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Trilogia della città di K.

Il grande quaderno - La prova - La terza menzogna

Di

Editore: Einaudi

4.4
(8876)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 384 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Francese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8806173987 | Isbn-13: 9788806173982 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanni Bogliolo , Virginia Ripa di Meana , Armando Marchi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
«Tutto ha inizio con due gemelli che una madre disperata è costretta ad affidare alla nonna, lontano da una grande città dove cadono le bombe e manca il cibo. Siamo in un paese dell'Est, ma né l'Ungheria né alcun luogo preciso vengono mai nominati.
Un inizio folgorante che ci immette di colpo nel tempo atroce dell'ultima guerra raccontandolo come una metafora. La nonna è una "vecchia strega" sporca, avara e senza cuore e i due gemelli, indivisibili e intercambiabili quasi avessero un'anima sola, sono due piccoli maghi dalla prodigiosa intelligenza. Intorno a loro ruotano personaggi disegnati con pochi tratti scarni su uno sfondo di fame e di morte. Favola nera dove tutto è reso veloce ed essenziale da una scrittura limpida e asciutta che non lascia spazio alle divagazioni.
Un avvenimento tira l'altro come se una mano misteriosa e ricca di sensualità li cavasse fuori dal cilindro di un prestigiatore crudele».
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  • 5

    Favola nera composta da tre romanzi. E' un libro che ho divorato per le prime due parti. Nella terza tutto sembra il contrario di tutto, non si riesce a capire dove la Kristof voglia andare a parare. ...continua

    Favola nera composta da tre romanzi. E' un libro che ho divorato per le prime due parti. Nella terza tutto sembra il contrario di tutto, non si riesce a capire dove la Kristof voglia andare a parare. Mi ci è voluto un po' di tempo per capirlo, interiorizzarlo e darne una chiave di lettura.
    Spesso sconvolge per la crudezza con cui vengono descritte alcune scene.
    Agota Kristof scrittrice geniale. Assolutamente da leggere

    ha scritto il 

  • 4

    duro a tratti, spietato, falso, onestissimo e crudele quanto tenero. il problema è capire cosa sia bugia, finzione, immaginazione e trama.
    Da leggere, con attenzione e senza farsi abbindolare da certi ...continua

    duro a tratti, spietato, falso, onestissimo e crudele quanto tenero. il problema è capire cosa sia bugia, finzione, immaginazione e trama.
    Da leggere, con attenzione e senza farsi abbindolare da certi personaggi creati ad arte per confondere il lettore. Sicuramente una bella prova di scrittura.

    ha scritto il 

  • 5

    "-Ma lo fai apposta a parlare sempre d'altro?
    -Sì, lo faccio apposta. Non ha alcun senso parlare di noi due. Non c'è niente da dire...non serve a niente rivederci. Non lo hai ancora capito?
    -L'ho capi ...continua

    "-Ma lo fai apposta a parlare sempre d'altro?
    -Sì, lo faccio apposta. Non ha alcun senso parlare di noi due. Non c'è niente da dire...non serve a niente rivederci. Non lo hai ancora capito?
    -L'ho capito adesso.
    ...
    Vado a casa, mi metto a letto e parlo con Lucas, come sempre faccio. Gli dico che se è morto, beato lui... gli dico che la vita è di un'inutilità totale, è nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-Dio di una malvagità che supera l'immaginazione."

    http://m.youtube.com/watch?v=PGKZsi3teCY

    Tutto ciò che è disumano è assurdo e inutile.

    ha scritto il 

  • 3

    Che dire... un libro disturbante. Non nel senso di brutto, proprio disturbante. Scritto con uno stile quasi infantile, ma crudele come appunto solo i bambini sanno essere. Non credo lo rileggerei, ma ...continua

    Che dire... un libro disturbante. Non nel senso di brutto, proprio disturbante. Scritto con uno stile quasi infantile, ma crudele come appunto solo i bambini sanno essere. Non credo lo rileggerei, ma è valsa la pena affrontarlo almeno una volta.

    ha scritto il 

  • 5

    E’ questo un romanzo appassionante, denso, doloroso, un libro forte, violento e a volte crudele che può lasciare perplessi sì, ma certamente non indifferenti. In questi tre libri che lo compongono e ...continua

    E’ questo un romanzo appassionante, denso, doloroso, un libro forte, violento e a volte crudele che può lasciare perplessi sì, ma certamente non indifferenti. In questi tre libri che lo compongono e che potrebbero benissimo essere considerati indipendenti uno dall’altro, la scrittrice ci dà una grandissima prova di arte sia a livello di contenuto che di scrittura. Non c’è particolare, nel primo libro , per esempio, che non sia finalizzato a convincere il lettore della veridicità della storia dei due gemelli e della loro vita presso la Nonna. Nel secondo, poi, dove comunque si fanno più evidenti gli accenni alle bugie raccontate, alle menzogne considerate verità, la storia di Lucas è effettivamente verosimile . Ma esiste veramente questo secondo fratello? Perché si porta avanti questa esigenza di scrivere, questo manoscritto? Ma ecco il secondo fratello: Lucas? Klaus? Lo scambio dei nomi è sintomatico : sono uno l’anagramma dell’altro! Ed infatti con “La terza menzogna” il quadro si completa. Ci sono gli stessi avvenimenti : la guerra, la nonna, i genitori, il passaggio del confine, il manoscritto, ma vengono narrati in modo differente da un diverso narratore. Ci sono altre sofferenze, altri dolori, altre verità e altre menzogne. A chi presterà la sua fede il lettore? Probabilmente vorrà credere a questa ultima versione; ma una volta terminata la lettura e sedimentata l’emozione riappare il dubbio su quale sia la Verità e quale la Menzogna. Vince allora la scrittrice! Agota Kristof da una parte ha voluto riversare nella vicenda la sua esperienza personale: il paese d’origine, la dominazione nazista, la deportazione degli ebrei, la dominazione sovietica, la fuga oltre il confine. Quelle vicende che si trascinano dietro una scia di dolore e di sofferenza. Poi c’è l’aspetto letterario : qui la sua arte è grande e lo straniamento forte. Racconta più volte la stessa storia, mescola insieme menzogna e realtà ma cambia spesso la prospettiva e il punto di vista : nella prima parte una singolare prima persona plurale , i gemelli, nella seconda un narratore esterno che ci descrive la vita, le frequentazioni e anche gli affetti di uno schizofrenico Lucas ed infine si ritorna ad un narratore interno, Claus, che racconta la sua “verità”. La scrittura poi è finzione e realtà, è menzogna e verità. Ed ecco anche l’aspetto meta letterario : quel grande quaderno che i due gemelli scrivono, e che poi continua Lucas, poi Claus e nel quale poi non c’è nulla… Che dire poi dei quaderni e delle storie di verità scritte da Thomas, da Victor… Scrittura vuol dire anche libertà, libertà di scrivere anche menzogne ma spesso sotto le menzogne si nascondono le verità più vere e i sentimenti più forti. Ecco una Kristof schierata contro i soprusi, la tirannide, il male, il dolore!! Lo stile poi! Asciutto, tagliente come una lama, essenziale, spoglio nel primo libro, come sono le vicende e i sentimenti narrati, un po’ più morbido e complesso nel secondo e nel terzo libro, in cui i sentimenti e i rapporti interpersonali e le vicende storiche si fanno più complesse. Un libro davvero da Nobel!

    ha scritto il 

  • 5

    È Vita questa solitudine e disperazione? E’ passione la carnalita' rappresentata nel modo più abietto, ovvero dis-umano?
    Su quest'ultima parola pongo l'accento per esprimere il mio sentire. In tutti ...continua

    È Vita questa solitudine e disperazione? E’ passione la carnalita' rappresentata nel modo più abietto, ovvero dis-umano?
    Su quest'ultima parola pongo l'accento per esprimere il mio sentire. In tutti e tre gli scomparti di questo testo non ho percepito vera umanità, e forse questa mancanza non mi ha fatto empatizzare con le vicende, sono rimaste delle fredde "menzogne" , sono stata sempre lucidamente cosciente di star leggendo un testo che non era vita vera. E si badi non perché i fatti non fossero verosimili, ma per il modo scelto per narrarli, la scrittura della Kristof è un continuo mozzare, togliere, un mezzo rozzo usato con precisa volontà di creare disagio in chi legge. Come mi spiegò la mia amica Adriana, la Kristof usa il francese per scriverlo, ho letto poi, una lingua che lei non maneggia con destrezza, anzi, lei stessa se ne definisce "analfabeta" ,
    Leggendola mi è venuto in mente un violinista in erba, il violino è forse lo strumento più fastidioso se suonato da un neofita, e difatti di fastidio a iosa me ne procurò.
    Quindi la scrittura e la trama stessa li ho visti non come un fine, ma come il mezzo per buttare fuori da sé le disperazioni e le solitudini di questa donna, e leggendo la terza parte non ho potuto che non pensare di continuo a lei, anche il riferimento all' unica data citata (il 30 ottobre data di nascita dei gemelli e della stessa autrice), l'umanità e l'empatia di questo libro davvero straordinario l'ho caricata tutta sulla sua creatrice, e ho sperato, come mai mi era successo, che l'averlo scritto le avesse dato conforto.
    Non serviva forse a questo l’arte? A elevarci dalle umane miserie?

    ha scritto il 

  • 5

    "La vita è di una inutilità totale, è non-senso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-Dio di una malvagità che supera l' immaginazione."

    Questo assunto mi sembra che dia senso, significato all' inquietante e straniante romanzo, uno e trino per la sua originale struttura.
    La Kristof muove le coordinate della invenzione letteraria tra s ...continua

    Questo assunto mi sembra che dia senso, significato all' inquietante e straniante romanzo, uno e trino per la sua originale struttura.
    La Kristof muove le coordinate della invenzione letteraria tra sogno, menzogna e verità reale, rimescolandole nel gioco voluto delle doppie identità intercambiabili.
    Di primo acchito una simile struttura ti disorienta; né ti aiuta la indeterminatezza di tempi e luoghi.
    I primi sono lasciati nel vago, anche se sottotraccia si possono facilmente intuire e riferire ai rivolgimenti cruenti della storia ungherese. Quanto ai luoghi d' azione, anche essi sono lasciati alla genericità di una semplice lettera maiuscola o di una anonima espressione: città piccola, città grande...
    Ma quello che conta, il cuore del messaggio di Agota Kristof è ciò che, in circostanze atroci e di confuso degrado, accade all' uomo, bambino e adulto, quando gli capita di scendere agli "inferi" e di vivere ogni forma di disumanizzazione, di schizofrenia mentale; quando forti e pungenti sono il dolore dell' abbandono, la frattura insanabile creata dalla separazione, la condizione angosciante della solitudine.
    E dove, se non in una costruzione letteraria che lambisce la fiaba, si può trovare un rifugio consolatorio per gestire la violenza del vissuto, definita con la parola "cosa", perché non ne esiste una univoca che possa comprendere in sé dramma, tragedia, catastrofe, ferite morali, impossibilità di dare un orizzonte chiaro alla propria vita.
    E' nella scrittura che si compie la trasposizione della realtà!
    "Quando avrai troppa pena, troppo dolore, e se non vuoi parlare con nessuno, scrivi. Ti aiuterà."
    E' nella scrittura che si metabolizzano le crude e terribili "novità" che gli occhi innocenti sono costretti a registrare, prendendo atto delle regole degli adulti, adottandole a proprio beneficio con lucidità spietata, condividendole all' unisono con un gemello ( reale o alter ego? ) "utile" a rafforzare la possibilità di sopravvivenza.
    Quando si affaccia la possibilità di sanare la ferita della separazione, la rassegnazione, ormai consolidata, la rifiuta con una agghiacciante prospettiva risolutiva, sopraffatta dai fantasmi di tutta una vita.
    "Penso che presto saremo di nuovo tutti e quattro insieme. Morta Mamma, non mi rimarrà nessuna ragione per continuare.
    Il treno è una buona idea."

    Il libro è duro, forte, complesso, a fronte di un linguaggio semplice e scorrevole, ma penetrante, stringato e incalzante come colpi di mitraglia.
    E' di quelli che, piaccia o no, lasciano un segno profondo!

    ha scritto il 

  • 3

    Sono passati un po' di anni da quando l'ho letto, e sto cercando di ricordare che cosa mi ha lasciato. Senz'altro meraviglia (una meraviglia umana, non letteraria) per tanta crudezza e violenza. Una s ...continua

    Sono passati un po' di anni da quando l'ho letto, e sto cercando di ricordare che cosa mi ha lasciato. Senz'altro meraviglia (una meraviglia umana, non letteraria) per tanta crudezza e violenza. Una storia che all'inizio affascina, una parte centrale giocata sul dubbio, una finale - francamente - un po' noiosa. Dispersiva. Forse solo confusa. Sta di fatto che mentre leggevo mi sono ritrovata - spesso, troppo - a pensare ad altro.
    Ahi, lo schiaffo allo scrittore che perde per strada il suo lettore!
    (prendere nota)

    p.s.
    Non riesco a considerare questo romanzo un capolavoro, no, ma un libro coraggioso, questo sì. Sconveniente, come direbbe Parazzoli. E Dio sa se ce n'è bisogno, oggi, di sana sconvenienza letteraria!
    ***************************************************************************************************************

    Occorre che faccia un'aggiunta per evitare fraintendimenti: io HO apprezzato moltissimo il linguaggio, lo stile scarnificato, l'eliminazione fisica degli aggettivi ridotti all'osso. Un furia censoria. -Via, via! -
    Ne risulta una grande lezione di scrittura: come scrivere bene senza usare aggettivi. .
    Questo sì, lo ricordo bene.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi riconosco in quanto scritto da Longanesi a proposito di una prosa che procede come una "marionetta omicida" , uno stile secco , freddo nel primo libro si adatta a ( e condiziona) allo sviluppo di ...continua

    Mi riconosco in quanto scritto da Longanesi a proposito di una prosa che procede come una "marionetta omicida" , uno stile secco , freddo nel primo libro si adatta a ( e condiziona) allo sviluppo di una trama sconvolgente , nel secondo i contenuti si dispiegano con ottimo ritmo , nel terzo - a mio avviso-purtroppo la storia finisce in un imbuto; si strozza. Forse poteva finire prima.

    ha scritto il 

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