Trilogia della città di K.

Il grande quaderno. La prova. La terza menzogna.

Di

Editore: Einaudi (Tascabili. Letteratura, 725)

4.4
(9445)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 379 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Francese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 880615494X | Isbn-13: 9788806154943 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanni Bogliolo , Virginia Ripa di Meana , Armando Marchi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la "Trilogia della città di K." ritrae un'epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.
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  • 5

    Esistenza e nefas

    Un oggetto davvero curioso, inidentificabile, questo romanzo in tre sparizioni; trittico disomogeneo che, anziché raccontare, toglie di scena una qualsiasi forma di narrazione lineare.
    Bellissima la p ...continua

    Un oggetto davvero curioso, inidentificabile, questo romanzo in tre sparizioni; trittico disomogeneo che, anziché raccontare, toglie di scena una qualsiasi forma di narrazione lineare.
    Bellissima la prima parte che assomiglia molto ad un dramma espressionista tedesco, con personaggi che sono più figure simboliche che altro. Un po’ meno le altre due che seguono di più il canone postmoderno della proliferazione delle narrazioni: un diffrangersi abnorme che non può esimersi da contraddizioni. Resta però, al di là di tutto, l’orrore della guerra e del potere assoluto. Un orrore capace di svuotare di senso ogni cosa che attraversa, di togliere significato fin alla stessa esistenza.
    La cosa più sorprendente di questo lavoro è, comunque, la lingua: un lavorio continuo di finissimo intaglio. Ogni frase è una piccola ferita sanguinante. Il sangue si addensa e si raggruma in un frammento descrittivo. Uno stile scarno, secco e tagliente in cui le parole sono granelli di un deserto infinito. Rispetto al primo, il più terribile, negli altri due tasselli la lingua si apre un poco ma solo per poi stringere meglio la morsa e toglierti definitivamente il respiro. In questo delirio psicotico tutto diviene lacerto minimo di un orrore inenarrabile ed è come se i personaggi stentassero a prendere consistenza. Di fronte ad una tragedia così grande è quasi impossibile prendere coscienza della realtà eppure, nonostante il sogno si mescoli strenuamente al delirio del vero, il dolore è inevitabile.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando si finisce questo libro si è preda di sentimenti contrastanti ed è molto difficile trovare le parole giuste per descriverlo. Inizia tutto con una guerra di cui si sentono gli echi delle bombe, ...continua

    Quando si finisce questo libro si è preda di sentimenti contrastanti ed è molto difficile trovare le parole giuste per descriverlo. Inizia tutto con una guerra di cui si sentono gli echi delle bombe, due bambini, gemelli, vengono affidati ad una nonna che contribuirà a fare di loro degli uomini forti e cinici, ma profondamente soli. Rincontreranno i genitori e li perderanno entrambi ed anche loro ad un certo punto si separeranno aspettandosi a vicenda per molti anni. Da qui inizia la storia di uno solo dei due ed il lettore inizia a chiedersi se ciò che legge è realtà o finzione e solo alla fine avrà una risposta alla sua domanda.
    Un libro sulla guerra, ma da un punto di vista diverso, attraverso gli occhi dei bambini. E’ tutto filtrato dal loro sguardo, sono loro che ci descrivono gli abitanti dal luogo, le bombe, la città e i soldati. In questo mi ha ricordato il romanzo di Calvino, ma mentre lì c’erano elementi fiabeschi e vi si poteva intravedere una luce, qui è tutto buio, tutto triste, tutta desolazione; non c’è ingenuità in quei bambini, non c’è affetto nei loro confronti, non c’è pietà, c’è solo la guerra e tutto il carico di dolore che porta con essa.

    ha scritto il 

  • 4

    Sorprendente

    L'ho appena finito e sto ancora cercando di ritrovarmi.incredibile come sia surreale,come si faccia fatica a capire dove è realtà ,dove è fantasia,dove è presente e dove è passato.lascia un amaro in b ...continua

    L'ho appena finito e sto ancora cercando di ritrovarmi.incredibile come sia surreale,come si faccia fatica a capire dove è realtà ,dove è fantasia,dove è presente e dove è passato.lascia un amaro in bocca e la voglia di rileggerlo per cogliere nuove sfumature.

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo libro non mi ha convinto: troppo crudo, volgare e onirico, mi lasciava con una sensazione di disgusto ma, nello stesso tempo, non riuscivo a smettere di leggere. Il secondo ed il terzo libro ...continua

    Il primo libro non mi ha convinto: troppo crudo, volgare e onirico, mi lasciava con una sensazione di disgusto ma, nello stesso tempo, non riuscivo a smettere di leggere. Il secondo ed il terzo libro sono un po' meno graffianti (seppure dolorosissimi), ma sempre molto coinvolgenti. Assolutamente consigliato.

    ha scritto il 

  • 5

    No puedo opinar sobre esta novela como un todo.
    La primera parte me ha parecido magistral (de ahí las 5 estrellas)
    La segunda parte más convencional.
    La tercera parte directamente me ha parecido que l ...continua

    No puedo opinar sobre esta novela como un todo.
    La primera parte me ha parecido magistral (de ahí las 5 estrellas)
    La segunda parte más convencional.
    La tercera parte directamente me ha parecido que la había escrito otra/o autor/a.

    ha scritto il 

  • 4

    “Per favore, signora..."

    Atmosfere cupe, linguaggio scarno, contenuti duri e a volte scabrosi: questa è la scrittura della Kristof, pacata e rabbiosa, deprimente e mai banale.
    In questa Trilogia realtà e sogno ad occhi aperti ...continua

    Atmosfere cupe, linguaggio scarno, contenuti duri e a volte scabrosi: questa è la scrittura della Kristof, pacata e rabbiosa, deprimente e mai banale.
    In questa Trilogia realtà e sogno ad occhi aperti sono sapientemente intrecciati e poi sciolti - lo stesso lettore viene più volte tratto in inganno dalla fantasia dei protagonisti - e mentre i fatti emergono in tutta evidenza ci si accorge che il tentativo di alterarli non è andato a buon fine: da un destino di dolore e solitudine non si può comunque fuggire.
    “Dall'altra parte della piazza, le vecchie case sono rimaste intatte. Sono restaurate, ridipinte di rosa, giallo, blu, verde”: è uno scorcio della “piccola città”, luogo che fa da sfondo a buona parte del romanzo e che con i suoi colori vivaci si associa più alla variazione cromatica di una serie di lividi che alla gioia.
    Se nella prima parte si indugia quasi nell'onirico e nella perversione sessuale vissuta da occhi ingenuamente complici, nelle ultime due l'innocenza infantile ci riserva i passaggi più struggenti, raccontando infanzie spezzate:
    “Vai a piangere davanti alla tua casa vuota, non è vero?”.
    Per chi ha perso da bambino la strada di casa non c'è alcuna speranza (“Per favore, signora, che autobus bisogna prendere per andare alla stazione?”), e malgrado il coraggio, malgrado la volontà di andare avanti, non fosse altro che per forza d'inerzia, resterà per sempre un adulto smarrito.
    La lettura del libro è agevole ma non allieta certo lo spirito: anche l'immagine suggestiva di un cielo al tramonto dai colori “radiosi e belli” lascia un retrogusto amaro.
    La fine del tormento, la speranza di ritrovare la pace, arriva solo con la sarcastica negazione della vita:
    “Il treno è una buona idea”.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro bellissimo, particolare. Inizio interessante che può piacere o meno ma è lo sviluppo successivo che lascia di stucco per la sua originalità. C'è un momento in cui si fa fatica a seguire il nesso ...continua

    Libro bellissimo, particolare. Inizio interessante che può piacere o meno ma è lo sviluppo successivo che lascia di stucco per la sua originalità. C'è un momento in cui si fa fatica a seguire il nesso di tutto, non si capisce cosa è fantasia, cosa è realtà. Tutto alla fine va al suo posto e lascia un po' di amarezza avendo fatto riflettere sulla durezza della vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Come suggerisce il titolo si tratta in realtà di 3 libri, accomunati dai due personaggi principali, i gemelli Claus e Lucas che come vedrete sono uno l'anagramma dell'altro e questo particolare più si ...continua

    Come suggerisce il titolo si tratta in realtà di 3 libri, accomunati dai due personaggi principali, i gemelli Claus e Lucas che come vedrete sono uno l'anagramma dell'altro e questo particolare più si va' avanti nel racconto più diventa importante a mio parere.
    Il ritmo è incalzante, frasi corte, dure, fredde fanno sì che il racconto avanzi con una velocità incredibile, mai vista in altri romanzi. Gli avvenimenti, molte volte volgari, scabrosi, violenti, desolanti scorrono come un qualsiasi racconto di amore, forse proprio per suggerire che in tempo di guerra tutto perde il suo peso, nessuno a pietà, tutti pensano a sopravvivere e basta. Il secondo libro è quello dove esiste un lieve accenno di speranza, per un paese migliore, per innamorasi ancora ma viene poi completamente distrutto. Nel terzo libro regna invece la solitudine, il rammarico, la tragicità della vita oltre la guerra, l'inevitabilità delle cose.

    ha scritto il 

  • 4

    non preghiamo mai, lo sa bene. vogliamo capire ( p.84 )
    il frutto non cade mai lontano dal suo albero ( p.87 )
    è più facile dare che ricevere ( p.149 )
    questo popolo ha già espiato. il passato e l'avv ...continua

    non preghiamo mai, lo sa bene. vogliamo capire ( p.84 )
    il frutto non cade mai lontano dal suo albero ( p.87 )
    è più facile dare che ricevere ( p.149 )
    questo popolo ha già espiato. il passato e l'avvenire ( p.151 )
    forse esistono donne che si possono amare, in qualche modo ( p.156 )
    non penso. non posso permettermi questo lusso ( p.202 )
    solo le stelle brillano nella loro solitudine infinita ( p.212 )
    ci si imbarca per qualsiasi posto, in qualsiasi momento, con chi si vuole, se lo si vuole davvero ( p.225 )
    le ferite fisiche non hanno importanza quando le ricevo. ma se dovessi infliggerne una, diventerebbe un altro tipo di ferita per me, e non potrei sopportarla ( p.227 )
    tu distruggi tutto, degradi tutto, annienti sul nascere ogni creatività, vita, libertà, ispirazione ( p.238 )
    con una lentezza maestosa ( p.278 )
    non riflettere. guarda! ( p.279 )
    e cosa le piacerebbe fare in futuro? non lo so. niente. perché bisogna fare assolutamente qualcosa? ( p.321 )
    farsi delle domande è ancora peggio che sapere tutto ( p.351 )
    bugie. sempre bugie ( p.354 )
    non ho voglia di niente, tutte le voglie mi abbandonano. non faccio neanche più dei sogni interessanti, faccio solo dei sogni banali ( p.359 )
    non posso vivere senza di lei, voglio vivere con lei, in qualunque posto, in qualunque modo ( p.369 )
    gli dico che se è morto, beato lui, e che vorrei essere al suo posto ( p.394 )
    gli dico che la vita è di un'inutilità totale, è nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un nondio di una malvagità che supera ogni immaginazione ( p.374 )

    ha scritto il 

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