciti a coinvolgermi. Forse gli ultimi tre racconti son riusciti a far maggior breccia nella mia emotività ma, per tutto il tempo della lettura, mi sono ritrovata nella frustrante condizione di voler che quel che stavo leggendo mi piacesse di più, che mi coinvolgesse invece di dover fare una fatica immane per immaginare gli ambienti, le persone, la luce del giorno e della notte, peraltro con scarsi risultati. La lettura mi ha fatto ricordare un verso di una canzone di Guccini, Le ragazze della notte "e amo le ragazze della notte così simili a me, così diverse, noi passeggeri di treni paralleli, piccoli eroi delle occasioni perse, anche se so che non ci incontreremo, ma solamente ci guardiamo passare" e fatto venire un certo desiderio di ascoltare un po' di Tom Waits.

    ha scritto il 

  • 4

    jurassic country - racconti primordiali

    Pankake ci apre una porta e ci accompagna in un mondo lontano e primordiale, una provincia americana rurale e depressa, ci mette accanto a minatori, marinai, cacciatori, meccanici, allevatori di tor ...continua

    Pankake ci apre una porta e ci accompagna in un mondo lontano e primordiale, una provincia americana rurale e depressa, ci mette accanto a minatori, marinai, cacciatori, meccanici, allevatori di tori da competizione, quasi tutti inevitabilmente senza speranza, personaggi che si battono per la sopravvivenza quotidiana in un mondo duro e tendenzialmente poco ospitale. In poche parole, descrivendo brandelli spezzettati di vite anonime, senza spiegazioni o descrizioni introduttive, ci catapulta nei 13 racconti, in storie disperatamente esemplari.
    In una bella recensione anobiana (Alea) ho letto il termine di "fossili umani" (fossili come i trilobiti del titolo) che mi sembra perfetto per definire la condizione di questi personaggi:
    -immobili perche incapaci di anche solo immaginare una vita e un mondo diverso da quello che vivono, schiacciati, e verrebbe da dire stratificati, sotto il peso di generazioni, di padri che li hanno preceduti e di figli che li seguiranno. Rassegnati a una condizione estrema e sofferente, eppure profondamente umana.
    -lontani, prima che nello spazio anche nel tempo, proprio come i fossili, perchè questa provincia americana è così mentalmente distante dalla nostra, così radicalmente incomprensibile e astratta nella sua materialità e realtà, che la possiamo percepire come appartenente ad un'altra epoca oltre che ad un altro luogo.
    -primordiali perché la natura sempre presente con paesaggi, piante e animali non è qualcosa che fa da sfondo, ma è parte delle storie. E questi uomini e donne sono anch'essi natura, in balia delle forze essenziali, sconvolgenti, primitive e senza senso o morale che vi si svolgono, come fossero fiumi o rocce o alberi o animali selvatici, trascinati da pulsioni e pensieri elementari e potenti, erosi dal vento della vita, che vivono e muoiono sotto il sole e le stelle da milioni di anni.

    ha scritto il 

  • 3

    Sarà un grande scrittore, ma credo di non avere gli strumenti per giudicarlo, soprattutto non sono americana, anzi, di quella parte specifica perché credo che ci siano così tanti riferimenti locali ch ...continua

    Sarà un grande scrittore, ma credo di non avere gli strumenti per giudicarlo, soprattutto non sono americana, anzi, di quella parte specifica perché credo che ci siano così tanti riferimenti locali che nemmeno un americano li possa cogliere. Al di là di questo non piccolo particolare, davvero troppo negativo per me.

    ha scritto il 

  • 4

    Dall'incontro nasce la creatività

    Finisco i racconti di D'J ed inizio Storia di amore e di tenebra. Nelle prime pagine di Amos trovo almeno due frasi che danno una forma a sensazioni provate leggendo Pancake.

    "Tutto ciò era čechoviano ...continua

    Finisco i racconti di D'J ed inizio Storia di amore e di tenebra. Nelle prime pagine di Amos trovo almeno due frasi che danno una forma a sensazioni provate leggendo Pancake.

    "Tutto ciò era čechoviano, così come il senso di marginalità: c'erano posti al mondo, distanti di qui, dove scorreva la vita vera" p. 24 di 627.

    "E in fondo, questo strano impulso che avevo da bambino - il desiderio cioè di offrire una nuova oppurtunità a ciò che non esisteva più né mai più avrebbe avuto un' opportunità - è ancora fra le cose che mi muovono la mano, ogni volta che mi accingo a scrivere una storia" p. 35 di 627.

    ha scritto il 

  • 4

    Un messaggio sporco di sangue

    “Quando un artista si ammazza, tutto quel che ha scritto diventa pesante, difficile da metabolizzare, difficile da accogliere e da calibrare. Tu, lettore, diventi un testimone di un messaggio sporco d ...continua

    “Quando un artista si ammazza, tutto quel che ha scritto diventa pesante, difficile da metabolizzare, difficile da accogliere e da calibrare. Tu, lettore, diventi un testimone di un messaggio sporco di sangue, di un’esistenza fallita o sbagliata, di una decisione immutabile. Non è mai semplice allinearsi alle pagine di chi ha voluto andarsene.“
    Lankelot

    Leggere Trilobiti è un’esperienza, come solo succede quando si legge un gran libro.
    Inutile decifrare la fascinazione ammorbante dei suoi paesaggi, sempre assolati, brunastri, aridi e cupi, dove vita e morte si alternano silenziosi, morte data alla tartaruga “Sta scema è mia”. La pozza odora di marcio e il sole è di un colore brunastro , morte che coglie il padre Guardo ancora una volta il punto dove è caduto papi. Era disteso come un’aquila con le ali aperte nell’erba spessa Mio padre è una nuvola color kaki tra i cespugli di canne , immagini che piombano improvvise tra pensieri e descrizioni del tutto diversi, simili a squarci che ci permettono d’intravvedere per un attimo il mondo interiore di Pancake: la sua sofferenza, la bellezza della sua sofferenza, oserei dire, visto come l’ha saputa trasformare scrivendo.

    In questa terra stanca sempre attraversata dal sangue, terra a cui la gente appartiene anima e corpo, tutto è sempre in lotta senza trovarvi né volevi dare peraltro un senso, uomini bestie natura, a ognuno è preclusa la possibilità di sognare, e forse l'unico vero desiderio è di potersi finalmente confondere e annullare con la terra macerata dal sole.

    Breece passerà attraverso l’esperienza definitiva. Siglerà di sangue i suoi racconti. Un colpo di fucile alla testa. Aveva ventisei anni.

    Riposa in pace, ragazzo, ovunque tu sia.
    “Questa non è la fine. In Paradiso sarai il grande artista che Dio attendeva che fosti”

    ha scritto il 

  • 2

    La scrittura di Pancake è bellissima. Nitida, precisa, tagliente.
    L’effetto di alienazione che creano questi 12 racconti è certamente voluto.
    Ma tanta aridità non poteva che lasciare arida anche me. ...continua

    La scrittura di Pancake è bellissima. Nitida, precisa, tagliente.
    L’effetto di alienazione che creano questi 12 racconti è certamente voluto.
    Ma tanta aridità non poteva che lasciare arida anche me.

    ha scritto il 

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