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Trilogia del ritorno

L'amico ritrovato; Un'anima non vile; Niente resurrezioni, per favore

Di

Editore: Superpocket

4.1
(981)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8846200403 | Isbn-13: 9788846200402 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Elena Bona , Bruno Armando

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Teens

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    <b>«Per quanto mi riguardava non importava se eri ebreo o indù, nero, verde o bianco; tutto quello che volevo era parlarti ed essere tuo amico».</b>

    Fred Uhlman, noto anche come Manfred Uhlmann, è stato uno scrittore, pittore e avvocato tedesco.
    Nacque da una prospera famiglia ebrea della classe media; studiò nelle università di Friburgo, Monaco e Tubinga dove, nel 1923, si laureò in Legge. Esercitò la professione di avvocato, e fu oratore po ...continua

    Fred Uhlman, noto anche come Manfred Uhlmann, è stato uno scrittore, pittore e avvocato tedesco. Nacque da una prospera famiglia ebrea della classe media; studiò nelle università di Friburgo, Monaco e Tubinga dove, nel 1923, si laureò in Legge. Esercitò la professione di avvocato, e fu oratore politico per il Partito Socialdemocratico di Kurt Schumacher. La trilogia del ritorno è l’opera che ha reso celebre al pubblico questo autore che è composta da tre romanzi brevi. Il primo – forse il più famoso – “L’amico ritrovato” è ambientato negli anni ’30 e narra l’amicizia tra Hans Schwarz (ebreo) e Konradin Von Hohenfels (di razza “pura”) discendente di un antica famiglia nobiliare. Tra i due si scoprirà una forte intesa, inaspettata: «quando l’ebbi quasi raggiunto, si girò e mi sorrise. Poi, con una mossa stranamente goffa e ancora incerta, strinse la mia mano tremante. Ciao, Hans, disse. E mi resi conto all’improvviso, con gioia, sollievo e stupore, che era timido e bisognoso di un amico, come me. Non ricordo gran che di quel che Konradin mi disse quel giorno, o di quel che dissi io a lui. So soltanto che passeggiamo avanti e indietro per un’ora, come due giovani innamorati, ancora trepidanti, ancora intimoriti l’uno dall’altro. In un certo modo sapevo però che questo era solo l’inizio, che d’ora in poi la mia vita non sarebbe più stata vuota e tediosa, ma ricca e piena di speranze per tutti e due». Quando Hans si accorge che Konradin non lo vuole presentare alla sua famiglia, questo rapporto si inclinerà, ma il ragazzo per recuperare quest’amicizia deciderà di dire tutta la verità: lui appartiene ad una famiglia che segue l’ideologia nazionalsocialista e odia gli ebrei (non tanto il padre, ma quanto la madre). Konradin vive in una famiglia in cui conta solo l’onore, il prestigio, l’apparenza: «Mia madre aveva troppo da fare per curarsi di nazisti, comunisti e altra gente tanto sgradevole; se mio padre non dubitava di essere tedesco, mia madre, se possibile, aveva ancora meno dubbi. Non le passava affatto per la testa l’idea che un essere umano sano di mente potesse negarle il diritto di vivere e di morire in questo paese». [...] «Il mondo, per loro, si divideva semplicemente: non tra chi aveva e chi non aveva, ma tra chi aveva tutto e chi non aveva niente». E desideroso e bisognoso di quest’affetto si rifugerà nella famiglia di Hans che l’accoglierà a braccia aperte. Intanto la forza di Hitler sta prendendo sempre più piede, ed Hans, per salvarsi la pelle viene costretto a trasferirsi in America. Nel finale del primo libro, dopo la lettura di un registro che parla degli ex-alunni che hanno frequentato la sua scuola, Hans, scoprirà una verità inaspettata. Nel secondo libro “Un’anima non vile” c’è la risposta di Konradin che cerca di porre luce a tutti gli interrogativi che hanno afflitto Hans nel corso di tutti questi anni. Scusandosi con l’amico, e confermando il plagio ricevuto dai genitori nell’aderire al partito nazista; lucidamente poi riuscirà ad abbandonarlo e a cospirare un agguato nei confronti del Fuhrer. Nel secondo libro ci sono anche delle belle descrizioni: «per me, abituato a viaggiare, eri semplicemente un tipo mediterraneo, il tipo di ragazzo che uno può incontrare a Roma o ad Atene. Ma qui avevi un aspetto in qualche modo diverso. Meno pesante e rozzo degli svevi, più raffinato, più intelligente. Eri ben vestito, mani e camicie pulite, e sempre gentile con tutti; così gentile che il tuo modo di fare sembrava una frontiera che tu avevi eretto e che io non osavo penetrare. Mi sentivo piuttosto timido in tua presenza, quasi goffo, quasi intimorito, una nuova sensazione per me, perché tutti sembravano intimoriti da me e non il contrario». Nell’ultimo romanzo breve “Niente resurrezioni, per favore”si narra la vicenda si Simon Elsas anche lui ebreo di nascita tedesca, emigrato poi negli USA per sfuggire alle persecuzioni, divenendo poi un artista. Dopo la guerra torna a Stoccarda, e per puro caso viene in contatto con uno suo vecchio gruppo d’amici, con cui però fin da subito non riallaccia sentimenti positivi, anzi ne ha un brutto ricordo, e quello che vorrebbe solo fare è fuggire, e non ascoltare le loro stupide chiacchiere. Incontra in questo soggiorno anche Charlotte, suo ex amore, che però ormai è distrutta dagli orrori della guerra; Simon dalla sua parte si sente triste e privo di ogni speranza, non crede in un futuro più ridente, aspetta il suo aereo, in attesa di una partenza, quella definitiva: senza ritorni. Da leggere questo gioiello di trilogia, perché se tanto è stato già detto, poco è stato detto con la stessa armonia ed eleganza di Uhlman.

    «[...] No, la vera bellezza ha bisogno di silenzio. Una sola parola può distruggerla. La bellezza, la grande bellezza, può essere dolorosa: ci sono momenti in cui si vuole solo piangere, e il rumore di una voce umana, di una macchina, di una radio, perfino il gracchiare di uno corvo posso essere tanto distruttivi quanto un sasso scagliato in uno stagno pieno di ninfee rosse e bianche [...]».

    ha scritto il 

  • 4

    'Mi auguro che questa vita sia l'unica da vivere, indubitabilmente.
    Niente resurrezioni, per favore.
    D'inferni ne basta uno'.
    Tre gioielli. Da rileggere ogni tanto, così, per pensare. Non ci sono stragi, non particolari macabri. L'orrore rimane sotto le righe, c'è, ma non è esposto. Ciò che regn ...continua

    'Mi auguro che questa vita sia l'unica da vivere, indubitabilmente. Niente resurrezioni, per favore. D'inferni ne basta uno'. Tre gioielli. Da rileggere ogni tanto, così, per pensare. Non ci sono stragi, non particolari macabri. L'orrore rimane sotto le righe, c'è, ma non è esposto. Ciò che regna è dolore, tristezza e un grande senso di dignità. Quella non brucia nei camini.

    ha scritto il 

  • 4

    Una trilogia interessante, che tratta il tema del nazismo con molta delicatezza. Il primo libro è a parer mio il migliore di tutti: è scritto bene, la lettura è molto scorrevole, e i due protagonisti, Hans e Konradin, sono interessanti e ben caratterizzati. Il secondo non è altro che la stessa st ...continua

    Una trilogia interessante, che tratta il tema del nazismo con molta delicatezza. Il primo libro è a parer mio il migliore di tutti: è scritto bene, la lettura è molto scorrevole, e i due protagonisti, Hans e Konradin, sono interessanti e ben caratterizzati. Il secondo non è altro che la stessa storia, solo narrata dal punto di vista di Konradin e anche questo secondo libro mi è piaciuto, anche se non quanto il primo. Il terzo, non mi ha colpito gran che, la storia non mi ha preso particolarmente e l'ho trovata un po' noiosa. Comunque in generale è una trilogia che io consiglio, il tema del nazismo è trattato molto bene, e specialmente il primo libro è toccante. Quattro stelle.

    ha scritto il 

  • 4

    Bellissimo il primo racconto, è proprio vero ciò che avevo sentito dire, ossia che è uno dei più bei libri sull'amicizia. Il secondo racconto è bello ma una ripetizione del primo..il terzo racconto è amaro e fa davvero riflettere.

    ha scritto il 

  • 4

    Intenso, commovente, profondo. Tre lunghi racconti sull'amicizia, il nazismo, la Shoah. Da leggere nelle scuole e non solo nelle scuole (per dire: dovrebbe essere obbligatorio anche in Conclave).


    Una sola citazione. Quasi un explicit


    - Deposi l'opuscolo e attesi.
    Aspettai dieci min ...continua

    Intenso, commovente, profondo. Tre lunghi racconti sull'amicizia, il nazismo, la Shoah. Da leggere nelle scuole e non solo nelle scuole (per dire: dovrebbe essere obbligatorio anche in Conclave).

    Una sola citazione. Quasi un explicit

    - Deposi l'opuscolo e attesi. Aspettai dieci minuti, poi mezz'ora, senza lasciare con lo sguardo quelle pagine stampate che erano emerse dall'inferno del mio passato antidiluviano - presenze indesiderate - per turbare la pace del mio spirito, riesumando ciò che con tanto sforzo avevo cercato di dimenticare. Lavoricchiai, feci qualche telefonata, dettai un paio di lettere, senza riuscire a buttare via l'appello, né a trovare il coraggio di cercare l'unico nome che mi ossessionava. Decisi finalmente di distruggere quell'oggetto atroce. Volevo veramente sapere? Ne avevo davvero bisogno? Che importanza poteva avere che fosse vivo o morto, visto che, comunque, non l'avrei più rivisto?

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei più grandi libri sull'amicizia. Non solamente per il celebre finale dell'Amico ritrovato, ma per tutto quello che racconta prima: quella timidezza quasi da innamorati con cui ci si studia da lontano, quel modo delicato di esporsi poco alla volta per mostrarsi degni di attenzione, il senti ...continua

    Uno dei più grandi libri sull'amicizia. Non solamente per il celebre finale dell'Amico ritrovato, ma per tutto quello che racconta prima: quella timidezza quasi da innamorati con cui ci si studia da lontano, quel modo delicato di esporsi poco alla volta per mostrarsi degni di attenzione, il sentirsi insicuri e spaventati ma al tempo stesso desiderosi di piacere all'altra persona, di essere un amico alla sua altezza. A fare da sfondo a questa storia potente, la Stoccarda delle prime leggi razziali contro gli ebrei, quella stessa Stoccarda che il giovane protagonista sente così sua e che un giorno lontano gli parrà così estranea.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro molto bello che, sembra un unico romanzo e non una trilogia di novelle unite dalla tematica molto forte del sentimento di "germanità" per gli ebrei che hanno vissuto durante il periodo nazista. Se il secondo romanzo breve (contraltare del più famoso "L'amico ritrovato") è un po' debole perc ...continua

    Libro molto bello che, sembra un unico romanzo e non una trilogia di novelle unite dalla tematica molto forte del sentimento di "germanità" per gli ebrei che hanno vissuto durante il periodo nazista. Se il secondo romanzo breve (contraltare del più famoso "L'amico ritrovato") è un po' debole perché non aggiunge molto all'altra storia con cui è legato, gli altri due libri sono letture appassionate e appassionanti, a cui si "perdona" una certa retorica perché, vista la storia personale dell'autore, i sentimenti espressi sono davvero sentiti.

    ha scritto il 

  • 3

    Tutti e tre i racconti sono commoventi, dato il contesto, ma li ho apprezzati in misura diversa. Forse quello che ho “sentito” di più è il terzo; un racconto molto duro e amaro, disincantato in modo sofferto. Il primo racconto, che pure è ben fatto, mi ha trasmesso meno emozione di quanta ne emer ...continua

    Tutti e tre i racconti sono commoventi, dato il contesto, ma li ho apprezzati in misura diversa. Forse quello che ho “sentito” di più è il terzo; un racconto molto duro e amaro, disincantato in modo sofferto. Il primo racconto, che pure è ben fatto, mi ha trasmesso meno emozione di quanta ne emerge da altri giudizi: l’avessi letto da adolescente, il travolgente sentimento di amicizia tra i due ragazzi mi sarebbe sembrato più naturale. Il secondo racconto vive della luce riflessa del primo; un po’ forzato al suo confronto, non aggiunge nulla, se non qualche informazione. Resta il fatto che in tutti e tre i racconti si parla di accadimenti, atteggiamenti e circostanze di cui non dovremmo dimenticarci. E, di certo, nelle grandi idee e nei grandi principi non ce ne dimentichiamo; nel microcosmo quotidiano, invece, non so.

    ha scritto il 

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