Trilobiti

Di

Editore: ISBN

4.0
(666)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8876381597 | Isbn-13: 9788876381591 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ivan Tassi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Criminalità , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Breece D’J Pancake muore suicida nel 1979 a 26 anni. Quattro anni dopo, in America esce la sua unica raccolta di racconti, la reazione è unanime. Non si tratta soltanto di un caso letterario, ma di un autore nato classico. Dodici straordinari racconti, spietati, precisi e delicati. Esseri umani, animali e paesaggi della regione depressa dei monti Appalachi in cui Pancake era nato e cresciuto, si trasformano tra le sue mani in vite esemplari, vere per tutti, in tutti i tempi. La sua figura, a metà strada tra un eroe esistenzialista e Kurt Cobain, è soprattutto, quella di un grande scrittore.
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  • 2

    Non posso certamente dichiararmi appassionata di letteratura americana, proprio no. Ma pur non essendo "nel giro", aspettavo con un certo entusiasmo l'uscita di questa raccolta, perchè la pubblicazion ...continua

    Non posso certamente dichiararmi appassionata di letteratura americana, proprio no. Ma pur non essendo "nel giro", aspettavo con un certo entusiasmo l'uscita di questa raccolta, perchè la pubblicazione di questo autore mai tradotto in italiano, giovane suicida, talento folgorante, nome assurdo, aveva assunto i connotati di un evento editoriale.

    Ero preparata ad uno stile scarno, ad uno spirito "Old America" e ad una rappresentazione delle comunità rurali meno toccate dalla politica, dagli eventi mondiali, sotto certo aspetti più burbere, più incolte.
    Però questi racconti sono TROPPO. C'è troppa disperazione, troppa violenza, troppi sentimenti repressi. Asfittiche le atmosfere, senza voce i protagonisti, vicoli ciechi, assenze e vuoti in ogni dove.
    Non mi è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Con trilobiti D'J Pancake ci porta nell'America meno conosciuta, l'America lontana dalle luci led, dagli itinerari dei turisti e delle guide turistiche; l'America che si lascia sedurre dai populismi, ...continua

    Con trilobiti D'J Pancake ci porta nell'America meno conosciuta, l'America lontana dalle luci led, dagli itinerari dei turisti e delle guide turistiche; l'America che si lascia sedurre dai populismi, da sedicenti presidenti coi capelli ossigenati; l'America che ha perso la speranza, che non vede prospettive. La gente che abita le pianure e i paesini descritti da Pancake non sa cosa sia un'orizzonte di vita, una prospettiva, un sogno, un'ambizione.
    I personaggi diPancake sanno che l'oggi è uguale a ieri e che sarà uguale a domani e che l'unica disciplina di vita è la violenza e l'indifferenza.
    Nella sinossi i racconti di questo libro vengono definiti 'folgoranti', definizione suggestiva e accattivante ma che io cambierei in 'fulminanti' perché innanzi a certe storie non si può che rimanere fulminati (e impotenti).
    L'autore si è tolto la vita, forse come tanti suoi personaggi anche lui non riusciva a vedere l'orizzonte.

    ha scritto il 

  • 3

    49.17.12

    Trilobiti:
    collegavo la parola ad un qualche concetto moderno postumo e invece i trilobiti non hanno niente a che fare con la modernità
    Classe di Artropodi che popolarono i mari durante l'Era paleozoi ...continua

    Trilobiti:
    collegavo la parola ad un qualche concetto moderno postumo e invece i trilobiti non hanno niente a che fare con la modernità
    Classe di Artropodi che popolarono i mari durante l'Era paleozoica; presentavano un tronco coperto da un carapace, percorso da due solchi longitudinali delimitanti una zona mediana, e due lobi laterali.
    La mia idea forse nasceva dal vedere in copertina due teste di cervo che sbucavano dai finestrini di una macchina grigia.
    I trilobiti sono presenti nel primo racconto insieme alla rievocazione del padre defunto, non nel secondo, duro come un osso di bistecca. In mezzo alla prosa rude mi è piaciuta, per contrasto, questa immagine:
    Tra le nubi e le colline spuntò il sole, abbastanza in fretta perché se ne potesse seguire la traccia, facendo brillare la neve sui rami.
    Lo erano già i primi due, lo è a maggior ragione il terzo e lo saranno quelli a seguire: racconti molto americani. L'America rurale delle fattorie, delle miniere, dei boschi dove alcool e solitudine circolano spesso a braccetto. L'alcool porta le risse, con le risse arrivano i guai e i guai sono solidali fra loro. Ho apprezzato i racconti fino a quello intitolato “Ora e ancora” poi il mio interesse è scemato. Ho notato cambi di scena tanto bruschi da farmi perdere il senso di ciò che stavo leggendo, frammentarietà, e soprattutto mi sono accorto di non avere empatia con nessuno dei personaggi. La fauna ha un ruolo preciso in questo libro, gli animali di Pankake sono migliori dei suoi uomini, quanto alle donne, sono in minoranza ed interpreti secondarie.
    Nell'introduzione si raccontano la storia di questo scrittore scomparso prematuramente e gli entusiasmi suscitati nei suoi colleghi
    -Joyce Carol Oates lo paragona a Hemingway, per Kurt Vonnegut è «il più grande scrittore che abbia mai letto», è l’autore preferito di Tom Waits, per J.T. Leroy è «la mia Bibbia... leggo Pancake ogni giorno».
    Io ho letto i 49 racconti di Hemingway. A voler esser magnanimi solo un paio dei 12 di Pancake potrebbero esservi ricondotti. Il tratto comune è la subalternità femminile, nemmeno in Hem, che ricordi, una donna è protagonista o “io narrante”. Avevo venti anni meno, ma i 49 mi fecero un effetto assai diverso rispetto a questi 12.
    Nella mia carriera di lettore solo i 17 “Di cosa parliamo quando parliamo d'amore” hanno avuto un effetto paragonabile a quello dei 49.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro bellissimo e amaro dove i protagonisti sono parte di quella fetta di popolazione americana che raramente ha voce. Lontani dai riflettori hollywoodiani ma anche dagli scontri culturali e socia ...continua

    Un libro bellissimo e amaro dove i protagonisti sono parte di quella fetta di popolazione americana che raramente ha voce. Lontani dai riflettori hollywoodiani ma anche dagli scontri culturali e sociali che tanto appassionano i media, sono uomini e donne senza speranza di una vita migliore, chiusi in situazioni soffocati e senza futuro. L'atmosfera cupa e rarefatta, ricorda molto quella di louisiana, lo splendido film di Minervini.
    Il senso di angoscia che il libro porta con sé, fatica a lasciarti anche dopo averlo chiuso.

    ha scritto il 

  • 5

    "Perché se trattano così il legno verde, che ne sarà del legno secco?"

    I protagonisti dei racconti di Breece Pancake sono tutti "legno secco", sono gli umili, i vinti, ma non solo, sono gli abbrutiti e i devastati dalla vita. L'ambientazione è quella polverosa del West V ...continua

    I protagonisti dei racconti di Breece Pancake sono tutti "legno secco", sono gli umili, i vinti, ma non solo, sono gli abbrutiti e i devastati dalla vita. L'ambientazione è quella polverosa del West Virginia, e ci sembra di esserci in quelle strade rosse, in quei letti di fiumi in secca.
    E' un libro bellissimo, un libro duro, desolante, cattivo, ma terribilmente onesto e, sì, bellissimo, di un autore sconosciuto ai più che probabilmente avrebbe potuto darci ancora tanto, se a 27 anni non si fosse suicidato (e il suo pessimismo imperante la dice lunga a riguardo).
    Non cercateci speranza e non cercateci una rivincita, perchè non ne troverete, e neanche compassione per i vinti, perchè non ne proverete (checchè ne dica la quarta di copertina), cercateci la potenza del linguaggio e l'inclemenza del realismo.

    ha scritto il 

  • 5

    Racconti intrinsechi di solitudine, paure, sogni irrealizzati di persone comuni, ombre della società. L'inquietudine che traspare in questi racconti scritti, in maniera magistrale, rende il libro un c ...continua

    Racconti intrinsechi di solitudine, paure, sogni irrealizzati di persone comuni, ombre della società. L'inquietudine che traspare in questi racconti scritti, in maniera magistrale, rende il libro un capolavoro.

    Trilobiti: ***** Il presente che muta e trasforma il passato. I pensieri di un ragazzo che non sa, mentre tutto muta intorno a lui e il dubbio si fonde con la tristezza dell'incerto futuro che dovrà affrontare. Non direi un bel racconto, ma un racconto scritto con l'anima.

    Cava: ***** Un uomo pieno di rabbia, che cerca di aggrapparsi a un futuro più roseo mentre il presente lo riduce in mille pezzi.

    Una stanza per sempre: ***** Solo, l'ultimo giorno dell'anno e la solitudine che lo assale. Mentre passeggia sotto la pioggia cerca la sua salvezza in una ragazza che persa come lui non può dagli altro che un po di conforto materiale; ed è mentre cerca di salvarla dal suo precipizio che comprende che alle volte non si vuole essere salvati, ma sola lasciarsi trasportare inermi dalla corrente.

    Cacciatori di volpi: ***** Quanto un uomo è uomo? Dipende dal tempo o dagli eventi che lo circondano? Bo, un ragazzo che crede di essere uomo e forse è più uomo di tanti uomini che credono di esserlo.

    Ora e ancora: ***** Gli orrori commessi da un uomo che cerca solo di sfamare i suoi maiali mentre aspetta che il suo figlio ritorni. Un piccolo gioiello di racconto.

    Il marchio: *** Il racconto non mi ha preso particolarmente, ma la scrittura è superba e basta questo.

    L'Attaccabrighe: *** Non si lotta contro altri, ma con l'ombra di noi stessi. Nessuna promessa dura a lungo.

    Onore ai morti: **** La paura della morte, i ricordi di un amico da onorare. La guerra negli occhi di un ragazzo.

    Come dev'essere: **** L'indipendenza, il cattivo ragazzo e la ragazza ingenua. Bel racconto.

    La mia salvezza: ***** L'impotenza di realizzare i propri sogni, l'attesa e poi la consapevolezza che ormai il tempo è trascorso troppo velocemente.

    Che ne sarà del legno secco: ***** Ricordi passati cancellati dal tempo. Rimane solo la rabbia del passato e la consapevolezza che certi posti restano immutati.

    Il primo giorno d'inverno:***** Imprigionato in un mondo ormai troppo stretto, col la paura che nulla cambierà.

    ha scritto il 

  • 3

    Raymond Carver in chiave dark?

    Una scrittura straordinaria che evoca, immediatamente, odore di legno e corteccia, montagne ripide, foreste fittissime e freddo invernale. Le atmosfere, quindi, sono quasi da capolavoro.
    Purtroppo non ...continua

    Una scrittura straordinaria che evoca, immediatamente, odore di legno e corteccia, montagne ripide, foreste fittissime e freddo invernale. Le atmosfere, quindi, sono quasi da capolavoro.
    Purtroppo non convince nel cuore: gli intrecci dei racconti mi sono sembrati abbastanza insipidi e scivolano via.
    Da leggere con un disco slowcore in sottofondo.

    ha scritto il 

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