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Trilogia della città di K

Il grande quaderno - La prova - La terza menzogna

By Agota Kristof

(1798)

| Paperback | 9788806154943

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Book Description

Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato Continue

Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la "Trilogia della città di K" ritrae un'epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.

1835 Reviews

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    <b>“La chiamiamo Nonna. La gente la chiama Strega. Lei ci chiama figli di cagna”.</b>

    Quando Il grande quaderno apparve in Francia a metà anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivelava un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle ...(continue)

    Quando Il grande quaderno apparve in Francia a metà anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivelava un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali.
    Il libro si divide in tre parti: ‘Il grande quaderno’ in cui i due gemelli vengono affidati alla donna da una madre che non più prendersene cura. I due ragazzi vivono in simbiosi, ogni gesto dell’uno sembra essere il prolungamento dell’altro, c’è la miseria, la stessa con cui la nonna fa i conti. C’è una guerra feroce, attraverso le gesta – spesso disumane – a volte strabilianti tutto viene annotato su un ‘grande quaderno’ forse con la paura che tutto ciò possa cadere nell’oblio.
    La seconda parte è ‘La prova’, Lucas vede partire il fratello attraversando un campo minato che separa la dannazione dalla libertà, tutta questa parte è concentrata sull’attesa di questo fratello nei confronti di Klaus, un’attesa dura, buia, che sconvolge, che arriva fino ad i trent’anni di Lucas che decide di partire e – beffardamente – così come lo è la vita vede tornare quel fratello vagabondo Klaus sulle orme di quel fratello fedele.
    La terza parte è ‘La terza menzogna’ che forse è la parte più debole e ingarbugliata di tutto il romanzo in cui finalmente viene fatta chiarezza sulla storia dei due gemelli, attraverso un intreccio di identità e segreti nascosti che solo un libro così cupo e altamente triste poteva confezionare.
    Un libro che è in perfetto equilibrio tra la verità e la menzogna, accompagnato da eventi storici realmente accaduti, che sa di amaro, cupo, ma ciò che più mi ha affascinato è il linguaggio della Kristof che per me è alla prima lettura: una scrittura sincopata, tagliente, dura, velenosa, oscura, che ti avvolge, ti coinvolge, per poi distaccarti bruscamente.
    Un surrealismo magico, che racconta con puntualità una realtà che ha sconvolto milioni di persone, il metro che Agota adotta e sceglie di porre sotto la lente del lettore è l’identità: multipla, nera, sporca, povera, insudiciata ancora del sangue della guerra e delle urla di morti ingiuste.

    “- Dimenticherà. La vita è fatta così. Tutto si cancella col tempo. I ricordi si attenuano, il dolore diminuisce. Mi ricordo di mia moglie come ci si ricorda di un uccello, di un fiore. Era il miracolo della vita in un mondo in cui tutto sembrava leggero, facile e bello. All’inizio venivo qui per lei, adesso ci vengo per Judith, la sopravvissuta. Le sembrerà ridicolo, Lucas, ma sono innamorato di Judith. Della sua forza, della sua bontà, della sua tenerezza per quei bambini che non sono suoi.
    Lucas dice:
    - Non mi sembra affatto ridicolo.
    - Alla mia età?
    - L’età è un dettaglio. Conta solo l’essenziale. Lei ama Judith e anche Judith l’ama.
    - Aspetta il ritorno di suo marito.
    - Molte donne aspettano o piangono i mariti dispersi o morti. Ma l’ha appena detto: “Il dolore diminuisce, i ricordi si attenuano”.
    L’insonne alza gli occhi su Lucas:
    - Diminuire, attenuare, l’ho detto, sì, ma non svanire.”

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    Jack said on Sep 26, 2014 | Add your feedback

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    Per decidere se è Bene o Non Bene, abbiamo una regola molto semplice: il tema deve essere vero. Dobbiamo descrivere ciò che vediamo, ciò che sentiamo, ciò che facciamo.
    Ad esempio è proibito scrivere: 'Nonna somigli ...(continue)

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    Per decidere se è Bene o Non Bene, abbiamo una regola molto semplice: il tema deve essere vero. Dobbiamo descrivere ciò che vediamo, ciò che sentiamo, ciò che facciamo.
    Ad esempio è proibito scrivere: 'Nonna somiglia ad una strega' ma è permesso scrivere: 'La gente chiama Nonna la Strega'.
    E' proibito scrivere: 'La Piccola città è bella' perchè la Piccola Città può essere bella per noi e brutta per qualcun altro. Allo stesso modo, se scriviamo: 'L'attendente è gentile', non è una verità, perchè l'attendente può essere capace di cattiverie che noi ignoriamo. Quindi scriveremo semplicemente: 'L'attendente ci regala delle coperte'.
    Scriveremo: 'Noi mangiamo molte noci', e non: 'Amiamo le noci', perchè il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività. 'Amare le noci' e 'amare nostra Madre', non può voler dire la stessa cosa. La prima formula designa un gusto gradole in bocca, e la seconda un sentimento.
    Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe; è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di sè stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti.
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    Mi aspettavo tre manualoni .. invece!
    Complessivamente, mi sono piaciute molto dippiù le prime due parti, più dinamiche, più accattivanti, più verosimili.
    Poi comincia a impapocchiarsi .. inizia a chiarirsi un intreccio che non trova fine e non trova Verità, proprio come il ciclo imperituro delle esistenze.
    In prima battuta, prime 20/40pg, mi sembrava semplicemente un romanzo di guerra narrato da bambini, quasi inutilmente crudo e crudele.
    Invece mi si rivela il racconto delle infinite fantasie possibili che pure ci tengono in vita, eccessi di senso quando il primo senso che diamo è intollerabile.

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    Suzy V. said on Sep 14, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    letteratura o vita?

    “Ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia”.
    E questo romanzo, ...(continue)

    “Ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia”.
    E questo romanzo, in realtà una trilogia di romanzi, la traccia la lascia nel profondo in ogni lettore. In particolare se al lettore piace essere spiazzato, questa trilogia ci riesce in pieno. La scrittura è rapida, cruda, diretta, soprattutto nella prima parte, che perciò risulta molto avvincente per il continuo rincorrersi degli avvenimenti; anche nelle due parti seguenti sono presenti colpi di scena ma la sensazione che prevale è il senso di smarrimento, di straniamento, come se si fosse tralasciato qualche particolare importante; col procedere della lettura si fatica addirittura a riordinare o a considerare “cose vere o cose inventate” ciò che si legge. In questo modo si percepisce tutta la maestria dell’autrice, che invece non perde di vista il senso della storia e la porta a degna conclusione, lasciando sullo sfondo, e nell’animo del lettore, la percezione degli orrori della guerra, di ogni guerra, che indurisce e cambia gli individui, mettendo in risalto l’insensatezza della vita, in cui ogni amore pare essere “un amore impossibile”; vita che “è di un’inutilità totale, è nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-Dio di una malvagità che supera l’immaginazione”.
    Del resto, se talvolta la vita tende a confondersi con la letteratura, tuttavia “Un libro per triste che sia non può essere come una vita”.

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    Palomar1960 said on Sep 9, 2014 | Add your feedback

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    avevo sentito molte recensioni favorevoli per questo libro e così ho voluto leggerlo...devo dire che io non l'ho trovato così bello! Certo è un libro crudo e tratta di argomenti forti (guerra, dittature, prigonie e altro del genere), però nell'insiem ...(continue)

    avevo sentito molte recensioni favorevoli per questo libro e così ho voluto leggerlo...devo dire che io non l'ho trovato così bello! Certo è un libro crudo e tratta di argomenti forti (guerra, dittature, prigonie e altro del genere), però nell'insieme non mi è piaciuto

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    totola said on Sep 6, 2014 | Add your feedback

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    uno dei romanzi più cupi che abbia mai letto. una storia triste, violenta, crudele, a tratti sadica. come lo è del resto qualsiasi guerra mai combattuta. la storia è questa, una metafora(fin troppo reale) della guerra, raccontata attraverso gli occhi ...(continue)

    uno dei romanzi più cupi che abbia mai letto. una storia triste, violenta, crudele, a tratti sadica. come lo è del resto qualsiasi guerra mai combattuta. la storia è questa, una metafora(fin troppo reale) della guerra, raccontata attraverso gli occhi di due ragazzini, gemelli, figli della storia che li rigetta e li fa cresce in una landa desolata, popolata da personaggi irreali, stereotipi dei sentimenti umani. può ben classificarsi nel genere distopico, se non fosse per una somiglianza al reale fin troppo accentuata. divisa in tre libri, quest'epica cresce con la vita dei protagonisti, i loro successi, la loro miseria e i loro errori, rimpianti, amari. un'indagine dell'animo umano.

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    Thomas Anderson said on Sep 4, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    un romanzo da rileggere subito da capo!

    È il libro più strano, angosciante e destabilizzante che abbia mai letto. Un romanzo costituito da 3 libri, uno diverso dall altro per stile e contenuti. Il primo "il quaderno" ha le fattezze di una favola nera su di uno sfondo di fame e miseria; nel ...(continue)

    È il libro più strano, angosciante e destabilizzante che abbia mai letto. Un romanzo costituito da 3 libri, uno diverso dall altro per stile e contenuti. Il primo "il quaderno" ha le fattezze di una favola nera su di uno sfondo di fame e miseria; nel secondo libro intitolato"la prova" il lettore incomincia a perdersi e a domandarsi cosa sia reale e cosa nn lo sia. Solo dopo aver letto l ultima parte, intitolata "la terza menzogna", finalmente si scopre la verità e il tutto acquisisce un senso. E ciò che rimane è una profonda e infinita tristezza.

    "Dice :
    - Si, certe vite sono più tristi del più triste dei libri.
    Dico:
    - Proprio così. Un libro, per triste che sia, non può essere triste come una vita."

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    Sara87 said on Sep 3, 2014 | Add your feedback

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