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Trilogia della città di K

Il grande quaderno - La prova - La terza menzogna

By Agota Kristof

(1783)

| Paperback | 9788806154943

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Book Description

Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato Continue

Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la "Trilogia della città di K" ritrae un'epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.

1788 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    " La carezza sui capelli è impossibile gettarla"

    Agota Kristof è persona riservata, capita di rado, dicono, che si presti a interviste ed apparizioni sebbene tradotta in moltissimi paesi. E' ungherese, della generazione già colpita dalla seconda guerra mondiale ma ancor di più dall'invasione soviet ...(continue)

    Agota Kristof è persona riservata, capita di rado, dicono, che si presti a interviste ed apparizioni sebbene tradotta in moltissimi paesi. E' ungherese, della generazione già colpita dalla seconda guerra mondiale ma ancor di più dall'invasione sovietica del suo paese nel 1956. "La trilogia della città di K" ora raccolta da Einaudi in un solo libro, ha per prima cosa l'ovvietà del soffrire, della fame e della paura. Dove la guerra ha trasformato le esistenze e anche ogni cognizione dell' umano vivere, quei "figli di cagna" di Claus e Lucas, due gemelli di pochi anni tanto uniti da sembrare un'anima, una forza, una vita sola, cercano soprattutto di rinforzarsi, di far si che sia lo spirito che il corpo si temprino a quell'esistenza durissima. Ecco allora gli esercizi e le tecniche che permettono ai due di ingegnarsi e dar sfogo così alla loro prodigiosa intelligenza, scaltrezza e fantasia...intorno a loro ruotano personaggi, questioni, esistenze e pensieri; la Kristof in un ritmo sincopato del narrare, tiene tempi brevissimi anche nelle frasi, dove pochi sono gli aggettivi o le impressioni. Se da una parte quest'essenzialità è vista come rappresentazione della crudeltà e del rigore cieco della vita senza cadere nel compianto o nel vittimismo, la stessa scrittrice racconta di due fattori principali del suo stile: primo il netto distacco dalle poesie romantiche giovanili, tra simbolismo, sofferenza, afflato. Poi l'ispirarsi ad un giornale della scuola del figlio, insomma l'assumere il modo in cui bimbi di 8-10 anni descrivono la vita e ciò che vedono, ed è un modo impersonale, pratico, senza grosse impressioni o sentimenti ma pratico ed intelligente nella loro limpida sintesi. Ma la trilogia è soprattutto separazione, lacerazione, solitudine e fantasia...da "Il grande quaderno", in cui c'è nella tragicità anche un filo sottile di amara ironia affinché uno dei due passa la frontiera e ancora l'approdo sembra essere la separazione di chi si vuol bene...concetto con cui l'autrice ha fatto i conti e li riporta appunto sui tre libri. Lo strappo causato da un separarsi effetto di una serie di altre lacerazioni fino, a mio avviso, alla prova più intensa e alta della trilogia: "La prova", dove il sogno e la realtà diventano immaginazione e dura rimozione d'ogni segno di affetto o parola d'amore: per poter vivere meglio l'amara verità...Agota Kristof quindi, sembra non poter abbandonare i due gemelli, e nella loro sorprendente esistenza si celano anche molti suoi ricordi e nostalgie...è questa la potenza del libro, riuscire a descrivere un vuoto parlando di ciò che lo genera: il bisogno d'amore e l'assenza di questo, il coraggio di raccontare un'eclissi, la peggiore che esista, perché negazione della semplice dolcezza, a cui tutti abbiam diritto, anche se poi anche i bambini, sanno dimenticare o cercano di dimenticare "la carezza sui capelli" anche se impossibile gettarla via, come fosse impossibile ormai tollerare i sentimenti e i ricordi migliori, per quei "figli di cagna" di Lucas e Claus.....

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    LucBon71(de una Luna o una sangre o un beso al cabo) said on Sep 1, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Nero come ...

    ... come la pece. Un buco nero che ti inghiotte e ti trascina con te, in una spirale senza emozioni.
    L'assenza di emozioni esternate diventa presenza, potente, crescente, di quelle interiorizzate che man mano inghiottiranno i nostri protagonisti.
    L'i ...(continue)

    ... come la pece. Un buco nero che ti inghiotte e ti trascina con te, in una spirale senza emozioni.
    L'assenza di emozioni esternate diventa presenza, potente, crescente, di quelle interiorizzate che man mano inghiottiranno i nostri protagonisti.
    L'impostazione dei dialoghi è ridotta all'essenza come la descrizione dei luoghi.
    Non è avarizia, è invece tutta polpa. Abbiamo letto migliaia di pagine riempitive, additivi inerti, digressioni fuori trama. Qui no: è tutto sugo.
    Naturalmente sono intuibile le influenze dostoevskjane, ed evidentissime quelle kafkiane, pur essendoci in tutta l'opera una impronta che è particolare e peculiare.
    Manca una stella perchè la terza parte è confusa ed i continui back mi fanno non essere sicuro di avere bene capito. Rileggerò.

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    Jacobass2006 said on Aug 31, 2014 | 2 feedbacks

  • 5 people find this helpful

    Difficile scrivere commenti su un libro così duro, letto in un momento della mia vita altrettanto duro.<br />Gli esercizi. Gli spietati esercizi di sopravvivenza fatti dai gemelli sono rimasti vivi nella testa. <br />Mi hanno stupita, int ...(continue)

    Difficile scrivere commenti su un libro così duro, letto in un momento della mia vita altrettanto duro.<br />Gli esercizi. Gli spietati esercizi di sopravvivenza fatti dai gemelli sono rimasti vivi nella testa. <br />Mi hanno stupita, intenerita persino, e sconvolta.<br />L'ultima parte della trilogia non l'ho apprezzata molto, mi è sembrato un tentativo disperato di far combaciare le cose sparse e forse disperse nelle prime due parti. <br />Soprattutto mi è sembrato che non fosse così importante ricondurre ad una logica conclusione; quasi che il nocciolo di questa trilogia stia più nel dolore per la totale incomunicabilità tra le persone che nella necessità di una ricomposizione tra di loro.

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    Maidiremai said on Aug 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    dopo aver finito il libro, ho letto come lo avevano interpretato altri, poi ho scelto la mia lettura: come se ci fossero molti finali alternativi, una prova di scrittura in cui cambiando pochi dettagli, cambia tutto.
    Non posso dire spaventoso o spa ...(continue)

    dopo aver finito il libro, ho letto come lo avevano interpretato altri, poi ho scelto la mia lettura: come se ci fossero molti finali alternativi, una prova di scrittura in cui cambiando pochi dettagli, cambia tutto.
    Non posso dire spaventoso o spaventante, né agghiacciante, comprendo che non si può neanche definire piacevole, ma in effetti ho trovato più spaventante Ian McEwan- Sabato- letto subito dopo di questo, per nulla riposante come percorsi della mente ed accadimenti di un solo unico giorno, che questo.
    La Kristof ti mette ad una finestra e ti lascia guardare.
    Senza possibilità e desiderio di smettere fino alla fine.

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    Energia Creativa said on Aug 29, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    sul tavolo letteratura nerissima, cattiva, sconvolgente, puro distillato di crudo dolore benchè "un libro, per triste che sia, non può essere triste come una vita.".
    E' la "TRILOGIA DELLA CITTA' DI K" Agota Kristof.
    Un viaggio di carta fino agli Infe ...(continue)

    sul tavolo letteratura nerissima, cattiva, sconvolgente, puro distillato di crudo dolore benchè "un libro, per triste che sia, non può essere triste come una vita.".
    E' la "TRILOGIA DELLA CITTA' DI K" Agota Kristof.
    Un viaggio di carta fino agli Inferi, dove realtà e bugia si confondono in tre lunghi capitoli disomogenei, ma legati fra loro da un filo quasi invisibile di sofferenza e solitudine:
    Il grande quaderno (magnifico) - La prova - La terza menzogna.
    Con uno stile glaciale, secco, essenziale, ci avverte:
    "Il verbo AMARE non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività". Amare le noci o amare tua madre non può voler dire la stessa cosa; meglio evitare di usare parole che definiscano i sentimenti e attenersi alla descrizione fedele dei fatti.
    Il libro inizia con un "noi" che non a caso appartiene all'infanzia....Klaus e Lucas,(stesso nome?) gemelli inseparabili che devono presto imparare a non arrossire, a non tremare, ad abituarsi alle ingiurie e alle parole che feriscono. Insieme resistono alle bestialità degli uomini grandi amplificate in clima di guerra; uniti resistono all' invenzione di un Non-Dio, di una malvagità che supera l'immaginazione. Ma è quando arriva la SEPARAZIONE che al noi si sostituisce l'io e la sua (e del lettore) inarrestabile confusione e disorientamento fino alla fine del libro.
    La realtà non viene mai ipocritamente ammorbidita:
    "Il sole acceca. chiude gli occhi: Come fare adesso? Come prima. Bisogna continuare ad alzarsi al mattino, ad andare a letto la sera, a fare quel che bisogna fare per vivere. Sarà lunga. Forse tutta una vita."
    Eppure a d un certo punto Agota sembra darti una pacca sulle spalle e con complicità ti conforta per esserci già passata: "E quando avrai troppa pena, troppo dolore, e se non ne vorrai parlare con nessuno, scrivi. Ti aiuterà."

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    donnamancina said on Aug 23, 2014 | Add your feedback

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