Trilogia della frontiera

Cavalli selvaggi - ­Oltre il confine­ - Città della pianura

Di

Editore: Einaudi

4.3
(534)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1038 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8806194119 | Isbn-13: 9788806194116 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Andrea Carosso , Rossella Bernascone , Igor Legati , Raoul Montanari ; Contributi: Alessandro Baricco

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Tre storie di apprendistato e di eterno vagabondare di cavalli e cavalieri, tra deserti di sale, montagne innevate e pianure d'erba alta, attraverso la leggendaria frontiera fra il Texas e il Messico. Con "Cavalli selvaggi" siamo nel Texas del 1949. Lacerato ogni legame che lo stringeva alla terra e alla famiglia, John Grady Cole sella il cavallo e insieme all'amico Rawlins si mette sull'antica pista che conduce alla frontiera e più in là nel Messico, inseguendo un passato nobile, e forse, mai esistito. "In Oltre il confine", quando il destino gli offre l'occasione di passare la frontiera, il giovane Billy Parham compie la sua scelta e dirige il cavallo verso il Messico insieme al fratello Boyd. Billy ha appena catturato una lupa ferita che si stava accanendo sul bestiame della famiglia e ha deciso di non consegnarla al padre, che la ucciderebbe, ma di riportarla sulle montagne messicane per restituirla al suo mondo. "Città della pianura" inizia dove arrivavano i primi due romanzi. All'inizio degli anni Cinquanta John Grady Cole e Billy Parham lavorano in un ranch tra il Texas e il Messico. Insieme allevano cavalli, ascoltano sotto le stelle i racconti dei vecchi cowboys, si divertono al bar o al bordello. E al bordello John Grady incontra una sedicenne così bella da cambiargli la vita. Così contesa da costringerlo a scontrarsi con il suo protettore-filosofo Eduardo, in un duello allo stesso tempo epico e metafisico.
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  • 4

    il proprio destino è probabilmente già scritto e tu non puoi far altro che viverlo

    Ci ho messo un po' nel leggere tutta la trilogia, ci vuole tempo e calma ma alla fine ti appassioni alle vicende dei 2 protagonisti principali !!!! E quando, nel terzo capitolo, giungi all'epilogo e l ...continua

    Ci ho messo un po' nel leggere tutta la trilogia, ci vuole tempo e calma ma alla fine ti appassioni alle vicende dei 2 protagonisti principali !!!! E quando, nel terzo capitolo, giungi all'epilogo e li devi salutare , hai la sensazione di dover lasciare un paio di vecchi amici!!! Si, un po' pazzi ,selvaggi , che appartengono ad un mondo lontano dal tuo, ma che in fondo ti hanno fatto capire che il mondo non è altro che un susseguirsi di momenti e di storie che s'intrecciano, e che se riesci ad accettarle lo si può percorre e vivere degnamente; e che il proprio destino è probabilmente già scritto e tu non puoi far altro che viverlo !!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Maledizioni primordiali. Il veleno del mondo è tutto lì, nascosto nel paesaggio. Storie di polvere di zoccoli e silenzio. Ti arriva il dolore nella schiena, il dolore dei cavalli. Eppure l'ultima luce ...continua

    Maledizioni primordiali. Il veleno del mondo è tutto lì, nascosto nel paesaggio. Storie di polvere di zoccoli e silenzio. Ti arriva il dolore nella schiena, il dolore dei cavalli. Eppure l'ultima luce del tramonto, laggiù in fondo. Eppure la sensazione che non tutto era da perdere. Eppure l'insondabile mistero del Messico.
    Non è letteratura, è molto di più.
    E' un pezzo di te che rimane altrove. Un pezzo di te perso per sempre.

    ha scritto il 

  • 5

    I titoli CAVALLI SELVAGGI, OLTRE IL CONFINE e CITTA' DI PIANURA compongono la c.d. “border trilogy” dello scrittore statunitense Cormac McCarthy.
    Si tratta indubbiamente di tre “bildungsroman” (romanz ...continua

    I titoli CAVALLI SELVAGGI, OLTRE IL CONFINE e CITTA' DI PIANURA compongono la c.d. “border trilogy” dello scrittore statunitense Cormac McCarthy.
    Si tratta indubbiamente di tre “bildungsroman” (romanzi di formazione), nei quali i due protagnonisti, i vaqueros John Grady Cole e Billy Parham, maturano e scelgono il proprio destino.
    Maturazione e scelta cui è perfettamente adeguata la “location” dei tre romanzi: nei pressi del confine messicano, che McCarthy considera una sorta di limite. Oltrepassarlo, significa addentrarsi in una terra bella e pericolosa, solenne e violenta, verde ed arida, nella quale le esperienze, le avvenutre, gli incontri e gli imprevisti si moltiplicano a dismisura, rispondendo a regole scaturite da consuetudini antiche, ma vincolanti anche per gli stranieri.
    Sottolineata più volte è l'opposizione tra il buon tempo andato ed il presente: se il primo è riuscito a conquistarsi solide certezze sull'umana esistenza, il secondo è il regno del caos, della provvisorietà, di uomini che perdono continuamente il giusto equilibrio e la corretta direzione.
    La lingua, asciutta, essenziale, immediata, pragmatica, sarebbe piaciuta a Hemingway.
    Bel libro, forse un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 0

    Il più grande scrittore vivente, prima o poi se ne accorgeranno anche quelli del Nobel, ammesso che smettano di considerare il premio come una forma di risarcimento politico. La grandezza di McCarthy ...continua

    Il più grande scrittore vivente, prima o poi se ne accorgeranno anche quelli del Nobel, ammesso che smettano di considerare il premio come una forma di risarcimento politico. La grandezza di McCarthy sta nella capacità di fare del paesaggio un corrispondente dell'animo dei personaggi, il luogo di un'epica malinconica e dolente, segnata da eventi che portano in sé, sin dal principio, i germi della propria disfatta. O, per dirla con le parole dello scrittore (in "Città della pianura"), nei suoi romanzi si trova "sopra ogni cosa una profonda, profondissima consapevolezza del fatto che bellezza e perdita sono tutt'uno". "Cavalli selvaggi" è il più surreale dei tre, "Oltre il confine" il più lirico, "Città della pianura" il più crepuscolare, oltre che il mio preferito. Il quarto capitolo, sul duello al coltello fra il protagonista e il protettore della ragazza di cui è innamorato, è grande letteratura allo stato puro.

    ha scritto il 

  • 5

    inutile fare progetti di vita, andrà diversamente

    amicizia, fratellanza, amore, rispetto, pietas, tenacia nel perseguire i propri obiettivi, che si tratti di addestrare un cavallo, di salvare un amico o una lupa. Forse il "salvare", un altro, ma anc ...continua

    amicizia, fratellanza, amore, rispetto, pietas, tenacia nel perseguire i propri obiettivi, che si tratti di addestrare un cavallo, di salvare un amico o una lupa. Forse il "salvare", un altro, ma anche se stessi. è il tema che più mi ha toccato. Poche parole, sentimenti essenziali. Ognuno dei tre romanzi ha in dosi diverse questi elementi, oltre all'ambientazione nell'area tra Texas e Messico negli anni fra '40 e '50. Ho molto sofferto nel leggere la passione sconfinata e allo stesso tempo concreta del diciannovenne John Grady per la piccola Magdalena. Mi pare che per Mc Carty i confini non contino.: né fra terre, né fra uomini, ci si comprende senza parlare la stessa lingua, le separazioni sono altre.
    L'unico difetto della trilogia è che le oltre 1000 pagine pesano quasi un chilo, mi ha quasi slogato un braccio.
    Mi accorgo dalla scheda qua sopra che c'è un contributo di Baricco ( un articolo uscito su Repubblica nel 1999) e lo leggo alla fine. Mi stupisce che Baricco parli della "tecnica " di scrittura di Mc Carthy usando termini come : -furba, sofisticata, trucchi inediti, musica che suona una sola canzone e sempre quella- quasi a diminuirne il valore.

    ha scritto il 

  • 3

    Trilogia della frontiera

    Il mio voto -apparentemente basso ed in controtendenza rispetto all'altissima media anobiana- è una media tra i voti dei tre volumi (Cavalli selvaggi ***, Oltre il confine ****, Città della pianura ** ...continua

    Il mio voto -apparentemente basso ed in controtendenza rispetto all'altissima media anobiana- è una media tra i voti dei tre volumi (Cavalli selvaggi ***, Oltre il confine ****, Città della pianura **), letti uno di seguito all'altro per tentare di individuare il filo conduttore della trilogia.

    McCarthy chiede al lettore uno sforzo non indifferente nel momento in cui si comprende che il suo west non è quello avventuroso e romantico dei film di John Wayne, bensì è un west di frontiera in tutti i sensi. Frontiera è quella che separa gli USA dal Messico, frontiera è l'età che vivono tutti i protagonisti passando dall'adolescenza all'età adulta, frontiera è quella che separa il bene dal male, frontiera è quella temporale in un "tardo" west che non vive più l'epoca della scoperta, ma intravede la sua fine con i pickup che affiancano i cavalli e le guerre mondiali che costituiscono il passato recente di tutte le vicende.
    Il west atipico di McCarthy è il regno dei vaqueros più che dei pistoleri: le pallottole sono centellinate, mentre abbondano i pasti di fagioli e tortillas consumati all'aria aperta. E' un mondo che sente l'eco della modernità in arrivo eppure la rinnega rifugiandosi negli echi di un passato glorioso: la ricerca di alcuni cavalli scomparsi, di un fratello, di un amico, il rapporto con una lupa ferita (strabilianti gli echi di Jack London!), l'amore impossibile con una prostituta, sono tutti espedienti per aggrapparsi ad un epoca al lumicino. I protagonisti, che per età anagrafica oggi definiremmo poco più che adolescenti, parlano e agiscono come adulti: questo richiedeva la vita di allora e forse oggi il confronto fa sorridere.

    McCarthy dipinge uno stile di vita, o meglio dipinge LA vita di questi giovani uomini. E la vita non può essere fatta solo di gesta epiche, grandi amori e terribili vendette come nei film: la vita è fatta anche di lavoro, di sofferenza, di noia, di incontri più o meno significativi (in questo senso alcune pagine di Oltre il confine sono memorabili). E, come accade nella vita, gli eventi non si possono legare tra loro (in una trilogia, ad esempio) se non con una costruzione mentale. Quindi leggete questi romanzi di McCarthy, ma fatelo separatamente e a distanza di tempo e senza cercare un senso univoco che unisca queste tre belle storie.

    ha scritto il 

  • 5

    Parafrasando un famoso titolo di McCarthy, questi non sono libri per persone impazienti. Tre storie indipendenti, di cui la terza è l’ideale proseguimento delle prime due, ma potrebbe anche essere let ...continua

    Parafrasando un famoso titolo di McCarthy, questi non sono libri per persone impazienti. Tre storie indipendenti, di cui la terza è l’ideale proseguimento delle prime due, ma potrebbe anche essere letta da sola. Allora perché metterle insieme in un volume da oltre 1000 pagine? Perché per leggere queste storie serve un passo, un ritmo; e quando lo hai acquisito difficilmente te ne vuoi separare. Tre storie fatte di freddo, polvere, sangue, cavalli, alcool, notti all’aperto, dialoghi minimi e dialoghi sul senso del mondo, dove per pagine e pagine accadono fatti minimi, ma tutto ciò che accade è esattamente funzionale alla tragedia che puntualmente si compirà. Tragedie annunciate, epiloghi dichiarati, personaggi che non si sottraggono ad un destino cattivo, anzi lo cercano, convinti di fare la cosa più giusta. Una scrittura magistrale, che non si preoccupa di rendere la vita facile al lettore ma di lo getta letteralmente nel mezzo della storia. Nessuno ci spiega chi sono i personaggi, dove siamo, cosa è accaduto ieri, gli antefatti e le premesse. Noi siamo dentro, e osserviamo ciò che accade, ascoltiamo le parole, conosciamo i protagonisti per come agiscono e per ciò che dicono. Ci vuole pazienza per leggere questo libro, ma il premio per chi resiste è una cavalcata di libertà, un’immersione in un flusso narrativo maestoso, un assoluto appagamento dei sensi e della mente.

    ha scritto il 

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