Trilogía de Nueva York

Ciudad de cristal - Fantasmas - La habitación cerrada

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Publisher: Editorial Anagrama

3.8
(5861)

Language: Español | Number of Pages: 344 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , Catalan , Italian , German , Chi simplified , Dutch , Swedish , Portuguese , Farsi , Czech

Isbn-10: 8433974068 | Isbn-13: 9788433974068 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Hardcover , Paperback , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Book Description
La trilogía de Nueva York, sin duda una de las obras literarias más memorables de los años ochenta, es uno de los cimientos sobre los que se sustenta el prestigio internacional de Paul Auster. El escritor maneja, manipula y reinventa el género policíaco, del que hace una relectura posmoderna con tintes metafísicos. El autor entreteje tres historias dependientes que forjan mitos contemporáneos.
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  • 4

    Tre detective-stories: la prima mi ha molto incuriosito, la seconda un po' annoiato e la terza l'ho trovata la più bella di tutte, la più avvincente. Paul Auster scrive benissimo ed ha la capacità di ...continue

    Tre detective-stories: la prima mi ha molto incuriosito, la seconda un po' annoiato e la terza l'ho trovata la più bella di tutte, la più avvincente. Paul Auster scrive benissimo ed ha la capacità di trasportare il lettore in un luogo inconsueto, mi colpisce per la sua intelligenza e la sua arguzia.. non è la classica lettura, scontata, che ci si potrebbe aspettare, è un viaggio che esplora la solitudine umana e le scelte di volta in volta per me inconsuete dei protagonisti che credono, lottano e pi si perdono.. di grande rilievo l'aspetto psicologico dei personaggi.. lettura consigliata a chi vuole andare fuori dai soliti schemi, a chi vuole esplorare scenari diversi...

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  • 5

    Quando da piccolo salivo sulle giostre provavo sempre un certo timore, finché non smisi del tutto. Preferivo restare fermo dove ero a guardare gli altri girare nel vortice. A volte salivo per dimostra ...continue

    Quando da piccolo salivo sulle giostre provavo sempre un certo timore, finché non smisi del tutto. Preferivo restare fermo dove ero a guardare gli altri girare nel vortice. A volte salivo per dimostrare a me stesso chissà cosa e prima che la ruota iniziasse a girare davo sempre una rapida occhiata a quello che mi stava intorno. Volevo tracciare i dettagli di tutto, fermare le immagini e stamparmele bene in mente perché sapevo che a breve, dentro tutto quel girare, ogni forma avrebbe perso i contorni, che non sarei più riuscito a distinguere le figure e il luogo in cui mi trovavo prima di salire, che non sarei più riuscito ad aggrapparmi a nulla, che mi sarei perduto dentro tutto quell'inesauribile movimento. Allora mi consegnavo al buio, chiudendo gli occhi, fino a che la velocità si stabilizzava e ogni cosa tornava definibile. Allora ero felice di uscire e tornare alla mia dimensione, come se fossi sopravvissuto a qualcosa.
    In questa Trilogia, New York è una giostra inesauribile e frenetica che plasma la realtà rendendola claustrofobica. I grattacieli azzannano gran parte dello scenario mentre i personaggi principali vagano attraverso un'immensa varietà di strade e quartieri, intrappolati dentro qualcosa di cupo e indefinibile.
    Dentro queste tre storie ognuno è un detective, ognuno è alla ricerca di qualcosa mentre tutto attorno ruota vorticosamente. I protagonisti abbandonano la propria dimensione, si distaccano dalla scia della loro vita per seguire l'ombra di enigmatici e misteriosi personaggi secondari.

    “Vagando senza meta, tutti i luoghi diventavano uguali e non contava più dove ci si trovava. Nelle camminate più riuscite giungeva a non sentirsi in nessun luogo. E alla fine era solo questo che chiedeva alle cose: di non essere in nessun luogo. New York era il nessun luogo che si era costruito attorno, ed era sicuro di non volerlo lasciare mai più”

    Dentro questo labirinto letterario è l'identità dei personaggi a smarrirsi sia all'esterno che all'interno di loro stessi. In primis attraverso lo sfacelo e la disarmonia urbana di New york e infine attraverso la tangibile oscurità introspettiva sepolta dentro l'anima dei protagonisti. Si finisce col brancolare nel buio, ognuno perde le tracce, si insegue qualcuno ma ci si sente inseguiti, i ruoli si scambiano di continuo mentre tutto ciò che li circonda ruota senza un perchè. Ogni racconto sembra collegato da un filo immaginario e difficilmente percepibile.
    Ognuno sale sulla giostra, i contorni si sfaldano, ogni cosa diventa amorfa; nessuno scende.

    Lettura ipnotica dalla quale esco piacevolmente stordito. Dopo aver terminato l'ultimo racconto ho pensato per un attimo di ritornare sul secondo, di mettermi sulle tracce dei personaggi passati per cercare un collegamento tra le varie storie, di ripercorrere la Trilogia al contrario, di immedesimarmi a tal punto da diventare quasi il personaggio di un quarto racconto che non esiste, pronto a perdermi nel labirinto di misteri.
    Poi, pian piano, tutto si è stabilizzato, sono sceso dal libro, ho riconosciuto i contorni e le pareti di casa.
    Ho posato il libro nello scaffale della libreria lasciando che la mente navigasse ancora un po' tra le riflessioni e i dubbi. Infine mi sono accontentato del piacevole smarrimento che questa cervellotica lettura ha saputo donarmi.

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  • 0

    Tre storie accomunate dal filo conduttore della ricerca, all'inseguimento di qualcuno che in fondo non si troverà mai.
    Registri simili nelle tre storie, con protagonisti che vivono una solitudine inte ...continue

    Tre storie accomunate dal filo conduttore della ricerca, all'inseguimento di qualcuno che in fondo non si troverà mai.
    Registri simili nelle tre storie, con protagonisti che vivono una solitudine interiore estrema, finendo fino a confondersi con la persona seguita o a diventare un simulacro dell'altro.
    Una lettura piacevole, che ti fa perdere il senno cercando di distinguere chi segue da chi è inseguito.

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  • 3

    Avvalendosi di una ambientazione allucinata e spettrale, da noir lynchiano, dove i personaggi si muovono privi di certezze e di identitá, "Trilogia di New York" affronta temi interessanti e complessi ...continue

    Avvalendosi di una ambientazione allucinata e spettrale, da noir lynchiano, dove i personaggi si muovono privi di certezze e di identitá, "Trilogia di New York" affronta temi interessanti e complessi come la meta scrittura, il rapporto lettore-autore, la consapevolezza del sè, rispolverando anche il sempre affascinante tema psicanalitico del doppio.
    La scrittura di Auster è elegante e piacevole, ma purtroppo spesso nella lettura si ha la sensazione che la forma, pressoché perfetta, prevalga sui contenuti. È inevitabile che giunti all'ultima pagina, assieme al desiderio di cercare di ricomporre i pezzi del puzzle disseminati dall'autore nei tre racconti, si faccia vivo un vago e spiacevole senso di incompiuto.

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  • 3

    Ammetto di non sentire un particolare feeling con la letteratura americana contemporanea e postmodernista e che mi ci vuole sempre un po’ di tempo per entrare in sintonia. Questo è il mio primo Aust ...continue

    Ammetto di non sentire un particolare feeling con la letteratura americana contemporanea e postmodernista e che mi ci vuole sempre un po’ di tempo per entrare in sintonia. Questo è il mio primo Austen e devo dire che di lui ho apprezzato in particolare la scrittura precisa, attenta al lessico , il viaggio di introspezione all’interno dei personaggi, la capacità funambolesca di clonare un personaggio, o di creare un clima surreale dove chi pedina viene pedinato e ne ha la netta percezione. Nell’impianto dei tre romanzi ho sentito comunque un che di costruito che mi ha dato un po’ fastidio, da una parte un po’ cerebrale, dall’altra nato con lo scopo di giocare al gatto e al topo con il lettore. Quando arrivo però in fondo alla lettura di romanzi di questo genere la domanda che mi viene spontanea è sempre la stessa : < < cosa ha voluto comunicarci l’autore>>. So che secondo Nabokov, non dovrei mai farmi una domanda simile ; un libro lo si legge per la gioia che dà la scrittura, per la storia narrata, i personaggi rappresentati, la realtà dipinta. Va bene! Ma lo scrittore non è l’aedo che ci canta il mondo in cui viviamo? E , ahimè, se quanto detto è vero, la realtà in cui viviamo ha ben poco di solido e definito, dei valori chiari su cui fondare l’esistenza , ma soprattutto siamo noi impossibilitati a comprendere e definire in modo univoco la complessità del reale.

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  • 2

    Spunti interessanti, storie ambiziose, ma che fatica (e in alcuni passi che noia). Spesso si ha l'impressione di leggere a vuoto come se l'autore scrivesse per se stesso e il lettore fosse solo un fas ...continue

    Spunti interessanti, storie ambiziose, ma che fatica (e in alcuni passi che noia). Spesso si ha l'impressione di leggere a vuoto come se l'autore scrivesse per se stesso e il lettore fosse solo un fastidioso guardone. Ammesso e non concesso che l'intento di questo romanzo sia quello di scandagliare la psiche umana (il gorgo della follia, l'angoscia, lo straniamento o chissà cos'altro ancora) mi tengo stretto il mio caro Simenon (che scava, scandaglia e setaccia molto meglio...).
    Ad ogni modo penso che mi prenderò una lunga pausa dai romanzi di Auster...

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  • 3

    Me gustó alguna opinión que lei por ahí antes de empezar este libro y que refuto ahora después de leerlo; parece una novela negra policiaca escrita por Kafka. Las tres historias tienen momento de pens ...continue

    Me gustó alguna opinión que lei por ahí antes de empezar este libro y que refuto ahora después de leerlo; parece una novela negra policiaca escrita por Kafka. Las tres historias tienen momento de pensar que es una fumada muy gorda y páginas esperpénticas. Bueno, bien sin más, para entretenerte y pasar un rato leyendo.

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  • 0

    senza infamia e senza lode. Forse non l'ho capito o forse non mi piacciono i libri strutturati con vari racconti, ma non mi ha lasciato traccia

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  • 3

    Si lascia leggere, questo è da dire. Ma purtroppo non credo che Paul Auster sia uno scrittore adatto a me. Le tre storie sembrano intrecciarsi continuamente, in realtà sono solo nomi che si ripropongo ...continue

    Si lascia leggere, questo è da dire. Ma purtroppo non credo che Paul Auster sia uno scrittore adatto a me. Le tre storie sembrano intrecciarsi continuamente, in realtà sono solo nomi che si ripropongono forse per dare l'idea del familiare ma che non hanno nessun collegamento reale. Alla fine di ognuna puntualmente ci sono rimasta malissimo, perchè è come se mancassero un paio di pagine finali per spiegare. Evidentemente non ho la sensibilità adatta per cogliere la profondità del suo stile. "La Stanza chiusa" è quella che mi è piaciuta di più, sarà che la narrazione in prima persona aiuta parecchio. Noto in Auster una curiosa fissazione per i taccuini (meglio se rossi). Inoltre c'è da dire che conosce decisamente bene la planimetria di New York, io quasi quasi mi perdo anche a casa mia. Giudizio finale: un pò delusa da qualcosa di cui mi aspettavo molto di più. E, giusto per farmi del male, sto leggendo anche la graphic novel di "Città di vetro", che però devo dire consiglio per i disegni e perchè si coglie qualche dettaglio in più della storia.

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