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Trilogía de Nueva York

Ciudad de cristal - Fantasmas - La habitación cerrada

By

Publisher: Editorial Anagrama

3.8
(5389)

Language:Español | Number of Pages: 344 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , Catalan , Italian , German , Chi simplified , Dutch , Swedish , Portuguese , Farsi , Czech

Isbn-10: 8433974068 | Isbn-13: 9788433974068 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Hardcover , Paperback , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Book Description
La trilogía de Nueva York, sin duda una de las obras literarias más memorables de los años ochenta, es uno de los cimientos sobre los que se sustenta el prestigio internacional de Paul Auster. El escritor maneja, manipula y reinventa el género policíaco, del que hace una relectura posmoderna con tintes metafísicos. El autor entreteje tres historias dependientes que forjan mitos contemporáneos.
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  • 5

    New York lungo tre racconti sfacciatamente spacciati per gialli; in ciascuno c'è qualcosa da fare: investigare, proteggere, controllare, registrare, ricercare. In ogni racconto c’è almeno un ...continue

    New York lungo tre racconti sfacciatamente spacciati per gialli; in ciascuno c'è qualcosa da fare: investigare, proteggere, controllare, registrare, ricercare. In ogni racconto c’è almeno un “chi” misterioso, quasi etereo, molto etereo. E’ morto, forse non è morto, ma forse è come se lo fosse, morto. Lo sai, apri il libro, e ti accomodi la lettura come una matassa da sbrogliare, come in un giallo, anzi 3 gialli, quindi 3 matasse. Siamo al primo dei 3 ed aspetti l'arrivo di un mortammazzato, qualche bum bum e fumo filante di pistola. Una pagina alla volta aspetti e aspetti ma niente, non arriva. Durante l’aspettamento pian piano ti accorgerai che più del “chi” di turno si parla di Quinn, l’investigatore. Anzi, non "si parla" ma è Quinn_che_si_parla_di_Quinn; è pura introspezione. Il primo racconto è finito. Ah. Durante la lettura del secondo comincia a non tornarti qualcosa. Neanche un morto, ma non è questo che non va. Avanti nelle pagine quel "qualcosa" comincia a condensarsi, ne sei sicuro, e ne aspetti la solidificazione. Ma non è lui. Il secondo racconto è finito. Ah, Beh. Intraprendi il terzo ed ultimo giallo ormai orfano del disorientamento che hai provato nel primo ed annacquato, poi, nel secondo. Ecco, sbagli. Leggi, leggi e leggi come niente fosse ed al quarto “leggi” cambia tutto, è come se fino a quel momento avessi guardato la televisione a meno di 10 cm di distanza, dove vedi solo puntini verdi, blu o rossi, poi, di botto, vieni sparato a 4 metri e quei punti di soli 3 colori diventano infiniti colori e quegli infiniti colori diventano infinite immagini. Tutto torna (come sempre)

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  • 3

    Mi dispiace non condividere il diffuso entusiasmo intorno a questo libro. Mi dispiace perché è un bel libro, con ottimi spunti, ottime idee, a volte anche ottimi scorci di scrittura. Purtroppo, a ...continue

    Mi dispiace non condividere il diffuso entusiasmo intorno a questo libro. Mi dispiace perché è un bel libro, con ottimi spunti, ottime idee, a volte anche ottimi scorci di scrittura. Purtroppo, a mio parere, Auster non riesce ad amalgamare a dovere questo materiale e il risultato è troppo fittizio, sfuggente, e l'impalcatura Austeriana è troppo evidente sotto l'incerta scenografia del racconto. D'altra parte, ripeto, l'idea che il più banale avvio da poliziesco, con tanto di investigatore e pedinamento, si risolva specularmente in ogni racconto in una sofferta e profondamente tragica (e anche un po' inquietante, con toni da noir) investigazione su se stessi resta brillante e intrigante, e avrebbe potuto essere concretizzata in un risultato da cinque stelline. Detto questo, era il mio primo libro di Auster, che si merita di certo tutte le altre possibilità che la sua bibliografia avrà da offrirmi.

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  • 4

    L'inquieto prisma di Paul Auster.

    Ho ripreso in mano questo libro e aprendo le pagine a caso, ho riletto brani, pagine o solo una frase. Una parlava della nascita di un bimbo, l'altro un augurio di salpare per la Cina...altri ancora ...continue

    Ho ripreso in mano questo libro e aprendo le pagine a caso, ho riletto brani, pagine o solo una frase. Una parlava della nascita di un bimbo, l'altro un augurio di salpare per la Cina...altri ancora più brevi parlavano di conoscenza e chiave...Letto attentamente anni fa non mi aveva particolarmente entusiasmato ma senz'altro alcuni passaggi, le atmosfere, i personaggi con le loro ricerche e le inaspettate sorti mi portarono a concludere come molti fossero i simboli, le metafore, le scene di moderne allegorie per leggerele più come un trittico che una trilogia: Come il “Trittico di Bosch” con i suoi diversi livelli interpretativi. Lo stesso Auster ritenne che la trilogia è un'unica storia divisa da tre espressioni diverse, da tre livelli di coscienza differenti: da il doppio e l'identità nelle sue forme ed esperienze , il caso e l'ambiente, spesso contrario l'uno e alieno l'altro e dove ogni cosa , diventando altro, cambia forma e funzione, avendone altre in altre dimensioni. Oppure, come ne “La città di vetro”, uno scrittore di romanzi gialli si trova suo malgrado a condurre un'indagine reale, complice il destino, una telefonata errata e uno scambio di persona. Auster così abile nel “gioco ad incastro”, si serve di clichè come lo scambio di persona o uno zero in più su un numero di telefono, oppure credere d' aver visto tra la folla quella persona che non si vede da una vita, per perdersi in un inquietante gioco di identità riemerse, apparentemente ritrovate, riperse, forse sostituite, fino allo sgretolarsi di una nessuna o centomila identità, compresa quella di Auster stesso,(che perlomeno poteva ringraziare il maestro siciliano)...ma il riferimento c'è, come i rimandi a Poe e quelli di questa letteratura visionaria ma senza visioni, solo questi volti sparire dinnanzi alla città come allo specchio della letteratura: la città di vetro è solo pretesto, difficilmente se ne scorge una conclusione palpabile, sembra finire per calcolata mancanza d'ossigeno, per stadi differenti “di consapevolezza” come si legge in una delle ultime pagine: “In sostanza, le tre storie sono una storia sola, ma ognuna rappresenta un diverso stadio della mia consapevolezza”...Auster quindi non programma nulla, se non lasciarsi portare dall'intuizione di sistemi sensoriali: vibrazioni, richiami, riverberi, contatti telepatici, un po' come gli insetti... però, tra sciogliersi come gas, il vivere nell'incertezza, scegliere di vivere piuttosto di aver la certezza di ciò che è, tutte queste situazioni sembrano metafore di un dialogo interiore, sembrano l'arrivo a livelli di confronto tra se stessi e il mondo, tra la capacità di creare la realtà e aver la prorpia vita nelle proprie mani. E' dunque uno dei temi più importanti di Paul Auster quello di parlare con la propria coscienza, l'alfabeto lo costruisce seguendo la sua scrittura, i suoi romanzi, i suoi pensieri...fino ad una visione interiore percepibile anche da un lettore attento o predisposto a certe alchimie. Auster da qui cerca anche un altro aggancio e riguarda il rapporto tra le cose , l'esterno, e le parole, il linguaggio. Sia in “Città di vetro” che in “fantasmi” la tradizionale funzione delle parole va cambiando, magari in sfumature quasi comiche o perchè”le cose non sono più le stesse, sono andate in schegge franando nel caos”. Per l'autore l'unico mezzo è la scrittura, importante e fondamentale ma anche debole o meglio non valutato per il prezioso mezzo che è...se il mondo è in frammenti Stillman non trova di meglio, con la sua teoria, di distruggere completamente il linguaggio...come se il nuovo portasse al ridefinire, e il ì mille dettagli fonetici non sia che una variazione poi espliata al meglio in “Smoke”...si riparrte dai piccoli frammenti di realtà in “Città di vetro”: lo stesso dottor Stillmanli raccoglie e classifica poiché “il mondo è in frammenti e il mio lavoro è ricomporli insieme”...è come spiega lo stesso Auster, guardare il mondo senza lenti divisorie, sentendosi così parte di una realtà cosmologica più accessibile, un lavoro privo di astrazioni ma attento alla realtà pura di ciò che si vede...è quel che si sono imposti e hanno ricercato alcuni grandi pittori del'900 è ciò che sta anche alla base di alcune culture orrientali: uno sforzo creativo senza preconcetti e senza il bisogno di distrugggere per rifare. All'inizio di “Città di vetro” c'è una riflessione col senno di poi: “nulla era reale tranne il caso”, altro leitmotiv dell'autore: non è che non vi sia proprio nulla di reale ma l'unica cosa è una cosa improgammabile come il destino anche se poi l'autobiografico, l'esperienza personale, i protagonisti e le loro storie così simili tra luoghi e circostanze, fanno di nuovo pensare ad un trittico, ad una rappresentazione dove Auster ha dalla sua l'abilità nel cambiare il volto alle cose e nello stesso tempo ispirarsi a fatti veri della sua esistenza: una cassa di risonanza che poi creano in fine le sue trame fitte di domande ed inquietudine. Tutto torna in un modulo speculare...tutto è niente e niente è tutto, nel mondo prismatico di Paul Auster.

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  • 3

    tre brevi libri in uno, collegati fra loro: l'ultimo, la stanza chiusa, è strepitoso e da solo tiene a galla gli altri due a mio avviso un po' troppo cavillosi....guardando le pagine con dei buoni ...continue

    tre brevi libri in uno, collegati fra loro: l'ultimo, la stanza chiusa, è strepitoso e da solo tiene a galla gli altri due a mio avviso un po' troppo cavillosi....guardando le pagine con dei buoni occhiali si possono vedere le parole arrotarsi su loro stesse. Ne la stanza chiusa invece c'è la giusta combinazione di parole, azione ed inazione: la perfetta rappresentazione di quell'indefinita sensazione che si presume tutti possano aver provato, spaesamento ed incapacità di agire.

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  • 4

    "In quanto a me, ho le mie giornate sì e le mie giornate no. Quando arrivano quelle no, penso alle giornate sì che ho già vissuto. La memoria è una gran benedizione, Peter. È la cosa più bella ...continue

    "In quanto a me, ho le mie giornate sì e le mie giornate no. Quando arrivano quelle no, penso alle giornate sì che ho già vissuto. La memoria è una gran benedizione, Peter. È la cosa più bella dopo la morte."

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  • 4

    Piacere di conoscerti, Paul

    Trilogia di New York rappresenta il mio primo approccio con Paul Auster. Che dire, la prima cosa che ho capito una volta terminato il libro, è che il signor Auster è fuori come un balcone. Un folle ...continue

    Trilogia di New York rappresenta il mio primo approccio con Paul Auster. Che dire, la prima cosa che ho capito una volta terminato il libro, è che il signor Auster è fuori come un balcone. Un folle totale. Ho finito il racconto d'apertura e ho pensato: "Ok, bene, e ora? E quindi? Sì, carino, ma che mi vuole dire l'autore? Dove mi vuole portare?". Ho finito il secondo racconto e ho pensato le stesse identiche cose, che sì, tendenzialmente mi era piaciuto, ma non capivo come e se le cose si sarebbero potute sviluppare. Poi è arrivata l'ultima parte, e mi è esplosa la testa! Tutti i pezzi del puzzle hanno iniziato a muoversi all'improvviso andando ad incastrarsi perfettamente l'uno con l'altro, ma non è solo questo: è un romanzo che semplicemente non si può spiegare, e non si può nemmeno spiegare il perchè non è possibile spiegarlo! E' qualcosa di più di una semplice lettura, bisogna lasciarsi avvicinare, essere presi e cedere, senza stare a pensare troppo ai perchè e ai per come. Felice di essere entrata finalmente nel tuo mondo, Paul.

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  • 4

    Se avessi dato il voto quando ho letto il libro sarebbero state sicuramente cinque stelle; ora, a distanza di tanti anni, le stelle sono solo quattro perché non credo che riuscirei a rileggerlo. Temo ...continue

    Se avessi dato il voto quando ho letto il libro sarebbero state sicuramente cinque stelle; ora, a distanza di tanti anni, le stelle sono solo quattro perché non credo che riuscirei a rileggerlo. Temo che sia datato. Ma spero di sbagliarmi. Sono stato un gran fan di Auster. Poi, ho cominciato a trovarlo ripetitivo, e l'ho abbandonato. Fa molto intellettuale newyorkese, molto fico, quello che in effetti è. Ma io non lo leggo più.

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  • 4

    Non leggere trilogia di New York come se si leggesse un giallo, non ci sono soluzioni, nè spiegazioni, tutto resta indefinito e su un piano quasi di sogno. Le chiavi di lettura sono sicuramente ...continue

    Non leggere trilogia di New York come se si leggesse un giallo, non ci sono soluzioni, nè spiegazioni, tutto resta indefinito e su un piano quasi di sogno. Le chiavi di lettura sono sicuramente molteplici, e sicuramente non le ho comprese tutte, ma non è quello che conta. Conta la scrittura di Auster, evocativa è bellissima, conta l'atmosfera di una New York intesa come città vasta, straniante, in cui è possibile perdersi e rimanere nascosti per anni. I tre romanzi (Città di vetro e fantasmi non eccelsi e la stanza chiusa, invece, splendido), uniti da un filo sottile, sono romanzi sulle ossessioni, sull'identità , sul perdere sé stessi per cercare qualcosa, o qualcuno.

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  • 3

    Devo dire che questi tre romanzi brevi non mi sono dispiaciuti per niente. Sono le prime opere di Auster che leggo e come mi aspettavo queste detective stories sono molto introspettive, senza ...continue

    Devo dire che questi tre romanzi brevi non mi sono dispiaciuti per niente. Sono le prime opere di Auster che leggo e come mi aspettavo queste detective stories sono molto introspettive, senza particolari colpi di scena; lasciano però spazio ad una profonda riflessione sulla solitudine e sulla ricerca dell'io. Non metto 4 stelle perché non mi hanno affascinato particolarmente, ma di sicuro non sono stata delusa. Tra l'altro sono scritti bene. Leggerò altri libri di Auster.

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