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Trilogia della città di K

Il grande quaderno - La prova - La terza menzogna

By Agota Kristof

(1782)

| Paperback | 9788806154943

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Book Description

Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato Continue

Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la "Trilogia della città di K" ritrae un'epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.

1785 Reviews

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    sul tavolo letteratura nerissima, cattiva, sconvolgente, puro distillato di crudo dolore benchè "un libro, per triste che sia, non può essere triste come una vita.".
    E' la "TRILOGIA DELLA CITTA' DI K" Agota Kristof.
    Un viaggio di carta fino agli Infe ...(continue)

    sul tavolo letteratura nerissima, cattiva, sconvolgente, puro distillato di crudo dolore benchè "un libro, per triste che sia, non può essere triste come una vita.".
    E' la "TRILOGIA DELLA CITTA' DI K" Agota Kristof.
    Un viaggio di carta fino agli Inferi, dove realtà e bugia si confondono in tre lunghi capitoli disomogenei, ma legati fra loro da un filo quasi invisibile di sofferenza e solitudine:
    Il grande quaderno (magnifico) - La prova - La terza menzogna.
    Con uno stile glaciale, secco, essenziale, ci avverte:
    "Il verbo AMARE non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività". Amare le noci o amare tua madre non può voler dire la stessa cosa; meglio evitare di usare parole che definiscano i sentimenti e attenersi alla descrizione fedele dei fatti.
    Il libro inizia con un "noi" che non a caso appartiene all'infanzia....Klaus e Lucas,(stesso nome?) gemelli inseparabili che devono presto imparare a non arrossire, a non tremare, ad abituarsi alle ingiurie e alle parole che feriscono. Insieme resistono alle bestialità degli uomini grandi amplificate in clima di guerra; uniti resistono all' invenzione di un Non-Dio, di una malvagità che supera l'immaginazione. Ma è quando arriva la SEPARAZIONE che al noi si sostituisce l'io e la sua (e del lettore) inarrestabile confusione e disorientamento fino alla fine del libro.
    La realtà non viene mai ipocritamente ammorbidita:
    "Il sole acceca. chiude gli occhi: Come fare adesso? Come prima. Bisogna continuare ad alzarsi al mattino, ad andare a letto la sera, a fare quel che bisogna fare per vivere. Sarà lunga. Forse tutta una vita."
    Eppure a d un certo punto Agota sembra darti una pacca sulle spalle e con complicità ti conforta per esserci già passata: "E quando avrai troppa pena, troppo dolore, e se non ne vorrai parlare con nessuno, scrivi. Ti aiuterà."

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    donnamancina said on Aug 23, 2014 | Add your feedback

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    Libro molto bello, anche se non riesco a definirmi "felice" di averlo letto. La scrittura della Kristof è tagliente e magnetica; l'architettura narrativa geniale. Tuttavia il senso di oppressione che pervade il racconto e la fredda consequenzialità n ...(continue)

    Libro molto bello, anche se non riesco a definirmi "felice" di averlo letto. La scrittura della Kristof è tagliente e magnetica; l'architettura narrativa geniale. Tuttavia il senso di oppressione che pervade il racconto e la fredda consequenzialità negativa che lo caratterizza necessitano di una buona dose di serenità per affrontarne la lettura.

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    Alessandra G. said on Aug 23, 2014 | 2 feedbacks

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    Una (s)piacevole sorpresa

    Permettetemi una piccola PREMESSA: non sarà una recensione come le altre (come d'altronde non si tratta di un libro come gli altri); questo libro contiene così tanti capovolgimenti, specialmente nelle ultime 50 pagine, che sarà molto difficile distri ...(continue)

    Permettetemi una piccola PREMESSA: non sarà una recensione come le altre (come d'altronde non si tratta di un libro come gli altri); questo libro contiene così tanti capovolgimenti, specialmente nelle ultime 50 pagine, che sarà molto difficile districarsi tra le possibili anticipazioni, che potrebbero disturbare il lettore, e periodi apparentemente sconnessi e provi di significato.

    Il libro, come ci suggerisce il titolo, è diviso in tre racconti: "Il grande quaderno", "La Prova" e "La terza menzogna"; in origine questi tre racconti dovevano uscire separati ma all'uscita del terzo vennero pubblicati tutti insieme (il primo libro nelle prime edizioni riportava il titolo di "Quello che resta", tradotto in oltre trenta lingue, vincitore del premio Adelf nel 1986).
    Anche io mi muoverò nella direzione di recensire un racconto per volta, volando da un racconto all'altro sperando di invogliarvi a leggere questo capolavoro.
    Un modus scribendi unico, tagliente, preciso, glaciale e conciso. Sono, il più delle volte, singole frasi messe al posto e nel momento giusto, come un pendolo in una casa abbandonata che oscilla tra la verità e la menzogna capace di ipnotizzarti e non farti più capire quando è realtà e quando no.
    Agota Kristof fugge, con il marito, dall'Ungheria post seconda guerra mondiale in Svizzera; pare abbia poi detto: "Avrei preferito cinque anni di dominazione sovietica a cinque anni di fabbrica svizzera".
    Spesso la sua penna assomiglia a macigni tirati in faccia al lettore, ma riesce comunque a fissarlo lì, sulla sedia, le ore passano e le pagine corrono veloci. Difficile staccarsi.
    Devo essere sincero: ero depresso mentre leggevo questo libro (storie triste, angoscianti e dolorose) ma, nella mia testa, si faceva largo a gran voce che quello era, forse, il libro meglio scritto che io abbia mai letto.

    Il grande quaderno.

    Qui domina la tecnica narrativa del "noi" narrante, un noi secco, asciutto e malato come avremo modo di vedere più avanti. I bombardamenti, ormai quotidiani nella grande città di K, portano la madre di due bambini a decidere di portare i suoi figli nella piccola città, dalla nonna. Questa nuova piccola città segnerà il passaggio di un confine, l'arrivo in un mondo ingiusto, crudo, violento dove non c'è spazio per l'infanzia, l'amore e altri sentimenti simili. O cresci o muori.
    Klaus e Lucas sono i protagonisti di questo libro, gemelli inseparabili, legati da molte più cose che un semplice anagramma di nomi.
    Decidono di imparare a leggere (approfittando dei libri che il diacono della chiesa della piccola città gli offre) e a scrivere (riportando su un grande quaderno ciò che vivono) ciò che è e non ciò che pare: "Il tema deve essere vero. Dobbiamo descrivere ciò che vediamo, ciò che sentiamo, ciò che facciamo.". Mantengono fede alla promessa, descrivendo stoicamente (fino al disturbo) quello che vedono e quello che gli succede dando così voce al primo racconto di questa trilogia nera.
    L'elemento che più fa rabbrividire il lettore è la concretezza dei diversi personaggi che entrano in contatto con i protagonisti; vorremmo ad ogni modo che questi personaggi fossero frutto marcio della mente malsana dell'autrice ma in cuor nostro, purtroppo, sappiamo quanto può essere cattiva la realtà; la Kristof non fa altro che porcela davanti con estrema crudeltà e freddo cinismo.

    La prova.

    I due gemelli. Inscindibili. Si separano. Una separazione dolorosa ma necessaria e per questo si ricorrerà ad ogni mezzo (etico o no) pur di riuscire nell'impresa. Da qui prende il titolo del secondo racconto. Ed è qui che le menzogne cominciano a muovere i primi passi dettate da una realtà "insopportabile", tant'è che spesso l'io narrante (che si sostituisce al “noi” del primo libro) è costretto a cambiarla.
    La profonda depressione nella quale cade il bambino rimasto solo lo porta ha mischiare ciò che accade da ciò che vorrebbe accadesse, così i punti di vista cominciano a fare a pugni, a inseguirsi e a moltiplicarsi facendo entrare il lettore in un forte stato di confusione; confermando e (il più delle volte) disconfermando quella che fino a poche pagine prima sembrava essere una certezza inamovibile aprendo così la strada all'ultimo racconto, al finale (ovviamente) opprimente di questa favola nera.

    La terza menzogna.

    Sembra ormai impossibile che la situazione possa cambiare ancora e invece l'autrice prende il lettore e gli tira il brutto scherzo (eseguito magistralmente) di cambiare completamente... non le carte in tavola ma ti cambia proprio il mazzo di carte, il gioco e anche le regole che lei stessa aveva imposto a inizio libro. Disorientato e perso il lettore non può che aspettare inerme una fine dolorosa, spietata e violenta lasciando qualche dubbio che continua a tenere il lettore incollato su quella sedia.
    Chi è chi? Cosa? Dove? Perché? Con molta calma e uno stile glaciale e tagliente la Kristof risponderà a tutti questi interrogativi negandovi fino all'ultimo raggio si sole.
    Questo libro non è per chi vuole evadere dalla realtà verso un modo idilliaco che possa regalare una fugace distrazione felice, sinceramente non so a chi consiglierei questo libro. Forse a tutti perché la realtà va accettata, anche quando chi ce la pone sotto gli occhi non ha il tatto di ammorbidirla neanche un pochino.
    Definita una favola nera, le parole sono come unghie laceranti che graffiano le schiena e causano urla strazianti dando vita a uno dei romanzi meglio scritti del secolo scorso. Assolutamente da non perdere, un capolavoro che suona la stessa musica di una marcia funebre.

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    SeveMoiso said on Aug 22, 2014 | Add your feedback

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    Ci vuole una grandissima concentrazione per scrivere una storia del genere, altrettanta per leggerla. Non che questo costituisca un problema, anzi.
    Comincia nel più improbabile dei modi, con personaggi in apparenza impossibili da amare, ma ti ci fa c ...(continue)

    Ci vuole una grandissima concentrazione per scrivere una storia del genere, altrettanta per leggerla. Non che questo costituisca un problema, anzi.
    Comincia nel più improbabile dei modi, con personaggi in apparenza impossibili da amare, ma ti ci fa cascare con tutte le scarpe.
    Un libro magnetico.

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    Giusi said on Aug 19, 2014 | Add your feedback

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