Tropic of Cancer

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Publisher: Grove Press

3.6
(3719)

Language: English | Number of Pages: 318 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Portuguese , Spanish , Italian , French , German , Dutch

Isbn-10: 0802131786 | Isbn-13: 9780802131782 | Publish date:  | Edition Reprint

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Others , School & Library Binding , Mass Market Paperback , eBook

Category: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
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  • 2

    Ingredienti: la vita da bohemienne di uno scrittore americano nella Ville Lumiere, un’esistenza contornata da cimici, prostitute, alcol e fame, giornate trascorse tra bevute, vagabondaggi e svogliate ...continue

    Ingredienti: la vita da bohemienne di uno scrittore americano nella Ville Lumiere, un’esistenza contornata da cimici, prostitute, alcol e fame, giornate trascorse tra bevute, vagabondaggi e svogliate ricerche di lavoro, riflessioni su un mondo sempre più evoluto ma senz’anima.
    Consigliato: a chi vive in maniera alternativa con spirito critico e disimpegno, a chi pensa libero dalle catene del lavoro, del successo e del denaro.

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  • 1

    noioso e poco comprensibile

    Da molti è considerato un capolavoro o addirittura un romanzo di formazione, ma a me sembra un noiosissimo sconclusionato racconto delle avventure di uno che se la credeva troppo nella Parigi degli an ...continue

    Da molti è considerato un capolavoro o addirittura un romanzo di formazione, ma a me sembra un noiosissimo sconclusionato racconto delle avventure di uno che se la credeva troppo nella Parigi degli anni 30. Le cose che vengono raccontate non sono nemmeno degne di nota. Mi pare incredibile come un simile libro possa essere stato censurato e vietato per oscenità fino agli anni '60, siccome le storie e il linguaggio sono veramente blandi, e il sesso non c'è per niente e se c'è è veramente ininfluente nella narrazione. Veramente pessimo.

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  • 5

    Dopo un attimo lei ritornò, avvolta nel chimono, e dicendomi, col suo tono agitato che mi faceva venire i nervi, che dovevo andarmene. "Scendo a trovare la mamma" diceva. "Mais faites comme chez vous, ...continue

    Dopo un attimo lei ritornò, avvolta nel chimono, e dicendomi, col suo tono agitato che mi faceva venire i nervi, che dovevo andarmene. "Scendo a trovare la mamma" diceva. "Mais faites comme chez vous, chéri. Je reviens tout de suite."
    Era passato un quarto d'ora e cominciavo a sentirmi veramente a disagio. Andai nell'altra stanza e lessi una lettera che stava sul tavolo. Niente d'importante, solo una lettera d'amore.

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  • 2

    Ha fatto il suo tempo.

    Intendiamoci, io non sono nessuno per permettermi di denigrare questo libro che in epoca passata ha suscitato tanto clamore. Però lo guardo con gli occhi di chi lo legge ora. Ho fatto davvero fatica a ...continue

    Intendiamoci, io non sono nessuno per permettermi di denigrare questo libro che in epoca passata ha suscitato tanto clamore. Però lo guardo con gli occhi di chi lo legge ora. Ho fatto davvero fatica a finirlo: ci ho messo due anni. La prima metà è stata davvero una pena eppure... Eppure intravedevo qualcosa, una lentissima evoluzione narrativa, e quindi non son riuscito ad abbandonarlo. E devo dire che ci ho visto giusto: la seconda metà lentamente migliora e le ultime 30 pagine sono belle.
    Però... Però Miller descrive la capitale francese con gli occhi di un turista che "fa finta" di vivere Parigi, ma è pur sempre un turista. Il bordello a cielo aperto in cui si susseguono le storie (tutte uguali, tutte disconnesse, tutte estremamente noiose) esiste forse solo nella mente del turista americano. Come per un italiano odierno andare ad Amsterdam. Il mondo descritto da Miller e il mondo di chi vive e lavora a Parigi non si incontrano mai. Non credo proprio che un comune uomo parigino coetaneo dell'autore vedesse la propria città con gli stessi occhi dell'americano. E poi c'è un mix di arrogante giudizio, asettica misoginia, malcelata superiorità che ostacola la lettura. Per non parlare dei flussi di coscienza che si intervallano alla narrazione delle serate nei bordelli e spezzano in maniera fastidiosa la continuità e la fluidità. I flussi di coscienza costituiscono una parte del libro che oso definire davvero stupida. Sono niente più che deliri estemporanei dovuti forse alle droghe o all'alcool. E ciò che mi dà più fastidio in assoluto è una visione totalmente alienante dell'esistenza umana. Una inadeguatezza, una non appartenenza, palesemente dovute a caratteristiche individuali (il personaggio se la passava male anche nella sua America e vive male anche nelle ultime pagine, quando va a Digione e si vede costretto a interagire col mondo "vero") e che l'autore tenta invece di estendere a condizione di tutta l'umanità. Sta di fatto che il protagonista non fa niente per migliorare attivamente la propria condizione e quindi è triste che incolpi gli altri per lacune esclusivamente sue.
    In sostanza, certo il modo in cui è scritto ha reso questo libro importante per la sua epoca, ma le cose bisogna considerarle sulla lunga distanza e devo dire che nel 2017 questo modo di narrare e di intendere la vita ha fatto veramente il suo tempo. Ora basta.

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  • 0

    Dopo le prime pagine ho sentito come un senso di estraneamento alla scrittura di H.M. e non che non mi piacesse ciò che leggevo, anzi, tutto quell'agitarsi, tutti quei nomi, quelle strade, quei quarti ...continue

    Dopo le prime pagine ho sentito come un senso di estraneamento alla scrittura di H.M. e non che non mi piacesse ciò che leggevo, anzi, tutto quell'agitarsi, tutti quei nomi, quelle strade, quei quartieri pieni di gente, di donne, di amplessi e di letteratura!
    Però mi sono sentita quasi 'aggredita' da un misto di umori, risate sguaiate e tanfo alcolico, ho dovuto ancorarmi alla realtà di H.M. e poi ho capito la folle scrittura di getto, l'arte che ne scaturisce senza storia e senza inganno, se non quello che il lettore stesso sopporta e supporta.
    Avrei potuto smettere, in effetti.
    Ci sono però delle considerazioni interessanti, qui, e su tutte c'è Parigi e la sua atmosfera un po' marcia e un po' aristocratica.
    Parigi negli anni in cui l'autore scrive (1934, data di pubblicazione) doveva essere davvero un bordello a cielo aperto, dove anche gli artisti erano in vendita e dove tutto girava attorno alla fica, alla fame e alle puttane.
    Mai come in quel periodo H.M. ha la chiara consapevolezza di se stesso e del suo stare al mondo, mai come con le budella vuote e seduto in un parco ha 'visto' così lucidamente e senza filtri le differenze tra popoli, tra New York e Parigi, addirittura facendo una piccola disamina su un paese lontano come l'India e su un politico del calibro di Gandhi.
    Piccolo sospetto: sarà tutto l'alcool che s'è scolato, piccolo farabutto letterario!
    H.M. ti do atto di una grande capacità d'ascolto, questo sì! Ti metti lì e assorbi tutto ciò che ti dicono, amici o nemici, senza emettere giudizi, tutte storie da scrivere, corri a casa e dopo aver pisciato, subito alla macchina da scrivere, a strimpellare lettere.
    Scrivere di quando scopi e pensi alla guerra (p. 139); scrivere di un'ode tenera alla puttana e al suo magnaccia, scrivere di cosa sarebbe un uomo se solo fosse capace di pensare alla Verità (p. 231). Scrivere della tua fame atavica di tutto e del tuo girare e girare apparentemente senza mèta, ma pieno di considerazioni di ciò che stai vivendo e del perché. Scrivere delle donne. Ecco, le donne: solo fiche, solo cretti da riempire, da cui trarre il proprio piacere, meglio se ricche, meglio se gratis. Le donne sono praticamente oggetti inutili e figure fondamentali attorno alle quali ruotano tutti i personaggi maschili e l'autore stesso, oltre al buco che hanno nello stomaco.
    Capisco perché ci furono accuse di pornografia quando uscì il libro, anche se oggi abbiamo letto di peggio, ma credo sia più pornografico come scrive delle donne, non scrivendone come persone , e come contempla l'uomo, essere miserevole.
    Ed è con questa consapevolezza che leggo la parte finale del libro, quasi poetica, mentre gira in taxi per Parigi: chissà cosa avrebbe tirato fuori se avesse scelto come luogo europeo di soggiorno una città come Roma!

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  • 2

    Senza dubbio sarà un grande scrittore ma a me non è andato giù, non mi ha entusiasmato la trama slegata, tenuta insieme da un filo sottile che attraversa il torbido e l'infimo, i flussi di coscienza s ...continue

    Senza dubbio sarà un grande scrittore ma a me non è andato giù, non mi ha entusiasmato la trama slegata, tenuta insieme da un filo sottile che attraversa il torbido e l'infimo, i flussi di coscienza sembrano cercati, poco spontanei diversamente da quello che succede nell'Ulisse di Joyce, Miller avrà sicuramente avuto il talento visionario dell'artista, ma descrivere il sesso nelle sue minuzie particolari sarà servito a scandalizzare il mondo negli anni 20, oggi può al massimo far sorridere.

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  • 3

    Un inno antifrastico alla Parigi degli anni ruggenti

    Dello scandalo che il libro suscitò resta poco o niente. Viene da sorridere che la prima edizione in lingua italiana risalisse addirittura agli anni '60. Ma i tempi erano quelli e l'Italietta provinci ...continue

    Dello scandalo che il libro suscitò resta poco o niente. Viene da sorridere che la prima edizione in lingua italiana risalisse addirittura agli anni '60. Ma i tempi erano quelli e l'Italietta provinciale e bacchettona aveva avuto bisogno di un trentennio per sdoganare un'opera letteraria considerata oscena, se non pornografica.
    Oggi il crudo realismo con cui Miller rappresenta la realtà non può più provocare alcuno scandalo nel lettore del XXI secolo - sempre che non ritorni anche da noi l'oscurantismo medievale. C'è molto grottesco nelle scene di sesso, per non parlare degli squarci scatologici che si aprono nella sua pagina.
    il punto da comprendere è che "Tropico del cancro" si colloca agli antipodi di "Festa mobile". Li la distanza temporale aveva fornito a Hemingway le chiavi della sinfonia e della nostalgia per un tempo, una generazione e una città. Qui la visione non è mitizzante. Ciò nondimeno questa Parigi mostruosa e tentacolare non perde un'oncia della sua leggenda. Odio e amore per la Francia e i francesi assicurano un forte impatto alle parti da epigono di Baudelaire, ma nuocciono alla tenuta del racconto e alla fine stancano, Colpo d'ala nel finale dedicato alla Senna.

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  • 4

    Tropico del cancro non è solo un racconto dell'orrido, dello sporco sotto le scarpe. Miller racconta il mondo dell'infinitamente basso per motivare il suo progetto di palingenesi totale, il suo romanz ...continue

    Tropico del cancro non è solo un racconto dell'orrido, dello sporco sotto le scarpe. Miller racconta il mondo dell'infinitamente basso per motivare il suo progetto di palingenesi totale, il suo romanzo è un manifesto sovversivo. La sua è una visione disperatamente lucida della fine del mondo, e una proposta di notificare finalemente il decesso per ricostruire su basi nuove, vitalistiche. Negli anni Trenta, sostenere che il mondo come tutti lo conoscono è in crisi e sull'orlo della distruzione totale porta a due conseguenze possibili: passare per pazzi o per profeti. Noi siamo i posteri.

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  • 4

    Miller, Berg e il Mondo di Ieri

    Henry Miller è una specie di George Carlin catapultato negli anni ’30 che scrive la sua personale bibbia laica! Dentro ci trovi di tutto, poesia di alto livello, bassissima prosa, frasi sconnesse e st ...continue

    Henry Miller è una specie di George Carlin catapultato negli anni ’30 che scrive la sua personale bibbia laica! Dentro ci trovi di tutto, poesia di alto livello, bassissima prosa, frasi sconnesse e stupende, tutto frutto di una mente ossessionata da sé stessa che vomita parole e pensieri. Ma la verità è che leggere questo libro è come la Klondike Gold Rush cui Miller accenna: devi cercare, scavare, setacciare, e poi la trovi, la ricchezza. Devi solo essere pronto a fare questo sacrificio. Altrimenti vedrai solo un uomo che ha bisogno di svuotare le palle e che si compiace della sua vita da bohémien nel suo personale bateau ivre.
    Definire questo libro un classico della letteratura erotica è una bestemmia. Fanny Hill è erotico, Il delta di Venere è erotico, La mandorla è erotico. In Tropico del Cancro, il sesso è solo la superficie, una richiesta di senso in un mondo che ormai non ha più senso, un bisogno di sentire qualcosa di vero in un mondo che di vero ha ben poco. Chi di voi ha parlato di dissoluzione e non di dissolutezza ha la mia stima; è ciò che penso io. La fine del sogno americano (Beat Generation ante litteram!), la fine degli ideali europei (dalla tragedia della prima guerra mondiale nessuno aveva imparato un cazzo), la perdita di senso dell’uomo (circa 10 anni prima, Pirandello aveva scritto Uno nessuno e centomila, e circa 10 anni dopo, la decisione estrema di Zweig, chiari esempi di una crisi che gli intellettuali percepivano nella sua drammaticità): io ci leggo, nell’orgia linguistica milleriana, un dramma umano e sociale, la presa di coscienza di una mente superiore del raggiungimento del grado zero dell’umanità. E la condivisione della sua rivelazione deve suscitare scandalo.
    Capisco perché la censura sia intervenuta piuttosto sul sesso che non sulla violenza delle affermazioni sociali, ma le sue digressioni sulla società, quelle sono scandalose e irriverenti, non certo il racconto di una scopata con una puttana o la descrizione quasi anatomica del corpo di una donna. Anzi, sono questi gli attimi più veri e paradossalmente più puri in una società perbenista, odiosamente politicamente corretta. La stessa società che ha decretato il fallimento della Lulu di Berg più o meno negli stessi anni. E non parla anche quest’opera musicale di sesso e di libertà individuale, e non si scaglia anche questa contro il pensiero borghese, usando una struttura musicale dissonante? Certo che queste opere vengono osteggiate e condannate: la società non era pronta ad accettare una prosa e una musica così dirompenti, fuori dagli schemi, irriverenti, apparentemente senza regole (anche se nella dodecafonia tutto è controllato in ogni elemento).

    Non so se abbiamo fatto dei passi avanti. Non so se la società oggi è pronta ad accettarle, a dispetto di tutta la libertà acquisita. Le riflessioni di Miller sono attuali, sono state scritte ieri per parlare del (e al) mondo di ieri -Zweig mi perdonerà per la citazione-, ma per parlare anche del (e al) mondo di oggi. Straordinario.
    Nonostante dei momenti pesanti (poteva anche segare un centinaio di pagine, e sarebbe rimasto comunque un libro potente), è una lettura illuminante.

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  • 4

    Il fatto di trovare i libri di Miller nella sezione "letteratura erotica" l'ho trovato da sempre un insulto. Qui ci sono flussi di coscienza esistenzialista assolutamente unici. I due Tropici e i tre ...continue

    Il fatto di trovare i libri di Miller nella sezione "letteratura erotica" l'ho trovato da sempre un insulto. Qui ci sono flussi di coscienza esistenzialista assolutamente unici. I due Tropici e i tre capitoli di Crocifissione Rosea (Sexus - Plexus - Nexus) sono assolutamente clamorosi!

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