Trilogia della città di K.

Il grande quaderno. La prova. La terza menzogna.

Di

Editore: Einaudi (Tascabili. Letteratura, 725)

4.4
(9748)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 379 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Francese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 880615494X | Isbn-13: 9788806154943 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanni Bogliolo , Virginia Ripa di Meana , Armando Marchi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la "Trilogia della città di K." ritrae un'epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.
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  • 4

    Questo libro è talmente fuori dagli schemi che mi è difficile mettere in parole quello che penso. Inizio col dire che ho fatto di tutto per leggerlo nel minor tempo possibile perché mi ha messo addoss ...continua

    Questo libro è talmente fuori dagli schemi che mi è difficile mettere in parole quello che penso. Inizio col dire che ho fatto di tutto per leggerlo nel minor tempo possibile perché mi ha messo addosso un'angoscia che sapevo di non poter sopportare a lungo. Penso che sia il romanzo più agghiacciante che abbia mai letto, e mi riferisco in particolare alla prima parte. E' la storia di due bambini gemelli che vengono lasciati dalla madre in una cittadina di confine per vivere con la nonna mentre infuria una guerra. Non viene mai spiegato di che guerra si tratti, né viene mai nominata la nazione, ma da vari indizi fra il primo e il secondo libro, si capisce senza difficoltà che si tratta dell'Ungheria, durante la seconda guerra mondiale, a ridosso del confine austriaco nella città di K. che è quasi sicuramente Koszeg (dove tra l'altro è sepolta l'autrice); e successivamente i fatti continuano durante e dopo la rivoluzione ungherese del 1956. In realtà tutto ciò non ha importanza ai fini della storia perché è opinione comune che la Kristòf abbia voluto rimanere sul vago per far sì che i fatti raccontati potessero adattarsi a qualsiasi contesto, epoca, nazione e conflitto: ma per come sono fatta io, avevo un disperato bisogno di capire il DOVE.
    Ma andiamo oltre... la prosa ha qualcosa di unico. Abbiamo una narrazione alla prima persona plurale, al presente, dove i due gemelli non hanno entità distinte: è sempre "noi". Le frasi sono corte e affilate come coltelli e, se di norma non apprezzerei uno stile simile, in questo caso invece si capisce che sia una scelta ragionata perché va a completare e a supportare quello che è un racconto estremamente crudo ed inquietante. Questo funziona particolarmente bene nel primo libro, che a mio avviso è il migliore e il più sconvolgente; racconta nello stesso modo episodi atroci e azioni del tutto innocue come prendersi cura dell'orto. Sembra che agli occhi di questi bambini tutti i fatti stiano sullo stesso piano. E già si intuisce che non siano del tutto normali... Ma la loro mente sarà l'oggetto principale del secondo e terzo libro, dove in un certo senso ci si prende gioco del lettore, convincendolo che le cose siano andate in un modo e poi cambiando completamente versione. Nel terzo libro il delirio è completo e più di una volta mi sono persa, ma credo fosse questo l'intento. L'autrice ti mette una benda e ti fa girare talmente tante volte che non sai più dove sei. Non si capisce quale sia la verità.

    ha scritto il 

  • 0

    Sedotto e abbandonato

    All'inizio è stata una folgorazione, soprattutto per lo stile. Poi, man mano, ho perso un po' il filo e l'interesse è svanito. L'ho abbandonato sul finale della seconda parte. Magari la terza me la ri ...continua

    All'inizio è stata una folgorazione, soprattutto per lo stile. Poi, man mano, ho perso un po' il filo e l'interesse è svanito. L'ho abbandonato sul finale della seconda parte. Magari la terza me la riprendo tra un po'.

    ha scritto il 

  • 4

    Aveva ragione chi mi diceva che ci voleva stomaco, soprattutto nella prima parte. Non tanto per le scene in sé quanto per la cattiveria e l'abbrutimento insite in esse. Il primo libro della Trilogia d ...continua

    Aveva ragione chi mi diceva che ci voleva stomaco, soprattutto nella prima parte. Non tanto per le scene in sé quanto per la cattiveria e l'abbrutimento insite in esse. Il primo libro della Trilogia della città di K. è una sequela di abusi, violenze, incesti, tragedie, avarizia e avidità, narrati con uno stile breve e conciso, scolastico, paratattico, che ce li fa passare per normalità. E' forse in tempo di guerra sono davvero la normalità. Il secondo libro, forse grazie all'avanzare della trama nella storia e nell'uscire dalla guerra e poi dal regime sovietico (nessun paese è mai nominato, ma si capisce che è ambientato in uno degli stati satelliti dell'URSS), perde un po' l'atmosfera di degrado morale, compaiono uno o due personaggi quasi positivi, ma comunque avvolti dall'aura di tragico che permea tutto il libro. E il terzo libro è quello che rovescia tutta la storia, quello che ci fa ripensare con sbigottimento a quanto abbiamo letto finora. Trilogia della città di K. si rivela alla fine un labirinto di specchi, in cui la verità non è scontata e restiamo a chiederci se anche l'ennesima tragedia narrata in "La terza menzogna" non sia altro che una menzogna anch'essa.
    Bello è bello, io l'ho divorato. Però, oh... alla fine una tragedia più tragica dell'Amleto dietro l'altra fanno un po' storcere il naso.

    ha scritto il 

  • 4

    20° lettura condivisa si SALERNO CHE LEGGE

    leva i vestiti, leva i peli, la pelle, il grasso, i muscoli. Cosa rimane? Lo scheletro, nella sua macabra essenzialità. Questa è la scrittura di Agota: pochi, pochissimi termini come il linguaggio fer ...continua

    leva i vestiti, leva i peli, la pelle, il grasso, i muscoli. Cosa rimane? Lo scheletro, nella sua macabra essenzialità. Questa è la scrittura di Agota: pochi, pochissimi termini come il linguaggio feroce di un bambino, eppure così potenti nel regalare immagini chiare e scioccanti. Il fascino della guerra, l'inutilità della giustizia e della bontà, la pazzia che diventa funzionale alla sopravvivenza stessa. Ed è tutto così naturale, logico, ammissibile, criminale. La natura sembra somigliare così tanto alla guerra, alla spietata sopravvivenza darwiniana, che tutto sembra in un delirante ordine. Poi, nei diari seguenti, quando la civiltà riprende posto, l'essere umano non può sistemare nell'animo ciò che è stata la guerra. E allora le cose sono confuse, contraddittorie, amare, sofferenza insopportabile. La ricerca spasmodica di un Caino a cui dare la colpa di tutto questo, è forse il filo rosso del libro che ai più, nel finale, risulta incomprensibile. L'incomprensione è l'unico modo per descrivere l'assurdo. Libro notevole

    ha scritto il 

  • 4

    Dalla copertina della nuova edizione italiana di "Trilogia della città di K." ( Einaudi) due bambini, due gemelli, scrutano il lettore a braccia incrociate; uno, educato e sorridente, siede composto ...continua

    Dalla copertina della nuova edizione italiana di "Trilogia della città di K." ( Einaudi) due bambini, due gemelli, scrutano il lettore a braccia incrociate; uno, educato e sorridente, siede composto mentre l'altro nasconde il viso nell'incrocio tra gli arti, celando la propria espressione.
    Quando acquistai il libro che contiene la trilogia completa di Agota Kristof, devo essere sincera, non fu certo la copertina ad attirarmi e adesso, a libro concluso, capisco anche il perchè: l'immagine rappresenta stupendamente il libro, il suo stesso nucleo di fondo, ma chi legge questo potrà comprenderlo solo a lettura ultimata, quando le parole della scrittrice ungherese si saranno sedimentate a fondo nel suo animo e avranno stampato immagini indelebili nel suo inconscio. Allora sarà impossibile guardare a quei due bambini con gli stessi occhi di prima.
    I due gemelli di cui parliamo sono Lucas e Claus, bambini che vedono il proprio sacro spazio infantile assediato da un evento terribile che li cambierà per sempre: la guerra, il terribile gioco dei grandi.
    Inutile precisare che anche per loro il tempo dei giochi finirà inesorabilmente...

    La recensione completa qui--> http://dovecominciailmond.wixsite.com/…/Trilogia-della-citt…

    ha scritto il 

  • 3

    Scritto come una fiaba racconta storie terribili di povertà, guerra e sottomissione. Per certi aspetti mi ha ricordato il realismo magico sudamericano ma più per la prosa che per le atmosfere che qui ...continua

    Scritto come una fiaba racconta storie terribili di povertà, guerra e sottomissione. Per certi aspetti mi ha ricordato il realismo magico sudamericano ma più per la prosa che per le atmosfere che qui sono sempre cupe, difatti la città di K si trova da qualche parte nell'Europa dell'Est, probabilmente in Ungheria visto che l'autrice è nata lì, ma potrebbe anche essere in Polonia o in Romania per quel che se ne percepisce. L'apparente semplicità della narrazione nasconde in realtà un complesso dramma psicologico e l'ambiguità di certe situazioni si amplifica nel procedere della storia fino ad arrivare ad atmosfere quasi kafkiane. Ad un certo punto, verso la fine, il lettore si trova quasi perso in un labirinto di specchi, la mano della narratrice lo ha abbandonato ma lui non se ne è accorto in tempo.

    ha scritto il 

  • 3

    Primo volume 5 stelle. Stile asciutto, brutale, innovativo, le pagine sembrano ceffoni in faccia al lettore. Davvero bello.
    Secondo e terzo volume 2 stelle. L'idea di sovvertire la verità è quasi fast ...continua

    Primo volume 5 stelle. Stile asciutto, brutale, innovativo, le pagine sembrano ceffoni in faccia al lettore. Davvero bello.
    Secondo e terzo volume 2 stelle. L'idea di sovvertire la verità è quasi fastidiosa... Perché non lasciare il primo romanzo così com'era? Perché stravorgerlo a quel modo? Che bisogno c'era di una trilogia? Peccato.

    ha scritto il 

  • 5

    Duro, crudo, continui pugni nello stomaco, diretto, intricato, difficile, complesso, affascinante, capolavoro. Per me, che piace fare classifiche, uno dei venti migliori libri mai letti

    ha scritto il 

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