Trilogia della città di K.

Il grande quaderno - La prova - La terza menzogna

Di

Editore: Einaudi

4.4
(9626)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 384 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Francese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8806173987 | Isbn-13: 9788806173982 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanni Bogliolo , Virginia Ripa di Meana , Armando Marchi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
«Tutto ha inizio con due gemelli che una madre disperata è costretta ad affidare alla nonna, lontano da una grande città dove cadono le bombe e manca il cibo. Siamo in un paese dell'Est, ma né l'Ungheria né alcun luogo preciso vengono mai nominati.
Un inizio folgorante che ci immette di colpo nel tempo atroce dell'ultima guerra raccontandolo come una metafora. La nonna è una "vecchia strega" sporca, avara e senza cuore e i due gemelli, indivisibili e intercambiabili quasi avessero un'anima sola, sono due piccoli maghi dalla prodigiosa intelligenza. Intorno a loro ruotano personaggi disegnati con pochi tratti scarni su uno sfondo di fame e di morte. Favola nera dove tutto è reso veloce ed essenziale da una scrittura limpida e asciutta che non lascia spazio alle divagazioni.
Un avvenimento tira l'altro come se una mano misteriosa e ricca di sensualità li cavasse fuori dal cilindro di un prestigiatore crudele».
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  • 1

    (Brutta) telecronaca delle bestialità umane

    Scrittura telegrafica, per lo più asettica e inespressiva. Storia di una famiglia ambientata probabilmente nell'Ungheria della II guerra mondiale. L'autrice cerca di coinvolgere il lettore con la narr ...continua

    Scrittura telegrafica, per lo più asettica e inespressiva. Storia di una famiglia ambientata probabilmente nell'Ungheria della II guerra mondiale. L'autrice cerca di coinvolgere il lettore con la narrazione delle tragedie e bestialità compiute per lo più dai gemelli (o meglio dal gemello cattivo). Introspezione psicologica: zero. Ad un certo punto ci si perde, cercando di capire chi è chi e cosa è realmente accaduto: la storia diventa inutilmente complicata, il finale sembra un po’ ‘tirato via’.

    ha scritto il 

  • 1

    La città di K(acca)

    Ho letto tanti libri brutti, potrei citare decine e decine di esperienze negative in tal senso. Questa trilogia diventa un serio candidato per entrare a pieno diritto nel podio dei peggiori.
    Era tanto ...continua

    Ho letto tanti libri brutti, potrei citare decine e decine di esperienze negative in tal senso. Questa trilogia diventa un serio candidato per entrare a pieno diritto nel podio dei peggiori.
    Era tanto tempo che volevo avvicinarmi all'opera di questa scrittrice ungherese, considerata da molti un capisaldo della letteratura.
    Ho provato disgusto e ribrezzo a leggere questo romanzo, ma non il sentimento che diventa conferma che l'autore ha centrato il suo obiettivo, ossia quello di generare forti sensazioni nell'animo del fruitore di un'opera, positive o meno. La mia è una sensazione frutto di un'assenza totale di empatia per l'intera opera, costellata di personaggi che mi ricordano più diabolici burattini privi di anima.
    E' un mondo senza alcuna speranza quello della Kristof, dove non trovo alcun messaggio e/o insegnamento. Esiste solo odio, brutture, sopraffazione, negatività, sesso ripugnante, incestuoso e perverso.
    Se la prima opera conserva un suo filo conduttore, i successivi due capitoli deragliano in un delirio allucinogeno.
    Secondo me la Signora Kristof aveva bisogno di un dottore molto bravo.
    Che si fottano critici e sapientoni.
    Per me questo è proprio un libro di K(acca).
    Come disse il buon Fantozzi al termine della Corazzata Potemkin, questa "Trilogia della città di K(acca)" è UNA CAGATA PAZZESCA!!!!

    ha scritto il 

  • 3

    a me non piacque e lo trovai troppo pesante e triste. ma, ammetto di averlo letto a bordo piscina nell'assolatissima estate del 2003. quindi forse, non nelle condizioni adeguate per gustarlo. dovrei r ...continua

    a me non piacque e lo trovai troppo pesante e triste. ma, ammetto di averlo letto a bordo piscina nell'assolatissima estate del 2003. quindi forse, non nelle condizioni adeguate per gustarlo. dovrei riprovarci, a leggerlo, ma non so; non me la sento...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Crudo, inquietante, sconvolgente, amaro. Questo libro è come un pugno nello stomaco, ti lascia una sensazione di dolore e nausea per un po'. Descrive un mondo crudele, cattivo, senza amore, c'è solo l ...continua

    Crudo, inquietante, sconvolgente, amaro. Questo libro è come un pugno nello stomaco, ti lascia una sensazione di dolore e nausea per un po'. Descrive un mondo crudele, cattivo, senza amore, c'è solo la guerra e la solitudine, l'unico spiraglio di luce sembra provenire dal legame dei due gemelli, uniti tanto da sembrare uno solo, ma il corso degli eventi cambierà anche questo.
    Nel primo libro il punto di vista è dei due bambini, prima persona plurale, noi, tutto quello che accade a uno tocca anche l'altro, non c'è individualità, non si conoscono neppure i nomi dei gemelli. Il secondo libro è narrato dal gemello che resta, racconta di una vita nell'attesa, forse il meno intenso anche se non privo di momenti traumatici. Il terzo è un vortice, ti risucchia al suo interno, per me il libro più intenso dei tre, ti svela la "grande menzogna" cambiando continuamente punto di vista, prima Claus, poi Lucas, ma chi è Claus e chi è Lucas? I ruoli si invertono, i punti di vista cambiano, tutto ciò che credevi viene ribaltato, l'unica certezza è che a volte la realtà è molto più dura e perfida della finzione.
    Un libro intenso, ti attrae e allo stesso tempo ti respinge e quando finisce ti lascia con la sensazione di aver letto un gran libro, ma anche con un po' di rabbia difficile da mandare giù.

    ha scritto il 

  • 4

    Pensavo di trovare il dolore della guerra. Invece ho trovato il dolore della vita.

    Lucas e Claus. Un destino già scritto nei loro nomi. Due fratelli, gemelli, veri o immaginati. Un velo di dolore che la scrittura secca, fatta di frasi brevi e semplici, non fa che acuire. Vite schiac ...continua

    Lucas e Claus. Un destino già scritto nei loro nomi. Due fratelli, gemelli, veri o immaginati. Un velo di dolore che la scrittura secca, fatta di frasi brevi e semplici, non fa che acuire. Vite schiacciate, distrutte, fato crudele. Storie che si intrecciano e si confondono ritrovando la loro linearità solo nell'ultimo capitolo della Trilogia.
    Qui pensavo di trovare il dolore della guerra. Invece è un attimo che passa velocemente, lasciando il posto al dolore della vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Una scrittura fredda, scarna, violenta, superba.

    Un romanzo che entra sotto la pelle - quando ci penso ho ancora i brividi.

    Cosa fa più male la menzogna o la realtà? Difficile a dirsi leggendo queste ...continua

    Una scrittura fredda, scarna, violenta, superba.

    Un romanzo che entra sotto la pelle - quando ci penso ho ancora i brividi.

    Cosa fa più male la menzogna o la realtà? Difficile a dirsi leggendo queste pagine.

    Un buco al cuore.

    ha scritto il 

  • 4

    Trilogia della città di K

    Premetto che, più che di una normale recensione, si tratta dell'espressione di un vero e proprio stato d'animo.
    Ho affrontato questo romanzo - o, meglio, questa trilogia di romanzi intimamente conness ...continua

    Premetto che, più che di una normale recensione, si tratta dell'espressione di un vero e proprio stato d'animo.
    Ho affrontato questo romanzo - o, meglio, questa trilogia di romanzi intimamente connessi - con una sorta di timore quasi reverenziale.
    I giudizi che avevo letto prima di addentrarmi nella lettura, seppur diversi l'uno dall'altro, concordavano sostanzialmente su un aspetto: la durezza del racconto, una durezza glaciale, crudele, forte come un pugno nello stomaco.
    Secondo me, a questo libro possono essere date due diverse chiavi di lettura, a seconda del fatto che lo si interpreti in chiave realistica ovvero ci si abbandoni al lato fiabesco della vicenda.
    Io ho preferito tralasciare qualsiasi intento di verosimiglianza con la vita reale e scegliere la seconda strada: quella della "favola nera".
    Sì, perché non può esistere una fiaba più nera di questa.
    La storia dei due gemelli Lucas e Claus, che crescono allo stato brado assieme alla nonna-strega, esprime una potenza ed una forza inaudita, impossibile da gestire attingendo ai canoni della realtà a cui siamo quotidianamente abituati.
    La guerra, la violenza, la morte, la perfidia, l'orgoglio e la rassegnazione vengono miscelati dalla scrittrice in un magico calderone, con abilità quasi miracolosa: in questo piatto sapido e ricercato, però, non vi è traccia di tenerezza né di umana comprensione.
    L'atmosfera raggelata rimanda quasi ad alcune opere del l'impressionismo; il dolore più che uno stato d'animo è una patina sottile che ricopre ogni cosa: case, alberi, stazioni ferroviarie.
    I personaggi sembrano quasi camminare sospesi, "in punta di piedi", ed attraversano l'umana vicenda in una sorta di straniamento quasi brechtiano, con l'espressione impassibile di chi va incontro al futuro con le tasche vuote di illusioni o speranze.
    La scrittura è secca, scarna, essenziale, ma allo stesso tempo magnetica come una prodigiosa calamita che tutto attrae nella sua orbita ancestrale.
    Alla fine del libro, ho provato una strana sensazione: mi sono ritrovato con un groppo in gola, uno strano miscuglio di incredulità e commozione, che ha impiegato non poche ore ad andar via.
    Tanti altri libri giungeranno, nel futuro più o meno immediato, ad arricchire la mia "carriera" di lettore.
    Ma ho la ferma convinzione che la Trilogia della città di K. conserverà sempre un posto d'onore sugli scaffali della mia memoria.

    ha scritto il 

  • 5

    Agghiacciante, seppur geniale.
    Il mio preferito rimane il primo della trilogia...
    Non lo consiglierei a persone troppo suscettibili, contenuti forti, mi ha lasciata un po' disorientata e con "l'amaro ...continua

    Agghiacciante, seppur geniale.
    Il mio preferito rimane il primo della trilogia...
    Non lo consiglierei a persone troppo suscettibili, contenuti forti, mi ha lasciata un po' disorientata e con "l'amaro in bocca" soprattutto per l'assenza di un minimo spiraglio di speranza

    ha scritto il 

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