Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Tristi tropici

By Claude Lévi-Strauss

(190)

| Paperback | 9788842815457

Like Tristi tropici ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

35 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    difficile da giudicare. a volte così fuori dal comune, a volte così noioso... un libro che parla di etnologia e degli indigeni brasiliani

    Is this helpful?

    intero said on May 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Filosofo, scienziato e scrittore

    A sessant’anni e più dalla sua prima edizione, il libro che rese celebre Levi-Srauss non cessa di impressionare per la forza, il lavoro, la rivoluzione delle idee che trascinò con sé. Paradossalmente, è un’opera che nasce dal rifiuto del racconto di ...(continue)

    A sessant’anni e più dalla sua prima edizione, il libro che rese celebre Levi-Srauss non cessa di impressionare per la forza, il lavoro, la rivoluzione delle idee che trascinò con sé. Paradossalmente, è un’opera che nasce dal rifiuto del racconto di viaggio come genere ma che poi ne è diventato un architesto.
    La presenza dell’autore come personaggio è visibile fin dall’inizio, cioè nelle pagine dedicate al suo primo viaggio in nave dall’Europa all’America in una nave che gli offre mille spunti degni di un etnografo. Con lo stesso spirito egli non rinuncia mai a omettere pagine di diario che lo allontanino dal viaggio al centro della parte più importante del testo, ma che se consideriamo l’opera anche come letteraria rendono più viva e sussultante la narrazione. Non sempre però: sinceramente avremmo fatto a meno della parafrasi degli incompiuti lavori teatrali che un periodo di tregua nella foresta tropicale gli avevano suggerito.
    Ma Levi-Strauss resta comunque uno scienziato e un pensatore. Lui è tra i nomi che furono ascritti nella fondazione di quel che si chiamò lo strutturalismo e che fu il movimento di pensiero che ipnotizzò la cultura occidentale della seconda parte del Novecento. La parte che Levi-Strauss vi giocò la si può riassumere in alcuni punti: la rivoluzione nel modo di considerare le civiltà selvagge, il feed-back sulla civiltà occidentale, la fine del paradigma eurocentrico. Dal relativismo culturale al relativismo morale il passo sarebbe stato breve. Ma questa è un’altra storia.
    In effetti basterebbe però isolare l’ultimo capitolo e leggerlo a sé stante per convenire su un giudizio: la conclusione del libro non è scientifica, ma filosofica, o meglio ancora apre a una serie di meditazioni da grande moralista sul futuro della nostra società, se non dell’intera specie umana inquadrata in una prospettiva escatologica.

    Is this helpful?

    Gabe57 said on Feb 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Quando a Sao Paulo erano in due milioni...

    E' inevitabile: certe parti risultano oggi datate, soprattutto con riguardo alla realtà brasiliana, molto più dinamica e mutevole rispetto all'Europa.
    Tuttavia, ci rendiamo conto di trovarci di fronte ad un libro-archetipo: nulla di simile è stato sc ...(continue)

    E' inevitabile: certe parti risultano oggi datate, soprattutto con riguardo alla realtà brasiliana, molto più dinamica e mutevole rispetto all'Europa.
    Tuttavia, ci rendiamo conto di trovarci di fronte ad un libro-archetipo: nulla di simile è stato scritto prima e qualunque lavoro successivo non può prescinderne.
    Certo, alcuni argomenti oggi ci paiono scontati, ma questo è il paradossale risultato dell'influenza che questo saggio ha esercitato sul nostro modo di pensare a concetti come l'ambiente primario, le società cosiddette "primitive" e il "terzo mondo" in generale.

    Is this helpful?

    Occhionelcielo said on Sep 21, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Levi-Strauss, antropologo lontano dai canoni più convenzionali e "scientifici" dell'etnologia contemporanea, si confronta non senza difficoltà con la ricerca sul campo attraverso uno pseudo-diario intensissimo.
    Un classico da leggere e rileggere, da ...(continue)

    Levi-Strauss, antropologo lontano dai canoni più convenzionali e "scientifici" dell'etnologia contemporanea, si confronta non senza difficoltà con la ricerca sul campo attraverso uno pseudo-diario intensissimo.
    Un classico da leggere e rileggere, da sottolineare se si può, un'opera assolutamente imperfetta, forse datata, "etnocentrica", ma di fondamentale importanza per inquadrare i grandi dilemmi della ricerca antropologica europea, così diversa dall'approccio scientifico americano. Per comprendere quanto nel XX secolo le scienze umane, unite ad un nuovo senso dell'estetica incarnato dalle avanguardie artistiche e letterarie, abbiano forgiato il pensiero europeo contemporaneo. Forse per importanza, dopo i Tristi Tropici troviamo solo i testi della Scuola di Francoforte.
    Condivido una nota personale: "Tristi tropici" è arrivato al termine di un mio percorso di lettura passato per l'Estremo Oriente, per la Instanbul di Pamuk, per la Napoli della Ortese e la Milano di Buzzati. Seguendo la scia dei grandi cambiamenti che la modernità ha portato nelle società di volta in volta descritte.

    Is this helpful?

    Emadesantis said on Apr 30, 2013 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Ogni commento sarebbe superfluo, in quest'opera che - trattandosi di antropologia - è il libro sull'Uomo.

    Quell'uomo (questa volta scritto in piccolo) ha vissuto 100 anni e ha fatto la cosa giusta: ha viaggiato là dove si poteva ancora viaggiare, ha ...(continue)

    Ogni commento sarebbe superfluo, in quest'opera che - trattandosi di antropologia - è il libro sull'Uomo.

    Quell'uomo (questa volta scritto in piccolo) ha vissuto 100 anni e ha fatto la cosa giusta: ha viaggiato là dove si poteva ancora viaggiare, ha osservato prima gli altri e poi se stesso, e vent'anni dopo essere tornato (con calma) ha scritto.

    Negli ultimi capitoli si chiede che senso abbia la figura dell'etnologo. Arriva a capire che per innamorarsi degli altri, deve inevitabilmente, in qualche modo, disprezzare se stesso. Usa questa metafora per dire che per innamorarsi del mondo degli altri, aver la forza di viaggiare quando tutto è un'enorme fatica, aver voglia di insegnare inglese a poppanti rincoglioniti quando il sistema te lo sconsiglia, è comunque una fuga da qualcosa.

    Nelle ultime righe arriva a dire che tutto è destinato al silenzio, che ogni sforzo dell'uomo - di tutti gli uomini, tutte le società, tutte le epoche - è vano, perchè non produce nient'altro che inerzia. Dice che le città e la società moderna non sono nient'altro che il moltiplicare per dieci, per cento o per mille la stessa inerzia che si produrrebbe a lavorare un campo con la zappa, come si è sempre fatto.

    Non fermatevi al celebre incipit, in cui Lévi Strauss dichiara di odiare i viaggi e gli esploratori.

    Quello, per l'appunto, è solo un incipit.

    Is this helpful?

    Baltic Man said on Apr 18, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "la ricerca sul terreno si rivela durissima: bisogna alzarsi all'alba, restare svegli finchè l'ultimo indigeno non si era addormentato e anche, a volte, spiare il suo sonno"

    Spero di essere stata l'unica disgraziata ad avere tra le mani copia del su ...(continue)

    "la ricerca sul terreno si rivela durissima: bisogna alzarsi all'alba, restare svegli finchè l'ultimo indigeno non si era addormentato e anche, a volte, spiare il suo sonno"

    Spero di essere stata l'unica disgraziata ad avere tra le mani copia del suddetto a cui mancavano 30 pagine (tra le più succulente tra l'altro)da 336 a 369 e ne aveva moltiplicate altrettante...oh rabbia.

    Is this helpful?

    momosan said on Mar 6, 2012 | Add your feedback

Book Details

Improve_data of this book