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Trilobiti

Di

Editore: ISBN

4.0
(573)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8876381597 | Isbn-13: 9788876381591 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ivan Tassi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Crime , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Breece D’J Pancake muore suicida nel 1979 a 26 anni. Quattro anni dopo, in America esce la sua unica raccolta di racconti, la reazione è unanime. Non si tratta soltanto di un caso letterario, ma di un autore nato classico. Dodici straordinari racconti, spietati, precisi e delicati. Esseri umani, animali e paesaggi della regione depressa dei monti Appalachi in cui Pancake era nato e cresciuto, si trasformano tra le sue mani in vite esemplari, vere per tutti, in tutti i tempi. La sua figura, a metà strada tra un eroe esistenzialista e Kurt Cobain, è soprattutto, quella di un grande scrittore.
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  • 4

    Ho la fortuna di avere amici e vicini che di libri, narrativa, letteratura e racconti ne masticano qualcosa. E leggere i loro riassunti e i loro giudizi spesso è per me fonte di curiosità. Soprattutto ...continua

    Ho la fortuna di avere amici e vicini che di libri, narrativa, letteratura e racconti ne masticano qualcosa. E leggere i loro riassunti e i loro giudizi spesso è per me fonte di curiosità. Soprattutto quando spuntano fuori autori sinora sconosciuti o poco considerati, la prima domanda che ti fai è: “Perché si occupa proprio di questo autore ? Cosa mai potrà significare per il mio amico, per la mia vicina questo libro ?” Aggiungici pure che tanto ti fai queste domande che, alla fine, come la famosa gattina ci lasci pure qualcosa, ecco soddisfatta la curiosità.
    Pancake nasce proprio da una di queste considerazioni e, come spesso succede, la fulminazione è immediata. Storie di perdenti mai duri ad arrendersi, di uomini e donne resi duri dalle incrostazioni della vita.
    Sono storie di disperazione, dove però questa non è mai ostentata, né viene recriminata o lamentata. Semplicemente è la disperazione quotidiana, quasi di routine, di personaggi e soggetti che non sanno, non possono, spesso non vogliono, uscire dal recinto di emarginazione che la vita ha loro riservato.
    Il fallimento di questi personaggi ha un qualcosa di predestinato, ineluttabile e che li insegue anche nei loro successi (“New York si è inghiottita Chester e poi lo ha risputato fuori perché lui pensava che la sua merda non puzzasse”).
    Su tutto ciò che risalta di viva e propria luce è la magnifica e splendida dignità di questi personaggi, pronti ad accettare le disfatte della vita, ma con una tale pulizia dell’animo da apparire persino vincenti agli occhi di chi legge.
    Chi apprezza le storie di Cormac McCarthy, chi ama John Fante, chi ancora legge e rilegge Steinbeck, si troverà a suo agio nei secchi dialoghi e negli scarni racconti di Pancake, perché è lo stesso filo che lega tutti questi autori, e le storie che si snodano alla fine conducono sempre allo stesso porto: la povera bellezza di una vita tutta rivolta alla sopravvivenza dell’essere.
    Dio benedica i miei vicini e miei amici e li ispiri sempre nelle loro intuizioni letterarie.

    ha scritto il 

  • 4

    Se dovessi dire della qualità della scrittura, di come i racconti sono costruiti, di come siano la restituzione di un frammento delle vite dei diversi protagonisti, come se improvvisamente venisse pun ...continua

    Se dovessi dire della qualità della scrittura, di come i racconti sono costruiti, di come siano la restituzione di un frammento delle vite dei diversi protagonisti, come se improvvisamente venisse puntato un occhio di bue su qualcuno e se ne dovesse raccontare il momento, l'istante, direi che sono dei racconti perfetti. Il mio problema è che non sono riusciti a coinvolgermi. Forse gli ultimi tre racconti son riusciti a far maggior breccia nella mia emotività ma, per tutto il tempo della lettura, mi sono ritrovata nella frustrante condizione di voler che quel che stavo leggendo mi piacesse di più, che mi coinvolgesse invece di dover fare una fatica immane per immaginare gli ambienti, le persone, la luce del giorno e della notte, peraltro con scarsi risultati. La lettura mi ha fatto ricordare un verso di una canzone di Guccini, Le ragazze della notte "e amo le ragazze della notte così simili a me, così diverse, noi passeggeri di treni paralleli, piccoli eroi delle occasioni perse, anche se so che non ci incontreremo, ma solamente ci guardiamo passare" e fatto venire un certo desiderio di ascoltare un po' di Tom Waits.

    ha scritto il 

  • 4

    jurassic country - racconti primordiali

    Pankake ci apre una porta e ci accompagna in un mondo lontano e primordiale, una provincia americana rurale e depressa, ci mette accanto a minatori, marinai, cacciatori, meccanici, allevatori di tor ...continua

    Pankake ci apre una porta e ci accompagna in un mondo lontano e primordiale, una provincia americana rurale e depressa, ci mette accanto a minatori, marinai, cacciatori, meccanici, allevatori di tori da competizione, quasi tutti inevitabilmente senza speranza, personaggi che si battono per la sopravvivenza quotidiana in un mondo duro e tendenzialmente poco ospitale. In poche parole, descrivendo brandelli spezzettati di vite anonime, senza spiegazioni o descrizioni introduttive, ci catapulta nei 13 racconti, in storie disperatamente esemplari.
    In una bella recensione anobiana (Alea) ho letto il termine di "fossili umani" (fossili come i trilobiti del titolo) che mi sembra perfetto per definire la condizione di questi personaggi:
    -immobili perche incapaci di anche solo immaginare una vita e un mondo diverso da quello che vivono, schiacciati, e verrebbe da dire stratificati, sotto il peso di generazioni, di padri che li hanno preceduti e di figli che li seguiranno. Rassegnati a una condizione estrema e sofferente, eppure profondamente umana.
    -lontani, prima che nello spazio anche nel tempo, proprio come i fossili, perchè questa provincia americana è così mentalmente distante dalla nostra, così radicalmente incomprensibile e astratta nella sua materialità e realtà, che la possiamo percepire come appartenente ad un'altra epoca oltre che ad un altro luogo.
    -primordiali perché la natura sempre presente con paesaggi, piante e animali non è qualcosa che fa da sfondo, ma è parte delle storie. E questi uomini e donne sono anch'essi natura, in balia delle forze essenziali, sconvolgenti, primitive e senza senso o morale che vi si svolgono, come fossero fiumi o rocce o alberi o animali selvatici, trascinati da pulsioni e pensieri elementari e potenti, erosi dal vento della vita, che vivono e muoiono sotto il sole e le stelle da milioni di anni.

    ha scritto il 

  • 3

    Sarà un grande scrittore, ma credo di non avere gli strumenti per giudicarlo, soprattutto non sono americana, anzi, di quella parte specifica perché credo che ci siano così tanti riferimenti locali ch ...continua

    Sarà un grande scrittore, ma credo di non avere gli strumenti per giudicarlo, soprattutto non sono americana, anzi, di quella parte specifica perché credo che ci siano così tanti riferimenti locali che nemmeno un americano li possa cogliere. Al di là di questo non piccolo particolare, davvero troppo negativo per me.

    ha scritto il 

  • 4

    Dall'incontro nasce la creatività

    Finisco i racconti di D'J ed inizio Storia di amore e di tenebra. Nelle prime pagine di Amos trovo almeno due frasi che danno una forma a sensazioni provate leggendo Pancake.

    "Tutto ciò era čechoviano ...continua

    Finisco i racconti di D'J ed inizio Storia di amore e di tenebra. Nelle prime pagine di Amos trovo almeno due frasi che danno una forma a sensazioni provate leggendo Pancake.

    "Tutto ciò era čechoviano, così come il senso di marginalità: c'erano posti al mondo, distanti di qui, dove scorreva la vita vera" p. 24 di 627.

    "E in fondo, questo strano impulso che avevo da bambino - il desiderio cioè di offrire una nuova oppurtunità a ciò che non esisteva più né mai più avrebbe avuto un' opportunità - è ancora fra le cose che mi muovono la mano, ogni volta che mi accingo a scrivere una storia" p. 35 di 627.

    ha scritto il 

  • 4

    Un messaggio sporco di sangue

    “Quando un artista si ammazza, tutto quel che ha scritto diventa pesante, difficile da metabolizzare, difficile da accogliere e da calibrare. Tu, lettore, diventi un testimone di un messaggio sporco d ...continua

    “Quando un artista si ammazza, tutto quel che ha scritto diventa pesante, difficile da metabolizzare, difficile da accogliere e da calibrare. Tu, lettore, diventi un testimone di un messaggio sporco di sangue, di un’esistenza fallita o sbagliata, di una decisione immutabile. Non è mai semplice allinearsi alle pagine di chi ha voluto andarsene.“
    Lankelot

    Leggere Trilobiti è un’esperienza, come solo succede quando si legge un gran libro.
    Inutile decifrare la fascinazione ammorbante dei suoi paesaggi, sempre assolati, brunastri, aridi e cupi, dove vita e morte si alternano silenziosi, morte data alla tartaruga “Sta scema è mia”. La pozza odora di marcio e il sole è di un colore brunastro , morte che coglie il padre Guardo ancora una volta il punto dove è caduto papi. Era disteso come un’aquila con le ali aperte nell’erba spessa Mio padre è una nuvola color kaki tra i cespugli di canne , immagini che piombano improvvise tra pensieri e descrizioni del tutto diversi, simili a squarci che ci permettono d’intravvedere per un attimo il mondo interiore di Pancake: la sua sofferenza, la bellezza della sua sofferenza, oserei dire, visto come l’ha saputa trasformare scrivendo.

    In questa terra stanca sempre attraversata dal sangue, terra a cui la gente appartiene anima e corpo, tutto è sempre in lotta senza trovarvi né volevi dare peraltro un senso, uomini bestie natura, a ognuno è preclusa la possibilità di sognare, e forse l'unico vero desiderio è di potersi finalmente confondere e annullare con la terra macerata dal sole.

    Breece passerà attraverso l’esperienza definitiva. Siglerà di sangue i suoi racconti. Un colpo di fucile alla testa. Aveva ventisei anni.

    Riposa in pace, ragazzo, ovunque tu sia.
    “Questa non è la fine. In Paradiso sarai il grande artista che Dio attendeva che fosti”

    ha scritto il 

  • 2

    La scrittura di Pancake è bellissima. Nitida, precisa, tagliente.
    L’effetto di alienazione che creano questi 12 racconti è certamente voluto.
    Ma tanta aridità non poteva che lasciare arida anche me. ...continua

    La scrittura di Pancake è bellissima. Nitida, precisa, tagliente.
    L’effetto di alienazione che creano questi 12 racconti è certamente voluto.
    Ma tanta aridità non poteva che lasciare arida anche me.

    ha scritto il 

  • 3

    non ero nel momento giusto per apprezzare questo libro, che quindi spezzerei in partenza, ma a torto. e so che sarebbe a torto perché nel leggerlo si è fatta visibile una sensazione, comune a tutti i ...continua

    non ero nel momento giusto per apprezzare questo libro, che quindi spezzerei in partenza, ma a torto. e so che sarebbe a torto perché nel leggerlo si è fatta visibile una sensazione, comune a tutti i racconti, a queste storie in scale di grigio e di giallo e di nero, tese allo spasimo come la pelle di un tamburo. personaggi che vibrano, su questa pelle dura e seccata dal tempo, sotto gli urti di emozioni violente, lasciando emergere, quale unico colore, il rosso del sangue.
    potrà piacere o no, Pancake, ma difficilmente la vibrazione che trasmette non toccherà qualche corda interiore.

    ha scritto il 

  • 4

    Gli scorpioni non ritornano

    “Mi alzo. Passerò la notte a casa. Devo chiudere gli occhi nel Michigan, forse anche in Germania o in Cina, non lo so ancora, cammino ma non ho paura. Sento che la mia paura si allontana in cerchi con ...continua

    “Mi alzo. Passerò la notte a casa. Devo chiudere gli occhi nel Michigan, forse anche in Germania o in Cina, non lo so ancora, cammino ma non ho paura. Sento che la mia paura si allontana in cerchi concentrici attraverso il tempo, per un milione di anni”.

    Questi racconti vivono di un'arida aderenza con le cose, con la materia e con la natura; sono cantati da un'anima fertile e ribelle, ripudiata nella razionalità e nel senso, composti in una prosa irrevocabile e stilisticamente autentica. La sostanza cosciente dei personaggi è formata da malinconie, sogni defunti, lutti, ansie, paure e frustrazioni, in un groviglio polveroso e inutile che diventa parola fossile, ossa e ferita, carbone, maledizione e preghiera. Pancake attraversa le strade, con i camion e la ruggine, il vento secco e le miniere e abita le stanze, le fattorie e i paesaggi, con uomini e donne in una desolazione selvaggia, fatta di campi, monti, boschi, i bar, le roulotte e i porti, e poi scoiattoli, serpenti, volpi, vespe, cavalli, lupi, paludi, laghi, notti e famiglie; la sua voce convive con questi elementi dentro una tragedia immotivata, una morte compresente e infinita, nella sua rumorosa angoscia. Lo scrittore ha un'intonazione biblica ed è soggetto ad una introspezione dolorosa e sorda, fino all'isolamento; le sue storie sono generate dall'incontro tra violenza cieca, atemporale e immobile e fuga poetica nella grazia e nel ricordo, nella silenziosa e mistica solitudine della natura, in un orizzonte di fraterna misericordia e di rassegnata incomunicabilità. Figlio di un minatore e di una bibliotecaria, insegnante di lettere in un'accademia militare, cacciatore e pescatore, fu travolto da una vita di sofferenza e lutto, arrendendosi al tramonto dell'amore possibile, alla depressione, al perfezionismo formale, all'infelicità. I racconti di Trilobiti eleggono rabbia e disperazione a inconsapevoli fondamenti e ineludibili compagni e discendono i fiumi dei grandi narratori americani, Hemingway e Flannery O'Connor, consegnando ballate tristi e sconsolate, di aperta rinuncia al vivere, di inesorabile decadenza: un universo rurale e infelice immaginato e narrato da un dio assente, da un padre demente o folle, da un fratello morto da eroe. Unici interlocutori, scomparsi e per sempre inaccessibili.

    “Il cielo è blu scuro e la nebbia è un fumo freddo che rimane basso sul terreno. In questa prima traccia di buio le mie mani sembrano azzurre, ma non fredde; cose così diventano fredde prima o poi, ma per ora la mia mano è calda”.

    ha scritto il 

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