Trilogia de Klaus i Lucas

Per

Editor: La Magrana

4.4
(9726)

Language: Català | Number of Pàgines: 477 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) Chi traditional , English , French , Italian , Spanish

Isbn-10: 8489662851 | Isbn-13: 9788489662858 | Data publicació: 

Translator: Sergi Pàmies

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descripció del llibre
La guerra esclata i la mare dels bessons Claus i Lucas es veu obligada a deixar els nois amb la seva àvia, una vella analfabeta, bruta, avara i dolenta que els fa la vida impossible. Les noves circumstàncies empenyen Claus i Lucas a fer exercicis per endurir-se: volen ser resistents al dolor i tenir la crueltat necessària per enfrontar-se a la dona. Els cal sobreviure, créixer ràpidament i deixar testimoni dels seus fets en uns quaderns escolars que, un cop se separin en fi nalitzar la guerra, els hauran de servir per completar les respectives històries. La Trilogia de Claus i Lucas, composta per les novel·les El gran quadern, La prova i La tercera mentida, és un puzle de veus contradictòries format per peces menudes i punxants com agulles.
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    Sedotto e abbandonato

    All'inizio è stata una folgorazione, soprattutto per lo stile. Poi, man mano, ho perso un po' il filo e l'interesse è svanito. L'ho abbandonato sul finale della seconda parte. Magari la terza me la ri ...continua

    All'inizio è stata una folgorazione, soprattutto per lo stile. Poi, man mano, ho perso un po' il filo e l'interesse è svanito. L'ho abbandonato sul finale della seconda parte. Magari la terza me la riprendo tra un po'.

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  • 4

    Aveva ragione chi mi diceva che ci voleva stomaco, soprattutto nella prima parte. Non tanto per le scene in sé quanto per la cattiveria e l'abbrutimento insite in esse. Il primo libro della Trilogia d ...continua

    Aveva ragione chi mi diceva che ci voleva stomaco, soprattutto nella prima parte. Non tanto per le scene in sé quanto per la cattiveria e l'abbrutimento insite in esse. Il primo libro della Trilogia della città di K. è una sequela di abusi, violenze, incesti, tragedie, avarizia e avidità, narrati con uno stile breve e conciso, scolastico, paratattico, che ce li fa passare per normalità. E' forse in tempo di guerra sono davvero la normalità. Il secondo libro, forse grazie all'avanzare della trama nella storia e nell'uscire dalla guerra e poi dal regime sovietico (nessun paese è mai nominato, ma si capisce che è ambientato in uno degli stati satelliti dell'URSS), perde un po' l'atmosfera di degrado morale, compaiono uno o due personaggi quasi positivi, ma comunque avvolti dall'aura di tragico che permea tutto il libro. E il terzo libro è quello che rovescia tutta la storia, quello che ci fa ripensare con sbigottimento a quanto abbiamo letto finora. Trilogia della città di K. si rivela alla fine un labirinto di specchi, in cui la verità non è scontata e restiamo a chiederci se anche l'ennesima tragedia narrata in "La terza menzogna" non sia altro che una menzogna anch'essa.
    Bello è bello, io l'ho divorato. Però, oh... alla fine una tragedia più tragica dell'Amleto dietro l'altra fanno un po' storcere il naso.

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  • 4

    20° lettura condivisa si SALERNO CHE LEGGE

    leva i vestiti, leva i peli, la pelle, il grasso, i muscoli. Cosa rimane? Lo scheletro, nella sua macabra essenzialità. Questa è la scrittura di Agota: pochi, pochissimi termini come il linguaggio fer ...continua

    leva i vestiti, leva i peli, la pelle, il grasso, i muscoli. Cosa rimane? Lo scheletro, nella sua macabra essenzialità. Questa è la scrittura di Agota: pochi, pochissimi termini come il linguaggio feroce di un bambino, eppure così potenti nel regalare immagini chiare e scioccanti. Il fascino della guerra, l'inutilità della giustizia e della bontà, la pazzia che diventa funzionale alla sopravvivenza stessa. Ed è tutto così naturale, logico, ammissibile, criminale. La natura sembra somigliare così tanto alla guerra, alla spietata sopravvivenza darwiniana, che tutto sembra in un delirante ordine. Poi, nei diari seguenti, quando la civiltà riprende posto, l'essere umano non può sistemare nell'animo ciò che è stata la guerra. E allora le cose sono confuse, contraddittorie, amare, sofferenza insopportabile. La ricerca spasmodica di un Caino a cui dare la colpa di tutto questo, è forse il filo rosso del libro che ai più, nel finale, risulta incomprensibile. L'incomprensione è l'unico modo per descrivere l'assurdo. Libro notevole

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  • 4

    Dalla copertina della nuova edizione italiana di "Trilogia della città di K." ( Einaudi) due bambini, due gemelli, scrutano il lettore a braccia incrociate; uno, educato e sorridente, siede composto ...continua

    Dalla copertina della nuova edizione italiana di "Trilogia della città di K." ( Einaudi) due bambini, due gemelli, scrutano il lettore a braccia incrociate; uno, educato e sorridente, siede composto mentre l'altro nasconde il viso nell'incrocio tra gli arti, celando la propria espressione.
    Quando acquistai il libro che contiene la trilogia completa di Agota Kristof, devo essere sincera, non fu certo la copertina ad attirarmi e adesso, a libro concluso, capisco anche il perchè: l'immagine rappresenta stupendamente il libro, il suo stesso nucleo di fondo, ma chi legge questo potrà comprenderlo solo a lettura ultimata, quando le parole della scrittrice ungherese si saranno sedimentate a fondo nel suo animo e avranno stampato immagini indelebili nel suo inconscio. Allora sarà impossibile guardare a quei due bambini con gli stessi occhi di prima.
    I due gemelli di cui parliamo sono Lucas e Claus, bambini che vedono il proprio sacro spazio infantile assediato da un evento terribile che li cambierà per sempre: la guerra, il terribile gioco dei grandi.
    Inutile precisare che anche per loro il tempo dei giochi finirà inesorabilmente...

    La recensione completa qui--> http://dovecominciailmond.wixsite.com/…/Trilogia-della-citt…

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  • 3

    Scritto come una fiaba racconta storie terribili di povertà, guerra e sottomissione. Per certi aspetti mi ha ricordato il realismo magico sudamericano ma più per la prosa che per le atmosfere che qui ...continua

    Scritto come una fiaba racconta storie terribili di povertà, guerra e sottomissione. Per certi aspetti mi ha ricordato il realismo magico sudamericano ma più per la prosa che per le atmosfere che qui sono sempre cupe, difatti la città di K si trova da qualche parte nell'Europa dell'Est, probabilmente in Ungheria visto che l'autrice è nata lì, ma potrebbe anche essere in Polonia o in Romania per quel che se ne percepisce. L'apparente semplicità della narrazione nasconde in realtà un complesso dramma psicologico e l'ambiguità di certe situazioni si amplifica nel procedere della storia fino ad arrivare ad atmosfere quasi kafkiane. Ad un certo punto, verso la fine, il lettore si trova quasi perso in un labirinto di specchi, la mano della narratrice lo ha abbandonato ma lui non se ne è accorto in tempo.

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  • 3

    Primo volume 5 stelle. Stile asciutto, brutale, innovativo, le pagine sembrano ceffoni in faccia al lettore. Davvero bello.
    Secondo e terzo volume 2 stelle. L'idea di sovvertire la verità è quasi fast ...continua

    Primo volume 5 stelle. Stile asciutto, brutale, innovativo, le pagine sembrano ceffoni in faccia al lettore. Davvero bello.
    Secondo e terzo volume 2 stelle. L'idea di sovvertire la verità è quasi fastidiosa... Perché non lasciare il primo romanzo così com'era? Perché stravorgerlo a quel modo? Che bisogno c'era di una trilogia? Peccato.

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  • 5

    Duro, crudo, continui pugni nello stomaco, diretto, intricato, difficile, complesso, affascinante, capolavoro. Per me, che piace fare classifiche, uno dei venti migliori libri mai letti

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  • 4

    Intenso e indimenticabile

    Se scrivessi solo “capolavoro” ti farei capire subito cosa penso. In effetti, secondo me, non c’è parola migliore di questa per descrivere la Trilogia della città di K. di Agota Kristof. Tuttavia, se ...continua

    Se scrivessi solo “capolavoro” ti farei capire subito cosa penso. In effetti, secondo me, non c’è parola migliore di questa per descrivere la Trilogia della città di K. di Agota Kristof. Tuttavia, se scrivessi solo “capolavoro”, non sarei esauriente.

    Il resto della recensione, qui: https://thegrowingupchronicle.wordpress.com/2017/03/13/trilogia-citta-k-agota-kristof/

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  • 2

    null

    "una prosa che ha l'andatura di una marionetta omicida."
    Mentre leggevo il libro mi sono resa conto che la descrizione calza a pennello. L'arrivo guerra nella vita di questi due gemelli sconvolge tutt ...continua

    "una prosa che ha l'andatura di una marionetta omicida."
    Mentre leggevo il libro mi sono resa conto che la descrizione calza a pennello. L'arrivo guerra nella vita di questi due gemelli sconvolge tutto il loro mondo. Si ritrovano abbandonati dalla madre presso una vecchia nonna cattiva e tirchia, tipo Hansel e Gretel con la strega. Il libro continua con l'evolversi della loro crescita per finire poi in età adulta in un'atmosfera onirica. A dire il vero non ho del tutto compreso qual'era la storia vera e quali le fantasie narrative. Il racconto si sviluppa con una scrittura gradevole ma strettamente descrittiva e per niente empatica. A dispetto delle critiche che mi avevano spinto a leggerlo non ho amato particolarmente il libro.

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