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Triste, solitario y final

Di

Editore: Einaudi

3.8
(1526)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 165 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese

Isbn-10: 880618184X | Isbn-13: 9788806181840 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Humor , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 4

    Nonostante il titolo, è un libro umoristico, pieno di gag e totalmente surreale. Personaggi fittizi si intrecciano con persone della vita reale. Ma anche queste ultime ( Chaplin, John Wayne, Fonda ecc) non sono che proiezioni mentali dei due protagonisti: Philip Marlowe, il detective privato usc ...continua

    Nonostante il titolo, è un libro umoristico, pieno di gag e totalmente surreale. Personaggi fittizi si intrecciano con persone della vita reale. Ma anche queste ultime ( Chaplin, John Wayne, Fonda ecc) non sono che proiezioni mentali dei due protagonisti: Philip Marlowe, il detective privato uscito dalla penna di Chandler e Soriano, giornalista omonimo e alter-ego dello scrittore.
    Una volta scesi in campo ( quello narrativo) persone e personaggi possono, pirandellianamente, coesistere.
    Missione dei due strampalati uomini: scoprire perché, dopo una luminosa carriera, Stan laurel e Oliver Hardy siano finiti in miseria, dimenticati da tutti.
    Ovviamente, non scopriranno un bel niente, salvo invece ritrovarsi ad essere essi stessi controfigure dei due grandi attori in una vicenda comica ricca di colpi di scena, botte da orbi, inseguimenti, ubriacature, rapimenti, doppi sensi e chi più ne ha più ne metta.
    Man mano che proseguiamo nella lettura, però, tutta questa ilarità comincia a scemare: c'è nella frustrazione dei due detective che vedono allontanarsi sempre più la soluzione al caso, un che di malinconico che assomiglia alla parabola di Stan e Oliver. Come per i due comici, anche per i due investigatori, tutte le porte sembrano chiudersi e la vita appare Triste, solitaria y final.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro ha fin troppe cose per essere amato; quanto meno per essere amato da me.


    Ci sono Laurel & Hardy, ma soprattutto Laurel; c'è "Il lungo addio", a partire dal titolo: ma c'è soprattutto Marlowe. Un Marlowe che incontra l'autore, un Soriano che parte dall'Argentina, sbarca in Cal ...continua

    Questo libro ha fin troppe cose per essere amato; quanto meno per essere amato da me.

    Ci sono Laurel & Hardy, ma soprattutto Laurel; c'è "Il lungo addio", a partire dal titolo: ma c'è soprattutto Marlowe. Un Marlowe che incontra l'autore, un Soriano che parte dall'Argentina, sbarca in California alla ricerca della storia di Stanlio e Ollio (mi piace chiamarli anche così).
    E poi succede il casino. Pure troppo.

    Fatto sta che è impossibile non volergli bene: è un concentrato di dolore e sconfitta che Osvaldo Soriano riesce in qualche modo a rendere divertente, anche grazie a un citazionismo di stampo postmoderno che è sempre genuino e mai fastidioso.

    Una ganzata.

    ha scritto il 

  • 2

    dal blog Giramenti

    Questo libro, dice la quarta, sta «a metà tra il poliziesco e lo spettacolo dei burattini». Di poliziesco c’è il Philip Marlowe di Raymond Chandler, finisce tra i protagonisti della vicenda con Stanlio e Ollio e lo stesso Soriano. Abbiamo anche un Dick van Dyke che a pagina 68 dice una roba così, ...continua

    Questo libro, dice la quarta, sta «a metà tra il poliziesco e lo spettacolo dei burattini». Di poliziesco c’è il Philip Marlowe di Raymond Chandler, finisce tra i protagonisti della vicenda con Stanlio e Ollio e lo stesso Soriano. Abbiamo anche un Dick van Dyke che a pagina 68 dice una roba così, rivolgendosi a Soriano e a Marlowe che parlottano tra loro in spagnolo, «Smettetela di parlare in cispadano!» e la nota – la traduzione del romanzo è di Glauco Felici – spiega che in originale era en cocoliche.
    Ma come cappero fa a venirti in mente la Repubblica Cispadana e come arcicappero fai a pensare possa saltare in mente a Dick van Dyke?

    SEGUE su http://gaialodovica.wordpress.com/2014/05/20/triste-solitario-y-final-di-osvaldo-soriano/

    ha scritto il 

  • 2

    è grottesco e c'è Philip Marlowe, quindi dovrebbe piacermi, invece non mi piace. Soriano è troppo sentimentale per i miei gusti e questa ode agli ultimi a prescindere non mi va giù, mi sa di teologia della liberazione, preti di strada, cristianesimo-taleggio, operazione Mato Grosso, Gianni Minà. ...continua

    è grottesco e c'è Philip Marlowe, quindi dovrebbe piacermi, invece non mi piace. Soriano è troppo sentimentale per i miei gusti e questa ode agli ultimi a prescindere non mi va giù, mi sa di teologia della liberazione, preti di strada, cristianesimo-taleggio, operazione Mato Grosso, Gianni Minà. Non riesco a entrare in simpatia con i protagonisti, sconclusionati balordi che compiono continue violenze senza motivo con la scusa di essere dei poveracci. E poi John Wayne cattivo, Chaplin cattivo, Stanlio buono, hippies buoni, infine mi fa anche la carognata di uccidere il gatto. Il gatto non deve morire mai, se lo perdi lo ritrovi, se si ammala guarisce, questa è una regola fondamentale della letteratura e mi stupisce che Soriano non la conoscesse. Con Soriano farò comunque un secondo tentativo con Fùtbol.

    ha scritto il 

  • 2

    Trama.
    Stan Laurel vecchio va da Marlowe, i due si disprezzano reciprocamente. Tuttavia uno vuole assumere l'altro.
    L'altro gli dice: sei solamente vecchio. Sembra una canzone degli AC/DC al contrario, quella che diceva: sei solamente giovane ma devi morire. Infatti Stan muore.
    ...continua

    Trama.
    Stan Laurel vecchio va da Marlowe, i due si disprezzano reciprocamente. Tuttavia uno vuole assumere l'altro.
    L'altro gli dice: sei solamente vecchio. Sembra una canzone degli AC/DC al contrario, quella che diceva: sei solamente giovane ma devi morire. Infatti Stan muore.
    Visto che qui il libro sarebbe finito entra in scena l'autore in persona che, in compagnia dell'investigatore di Chandler, inizia ad indagare sul nulla.
    Ed il nulla si trascina all'ultima pagina inframmezzato da scazzottate e sparatorie.
    Fine.

    ha scritto il 

  • 4

    Oggi (7 marzo 2014) sono passata in libreria, qualche libro da ritirare e un po’ di cazzeggio.
    Entra una coppia anziana (di quelle che fanno commuovere) e il signore cerca un testo di Zolla (non proprio uno sprovveduto, quindi, anche perché sa chi fosse) e questo libro.
    Lo ha ricordat ...continua

    Oggi (7 marzo 2014) sono passata in libreria, qualche libro da ritirare e un po’ di cazzeggio.
    Entra una coppia anziana (di quelle che fanno commuovere) e il signore cerca un testo di Zolla (non proprio uno sprovveduto, quindi, anche perché sa chi fosse) e questo libro.
    Lo ha ricordato proprio oggi il Venerdì di Repubblica a 40 anni dall’uscita.

    Evidentemente gli argentini hanno un rapporto particolare e molto stretto con il cinema. Almeno quelli di una certa generazione. Ma dato che sono posteriori a questo libro, può darsi siano stati da esso ispirati.

    Puig inventa Molina e la sua passione per i melodrammi che racconta in galera, in modo particolare Il bacio della donna ragno; Feinmann inventa Fernando cha parla con Jack lo squartatore e con Norman Bates in Cinebrivido. E magari me ne dimentico qualcuno.

    Soriano è stato un grande ammiratore della coppia Stanlio e Ollio, soprattutto del perennemente triste e svagato Stan. Si reca negli Stati Uniti sulla tomba di Laurel e si trova in mezzo ad una storia, iniziata qualche anno prima, quando Stan si recò da un investigatore, Marlowe, per scoprire perché ad Hollywood nessuno lo facesse più lavorare.
    Le avventure che i due attraversano stanno a cavallo tra le comiche del magro e del grasso e gli scontri di Marlowe con i vari delinquenti. I poliziotti fanno venire in mente i dialoghi di Smith e Wesson in uno sketch di Olcese e Margioglio (l’avranno letto?) a parte che pestano con un immotivato divertimento.
    E’ un mondo fantastico come fotogrammi di un film, ma la pellicola è sgranata. Stan è morto, Marlowe è vecchio e più che mai stanco e solo. Gli eroi e i miti sono spariti o stanno sparendo.
    Hollywood è un mondo di stronzi. Wayne sempre vestito da cowboy, duro e violento come in Sentieri selvaggi.
    Ricordiamo che i detective privati in USA erano pari ad uno strapuntino (mettiamoci anche quello filmico di Polanski in Chiatown) ma erano il lato buono, più disincantato che cinico, e che i comici “datati” sparivano nel nulla della memoria, eroi che avevano fatto ridere un mondo di poveracci in crisi economica, quasi sempre in miseria. A parte Chaplin, che se ne andò in Svizzera, e che qui ricompare vecchio e antipatico.
    Insieme ad una festa hollywoodiana dove le attrici si divertono un sacco a veder pestare i loro colleghi maschi e Jane Fonda commenta “Hollywood non esiste più, rimangono un po’ di vecchi, un pugno di spacconi e qualche hippy. La farsa è finita.””
    Sulla scacchiera che Marlowe usa per giocare con Capablanca, il re bianco viene sostituito da una pallottola.

    E’ ovviamente un gioco, un pastiche. Soriano non scrive come Chandler, ma lo ha letto bene. Un modello amato che si vuol lasciare indietro, mettendoci un po’ d’ironia, ma di quella che si usa con quelli che amiamo.

    Tra tre anni si instaurerà in Argentina uno dei più tragici governi del 900.

    Non piacerà a chi si aspetta un nuovo romanzo Marlowe, a chi il gioco della fantasia può apparire eccessivo, a chi si stupisce del mantenimento del titolo spagnolo, a chi si aspetta una trama precisa, a chi ama i romanzi di “genere” dove il genere sia rispettato, a chi non trova nulla di divertente nel giocare con la scrittura, a chi non sa cosa sia un pastiche o a chi lo sa, ma non gli piace

    28.06.1975

    ha scritto il 

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