Triste, solitario y final

Di

Editore: Einaudi (ET)

3.8
(1576)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 165 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese

Isbn-10: 880618184X | Isbn-13: 9788806181840 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Glauco Felici

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
È soprattutto un omaggio a Raimond Chandler ed al suo eroe metropolitano, il detective Philip Marlowe, questo “Triste solitario y final” dell’argentino Osvaldo Soriano che per l’appunto trae il titolo da una citazione de “Il lungo addio”. Ma è anche un’omaggio alla capitale della celluloide ed ai suoi eroi. Eroi ormai vecchi e dimenticati dall’industria del cinema, come Stan Laurel e Oliver Hardy, eroi vecchi ma ancora sulla cresta dell’onda come Charlie Chaplin o John Wayne, eroi, o meglio eroine, nascenti, come Jane Fonda o Mia Farrow. Il tutto però concepito in una situazione fortemente influenzata dalle vicissitudini biografiche dell’autore, che svilupperà questo suo primo romanzo in Argentina, durante un periodo in cui non gli viene permesso dedicarsi al giornalismo, e che visiterà finalmente la Los Angeles dei suoi eroi cinque mesi dopo la pubblicazione dello stesso. Un testo dal sapore onirico, in cui non si cerca una successione logica tra i vari eventi, ma ricco di atmosfera e della pungente ironia dell’autore. “È l’eroe, è tutto. Un uomo completo, un uomo comune eppure un uomo come se ne incontrano pochi. Dev’essere, per usare un’espressione un poco abusata, un uomo d’onore, per istinto, per necessità, per impossibilità a tralignare.”
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  • 4

    Un omaggio a Stan Laurel e Oliver Hardy, al mondo del cinema con le sue luci e molte ombre e soprattutto al grande Chandler e al suo personaggio Marlowe. Una strana indagine che vede affiancati Marlow ...continua

    Un omaggio a Stan Laurel e Oliver Hardy, al mondo del cinema con le sue luci e molte ombre e soprattutto al grande Chandler e al suo personaggio Marlowe. Una strana indagine che vede affiancati Marlowe e il ciccione argentino, cioè Soriano nei panni di se stesso, un simpaticissimo personaggio che non mastica una parola di inglese e a cui Marlowe si rivolge in castigliano. Io penso che il romanzo sia iniziato così, come un'indagine sul perchè due bravi attori come Stalio e Olio a un certo punto non abbiano più trovato uno straccio di lavoro. Ma poi l'incursione nel mondo del cinema si è trasformata in un'incursione nel mondo della letteratura: un'incursione per il gusto dell'incursione in cui anche un ciccione come Soriano che magari si alza si e no dalla sedia può prendere a botte terribili gangster, può puntare un mitra contro qualcuno, può saltare su un treno in corsa, viaggiare attaccato al tetto del treno come un agente 007, venire rapito, rapire, minacciare attori del cinema, fare inseguimenti rocamboleschi il tutto scambiandosi battute con il più simpatico investigatore di tutti i tempi, quello che non riesca mai a riempirsi le tasche. A un certo punto ci ha messo pure una bionda in mezzo, già che c'era, ma con poca convinzione. Il mondo del cinema in ogni caso sembra peggio di quello della letteratura.

    ha scritto il 

  • 3

    e ½ - Furfante di un Soriano, ti prederei a cazzotti…

    Letta l’ultima frase di “Triste, solitario y final”, mi sono chiesto se mi sia divertito più io a leggerlo oppure Osvaldo Soriano a scriverlo. Senza indugi e/o difficoltà sono giunto alla conclusione ...continua

    Letta l’ultima frase di “Triste, solitario y final”, mi sono chiesto se mi sia divertito più io a leggerlo oppure Osvaldo Soriano a scriverlo. Senza indugi e/o difficoltà sono giunto alla conclusione che si sia divertito di più lui. Approfittando del fatto di essere uno scrittore, quindi una specie d’impostore - gli scrittori sono così, secondo me, oltre ad essere dei pettegoli-impiccioni un po’ immorali e pure mariuoli -, l’autore argentino si è catapultato in una Los Angeles forse un po’ troppo piovosa ma nella quale è diventato amico nientemeno che di Philip Marlowe. Sì, quel Philp Marlowe. Lui, Soriano, si trova a LA per cercare informazioni su Stan Laurel (vi ricordate Stanlio e Ollio? ecco, quello Stan) e del tutto casualmente s’imbatte nel “figlio” di Raymond Chandler. Insomma, senza aggiungere altro sulla trama, vi basti sapere che Marlowe decide di aiutare l’argentino e che in coppia ne combinano di cotte e di crude, finendo nei guai una pagina sì e l’altra pure.

    Il romanzo è, chiaramente, un omaggio a Chandler, a Stan Laurel & Oliver Hardy, e a quello che ha tutta l’aria di essere uno dei personaggi letterari più amati da Soriano ma, attenzione, è anche un modo per vivere un sogno. Finire in mezzo a risse e sparatorie spalla a spalla con Marlowe non è male, ancora meglio - almeno per quanto mi riguarda - è essere baciati da Jane Fonda o “dolcemente coccolati” da una hippie bionda e sexy distesi su un prato californiano (a quest’ultimo potrei anche rinunciare, in fondo un prato vale l’altro…) -; tutte cose che Soriano poteva solo sognare … o viverle scrivendo! Farabutto di uno scrittore, ti prenderei a pugni, ti prenderei!

    PS: Citazione divertente (pensando alla compagna Maria Francesca eccetera eccetera): Marlowe tenta di spiegare il comportamento non propriamente ortodosso di Soriano - «Lei lo sa come sono questi argentini: Miami è piena di cubani per colpa di uno di loro.»

    PPS: Per gli appassionati di traduzione funambolica: «“Smettetela di parlare in cispadano! Fuori di qui!” gridò van Dyke.» - Eh, come, C.I.S.P.A.D.A.N.O? Il prode traduttore Glauco Felici mette una nota sulla parola “cispadano” spiegandoci, bontà sua, che nel testo originale Soriano aveva scritto “cocoliche” (ma dai?! E pensare che Salvini stava già cercando l’indirizzo dell’autore per fargli dono di un prezioso foulard verde!), e che Cocoliche era un personaggio (napoletano che parlava una lingua inventata e incomprensibile) nato dalla penna dell’argentino Eduardo Gutierrez e reso popolare dalle svariate rappresentazioni teatrali (la prima datata 1884) tratte dal romanzo di quest’ultimo. Esimio Felici, e se mettevi “cocoliche” e nella nota spigavi che cazzarola significava non era meglio? Misteri!

    ha scritto il 

  • 1

    Francamente l'ho trovato sconclusionato e poco coinvolgente.
    Ho fatto abbastanza fatica ad arrivare alla fine e per un libro così breve non è certo un pregio.

    P.S. Cispadano...ma per favore... ...continua

    Francamente l'ho trovato sconclusionato e poco coinvolgente.
    Ho fatto abbastanza fatica ad arrivare alla fine e per un libro così breve non è certo un pregio.

    P.S. Cispadano...ma per favore...

    ha scritto il 

  • 1

    È sempre sgradevole attribuire una sola stella però in questo caso l'alternativa sarebbe 'zero spaccato' come diceva la mia maestra delle elementari.
    Non ci ho capito una beata mazza: ci sono Stan Lau ...continua

    È sempre sgradevole attribuire una sola stella però in questo caso l'alternativa sarebbe 'zero spaccato' come diceva la mia maestra delle elementari.
    Non ci ho capito una beata mazza: ci sono Stan Laurel e Oliver Hardy, c'è Marlowe, Charlie Chaplin, lo stesso Soriano, Gerry Lewis, Jane Fonda, Dean Martin, Johnn Wayne e tanti altri mancano solo Peppone, Don Camillo e Sbirulino e poi la caciara è completa. Un continuo 'menarsi' per una ragione che non si capisce bene.
    Un hard boiled, o sedicente tale, di cui la letteratura poteva, a parer mio, fare a meno.

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante il titolo, è un libro umoristico, pieno di gag e totalmente surreale. Personaggi fittizi si intrecciano con persone della vita reale. Ma anche queste ultime ( Chaplin, John Wayne, Fonda ec ...continua

    Nonostante il titolo, è un libro umoristico, pieno di gag e totalmente surreale. Personaggi fittizi si intrecciano con persone della vita reale. Ma anche queste ultime ( Chaplin, John Wayne, Fonda ecc) non sono che proiezioni mentali dei due protagonisti: Philip Marlowe, il detective privato uscito dalla penna di Chandler, e Soriano, giornalista omonimo e alter-ego dello scrittore.
    Una volta scesi in campo ( quello narrativo) persone e personaggi possono, pirandellianamente, coesistere.
    Missione dei due strampalati uomini: scoprire perché, dopo una luminosa carriera, Stan laurel e Oliver Hardy siano finiti in miseria, dimenticati da tutti.
    Ovviamente, non scopriranno un bel niente, salvo invece ritrovarsi ad essere essi stessi controfigure dei due grandi attori in una vicenda comica ricca di colpi di scena, botte da orbi, inseguimenti, ubriacature, rapimenti, doppi sensi e chi più ne ha più ne metta.
    Man mano che proseguiamo nella lettura, però, tutta questa ilarità comincia a scemare: c'è nella frustrazione dei due detective che vedono allontanarsi sempre più la soluzione al caso, un che di malinconico che assomiglia alla parabola di Stan e Oliver. Come per i due comici, anche per i due investigatori, tutte le porte sembrano chiudersi e la vita appare Triste, solitaria y final.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro ha fin troppe cose per essere amato; quanto meno per essere amato da me.

    Ci sono Laurel & Hardy, ma soprattutto Laurel; c'è "Il lungo addio", a partire dal titolo: ma c'è soprattutto Mar ...continua

    Questo libro ha fin troppe cose per essere amato; quanto meno per essere amato da me.

    Ci sono Laurel & Hardy, ma soprattutto Laurel; c'è "Il lungo addio", a partire dal titolo: ma c'è soprattutto Marlowe. Un Marlowe che incontra l'autore, un Soriano che parte dall'Argentina, sbarca in California alla ricerca della storia di Stanlio e Ollio (mi piace chiamarli anche così).
    E poi succede il casino. Pure troppo.

    Fatto sta che è impossibile non volergli bene: è un concentrato di dolore e sconfitta che Osvaldo Soriano riesce in qualche modo a rendere divertente, anche grazie a un citazionismo di stampo postmoderno che è sempre genuino e mai fastidioso.

    Una ganzata.

    ha scritto il 

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