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Trilogia della città di K.

Il grande quaderno. La prova. La terza menzogna.

Di

Editore: Einaudi (Tascabili. Letteratura, 725)

4.4
(8864)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 379 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Francese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 880615494X | Isbn-13: 9788806154943 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanni Bogliolo , Virginia Ripa di Meana , Armando Marchi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la "Trilogia della città di K." ritrae un'epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.
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  • 5

    "-Ma lo fai apposta a parlare sempre d'altro?
    -Sì, lo faccio apposta. Non ha alcun senso parlare di noi due. Non c'è niente da dire...non serve a niente rivederci. Non lo hai ancora capito?
    -L'ho capi ...continua

    "-Ma lo fai apposta a parlare sempre d'altro?
    -Sì, lo faccio apposta. Non ha alcun senso parlare di noi due. Non c'è niente da dire...non serve a niente rivederci. Non lo hai ancora capito?
    -L'ho capito adesso.
    ...
    Vado a casa, mi metto a letto e parlo con Lucas, come sempre faccio. Gli dico che se è morto, beato lui... gli dico che la vita è di un'inutilità totale, è nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-Dio di una malvagità che supera l'immaginazione."

    http://m.youtube.com/watch?v=PGKZsi3teCY

    ha scritto il 

  • 3

    Che dire... un libro disturbante. Non nel senso di brutto, proprio disturbante. Scritto con uno stile quasi infantile, ma crudele come appunto solo i bambini sanno essere. Non credo lo rileggerei, ma ...continua

    Che dire... un libro disturbante. Non nel senso di brutto, proprio disturbante. Scritto con uno stile quasi infantile, ma crudele come appunto solo i bambini sanno essere. Non credo lo rileggerei, ma è valsa la pena affrontarlo almeno una volta.

    ha scritto il 

  • 5

    E’ questo un romanzo appassionante, denso, doloroso, un libro forte, violento e a volte crudele che può lasciare perplessi sì, ma certamente non indifferenti. In questi tre libri che lo compongono e ...continua

    E’ questo un romanzo appassionante, denso, doloroso, un libro forte, violento e a volte crudele che può lasciare perplessi sì, ma certamente non indifferenti. In questi tre libri che lo compongono e che potrebbero benissimo essere considerati indipendenti uno dall’altro, la scrittrice ci dà una grandissima prova di arte sia a livello di contenuto che di scrittura. Non c’è particolare, nel primo libro , per esempio, che non sia finalizzato a convincere il lettore della veridicità della storia dei due gemelli e della loro vita presso la Nonna. Nel secondo, poi, dove comunque si fanno più evidenti gli accenni alle bugie raccontate, alle menzogne considerate verità, la storia di Lucas è effettivamente verosimile . Ma esiste veramente questo secondo fratello? Perché si porta avanti questa esigenza di scrivere, questo manoscritto? Ma ecco il secondo fratello: Lucas? Klaus? Lo scambio dei nomi è sintomatico : sono uno l’anagramma dell’altro! Ed infatti con “La terza menzogna” il quadro si completa. Ci sono gli stessi avvenimenti : la guerra, la nonna, i genitori, il passaggio del confine, il manoscritto, ma vengono narrati in modo differente da un diverso narratore. Ci sono altre sofferenze, altri dolori, altre verità e altre menzogne. A chi presterà la sua fede il lettore? Probabilmente vorrà credere a questa ultima versione; ma una volta terminata la lettura e sedimentata l’emozione riappare il dubbio su quale sia la Verità e quale la Menzogna. Vince allora la scrittrice! Agota Kristof da una parte ha voluto riversare nella vicenda la sua esperienza personale: il paese d’origine, la dominazione nazista, la deportazione degli ebrei, la dominazione sovietica, la fuga oltre il confine. Quelle vicende che si trascinano dietro una scia di dolore e di sofferenza. Poi c’è l’aspetto letterario : qui la sua arte è grande e lo straniamento forte. Racconta più volte la stessa storia, mescola insieme menzogna e realtà ma cambia spesso la prospettiva e il punto di vista : nella prima parte una singolare prima persona plurale , i gemelli, nella seconda un narratore esterno che ci descrive la vita, le frequentazioni e anche gli affetti di uno schizofrenico Lucas ed infine si ritorna ad un narratore interno, Claus, che racconta la sua “verità”. La scrittura poi è finzione e realtà, è menzogna e verità. Ed ecco anche l’aspetto meta letterario : quel grande quaderno che i due gemelli scrivono, e che poi continua Lucas, poi Claus e nel quale poi non c’è nulla… Che dire poi dei quaderni e delle storie di verità scritte da Thomas, da Victor… Scrittura vuol dire anche libertà, libertà di scrivere anche menzogne ma spesso sotto le menzogne si nascondono le verità più vere e i sentimenti più forti. Ecco una Kristof schierata contro i soprusi, la tirannide, il male, il dolore!! Lo stile poi! Asciutto, tagliente come una lama, essenziale, spoglio nel primo libro, come sono le vicende e i sentimenti narrati, un po’ più morbido e complesso nel secondo e nel terzo libro, in cui i sentimenti e i rapporti interpersonali e le vicende storiche si fanno più complesse. Un libro davvero da Nobel!

    ha scritto il 

  • 5

    È Vita questa solitudine e disperazione? E’ passione la carnalita' rappresentata nel modo più abietto, ovvero dis-umano?
    Su quest'ultima parola pongo l'accento per esprimere il mio sentire. In tutti ...continua

    È Vita questa solitudine e disperazione? E’ passione la carnalita' rappresentata nel modo più abietto, ovvero dis-umano?
    Su quest'ultima parola pongo l'accento per esprimere il mio sentire. In tutti e tre gli scomparti di questo testo non ho percepito vera umanità, e forse questa mancanza non mi ha fatto empatizzare con le vicende, sono rimaste delle fredde "menzogne" , sono stata sempre lucidamente cosciente di star leggendo un testo che non era vita vera. E si badi non perché i fatti non fossero verosimili, ma per il modo scelto per narrarli, la scrittura della Kristof è un continuo mozzare, togliere, un mezzo rozzo usato con precisa volontà di creare disagio in chi legge. Come mi spiegò la mia amica Adriana, la Kristof usa il francese per scriverlo, ho letto poi, una lingua che lei non maneggia con destrezza, anzi, lei stessa se ne definisce "analfabeta" ,
    Leggendola mi è venuto in mente un violinista in erba, il violino è forse lo strumento più fastidioso se suonato da un neofita, e difatti di fastidio a iosa me ne procurò.
    Quindi la scrittura e la trama stessa li ho visti non come un fine, ma come il mezzo per buttare fuori da sé le disperazioni e le solitudini di questa donna, e leggendo la terza parte non ho potuto che non pensare di continuo a lei, anche il riferimento all' unica data citata (il 30 ottobre data di nascita dei gemelli e della stessa autrice), l'umanità e l'empatia di questo libro davvero straordinario l'ho caricata tutta sulla sua creatrice, e ho sperato, come mai mi era successo, che l'averlo scritto le avesse dato conforto.
    Non serviva forse a questo l’arte? A elevarci dalle umane miserie?

    ha scritto il 

  • 5

    "La vita è di una inutilità totale, è non-senso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-Dio di una malvagità che supera l' immaginazione."

    Questo assunto mi sembra che dia senso, significato all' inquietante e straniante romanzo, uno e trino per la sua originale struttura.
    La Kristof muove le coordinate della invenzione letteraria tra s ...continua

    Questo assunto mi sembra che dia senso, significato all' inquietante e straniante romanzo, uno e trino per la sua originale struttura.
    La Kristof muove le coordinate della invenzione letteraria tra sogno, menzogna e verità reale, rimescolandole nel gioco voluto delle doppie identità intercambiabili.
    Di primo acchito una simile struttura ti disorienta; né ti aiuta la indeterminatezza di tempi e luoghi.
    I primi sono lasciati nel vago, anche se sottotraccia si possono facilmente intuire e riferire ai rivolgimenti cruenti della storia ungherese. Quanto ai luoghi d' azione, anche essi sono lasciati alla genericità di una semplice lettera maiuscola o di una anonima espressione: città piccola, città grande...
    Ma quello che conta, il cuore del messaggio di Agota Kristof è ciò che, in circostanze atroci e di confuso degrado, accade all' uomo, bambino e adulto, quando gli capita di scendere agli "inferi" e di vivere ogni forma di disumanizzazione, di schizofrenia mentale; quando forti e pungenti sono il dolore dell' abbandono, la frattura insanabile creata dalla separazione, la condizione angosciante della solitudine.
    E dove, se non in una costruzione letteraria che lambisce la fiaba, si può trovare un rifugio consolatorio per gestire la violenza del vissuto, definita con la parola "cosa", perché non ne esiste una univoca che possa comprendere in sé dramma, tragedia, catastrofe, ferite morali, impossibilità di dare un orizzonte chiaro alla propria vita.
    E' nella scrittura che si compie la trasposizione della realtà!
    "Quando avrai troppa pena, troppo dolore, e se non vuoi parlare con nessuno, scrivi. Ti aiuterà."
    E' nella scrittura che si metabolizzano le crude e terribili "novità" che gli occhi innocenti sono costretti a registrare, prendendo atto delle regole degli adulti, adottandole a proprio beneficio con lucidità spietata, condividendole all' unisono con un gemello ( reale o alter ego? ) "utile" a rafforzare la possibilità di sopravvivenza.
    Quando si affaccia la possibilità di sanare la ferita della separazione, la rassegnazione, ormai consolidata, la rifiuta con una agghiacciante prospettiva risolutiva, sopraffatta dai fantasmi di tutta una vita.
    "Penso che presto saremo di nuovo tutti e quattro insieme. Morta Mamma, non mi rimarrà nessuna ragione per continuare.
    Il treno è una buona idea."

    Il libro è duro, forte, complesso, a fronte di un linguaggio semplice e scorrevole, ma penetrante, stringato e incalzante come colpi di mitraglia.
    E' di quelli che, piaccia o no, lasciano un segno profondo!

    ha scritto il 

  • 3

    Sono passati un po' di anni da quando l'ho letto, e sto cercando di ricordare che cosa mi ha lasciato. Senz'altro meraviglia (una meraviglia umana, non letteraria) per tanta crudezza e violenza. Una s ...continua

    Sono passati un po' di anni da quando l'ho letto, e sto cercando di ricordare che cosa mi ha lasciato. Senz'altro meraviglia (una meraviglia umana, non letteraria) per tanta crudezza e violenza. Una storia che all'inizio affascina, una parte centrale giocata sul dubbio, una finale - francamente - un po' noiosa. Dispersiva. Forse solo confusa. Sta di fatto che mentre leggevo mi sono ritrovata - spesso, troppo - a pensare ad altro.
    Ahi, lo schiaffo allo scrittore che perde per strada il suo lettore!
    (prendere nota)

    p.s.
    Non riesco a considerare questo romanzo un capolavoro, no, ma un libro coraggioso, questo sì. Sconveniente, come direbbe Parazzoli. E Dio sa se ce n'è bisogno, oggi, di sana sconvenienza letteraria!
    ***************************************************************************************************************

    Occorre che faccia un'aggiunta per evitare fraintendimenti: io HO apprezzato moltissimo il linguaggio, lo stile scarnificato, l'eliminazione fisica degli aggettivi ridotti all'osso. Un furia censoria. -Via, via! -
    Ne risulta una grande lezione di scrittura: come scrivere bene senza usare aggettivi. .
    Questo sì, lo ricordo bene.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi riconosco in quanto scritto da Longanesi a proposito di una prosa che procede come una "marionetta omicida" , uno stile secco , freddo nel primo libro si adatta a ( e condiziona) allo sviluppo di ...continua

    Mi riconosco in quanto scritto da Longanesi a proposito di una prosa che procede come una "marionetta omicida" , uno stile secco , freddo nel primo libro si adatta a ( e condiziona) allo sviluppo di una trama sconvolgente , nel secondo i contenuti si dispiegano con ottimo ritmo , nel terzo - a mio avviso-purtroppo la storia finisce in un imbuto; si strozza. Forse poteva finire prima.

    ha scritto il 

  • 4

    Il grande quaderno
    http://www.scaffalivirtuali.altervista.org/php5/index.php?bookid=387

    Scritto in prima persona plurale, come se i bambini protagonisti fossero una persona sola, e con una tecnica di ...continua

    Il grande quaderno
    http://www.scaffalivirtuali.altervista.org/php5/index.php?bookid=387

    Scritto in prima persona plurale, come se i bambini protagonisti fossero una persona sola, e con una tecnica di scrittura asettica, quasi del tutto priva di aggettivi qualificativi. Questo libro colpisce fin dalla prima pagina, ovvero quando una donna porta i suoi figli da sua madre, una vecchia scorbutica che vive in una piccola città, per proteggerli dall'incombente guerra. I due imparano a diventare cinici, insensibili, spietati per sopravvivere in una società che la guerra ha reso gretta. La popolazione, intenta a sopravvivere fra mille stenti, mostra il peggio di sé, i personaggi sono quanto di più basso l'umanità civilizzata possa raggiungere. I bambini si esercitano a superare ogni genere di prova: la fame, gli insulti, il silenzio, fino all'ultima prova, il distacco, con cui si conclude la prima parte di questa trilogia pesante e tristissima, eppure stupenda.

    La prova
    http://www.scaffalivirtuali.altervista.org/php5/index.php?bookid=388

    Il secondo libro della trilogia inizia con la fuga di uno dei due fratelli oltre la frontiera, in cerca di fortuna nel paese più ricco. Il fratello che rimane, Lucas, protagonista di questo volume, vive la sua vita cercando il contatto umano di molte persone, vivendo comunque un'intima solitudine che non riesce a colmare neanche quando, dopo una serie di eventi, decide di adottare un bambino con problemi motori. La tecnica di scrittura è diversa dal primo libro sia nello stile che nel soggetto: nel primo si utilizzava la prima persona plurale e uno stile infantile, qui la terza persona singolare e uno stile più adulto, adeguato all'età del protagonista. Il lettore sembra travolto dagli eventi, impotente, arriva a dubitare dell'esistenza dell'altro fratello e del fatto che la nonna sia davvero la madre della mamma di Lucas. La contesa della città fra eserciti nemici, spegne nella popolazione la speranza di un futuro migliore. Il senso di tristezza che si ha alla fine di questo libro è anche più grande di quello che si aveva alla fine del primo.

    La terza menzogna
    http://www.scaffalivirtuali.altervista.org/php5/index.php?bookid=389

    Ciò che viene raccontato nei primi due capitoli della trilogia, qui viene radicalmente cambiato. I bambini, Lucas e Claus, sono separati da piccoli perché uno dei due viene accidentalmente ferito da un proiettile durante una lite fra i genitori e finisce in un centro di riabilitazione. I due bambini si cercano per anni, anche dopo che il centro di riabilitazione è stato gravemente devastato dalla guerra, ma si ritrovano solo dopo mezzo secolo e il finale è di una tristezza infinita. Dopo aver letto i tre libri, il lettore resta incerto sulla reale trama della storia, chiedendosi cosa è realtà e cosa è menzogna, invenzione. Le storie sono molto diverse, ma combaciano perfettamente in alcuni punti chiave, che rendono entrambe le versioni plausibili. Una volta chiuso il libro si ha la sensazione di aver perso qualcosa, forse qualcuno, probabilmente i protagonisti di questa storia triste e molto emozionante.

    ha scritto il 

  • 2

    Questo libro ha aperto un lungo dibattito tra me e il mio compagno, visto che era stato proprio lui a consigliarmene la lettura. Il conflitto che ne è nato è questo: si può considerare migliore un li ...continua

    Questo libro ha aperto un lungo dibattito tra me e il mio compagno, visto che era stato proprio lui a consigliarmene la lettura. Il conflitto che ne è nato è questo: si può considerare migliore un libro che hai reputato noioso per tutto il tempo ma con un bel finale inaspettato o un libro che ti ha coinvolto dall'inizio ma che si sciupa proprio sul finale?
    Io mi schiero dalla seconda parte, per me il finale non è tutto, ed è inutile sorbirmi 200 pagine disturbanti e noiose solo perché il finale (l'ultima parte) merita.
    Certo so di andare controcorrente e forse semplicemente non era il mio genere, comunque ne ho apprezzato ad esempio anche le prime pagine che descrivevano il modo in cui i 2 gemelli si esercitano a non provare dolore, tristezza e fame per abituarsi sempre di più a un mondo fatto diventare sempre più squallido dalla guerra.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho riletto questo libro a distanza di molti anni e la sensazione di aver letto un libro strano e straniante si è rafforzata. Il libro si compone di tre parti : Il grande quaderno, La prova e La terza ...continua

    Ho riletto questo libro a distanza di molti anni e la sensazione di aver letto un libro strano e straniante si è rafforzata. Il libro si compone di tre parti : Il grande quaderno, La prova e La terza menzogna. Due gemelli di cui non si conosce il nome, una guerra non meglio identificata e un posto mai menzionato. Nel primo i gemelli annotano , con frasi brevi e senza enfasi, le storie di un quotidiano crudo, privo di sentimenti positivi, e le cose più brutte diventano “normali”. Affidati dalla madre ad una nonna che non li vuole, ma che in qualche modo li educa, sono due bambini “strani” , che si esercitano a non provare dolore, fame o pietà. Si arrangiano, rubano, uccidono per sopravvivere. Vari personaggi, sempre privi di nome, contribuiscono alla loro crescita precoce, anche in campo sessuale; Labbro Leporino, la Fantesca del Curato, un Attendente e il suo Ufficiale straniero.
    Torna la madre a riprenderli, ma loro non vogliono lasciare la Nonna. Intanto la guerra sta arrivando e decidono di separarsi, uno dei due varca il confine e se ne va, è un’altra prova, l’ennesima a cui si sottopongono, ma è la più dura per loro.
    Nel secondo libro sappiamo che si chiamano Lucas e Claus. Lucas è solo, continua a scrivere e conservare la memoria nel quaderno, ma si comincia a dubitare che abbia mai avuto un fratello, forse se l’è immaginato per sentirsi meno solo. Si prende cura di Yasmine e del suo bambino menomato, Mathias; un bimbo intelligente ,ma anche lui solo, senza speranza. Lucas si innamora di Clara, fa amicizia con Peter e con Victor, il libraio che vuole scrivere un libro.
    Nel terzo libro il velo si squarcia, rivelando piano piano una realtà , una storia completamente differente.
    Tutto quello che ci veniva raccontato si rivela una menzogna, siamo costretti a tornare sulle nostre convinzioni, ci sentiamo spiazzati. L’unica verità che viene fuori alla fine è che non c’è speranza, solo dolorose separazioni, come se fosse un destino ineluttabile. Basterebbe così poco, un briciolo di buona volontà e invece tutto si chiude, non c’è scampo . Non dirò di più della trama, bisogna leggerlo. Sono già tre giorni che l’ho terminato, ma sto ancora rimuginando e la sensazione di disagio non mi abbandona

    ha scritto il 

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