Trilogia della città di K.

Il grande quaderno. La prova. La terza menzogna.

Di

Editore: Einaudi (Tascabili. Letteratura, 725)

4.4
(9316)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 379 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Francese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 880615494X | Isbn-13: 9788806154943 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanni Bogliolo , Virginia Ripa di Meana , Armando Marchi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la "Trilogia della città di K." ritrae un'epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.
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  • 3

    Dopo mesi e mesi di commenti sulla pagina Facebook Sto leggendo questo libro, ho scoperto di avere la Trilogia negli scaffali di casa (omaggio di tanti anni fa di una libreria bolognese, grazie!!)

    Com ...continua

    Dopo mesi e mesi di commenti sulla pagina Facebook Sto leggendo questo libro, ho scoperto di avere la Trilogia negli scaffali di casa (omaggio di tanti anni fa di una libreria bolognese, grazie!!)

    Come non leggerlo?

    Però c'è da dire che va preso a piccole dosi, stile medicine omeopatiche, io ad esempio l'ho letto solo di sera, a letto, in contemporanea ad altre cosine più leggibili.

    Parla di bambini soli cresciuti a mazzate, di guerra, di disturbi di personalità. Ci sono due gemelli, o forse no; c'è una storia, o forse è un po' diversa. Leggi la prima parte, poi non ci capisci più nulla; arrivi alla fine della terza che non sei più nemmeno sicuro di come ti chiami. Molto inquietante.

    Penso che sia assolutamente da leggere se volete sfoggiare la vostra cultura, oppure se vi volete mettere alla prova: riuscirete a svolgere il bandolo della matassa?

    PER CHI PENSA CHE LA REALTA' NON SIA SOLO QUELLA CHE VEDIAMO

    ha scritto il 

  • 0

    Nel mio caso, l'aggettivo giusto per questo libro è: disturbante. Eccessivamente. Riconosco quindi all'autrice un grossissimo merito, ma io non ce la faccio ad andare oltre la metà del primo libro. Pr ...continua

    Nel mio caso, l'aggettivo giusto per questo libro è: disturbante. Eccessivamente. Riconosco quindi all'autrice un grossissimo merito, ma io non ce la faccio ad andare oltre la metà del primo libro. Preferisco uscire un attimo a respirare alla luce del sole

    ha scritto il 

  • 2

    Questo libro è una camera a gas, è una lama sottile, è una scena al rallentatore

    Questo libro è come masticare veleno, è vetriolo allo stato puro. Tuttavia non mi è piaciuto, l'ho trovato violento, brutale, confuso, volutamente confuso ed estremamente crudo. Sicuramente l'esperien ...continua

    Questo libro è come masticare veleno, è vetriolo allo stato puro. Tuttavia non mi è piaciuto, l'ho trovato violento, brutale, confuso, volutamente confuso ed estremamente crudo. Sicuramente l'esperienza che muove il libro, lo scoppiare della guerra, le deportazioni, la fame che inevitabilmente si soffre e che porta a fare di tutto, non è facile e tutta la drammaticità della vicenda si coglie sotto numerose sfaccettature, tuttavia l'affermare delle cose salvo poi confondere le acque alla pagina successiva, la molteplicità dei punti di vista, il manipolare la storia, dando voce a tutti i personaggi mi ha confusa e disorientata non poco, impedendomi di calarmi appieno nella storia.
    Forse mi aspettavo tutt'altro, comunque sia le sensazioni che mi ha lasciato sono state tutto tranne che positive. Vetriolo, vetriolo allo stato puro.

    ha scritto il 

  • 3

    So di andare contro corrente, ma non sono riuscita ad apprezzare la trilogia fino in fondo. Ci dev'essere un limite alla sofferenza della lettura, un limite che non implica soggetti 'giusti' o 'sbagli ...continua

    So di andare contro corrente, ma non sono riuscita ad apprezzare la trilogia fino in fondo. Ci dev'essere un limite alla sofferenza della lettura, un limite che non implica soggetti 'giusti' o 'sbagliati', morali o immorali, ma ha a che fare con l'empatia del lettore, con la sua capacità di sopportare l'assalto di una scrittura senza pietà. Quelli della Kristof sono schiaffi secchi, manrovesci che segnano la carne con nocche dure e nodose. Non temo le letture difficili, né le scritture asciutte e affilate, ma devo poter dare un senso al dolore. Un senso letterario, intendiamoci, non legato al reale ma intrinseco al libro. Qui mi è scivolato tra le dita, mi è caduto dagli occhi stanchi di troppe immagini crude, di troppo odio, di troppa disperazione. Ho amato Ieri, la trilogia non è il mio libro.

    ha scritto il 

  • 5

    Avviso importante:

    nel corso di questa lettura riceverete con ogni probabilità due pugni allo stomaco e tre schiaffi. Senza entrare nel vivo della trama - non voglio infatti guastare l'effetto sorpresa (e di sorprese ne ...continua

    nel corso di questa lettura riceverete con ogni probabilità due pugni allo stomaco e tre schiaffi. Senza entrare nel vivo della trama - non voglio infatti guastare l'effetto sorpresa (e di sorprese ne troverete tante), posso però dire che tra i tre il primo "il Quaderno", (i due pugni, per intenderci) è quello per il quale vale davvero la pena rileggere la storia della Seconda Guerra Mondiale, o meglio della Guerra, attraverso il quaderno-diario di questi due gemelli, crudo fino all'essenziale. Un taglio netto, incisivo definitivo, agli eventi che segnano inevitabilmente il presente e il futuro.
    Gli altri due, soprattutto il terzo (La terza menzogna) ti lascia con un senso di straniamento tipico di chi ha ricevuto tre bei ceffoni dritti in faccia, senza sapere bene perchè....
    ..... Lettore avvisato.....................

    Ecco come si svolge una lezione di composizione.   Siamo seduti al tavolo della cucina con i nostri fogli a quadretti, le matite e il Grande Quaderno. Siamo soli.   Uno di noi dice:   Il titolo del tuo tema è: «L’arrivo da Nonna».   L’altro dice:   Il titolo del tuo tema è: «I lavori».   Ci mettiamo a scrivere. Abbiamo due ore per trattare l’argomento e due fogli di carta a disposizione.   Alla fine delle due ore ci scambiamo i fogli; ciascuno corregge gli errori di ortografia dell’altro con l’aiuto del dizionario e, in fondo alla pagina, scrive: Bene o Non Bene. Se è Non Bene gettiamo il tema nel fuoco e cerchiamo di trattare lo stesso argomento nella lezione seguente. Se è Bene, possiamo ricopiare il tema nel Grande Quaderno.   Per decidere se è Bene o Non Bene, abbiamo una regola molto semplice: il tema deve essere vero. Dobbiamo descrivere ciò che vediamo, ciò che sentiamo, ciò che facciamo.   Ad esempio, è proibito scrivere: «Nonna somiglia a una strega»; ma è permesso scrivere: «La gente chiama Nonna la Strega».   E’ proibito scrivere: «La Piccola Città è bella», perché la Piccola Città può essere bella per noi e brutta per qualcun altro.   Allo stesso modo, se scriviamo: «L’attendente è gentile», non è una verità, perché l’attendente può essere capace di cattiverie che noi ignoriamo. Quindi scriveremo semplicemente: «L’attendente ci regala delle coperte».   Scriveremo: «Noi mangiamo molte noci», e non: «Amiamo le noci», perché il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività. «Amare le noci» e «amare nostra Madre», non può voler dire la stessa cosa. La prima formula designa un gusto gradevole in bocca, e la seconda un sentimento.   Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe, è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti. 

    Disponibile in ebook

    ha scritto il 

  • 0

    Davvero difficile stilare una recensione per questo classico duro come pochi, volutamente confuso ed estraniante, in cui quello che si è creduto di capire viene smentito poco dopo e in cui i punti di ...continua

    Davvero difficile stilare una recensione per questo classico duro come pochi, volutamente confuso ed estraniante, in cui quello che si è creduto di capire viene smentito poco dopo e in cui i punti di vista si susseguono e si accavallano.. Immagino che l'autrice volesse descrivere la guerra e gli effetti della guerra sulle persone, l'infelicità e soprattutto l'impossibilità di essere felici e la perdita di ogni speranza che essa genera forse per sempre, su chi sì è trovato pesantemente coinvolto, infatti Klaus ( o è Lucas? o Claus?) dice " La vita è di un'inutilità totale, è nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-dio di una malvagità che supera l'immaginazione". Andrebbe magari riletto più volte, ma il senso è piuttosto chiaro. Da notare lo stile asciuttissimo e particolare.

    ha scritto il 

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